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Full text of "Bullettino dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo e Archivio muratoriano"

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TORONTO PRESS 




ISTITUTO STORICO 



ITALIANO 



f. 






BuUettino 



DELL'ISTITUTO STORICO 



ITALIANO 



N.° 35. 




ROMA 



SEDE DELL' ISTITUTO 

PALAZZO DEI LINCEI, GIÀ CORSINI 

ALLA LUNGARA 



I9I5 



DG 

n. 35-36 



■5 



Co> 



,2 




Roma, Tipografia del Senato. 



CONTENUTO DEL FASCICOLO 



La Curia arcivescovile e la Curia cittadina di Ravenna dall' 850 
AL II 18 (Studio diplomatico preparatorio dell'edizione delle Carte 
Ravennati), per G. Buzzi pag. 7 

Necrologie 189 



La Curia arcivescovile e la Curia cittadina 
di Ravenna dalFS^o al iiiS 

(Studio diplomatico preparatorio dell'edizione delle Carte Ravennati) 



INTRODUZIONE 

Col presente studio mi sono proposto d' illustrare la storia della 
Curia arcivescovile e della Curia cittadina di Ravenna dall'anno 850 
al II 18, dall'elezione dell'arcivescovo Giovanni X a quella di 
Gualterio I: del periodo, cioè, più risolutivo della storia civile e 
religiosa di Ravenna. 

Sull'argomento non si conoscevano che le poche notizie d'in- 
dole generale date dal Brùnner nel suo ben noto manuale Zur 
Rechtsgeschichte der ròmischen und germanischen Urkunden ('). 

L'importanza dell'istituto che è oggetto del mio studio, e la va- 
stità del materiale di documenti che ad esso si riferiscono, mi hanno 
obbligato a limitare la trattazione al periodo sopra indicato: la 
storia della cancelleria Ravennate nell'epoca pre-medievale, colla 
sua organizzazione romana prima, bizantina poi, sarà possibile ten- 
tarla soltanto dopo l'edizione completa e diplomatica dei papiri; 
quella dell'epoca comunale e signorile (sec. xii-xv), dopo l'edizione 
delle varie migliaia di carte conservate nell'Archivio arcivescovile 
e nell'Archivio storico municipale di Ravenna. 

Tra r una e l' altra e' è quella da me presa a studiare : epoca 
'di transizione, nella quale gl'istituti romano-bizantini, sotto l'im- 
pulso di esigenze sociali nuove, si trasformano lentamente, fino 

(i) Berlin, 1880. 



8 G. BUZZI 

a frettare le basi di quella che, nel sec. xii, sarà l'organizzazione 
comunale. 

Le carte ravennati da me studiate si conservano nei seguenti 
archivi : 

I" Archivio arcivescovile di Ravenna, fondo arcivescovile (Rav. 

Are). 

Archivio arcivescovile di Ravenna, fondo del monastero di 
S. Andrea Maggiore di Ravenna (Rav. S. A.). 

2° Archivio storico municipale di Ravenna, fondo S. Vitale 
(Rav. Coni. S. Vitale). 

Archivio storico municipale di Ravenna, fondo S. Apollinare 
in Classe (Rav. Com. Class.). 

Archivio storico municipale di Ravenna, fondo S. Maria in 
Porto (Rav. Com. Porto). 

Archivio storico municipale di Ravenna, fondo S. Andrea 
Maggiore (Rav. Com. S. A.). 

Archivio storico municipale di Ravenna, fondo S. Giovanni 
Evangelista (Rav. Com. S. G. E.). 

3° Archivio del capitolo dei canonici di Ravenna (Rav. Cap.). 
4° Archivio di S. Paolo fuori le mura di Roma (Rom. S. P.)('\ 
5° Archivio della pia Congregazione di carità di Milano (Mil. 
Congr. car.). 

6° Archivio di Stato di Bologna (Boi. St.). 
7" Archivio di Stato di Modena (Mod. St.)(*). 
8° Biblioteca comunale di Podi (Fori. Com.). 
9° Bibliothèque Nationale de Paris, Nouv. Acquis. 2573 (Cod. 
Paris.). 

Per la descrizione dei singoli fondi, rimando alle prefazioni 
che accompagneranno V edizione delle carte, le quali, nel corso 

(i) Per le carte conservate in questo archivio, mi servo dell'ottima edi- 
zione curata dal prof. V. Federici nei Regesta Charlarum Itaìiae: Regesto di 
S. Apollinare Nuovo, Roma, Loescher, 1907. 

(2) Per le carte ravennati di questo archìvio già pubblicate cito l'edizione 
curata nei Regesta Chartarum Italiae da V. Federici e G. Buzzi : Regesto della 
Cìnesa di Ravenna, Le carte dell' archivio Estense, I, Roma, Loe- 
scher, 1911, 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 9 

dello studio, saranno citate semplicemente colla loro segnatura 
d'archivio. 

Il R. Istituto storico Italiano invitandomi a collaborare alla 
edizione dei Regesti Ravennati dei sec. ix^ x e xi, e dandomi li- 
beralmente i mezzi per compiere in Italia e all'estero le ricerche 
e le esplorazioni archivistiche occorrenti, ha reso possibile il mio 
lavoro. Alla Presidenza e alla Giunta esecutiva dell' Istituto, a 
S. E. l'Arcivescovo di Ravenna, ai prefetti degli archivi e delle 
biblioteclie d'Italia e dell'estero, i quali mi furono larghi di age- 
volezze e di aiuti, vada l'espressione della mia viva riconoscenza ^'l 

Giulio Buzzi. 



LA CURIA ARCIVESCOVILE 

La chiesa di Ravenna ritraeva le sue più cospicue rendite dalla 
proprietà fondiaria. Oltre a molte case ed orti posseduti in Ra- 
venna ^^'^ e a molte saline nei territori di Comacchio (') e Cervia ('^\ 

(i) Particolare gratitudine debbo al p. Francesco Ehrle e al degno suo 
successore nella prefettura della biblioteca Vaticana mons. Achille Ratti, per 
avermi per più anni procurato il prestito, presso la Vaticana stessa, delle 
pergamene dell'archivio Arcivescovile di Ravenna, e averne curato, mano 
mano che giungevano, il restauro: concessione ed aiuto libéralissimi, senza 
i quali non mi sarebbe stato possibile né questo studio ne la compilazione 
dei Regesti. 

(2) Rav. Are. F . 2361; G . 2704; F . 2327; L . 4775 ; E . 1831 ; G . 2401 ; 
F.2303; G.2977; F.2357; G.2410; P.8412; F.2353; I.4218; F.2366; 
1 . 4436; F . 2382 ; G . 2440; F . 2384; F . 2330; F , 2329 ; F , 2385 ; H . 3240; 
Q.. 8771 ; E . 1840; G. 2922; E . 1888; G. 2919; G. 3246; G . 2949: E, 1791; 
G .2685 ; E . 1789; G . 2874; G. 2875 ; F . 201 1; F . 2050; L. 4767; E . 1797; 
1 .4359; G . 2682; G . 2689; G . 2870; G .2970; G . 2631; G. 2797; G . 2902; 
H . 3657; L. 5056; F . 2345 ; G . 2680; L . 5052 ; E . 1794; F . 1986; F . 2006; 
F.2019; G.2776; F.2028; F.2037; G.2820. 

(3) Ibid. N.6761; G.2416. 

(4) Ibid. 1.4432; G.2418; F.2364. 

Bullett. Ist. Star. I* 



IO G. BUZZI 

i suoi possedimenti si estendevano nella Romagna da Ferrara ('^ a 
Rimini '■'\ e nelle Marche fino a Montefeltro ('), Osimo <*\ Fano ^^\ 
Sinigaglia ('■^ ed Ancona (7); si aggiungano le rendite derivanti dai 
diritti di caccia e di pesca nei vari fiumi della Romagna e nelle 
valli e paludi di Cervia, di Comacchio e del Ferrarese (**>. 

L' amministrazione di questo vasto patrimonio rese necessaria 
r istituzione d' uno speciale dicastero ecclesiastico con numeroso 
personale e cariche ben definite: la Curia. Verso la metà del 
sec. IX, la Curia arcivescovile di Ravenna è divisa in tre rami: la 
Camera arcivescovile, la Cancelleria arcivescovile, il 
Collegio dei difensori. 

I. La Camera. 

La Camera arcivescovile era la suprema autorità fiscale della 
chiesa Ravennate e ne amministrava le entrate sotto la direzione 
del camerario. 

^) Il camerario. Probabilmente nel sec. ix e fin oltre la 
prima metà del sec. x, il camerario era un semplice diacono: tale 
deve essere stato il diacono Maiorano al tempo dell' arcivescovo 
Romano (9); e tale fu certamente un « Johannes diaconus et cama- 
« rarius s. Ravennatis ecclesie et prepositus basilice, quod est 
«plebe, S. Cassiani in Decimo», il quale nel 957 concesse in 
enfiteusi a « Martinus q. v. de Mingo » e consorti alcune terre 
della basilica di S. Cassiano ('°). Alla morte del diacono e came- 
rario Giovanni, certo in seguito agli avvenimenti politici che ave- 

(i) Rav. Are. H.3653; F.1977; E . 1804 &c. 

(2) Ibid. G . 2989; F . 2393 ; 1 . 4465 ; E . 1806 &c. 

(3) Ibid. E . 1725 ; Q.. 8762 ; 1 . 4486. 

(4) Ibid. E. 1889, &c. 

(5) Ibid. G.2925; F.2048; 1.4360. 

(6) Ibid. G . 2676; F . 2363 ; G . 2443 ; G . 2917. 

(7) Ibid. F.2400; 1.4490; G,270i. 

(8) Ibid. B.363; G.2883; Q.8807; F.2339 c\c. 

(9) Cf. Buzzi, Ricerche per la storia di Ravenna e di Roma in /archivio d. 
R. Soc. Rotn. di star. patr. 191 5, pp. 130-5. 

(io) Rav. Are. L . 5003. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAITNNA ii 

vano sottratto Ravenna al dominio pontificio e ne avevano fatto 
uno dei più potenti e ricchi feudi della corona d'Italia, anzi, sotto 
Berengario II e Adalberto, la capitale del regno ('), la carica di ca- 
merario fu conferita all'arcidiacono. 

Prima di allora l'arcidiacono, la cui carica era stata sempre 
distinta da quella del camerario ^^\ si era occupato degli affari tem- 
porali interni dell' arcidiocesi : conferimento dei benefici, dispensa 
delle elemosine agli enti pii, amministrazione delle decime, istru- 
zione del clero secolare (5^; e anche dei rapporti politici degli 
arcivescovi con Roma e l' Impero, quando, come al tempo dell'ar- 
civescovo Romano e del diacono Maiorano ^^\ quest' ultima man- 
sione non veniva assunta dal diacono camerario a ciò chiamato, 
in via eccezionale, dalla personale fiducia dell'arcivescovo; era stato 
dunque in temporalibus quasi un ministro degU interni e degli 
esteri. 

Con la fusione del camerariato con l' arcidiaconato, l'arcidia- 
cono diventa il vero ministro delle finanze della chiesa Raven- 
nate. Quest' importante mutamento nella Camera avvenne verso 
la fine del 957 o a principio del 958, poiché il 20 marzo di que- 
sto ultimo anno s' incontra già un « Georgius Christi misericordia 
« archidiaconus et camararius s. Ravennatis hecclesie »(5). 

Il camerariato si mantenne come carica a sé, benché conferita 
all' arcidiacono, fino al principio del 978. 

Tra la fine del gennaio e i primi di maggio di questo anno, 
morto l'arcidiacono e camerario Giovanni (^), ottenne la carica di 
arcidiacono il notaio Giorgio 1^7). 

Costui aveva rogato al servizio della cancelleria arcivescovile 
fin dal 935 circa (^), e da Onesto I era stato promosso « primi- 

(i) Cf. Buzzi, Ricerche Scc. p. 162. 

(2) Cf. la donazione dell' 8 aprile 894 contenuta nd libro Biscia, ce. 98 b- 
99 A della biblioteca Com. di Porli. 

(3) Ciò avveniva in tutte le diocesi d' Italia. 

(4) Cf. Buzzi, Ricerche Scc. pp. 150-5. 

(5) Rav. Are. F . 2349. 

(6) Ibid. G.2868; Rav, S. A. n. 23. 

(7) Cf. il cap. I notai arcivescovili sotto Giorgio I. 

(8) Ibid. 



,, G. BUZZI 

« cerius notnrlorum s. Ravennatis ecclesie » ('), titolo e carica che 
conservò anche dopo la sua elevazione all' arcidiaconato (^) ; con 
lui comincia la carriera di curia e il camerariato cessa d'esistere 
come carica a se. 

Infatti nelle carte Giorgio I ha i titoli di « archidiaconus et 
« priniicerius notariorum » e i suoi successori soltanto quello di 
«archidiaconus»; segno evidente che le mansioni del camera- 
riato si erano così intimamente fuse con quelle dell' arcidiaconato 
da costituire ormai con queste ultime una carica unica. 

Ecco l'elenco dei camerari, diaconi o arcidiaconi, menzionati 
nelle carte di Ravenna: 

957. «Johannes diaconus et camararius s. Ravennatis eclesie 
« et prepositus basilice, quod est plebe, S. Cassiani in Decimo »('\ 

20 marzo 958. «Georgius Christi misericordia archidia- 
« conus et camararius s. Ravennatis hecclesie et ahhas monasteri! 
« S. Andree apostoli Domini, qui est fundata hic civitate Ravenna, 
« prope porta S. Laurencii » W. 

7 maggio 970 (5)- j gennaio 978 (^'. «Johannes divina 
« ausiliante providencia archidiacono et kamararius s. Ravenna- 
« tis ecclesie et abbas S. Archangeli et Severini q. v. ad Oro- 
« logio » (7). 

28 maggio 978 (^)-oltre il 3 marzo 980 (9). « Georgius 
« archidiaconus s. Ravennatis ecclesie et abbas monasterii S. Ste- 
« phani lunioris » ('°). 

(i) Cf. il cap. I notai ìs:c. sotto Giorgio I. 

(2) Ibid. e Federici Pl. Rer. Pomp. Just. app. n. xiii. 

(3) Rav, Are. L . 5003. 

(4) Ibid. F.2349. 

(5) Ibid. G.2868. 

(6) Rav. S. A. n. 23. 

(7) ^1 3 gennaio 978 era « abbas mon. Ss. Sergi et Bachi seo Quadra- 
«ginta martirum » ; cf. Rav. S. A. n. 23. 

(8) Cf. il cap. I notai &c. loc. cit. 

(9) Ibid. e Rav. Are. F . 2348. 

(io) Il 3 marzo era «prepositus basilice S. Agnes niartiris » ; cfr. Rav. 
Are. F. 2348 e il cap. I notai Scc. loc. cit. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 13 

4 aprile looi ^')-i maggio 1002 (^). « Constantinus archi- 
« diaconus s. Ravennatis ecclesie» ('\ 

30 aprile loi 6 (■^)-4 febbraio 1017(5). «Sergius archidiaco- 
« iiLis s. Ravennatis ecclesie » . 

12 dicembre 1024 (^). «Petrus archidiaconus s. Ravennatis 
«ecclesie et abbas mon. S. Micaelis Arcangeli q. v. Nosocomii » . 

Circa il 1055(7). « Deusdedit Ravenas archidiaconus». 

Questo elenco, pur nella sua brevità ed incompletezza, è for- 
tunatamente sufficiente a mettere in luce le varie trasformazioni 
subite dalla Camera arcivescovile nei sec. ix-xi. 

Cosa notevolissima: tutti gli arcidiaconi in esso compresi ap- 
partengono alle più nobili e potenti famiglie di Ravenna : il dia- 
cono e camerario Giovanni e l'arcidiacono e camerario Giorgio 
appartenevano al ramo centrale della famiglia dei Duchi; l'arcidia- 
cono e camerario Giovanni a quella dei duchi Sergi; l'arcidiacono 
e primicerio Giorgio, gli arcidiaconi Costantino e Deusdedit a rami 
collaterali della famiglia dei duchi Maestri delle milizie; l'arci- 
diacono Sergio alla famiglia dei duchi Romualdi ; l'arcidiacono 
Pietro certamente a quella dei duchi Traversare 

Poiché r arcidiacono, dopo l' arcivescovo, copriva la più alta 
carica temporale della chiesa Ravennate ed accentrava nelle sue 
mani tutti gli affari di politica interna e gran parte di quella estera, 
era naturale che la nobiltà tendesse, specialmente dopo l'elevazione 
dell'arcivescovado a feudo reale ed imperiale, ad impadronirsi di 
questa carica. Quali determinatamente fossero le attribuzioni 
dell'arcidiacono nella Camera arcivescovile, non si può con cer- 
tezza desumere dalle carte private. Può tuttavia ritenersi che, oltre 
la suprema direzione della Curia e dell' amministrazione delle fi- 

(i) Rav. Are. capsa R, litt. GG . n. i. 

(2) Rav. Com. S. A. XXIV, i, 8. 

(3) Era diacono e ufficiale della Camera già nel 978; cf. Federici Pl. 
Rer. Pomp. hist. app. n. xiii. 

(4) Rav. Are. F . 2355. 

(5) Rom. S. P. n. 18. In quest'anno era abbate del monastero di 
S. Martino in Palazzo. 

(6) Rav. Are. N. 5613. 

(7) Ibid. F . 2073. 



14 



G. BUZZI 



nanze della chiesa Ravennate, egli avesse il diritto di scelta dei 
suoi subalterni, specialmente dei diaconi rettori in provincia e degli 
attori, e s' ingerisse nel conferimento dei beni immobili della mensa 
arcivescovile, sia a titolo di livello che d'enfiteusi. 

B) Gli ufficiali della Camera. Gli uffici che mettevano 
capo alla Camera erano i seguenti: la tesoreria, l'esattoria dei 
canoni e delle decime, il catasto. In tutti questi uffici erano adi- 
biti soltanto dei diaconi. 

r?) La tesoreria. Alla tesoreria affluivano tutte le rendite 
in denaro che la mensa arcivescovile ritraeva dal conferimento dei 
suoi beni in enfiteusi ai privati. Ad essa era addetto il primicerio 
dei notai, il quale era nello stesso tempo il capo della Cancelleria 
ed il tesoriere della Camera. Egli rilasciava le quietanze agli in- 
teressati, teneva il registro delle entrate (libri deaceptorum), 
ed era sempre un diacono. Tale doveva essere stato il primicerio 
Costantino, del quale abbiamo carte rogate dall' 891 al 905(0; tali fu- 
rono Pietro diacono e primicerio, del quale ci è pervenuta una quie- 
tanza del 932(0, e Giorgio notaio e primicerio dei notai, del quale 
abbiamo carte rogate da circa il 935 al 980 ^^\ e che, come si è detto 
parlando del camerario (+), dopo aver retto la Cancelleria arcivesco- 
vile, fu elevato dall'arcivescovo Onesto I all'arcidiaconato e alla su- 
prema direzione della Curia. Più tardi, a principio del secolo xi, 
l'ufficio di tesoreria viene affidato a preti e a diaconi, e in se- 
guito, verso la metà dello stesso secolo, ad un semplice chierico 
e notaio (5), ufficio che quest'ultimo conservò fino alla riforma della 
Curia avvenuta sotto Gualterio. 

Questo mutamento nella tesoreria arcivescovile deve essersi 
verificato durante il governo di Widgero, poiché è appunto nel 1044 
che per la prima volta s' incontra un notaio, Giovanni II, il quale 
riscuote pensioni per la Camera arcivescovile (^). 

(i) Cf. il cap. I notai ikc. sotto Costantino I, 

(2) Cf. ibid. sotto Pietro I e Rav. Are. P.8532. 

(3) Cf. il cap. I notai &c. sotto Giorgio I. 

(4) Cf. sopra a pp. 11-2. 

(5) Cf. Rav. Are. 1 . 4266 diaccetto degli anni 1005- 1056. 

(6) Ibid. agli anni 1044, 1046- 1048. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 15 

F) L'esattoria dei canoni e delle decime. Tutti co- 
loro che ricevevano a livello dall'arcivescovo dei fondi nel ter- 
ritorio Ravennate, erano tenuti a portare annualmente in Ravenna, 
« in palacio episcopii », il canone in natura stabilito nel con- 
tratto ('). 

Esso consisteva in un certo numero di moggi di grano, fru- 
mentone, orzo, lino, fava, farro, legumi ; in alcune anfore di vino, 
in una certa quantità di olive, di frutta ed altre derrate; il tutto 
variabile da contratto a contratto e da fondo a tondo. All'esat- 
toria, della quale non abbiamo nelle carte altre notizie oltre quelle 
esposte, dovevano essere addetti dei diaconi. 

e) Il catasto. Mentre nella Cancelleria venivano rogati 
i vari contratti conclusi fra l'arcivescovo e i privati, un ramo 
speciale della Camera, il catasto, ne curava la registrazione in ap- 
positi libri noti col nome di libri traditionum. Sembra 
che la redazione del catasto si compisse in due fasi distinte : si 
compilavano prima delle schede sulle carte d'archivio e poi si tra- 
scrivevano in un unico volume, il liber traditionum ecclesie 
Ravennatis. Delle prime ci sono giunti due esempi, l'uno sul 
dorso, l'altro sul retto di due carte dell'archivio Arcivescovile di 
Ravenna (^) ; dell' altro abbiamo un ampio ed importantissimo fram- 
mento nel codice papiraceo latino del sec. x della biblioteca Reale 
di Monaco ('); tanto le une che l'altro sono, come è naturale, 
redatti secondo uno schema topografico. Che al lavoro di catasto 
fossero addetti dei diaconi lo dimostra il fatto che tanto le schede 
quanto il liber traditionum sono scritti in minuscola, scrittura 
questa usata soltanto nella Camera. Infatti i diaccepta sono 
scritti in minuscola, mentre i livelli, le enfiteusi, tutti gli atti in- 
somma della Cancelleria, sono scritti in corsiva; constatazione che 
ha tanto più valore, quando si pensi che il primicerio dei notai 
Pietro I, il quale era, come sopra si è notato, nello stesso tempo 
tesoriere della Camera e capo della cancelleria, scrive in minuscola 

(i) Cf. Rav. Are. 0,2436; G. 2691 &c. 

(2) Ibid. F . 2006 B ; E . 1 860 a. 

(3) Cod. Lat. 44, Cimel. 5. Papyr. edito dal Fantuzzi, voi. I, e da J. B. Ber- 
NHART, Codex traditionum uclesiae Ravennatensis, Monachii, 1870. 



i6 G. BUZZI 

quando roga una quietanza ^'\ quando funziona cioè da ufficiale 
della Camera, e in corsiva quando roga un livello e perciò fun- 
ziona da ufficiale della Cancelleria (^). Seal catasto fosse annesso 
anche l'archivio, o se questo facesse parte della Cancelleria, non è 
possibile stabilire. 

Nelle carte l'archivio Arcivescovile è menzionato findair89i ('); 
ma mancando in esse e nei documenti storici del periodo del quale 
mi occupo qualsiasi altra notizia in proposito, è più prudente fer- 
marci a questa constatazione di fotto senza azzardare ipotesi. 

C)La Camera in provincia. Tale l'organizzazione 
della Camera arcivescovile in Ravenna. 

Essa tuttavia non poteva essere sufficiente ad amministrare un 
patrimonio così vasto come quello della mensa arcivescovile, che 
si estendeva in tutte quelle regioni che avevano costituito una 
volta l'Esarcato e la Pentapoli; ed è per ciò che in varie città 
della Romagna e delle Marche si trovano, quasi altrettante dira- 
mazioni della Camera centrale di Ravenna, le rettorie, e nei 
principali centri agricoli della campagna le sotto-rettorie, o, 
come allora si chiamavano, i « donnicati » . 

a) Le rettorie. Nelle carte si fa menzione di una ret- 
toria in Rimini fin dal 905 W; e la sua giurisdizione non era li- 
mitata al solo territorio di Rimini, ma si estendeva alle pievi di 
S. Savino (5), S. Gaudenzio ^^\ S. Eremo (7), S. Andrea in Casa- 
riola (^) e altre della diocesi, delle quali non ci è giunta notizia. 

Un' altra rettoria doveva essere a Cesena, dove i livellari del- 
l'arcivescovo erano tenuti a portare i loro canoni annui da Atto 
Vicariato e da S. Pietro in Cerreto (9\ e a Cervia ('°^. 

(i) Rav. Are. P.8532. 

(2) Ibid. 2231 e cf. il cap. I notai &c. sotto Pietro I. 

(3) Rav. Are. G.2914. 

(4) Ibid. G . 2989. È menzionata in una carta del 997 (ibid. L . 4774)- 

(5) Ibid. L. 5086; L.4780 &c. 

(6) Ibid. L . 5032. 

(7) Ibid. L . 4774. 

(8) Ibid. F.2393. 

(9) Ibid, G, 2915 ; F . 2335 ; F , 2041 ; G . 2969 &c. 
(io) Ibid. F . 2335. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 17 

Le rettorie più antiche delle quali si ha memoria nelle carte, 
sono quelle delle Marche : quella di Fano è menzionata già in una 
carta dell' 896 ('); quella di Pesaro, in carte del 908 W e del 912(5); 
quella di Sinigaglia, fin dall' 891 (+). 

Non abbiamo notizie di altre rettorie ; ma è 'evidente che do- 
vessero essercene in tutte le città nel cui territorio si estendevano 
i possedimenti della chiesa Ravennate, e che la loro origine si 
riannoda direttamente a quella della Camera di Ravenna; non bi- 
sogna dimenticare che le notizie forniteci a questo proposito dalle 
carte sono estremamente rare e fortuite. 

L'organizzazione delle rettorie era, com'è naturale, molto meno 
complessa di quella della Camera : era preposto ad esse un dia- 
cono della chiesa Ravennate col tìtolo di rettore (5), coadiuvato da 
un altro diacono, pure ravennate, il quale fungeva da cancelliere ^^\ 
Il resto del personale era composto di attori laici, qualche cosa 
di simile agli odierni fattori, i quali avevano l' incarico di visitare 
i fondi rustici della chiesa Ravennate nella circoscrizione della loro 
rettoria, presenziare la raccolta e la vendemmia e sollecitare, forse, 
il pagamento delle pensioni e dei canoni (7). 

(i) Rav. Are. G.2952; F.2048; 1 . 4360. 
(2) Ibid. G . 2869. 
(5) Ibid. H.3652. 

(4) Ibid. G . 2676, Di questa rettoria si può segnalare 1' esistenza fino 
al 986. Cf. ibid. F.2363; G.2443; G.2917. 

(5) Dal 914 al 921 troviamo in Rimini un «Eleutherius exiguus dia- 
« conus s. Ravennatis eclesie et rector Ariminensis », in nome del quale sono 
rogate le quietanze per la riscossione delle pensioni. Cf. Rav. Are. P.8528; 
P.8529. Dal 921 al 933, morto forse Eleuterio, troviamo a capo della ret- 
toria « Desideri us diaconus s. Ravennatis eclesie et rector Ariminensis». 
Cf. ibid. P.8530; P.8533. Molto probabilmente egli è identico a quel De- 
siderio I, suddiacono, il quale fu addetto alla Cancelleria arcivescovile di Ra- 
venna sotto Giovanni XI e rogò un livello del 31 agosto 912. Cf. il capi- 
tolo I notai &c. sotto Desiderio I. 

(6) Tale era quel Pietro diacono il quale rogò le quietanze del 914-917 
e 917-921 in Rimini « ex preceptione domni Eleutheri diaconi ». Rav. Are. 
P.8S28; P.8529. 

(7) Cf. Rav. Are. G . 2989 ; L . 4774 ; G.2915; F,2335; G,2952; 
G . 2868 &c. 

Bullett. Ist. Slor, 2 



,8 G. BUZZI 

Le spese per la manutenzione dei locali della rettoria erano a 
carico dei contribuenti e non della Camera. 

/') I domnicati. In ogni centro agricolo di notevole im- 
portanza la Camera aveva istituito una casa dominica detta 
anche domnicalia; una specie di fattoria alla quale affluivano 
i canoni in natura e le pensioni dei fondi posseduti da privati 
« iure s. Ravennatis ecclesie » in una determinata circoscrizione. 

Era retta da un diacono della chiesa di Ravenna col titolo di 
dominicus maior, coadiuvato da attori laici per l'esazione delle 
pensioni, e da villici, pure laici, per l'esazione dei canoni in natura. 

Le notizie forniteci dalle carte sulle case dominiche sono anche 
più frammentarie e occasionali di quelle dateci sulle rettorie. 

Ecco l'elenco di quelle delle quali si ha memoria nelle carte. 

Nel territorio di Cesena : 

« territorio Cesinate, non longe ab ipso castro [Cesene] », 
(5 febbraio 914) ('). 

« in curte vestra in Rota » . 

«plebe S. Tomei in monte Paterno», (18 ottobre 1022) (^). 

« ibi aput locum ». 
Nel territorio di Co ma echio: 

«plebe S. Mariae in Pado Vetere », (8 giugno 9o8)('): 

1. «in Cumiaclo, in domnicalia vestra». 

2. «ubi navis potuerit pervenire», (23 luglio 1022) (4). 
Nel territorio di Faenza : 

« Acto Corneliensi, pieve S. Martini q. v. in Rambleso », 
(28 luglio 892) (5). 

« in Curte vestra Bismatntino ». 

« plebe S. Stefani in Giminiano », (5 luglio 892) (^\ 

« in domnicalia vestra in S. Adriano ». 

(i) Rav. Are. L. 477$. 

(2) Ibid, F.2332; L.4779. 

(3) Ibid. L.S036. 

(4) Ibid, G . 2679. 

(5) Ibid. G . 2879. 

(6) Ibid. B.322; L.4782; L.5001. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 19 

«plebe S. Mariae q. v. in Sarna», (13 settembre 9o8)('), 

« in Quartale, in domnicalìa vestra » . 

«plebe S. Stefani q. v. in Panicale», (1° febbraio 9i9)(*). 

« in ipsa domnicalia » . 
Nel territorio di Ferrara: 

« plebe S. Stefani », (22 settembre 893) ('>. 

« ubi navis domnica potuerit pervenire » . 

«plebe S. Martini in Ruvina », (4 aprile 906) (4). 

« ubi navis domnica potuerit pervenire » . 

«plebe S. Georgi q. v. in Tamara», (8 febbraio 920) (5). 

« ad ripam Padi, in loco q. d. Fossa Alta, ubi navis dom- 
« nica potuerit pervenire » . 

«plebe S. Viti», (9 gennaio 952) (^>. 

«usque ad ripam Padi, ubi nave domnica potuerit per- 
« venire » . 

«plebe Ss. Gervasi et Protasii», (15 settembre 957) ^7^. 

« usque ad ripam Padi, ubi navi[s domnica po]tuerit per- 
« venire ». 

« plebe S. Martini q. v. in Scorni », (2 aprile 984) (*). 

« usque ad ripam Sandali ». 

«plebe S. Marie q. v. in Porto », (4 novembre 1017)^9). 

« usque ad ripa [Pa]di » . 

«plebe S. Petri q. v. in Ustelado», (23 febbraio ioi8)('°). 

« usque ad ripa [Pa]di ». 
Nel territorio di Forlì : 

« pieve S. Cassiani q. v. in Casatico», (26 luglio 882) (") : 

(i) Rav. Are. G . 2697. 

(2) Ibid. G . 2950. 

(3) Ibid. H.3653. 

(4) Ibid. F . 1977. 

(5) Ibid, E . 1804; G . 2971. 

(6) Ibid. F . 2571. 

(7) Ibid. G . 2408. 

(8) Ibid. G . 2709. 

(9) Ibid. G . 2990. 
(io) Ibid. G . 2712. 

(i i) Ibid. L . 505 5 ; F . 2347 ; L . S083. 



20 G, BUZZI 

1. ((in domnicalia vcstra usquc nel S. Clemente». 

2. u in castro nostro q. v. de Lacuna »('). 
Nel territorio di Forlimpopoli : 

(( plebe S. Marie in Castro novo » : 

1. ((in mansione domnicata de massa q. v. Balneolo », 
(13 giugno 984) W 

2. ((in curte vestra Quiliano», (12 maggio 1033) ('). 
Nel territorio d'Imola: 

« In castro Taussiniano » : 

1. (( in domnicalia vestra in Arca », (4 ottobre 872) (4). 

2. (( in domnicalia vestra in Aquaviva », (19 ottobre S'j2)^^\ 

3. ((in domnicalia vestra in Trentula », (19 ottobre 872)^5), 
Nel territorio di Montefeltro: 

((plebe S. Petri q. v. ad Missa», (31 agosto 9i2)(^>. 

(( in curte domnica vestra Massa Mariana ». 

(( plebe S. Illari », (8 maggio 948) (7). 

(( . . . salvare usque dum misso nostro venerit ad toUendum ». 

(( plebe S. Petri » , (8 maggio 948) (^). 

(( . . . salvare usque dum misso nostro venerit ad tollendum » . 

((plebe S. lohannis q. v. S. Damiani », (31 ottobre 973)^^^. 

(( . . . salvare usque dum misso nostro venerit ad tollendum ». 
Nel territorio d'Osimo: 

((domnicalia vestera Ternano», (26 luglio 891) ('°\ 
Nel territorio di Ravenna : 

(( Vico Adventino vel S. Marie in Porto », (13 febbraio 896)("). 

(i) Questa seconda casa dominica si riscontra in una carta del 31 • • • 1040. 
Cf. Rav. Are. 1 . 4306. 

(2) Ibid. G . 2954, 

(3) Ibid. G.2871. 

(4) Ibid. H. 3245. 

(5) Ibid. L.4770. 

(6) Ibid. E . 1725. 

(7) Ibid. a. 8702. 

(8) Ibid. 

(9) Ibid. 1 . 4486. 
(io) Ibid. E . 1889. 
(Il) Ibid. E. 1811. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 21 

« usque ad ripa Portus, ubi navis domnica potuerit per- 
« venire ». 

Nel territorio di Rimini: 

« plebe S. Martini q. v. in Bordunclo », (4 settembre 911) ('). 
«in curte vestra q. v. Libiano». 
«plebe S. Stefani», (8 agosto 968) <^). 
«usque ad Castello q. v. Montelliano » . 

IL La Cancelleria. 

Tutti i contratti conclusi tra i privati e l'arcivescovo o la 
Camera, riguardanti i beni della mensa della chiesa Ravennate, ve- 
nivano senza eccezione rogati nella Cancelleria arcivescovile; quanto 
dire che soltanto allora acquistavano valore giuridico che venivano 
in forma pubblica redatti in iscritto. La Cancelleria arcivescovile 
di Ravenna è, nel suo ristretto ambito, qualche cosa di molto si- 
mile ad una cancelleria comunale e principesca, sia per la sua in- 
terna organizzazione che per gli effetti giuridici derivanti dagli 
atti che da essa emanavano ; i suoi notai erano dei veri ufficiali 
pubblici e gli atti da essi rogati avevano lo stesso valore di quelli 
rogati da un pubblico ufficiale. 

Ciò deve spiegarsi non soltanto con il fatto che i notai, come 
i tabellioni del medioevo, erano venuti sempre più acquistando 
quella veste di pubblicità che non avevano avuta gli antichi ta- 
bellioni, ma, e sopratutto, coi continui ed intimi rapporti tra il 
potere spirituale e il potere laico dell'arcivescovo in Ravenna. 

Durante le lotte contro il potere temporale dei papi di Roma 
nel sec. ix, prima (') ; come grande elettore della corona d' Italia 
nella prima metà del sec. x, poi (*) ; infine come grande feudatario 
reale ed imperiale nella seconda metà del sec. x (5) e in tutto l' xi, 
l'arcivescovo era riuscito di fatto o di diritto ad accentrare nelle 

(i) Rav. Are. G . 2698. 

(2) Ibid. P.8356. 

(3) Cf. Buzzi, Ricerche &c. p. 108 sgg. 

(4) Ibid. p. 147 sgg. 

(5) Ibid. p. 160 sgg. 



22 G. BUZZI 

sue mani il governo di Ravenna e di gran parte dell' Esarcato e 
della Pentapoli. Di qui quel carattere speciale della Cancelleria 
arcivescovile del quale si è sopra accennato. 

Come dimostra il quadro delle cancellerie dei singoli arcive- 
scovi dall' 850 al ir 18, poco più oltre aggiunto, le notizie che 
noi abbiamo di questo importantissimo ramo della Curia sono 
molto scarse e frammentarie. 

Delle cancellerie di Giovanni X e Romano I conosciamo un 
notaio per ciascuna soltanto ; di quella di Kailone I conosciamo 
il primicerio ed un notaio ; il primicerio e due notai di quelle di 
Giovanni XI e di Costantino I; due notai soltanto per quelle di 
Giovanni XII e Gerberto I ; un notaio per quelle di Wiberto I, 
Ottone I, Geremia I ; ignoriamo il nome dei primiceri della Can- 
celleria da Giovanni XII a Geremia I, cioè dalla fine del sec. x 
al principio del xii. 

Se si tien presente che il patrimonio della mensa Ravennate, 
costituito già quasi per intero nella prima metà del sec. ix, non 
subì nei secoli seguenti troppo sensibili aumenti; e che cancellerie, 
delle quali, come quelle di Pietro IV e Onesto I, abbiamo più 
ampie notizie, risultano composte del primicerio e di quattro o 
cinque notai, è chiaro che le carte notarili che ci sono giunte, 
possono essere, per il periodo del quale mi occupo, non oltre il 
quarto di quelle che una volta dovevano costituire l'archivio della 
chiesa Ravennate; tutto il resto è andato perduto nelle molte- 
plici dispersioni, alle quali, lungo i secoli, è andato soggetto l'ar- 
chivio. 

Queste perdite sono più sensibili per la seconda metà del se- 
colo IX : basti pensare che dei due arcivescovadi di Giovanni X 
(850-878), e Romano I (878-888), tanto importanti per la storia 
di Ravenna, non ci son giunte che tre carte, e undici degli arci- 
vescovadi di Domenico I (889-898), e Kailone I (898-904). Non 
molto più elevata ò la percentuale di quelle del primo trentennio 
del sec. x. 

Seguendo le traccìe indicateci dalle carte che ci sono perve- 
nute, si può dividere la Cancelleria in due rami : la segreteria 
e la cancelleria notarile. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 23 

All'una e all'altra presiedeva un unico primicerio. 

a) Il primicerio dei notai. Come si è dimostrato 
trattandosi della tesoreria ('), il primicerio dei notai era sempre un 
diacono ed era, oltre che il capo della cancelleria, anche il tesoriere 
della Camera: un alto personaggio ecclesiastico che poteva assai 
facilmente essere chiamato alla direzione suprema della Curia, cioè 
all' arcidiaconato (^\ 

Il primicerio, come gli altri notai della Cancelleria, rogava i 
contratti conclusi tra i privati e l'arcivescovo ('); ma se ciò facesse 
per regola o soltanto per eccezione, non è possibile stabilire. 
Mancano altre notizie di questo personaggio. 

b) La. segreteria. Gli affari ordinari, cioè le relazioni 
tra l'arcivescovo ed i vescovi suffraganei (+\ e gli affari straordi- 
nari, cioè le relazioni tra l'arcivescovo e il papa (5) o l'imperatore 
o altri grandi feudatari italiani, erano devoluti alla segreteria. 

Se ci fossero giunte le carte della segreteria arcivescovile, noi 
avremmo un tesoro di notizie preziose non solo per la storia di 
Ravenna, ma di Roma e d' Italia. Le dolorose vicende politiche 
alle quali è andata soggetta Ravenna per lunghi secoli, hanno di- 
strutto tutto, ed ora, unico monumento, rimangono le lettere di 
Giovanni XI a Berengario I, a Berta di Toscana, ai vescovi Adal- 
berto ed Ardengo, al vescovo Giovanni d' Istria ed altri, attual- 
mente conservate nell'archivio del principe Antonio Pio di Savoia 
in Carpi ^^\ e la cui grande importanza è stata rilevata nelle mie 
Ricerche per la storia di Ravenna e di Roma dall' 8^0 al iiiS^^K 

Probabilmente alla segreteria erano addetti dei diaconi. 



(i) Cf. a p. 14. 

(2) Cf. a pp. 11-12. 

(3) Cf. il cap. I notai &c. sotto Costantino I, Pietro I, Giorgio 1. 

(4) Cf. Mon. Gertn. ìnsl. Epist. t. VII, pars i% lohannis VIII papae 
epistolae, nn. 59, 61. 

(5) Cf. ibid. nn. 95, 131, 296. 

(6) Cf. Ceriani-Porro, // rotolo epistografo del Principe Antonio Pio di 
Savoia, Milano, 1883; P. Fedele, Per la storia di Roma e del papato nel sec. X, 
in Arch. d. R. Soc. Rom. di stor. patr. voi. XXXIV, pp. 86-11$. 

(7) A pp. 148-53- 



24 G. BUZZI 

(-) La cancelleria notarile. Il personale della cancel- 
leria notarile era composto almeno di tre notai roganti ('). Ad 
eccezione di Leone II e Giovanni II che erano preti ^^\ Desiderio I^') 
e Pietro III ^♦^ che erano suddiaconi, Giovanni II (') e Giovanni III(<*), 
laici e tabellioni cittadini, tutti i notai erano chierici. 

Il tabellione Giovanni II rogava nella Cancelleria arcivescovile 
nel 919, quando cioò l'arcivescovo Costantino I, per la tensione 
dei rapporti tra il papa e Berengario I e le non facili condizioni 
politiche nelle quali quest' ultimo si trovava, aveva accentrato nelle 
sue mani la somma del governo cittadino ; Giovanni III, figlio del 
precedente, rogava nella Cancelleria arcivescovile nel 943, quando 
cioè Ravenna, dopo un decennio di completa indipendenza da 
Roma e dall' Impero, aveva accettata la sovranità nominale di Ugo 
e Lotario, ma di fatto non riconosceva che il governo dell'arci- 
vescovo Pietro IV (7). 

Tutto ciò spiega assai bene come, prescindendo da una tra- 
dizione antichissima, gli arcivescovi Costantino I e Pietro IV 
abbiano potuto chiamare due tabellioni a rogare nelle loro can- 
cellerie. 

Poiché il notariato era una carica onorifica che apriva la via 
ai più alti gradi della gerarchia ecclesiastica in Ravenna, non fa 
meraviglia che esso sia esercitato da membri di famiglie nobili ; 
si può anzi affermare con sicurezza che esso fosse quasi infeudato 
alla nobiltà (^). 

Benché chierici, i notai erano tutti coniugati. Onesto V, 
chierico e notaio, che rogò nella Cancelleria dal iodi al 1028, 
ebbe quattro figli (9) : Onesto, il tabellione Deusdedit, il suddiacono 

(i) Cf. il quadro della Cancelleria degli arcivescovi a pp. 26-30. 

(2) Cf. il cap. I notai &c. sotto Leone II e Giovanni II. 

(3) Cf. ibid. sotto Desiderio I. 

(4) Cf ibid. sotto Pietro III. 

(5) Cf il cap. I tabellioni cittadini sotto Giovanni II. 

(6) Cf ibid. sotto Giovanni III. 

(7) Cf Buzzi, Ricerche &c. pp. 159-60. 

(8) Cf il cap. I notai &c. e in Buzzi, Ricerche &c. gli alberi ge- 
nealogici delle famiglie nobili aggiunti in appendice. 

(9) Cf il cap. I notai &c. sotto Onesto V. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RA\'ENNA 25 

e notaio Pietro III e il chierico e notaio Gerardo II che gli suc- 
cesse nella cancelleria ('). 

A Gerardo II, che rogò dal 1028 al 1059, successe il figlio Deus- 
dedit III, pure chierico e notaio, il quale rogò dal 1059 al ii04(^>; 
e a questo Gerardo III, chierico e notaio dal 1 1 1 3 al 1 1 1 6 ('>. 

Se dunque nel sec. xi e a principio del xii, quando cioè le 
lotte contro il matrimonio e il concubinato dei chierici erano vi- 
vissime, i chierici e notai della chiesa di Ravenna erano coniu- 
gati, a forti ori ciò deve ammettersi per i secoli precedenti; il 
ricorrere degli stessi nomi di notai nella cancelleria ne è la riprova. 

Ufficio dei notai era rogare i contratti conclusi tra i privati e 
l'arcivescovo riguardanti la concessione a tempo determinato (li- 
vello, patto) o indeterminato (enfiteusi) dei beni della mensa ar- 
civescovile; tutti gli altri contratti conclusi tra le dette parti, ma 
riguardanti concessioni fatte da privati all'arcivescovo, erano ro- 
gati dai tabellioni cittadini ('^). Generalmente i contratti della prima 
specie venivano conclusi in Ravenna, dove si recavano gì' interes- 
sati; ma non era raro il caso che durante le sue visite alle dio- 
cesi suffraganee, 1' arcivescovo concedesse beni a privati o rinno- 
vasse loro contratti scaduti; i notai seguivano perciò l'arcivescovo 
in queste sue visite pastorali (5). 

Lo stesso avveniva quando l'arcivescovo si recava ai placiti, 
che erano però rogati da un tabellione, e dove il notaio interve- 
niva o come adstans*^^) tra i boni ho mi ne s, o come inca- 
ricato dall'arcivescovo di allegare gli atti dimostranti in causa il 
buon diritto della chiesa di Ravenna (7). 

Circa la metà del sec. xi pare che i notai fossero anche attori 
della chiesa Ravennate: tale fu Giovanni II, il quale nel 1044 

(i) Cf. il cap. I notai &c. sotto Gerardo II. 

(2) Ibid. sotto Deusdedit III. 

(3) Ibid. sotto Gerardo III. 

(4) Cod. Paris, n. i, &c. 

(5) Cf. ad es. le carte dell'archìvio Arcivescovile F. 1958; L. 5034; 
Q..8704; G.2204; G.2701. Cf. anche Cod. Paris, n. 18. 

(6) Rav. Are. capsa R, litt. GG. n. i; 1 . 4480, 

(7) Ibid. 1.4480. 

Bullett. Ist. Slor. 2* 



26 G. BUZZI 

riscuote pensioni tlai conti di Bcrtinoro in nome dell'arcivescovo 
Widgcro IC). 

Raccogliendo ora in un unico elenco cronologico i nomi dei 
primiceri e dei notai della chiesa di Ravenna nominati nelle carte 
dei vari archivi da me esaminati, si ha il seguente quadro: 



Cancelleria degli arcivescovi. 

Giovanni X (850-878) (^). 
Grimoaldo I not. (872)('). 

Romano I (878-888) W. 
Onesto I not. (882)(4). 

Domenico I (889-898) W. 

Costantino I primicerio dei notai (891-905) (5). 
Vitale I not. (890) W. 
Onesto II not. (891-892) (7). 
Domenico I not. (892-896) W. 

Kaìlone I (898-904) W. 

Costantino I primicerio dei notai (891-905) (>>. 
Leone I not. (898-905) (9). 

Giovanni XI (904 o 905-914) (*). 
Costantino I primicerio dei notai (891-905) <5). 

(i) Cf. Rav. Are. 1 . 4266. 

(2) Cf. nel cap. Le formule, il Catalogo degli arcivescovi 

(3) Cf. il cap. I notai &c. sotto Grimoaldo I. 

(4) Ibid. sotto Onesto I. 

(5) Ibld. sotto Costantino I. 

(6) Ibid. sotto Vitale I. 

(7) Ibid. sotto Onesto II. 

(8) Ibid. sotto Domenico I. 

(9) Ibid. sotto Leone I. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 27 

Domenico II not. e primicerio dei difensori (906-933) ('). 
Desiderio I suddiacono (912)^. 



Costantino I (914-926 o 927) 



0). 



Domenico II not. e primicerio dei difensori (906-933) ('). 
Giovanni I not. (918) ^-^^ 
Giovanni II tab. (919)^5). 

Pietro IV (926 o 927-97i)(5l 

Domenico II not. e primicerio dei difensori (906-933) ('). 

Pietro I primicerio dei notai (932-941) (''). 

Giorgio I not. (935-980) W. 

Giovanni III tab. (943) ^^^. 

Leone II not. (944-960) (9). 

Sergio I not. (964-972) ('°). 



Onesto I (971-983) 



(5) 



Giorgio I primicerio dei notai (971-980) (7). 
Deusdedit II not. (971-1037) (">. 
Pietro II not. (973-978) ('^). 
Gerardo I not. (976-1024) ^'5). 

(i) Cf. il cap. I notaji &c. sotto Domenico II. 

(2) Ibid. sotto Desiderio I. 

(3) Cf. nel cap. Le formule, il Catalogo degli arcivescovi. 

(4) Cf. il cap. I notai &c. sotto Giovanni I. 

(5) Cf. il cap. I tabellioni &:c. sotto Giovanni IL 

(6) Cf. il cap. I notai Scc. sotto Pietro I. 

(7) Ibid. sotto Giorgio I. 

(8) Cf. il cap. I tabellioni &c. sotto Giovanni III. 

(9) Cf. il cap. I notai &;c. sotto Leone IL 
(io) Ibid. sotto Sergio I. 

(11) Ibid. sotto Deusdedit IL 

(12) Ibid. sotto Pietro II. 

(13) Ibid. sotto Gerardo I. 



28 G. BUZZI 

Marinacio I not. (976)('). 
Onesto IV not. (982) W. 

Giovanni XII (983-998)0)- 
Dcusdcdit II not. (971-1037)^4). 
Gerardo I not. (976-1024) (5>. 

Gerberto I (998-999) ('>. 

Deusdedit II not. (971-1037) (+>. 
Gerardo I not. (976-1024) (J). 

Leone I (999-1001) ('). 
Deusdedit II not. (971-1037) (4). 
Gerardo I not. (976-1024) (5). 
Onesto V not. (100 1- 1028) (^). 

Federico I (iooi-ioo4)0>. 
Deusdedit II not. (971-1037) W. 
Gerardo I not. (976-1024)^5). 
Onesto V not. (1001-1028) ('^^ 

Arnoldo I (1013-1019) 0>. 

Deusdedit II not. (971-1037) (+>. 
Gerardo I not. (976-1024) (5). 
Onesto V not. (iooi-i028)(^). 

Heriberto I (1020-1027)0). 

Gerardo I not. (976-1024)0). 
Onesto V not. (100 1- 1028) (^). 
Andrea I not. (i02i)0). 

(i) Cf. il cap. I notai &c. sotto Marinacio I. 

(2) Ibid. sotto Onesto IV. 

(5) Cf. nel cap. Le formule, il Catalogo degli arcivescovi, 

(4) Cf. il cap. I notai &c. sotto Deusdedit II. 

(5) Ibid. sotto Gerardo I. 

(6) Ibid. sotto Onesto V. 

(7) Ibid. sotto Andrea I. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 29 

Gebehardo I (io28-i044)('>. 

Onesto V not. (1001-1028) (^). 
Gerardo II not. (i028-i059)('>. 
Pietro III not. (i034-i056)(*). 

Widgero I (i044-i046)('\ 

Gerardo II not. (1028-1059) ('). 
Pietro III not. (1034-1056) (4). 
Giovanni II not. (io44-i048)(5). 

Hunfrido I (1046-1051) ('). 

Gerardo II not. (1028-1059) ('). 
Pietro III not. (1034-1056) W, 
Giovanni II not. (1044-1048) (5). 

Enrico I (1052-1072) ('). 

Gerardo II not. (1029-1059) (5). 
Pietro III not. (1034-1056) (4). 
Deusdedit III not. (1059-1104) (^). 

Wiberto I (1072-1100) ('). 
Deusdedit III not. (1059- 1 104) (^). 

Ottone I (1103-1104) (7). 
Deusdedit III not. (1059-1104) (^). 

Geremia I (iii r-iii6) (7). 
Gerardo III not. (1113-1116) ^^l 

(i) Cf. nel cap. Le formule, il Catalogo degli arcivescovi. 

(2) Cf. il cap. I notai &c. sotto Onesto V. 

(3) Ibid. sotto Gerardo II. 

(4) Ibid. sotto Pietro III. 

(5) Ibid. sotto Giovanni IL 

(6) Ibid. sotto Deusdedit III. 

(7) ScHWARTZ G. Die Besei\iing d. Bistiìmer Reichsitaliens u. d. siichs. u. 
sai Keisern. op. cit. p, 159. 

(8) Cf. il cap. I notai Scc. sotto Gerardo III. 



jo G. BUZZI 

Cancelleria degli anti-arcivescovi. 

Giovanni [XI] (896) ('). 
DcusJcdit I not. (896) (^). 

Theo baldo [I] (906-907) ('). 
Onesto III (907)('>. 

Adelbcrto [I] (1004-1013) ('). 

Deusdedit II net. (971-1037)^4). 
Gerardo I not. (976-1024) (5). 
Onesto V not. (1001-1028)^^). 

III. Il Collegio dei difensori. 

Nel medioevo la Chiesa^ favorita in ciò largamente dallo Stato, 
aveva conquistato economicamente e socialmente una posizione pri- 
vilegiata: mentre dappertutto i vescovi, divenuti grandi latifondisti, 
per il modo in cui concedevano in affitto le loro terre, dispone- 
vano annualmente oltre che di rendite in natura, anche di notevoli 
somme di denaro; qua e là essi erano venuti accentrando nelle loro 
mani, come i signori laici, il governo di città e di regioni intere. 
L' esercizio delle temporalità non poteva non danneggiare il loro 
ufficio spirituale; spesso anzi doveva trovarsi in contrasto con 
quest' ultimo : cosi, per esempio, in caso di lite di ecclesiastici tra 
loro e tra ecclesiastici e laici per il possesso di beni, i primi avreb- 
bero dovuto sottostare al giudizio del tribunale laico e prestare, 
se richiesti, giuramento. 

(i) Cf. nel cap. Le formule, il Catalogo degli arcivescovi. 
(2) Cf. il cap. I notai &c. sotto Deusdedit L 
(j) Ibid. sotto Onesto III. 

(4) Ibid. sotto Deusdedit II. 

(5) Ibid. sotto Gerardo I. 

(6) Ibid. sotto Onesto V. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E QTTADINA DI RAVENNA 31 

Tutto ciò era, come è noto, contrario ai canoni. Per impe- 
dire che l'esercizio delle temporalità ostacolasse l' ufficio spirituale 
della Chiesa o venisse a trovarsi a contrasto con esso, lo Stato 
giunse all' istituzione dei difensori e avvocati delle chiese ('\ del 
fòro ecclesiastico (-) e del fòro misto ('). 

Si è veduto nelle mie Ricerche per la storia di Ravenna e di 
Roma come gli arcivescovi di Ravenna fossero nello stesso tempo 
grandi ecclesiastici e signori temporali; è perciò ben naturale che 
essi dessero al loro collegio di difensori una salda organizzazione 
e un largo sviluppo. 

Secondo le scarse notizie tramandateci dalle carte, il collegio 
dei difensori della chiesa Ravennate era costituito da un primicerio 
dei difensori e da uno o più avvocati e procuratori. 

fl) Il primicerius defensorum. Il primicerio dei difen- 
sori della chiesa Ravennate sembra che fosse un notaio della Can- 
celleria. Come notaio rogava i contratti conclusi tra l'arcivescovo 
e i privati; come primicerio doveva preparare gì' incartamenti ri- 
guardanti le cause in pendenza tra i privati stessi e l'arcivescovo 
intorno a possedimenti della mensa. Non doveva, com' è natu- 

(i) Mon. Gemi. hist. Capituhria Regum Francorum, t. I, n. 32, cap. 13, 
Capitulare missorum generale: «Ut episcopi ... advocatos atque vi- 
« cedomini legem scientes et iustitiam diligentes . . . habeant ». 

(2) Cf. ibid. Admonitio generalis, a. 789, n. 22, cap. 28: « Item in 
« eodem concilio [Calcedonenst], ut, si clerici inter se negotium aliquod habue- 
«rint, a suo episcopo diiudicentur, non a secularibus » ; ibid. cap. 38: «Item 
«in eodem concilio [Carthaginensi], ut clerici et ecclesiastici ordines, si cul- 
« pam incurrerint, ut apud ecclesiasticos iudicentur non apud seculares». 

(3) Cf. ibid. Synodus Franconofurtensis dell' a. 794, e. 30: 
«... et si forte inter clericum et laicum fuerit orta altercatio. episcopus et 
« Comes simul conveniant et unanimiter inter eos causam diffiniant secundum 
« rectitudinem » ; cf. anche Petri exceptiones ìegum Rotnanorum, lib. IV, cap. 47: 
« Si quis cum monachis vel clericis litigium habuerit, non currat ad saecu- 
« larem iudicem, sed apud episcopum eat, si ab eo potest iudicium consequi». 
Ma, anche secondo le Exceptiones, il vescovo deve essere coadiuvato dal 
messo imperiale, unica garanzia per l'attore o convenuto laico. Infatti al 
capo 12 dello stesso lib. IV si legge: «Nemo in sua causa debet esse iudex. 
« iniquum enim est, in re propria alicui tribuere hcentiam proferre sen- 
« tentiam » . 



ja 



G. BUZZI 



ralc, essere sfornito d* una certa cultura giuridica, cultura del resto 
comune a tutti gli addetti della Cancelleria ('l 

L'unico primicerio dei difensori del quale sia noto il nomee 

il notaio Domenico II, che rogò nella Cancelleria arcivescovile 

dal 906 al 933, sotto Giovanni XI, Costantino I e Pietro IV (^). 

^) Gli avvocati. Gli avvocati della chiesa Ravennate 

erano, come stabiliva la legge, laici. 

Erano sempre uomini di legge, esercitassero o no, come per 
alcuni si può dimostrare ('), l'arte del giudicato e del tabellionato ; 
ed appartenevano generalmente a ricche e nobili famiglie ravennati (*\ 

Gli avvocati rappresentavano l'arcivescovo in giudizio sia at- 
tivamente, come attori (5\ sia passivamente, come convenuti (*); 
giuravano « de astu » , se richiesti (7), e ricevevano l' investitura ed 
il hanno per i beni contestati in nome della parte rappresentata ^^\ 

È difficile stabilire con sicurezza il numero dei membri laici 
componenti il collegio dei difensori della chiesa di Ravenna. Pro- 
babilmente e' erano un avvocato, un sostituto il quale portava il 
titolo di vicedomino, e almeno un procuratore. 

Le mansioni del procuratore risultano identiche a quelle del- 
l'avvocato (?) ; quanto al vicedominus, benché le attribuzioni 
siano identiche, sembra ricoprisse una carica inferiore all'avvocato; 
infatti « lohannes vicedominus q. v. de Vera » che interviene ad 
una rinvestitura del 4 aprile iodi ('°) insieme a « Petrus iudex 

(i) Le clausole d'obbligazione e penali delle carte notarili hanno un per- 
fetto riscontro nei più minuti e mutevoli particolari coi precetti giuridici con- 
tenuti nelle Petri exceptiones legum Rontanorum e nel Brachylogus iuris civilis, 
due opere di diritto della scuola giuridica Ravennate. 

(2) Cf. il cap. I notai &c, sotto Domenico II. 

(3) Cf. a p. 33 l'Elenco degli avvocati. 

(4) Cf. ibid. e in Buzzi, Ricerche &c. l'albero genealogico dei negozianti 
Marini. 

(5) Rav. Are. F . 2085. 
(ó) Ibid. 1 . 4480. 

(7) Cf. Petri exceptiones &c. I, cap. 63. 

(8) Rav. Are. F.208S; E. 1896; G.2925; L . 4772 &c. 

(9) Rav. Are. G . 2808 e E. 189 1. 
(io) Ibid. L.4772. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 33 

« SS. palaci! et advocatus s. Ravennatis eclesie » è nominato dopo 
l'avvocato; e quando nel 1025 è promosso egli stesso alla carica 
di avvocato, smette il titolo di vicedomino ('\ 

Ecco l'elenco degli avvocati, vicedomini e procuratori citati 

nelle carte: 

«Leo advocatus Georgii archiepiscopi», (838)^^1 
«Marinus q. v. Bonizo avocitore lohannis [XII] archiepi- 

« scopi », (988)('). 

«Petrus iudex ss. palaci! et advocatus Leonis archiepiscopi», 

(iodi) (4). 

«lohannis vicedomino q. v. de Vera», (looi)^^). 

« Atiliano consul avocato re Arnaldus archiepiscopi», (io 14)^^1 

«Johannes q. v. de Vera avocatore Heriberti archiepiscopi», 

(io25-io43)(7). 

« Ugo procurator Gebeardi archiepiscopi », (1037-1050) ^^\ 
Del collegio dei difensori non si hanno altre notizie. 



NOTAI DELLA CHIESA RAVENNATE 

GRIMOALDO I (872). 

«Grimualdus notarius sancte Ravennatis ecclesie». 

Rogò nella cancelleria arcivescovile sotto Giovanni X; di lui 
abbiamo due livelli dell' 8 ottobre (Rav. Are. H . 3245) e del 19 ot- 
tobre 872 (ibid. L . 4770). 

(i) Rav. Are. 1 . 4479. 

(2) Ibid. F . 2085. 

(3) Ibid. G . 2925. 

(4) Ibid. L.4772; capsa R, litt. G G, n. i. 

(5) Ibid. capsa R, litt. GG, n. i. 

(6) Ibid. F . 2084. 

(7) Ibid. I . 4479 ; G . 2806. 

(8) Ibid. G.2748; E . 1891. 

Bullelt. Ist. Slor. 3 



j^ G. BUZZI 

ONESTO I (882). 

« Honestus notarius sancte Ravennatis ecclesie ». 

Di lui abbiamo un solo livello del 26 luglio 882 (Rav. Are. 

L. 5055). 

VITALE I (890). 

« Vitalis notarius sancte Ravennatis ecclesie». 

Rogò nella cancelleria arcivescovile sotto Domenico I (889-897 

o 898); di lui abbiamo un livello del 20 settembre 890 (Rav. Are. 

L. 5033). 

ONESTO II (891-892). 

«Honestus notarius sancte Ravennatis ecclesie». 
Rogò nella cancelleria arcivescovile sotto Domenico I (889-897 
o 898); di lui abbiamo le seguenti carte: 

livello del 26 luglio 891 (Rav. Are. E, 1889); 
enfiteusi del 21 luglio 892, Ferrara (ibid. F. 1938); 
livello del 28 luglio 892 (ibid. G , 2879). 

COSTANTINO I (891-905). 

« Constant in US primicerius notariorum sancte Ravennatis 
« ecclesie » . 

Resse la cancelleria arcivescovile durante gli arcivescovadi di 
Domenico I (889-897 o 898), Kailone I (898-904 o 905) e Gio- 
vanni XI (904 o 90 5 -maggio 914); di lui abbiamo le seguenti carte: 

livello del 28 luglio 891 (Rav. Are. G.2676); 

enfiteusi del 17 novembre 891 (ibid. G.2914); 

livello del 22 settembre 895 (ibid. H.3653); 

donazione dell' 8 aprile 894 (Fori. Com. libro Biscia, ce. 98 B-99A, copia); 

livello del 15 luglio 905 (Rav. Are. G . 2989). 

DOMENICO I (892-896). 

« Dominicus notarius sancte Ravennatis ecclesie » . 
Rogò nella cancelleria arcivescovile sotto Domenico I (889-897 
o 898); di lui abbiamo : 

livello del 5 luglio 892 (Rav. Are. B.322); 
» 1 2 dicembre 894 (ibid. L . 4782) ; 

» 6 settembre 896 (ibid. G. 2952). 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 35 



DEUSDEDIT I (896). 

« Deusdedit notarius sancte Ravennatis ecclesie». 
Rogò nella cancelleria dell' anti-arcivescovo Giovanni [XI] (feb- 
braio 896); di lui abbiamo un livello del 13 febbraio 896 (Rav. 

Are. E . 181 1). 

LEONE I (898-905). 

«Leo clerico et notarlo sancte Ravennatis ecclesie » . 

Il 24 luglio 900 (Rav. Are. I.4342): «Leo clerico et no- 
« tario sancte Ravennatis ecclesie et abbas monasterio S. Georgii, 
« filio Berardo, qui ei consensum prebuit » concede a livello a 
V^enerio e Maria, consorti, alcune terre nel fondo Petroniano ap- 
partenenti al detto monastero. 

Fu notaio della cancelleria arcivescovile al tempo di Kailone I 
(898-904 o 905). Non ci sono pervenute carte rogate da questo 
notaio; a lui però possono attribuirsi i documenti nn. 115, 152, 
157 e 174 del codice Bavaro. 

DOMENICO II (906-933). 

« D o m i n i e u s notarius et primicerius defensorum sancte 
«Ravennatis ecclesie». 

Fu notaio nella cancelleria arcivescovile sotto l' arcivescovo 
Giovanni XI (904 o 905-maggio 914); ottenne la carica di 
« primicerius defensorum sancte Ravennatis ecclesie » sotto Co- 
stantino I (914-926 o 927) e la conservò anche sotto Pietro IV 
(927-ottobre 971). Anche come primicerio rogò carte nella can- 
celleria firmandosi in alcune di esse col solo titolo di notaio 
(cf. Rav. Are. E . 1804; I . 4365); di lui abbiamo come notaio : 

livello del 4 aprile 906 (Rav. Are. F. 1977); 

» 906-918-933 (ibid. capsa S, litt, O O, n. 4). frani.; 

» I febbraio 907 (ibid. F.2392); 

» 8 novembre 907 (ibid. L . 5086) ; 

» I maggio 908 (ibid. G.2869); 

» 8 giugno 908 (ibid. L. 5036); 

» 13 settembre 908 (ibid, G . 2697) ; 

» 12 febbraio 909 (ibid. L.5001); 

» 17 giugno 909 (ibid. G.2677); 



36 G. BUZZI 

enfiteusi dd 3 settembre 909 (Rav. Are. E. 1805); 

» 8 ,911 (ibid, G.2704); 

livello del 4 settembre 911 (ibid. G.2698); 

» ... maggio 912 (ibid. H.3632); 

» 5 febbraio 914 (ibid. L.4775). 

Come primicerio rogò le seguenti carte: 

livello del 27 maggio 918 (Rav. Are. L.4780); 

» 8 febbraio 920 (ibid. E. 1804); 

» 15 febbraio 921 (ibid. I.4365); 

enfiteusi del 26 gennaio 922 (ibid. B.374); 

» 16 luglio 927 (ibid. F.2326); 

livello del 16 dieembre 933 (ibid. H.3136). 

ONESTO III (907). 

« H o n e s t u s notarius sancte Ravennatis ecclesie » . 
Rogò nella cancelleria dell'anti-arcivescovo Theobaldo; di lui 
abbiamo una carta del 19 gennaio 907 (Rav. Are. F.2361). 

DESIDERIO I (912). 

« Desiderius subdiaconus sancte Ravennatis ecclesie». 

Sembra addetto alla cancelleria arcivescovile. Sotto Giovanni XI 
(904 o 905-maggio 914), il 31 agosto 912, rogò un livello col 
titolo di « subdiaconus » (Rav. Are. E . 1725). 

GIOVANNI I (918). 

«lohannes notarius sancte Ravennatis ecclesie». 
Rogò nella cancelleria arcivescovile sotto Costantino I (914-926 
o 927); di lui abbiamo: 

livello del 27 maggio 918 (Rav. Are. E . 1806); 
» 27 maggio 918 (ibid. H . 3257). 

PIETRO I (932-941). 

«Petrus diaconus et primicerius notariorum sancte Raven- 
« natis ecclesie » . 

Resse la cancelleria arcivescovile sotto l'arcivescovo Pietro IV 
(927-ottobre 971). Rogò un livello del 21 aprile 941 sottoscriven- 
dosi col solo titolo di « primicerius notariorum sancte Ravennatis 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 37 

«ecclesie» (Rav. Are. F.2231); in una quietanza del 932 (ibid. 
P.8532) porta anche il titolo di « exiguus diaconus». 

GIORGIO I (935-980). 

«Georgius notarius et primycyrius notariorum sancte Ra- 
ce vennatis ecclesie ». Fu notaio nella cancelleria arcivescovile da 
circa il 935 al 972, cioè sotto gli arcivescovi Pietro IV (927-ot- 
tobre 971) e Onesto I (aprile 971-983). 

Prete nel 970 (Rav. Are. I. 4480), ottenne sotto Onesto I 
la dignità di arcidiacono e di primicerio dei notai, di abate del mo- 
nastero di S. Stefano Giuniore('), e più tardi la prepositura della 
chiesa di S. Agnese (*); di lui abbiamo le seguenti carte: 

enfiteusi degli anni 935, 953, 965 (Rav. Are. capsa S, litt. GG, n. 8); 
» degli anni 935-971 (ibid. capsa S, litt. N, n. 3); 
» del 21 luglio-dicembre 940 (ibid. F.2350); 
» degli anni 940, 955, 970 (ibid. cart. n. 20, i), fram. ; 
» del 12 aprile 943 (ibid. B.363); 
patto dell' 8 giugno 943 (ibid. E. 1887); 
enfiteusi del 5 maggio 944 (ibid. E. 183 1); 
patto del 12 febbraio 945 (ibid. I.4442); 
enfiteusi del 2 ottobre 947 (ibid. F.2359); 
enfiteusi del 3 maggio 948 (ibid. G.2400); 
livello dell' 8 maggio 948 (ibid. Q .8702); 
livello del 17 novembre 948 (ibid. G.2401); 
enfiteusi del 23 giugno 949 (ibid. F.20S7); 
» 3 marzo 950 (ibid. G.2402); 

» 9 gennaio 952 (ibid. F.2371); 

livello del 27 giugno 952 (ibid. G.2403); 
» ... settembre 952 (Boi. St. n. 3); 

» 17 gennaio 953 (Rav. Are. G.2404); 

(i) Il 28 maggio 978 «Georgius archidiaconus et primicerius notariorum 
« sancte Ravennatis ecclesie et abbas monasterii S. Stefani lunioris » concede 
alcune terre del detto monastero in enfiteusi a Costantino diacono (Federici Pl. 
Rer. Pomp. hist. app. n. xiii). 

(2) Il 3 marzo 980 «Georgius per Domini misericordiam archidiaconus 
« et primycyrius nota[riorum sancte Ravennatis ecclesie et prepositus] basilice 
«S. Agnes martiris » concede a Domenico callicario in enfiteusi una casa in 
Ravenna presso la «Scola callicariorum » (Rav. Are. F,2 348). 



38 G. BUZZI 

enfiteusi del 7 gennaio 954 (Rav, Are. F.2346); 

» 19 settembre 954 (ibid. F.2977); 

» 26 ottobre 954 (ibid, G. 2405); 

» 26 ottobre 954 (ibid. G.2406); 

» 25 agosto 95 5 (ibid. G . 2407) ; 

» 23 settembre 955 (ibid. F . 2356); 

» 19 febbraio 956 (ibid. F.2088); 

livello del 16 marzo 956 (Mod. St.); 

donazione del 22 febbraio 957 (Rav. Com. S, Vitale 1, i, 8): 
enfiteusi del ò aprile 957 (Cod. Paris, n. 2); 

» 26 maggio 957 (Rav. Are. L.5034); 

» 15 settembre 957 (ibid. G.2408); 

» 14 agosto 958 (ibid. G.2409); 

» 25 luglio 959 (ibid, F.2357); 

» 959 (ibid. G.2410); 

» 12 maggio 960 (ibid. F.2358); 

» 960 (ibid. eartone n. 139), fram. ; 

» 5 maggio 963 (ibid. F.2355); 

livello dell'agosto 963 (ibid. eapsa S, litt. N, n. 9); 
enfiteusi del IO dieembre 963 (ibid, G.2412); 

» 8 febbraio 964 (Cod, Paris, n. 3); 

» 4 marzo 964 YRav, Are. N,676i); 

» 25 giugno 964 (ibid. I . 4432); 

» 964 (ibid. P.8412); 

» 965-971 eirca (ibid. F.2392); 

» 3 aprile 965 (Rav. S. A. n. 3); 

» 27 maggio 965 (Cod. Paris, n. 4); 

» 14 marzo 966 (Rav. Are. Q..8808); 

» 6 luglio 966 (ibid. eapsa R, litt. G, n. 9) ; 

livello del 25 gennaio 967 (ibid. F.2388); 
enfiteusi del 15 luglio 967 (ibid. F.2353); 
livello del 23 luglio 967 (ibid. F.2347); 
enfiteusi del 24 luglio 967 (ibid. G,24i6); 

» 12 ottobre 967 (ibid. G.2417); 

livello 968-975 (ibid. eapsa S, litt. F F, n. 8); 

enfiteusi del 5 febbraio 968 (ibid. F . 2076) ; 

» 27 febbraio 968 (ibid. F.2360); 

livello del 28 febbraio 968 (ibid. L.5032); 

» 8 agosto 968 (ibid. P.8356); 

» 6 settembre 968 (ibid. L , 5083); 

enfiteusi del 2 ottobre 968 (ibid. F.2310); 

» 968 (ibid. eapsa R, litt. Q., n. io) ; 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 39 

enfiteusi del 16 agosto 970 (Rav. Are. 1 . 4491); 

» 17 agosto 970 (ibid. Q..8703); 

» 9 dicembre 970 (Cod. Paris, n. 6); 

» 970 (Rav, Are. L.4983); 

livello del 5 aprile 971 (ibid. G.2971); 

» 22 luglio 971 (ibid. F.2378); 

enfiteusi del 24 gennaio-ottobre 971 (ibid. I.4218); 

» IO settembre 971 (Cod. Paris, n. 7); 

» 18 ottobre 971 (ibid. n. 8); 

» I febbraio 972 (Rav. Are. F . 2366); 

» 30 aprile 972 (ibid. F.2305); 

» 24 maggio 972 (ibid. F.2383); 

» 20 luglio 972 (ibid. F. 2380); 

» 27 luglio 972 (ibid. G.2435); 

» 9 settembre 972 (ibid. F.2377); 

» IO settembre 972 (ibid. F,2367); 

» 26 settembre 972 (ibid. G.2434); 

» 972 (ibid. F. 2364); 

livello del 972 (ibid. capsa I, litt. Z Z , n. 9). 

LEONE II (944-960). 

« Leo presbiter et notarlo sancte Ravennatis ecclesie ». 

Rogò nella cancelleria arcivescovile sotto l'arcivescovo Pietro IV 
(927 -ottobre 971). Eccetto una carta, nella quale si sottoscrive 
« presbiter et notarlo » (Rav. Are. L . 5084), egli sottoscrive 
sempre col titolo di : « notarlo » ; di lui abbiamo : 

livello dell' 11 giugno 944 (Rav. Are, L. 5084); 
enfiteusi del i luglio 954 (ibid. F.2303); 

» 24 maggio 958 (ibid. I.4265); 

» 14 maggio 960 (ibid. G. 241 1). 

SERGIO I (964-972J. 

«Sergi US clerico et notarius sancte Ravennatis ecclesie». 
Apparteneva alla famiglia dei duchi Sergi ed era figlio di Adal- 
berto e fratello di Giovanni 11^'). 



(i) Cf. G. Buzzi, Ricerche &e. p. 198, Albero genealogico dei 
duchi Sergi. 



40 



G. BUZZI 



Il 5 marzo 964 «Scrgius clerico et notarius sancte Ravcn- 
« natis ecclesia et abbas monasterii S. Georgius, qui est situs foris 
« Porta q. v. Trcmeduli ('\ una cum conscnsus cunctis deser- 
« vicncium eiusdcm monasterii et filio presenti et conscncicntis 
« Adalhcrtus dux q. v. de Sergius, qui iis omnibus consensum 
« prebuit » (Rav. Are. E . 1852) concede in enfiteusi a Deusdedit 
console, a Ermengarda sua moglie, ed a Apollinare e Tribuno 
loro figli, due traverse di terra di proprietà del detto monastero. 

Fu notaio nella cancelleria arcivescovile sotto Pietro IV (927- 
ottobre 971); il 22 maggio 972 è suddiacono, ma non porta più 
il titolo di notaio (ibid. F.2233). 

Di lui abbiamo: 

Donazione del 13 marzo 969 (Rav. Are. 0,2418), copia del 1056. 

DEUSDEDIT II (971-1037). 

«Deusdedit clerico et notarius sancte Ravennatis ecclesie». 

Notaio nella cancelleria arcivescovile sotto gli arcivescovi One- 
sto I (971-983), Giovanni XII (luglio 983-aprile 998), Gerberto I 
(28 aprile 998-2 aprile 999), Leone I (aprile o maggio 999-circa 
agosto looi), Federico I (novembre iodi -giugno 1004), Tanti- 
arcivescovo Adelberto (1004- io 13), e Arnoldo I (dicembre 1013- 
17 novembre io 19). 

Dal 971 al looi rogò quasi tutti gli atti della cancelleria ar- 
civescovile; dal IODI al 1037 egli rimase ancora al servizio della 
cancelleria, ma rogò assai raramente e soltanto nel primo quin- 
dicennio del sec. xi. Il 3 marzo 1037 Deusdedit è « accolitus 
« et notarius s. Rav. ecclesie et abbas monasterii s. Marie q. v. 
« in Germinella » (*); di lui abbiamo: 

enfiteusi del 971 (Cod. Paris, n. 9); 

» 971 (ibid. n. IO, copia del tab. Ugo); 

» 4 gennaio 973 (Rav. Are. G.2436); 

» 28 aprile 973 (ibid. G.2437); 

» 1 agosto 973 (ibid. G.2438); 

livello del 29 ottobre 973 (ibid. capsa S, litt. M, n. 2); 

» 31 ottobre 973 (ibid. I.4486); 

(i) Questa porta era detta anche Artemidoris (Rav. Are. F.2233). 
(2) Rav. Com. S. Vitale, I, iv, 3. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 41 

enfiteusi del i novembre 973 (Rav. Are. L.5o8$); 

livello del 973 (ibid. G . 2705) ; 

enfiteusi del 973 (ibid. capsa S, litt. H H, n, 3), fram.; 

» ... febbraio 974 (ibid. F.2376 copia e spuria); 

)) 3 febbraio 974 (ibid. I.4436); 

» 7 aprile 974 (ibid. F.2582); 

» 20 aprile 974 (ibid. G . 2439); 

» 21 aprile 974 (ibid. F, 2365); 

» 22 aprile 974 (ibid. F.2379); 

» 22 maggio 974 (ibid. G . 2440) ; 

» 15 maggio 975 (ibid. G.2867); 

» 97S (ibid. F . 2328); 

» degli anni 975-976 (ibid. F.2384); 
donazione del 13 maggio 976 (ibid. F,239i); 
enfiteusi del 16 agosto 976 (ibid. G , 2441); 
» ' 9 novembre 976 (ibid. F.2330); 

» 976 (ibid. F.2381); 

» 2 maggio 977 (ibid. F.2568); 

)) IO maggio 977 (ibid. F.2354); 

» 5 giugno 977 (ibid. H. 3631); 

patto del 6 giugno 977 (ibid. I . 4483); 
enfiteusi del 23 giugno 977 (ibid. F.2386); 
donazione del 24 luglio 977 (ibid. cartone n. 24), fram.; 
enfiteusi del 23 dicembre 977 (ibid. F,232i); 

» 8 gennaio 978 (ibid. capsa S, litt. X X, n. 2) ; 

» 4 maggio 978 (ibid. F.2329); 

» 23 giugno 978 (ibid. F.2385); 

» 22 luglio 978 (ibid. H. 3240); 

» 978, 993, 1008 (ibid. capsa R, litt. N, n. 8); 

livello del 22 ottobre 979 (ibid. G.2691); 

enfiteusi del 980 (ibid. I . 4490); 

livello del 18 maggio 980 (ibid. G.2445); 
enfiteusi del 5 settembre 980 (ibid. Q. . 8809) ; 
» 7 gennaio 981 (ibid. L.4777); 

» 3 marzo 981 (ibid. I.4217); 

» 7 aprile 981 (ibid. F.2322); 

» 21 agosto 981 (ibid. F . 2372); 

>) 16 settembre 981 (Cod. Paris, n. 11); 

» 14 dicembre 982 (Rav. Are. G.2445); 

» I aprile 982 (ibid. Q..8771); 

livello degli anni 983, 998 (ibid. E.1841); 
» 2 aprile 984 {ìbìd. G.2709); 

Builett. Ist. Star. 3* 



42 G. BUZZI 

cnlitcìisi del 3 giugno 984 (Rav. Are. G.2954); 
donazione del 14 gennaio 986 (Rom. S. P. n. 12); 
livello del IO maggio 986 (Rav. Are. G .2917); 
quietanza del marzo 987 (ibid. eapsa R, litt. R, n. 5 =>) ; 
enfiteusi del 26 febbraio 988 (ibid. G.2918); 

» IO luglio 988 (ibid. G.2921); 

livello del 23 febbraio 989 (ibid. G.2925); 

» 24 luglio 989 (ibid. H. 3672); 

enfiteusi dell' 8 settembre 990 (ibid. E. 1840); 

» 26 aprile 991 (Cod. Paris, n, 12); 

quietanza del luglio 991 (Rav. Are. eapsa R, litt. R, n. 5''); 
enfiteusi del 20 luglio 992 (ibid. G . 2920); 

» 3 settembre 992 (ibid. G.2916); 

» 23 maggio 993 (ibid. G.2922); 

livello del 17 gennaio-agosto 994 (ibid. I.4437); 
enfiteusi del 15 giugno 994 (ibid. G.2978); 

» 2 luglio 994 (ibid. E. 1888); 

» 15 febbraio 995 (ibid. G.2919); 

livello del 19 aprile 997 (ibid. L.4774); 

» 19 aprile 997 (ibid. L. 5051); 

patto del 3 luglio 997 (ibid. G . 2924) ; 

» 6 maggio IODI (ibid. F.2323); 

enfiteusi del 15 giugno iodi (ibid. G,2949); 

» 20 giugno IODI (ibid. E.1791); 

» 9 novembre 1002 (ibid. G.2685); 

» 28 febbraio 1014 (ibid. L . 5031). 

PIETRO II (973-978). 

« Petrus notarius sancte Ravennatis ecclesie ». 
Rogò nella cancelleria arcivescovile sotto Onesto I (aprile 
971-983); di lui abbiamo: 

enfiteusi del 26 agosto 973 (Rav. Are. F. 2363); 
» 12 ottobre 978 (ibid. G . 2442). 

GERARDO I (976-1024). 

« Gerardus clericus et notarius sancte Ravennatis ecclesie». 

Notaio nella cancelleria arcivescovile dal 25 novembre 976 (') 

al 22 ottobre i024(*) sotto gli arcivescovi Onesto I (aprile 971-983), 

(i) Federici Pl. Rei: Pomp. hist. app. n. xii. 
(2) Rav. Are. 1 .4431. 



LE CURIE ARCH'^SCOVILE E CITTADINA DI RA\TNNA 45 

Giovanni XII (luglio 98 3 -aprile 998), Gerberto I (28 aprile 998- 
2 aprile 999), Leone I (aprile o maggio 999-circa l'agosto iodi), 
Federico I (novembre iodi -giugno 1004), Arnoldo I (dicem- 
bre 1013-17 novembre 1019) e Heriberto I (1019 o 1020-1027); fu 
anche abbate del monastero di « S. Maria q. v. e Xenodochio » (*). 
Apparteneva alla famiglia dei Duchi (^) ed era figlio del dativo 
Gerardo e nepote del Duca Faroaldo ('>. Non ci sono giunte carte 
rogate da questo notaio. 

MARINACIO I (976). 

«Marinacius clericus et notarius sancte Ravennatis ec- 
<f clesie » . 

Fu notaio nella cancelleria arcivescovile al tempo di Onesto I 
(circa aprile 971-983), ma non ci sono giunte carte da lui ro- 
gate. Non sappiamo a quale famiglia appartenesse; ma era cer- 
tamente nepote dell'arcidiacono Giovanni. 

Il 13 maggio 976, Onesto I concede « lohanni venerabili ar- 
ce chidiacono sancte Ravennatis ecclesie omnibus diebus vitae suae » , 
e alla sua morte, « Marinacio clerico et notarlo sancte Ravennatis 
« ecclesie fili[o] . . . omnibus diebus vitae suae » il monastero di 
S. Stefino «in fundamenta » in Ravenna (Rav. Are. F . 2391). 

ONESTO IV (982). 

«Honestus clericus et notarius sancte Ravennatis ecclesie». 

Apparteneva alla famiglia dei duchi Maestri delle milizie, ed 
era figlio di Andrea, fratello di Andrea e Rodaldo (+> ; era perciò 
legato di parentela con i duchi Deusdedit^') e i duchi di Traversara ^^\ 

(i) Federici Pl. op. cit. nn. xii, xix, xxii, xxix, xxxi, xxxm, xxxvi, 
XXXIX, XLiv, XLVi, LUI, Lvi, Lviii, Lix ; Rav. Are. 0,2908; I.4431. 

(2) Di questo ramo della famiglia dei Duchi, per la scarsità di notizie non 
ho potuto dare l'albero genealogico nelle Ricerche &c. cit. 

(3) Cf. i docc. citt. nella nota n. i. 

(4) Cf. Buzzi, Ricerche Scc. a p. 202 1' albero genealogico dei 
duchi Deusdedit e Maestri delle milizie. 

(5) Cf. ivi. 

(6) Cf. ivi e a p. 208 l'albero genealogico dei duchi di 
Traversata. 



44 G. BUZZI 

probabilmente anche con l'arcivescovo Onesto I (circa aprile 97 1-983), 

alla cui cancelleria era addetto. Il 14 982 era abbate del 

monastero « Ss. Marci et Marcelli seo Filiculc positum [in regione] 
« basilice monasteri! S. Apollinaris, site in Classis » *''). Non ci 
sono pervenute carte rogate da questo notaio. 

ONESTO V (1001-1028). 

« Honestus notarius sancte Ravennatis ecclesie » . 
In una investitura del 18 novembre 1020 è detto «Honestus 
« q. v. Bonizo » ^'\ Fu notaio della cancelleria arcivescovile sotto 
gli arcivescovi Leone I (aprile o maggio 999-circa l'agosto iodi), 
Federico I (novembre iodi -giugno 1004), Arnoldo I (dicem- 
bre 1013-17 novembre 1019), ed Heriberto I (1019 o 1020-1027). 
Il 12 maggio looi (Rav. Are. F . 2397) rogò « prò vice 
« Deusdcdit », e fino al novembre 1002 contemporaneamente al 
notaio Deusdedit II; in seguito, dal 17 dicembre 1002 al 1027, rogò 
tutte le carte della cancelleria arcivescovile che ci sono giunte. 
Di lui abbiamo: 

livello degli anni 1001-1028 (Rav. Are. capsa I, litt. G G, n. io); 
enfiteusi del 12 maggio iodi (ibid. F.2397); 
livello del 2 giugno looi (ibid. H. 3246); 
enfiteusi del 20 giugno looi (ibid. E. 1791); 
donazione del i maggio 1002 (Rav. Com. S. A. XXIV, i, 8); 
enfiteusi del 17 dicembre 1002 (Cod. Paris, n. 13); 
» 6 marzo 1003 (ibid. nn. 14-15); 

» 7 aprile 1003 (Rav. Are. 1.4984=') copia; 

» 17 luglio 1003 (Cod. Paris, n. 16); 

» 12 agosto 1003 (Rav. Are. F.2065); 

» 20 luglio 1004 (ibid. capsa S, litt. F, n. 8) fram.; 

livello del 15-25 agosto 1004 (ibid. G.2883); 
enfiteusi del 20 settembre 1004 (ibid. G. 2880); 

livello del 1004 (ibid. E. 1789); 

donazione del 6 aprile 1014 (Rav. Com. Class. XV, i, 13 copia); 
livello del 28 novembre 1015 (Rav. Are. G.2891); 
enfiteusi del 6 rnaggio 1016 (ibid. G.2874); 
» 17 giugno 1016 (ibid. G . 2875) ; 

(i) Rom. S. P. n. 5. 

(2) Rav. Com. S. G. E. busta 1497, n. i BB e. 194. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 45 



livello del 7 dicembre 1016 (Rav. Are. cartone 139), fram.; 

» 21 gennaio 1017 (ibid. F.2005); 

» 20 febbraio 1017 (ibid. F.2270); 

») 21 febbraio 1017 (ibid. F.2304); 

» 4 novembre 1017 (Cod. Paris, n. 17); 

» 4 novembre idi 7 (Rav. Are. G.2990); 

» 5 novembre 1017 (ibid. G.2905); 

» II novembre 1017 (ibid. I.4477); 

enfiteusi del 18 dicembre 1017 (ibid. L.4984''), copia; 

» 24 gennaio 1018 (ibid. F.2011); 

donazione del 20 febbraio 1018 (Federici Pl. Rer. Pomp. hist. n. lii); 
livello del 23 febbraio 1018 (Rav. Are. G.2712); 
enfiteusi del 24 maggio 1018 (ibid. F.2010); 

» II ottobre 1018 (ibid. G.2695); 

livello del 20 gennaio 1019 (ibid. F.2009); 
enfiteusi del 26 gennaio 1020 (ibid. F.2050); 
investitura del 18 novembre 1020 (Rav. Com. S. G. E. busta 1497, 

n. I B B, e, 194), copia; 
enfiteusi del 23 maggio 1021 (Rav. Com. S. Vit. I, ni, 8); 

» 27 gennaio 1022 (Rav. Are. E. 1803); 

» 12 febbraio 1022 (ibid. E. 1797); 

» 12 marzo 1022 (ibid. I.4359); 

livello del 23 luglio 1022 (ibid. G.2679); 

» 25 settembre 1022 (ibid. G.2906); 

» II ottobre 1022, territ. di Rimini (ibid. 1 . 4560) 

» 12 ottobre 1022, territ. di Rimini (ibid. F.2048); 

» 16 ottobre 1022, Cesena (ibid. G.2915); 

» 18 ottobre 1022, Cesena (ibid. F.2535); 

» 18 ottobre 1022, Cesena (ibid. F.2332); 

» 18 ottobre 1022, Cesena (ibid. G.2969); 

» 20 ottobre 1022, Cesena (ibid. F.2041); 

enfiteusi del 10 novembre 1022 (ibid. Q.. 8805); 

» 1022 (ibid. F.2331); 

livello del 28 aprile 1023 (ibid. M.5617); 

» 3 maggio 1023 (ibid. E . 1890) ; 

enfiteusi del 21 ottobre 1023 (ibid. G.2951); 

» 23 novembre 1023 (ibid. G.2687); 

» 16 dicembre 1023 (ibid. G.2682); 

» 1023 (ibid. Q.8806); 

» 8 febbraio 1025 (ibid. F.2336); 

» 1026 (ibid. L . 4767) ; 

» 1027 (ibid. F . 2232). 



46 G. BUZZI 

Mori certamente prima del 28 marzo 1034 (■>, e con tutta pro- 
babilità nella prima metà del 1028 (»). 

L'albero genealogico dei suoi discendenti è il seguente: 

Onesto V 

Petrus III subdiac. et not. Onestus (3) Gerardus II not. Deusdcdit I tab. 

I 
Deusdedit III not. 

Gerardus III not. 

ANDREA I (1021). 

« Andreas clericus et notarius sancte Ravennatis ecclesie». 

Fu notaio nella cancelleria arcivescovile sotto Heriberto I (io 19 
o 1020- IO 27) e abbate nel monastero di S. Teodoro Martire q. v. 
«Greco », come si rileva da una concessione enfiteutica del 1021 
edita da PI. Federici nella Rerum Pomposianarum hìstorìa^^\ 

Era già abbate il 15 dicembre 1007; ma in questo tempo non 
era ancora, o almeno non portava, il titolo di notaio ^5). Non ci 
sono giunte carte rogate da questo notaio. 

GERARDO II (1028-1059). 

« Gerardus clericus et notarius sancte Ravennatis ecclesie ». 

Figlio del notaio Onesto V, al quale successe nella carica di 
notaio della cancelleria arcivescovile circa il luglio del 1028. 

Rogò sotto gli arcivescovi Gebehardo I (1028- 1044), Widgero I 
(1044-1046), Hunfrido I (1046-105 1), Enrico I (1052- 1072); di 
lui abbiamo le seguenti carte: 

donazione del 15 giugno 1028 (Rav. Coni. S. A. XXIV, i, 12); 
enfiteusi del 27 luglio 1028 (Rav. Are. F, 1962); 

» 1028-1044, in forma di regesto (ibid. F. 2334); 

» 1028-1044, in forma di regesto (ibid. P . 8496); 

livello in forma di regesto del 1028-1044 (ibid. capsa S, litt. R, n. 2); 

(i) Rav. S. A. n. 76. 

(2) La prima carta pervenutaci rogata dal notaio Gerardo II è del 15 giu- 
gno 1028 (Rav. Com. S. A. XXIV, i, 12. 

(3) Rav. S. A. n. 99. 

(4) Cf. app. n. LX. 

(5) Rav. Are. G . 2693. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 47 

livello del ... gennaio 1029 (Rav. Are. F.1965); 
enfiteusi del 3 gennaio 1029 (ibid. 1 . 4476), fram.; 
livello del 6 gennaio 1029 (ibid. 2608); 
enfiteusi del 7 gennaio 1029 (ibid. G.2706); 

» 7 marzo 1029 (ibid. E. 1815); 

» 9 maggio 1029 (ibid, E. 1836); 

livello del 25 maggio 1029 (ibid. G.2696); 
enfiteusi del .. . luglio 1029 (ibid. F.2344); 

» 5 marzo-dicembre 1030 (ibid. E. 1837); 

» 6 maggio 1030 (ibid. G.2991); 

» 27 giugno 1030 (ibid. 0,2689); 

livello del 3 agosto 1030 (ibid. L . 4776) ; 
enfiteusi del 13 agosto 1030 (ibid. F . 2067); 

» 15 ... , 1030 (ibid. E, 1838); 

livello del 21 , . . . 1030 (ibid, H . 3248), ine; 

» 5 gennaio 1031 (ibid, L.5054); 

» 7 gennaio 1031 (ibid. E, 1843); 

enfiteusi del 19 gennaio 1031 (ibid. F,235i); 

» 30 gennaio 103 1 (ibid, F.2394); 

livello del 20 marzo 103 1 (Cod. Paris, n. 18); 

» I maggio 1051 (Rav. Are, £,1796); 

» 12 maggio 103 1 (ibid. Q.,8704); 

enfiteusi del 22 maggio 103 1 (ibid. capsa S, litt. P P, n. 4); 

)) 16 agosto 1032 (ibid. E. 1885); 

» 12 ottobre 1032, Cesena (ibid. F.2223); 

» 14 febbraio 1033, Cesena (ibid. 0,2904); 

livello del 24 aprile 1033 (ibid, P.8186), ine; 

» 12 maggio 1033 (ibid. 0,2871); 

enfiteusi del 16 febbraio 1035 (ibid, F,2047); 

» 14 1035 (ibid. 0,2701); 

donazione del 1035 (ibid. capsa R, litt. N, n. io); 

enfiteusi del 27 gennaio 1037 (ibid. F.2352); 

» 27 gennaio 1057 (ibid, O, 2692); 

» 14 maggio 1037 (ibid. O.2870); 

» 16 aprile 1038 (ibid. I . 4481); 

» 23 agosto 1038 (ibid. F,2046); 

» ,.. febbraio 1040 (ibid. H.3673); 

donazione del 2 maggio 1040 (ibid. I . 4416); 
livello del 20 maggio 1040 (ibid. H.3681), fram.; 

» 21 novembre 1040 (ibid, Q.8807); 

patto del 31 1040 (ibid, I . 4306); 

enfiteusi del 17 aprile 1041 (ibid, 0,2970); 



48 G. BUZZI 

cnlitcusi del 4 agosto 1042 (Rav, Are. G.2894); 

» 18 maggio 1043 (ibid, G.2683); 

patto dell' 8 luglio 1042 (ibid. G.2710); 

enfiteusi del 1043 (ibid. G . 2909), frani.; 

livello del 1044 (ibid. Q..8807); 

» 17 agosto 1047 (ibid. F.2007); 

enfiteusi del 17 gennaio 1049 (ibid. G . 2631), frani.; 

» 14 aprile 1049 (ibid. G . 2797); 

» 7 giugno 1049 (ibid. H,3244); 

» I agosto 1049 (ibid. H.3259), ine; 

» 18 agosto 1049 (ibid. G. 2902); 

» 8 dicembre 1049 (ibid. H.3148); 

» 1049 (ibid. H.3256); 

» 1049 (ibid. capsa S, litt. II, n. i); 

livello del i marzo 1050 (ibid. P.8279); 
enfiteusi del 2 giugno 1050 (ibid. H.3657), fram. ; 

» 14 agosto 1050 (ibid. H.32O4)(0; 

» 5 novembre 1050 (ibid. Q..8705); 

pegno del 9 novembre 1050 (ibid. G.2789); 
enfiteusi del 31 dicembre 1050 (ibid. L.5056); 

» [105 1] ibid. F. 2345) (2); 

» 13 aprile 1053 (ibid. F.2339); 

a II maggio 1053 (ibid. E. 1807); 

» 15 maggio 1053 (ibid. E. 1798); 

donazioi)e del 24 maggio 1053 (Rav. Com. Class, n. 7 rosso); 
enfiteusi del 4 giugno 1053 (cod. Paris, n. 20); 

» 3 agosto 1053 (Rav. Are. G.2680); 

» 21 giugno 1054 (ibid. L.5052); 

» I marzo 1055 (ibid. G.2707); 

pegno del i marzo 1055 (ibid. G . 2700 e H.32)8), ine; 
enfiteusi dell'i I marzo 1055 (ibid. G.2872), frani.; 

») 15 marzo 1055 (ibid. F.2079); 

» 29 marzo 1055 (ibid. E . 1863), ine; 

» 28 giugno 1057 (ibid. G.2803); 

» 16 gennaio 1058 (ibid. E . 1794); 

livello del ... giugno 1059 (ibid. capsa R, litt. P, n. 6); 

» IO novembre 1059 (ibid. L.5033). 

(i) Copia eseguita nel sec. xiii da Ugo « sacri imperii et Faventie notarius » 
su altra copia autentica. 

(2) La datazione posta in colonna del margine sinistro della pergamena 
è stata tagliata ; essa è stata desunta dalla nota archivistica che ò nel verso e 
che forse fu scritta quando il documento era ancora integro. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 49 



PIETRO III (1034-1056). 

« Petrus subdiaconus et notarius sancte Ravennatis ecclesie». 

Era figlio del notaio Onesto V, e il 19 1042 era ab- 
bate del monastero di S. Martino « q. v. Atri maris » ('). Non 
ci sono pervenute carte rogate da questo notaio. Sottoscrisse : 

enfiteusi del 28 marzo 1034 (Rav. S. A. n. 76); 

copia d'enfiteusi del 26 dicembre 1023, eseguita il 13 giugno 1056 
(ibid. n. 63) dal tabellione Deusdedit I suo fratello. 

GIOVANNI II 

«lohannes notarius s. Ravennatis ecclesie». 

Fu notaio ed attore della chiesa Ravennate almeno dal 1044 
al 1048 sotto gli arcivescovi Widgero I (1044- 1046) e Hunfrido I 
(1046-105 1) per i quali riscosse (Rav. Are. 1 . 4266). 

Non ci sono giunte carte rogate da questo notaio. 

DEUSDEDIT III (1059-1104). 

«Deusdedit notarius sancte Ravennatis ecclesie». 

l-'u notaio nella cancelleria arcivescovile di Ravenna sotto gli 
arcivescovi Enrico I (1052-1072), Wiberto (1072-1100) e Ot- 
tone I (i 103- 1 104). Il 21 novembre 1069 '^^ era anche « actor 
« sancte Ravennatis ecclesie » e come tale riceve in enfiteusi al- 
cuni beni in nome dell'arcivescovo Enrico I. 

Sotto l'abbadessa Berta, forse fino dal 1077 "), certo dal 1085 
al 1098 ^^\ fia anche attore del monastero di S. Andrea Maggiore, 
per il quale riscosse canoni ; di lui abbiamo : 

enfiteusi del 24 dicembre 1059 (Rav. Are. G.2772), ine; 
pegno del 14 gennaio 1060 (ibid. L . 4778), ine; 
enfiteusi del 19 febbraio 1060 (ibid. F. 1986); 
pegno del 17 marzo 1060 (ibid. E. 181 3); 
enfiteusi del 18 marzo 1060 (ibid. F . 2143), ™c-; 

(1) Rav. Are. I . 4482. 

(2) Ibid. G . 2764. 

(3) Rav. S. A. n. 140. 

(4) Ibid. n. 149. 

Bui lei t. hi. Slor. 4 



so 



G. BUZZI 

ciilìteiisi del I aprile 1060 (Rav. Are. capsa S, litt. V V, n. io), frani. ; 

» 9 agosto 1060 (ibid. G.2783); 

>) 6 novembre 1061 (ibid, G.2785), ine; 

» 4 febbraio 1062 (ibid. I.4174); 

livello del 7 maggio 1062, «in loco q, v. Ligabii^i » (ibid. G.2831); 

» 15 gennaio 1063 (ibid. L.4779), ine; 
enfiteusi del 2 luglio 1065 (ibid. F . 2006) ; 

» 23 novembre 1067 (ibid. F . 2019), ine; 

» 8 marzo 1068, Cervia (ibid, F.2013), ine; 

» 16 agosto 1068 (ibid, G . 2776), ine; 

livello del 16 giugno 1069 (ibid. 1,4433), ine; 

» ... giugno 1069 (ibid. G . 2610), ine; 

» ... giugno 1069 (ibid. G . 2804), ine; 

« ... giugno 1069 (ibid. G . 2802), ine; 
enfiteusi del 9 marzo T070 (ibid. F.2014); 

)) 4 maggio 1073 (ibid. F.2025;, fram.; 

livello anteriore al settembre 1073 (ibid. E. 1760); 
enfiteusi del 30 aprile 1074 (Cod. Paris, n. 25); 

« 14 maggio 1074 (Rav. Are F . 2024), ine; 

» 20 maggio 1074 (ibid. 1,4072); 

» settembre-dicembre 1074 (ibid. E. 1839); 

» II dicembre 1074, Argenta (ibid. F . 2025), ine; 

» 15 dicembre 1074 (ibid. G . 2830), ine; 

)) 21 maggio 1075 (ibid. P.8278); 

« 21 novembre 1075 (ibid. G . 2688), ine; 

» 8 marzo 1076 (ibid. H . 3645), ine; 

» 28 novembre 1076 (ibid. F . 2028), ine; 

» 5 febbraio 1077 (ibid. F . 2026); 

» 17 febbraio 1077 (ibid. I . 2766) ; 

» 24 agosto 1077, Cesenatico (ibid. F.213)); 

« 1077» Bologna (ibid. F . 2027), ine. ; 

» 1077 (ibid. F.2037); 

» 17 gennaio 1079, Cesena (ibid. G.2ÒI9), ine; 

» II febbraio 1079 (ibid. G.2791), ine; 

» 18 febbraio 1079, Cesena (ibid, G . 2820), ine; 

» 2 marzo 1079, Cesena (ibid. G . 2829), ine ; 

» 2 marzo 1079, Cesena (ibid. F . 2096), ine; 

livello del 1079 (ibid. cartone 147); 

enfiteusi del 18 marzo 1080 (ibid. F.2187), ine; 

» ... settembre 1080, Cervia (ibid. F . 2029), ine; 

» 1080, Sabbioncello (ibid. E. 1812); 

» 20 gennaio 1081 (ibid. G . 2773), ine; 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 51 

enfiteusi del 8 maggio 1081 (Rav. Are. 0.2825)^ ine; 

» 20 dicembre 1081 (ibid. F.2033), ine; 

» . . dicembre 1081 (ibid. G.2823); 

» 1081 (ibid. E. 1767), ine; 

pegno del 22 dicembre 1082 (ibid. G.2762); 
enfiteusi del 15 dicembre 1085 (ibid. F,2039); 

)) 23 gennaio 1084 (ibid. G . 2774), ine; 

» 26 gennaio 1084 (ibid. G . 2765), ine; 

)) 20 dicembre 1084 (ibid. F. 2036), ine; 

» 27 dicembre 1085 (ibid. F . 2034), ine; 

» I) marzo 1086 (ibid. F.2038); 

» 5 aprile 1088 (ibid. E. 1846), ine; 

)' S aprile 1088 (ibid. F . 2032), ine; 

» 1088 (ibid. H.3221), brevi appunti; 

» 5 aprile 1090 (ibid. G . 2792), ine; 

» 30 aprile 1093 (ibid. 1.4255), ine; 

» 4 agosto 1095 (ibid. E. 1842); 

» 1093 (ibid. G . 2769) ; 

» IO maggio 1098 (ibid. F.2196); 

» 9 giugno 1099 (ibid. F . 2040), appunti; 

pegno del 4 luglio 1102 (ibid. I.4195), ine; 

» 8 giugno 1103 (ibid. G. 2782); 

enfiteusi del 6 luglio 1103 (ibid. E. 1759), ine; 

» IO luglio 1103 (ibid. G.2621), ine; 

livello del 23 luglio 1103 (ibid. I . 4235) ; 
enfiteusi del 20-26 agosto 1103 (ibid. G.2824), ine; 

? 4 ottobre 1103 (ibid. G . 2699), appunti; 
enfiteusi del 20 1 104 (ibid. G. 2592), appunti. 

GERARDO III (1113-1116). 

«Gerardus notarius sancte Ravennatis ecclesie». 
Fu notaio nella cancelleria arcivescovile sotto l' arcivescovo 
Geremia ( 1 1 1 1 - 1 1 1 6) ; di lui abbiamo : 

enfiteusi del 6 gennaio in 3 (Rav. Are 4271); 

» 15 febbraio ii[i3l (ibid. G . 2799), ine; 

» ... febbraio 1113 (ibid. H.3145), ine; 

» ... febbraio 1113 (ibid. F.2369), ine; 

» II aprile 1113, « Ligabizzi » (ibid. F . 2049), ine; 

» 15 maggio II [16] (ibid. H.3192), ine; 

)) 9 luglio II 16 (ibid. G.2837), ine; 

frammento di copia di donazione (ibid. capsa S, litt. H H . n. i). 



52 G. BUZZI 



LA CURIA CITTADINA 

Le presenti ricerche hanno per fine d' illustrare, per quanto è 
possibile, la costituzione della Curia cittadina in Ravenna da 
circa la metà del sec. ix agli inizi del xii, durante cioè i tre pe- 
riodi nei quali può dividersi la storia di questa città: della domi- 
nazione papale, della dominazione dei re d' Italia, della feudalità. 

Le notizie sono anche più scarse e frammentarie che per la 
Curia arcivescovile: così in un determinato periodo i documenti 
ne tacciono come se non esistesse; in un altro posteriore ce la 
mostrano fiorente e organizzata in modo da escludere l' ipotesi di 
una rinascita. È necessario dunque parlarne in relazione a tutta 
l'organizzazione del m u n i e i p i u m . 

A) Periodo della dominazione papale. Nelle mie Ri- 
cerche per la storia di Ravenna e di Roma ho dimostrato l'esi- 
stenza in Ravenna di tre rappresentanti del governo papale : il 
vestarario o ministro delle finanze ('); il duca maestro delle milizie 
o governatore militare di Ravenna e dell'Esarcato ^^^; il messo apo- 
stolico, il quale giudicava le cause in appello ('). 

L' esistenza del vestarario presuppone un ente locale che pre- 
siedesse alla distribuzione ed esazione delle tasse; quella del messo 
apostolico, supremo giudice in appello, presupponeva un tribunale 
ordinario stabilmente organizzato: in una parola la Curia cittadina. 

Ciò è fuori dubbio. Sotto il governo arcivescovile di Gio- 
vanni X, la moglie di un senatore ravennate del quale non ci è 
giunto il nome, accusata d'adulterio, era stata rinchiusa in un mo- 
nastero e costretta a prendere il velo. Niccolò I, con lettera di 
data incerta, ordina all' arcivescovo d' esaminare nuovamente la 
causa della senatrice ('^). 

(i) Cf. pp. Ili, nota n. I e p. 117. 

(2) Ibid. pp. 128-9. 

(3) Ibid. p. 117, 

(4) Moti. Germ. hist. Epp. t, VI, pars i", n. 137. La lettera è datata dal 
Perels cogli anni 858-867. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 53 

Più tardi, verso la fine dell' 878, Giovanni Vili scrive « sacer- 
« dotibus et senatui populoque Ravennati », confortandoli della 
morte dell' arcivescovo Giovanni X, congratulandosi con loro della 
elezione di Romano I avvenuta ad unanimità di voti, ed esortan- 
doli a difendere la città dai nemici ('\ 

Il senato era composto dei seniores, cioè della nobiltà mag- 
giore e minore di Ravenna; appartenevano alla prima i duchi, alla 
seconda i consoli. 

Molti indizi dimostrano che i duchi appartenessero al senato. 
Infatti, quando Romano I fu scomunicato, Giovanni Vili, con let- 
tera del 4 ottobre 881, ne dà l'annunzio «clero atque universis 
« iudicibus populoque Ravennati ))(^); e poiché è noto che i duchi 
erano anche giudici e dativi (?) è evidente che questa intitolazione 
è parallela a quella sopra citata di « sacerdotibus et senatui po- 
« puloque Ravennati », e con la parola giudici sono in essa in- 
dicati i duchi senatori. 

Ciò è dimostrato anche dalla lettera n. 313 del regesto di 
Giovanni Vili ^■^\ con la quale il pontefice, il 28 agosto 882, or- 
dina ai duchi Martino, Giovanni, Demetrio e Romano d'arrestare 
il diacono Maiorano, pena la multa di cento soldi d'oro. Certa- 
mente i quattro duchi sopra nominati erano pubblici ufficiali; ma 
è del pari certo che essi non rappresentavano in Ravenna il go- 
verno pontificio, rappresentante del quale in quel momento era il 
duca e messo apostolico Giovanni '^>'; essi dunque non potevano 
essere che senatori. Tali dovevano essere anche quei nobili che 
neirSSS, nell'assemblea radunata da Romano I, firmarono quel de- 
creto col quale si stabiliva la nuova procedura nell'elezione degli 
arcivescovi ravennati, della quale si è parlato nelle sopra citate Ri- 
cerche ^''K 

(i) Mon. Germ. hisl. Epp. t. VII, pars I^ nn. 95 e 131. 

(2) Ibid. n. 289. 

(3) Cf. gli alberi genealogici delle famiglie ducali in Buzzi, Ricerche &c. 
pp. 195-211. 

(4) Mon. Germ. hist. Epp. t. VII, pars i*. 
()) Cf. ibid. n. 314. 

(6) Cf. a pp. 138-40. 



S4 



c;. BUZZI 



Inerenti alla carica di senatore erano le seguenti attribuzioni: 
I" giudicare nelle cause ordinarie; 2" curare il buon andamento 
della vita politica e sociale della città mediante misure di polizia; 
^° intervenire nei placiti ('\ 

Che anche i consoli facessero parte del senato si può desu- 
mere dai seguenti fatti: 

I" Essi s'incontrano nelle carte ravennati a fianco dei duchi 
lino dal principio della seconda metà del sec. ix. 

Un « Vitalianus inlustris consul » sottoscrisse insieme al 
duca Romano nella donazione del duca Gisolfo all' arcivescovo 
Giovanni X neir855(^); un «Theuderatus consul civitatis 
«Ravenne» sottoscrisse insieme a «Petrus dux civitatis Ra- 
« venne » in una enfiteusi del 21 aprile 859 ('); « lustu s consul » 
e « Martin US consul » sottoscrissero in una donazione fatta 
r 8 gennaio 877 dal duca Onesto all' abbate del monastero di 
S. Maria in Palazzolo^^^; «Anastasius filius qd. Constantino 
« Bianco consule » sottoscrisse insieme al duca Romualdo, figlio 
del duca Sergio, e al duca Giovanni, figlio 3el duca e Maestro 
delle milizie Leone, in una donazione fatta da Lucia, vedova del 
qd. Arimodo e figlia del console Paolo alla contessa Ingelrada il 
18 giugno 893 (>>. 

2° Essi intervengono insieme ai duchi in tutti i placiti dei 
secoU X e XI che ci sono pervenuti; e la stessa cosa ci avrebbero 
dimostrato i placiti del sec. ix se non fossero andati distrutti. 

3° Essi erano nobili e imparentati con le famiglie dei duchi, 
delle quali, come mostrano all'evidenza gli alberi genealogici delle 
famiglie aggiunte in appendice alle mie Ricerche &c. costituivano 
ì rami cadetti ^^\ 



(i) Cf. ad esempio il placito dell' 838 (Rav. Are. F. 2085). 

(2) Cod. Paris, n. i. 

(3) Rav. Coni. Porto, F. 1605. 

(4) Ibid. S. Vitale I, iv, 12. 

(5) Rav. Are. F . 2324. 

(6) Cf. specialmente i rami delle famiglie collaterali dei duchi D e u s - 
d e d i t , dei duchi Maestri delle m i 1 i z i e , e quello dei P a t e r 
civitatis. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 55 

Tutto questo è quanto si può dire sul senato Ravennate du- 
rante il periodo della dominazione papale. 

B) Periodo della dominazione dei re d' Italia. Questo 
periodo s'inizia con l'anno 891 (') e termina dopo la caduta di 
Berengario II e d'Adalberto nel 963 W. 

Il governo cittadino in Ravenna non presenta ora modifica- 
zioni sostanziali: il vestarario pontificio è sostituito da ufficiali 
della corte reale ; la giustizia, in appello e nelle cause più impor- 
tanti, è amministrata dal messo e vasso reale o imperiale; il go- 
verno militare è affidato a nobili cittadini di parte imperiale; ma 
la costituzione del m u n i e i p i u m rimane in fondo la stessa. 

Del senato non si ha più notizia; ma dal silenzio delle poche 
fonti narrative e diplomatiche pervenuteci non se ne può conclu- 
dere la sua soppressione. 

Nei placiti dei sec. x e xi intervengono duchi e consoH; e 
nomi di duchi e di consoli ricorrono frequentemente nelle carte 
private ('); prova questa che il senato esisteva ancora. 

A differenza di quelle del sec. ix, le carte di questo periodo 
ci danno importanti e non poche notizie sulla curia propriamente 
detta e sul fóro. 

a) La Curia pubblica. Sorgeva nella regione detta Caput 
porticus('^\ presso la basilica di S. Agnese (>', della quale ri- 
mangono tuttora importanti ruderi '^\ e sembra fosse un palazzo 
munito di torre (7*. Poco può dirsi della sua interna organizza- 
zione. 

Le carte fanno menzione di curiales ed exceptores 

(i) Cf. Buzzi, Ricerche &c. pp. 140 sgg. 

(2) Ibid. pp. 163 e sgg. 

(3) Cf. gli alberi genealogici dei ducili Sergi, Deusdedit, Mae- 
stri delle milizie, Tra ver sari e quello dei Pater civitatis. 

(4) 23 giugno 978 (Rav. Are. F,2385): «In regione q. d. Caput por- 
«ticus, non longe a Curia». 

(5) I luglio 954 (Rav. Are. F.2303): « Curia publica non longe a basi- 
ai i e a S . A g n e n » . 

(6) Cf. Ricci C. Guida di Ravenna, p. 15. 

(7) La «turris q. d. Curia» è nominata in una carta del 5 marzo 980 
(Rav. Are. F. 2348), e in un' altra del 15 marzo 1012 (ibid, L . 5082). 



^6 G. BUZZI 

dal 903 al 968 e mostrano come prima di ascendere al grado di 
cxceptores bisognava essere stati e u ri a le s. 

Tanto gli uni che gli altri dovevano esercitare l'arte del ta- 
bcllionato, e il fiuto che in genere gli eccettori fossero dei pro- 
totabellioni, cioè dei capi della corporazione dei tabellioni cittadini, 
e che, pur essendo impiegati stabili della curia, rogassero anche 
per i privati, dimostra quanto strette fossero le relazioni tra il 
tabellionato e la Curia e spiega perchè così rapidamente i tabel- 
lioni ravennati acquistassero, in confronto di quelli di altre città, 
carattere di pubblici ufficiali. 

Tutto ciò è dimostrato dal seguente elenco: 

Domenico 11''^ « tabellio » il 28 marzo 901 (^). « Tabellio 
« et cxccptor curie publice» dal 26 luglio 903 ''^ al 24 luglio 911 ''^\ 

Domenico III (5), « prototabellione uius civitatis Ravenne » 
nel 927 (^"'. « Prototabellione et curie exceptorem » nel 940 ^^\ 

Pietro ll^^\ «tabellio et curialis » dal 4 ottobre 931(9) al 
26 ottobre 934'^'°). « Prototabellioni et exceptorem curie huius 
« civitatis Ravenne» il 16 agosto 958("). 

Pietro III("), «tabellio» il 29 febbraio 955*^'''. «Tabellio 
«et curialis huius civitatis Ravenne» nel 968"+'. 

I curiali e gli eccettori erano nella Curia addetti al catasto ed 
allegavano alle gesta municipali le tradizioni di immobili, fossero 

(i) Cf. il cap. I tabellioni &c. sotto Domenico II. 

(2) Rav. Are. F . 1971. 

(3) Ibid. a. 8701. 

(4) Rav. S. A. n. 3. 

(5) Cf. il cap. I tabellioni &c. sotto Domenico IH. 

(6) Rav. Are. F . 2326. 

(7) Rav. Com. S. Vitale, I, !, 4. 

(8) Cf. il cap. I tabellioni &c. sotto Pietro II. 

(9) Federici Pl. Rer. Pomp. Hist. app. n. iv. 
(io) Rav. Are. G . 2405 e G . 2406. 

(11) Ibid. G . 2409. 

(12) Cf. il cap. I tabellioni &c. sotto Pietro III. 

(13) Rav. Are. G . 2878. 

(14) Ibid. capsa R, litt. Q., 11. io. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 57 

esse, come dimostra il verbo « transcribo » usato nelle carte, do- 
nazioni o vendite. 

F) Il fóro. Il fòro, civile o misto, metteva capo alla Curia. 
Nei placiti risulta composto da uno o due messi e vassi impe- 
riali, dai giudici, dal cancelliere e dal tabellione. 

In Ravenna, nelle cause tra laici, il placito era presieduto e 
guidato da un solo messo e vasso imperiale; in quelle tra laici 
ed ecclesiastici (fòro misto), il messo imperiale veniva assistito 
dall'arcivescovo o da qualche suo delegato ('); nelle altre città del- 
l'Esarcato, invece, il messo era generalmente assistito dal conte 
locale ^^\ 

Il messo imperiale non era mai di Ravenna, ma veniva eletto 
e mandato dall'imperatore e durava in carica per un periodo di 
tempo molto limitato. 

I giudici intervenivano al placito in numero non minore di 
due, interrogavano le parti e, a richiesta del messo, formulavano 
la sentenza, la quale veniva emessa da uno di essi consenzienti 
gli altri. 

È probabile, ma non si può dimostrare, che essi fossero sta- 
bilmente al servizio della Curia; dai placiti poi, specialmente del 
sec. XI, si ha l'impressione che i giudici, oltre che uomini di 
legge, fossero anche uomini di scienza e insegnassero il diritto 
nello Studio. 

Essi infatti portano spesso i titoli di « vir sapiens » ('), « Sco- 
tt lasticus » '4), « scolasticissimus » ^^\ « legis doctor » (^). 

Impiegati stabili della Curia erano i cancellieri pubblici i quali, 
per incarico del messo, convocavano le parti al placito ^7). 

Che tali fossero anche i tabellioni i quali rogavano i giudicati, 
è molto probabile, ma non si può dimostrare; quel che è certo 

(i) Rav. S. A. nn. 70, 71. 

(2) Ibid. nn. 83, 97; Rav. Are. F.2061. 

(3) Rav. Are. F.2061; Rav. S. A. n. 127. 

(4) Rav. S. A. n. 83. 

(5) Rav. Are. E . 1814. 

(6) Rav. S. A. n. 97. 

(7) Ibid. nn. 71, 83, 97; Rav. Are. F. 2o6r, 

Bullett. Ut. Star 4* 



58 G. BUZZI 

ad ogni modo ò che, come i curiali e gli eccettori, rogavano an- 
che per i privati ('). 

C) Il periodo della feudalità. L'organizzazione del fòro 
non subì nel sec. xi in Ravenna mutazioni sensibili : si trasformò 
invece profondamente la Curia. 

Dopo il 968 non s' incontrano più nelle carte nomi di curiali 
e di eccettori, sebbene le carte che ci sono giunte di questo periodo 
siano oltre il triplo di quelle dei periodi precedenti unite insieme. 

Si può dunque ritenere che le cariche di curiale e di eccettore 
fossero realmente sparite. 

In Ravenna si verificano ora nella vita sociale dei mutamenti 
molto importanti : mentre da una parte la città e l' Esarcato di- 
ventano un feudo imperiale del quale l'arcivescovo è il feuda- 
tario maggiore e i duchi, grandi latifondisti, i feudatari minori; i 
consoli, cadetti delle famiglie nobili e piccoli possessori di terre, 
cominciano a dedicarsi alle arti liberali ed al commercio, formando 
di fronte alla nobiltà una classe nuova, la borghesia. 

Questo nuovo assetto delle classi sociali influisce naturalmente 
sull'organizzazione del governo cittadino. 

Mentre prima la Curia rappresentava in fondo il diritto della 
cittadinanza di fronte all'arcivescovo ed al governo centrale del- 
l' impero, ora che quest' ultimo è rappresentato direttamente dal- 
l' arcivescovo dal quale dipendono e di fronte al quale sono respon- 
sabili per le varie prestazioni feudali i duchi, il senato viene sempre 
più restringendosi per non accogliere che la nobiltà maggiore e 
feudale. 

S' inizia cosi quella trasformazione del senato che, nel periodo 
delle lotte per l'investitura, sotto l'arcivescovo Wiberto condurrà 
alla creazione del comune aristocratico. 

Esclusa dal senato, è assai probabile che la borghesia pene- 
trasse nella curia sostituendo nei vari uffici i curiali e gli eccet- 
tori. Infatti, proprio nel 956-958, quando i curiali e gli eccettori 
stanno per scomparire, troviamo due consoli, Giovanni IV e Aldo I, 

(i) Ci. il cap. 1 tabellioni &c. sotto Domenico V, Costantino I, 
Sergio II, Giovanni VI, Costantino II, Martino III, Pietro .W'I, 
Romano I, Ugo I, Rodolfo II. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 59 

i quali esercitano l'arte del tabellionato; e il numero dei consoli 
tabellioni aumenta nella seconda metà del sec. x e nella prima 
metà dell' xi. 

Nelle carte ravennati sono nominati i seguenti: 

Giovanni IV, « consulem et tabellionem civitatis Ravenne » 
dal 956 al 971 ^.'>. 

Aldo I, « consul et tabellio huius civitatis Ravenne » nel 958 (*^. 

Grimoaldo I, « consul et tabellionis » dal 970 al 1007 circa ('). 

Giovanni V, «ex genere consulis et tabellionis» dal 972 
al 978 W 

Giovanni VI, «ex genere consulis» nel 974-5; «consulis 
« et tabellio », dal 978 al 1027 '^l 

Pietro V, «consulis et tabellionem huius civitatis Ravenne» 
dal 978 al 979 (^l 

Pietro VII, « ex genere consulis et tabellione huius civitatis 
« Ravenne » dal 988 al looi <■^\ 

Guido II, «ex genere consulis et tabellio» nel 1004-6 W, 

Andrea II, «tabellio» nel 1007; «consul et tabellio» 
nel 1014(9). 

Martino III, «ex genere consulem et tabellionem de civi- 
« tate Ravenna » nel 1022 ('°). 

Enrico I, « ex genere consulis et tabellionis de territorio 
«ravennate» nel 1025 ("). 

Enrico III, « tabellio ex chonsulorum genus», nel 1047 "^"^ 

(i) Cf. il cap. I tabellioni &'c. sotto Giovanni IV. 

(2) Ibid. sotto Aldo I. 

(3) Ibid. sotto Grimoaldo I. 

(4) Ibid. sotto Giovanni V. 

(5) Ibid. sotto Giovanni VI. 

(6) Ibid. sotto Pietro V. 

(7) Ibid. sotto Pietro VII. 

(8) Ibid. sotto Guido II. 

(9) Ibid. sotto Andrea II. 
(io) Ibid. sotto Martino III. 

(11) Ibid. sotto Enrico I. 

(12) Ibid. sotto Enrico III. 



6o G. BUZZI 

Giovanni XVI, « preclare urbis Ravennatem tabellio » 
nel 1057^'); «tabellio et consulis » nel I058-I059('\ 

Da questo elenco e da quanto si dirà sui singoli consoli ta- 
bcllioni nel capitolo I tabellioni cittadini, si desume che 
il titolo di console non era soltanto un titolo nobiliare, ma rap- 
presentava una carica pubblica. 

Si nasceva consolari per diritto di famiglia, ma si diventava 
consoli in seguito alla morte del padre, del primogenito o per altre 
circostanze a noi ignote (^). 

•Quali fossero le attribuzioni loro nella curia e impossibile sta- 
bilire. Certamente essi sostituirono i curiali e gli eccettori; ma 
non bisogna dimenticare che, anche giuridicamente, la Curia s' era 
profondamente trasformata, e che molti istituti, come quello del- 
l'allegazione delle tradizioni agli atti pubblici, erano cadute in di- 
suso per lo meno non erano più obbligatorie ('l 

È anche possibile eh' essi fossero impiegati nel fòro come ta- 
bellioni, ed infatti troviamo che i consoli tabellioni Giovanni VII 
e Martino III rogano placiti W; ma la scarsezza dei documenti non 
permette su questo punto conclusioni sicure. 

Dopo il 1059 non s' incontrano più nelle carte nomi di con- 
soli tabellioni ; e anche i consoli vanno gradatamente e rapida- 
mente scomparendo : già sotto Wiberto I non se ne ha più traccia. 

Essi s' erano ormai completamente trasformati costituendo in 
Ravenna l'alta e media borghesia, mentre attraverso le turbinose 
vicende politiche era sorto a poco a poco il comune aristocratico (5). 

(i) Cf. il cap. I tabellioni &c. sotto Giovanni XVI. 
(a) Cf., per esempio, i casi di Andrea II e di Giovanni XVI nel cap. I 
tabellioni &c. pp. 79 e 93. 

(3) Cf. BòCKiNG, Brachyìogiis iuris civilis, II, 13, 11. 

(4) Cf. il cap. I tabellioni &c. sotto Giovanni VII e Martino III. 

(5) Cf. Buzzi, Ricerche &c. pp. 192-4. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RA^TNNA 6i 



TABELLIONI CITTADINI 

MOSÈ I (855). 

« M o i s e tabelio civitate Ravenna » . 

Rogò « aput ecclesia b. Apolenaris . . . sita non longne ab urbe 
« dudum Clase » la donazione fatta dal duca Gisolfo a Giovanni X 
il 7 marzo 855 (Cod. Paris, n. i). 

ELMENGAUSO I (859). 

« E Im engausu s tabellius huius civitatis Ravenne». 

Rogò un'enfiteusi il 21 aprile 859 (Rav. Coni. Porto, F. 1065); 
fu forse al servizio del monastero di S. Maria e di S. Andrea Apo- 
stolo nell'isola della Serra (ibid.). 

PIETRO I (877). 

«Petrus tabellio huius civitatis Ravenne » . 

Rogò una donazione fatta al monastero di S. Maria in Palaz- 
zolo 1*8 gennaio 877 (Rav. Com. S. Vitale, I, iv, 12, copia del 
sec. XV da copia del 15 novembre 1047); fu probabilmente al ser- 
vizio del detto monastero. 

GIOVANNI I (889). 

«lohannes tabellio civitatis Ravenne». 
Di lui abbiamo un livello rogato il 20 novembre 889, v in 
« curte q. d. Acxigata » (Rav. Are. F . 2071). 

LEONE I (892). 

«Leone tabellio civitatis Ravenne » . 

Fu al servizio del vescovo di Cesena Petronacio. Il ^o set- 



62 G. BUZZI 

tdiibre 892 rogò in Cesena un'enfiteusi concessa dai detto ve- 
scovo A Grippo e 1 Mania, coniugi, e Upaldo, nobili (Rav. Are. 
F. 1925). 

DOMENICO I (893-9). 

«Domi ni e US tabeliio huius civitatis Ravenne». 
Ebbe ufficio proprio, ma fu anche al servizio del monastero 
di S. Andrea Maggiore di Ravenna; di lui abbiamo: 

donazione del 18 giugno 893 (Rav. Are. F.2324); 
livello dell'i I giugno 896 (Rav. S. A. n. i); 
» 14 maggio 899 (ibid. n. 2). 

DONODEO I (900). 

«Donudei tabeliio uius civitatis Ravenne». 
Rogò un livello il 24 luglio 900 (Rav. Are. 1 . 4342). Sembra 
fosse al servizio del monastero di S. Giorgio. 

DOMENICO II (901 -II). 

« D o m i n i e u s tabeliio et exceptor curie publice » . 

La scrittura, le caratteristiche diplomatiche e linguistiche lo 
dimostrano figlio del tabellione Domenico I, del quale, come si 
rileva dai documenti dell'archivio arcivescovile di Ravenna F. 1971, 
Q . 8701, E . 1792 e G . 2967, pare ereditasse 1' ufficio e la 
clientela. 

Il 26 luglio 903 era già «exceptor curie publice»; fu anche 
al servizio del monastero di S. Andrea Maggiore; di lui abbiamo: 

donazione del 28 marzo 901 (Rav. Are. 1971); 
enfiteusi del 26 luglio 903 (ibid. Q..8701); 
livello del 3 settembre 909 (ibid. E. 1792); 
» 13 novembre 910 (ibid. G.2967); 

donazione dell' 8 911 (ibid. F.2327); 

livello del 24 luglio 911 (Rav. S, A. n. 3). 

Sottoscrisse in una 

enfiteusi del 3 settembre 909 (Rav. Are. E . 1803). 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 6: 



APOLLINARE I (911). 

« Apolenaris tabellio » . 

« Apolenaris filio Apolenaris tabellio ». Sottoscrisse in una 
enfiteusi dell' 8 ... 911 rogata dal notaio Domenico II (Rav. Are. 
F.2327). 

Non ci sono giunte carte rogate da questo tabellione. 

GIOVANNI II (919-31). 

«lohannes tabellio uius civitatis Ravenne». 

L' I febbraio 919 era al servizio della cancelleria arcivescovile 
di Costantino I (914-27). Tenne ufficio proprio: il 3 marzo 931 
rogò un livello per la chiesa di S. Maria « q. v. a Cepetello ». Pro- 
babilmente deve identificarsi con quel tabellione Giovanni che, in 
un livello del 5 febbraio 914 (Rav. Are. 1 . 4775), è indicato come 
possessore di una terra presso il fiume Savio; di lui abbiamo: 

livello del i febbraio 919 (Rav. Are. G.2950); 

» 27 marzo-aprile 929 (ibid. capsa S, litt. Q.Q, n. 8), frani.; 

» 3 niarzo 931 (ibid. B . 477). 

DOMENICO III (927-40). 

« Domini cu s prototabellione et exceptore curie huius civi- 
« tatis Ravenne ». 

Sottoscrisse come « prototabellione uius civitatis Ravenne » in 
una enfiteusi del 927 (Rav. Are. F . 2326). 

Il 13 aprile 940 era già al servizio della curia cittadina; egli 
inflitti sottoscrisse ad una donazione col titolo di « prototabellione 
« et curie exceptorem » (Rav. Com. S. Vitale, I, i, 4). 

PIETRO II (931-58). 

« Petrus prototabellioni et exceptorem curie huius civitatis 
« Ravenne ». Fu tabellione e « curialis » almeno dal 4 ottobre 931 
al 26 ottobre 954, nel quale periodo di tempo rogò: 

livello del 4 ottobre 931 (Federici Pl. Rìv. Pomp.. hist. app. n. iv); 



64 G. BUZZI 

livello liei 6 settembre 943 (Rav. S. A. n. 6); 

rt 20 settembre 947 (Rav. Com. S. Vitale, I, i, 6); 

.) degli anni 950-951 (ibid, S. Vitale, I, i, 6 bis). 

Sottoscrisse in due enfiteusi del 26 ottobre 954 (Rav, Are. 
G . 2405 e G . 2406). 

In una enfiteusi del 16 agosto 958 (ibid. G . 2409) sottoscrisse 
col titolo di « prototabellioni et exceptorem curie huius civitatis 
« Ravenne ». 

DOMENICO IV (940-81). 

« Do min ic US in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne ». 

Era figlio del tabellione Pietro III ('\ Il 29 febbraio 955 ri- 
cevette in enfiteusi una terra del monastero di S. Giorgio fuori 
la porta « Artemidoris » in Ravenna (*\ Ebbe due figli : Dome- 
nico che sottoscrisse in una enfiteusi del 957^'^ e in un'altra del 
4 aprile 960 W; Giovanni che sottoscrisse insieme al fratello nel- 
l'enfiteusi del 957; di lui abbiamo: 

vendita del 13 aprile 940 (Rav. Com. S. Vitale, I, i, 4); 
donazione del 16 aprile 942 (ibid. S. Andrea, XXIV, i, i); 
livello del 16 marzo 948 (Rav. Are. F.2399); 
enfiteusi del 12 maggio 949 (ibid. F . 2226); 

» 17 novembre 953 (Rav. S. A. n. 12); 
donazione del 2 luglio 955 (Rav. Are. F.2325); 
enfiteusi del 957 (ibid. L . 5003); 

» 21 giugno 958 (ibid. capsa R, litt. A); 

» 6 dicembre 959 (Rav. S. A. n. 15); 

» 4 aprile 960 (Rav. Are. F. 1972); 

» 20 970 (ibid. 1.4478); 

patto del 28 agosto 975 (Rav. Com. S. A. XXIV, i, 5); 

» 20 gennaio 981 (ibid. S. Vitale, I, 11, i). 

GIOVANNI III (942-68). 

« lohannes tabellio huius civitatis Ravenne ». 

Il 14 luglio 943 rogò un livello nella cancelleria arcivescovile 

(i) Rav. Are. G . 2878. 

(2) Ibid. 

(3) Ibid. L. 5003. 
(1) Ibid. F . 1972. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 65 

di Pietro IV. Dal 27 giugno 942 al novembre 957 fli al servizio 
del monastero di S. Andrea Maggiore; ma ebbe ufficio proprio, 
e rogò anche per altri monasteri, quello cioè di S. Stefano « ad 
« Balneo Gutthorum » (Rav. Are. G . 2686), quello di S. Giorgio 
« foras porta q. v. Artemidoris » (ibid. G . 2878), e quello di 
S. Apollinare nuovo (Rom. S . P. n. i); di lui abbiamo: 

enfiteusi del 27 giugno 924 (Rav, S. A. n. 5); 
livello del 14 luglio 943 (Rav. Are. F . 2077); 

» 28 luglio 947 (Rav. S. A. n. 7); 
enfiteusi del 24-5 949 (Rav. Are. F . 1935) ; 

» 16 marzo 950 (Rav. S. A. n. 9); 

» 14 novembre 950 (ibid. n. io); 

» 20 febbraio 955 (Rav. Are. G.2686); 

» 29 febbraio 955 (ibid. G.2878); 

» 20 marzo 957 (Federici Pl. Rer. Vorv.p. Iiist. app. n. vi); 

donazione del ... novembre 957 (Rav. Com. S, Andrea, XXIV, I, 2); 
enfiteusi dell' 8 giugno 959 (Rom. S. P. n. i). 

Sottoscrisse : 

enfiteusi del 26 ottobre 954 (Rav. Are. G. 2405); 
» 26 ottobre 954 (ibid. G.2406); 

>) 957 (ibid. L. 5003); 

« 5 febbraio 968 (ibid. F . 2076), 



DOMENICO V (948-979). 

«Dominicus in Dei nomine tabellionem huius civitatis 
« Ravenne ». 

Fu al servizio della cancelleria del messo imperiale, ma ebbe 
anche ufficio proprio. Ecco il suo albero genealogico: 

Dominieus V tab. 

1 \ r^.. 

Teuderatus Petrus V eonsul et tab. Dommicus 

(978) (978-9) (978) 

Di lui abbiamo: 

livello del 16 marzo 948 (Rav. Are. F.2399); 
vendita degli anni 962-71 (Rav. capsa S, litt. R, n. i); 
enfiteusi del 7 agosto 965 (Rav. Com. S. Vitale, I, i, io); 
» 30 agosto 969 (Rav. Are. F.2045); 

Bullett. Ist. Stor. 5 



66 G. BUZZI 

placito del 6 970 (Rav. Are. I . 4480) ; 

livello del 7 maggio 970 (ibid. G . 2868) ; 

cambio del 4 971 (Cod. Paris, n. 5); 

enfiteusi del 5 gennaio 978 (Rav. S. A. n. 24); 

» gennaio-24 dicembre 978 (ibid. n. 27); 

» 7 aprile 979 (Rav. Coni. S. A. XXIV, i, 6). 

STEFANO I (949-972). 

a St e fan US in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne». 
Era al servizio del monastero di S. Andrea Maggiore, ma ebbe 
anche uiììcio proprio. Il suo albero genealogico è il seguente: 

Stefanus 1 tab. (949-72) 

Steflmus II tab. (971-100$) 

Stefanus IV tab. (1027) 

Di lui abbiamo : 

enfiteusi del io aprile 949 (Rav. S. A. n. 8); 

» 27 agosto 967 (ibid. n. 19), copia del tabellione Costan- 

tino II. 

Sottoscrisse: 

enfiteusi del io settembre 971 (Cod. Paris, n. 7); 
» I febbraio 972 (Rav. Are. F . 2366). 

COSTANTINO I (950-991). 

« Constanti n US in Dei nomine tabellio huius civitatis Ra- 
ce venne » . 

Fu al servizio della curia del messo regio e del monastero di 
S. Andrea Maggiore, ma ebbe anche ufficio proprio. 

Rogò : 

placito del 27 novetnbrc 950, Bertinoro (Rav. Are. F. 1969); 
livello del 20 marzo 958 (ibid. F . 2349); 
patto del 5 ottobre 963 (ibid. E. 1857); 

livello del 24 973 (Boi. St. n. 5); 

investitura del 4 gennaio 988, Forlì (Rav. Are. P.83$5); 
livello del 19 aprile 988 (Rav. S. A. n. 34); 
» 16 settembre 991 (ibid. n. 37). 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 67 

Sottoscrisse : 

livello del 20 ottobre 958 (Rav. Are. F . 2398). 

Il SUO albero genealogico è il seguente : 



Constantinus I tab. 
Constantimis II tab. (1005-34) 




Constantinus III tab. Petrus (0 
(103 1-9) (1022-34) 


Gandulfus (2) 
(1023-7) 



APOLLINARE II (950-1003). 

« Apolenaris in Dei nomine tabellio uius ci vitati s Ravenne ». 

Era di famiglia consolare, poiché il suo nipote « lohannes fi- 
«lius Apolenaris [III] tabellionis », il quale sottoscrisse in una enfi- 
teusi del 1020 (Rav. Are. F . 2050), era «ex genere consulum » . 
Dal 950 al 986 fu al servizio del monastero di S. Andrea Mag- 
giore; nel 964 rogò anche per il monastero di S. Giorgio fuori 
porta Tremedoli; di lui abbiamo: 

enfiteusi deirS gennaio 951 (Rav. S. A. n. 11); 

livello del 24 ottobre 960 (ibid. n. 16); 

enfiteusi del 2 luglio 962, Casaline d'Imola (ibid. n. 17); 

» 5 marzo 964 (Rav. Are. E. 1852); 

» [22] aprile 964 (Rav. S. A. n. 18); 

» 5 agosto 965 (Boi. St. n. 4); 

livello del 29 aprile 975 (Rav. S. A. n. 22); 
enfiteusi del 3 gennaio 978 (ibid. n. 23); 

» 3 gennaio 978 (ibid. n. 24); 

(i) Non pare esercitasse l'arte del tabellionato. Sottoscrisse : 
livello del 22 ottobre 1021-2 (Rav.'S. A, n. 58); 
copia d'enfiteusi del 967 eseguita il 21 agosto 1023 (ibid. n. 19); 
patto del 9 settembre 1027 (ibid. n. 64); 
enfiteusi del 15 marzo 1028 (ibid. n. 66); 
vendita dell' 11 marzo 1034 (ibid. n. 75). 

Intervenne anche in una rinvestitura del 4 gennaio 103 1 (ibid. n. 72). 
(2) Non pare esercitasse l'arte del tabellionato; ma, come il padre, fu procu- 
ratore del monastero di S. Andrea Maggiore (Rav. S. A. n. 70). Sottoscrisse : 
copia d'enfiteusi del 967 eseguita il 21 agosto 1023 (ibid. n. 19); 
patto de'l 9 settembre 1027 (ibid. n. 64). 



68 G. BUZZI 

patto del 15 marzo 978 (Rav. S. A. n, 26); 

livello del 26 maggio 986 (ibid. n. 33); 

cnfueusi del 17 aprile 992 (Rav. Com. S. Vitale, I, 11, 7), 

Sottoscrisse : 

enfiteusi dell'ottobre 974-5 (Rav. Are. F.2328); 

rinunzia del gennaio-24 dicembre 978 (Rav. S. A. n. 28); 

enfiteusi del 7 luglio 1003 (Cod. Paris, n. 15). 

PIETRO III (955-968). 

«Petrus in dei nomine tabellionem et curialis chuius civi- 
« tatis Ravenne». Tabellione il 29 febbraio 955^'^: tabellione 
e curiale nel 968 (Rav. Are. capsa R, lit. Q, n. io. I suoi 

discendenti sono: 

Petrus III 

I 

Dominicus IV lab. 

(940-81) 



Dominicus lohannes 

(957-60) (960) 



GIOVANNI IV (956-971). 

«lohannes in Dei nomine consulem et tabellionem civi- 
« tatis Ravenne ». 

La scrittura e le particolarità diplomatiche e linguistiche lo 
dimostrano figlio del tabellione Giovanni III. Fu console e ta- 
bellione ; eragià mortoli 20 aprile 974^*^. Ecco l'albero genea- 
logico dei suoi discendenti : 

lohannes IV consul et tab. (956-71) 

Grimualdo I consul et tab. Andreas I lohannes V ex gen. consulis 

(970-1007) (980-1000) et tab. (972-8) 



r I I 

Ingiza Andreas II consul et tab. Bona 

(994) (1007-16) (994) 

Andreas III tab. Johannes VII tab. 

(1016-7) (974-1027) 

(i) Rav. Are. G . 2878. 

(2) In una enfiteusi del 20 aprile 974 (Rav. Are. G . 2439) sottoscrisse: 
«[Grim]ualdo filio qd. lohannes consul et tabellio». 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 69 

Rogò: 

enfiteusi del 12 agosto 956 (Rav, Are. F. 2225); 
« 19 ottobre 960 (ibid. G . 2703); 

» 25 luglio 970 (ibid. E. 1802); 

Sottoscrisse : 

enfiteusi del 26 . . . 971 (ibid. I.4218). 

DOMENICO VI (957-978). 

« D o m i n i e u s in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne 
« et negociator ». 

Non ci sono pervenute carte rogate da questo tabellione. Sot- 
toscrisse: 

vendita del 24 giugno 957 (Rav. Are. F.2082); 
patto del 13 marzo 978 (Rav. S. A. n. 26). 

ALDO I (958). 

«Aldo in Dei nomine consul et tabellionis huius civitatis 
« Ravenne » . 

Non ci sono pervenute carte rogate da questo tabellione. Sot- 
toscrisse un livello del 20 ottobre 958 (Rav. Are. F . 2398). 

LAZZARO I (958). 

«Lazarus in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne». 
La sua scrittura è assai simile a quella del tabellione Pietro IX^'^. 
Non ci sono pervenute carte rogate da questo tabellione. Sot- 
toscrisse un livello del 20 ottobre 958 (Rav. Are. F . 2398). 

DOMENICO VII (962-995). 

«Dominicus in Dei nomine tabellio de civitate Ravenna ». 
Ebbe ufficio proprio e rogò anche fuori di Ravenna : in Forlì 
al servizio del vescovo di questa città, e a Rimini ; di lui abbiamo : 
(i) Rav. Are. F . 2395. 



70 G. BUZZI 

cambio del 14 maggio 962, Forlì (Forlì Com. libro Biscia, ce. 193 a-b); 
patto del 2 ottobre 978, territorio di Rimini (Rav. Are. L.4771); 
entitcusi del 5 marzo 980 (ibid. F.2348). 

Rogò anche molto probabilmente le seguenti carte: 

enfiteusi del 15 ottobre 953 (Fedkrigi Pl. Rer. Fomp. hist. app. n. v); 
» 9 aprile 957 (ibid. n. vii); 

» I) giugno 957 (ibid. n. vili); 

» 1 1 settembre 972 (ibid. n. xi). 

Sottoscrisse : 

enfiteusi del 15 febbraio 995 (Rav. Are. G . 2919). 

SERGIO I (964). 

«Sergi US divini luminis tabellio huius civitatis Ravenne». 

Deve aver vissuto nella prima metà del sec. x ed esser morto 
non molto dopo il 964. L'albero genealogico dei suoi discen- 
denti può stabilirsi come segue: 

Sergius I tab. (964) 



X Sergius II (tab. 972-95) 

Sergius III tab. (975-94) 

Di questo tabellione ci sono giunte le seguenti carte : 

enfiteusi del 15 gennaio 964 (Rav. Com. S. A. XXIV, i, 3); 
» 4 febbraio 964 (ibid. XXIV, i, 4). 

DOMENICO Vili (964-967). 

« Dominicus divini luminis tabellio civitatis Ravenne ». 
Rogò : 

cambio del 1° giugno 966 (Rav. Are. G.2414); 
livello del 14 aprile 967 (ibid. L.4764); 
enfiteusi del ... novembre 967 (ibid. G. 1793). 

Sottoscrisse : 

enfiteusi dell' 8 febbraio 964 (Cod. Paris, n. 3) ; 
» 4 marzo 964 (Rav. Are. N.6761); 

» 24 luglio 967 (ibid. G 2416). 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 71 



PIETRO IV (965-1014 circa). 

«Petrus in Dei nomine tabellio Ravennas » . 

Abitava presso la Posteria d'Augusto e per questo egli e i suoi 
discendenti assunsero il cognome « de Pusterula » . 

S'incontra per la prima volta il 24 febbraio 965; mori dopo 
il 18 dicembre ioi4(') e prima del 21 agosto 1023 W. 

Ecco r albero genealogico dei suoi discendenti : 

Petrus IV de Pusterula tab. (965-1014 circa) 



Petrus VII ex genere consulis et tab. Tetbaldus (3) 

(988-1001) (1014-3S) 

I —ì 

X (ex genere consulis) Petrus XVII tab. 

(1027-64) 

Di lui abbiamo : 

vendita del 24 febbraio 965 (Rav. Are. F.2227); 

livello dell'[ir-i9] 985 (Rom. S. P. n. 8); 

» [24] gennaio 984 (ibid. n. 11). 

Sottoscrisse molto probabilmente una 

donazione del 7 agosto 995 (Rav. Com. S. G. E. voi. 1854, ce. 166A-167 b, 
copia). 

GRIMO ALDO I (970-1007 circa). 

«Grimo aldo consul et tabellio». 

Era figlio di Giovanni IV, al quale successe nella carica effet- 
tiva di console (-^^ Esercitò l'arte del tabellionato e morì proba- 

(i) Il figlio di lui Tetbaldo sottoscrisse in una enfiteusi del 18 dicem- 
bre 1014 (Rav. S. A. n. 50). 

(2) Il 21 agosto 1023 in una copia di enfiteusi sottoscrisse lo stesso 
«Tetbaldus, vir clarissimus, filius qd. Petri tab. de Pusterula» (ibid. n. 19). 

(3) Visse almeno oltre il 21-9 aprile 103$. In una enfiteusi rogata in 
questo giorno (Rav. S. A. n. 77) sottoscrisse come teste: «Tetbaldus de Pu- 
« sterula, vir clarissimus, filius qd. Petri tabellionis » . 

(4) Egli infatti sottoscrive sempre : « Grimoaldo filio qd. lohannes consul 
« et tabellio » ; mentre i suoi fratelli Andrea I e Giovanni V sono solo « ex 
«genere consul et tab.». 



ya G. BUZZI 

bilinentc dopo il 1007 ^'\ Non ci sono giunte carte rogate da 
questo tabellionc. Sottoscrisse: 

enfiteusi del 25 luglio 970 (Rav. Are. E. 1802); 

» 20 aprile 974 (ibid, G.2439); 

» 21 aprile 974 (ibid. F . 2365). 

STEFANO II (971-1005). 

« Stefanus in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne ». 
Era figlio del tabellione Stefano L Di questo tabellione ab- 
biamo una sola enfiteusi del io settembre 1005 (Rav. S. A. n. 47). 
Sottoscrisse : 

enfiteusi del io settembre 971 (Cod. Paris, n. 7); 
» I febbraio 972 (Rav. Are. F.2366). 

GIOVANNI V (972-978). 

«lohannes Dei nuto ex genere consulis et tabellionis». 

Era figlio del console e tabellione Giovanni IV, fì-atello di 
Grimoaldo I e Andrea I. Esercitò, come il padre e i fratelli, 
l'arte del tabellionato ; ma come cadetto non ebbe né il titolo né 
la carica di console. Rogò: 

enfiteusi del 30 maggio 978 (Federici Pl. Rer. Pomp. hist. app. n, xiii); 

Sottoscrisse : 

enfiteusi del 1" febbraio 972 (Rav. Are. F.2366); 
» ... settembre 975 (ibid. F. 2584). 

SERGIO II (972-995). 

« Se r gius in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne». 
Fu molto probabilmente figlio di Sergio I. Di questo tabel- 
lione abbiamo le seguenti carte: 

testamento in ND. del 19 luglio [972] (Rom. S. P. n. 6) (2); 

(i) 11 tabellione Andrea, suo fratello, morto dopo il 1000, non porta mai 
il titolo di console; invece il tabellione Andrea, figlio di costui e nipote di 
Grimoaldo, sottoscrive in una carta di rinvestitura del 1014 (Rav. Are. F . 2084): 
«Andreas consul et dudum tabellio». In una enfiteusi del 15 dicembre 1007 
(ibid. G . 2696) porta soltanto il titolo di « tabellio » . 

(2) Per la data cf Federici V. Reg. di S. Apollinare N. p. 49, n. 6. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 73 

enfiteusi del 22 maggio 972 (Rav. Are. F.2253); 

» 1 5 novembre 976 (Federici Pl., Rer. Poinp. hist. app. n. xii); 

donazione del 9 gennaio 977 (Rom. S. P. n. 3); 
placito del 16 luglio 983 (ibid. n. 9); 
enfiteusi del 6 agosto 983 (ibid. n. io); 

» 23 giugno 984 (Rav. Com. S. Vitale, I, 11, 6). 

Sottoscrisse : 

enfiteusi del 15 febbraio 995 (Rav. Are. G.2919). 

GIOVANNI VI (97; -1027). 

«lohannes Dei nutu ex genere consulis et tabellio huius 
« civitatis Ravenne » . 

Era tìglio del tabellione Giovanni V ('), e fratello di Tebaldo 
e Giovanni ^^\ 

Sottoscrisse un'enfiteusi dell'ottobre 975 (Rav. Are. F. 2328), 
vivente il padre; ma non pare che in questo tempo fosse tabel- 
lione. Lo era però certamente a principio del 987; di lui abbiamo: 

donazione del 7 ottobre 995, in Cunio (Rav, Coni. S. G. E. voi. 1954, 

ce. 166A-167B), copia; 
livello del 30 aprile 1005 (Rom. S. P. n. 16); 

» 12 maggio 1016 (Rav. Are. G . 2892), copia; 

enfiteusi del 9 settembre 1020 (Rav. S. A. n. 56); 
investitura del 18 novembre 1020 (Rav. Com. S. G. E. busta 1497, n. i, 

BB , 194), copia; 
placito del 17 gennaio 1027, Rimini (Rav. Are. I.5002); 

» 6 1027 (ibid. E . 1897) ; 

enfiteusi del 1027 (ibid. F . 2232). 

Sottoscrisse : 

enfiteusi del 17 marzo 987 (Rav. Com. S. Vitale I, 11, 8). 

LEONE II (975). 

«Leo tabellio uius civitatis Ravenne » . 

Sembra fosse al servizio del monastero di S. Andrea Mag- 
giore; di lui abbiamo soltanto un livello rogato il 22 aprile 975 
(Rav. S. A. n. 20). 

(i) Ci", l'albero genealogico del tabellione Giovanni IV, 

(2) Rav, Coni. S. G. E. busta 1497, n. i, BB, 194, copia del sec. xvi, 

Bullett. Ist. Stor. S* 



74 



G. BUZZI 



SERGIO III (975-994). 

«Sergi US Cliristi nutu cunctorum Ravennatum cernentibus 
« Henestrella huius Ravenne civitatis tabellio ». 

La sua scrittura è assai simile a quella di Sergio II. Proba- 
bilmente era suo nepote, figlio del primogenito di Sergio I del 
quale ignorasi il nome. Non ci sono giunte carte rogate da 
questo tabcllione. Sottoscrisse : 

enfiteusi del settembre 97S (Rav. Are. F.2384); 
» 2 luglio 994 (ibid. E . 1888). 

PIETRO V (978-979). 

«Petrus in Dei nomine consulis et tabellionem huius civi- 
« tatis Ravenne »; 

Era figlio del tabcllione Domenico V e fratello di Teoderato 
e Domenico. 

Il 4 maggio 978 ricevette per se e i suoi fratelli in enfiteusi 
dall'arcivescovo Onesto I un pezzo di terra con casa, corte e pozzo, 
in Ravenna, nella regione di S. Pier Maggiore, presso il ponte 
Cipetelio (Rav. Are. F.2329; di lui abbiamo: 

patio del 13 marzo 978 (Rav. S. A. n. 26); 
enfiteusi del 4 aprile 979 (ibid. n. 28). 
Sottoscrisse : 

enfiteusi del 3 gennaio 978 (Rav. S. A. n. 23); 

» 3 gennaio 978 (ibid. n. 24) ; 

» 4 maggio 978 (Rav. Are. F.2329); 

rinunzia del gennaio-24 dicembre 978 (Rav. S. A. n. 27); 

» 7 aprile 979 (Rav. Com. S. A. XXIV, i, 6). 

ANDREA I (980-1000). 

« Andreas in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne ». 

Era figlio del console e tabellione Giovanni IV ('). Esercitò l'arte 
del tabellionato, ma non ebbe, come il padre, la carica di console. 
Il 2 luglio 994 (Rav. Are. E . 1888) ricevette in enfiteusi dall'arci- 

(i) Boi. St. n. 8, fram. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 75 

vescovo Giovanni XII alcune case in Ravenna per le due sue figlie 
Ingiza e Bona. Mori posteriormente al 1000; di lui abbiamo: 

livello del 6 maggio 980 (Rom. S. P. app. n. i); 

» 3 giugno 984 (Rav. Are. G.2954); 

rinvestitura del 23 giugno 992 (ibid. F.2268); 
livello del 16 gennaio looo (Reni. S. P. n. 13). 

Sottoscrisse : 

enfiteusi del 15 gennaio 964 (Rav. Coni. S. A. XXIV, i, 3); 
giudicato del 13 marzo 990 (Federici Pl. Rer. Pomp. hist. app. n. 11). 

PIETRO VI (981). 

« Petrus Ravenne in Dei nomine tabellio qui Belencione 
« vocor ». 

Fu al servizio del monastero di S. Maria in Palazzolo. Di 
lui abbiamo una donazione del 23 luglio 981 (Mod. St., copia 
del 1490). 

MARTINO I (984-1002). 

«Martinus in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne ». 

Probabilmente deve identificarsi con quel « Martinus tabellio » 
che il 2 aprile 984, insieme ad altri consorti, ebbe a livello dal- 
l'arcivescovo Giovanni XII alcuni fondi della massa Quartisana^'l 
La sua discendenza è la seguente : 

Martinus I tab. 

I 
Martinus II tab. 

(1014-34) 

I \ 1 

Petrus XI tab. Martino IV tab. Acius (2). 

(1012-34) (1037) 

Di questo tabellione e' è pervenuta soltanto una enfiteusi del 
21 dicembre 1002 (Rav. S. A. n. 41). 



(i) Rav. Are. G . 2709. 

(2) Non sembra esercitasse l'arte del tabellionato. Sottoscrisse una ven- 
dita dell' II marzo 1034 (Rav, S. A. n. 75). 



76 



G. BUZZI 



PIHTRO VII (988-1001). 

«Petrus Dei nulli ex genere consulis et labellionc huius ci- 
« vitatis Ravenne ». 

La scrittura e le caratteristiche diplomatiche e linguistiche lo 
rivelano tiglio del tahelHonc « Petrus de Pusterula ». 

lira di fiimiglia consolare, e, forse in seguito alla morte del 
suo cubino Pietro o per altre ragioni, conseguì la carica effettiva 
di console. Rogò: 

livello del 17 maggio ()>•& (Rav. S. A. n. 35); 

enfiteusi del 20... 988 (Federici Pl. Rer. Pomp. hist. app. n. xix); 

rinvestitura del... 988 (Rav. Are. G.2925); 

livello della fine del secolo x (Rem. S. P. n. 14). 

Sottoscrisse : 

livello del 19 aprile 988 (Rav. S. A. n. 34). 

Intervenne : 

ad un placito del 4 aprile looi (Rav. Are. capsa R, lit. GG, n. i); 
ad una rinvestitura del 28 gennaio looi (ibid. L . 4772). 

PIETRO Vili (993-995). 

«Petrus in Dei nomine tabellio et negociator huius civitatis 
« Ravenne ». 

Non ci sono giunte carte rogate da questo tabellione. Sotto- 
scrisse : 

enfiteusi del 23 maggio 993 (Rav. Arch. G.2922); 
» 15 febbraio 99$ (ibid. G . 2919). 

DOMENICO IX (996-1038). 

«Dominicus Dei nutu tabellio huius civitatis Ravenne, 

q. V. Teucio ». 

Il suo albero genealogico è il seguente : 

Dominicus IX tab. q. v. Teucio 
I 



Teucio I tab. Stefanus III tab. 

(1030) (1016-38) 

lohannes X tab. 
(1030-42) 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 77 

Era già morto nel 1038''^'). Di lui abbiamo: 

enfiteusi del 14 gennaio 999 (Rav, Coni. S. Vitale, I, 11, i^bis); 

» del 3 agosto 999 (ibid. S. Vitale, I, 11, 12); 
livello del novembre 1014 (ibid. S. Vitale, I, iii, 5); 

» 13 giugno IO 18 (ibid. S. Vitale, I, ni, 7). 

Sottoscrisse: 

rinvestitura del 996 (ibid. S. Vitale I, in, i); 

enfiteusi del 22 giugno 1002 (ibid. S. Vitale I, in, 3). 

MAINFREDO I (997). 

(( M aintr ed US in Dei nomine tabellio [Eavennas] ». 
Di questo tabellione abbiamo soltanto una carta di vendita del 
6 marzo 997 (Rav. Are. F. 2342). 

PIETRO IX (997). 
«Petrus in Dei nomine tabellio civitatis Ravenne ». 
Di questo tabellione abbiamo un livello del 13 novembre 997 
(Rav. Are. F. 2395). 

BENATO I (999). 

«Benatus in Dei nomine tabellio [ujius civitatis Ravenne». 

Di questo tabellione abbiamo soltanto un' enfiteusi del 23 

.... 999 (Rav. Are. G. 2968). 

GUIDO I (1001-1022). 

« Guido in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne ». 
Fu al servizio dei monasteri di S. Andrea Maggiore e di S. Maria 
in Palazzolo; di lui abbiamo: 

enfiteusi del 21 ottobre iodi (Rav. Com. Class. S. Vitale, I, ni, 2); 
livello del 3 gennaio 1004, Bertinoro, (Rav. S. A. n. 43); 

» 19 gennaio 1004 (ibid. n. 44); 

» 25 giugno 1022 (ibid. n. 61). 

(i) Rav. Com. Class. S. Vitale, I, iv, 7. 



78 G. BUZZI 

GREGORIO I (1001-1016). 

« Gregorius in Dei nomine tabellio huius civitatis Ra- 
ce venne » . 

Di questo tabellione abbiamo: 

cambio del novembre looi (Rav. Are. l. . 4769); 

vendita del 6 febbraio loo} (ibid. E. 1886); 
entìteiisi del 4 marzo 1004 (Rav. S. A. n. 45); 

» del 17 dicembre 1016 (Rav. Com. S. A. XXIV, i, io). 

A lui deve attribuirsi anche l'enfiteusi del 7 gennaio 1006 edita 
da PI. Federici in Rer. Pomp. bist. app. n. xxxiii. Il 22 gen- 
naio loii intervenne ad una rinvestitura (Rav. Are. F. 2084). 

GREGORIO II (1002). 

«Gregorius Christi misericordia tabellio huius civitatis Ra- 
« venne ». 

Fu molto probabilmente cugino del tabellione Gregorio I. Di 
lui abbiamo: 

livello del 26 ottobre 1002 (Rav. S. A. n. 40). 

GUIDO II (1004-1006). 

« Guido Dei nutu ex genere consulis et tabellio». 

Sembra cugino del tabellione Guido I. Di lui abbiamo: 

patto del 18 maggio 1004 (Rav. S. A. n. 46); 
livello del 17 aprile 1006 (Rom. S. P. n. 17). 

GIOVANNI VII (1005). 

«lohannes tabellio civitatis Ravenne». 
Di questo tabellione abbiamo: 

livello del 17 dicembre 1005 (Rav. Are. G . 2882). 

COSTANTINO II (1005-103 1/4). 

Constantinus in Dei nomine tabellio huius civitatis Ra.- 
« venne ». 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 79 



Era figlio del tabellione Costantino I. Fu al servizio del mona- 
stero di S. Andrea Maggiore, del quale fu anche procuratore; mori 
tra il 4 gennaio 1031 (') e il io marzo 1034 (*). Di lui abbiamo: 

livello del 2[ luglio 1005 (Rav. Are. G.2953); 

» dell' 8 ottobre 1014 (Rav. Com. S. A. XXIV, i, 9); 
patto del 29 febbraio 1016 (Rav. S. A. n. 31); 
livello del 25 novembie io 19 (ibid. n. 54); 

» 26 agosto 1020 (ibid. n. 55); 

» 22 ottobre 1021-22 (ibid. 58); 

copia d'enfiteusi del 967 eseguita il 21 agosto 1023 (ibid. n. 19); 
patto del 9 settembre 1027 (ibid. n. 64) ; 
enfiteusi del 15 marzo 1028 (ibid. n. 66); 
livello del io settembre 1028 (ibid. n. 67); 

» 20 maggio 1029 (ibid. n. 69); 

placito del 20 aprile 1030 (ibid. n. 70); 

» del 27 aprile 1030 (ibid. n. 71); 
rinvestitura del 4 gennaio 103 1 (ibid. n. 72); 
investitura del 12 gennaio 1031 (Rav. Com. S. A,, XXIV, 11, i). 

ANDREA II (1007-1016). 

«Andreas in Dei nomine consul et tabellio uius civitatis 
« Ravenne ». 

Era figlio del tabellione Andrea I. Come il padre e l'avolo, 
esercitò l'arte del tabellionato e tra il 15 dicembre 1007 e il gen- 
naio IO 14, morto probabilmente senza eredi lo zio Grimoaldo, 
conseguì il titolo e la carica di console. Viveva ancora il 30 aprile 
1016 (Rav. Are. F.2333). Rogò: 

livello del 19 febbraio 1007 (Rav. Com. S. Vitale, I, ni, 4); 
enfiteusi del 15 dicembre 1007 (Rav. Are. G . 2693). 

Sottoscrisse : 

rinvestitura del 22 gennaio 1014 (ibid. F.2084). 

PIETRO X (loio). 

«Petrus in Dei nonnine tabellio hic civitate Ravenna». 
Di questo tabellione abbiamo : 

livello del 18 gennaio lOio (Rav. S. A. n, 48). 

(1) Cf. Rav. S. A. n. 72. 

(2) Ibid. n. 75. 



8o G. BUZZI 

PIlìTRO XI (1012-1034). 

«Petrus in Dei nomine tahcllio Ravennas ». 
Figlio del tabcUione Martino II; di lui ci è giunta soltanto 
un" enlìtCLisi Jel 25 marzo 1012 (Rav. Are. L.)082). 

Sottoscrisse insieme al fratello Acio : 

vendita dell' 11 marzo 1054 (Rav. S. A. n. 75). 

RICULFO I (1014-1017). 

«Riculfus in Dei nomine tabellio Ravennas». 

Era già morto il 14 gennaio 1037 ('); di lui abbiamo: 

investitura del 22 gennaio 1014 (Rav. Are. F.2084); 

enfiteusi del 4 febbraio 1017 (Rom. S. P. n. t8). 

ALDO II (1014-1018). 

«Aldo Christi misericordia tabellio huius civitatis Ravenne» 
Fu probabilmente figlio secondogenito del tabellione e console 
Aldo I. Era già morto il 1° settembre 1022^^) poiché in un pla- 
cito tenuto in Ravenna in questo giorno intervenne un « Andreas 
« de Aldo » . Di lui abbiamo : 

una donazione del 17 1018 (Rav. Are. G . 2690). 

Intervenne ad una 

rinvestitura del 22 gennaio 1014 (Rav. Are. F . 2084). 

LAZZARO II (1014-1026). 

«Lazarus tabellio civitatis Ravenne». 

La sua scrittura è assai simile a quella del tabellione Lazzaro I 
al quale doveva essere legato da parentela. Morì posteriormente 
all' II giugno 1026(5); non ci sono giunte carte rogate da questo 
tabellione. Lazzaro II intervenne ad una 

rinvestitura del 22 gennaio 1014 (Rav. Are. F.2084'). 

(1) Rav. S. A. n. 83. 

(2) Rav. Are. Q. 8810; cf. anehe ibid. eapsa S, litt. LL, n. 8. 

(3) Ibid. G . 2892. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 8i 

Sottoscrisse : 

vendita del io 1023 (Rav. Are. F.2269); 

copia di vendita dell' 1 1 giugno 1026 (ibid. G . 2892). 

ERMENFREDO I (sec. x-xi). 

« E r m e n fr ed u s tabellio ». 

Di questo tabellione, padre di Pietro XII, sappiamo soltanto 
ch'era già morto nel ioi4('\ 

PIETRO Xn (1014-1016). 

«Petrus tabellio filius qd. Ermenfredus tabellionis ». 
Non ci sono giunte carte rogate da questo tabellione. Inter- 
venne : 

ad una rinvestitura del 22 gennaio 1014 (Rav. Are. F.2084); 
ad un giudicato del 30 aprile 1016 (ibid, F.2333). 

MARTINO II (io 14- 1034). 

(cMartinus tabellio Ravennas ». 

Era figlio del tabellione Martino I. Era già morto l'ii marzo 
1034 (^). Di lui abbiamo: 

livello del 6 agosto 1014 (Rav, S. A. n. 49). 

ANDREA III (1016-1017). 

« Andreas tabellio ». 

Era figlio del tabellione Andrea IL Esercitò certamente l'arte 
del tabellionato anche prima del 1016, perchè il suo nome ricorre 
fra quelli dei tabellioni che intervennero in un giudicato del 
30 aprile di questo anno ^^\ Di lui abbiamo : 

investitura del 5 dicembre 1017 (Rav. S. A. n. 52). 

(i) Rav. Are. F . 2084. 

(2) In una vendita dell' 11 marzo 1034 sottoscrissero «Petrus tab. » e 
«Acius qd. Martini tabellionis» (Rav. S. A. n. 75). 

(3) Rav. Are. F.2333. 

Bullelt. Ist. Star. 6 



82 G. BUZZI 

STEFANO III (1016-1038). 

«Stcfanus in Dei nomine tabcllio uius civitatis Ravenne». 
I-it^lio del «qd.Dominicus [IXj tabellio q. vocabatur Tcucio » ('\ 
I-u al servizio del monastero di S. Apollinare Nuovo e del mo- 
nastero di S. Maria in Palazzolo. Di questo tabcllionc e' è per- 
venuto : 

livello del 7 dicembre 1016 (Rav. Coni. S. Vitale, I, ili, 6), 
Intervenne come investitore in 

una rinvestitura del 24 novembre 1038 (ibid. S. Vitale, I, ni, 7). 

PIETRO XIII (1018). 

«Petrus Dei nutu tabellio Ravennas » . 
Di questo tabellione ci è pervenuta : 

enfiteusi del 31 agosto 1018 (Rav. Are. F.2042). 

GIOVANNI VIII (1018). 

«lohannes tabellio Ravennas». 
Sottoscrive e fa da investitore in 

una vendita del 17 ... 1018 (Rav. Are. G.2690). 
Era già morto nel 1042 (ibid. G . 2907). 

APOLLINARE III (1020). 

«Apolenaris filio Apolenaris tabellio». 

Era figlio del tabellione Apollinare II, e padre di « lohannes i 

« ex genere consulum » (^) e di « Apolenaris q. v. Bonofante » ^^\ ! 

Viveva ancora nel 1020 (+): era già morto il 4 luglio 1043 (>'). Non j 

ci sono pervenute carte rogate da questo tabellione. j 

i 

(i) Rav. Coni. S. Vitale, I, ili, 7. i 

(2) Rav, Are. F . 2050. 

(3) Ibid. P.8185. [ 

(4) Ibid. F . 2050. I 

(5) In un «breve recordaccionis » del 4 luglio 1043, sottoscrisse «Apo- 1 
«lenaris, q. v, Bonofante, filius qd. Apolenaris tabellionis» (ibid. P.8185). j 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 



PIETRO XIV (1021-1047). 

«Petrus in Dei nomine tabellionem Ravenne». 
Di questo tabellione abbiamo: 

enfiteusi del 2 giugno 102 1 (Rav. S. A. n. 57); 

» 30 gennaio 1029 (ibid. n. 68) ; 

livello del 29 dicembre 1045 (ibid. n. 90); 
enfiteusi del 24 giugno 1047 (ibid. n. 91). 

MARTINO III (1022). 

«Martinus ex genere consulem et tabellionem de civitate 
« Ravenna ». 

Fu molto probabilmente nipote del tabellione Martino I e cu- 
gino del tabellione Martino II, come dimostra la scrittura e le af- 
finità diplomatiche e linguistiche. Sembra fosse al servizio della 
cancelleria imperiale. Di lui abbiamo : 

placito rogato il 15 febbraio 1022 (Rav. S. A. n, 59). 

PIETRO XV (1022-1029). 

«Petrus in Dei nomine tabellio Ravenne». 
Era certamente figlio del tabellione Pietro IX ('l Di lui ab- 
biamo : 

enfiteusi del 2 giugno 1022 (Rav. S. A. n. 60); 

livello del 19 novembre 1022 (ibid. n, 62); 

enfiteusi del 12 dicembre 1024 (Rav. Are. N. 5613); 

vendita del 5 febbraio 1029, « in vico q. v, Roverito » (Cod. Paris, n. 18). 

PIETRO XVI (1022-1056). 

«Petrus Ravennas in Dei nomine tabellio qui Belencione 
« vocor ». 

Successe al tab. Pietro VI suo padre nel servizio del mona- 
stero di S. Maria in Palazzolo, del quale nel 1037 era avvocato <^^ ). 

(i) Rav. Are. F. 2395, 

(2) Rav. Com. S. Vitale, I, iv, 4. 



84 C. BUZZI 

Tenne iitìkio proprio e pare rogasse pure per la cancelleria del 
messo imperiale ('). Di lui abbiamo: 

enfiteusi degli anni 1022-1056 (Rav. Com. S. Vitale, I, iv, 4his); 

placito del 21 settembre 1022 (Rav. Are. Q..8810); 

enfiteusi del io dicembre 1035 (Rav. S. A. n, 79); 

rinvestitura del 22 gennaio 1037 (Rav. Com, S. Vitale, I, iv, 4); 
» 14 marzo 1037, Imola (ibid. S. Vitale, I, iv, 5); 

enfiteusi del 6 novembre 1039 (ibid. Porto B.993); 

patto del IO dicembre 1042 (Rav. Are. 1,4220); 

rinvestitura dell'ottobre 1056, Bagnacavallo, (Rav. Com. S, Vitale, I, 
V, 3)- 

RODOLFO I (1022-1025). 

(( R o d u 1 f u s tabellio » . 

Intervenne ad un placito del 21 settembre 1022 ('); era già morto 
il 12 dicembre 1025 (*). La sua discendenza è la seguente: 

Rodulfus I tab. 

. I : 



Johannes IX tab. Rodulfus II tab. 

(1024) (1034-1037) 

Non ci sono pervenute carte rogate da questo tabellionc. 



VALENTINO I (1023). 

« Val enti nus tabellio ci vitatis Ravenne » . 
Non ci sono pervenute carte rogate da questo tabellione. Sot- 
toscrisse : 

livello del 21 ottobre 1023 (Rav. Com. Porto A. 35); 
enfiteusi del 30 ottobre 1023 (ibid. Porto 1463). 

ROMANO I (1023-1055). 

«Romanus Christi misericordia huius civitatis Ravenne ia- 
« bellio q. v. Conradus ». 

Di questo tabellione abbiamo: 

enfiteusi del 21 ottobre 1023 (Rav. Com. Porto, A, 35); 

(i) Rav. Are. Q.8810. 
(2) Ibid. N.S613. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 85 



rinvestitura del 14 aprile 1043 (Rav. Are. G.2806); 

» 6 novembre 1050 (ibid. E.iSqr); 

enfiteusi del 2 novembre 1052 (Rav. S, A. n. 96); 
placito del 13 giugno 1055 (ibid. n. 97). 

Sottoscrisse : 

enfiteusi del 30 ottobre 1025 (Rav. Com. Porto, 1463), 

GIOVANNI IX (1025). 

«lohanncs Christi misericordia tabellio Rodulfìdes qd. huius 
« civitatis Ravenne ». 

Il 12 dicembre 1025 riceve in enfiteusi dal monastero di S. Mi- 
chele Arcangelo detto del Nosocomio i beni posseduti già dal padre 
suo Rodolfo I « iure ipsius monasterii » ('). Non ci sono perve- 
nute carte rogate da. questo tabellione. 

ENRICO I (1025). 

«Enricus Dei nutu ex genere consulis et tabcllionis de terri- 
« torio Ravennate ». 

Di questo tabellione del contado di Ravenna non ci sono giunte 
carte: sottoscrisse: 

rinvestitura del 2 agosto 1025 (Rav. Are, 1 . 4479). 

STEFANO IV (1027). 

«Stefanus in Dei nomine tabellio uius civitatis Ravenne». 

Era certamente figlio del tabellione Stefano II. Sembra fosse 
al servizio del monastero di S. Apollinare Nuovo. Di lui abbiamo 
un solo 

livello del 5 aprile 1027 (Rav. Com. S. Vitale, I, iii, io). 

PIETRO XVII (1027-1064). 

«Petrus in Dei nomine tabellio Ravennas». 
Era certamente figlio di Pietro VII « ex genere consulis et 
« tabellio » e congiunto del tabellione Pietro XX. In un patto del 
(i) Rav. Are. N. 5613. 



86 C. BUZZI 

13 gennaio 1064 sottoscrisse semplicemente col cognome: « Pe- 
« irus tabellio Pusterulensis » . Di lui abbiamo: 

vendita del 14 dicembre 1027 (Rav. S, A. n. 65); 

livello del I febbraio 1028 (Rav. Are. E. 1897); 

patto del 25 marzo 1057 (Rav. Com. S. Vitale, I, iv, 6); 

livello del... marzo 1046 (ibid. S, Vitale, I, iv, 8); 

rinvestitura del 20 luglio 1049 (ibid. S. Vitale, I, v, 2); 

patto del 15 gennaio 1064 (ibid. Porto, B . 997). 

GERARDO I (1029-1046). 

«Gerard US Dei nutu tabellio Ravenne». 

Il 30 gennaio 1029 ebbe dal monastero di S. Andrea Mag- 
giore in enfiteusi per sé e per i suoi figli « sub dominio et po- 
« testate Vitaliana » sua madre, tuttociò che aveva ereditato dai 
qd. Deusdedit e Vualdrada suoi avi('). Appartenne dunque alla 
nobile famiglia dei Deusdedit e il suo albero genealogico può ri- 
stabilirsi come segue: 

Deusdedit (Vualdrada) 

Vitaliana (sposa a X) 
Gerardus tab. 

Fu al servizio del monastero di S. Maria in Palazzolo e del 
monastero di S. Maria e S. Andrea « in insula Serra » . Di lui 
abbiamo: 

enfiteusi del 30 ottobre 1036 (Rav. Com. Porto, F. 1766); 
» 22 aprile 1037 (ibid. Porto, 1560); 

» 4 dicembre 1041 (ibid. Porto, B.999); 

» 2 maggio 1046 (ibid. S. Vitale, I, iv, 9). 

TEUCIO I (1030). 

« Teucius tabellio ». 

Per la sua genealogia vedi quella del tabellione Domenico IX. 
Non ci sono pervenute carte rogate da questo tabellione, del quale 
sappiamo soltanto che era già morto nel 1030^^). 

(1) Rav. S. A. n. 68. 

(2) Rav. Are. capsa S, litt. LL, n. 8. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 87 



GIOVANNI X (1030-1042). 

« I o h a n n e s tabellio » . 

Figlio del tabellione Teucio I. Intervenne come investitore in 
una vendita del 1030 (Rav. Are. capsa S, litt. LL, n. 8). Pos- 
sono attribuirsi a questo tabellione: 

enfiteusi del 1035 (Rav. Are. F. 1937); 

investitura del 20 aprile 1042 (Rav. Coni. S. Vitale, I, 11, 3). 



GIOVANNI XI (1030). 

«lohannes in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne ». 
Di questo tabellione abbiamo : 

vendita del 1030 (Rav. Are. capsa S, litt, LL, n. 8). 

ADALBERTO I (103 1). 

«Adalbertus Dei nutu tabellio Ravenne». 
Di questo tabellione abbiamo: 

donazione rogata il 9 ottobre 103 1 (Rav. Coni. S. Vitale, I, iv, i). 

COSTANTINO III (1031-1039). 

« Consta ntin US tabellio huius civitatis Ravenne». 

Figlio del tabellione Costantino II al quale successe nell' uf- 
ficio di tabellione nel monastero di S. Andrea Maggiore; di lui 
abbiamo : 

livello del 16 dicembre 103 1 (Rav. S. A. n. 73); 

» ... aprile 1033 (ibid. n. 74); 

vendita dell' 11 marzo 1034 (ibid. n. 75); 
enfiteusi del 21-9 aprile 1035 (ibid. n. 77); 

» 23 febbraio 1036 (ibid. n. 82); 

investitura del 13 febbraio 1037 (Rav. Com. S. A. XXIV, i, 13). 

Intervenne e sottoscrisse: 

rinvestitura del 18 gennaio 1039 (Rav. S. A. n. 84). 



88 G. BUZZI 

PIETRO XVIII (1033). 

« Petrus tabcllio ». 

Questo tabcllione e Avunda sua moglie erano cnfiteuti dell'arci- 
vescovo Gebchardo il 14 febbraio 1033 (Rav. Are. G.2904). 

PIETRO XIX (1034). 

«Petrus, vir clarissimus, tabellio ». 

Figlio del tabellione Martino II. Sottoscrisse una vendita del- 
l'ii marzo 1034 (Rav. S. A. n. 75). Non ci sono giunte carte 
rogate da questo tabellione. 

UGO I (1030-1035). 

«Hugo tabellio civitatis Ravenne». 

Intervenne ad un 

placito del 20 aprile 1030 (Rav. S. A. n. 70). 

Viveva ancora nel 1035 (Rav. Are. F.1937). Fu probabil- 
mente padre del tabellione Ugo II : non ci sono giunte carte ro- 
gate da questo tabellione. 

RODOLFO II (1034-1037). 

«Rudulfus in Dei nomine tabellio Ravennas ». 
Era figlio del tabellione Rodolfo I e fratello del tabellione Gio- 
vanni IX. Rogò : 

rinvestitura del 25 giugno 1034, «in loco q. v. Stornatianus « (Rav. 
Are. 1 ,4421); 

placito del 26 febbraio 1037, «castrum S. Illari » (ibid. F.2061). 

Intervenne ad un 

placito del 14 gennaio 1037 (Rav. S. A. n. 83). 

PIETRO XX (103 5-1042). 

«Petrus in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne». 
Fu al servizio del monastero di S. Andrea Maggiore: la sua 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 89 

scrittura è molto simile a quella del tabellione Pietro XVII del 
quale era assai probabilmente congiunto. Di lui abbiamo : 

livello del 6 agosto 1035 (Rav. S. A. n. 78); 
rinvestitura del 18 gennaio 1039 (ibid. n. 84); 
enfiteusi del 6 agosto 1039 (Boi. St. n. 16); 

» 12 agosto 1042 (Rav. S, A. n. 86). 

GIOVANNI XU (1036). 

«Johannes tabellius Ravene » . 
Di questo tabellione abbiamo : 

vendita del 27 febbraio 1036, Cunio (Rav. Are. F. 2001). 

GIOVANNI XIII (1037). 

«Johannes de Riculfo tabellio». 

Era figlio del tabellione Riculfo I. Intervenne ad un placito 
il 14 gennaio 1037 (Rav. S. A. n. 83). Non ci sono perve- 
nute carte rogate da questo tabellione. 

BONOMO I (1037). 

« Bonus homo tabellio ». 

Figlio del tabellione Ariardo I del quale non abbiamo notizie. 
Intervenne ad un placito il 26 febbraio 1037 (Rav. Are. F . 2061). 
Non ci sono giunte carte rogate da questo tabellione. 

MARTINO IV (1037). 

« Marti nus in Dei nomine tabellio Ravenne». 
Era figlio del tabellione Martino IL Di costui abbiamo sol- 
tanto : 

enfiteusi del 3 marzo 1037 (Rav. Coni. S. Vitale, I, rv, 3). 

PIETRO XXI (1037-105 1). 

«Petrus in Dei nomine tabellio Ravennas ». 

Era certamente nepote del console e tabellione Pietro V come 

Bullelt. Ist. star. 6* 



go G. BUZZI 



dimostrano la scrittura e le caratteristiche diplomatiche e lingui- 
stiche. Di lui abbiamo : 

«breve recordacionis » del 4 luglio 1043 (Rav. Are. P.8i8$); 

)) 27 aprile 1044 (Rav. Coni. S. Vitale, I, u, 5); 

livello del 2S giugno 1045 (Rav. S. A. n. 88); 

» 20 luglio I04S (ibid. n. 89) ; 

» 16 aprile 1046 (Rav. Com. S. A. XXIV, 11, 3); 

enfiteusi del 21 febbraio 1047 (Boi. St, n. 17); 

» 7 agosto 1047 (Rav. S. A. n. 92); 

» 20 agosto 1047 (Rav. Are. F.2059); 

livello dell' 8 agosto 1049 (Rav. S, A. n. 93); 

» 12-22 gennaio 1050 (ibid. n. 94); 

enfiteusi del 20 ottobre 1050 (Rav. Are. F. 204}); 
livello dell' 8 marzo 1051 (Rav. S. A. n. 95). 

Sottoscrisse : 

enfiteusi del 3 marzo 1057 (Rav. Com. S. Vitale, I, iv, 3); 
e fu presente ad una 

vendita del 20 luglio 1049 (ibid. S. Vitale, I, v, 2). 

PIETRO XXII (1038). 

«Petrus q. v. de Teucio tabellio». 

Intervenne ad una rinvestitura del 24 novembre 1038 (Rav. 
Com. S. Vitale, I, iv, 7) insieme al tabellione Stefano IV suo zio. 

GIOVANNI XIV (1038-1042). 

«lohannes Dei nutu tabellio Ravenne». 
Di questo tabellione abbiamo : 

refuta del 24 novembre 1038 (Rav. Com. S. Vitale, I, iv, 7); 
livello del 2 marzo 1039 (R^v. Are. G.2873); 

investitura del 20 aprile 1042 « in loco q. v. Moni » (Rav. Com. S. Vitale, 
I, n. 3)- 

ENRICO II (i030?-i042). 

« Enricus tabellio huius civitatis Ravenne». 
Era probabilmente nepote del tabellione Enrico I, e forse in- 
tervenne ad un placito in Ravenna il 20 aprile 1030 (Rav. S. A. 
n. 70). 



I 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 91 

Di lui abbiamo un livello del 12 giugno 1042 (ibid. n. 85); 
ma gli si può con grande probabilità attribuire un'enfiteusi rogata 
il IO giugno 103 1 per il monastero di S. Maria in Palazzolo, 
della quale rimane un breve regesto nell'Inventario vecchio di 
S. Vitale al n. E. 871, conservato nell'Archivio Storico comunale 
di Ravenna. 

TACIO I (1042). 

«Tacius in Dei nomine tabellio ». 
Di questo tabellione abbiamo : 

enfiteusi del 19 1042 (Rav. Are. I, 4482). 

GIOVANNI XV (1044-1054). 

«lohannes in Dei nomine tabellio Ravennas». 

Aveva un figlio di nome Pietro, il quale sottoscrisse una en- 
fiteusi del 19 giugno 1045; ma non risulta che esercitasse l'arte 
del tabellionato. Del tabellione Giovanni abbiamo: 

enfiteusi del 17 marzo 1044 (Rav. Are. G.2446); 

» 19 giugno 1045 (ibid. G . 2890) ; 
patto del 9 dicembre 1045 (ibid. G.2893); 

livello del i[5] maggio 1054, Pozzo Franco (Cod, Paris, n. 20). 

ENRICO III (1047). 

« Enricus tabellio ex chonsulorum genus». 
La scrittura lo rivela parente dei tabellioni Enrico I ed En- 
rico IL Di questo tabellione di famiglia consolare c'è pervenuto: 
livello del marzo 1047 (Rav. Coni. S. Vitale, I, iv, io). 

LEONE III (1047). 

« Leo Christi misericordia tabellio Ravenne ». 
Di questo tabellione abbiamo: 

enfiteusi del 4 novembre 1047 (Rav. Com. S. A. XXIV, 11, 4). 



^2 G. BUZZI 



SEVERO I (1048-1066). 

« Severus q. v. Bulgarus huius alme urbis tabellio». 
Era al servizio del monastero di S. Andrea Maggiore, del quale 
possedeva anche qualche terra in enfiteusi ('), e del monastero di 
S. Apollinare Nuovo. Era già morto il 22 giugno 1066 ('>. Di 
lui abbiamo : 

rinvestitura del 22 luglio 1048 (Rav. Cotti. S. Vitale, I, iv, 11); 
patto rogato in Cervia il 16 agosto 1059 (Rav. S. A. n, 102). 

Intervenne ad un 

placito il 15 giugno 1055 (ibid. n. 97). 
Sottoscrisse : 

donazione del 21 agosto 1063 (Rav. Are. G.2612). 

DEUSDEDIT I (1055-1078). 

«Deusdedit in Dei nomine tabellio Ravennas ». 

Figlio del notaio arcivescovile Onesto V. Fu al servizio del 
monastero di S. Andrea Maggiore; ma ebbe anche ufficio proprio. 
Di lui abbiamo: 

livello del 28 novembre 1055 (Rav. S. A. n. 98); 

rinvestitura del 25 febbraio 1056 (ibid. n. 99); 

copia d'una refutazione del 17 maggio 1037 eseguita il 12 giugno 1056 

(Rav. Coni. S. A. XXIV, 11, 5); 
copia d'enfiteusi del 26 dicembre 1023 eseguita il 13 giugno 1056 (Rav. 

S. A. n. 63); 
enfiteusi del i agosto 1058 (ibid. n. lOi); 
patto dell' 8 marzo 1059 (Rav, Com. S. Vitale, I, v, 5); 
livello del 13 dicembre 1061 (Rav. S. A. n. 106); 
» 9 febbraio 1062 (ibid. n. 107); 

» 16 aprile 1062 (ibid. n. 108); 

enfiteusi del 7 maggio 1065 (ibid. n. in); 
vendita del 12 settembre 1066 (ibid. n. 113); 
livello del 25 agosto 1068 (ibid. n. 114); 
patto del 24 febbraio 1069 (ibid. n. 115); 

(i) In una enfiteusi concessa il 22 giugno 1066, tra i possessori di terre 
del Monastero di S. Andrea Maggiore è indicata anche « Marocia relieta qd. Bul- 
«gari tabellionis » (Rav. S. A. n. 112). 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 95 

patto del 25 febbraio 1069 (Rav. S. A. n. 116); 

» 25 febbraio 1069 (ibid. n. 117); 

livello del 4 gennaio 1070 (Boi. St. n. 19); 
enfiteusi del 22 aprile 1073 (Rav. S. A. n. 119); 
livello del 18 maggio 1074 (ibid. n. 120); 

» 30 gennaio 1078 (ibid. n. 124). 

GIOVANNI XVI (1057-1059). 

« lohannes divina gralia preclare urbis Ravennatum tabellio 
« ex genere consulis » . 

Era di famiglia consolare; ma sembra che conseguisse la ca- 
rica effettiva di console soltanto dopo il 29 novembre 1057 e prima 
del 3 febbraio 1058. Di lui abbiamo: 

livello del 29 novembre 1057 (Rav. S. A. n. 100); 
» 3 febbraio 1058 (Rav, x\rc. G.2767); 

» 16 ottobre 1059 (ibid. F.2008). 

GUIDO III (1057-1063). 

«Wido Dei misericordia Ravennas tabellio». 

Deve molto probabilmente identificarsi con quel « Wido fi- 
«lius qd. Widonis tabellionis » , il quale sottoscrisse una donazione 
del 9 giugno 1060 edita dal Fantuzzi ('). Di lui abbiamo: 

enfiteusi del 20 agosto 1061 (Rom. S. P. n. 28); 
donazione del 21 agosto 1063 (Rav. Are. G.2612). 

Sottoscrisse : 

enfiteusi del i dicembre 1057 (Rav. Coni. Porto, 1461). 

VUAPERNO I (ioéo-1063). 

«Vuapernus per Dei misericordia Ravennas tabellio». 
Di questo tabellione abbiamo : 

donazione dell' 8 aprile 1060 (Rav. Com. S. Vitale, I, v, 6); 

enfiteusi del 2 106 1 (ibid. S. Vitale, I, v, 9); 

refutazione del 31 maggio 1062 (ibid. S. Vitale, I, v, 11); 
enfiteusi del 19 marzo 1063 (ibid. S. Vitale, I, v, 13). 

(i) I, n. XLi, pp. 85-6, 



94 



G. BUZZI 



CORRADO I (1061-1074). 

«Conradiis in Dei nomine Ravennas tabellio». 
Figlio del tabcllione « Romanus q. v. Conradus ». Fu al ser- 
vizio del tiioiiastero di S. Andrea Maggiore. Di lui abbiamo : 

livello del 22 ottobre 1061 (Rav. S. A. n. 104); 

» 14 novembre 1061 (ibid. n. 105); 

patto del 4 settembre 1062 (ibid. n. 109); 
vendita del 23 giugno 1065 (Rav. Are. F.2173); 
copia del 20 maggio 1066 di vendita del 31 maggio 1057 (il''i<^- G. 

2780) ; 
enfiteusi del 22 giugno 1066 (Rav. S. A. n. 112); 
vendita del io gennaio 1067 (Rav. Are. F.2004); 

frammento di carta del 1069 (ibid. 1 . 4119) ; 

donazione del 2 agosto 1074 (Rav. S. A. n. 121). 

GIOVANNI XVII (1064-1068). 

« lohannes divina gratia alme urbis Ravennatum tabellio ex 
« genere consulis » . 

Era probabilmente figlio del tabellione e console Giovanni XVI, 
col quale ha comuni le caratteristiche diplomatiche, linguistiche e 
la scrittura. Di lui abbiamo : 

donazione del 21 febbraio 1064 (Rav. Com. S. Vitale, I, v, 18); 
enfiteusi del 10 marzo 1064 (ibid. S. Vitale, I, v, 15); 

» 5 maggio 1067 (Rav. Are. I.4567); 

» 4 giugno 1068 (Rav. Coni. Porto, 522). 

UGO II (1069-1117). 

« Ugo Dei gratia Ravennas tabellio ». 

Dal 1090 al II 15 fu al servizio del monastero di S. Andrea 
Maggiore e, almeno dal 11 03, al servizio del monastero di S. Maria 
in Porto fuori; ma ebbe anche ufficio proprio. Di questo tabel- 
Hone abbiamo: 

enfiteusi del 2! novembre 1069 (Rav. Are. G.2764); 
» 6 maggio 1090 (Rav. S. A. n. 137); 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 95 



livello del 29 marzo 1091 (Rav. S. A. n. 138); 
enfiteusi del 2 novembre 1092 (ibid. n. 141); 

» 18 marzo 1093 (ibid. n. 142); 

livello del 30 marzo 1097 (ibid. n. 143); 
enfiteusi del 12 novembre 1097 (ibid. n. 145); 
livello del 2 dicembre 1098 (ibid. n. 146); 

» 3 dicembre 1098 (ibid. n. 147); 

» 2 giugno 1102 (ibid. n. 153); 

donazione dell' 8 marzo 1103 (Rav. Com, Porto, E. 1476); 

» 13 marzo 1103 (ibid. Porto, F. 1296); 

» 20 1103 (ibid. Porto, C.1981); 

livello del 7 marzo 1104 (Rav. S. A. n. 155); 

enfiteusi del 16 febbraio 1105 (ibid. n. 156); 

donazione del 22 maggio 1106 (Rav. Coni. Porto, F. 1695); 

» 22 maggio 1106 (ibid. Porto, F. 1696); 

enfiteusi del 25 luglio 1106 (Rav. S. A. n. 158); 

» 25 luglio 1106 (ibid. n. 159); 

fidecommesso del 30 luglio 1106 (Rav. Com. Porto, E. 1203); 
vendita dell' 8 aprile 1107 (ibid. Porto, B . 320); 
enfiteusi del 18 aprile 1107 (ibid. Porto, B.336); 
livello del 5 giugno 1108 (ibid. Porto, E. 1477); 
enfiteusi del 28 agosto iioS (Rav. S. A. n. 162); 
livello dell' 8 aprile 1109 (ibid. n, 163); 
patto del 22 aprile 1109 (Rav. Com. Porto, B. 330); 
enfiteusi del 27 dicembre 11 09 (ibid. Porto, A, 14); 

» 24 febbraio mi (Rav. S. A. n. 166); 

livello del 2 marzo ini (ibid. n. 167); 

» 28 marzo mi (ibid. n. 168) ine; 

patto del 1 3 giugno un (Rav. Are. I . 4228) ; 

» 8 novembre mi (ibid. F.2271); 

enfiteusi del 26 maggio in 3 (Rav, S. A. n, 170); 

» 21 ottobre 1115 (ibid. n. 172); 

» 18 aprile 1114 (Rav. Com. Porto, 1044); 

livello del 24 luglio 1114 (Rav. Are. G.2563); 
enfiteusi del 6 gennaio in 5 (Rav. Com, Porto, 973); 

» 8 marzo 1115, Libba (Rav. S, A, n. 176); 

» is marzo 1115, Libba (ibid. n. 177); 

» 15 marzo 1115, Libba (ibid. n, 178); 

donazione del 26 aprile in 5 (Rav, Are. 0,2815); 
patto del 2 luglio 1115 (Rav. Com. Porto, F. 1691); 
livello del 31 dicembre 1115 (ibid. Porto, A, 19); 
testamento del 28 marzo 1117 (ibid. Porto, A. 159). 



96 G, BUZZI 

GUIDO IV (1071-1083). 

((Guido tabcUio ». 

Probabilmente deve identificarsi con quel (( Wido tabellio » che 
nel 1071 paga il censo, come enfiteuta, al monastero di S. Maria 
e S. Andrea nell'Isola della Serra (Rav. Com. Porto, G. 1852). 
Di questo tabellione abbiamo: 

copia d'enfiteusi rogata il 16 giugno 1054, eseguita 1' 11 ciicembre 1079 

(Rav. Are. G. 2694); 
precario del 27 marzo 1083 (Roin. S, P. n. 36). 

GIOVANNI XVIII (1071-1102). 

«lohannes Dei misericordia Ravennas tabellio». 

Fu al servizio del monastero di S. Maria in Palazzolo e del 
monastero di S. Maria in Porto; ma ebbe anche ufficio proprio. 
Di questo tabellione abbiamo: 

enfiteusi del 1071 (Rav. Com. S, Vitale, I, v, iSbis); 

» 14 agosto 1072 (ibid. S. Vitale, I, v, 19); 

» 29 marzo 1078 (ibid. S. Vitale, I, vi, i); 

» 29 dicembre 1079 (ibid. Porto, A. 11); 

patto del 20 maggio 108 1 (ibid. S. Vitale, I, v, 5); 
enfiteusi del io maggio 1082 (ibid. S. Vitale, I, vi, 7); 
donazione del 24 febbraio 1102 (Rav. Are. I;4i33). 

PASQUALE I (1074). 

((Pascalis in Dei nomine tabellio preclare urbis Ravenne». 
Di questo tabellione e' è pervenuto : 

patto del 21 marzo 1074 (Rav. Com. Porto, H.2155). 

ALBERTO I (1078-1118). 

«Albertus Dei misericordia Ravennas tabellio». 
Di questo tabellione abbiamo: 

donazione del 13 giugno 1078 (Rom. S. P. n. 35); 
livello dell' XI gennaio 1084 (Rav. S. A. n. 132); 
enfiteusi del 25 novembre 1084 (ibid. n. 133); 
» 7 aprile 1087 (ibid. n. 134); 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 97 

rinvestitura del 4 maggio 1087 (Rav, Gap. Porto, 1555); 
donazione del 3 gennaio 1088 (Rav. Are. G.2828); 

» 50 gennaio 1096 (Rav. Com. S. Vitale, I, vi, 17); 

enfiteusi del 5 ottobre 1097 (Rav. S. A. n. 144); 

» 3 ottobre 1097 (Rav, Com, S, A. XXIV, 11, 7); 

patto del 27 giugno 1103 (Rav, Com, Porto, B.331); 
investitura del... agosto 1103 (Rom. S. P. n. 39); 

livello del 1105 (Rav. Are. I.4411); 

enfiteusi del 25 agosto 1106 (Rav. Com. Porto, F. 1694); 

» ... agosto 1106 (ibid. Porto, 970); 

livello del 22 aprile 1107 (Rom. S. P. n. 41); 
enfiteusi del 9 dicembre 1107 (Rav. Com. Porto, A. 13); 

» 29 dicembre 1107 (ibid. Porto, 871); 

livello del 21 marzo ino (ibid. Porto, 951); 

» 31 maggio ino (ibid. Porto, 951^); 

donazione del 7 aprile un (ibid. Porto, F. 1677); 
patto del 20 luglio mi (Rav. Are. L.4982); 

» 23 luglio un (ibid. I . 4485); 

donazione del 10 maggio 1113 (Rav, Com. Porto, H.2143); 

» IO maggio 1113 (ibid. Porto, A. 180); 

» 7 agosto 1113 (ibid. Porto, A. 173); 

enfiteusi del 24 giugno 1114 (ibid. Porto, B.338); 
livello del 21 novembre 1114 (Rom. S, P. n, 46); 
enfiteusi del 2 gennaio 1115 (Rav, Com. Porto, E. 1463); 
permuta del .. . febbraio 1115 (ibid. Porto, 963); 
enfiteusi del io febbraio 1116 (ibid. Porto, 763); 
patto dell' 8 ottobre 1117 (ibid. Porto, E, 1369); 
enfiteusi dell' 8 ottobre 1117 (Rav, Cap. Porto, £.1369)-, 
livello del 6 novembre 1117 (Rav, S. A. n. 187); 
patto del 5 maggio ni8 (Rav. Com. Porto, 957). 

GIOVANNI BONO I (108 1). 

«lohannes Bonus Dei gratia Ravenne tabellio ». 
Di questo tabellione abbiamo: 

livello del 16 febbraio 1081 (Rav. Com. Porto, 317). 

LIUTO I (1081). 

«Liuto Dei misericordia Ravennas tabellio». 
Questo tabellione, del quale e' è pervenuto soltanto un livello 
del 22 ottobre 108 1 (Rav, Com. S. Vitale, I, vi, 6), era certa- 

Bullett. Ist. Stor. 7 



98 



G. BUZZI 



tuentc di faiiiiglia consolare. Inflitti la scrittura e le particolarità 
diplomatiche lo mostrano legato di parentela al tabcllione Liuto II, 
suo coetaneo, il quale era « ex consulorum genere ». Rogò per 
il monastero di S. Apollinare Nuovo. 

GIOVANNI XIX (1084). 

«lohanne in Dei nomine tabellio». 
Di questo tabcllione abbiamo ; 

enfiteusi rogata Tu giugno 1084 (Rav. Are. L.4773). 

PIETRO XXIII (1086-1 102). 

«Petrus Ravennas tabellio». 

È il primo tabellione di scuola bolognese-ravennate che abbia 
rogato in Ravenna e nel territorio. Di lui abbiamo : 

sicurtà del 5 maggio 1086 (ibid. F.2044); 

» 2$ novembre 1086 (Rav. Are. G.2790); 

investitura del 23 maggio 1102 (ibid. L . 4747). 

UGO III (1087-1090). 

«Ugo Christi misericordia Ravennas tabellio». 
Fu al servizio del monastero di S. Maria in Porto. Di questo 
tabellione abbiamo: 

livello del 5 marzo 1087 (Rav. Com. Porto, D.1003); 
» 3 ottobre 1090 (ibid. S. Vitale, I, vi, 14). 

LIUTO II (1088-1094). 

«Liutus Christi misericordia preclare urbis Ravenne ex con- 
« sulorum genere tabellio » . 

Di questo tabellione di famiglia consolare ci sono pervenute le 
seguenti carte: 

enfiteusi del 23 agosto 1088 (Rav. Com. S. Vitale, I, vi, 12); 
investitura del 9 dicembre 1093 (ibid. S. Vitale, XV, i, 9); 
sicurtà dell' II marzo 1094 (ibid. S. Vitale, I, vi, 16). 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 99 



RAMBERTO I (1094-1118). 

« R a i m b e r t u s in Dei nomine Ravennas tabellio » . 
Fu al servizio del monastero di S. Andrea Maggiore, ma ebbe 
anche ufficio proprio. Di questo tabellione abbiamo : 

livello del 6 giugno 1094 (Rav. Com. S. A. XXIV, in, 4); 

» 13 novembre 1106, Lungana (Rav. S. A. n. 160); 

» 13 novembre 1106, Lungana (ibid, n. 161); 

» 4 dicembre 1109 (ibid. n, 164); 

vendita del 12 febbraio 11 14 (ibid. n. 173); 
livello del i ottobre 11 14 (Rom. S. P. n. 45); 

enfiteusi del 14 maggio 11 18 (Rav. S. A. n. 188); 

» 30 maggio II 18 (Rav. Com. Porto, 1298). 

PIETRO XXIV (1108-1115). 

«Petrus Ravennas tabellio». 

Fu al servizio del monastero di S. Maria in Porto ; ma ebbe 
anche ufficio proprio. Di questo tabellione abbiamo : 

enfiteusi dell' 11 aprile 1108 (Rav. Com. Porto, D.908); 
patto del 5 maggio 1108 (ibid. Porto, D.940); 

» 26 gennaio 1109 (ibid. Porto D.1022); 

» 26 gennaio 1109 (ibid. Porto, F.1697); 

rinvestitura del 7 settembre 11 15 (Rav. Are. I.4157). 

GUIDO V (iiii-ii[5). 

«Guido Dei nutu tabellio». 

Figlio, molto probabilmente, del tabellione Guido IV, e padre 
di Ugo, Viviano e Raimondino, i quali sottoscrissero una vendita 
del 15 febbraio mi. Fu al servizio del monastero di S. Andrea 
Maggiore. Di lui abbiamo : 

vendita del 15 febbraio mi, Bagnacavallo (Rav. S. A. n. 169); 

)> 24 settembre 1115 (ibid. n. 180); 

livello del 29 settembre 1115 (Boi. St. n. 34). 

GIOVANNI XX (il 17). 

«lohannes Dei misericordia Ravennas tabellio». 
Di questo tabellione abbiamo soltanto una 
enfiteusi del 11 17 (Rav. Are. G . 2582). 



joo G. BUZZI 



LE FORMULE DEL PROTOCOLLO, DEL TESTO 
E DELL' ESCATOCOLLO 

Le carte ravennati, come quelle di ogni altra città, si dividono 
in due classi: pubbliche e private. Alle pubbliche, rogate esclusi- 
vamente da tabellioni cittadini, appartengono la rinvestitura (carta 
refutacionis) e il placito; alle private, rogate dai notai della 
chiesa Ravennate e dai tabellioni cittadini, appartengono la do- 
manda (pcticio) e la concessione (concessio, preceptum, 
pagina precepcionis) di livello e d'enfiteusi, la donazione, 
il patto, la vendita e il cambio. 

Stipulandosi queste ultime due specie di contratto (vendita e 
cambio) tra privati fra loro o tra privati e l'arcivescovo, la loro 
documentazione è affidata esclusivamente ai tabellioni cittadini. 

I tipi delle carte di livello, enfiteusi, donazione e patto sono di- 
versi a seconda che esse emanino dalla Cancelleria arcivescovile o 
siano rogate dai tabellioni cittadini. 

Esamineremo dunque comparativamente tra loro queste forme di 
contratto e analizzeremo come tipi a sé le altre carte, sia pubbliche 
che private, cioè la rinvestitura e il placito, la vendita e il cambio. 

Il Protocollo. 

L comune alle carte pubbliche e private e comprende l'invo- 
cazione simbolica e verbale della divinità (invocatio) e la data- 
zione (datati o). 

h a sinistra del documento nelle donazioni (') e concessioni en- 
fiteutiche arcivescovili rogate dai notai della chiesa Ravennate; nel 
mezzo del documento, tra il testo dispositivo e le clausole di ob- 

(i) La datazione a sinistra è rappresentata anche nelle copie autentiche 
delle donazioni arcivescovili (cf. Cod. Paris, n. io), ad eccezione d'una dona- 
zione dell' 8 aprile 894 (Fori. Com. libro Biscia, ce. 98 B-99 a) e d'una carta 
di cambio del 14 maggio 962 (ibid. ce. 193 a-b), che per essere stati tra- 
scritti in un codice non potevano conservare il loro aspetto originario. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA loi 

bligazione, nelle domande e concessioni di livello rogate nella Can- 
celleria dell'arcivescovo; sempre in testa al documento nelle do- 
mande d' enfiteusi rogate dai notai della chiesa Ravennate e in tutti 
gli atti pubblici e privati rogati dai tabellioni cittadini. 

Queste regole non subiscono eccezioni. 

A) L'invocazione simbolica nei livelli e nelle enfiteusi 
della Cancelleria arcivescovile e nei documenti rogati dai tabellioni 
cittadini nei secoli ix-x è generalmente rappresentata da una croce 
greca (^): qualche volta, specialmente nei documenti del secolo xi, 
la croce è lievemente inclinata a sinistra ed ha il braccio destro 

riunito da una curva al braccio obliquo inferiore y( ('); qual- 
che altra volta, ma più raramente, nei documenti della seconda 
metà del secolo x e della prima metà dell' xi è ornata da quat- 
tro raggi — ir" ^^^>; spesso può mancare affatto^'^ specie nelle copie^*). 

L'uso del chrismon (x), che nella seconda metà del se- 
colo XI viene comunemente adottato dai tabellioni cittadini, è ora 
raro: dall' 850 al 1062, nei livelli e nelle enfiteusi rogate da notai 
della chiesa Ravennate s'incontra in questi casi: 17 novembre 891 
(Rav. Are. G . 2914) ; 1 1 giugno 944 (ibid. L . 5084); 7 aprile 1003 
(ibid. L.4984); 21 febbraio 1017 (ibid. F.2304); 24 dicem- 
bre 1059 (ibid. G.2772); 4 febbraio 1062 (ibid. I.2174); 
nei documenti rogati dai tabellioni cittadini s' incontra in questi 
altri casi: i ottobre 950 (ibid. G.2687); febbraio 974 (ibid. 
F.2376); 6 febbraio 1003 (ibid. E. 1886); 21 settembre 1022 
(ibid. Q.8810); 12 dicembre 1025 (ibid. N . 5613); 22 dicem- 

(i) Cf. i documenti 25 marzo 1012 (Rav. Are. L. 5082); 6 gennaio 1029 
(ibid. G . 2608) ; 20 maggio 1040 (ibid. H . 3681); 4 luglio 1043 (ibid. P . 8185); 
9 novembre 1045 (ibid. G.2893); 5 novembre 1050 (ibid. Q. 8705); 9 no- 
vembre 1050 (ibid. 2789); 21 giugno 1054 (ibid. L.5052) &c. 

(2) Cf. i documenti 12 febbraio 945 (Rav. Are. 1 . 4442) ; 12 maggio 949 
(ibid. F. 2226); 29 febbraio 955 (ibid. G . 2878) ; 964 (Rav. Com. S . A . XXIV, 
1.3); 23 ... 999 (Rav. Are. G.2968); 16 aprile 1038 (ibid. I.4481). 

(3) Manca in dodici documenti dei secoli ix-x e in quarantatre del sec. xi. 

(4) Cf. i documenti 8 aprile 894 (Fori. Com. libro Biscia, ce. 98 B-99A); 
14 maggio 962 (ibid. ce. 193 a-b); 23 luglio 981 (Mod. St.). 




^ v^_^ cioè ne 



loa G. BUZZI 

bre 1028 (ibid. H. 3249); 8 giugno 1035 (Cod.Paris. n. 24); 20 otto- 
bre 1050 (Rav. Are. F. 2043); 3 febbraio 1058 (ibid. G . 2767). 
Soltanto in un documento del 16 febbraio 1035 (Rav. Are. 
F. 2047) il notaio Gerardo II, e in un documento del io dicem- 
bre 1042 (ibid. 1.4220) il tabellone Pietro XVI invece della y^ 
o del y^ usano la lettera «J», iniziale del nome Jesus. 

D' esclusivo uso della Cancelleria arcivescovile è V invocazione 
simbolica delle due vocali a w dentro una grande () unciale (') 
talvolta preceduta (*) o seguita <') dalla ^ . 

Questa invocazione simbolica nelle sue due forme, la prima 

pel secolo x, 1' altra per l' xi, si 

trova unicamente nei documenti 

hanno il protocollo a sinistra, 

nelle solenni donazioni e nelle 

Sec. X Sec. xi • • r. .• i 

concessioni eniiteutiche. 

Essa si riallaccia alla tradizione epigrafica cristiana del iv e 
V secolo (*) e deriva, attraverso l' interpretazione della Volgata, dal 
noto passo ddV Apocalisse : « Ego sum a , et w , principium, et 
« finis, dicit Dominus Deus » ^^\ 

B) L'invocazione verbale della divinità usata dalla Cancel- 
leria arcivescovile nei secoli ix-xi è : « In nomine Patris et Filli et 
« Spiritus sancci ». Essa è la traduzione dell'invocazione: èv èvó|xau 
T05 TTaxpò? xal xou uiou xal xoO àytou uveójiaTOg che ricorre nei di- 
plomi imperiali bizantini da Leone l'Isaurico (717-741) in poi W. 

(i) Documenti 23 giugno 949 (Rav. Are. F.2057); 15 maggio 975 
(G.2867); 16 settembre 981 (Cod. Paris, n. 11); 12 agosto 1003 (Rav. Are. 
F.2065); 28 giugno 1057 (ibid. 6.2803); 24 agosto 1077 (ibid. F.2135); 
15 marzo 1086 (ibid. E . 2038). 

(2) Documenti 16 agosto 970 (Rav. Are. I.4491); 18 ottobre 971 (Cod. 
Paris, nn. 8 e io); 17 dicembre 1002 (ibid. n. 13); 2 giugno 1050 (Rav. Are. 

H.3657). 

(3) Cf. il documento 15 maggio 976 (Rav. Are. A . 2391), 

(4) Cf. p. Syxtus O. C. R. Notiones arcbaeologiae chrisiianae, I, i, 65. 

(5) I, 8, ed. E. Nestle, Stuttgart, 1906. Il testo greco è: 'E-^w eìpi tò 
àXcpa xaì TÒ (1), Xs-^et xupto; ó Seó;. 

(6) Cf. K. Brandi, Der Byza.ntinischc Kaiserbrief aus St. Denis in Arcliiv 
fùr Urchundenforschung, 1908, p. 33. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 103 

L' invocazione « In nomine Domini » , normalmente usata nelle 
quietanze (diac cepta) (') s' incontra soltanto in cinque documenti 
del secolo x (^) e in due dell' xi^'). 

Anche i tabellioni cittadini dall' 8 50 al 1020 usano nei docu- 
menti privati r invocazione « In nomine Patris &c. » riservando 
l'altra ai documenti pubblici, cioè alla rinvestitura e al placito; ma 
circa il 1020 incominciano ad introdurre anche nei documenti pri- 
vati la formula : « In nomine Domini » e, dopo un breve periodo 
d'esitazione, la adottano normalmente. 

Altre formule d'invocazione usate dai tabellioni sono: 

« In nomine Domini Dei aeterni » ; 
« In nomine Domini lehsu Christi Salvatoris » ; 
« In nomine Domini nostri lehsu Christi amen » ; 
« In nomine Domini Salvatoris nostri lehsu Christi ». 

La prima formula ricorre in una enfiteusi del 14 aprile 967 
(Rav. Are. L. 4764) e in un placito dell' 8 giugno 1035 (Cod. 
Paris, n. 24); la seconda in una enfiteusi del 5 maggio 1067 
(Rav. Are. 1 . 4567) e in un'ahra del 12 luglio i rei (Boi. St. n. 30); 
la terza in un testamento del 16 agosto 1039 (Rav. Are. 1 . 4138); 
la quarta in una rinvestitura del 27 marzo 1053 (ibid. F.2195). 

Mentre, come si è visto sopra, l'invocazione simbolica può mancare 
spesso, quella verbale non manca mai: fanno eccezione un placito del 
31 maggio 1056 (Rav. Are. F. 2387) e un'enfiteusi del 9 settem- 
bre 1057 (ibid. 1 .4153); l'uno e l'altra rogate da tabellioni cittadini. 

C) La datazione. 
a) L'anno. Nei documenti ravennati la data è calcolata 
mediante l' anno del pontificato, dell' impero o del regno e l' in- 
dizione. 

(i) Documenti del marzo 914-917 (Rav. Are. P.8528); marzo 917- 
921 (ibid. P.8529); marzo 921-924 (ibid. P.8530); marzo 928-932 (ibid, 
P.8552); giugno 933 (ibid. P.8533); gennaio 978 (Rav. S. A. n. 25). 

(2) Documenti del 29 ottobre 972 (Rav, Are. caps. S, lit. M . n. 2) ; 
4 gennaio 973 (ibid. G.2436); 28 aprile 973 (ibid. G.2437); 3^ ottobre 973 
(ibid. 1.4486); I novembre 973 (ibid. L.5085). 

(3) Documenti 14 gennaio 1060 (Rav. Are. L . 4778) ; 18 marzo 1060 
t (ibid. E. 181 3). 



I04 G. BUZZI 

È necessario dunque esaminare questi tre elementi essenziali 
della cronologia in Ravenna. 

L'anno del pontefice, quando questi veniva riconosciuto senza 
lotte politiche, era calcolato dal giorno della sua consacrazione: in 
caso di doppia o di dubbia elezione, era calcolato dal giorno in cui 
il pontefice veniva riconosciuto com.e tale dall' arcivescovo. 

Raggruppo qui i dati che ci offrono i documenti ravennati per 
chiarire la cronologia di alcuni pontefici e per determinare come 
essa fu calcolata in Ravenna: 

Bonifacio [VI], antipapa, eletto anteriormente al 13 febbraio 896^'). 
Sergio III, morto dopo il 4 settembre 9 1 1 (*>. 
Anastasio III, consacrato dopo il 4 settembre 9 1 1 ('). 
Landò I, viveva ancora il 5 febbraio 9 1 4 (+). 
Giovanni X, consacrato dopo il 4 e prima del 27 maggio 914(5), 
Marino II, consacrato tra il 4 (^) e 1' 1 1 novembre 942 (7), 
Giovanni XII. In molti documenti ravennati l'anno del pontifi- 
cato è computato in ritardo d'una unità; in altri invece è 
computato dal giorno della sua consacrazione (16 dicembre 955). 
Giovanni XIII, consacrato verso la fine dell'ottobre 965 ^^\ 
Benedetto VI e Benedetto VII. I pontificati di questi due papi 

sono riuniti ^9). 
Bonifacio [VIIJ, antipapa, non è stato riconosciuto in Ravenna ^'°). 
Silvestro II, consacrato il 9 aprile 999 ("\ 
Benedetto Vili, consacrato il 21 maggio ioi2('*). 

(i) Rav. Are. E.1811. Cf. G. Buzzi, Ricerche &c, p. 142. 

(2) Rav. Are. G . 2698 ; cf. Buzzi, Per la cronologia di alcuni pontefici dei 
secoli x-XI, in Arch. d. Soc. Rem. di Star. Patr. voi. XXXV, pp. 612-3. 

(3) Buzzi, Per la cronologia &c. p. 613. 

(4) Rav. Are. L.4775. 

(5) Rav. S. A. n. 4; cf. Buzzi, Per la cronologia &c. pp. 613-6. 

(6) Rav. Are. B. 336, 4 novembre 942. 

(7) Jaffé-Loewenfeld, I, 458. 

(8) Cod. Paris, n. 7; ef. Buzzi, Ricerche &e. p. 171 in nota. 

(9) Rav. S. A. n. 6; ef. Federici V. Regesto di S. Apollinare Nuovo, n. 3. 
(io) Cf. Buzzi, Ricerche &e. p. 176. 

(11) Cf. Buzzi, Per la cronologia &e. pp. 616-7. 

(12) Ibid. pp. 618-9. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 105 

Giovanni XIX, riconosciuto in Ravenna dopo il lé, forse il 25 di- 
cembre 1024 ('), morì verso la fine d'agosto del I032^^>. 
Benedetto IX, consacrato il 27 agosto il 3 settembre 1032(5). 

Come quello del pontificato, così anche l'anno dell'impero e 
dei regno è calcolato dal giorno della coronazione imperiale o 
reale in Italia, e nei casi di lotta politica dal giorno che Ravenna 
ha accettato il dominio reale. 

Gli anni del regno di Enrico II, per esempio, sono calcolati 
dall'autunno 1002, dal tempo cioè della spedizione di Ottone di 
Carinzia contro Arduino ('^). 

Riguardo ai re però quest' ultima regola non è assoluta : così, 
ad esempio, Ravenna non ha riconosciuto il re Ugo fino al 938 ^s) 
e le carte rogate dai notai arcivescovili e dai tabellioni cittadini 
dal 927 al 937 sono datate soltanto cogli anni del pontificato e 
l'indizione; ma quando Ugo riesce ad affermare il suo dominio 
anche su Ravenna, nei documenti ravennati gli anni del suo regno 
sono calcolati dal giorno della sua coronazione (21 luglio 926). 

La formula di datazione unicamente usata dai notai arcivesco- 
vili dall'anno 850 al 1059 e dai tabellioni cittadini dall' 850 al 1047 
è la seguente : 

« Anno Deo propicio pontificatus domni NN. summi pontificis 
« et universalis pape, in apostolica sacratissima beati Petri sede . . . , 
« sitque imperante domno NN. piissimo perpetuo augusto a Deo 
« coronato pacifico, magno imperatore, in Italia anno ... ». 

Nel caso di vacanza dell' impero si ha quest' altra formula : 

« Anno Dei propicio - Petri sede . . . , sitque regnante domno 
«nostro NN. excellentissimo rege, anno vero regni [pietatis] eius 
« in Italia anno ... ». 

(i) Rav. S. A. nn. 64 e 73. 

(2) Buzzi, Per la cronologia &c. pp. 616-22. 

(3) Ibid. 

(4) Rav. Are. F.2065; cf. Buzzi, Ricerche &c. pp. 179-80. 

(5) Cf. Buzzi, Ricerche 8cc. pp. 139-61. 

BulUtt. Iti. Star. 7* 



io6 (^- BUZZI 

A sccond;! della politica seguita dagli arcivescovi, favorevole a 
Roma, ostile all' impero o viceversa, i notai e i tabellioni soppri- 
mevano nel protocollo la prima o la seconda metà della formula 
di datazione, la quale era usata tutta intera soltanto, ed è la mag- 
gior parte delle volte, quando le relazioni dell' arcivescovo col papa 
e l'imperatore erano, almeno apparentemente, normali. 

Dal 1047 al 1059 la formula « Anno Deo propicio ikc. » viene 
usata quasi esclusivamente dai notai della Cancelleria arcivescovile, 
mentre i tabellioni adottano l'uso dell'anno dell'incarnazione, ac- 
compagnandolo però con le altre cronologie, cioè l' imperiale e la 
pontificia, e con l' indizione ('\ 

Fin dal 1034 essi avevano introdotto un' altra formula di da- 
tazione : 

« Temporibus (*) domni NN. summi pontificis ethuniversalis pape 
« in apostolica sacratissima beati Petri apostoli Domini sede . . . , 
« sitque imperante domno NN. piissimo perpetuo imperatore, in 
« Italia vero anno ... ». 

Questa formula, ignota alla Cancelleria arcivescovile, è sempre 
preceduta dall' invocazione verbale : « In nomine Domini » e ricorre 
negli atti pubblici (placiti e rinvestiture), raramente nei documenti 
privati. 

Nel 1065 (') si fonde con la formula dell' incarnazione : « Tem- 
« poribus anni ab incarnacione domini nostri lesus Christi », e tale 
ricorre in documenti privati rogati dai tabellioni cittadini fino al 1069. 

Dopo questa data s' incontra raramente e cede il posto alle due 
formule dell' incarnazione, la prima usata di preferenza dai tabel- 
lioni, la seconda usata di preferenza dai notai: 

« Anno [anni] ab incarnacione &c. » . 
« Anno dominice incarnacionis &;c. ». 

(i) La prima carta datata con l'anno dell' incarnazione è del 20 agosto 1047 
(Rav. Are. F. 2059). 

(2) La prima carta con la formula «Temporibus» è del 25 giugno 1034 
(Rav. Are. 1 ,4421). 

(3) 23 giugno 1065 (Rav. Are. F . 2173); io gennaio 1067 (ibid. F. 2004); 
21 novembre 1069 (G . 2764). 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 107 

L' anno dell' incarnazione viene introdotto nella Cancelleria ar- 
civescovile dal notaio Deusdedit III circa la fine del 1059, e, dopo 
un periodo di quindici anni, durante il quale viene usato alterna- 
tivamente alla formula « Anno Deo propicio &c. », finisce col pre- 
valere. 

È difficile poter stabilire sempre con sicurezza quale stile usas- 
sero i notai e i tabellioni ravennati nel computare l'anno dell' in- 
carnazione. 

Si può affermare con certezza che lo stile pisano fia usato in 
qualche determinato caso; per esempio: 

Rav. Are. F.2195. Ravenna, 27 marzo 1053. 

« Anno ab incarnacionc millesimo quinquagesimo quarto, Leonis 
« pape quinto, imp. Henricus anno septimo, die vicesimo septimo 
« mensis marcii, ind. sexta, Rav. ». 

[tabellione ignoto]. 

L'anno quinto di Leone IX, l'anno settimo di Enrico III e 
l'indizione sesta caddero nel marzo 1053. 

Rav. Are. E . 1842. Ravenna, 4 agosto 1095. 

« Anno dominice incarnacionis millesimo nonagesimo quarto, 
« temporibus domni Clementis pape et Inrici imperatoris anno nono, 
« die quarto mensis agustus, indicione prima, Ravenne ». 

Deusdedit III not. s. Rav. eccl. 

L'anno dell'impero è errato: ma nell'agosto 1093 cadde l'in- 
dizione prima. 

Accanto a questi rari casi, nei quali è certo che il notaio o il 
tabellione hanno usato lo stile pisano, ci sono moltissimi casi nei 
quali, a prima vista, parrebbe che il notaio o il tabellione abbiano 
usato lo stile fiorentino, lo stile fiorentino o il bizantino, lo stile 
bizantino o il pisano. 

Ecco una serie di esempi: 



io8 G. BUZZI 



Stile fiorentino. 
Rav. Are. F.20S9. 20 agosto 1047. 

« Anno ab incarnacione domini nostri lehsus Christi sunt mil- 
« lesimo quadragesimo settimo, temporibus domnus Clementis [pape] 
« sede anno primo, sitque imperante domnus Enriquo a deo coro- 
« nato in Italia item anno primo, die vigesima mense agusto, in- 
« diccionc [quint]adecima, LR]avennc » . 

Petrus XXII tab. 

Ibid. F.2043. 20 ottobre 1050. 

« Anno incarnacionis millesimo quinquagesimo, temporibus 
« domni Leonis pape sede secundo, imperii Enrici in Italia anno 
« quarto, die vigesima mensis octubris, indicione quarta, Ra- 
« venne ». 

Petrus XXII tab. 

Ibid. G.?772, 24 dicembre 1059. 

« Anno incarnacionis millesimo quinquagesimo nono, regnante 
« Heinrico honesto puero filius qd. Heinrici imperatoris anno quarto, 
«die vigesimo quarto mensis decembris, indicione terciadecima, 
« Ravenne » . 

[Deusdedit III not. s. Rav. eccl.]. 

Ibid. G . 2780. 20 maggio 1063. 

« Anni ab incarnacione millesimo sexagesimo tercio, defuncto 

« Enricus imperator f[ilius qd.] Conradi imperatoris et regnante 

« Enricus filio eius anno octavo, die viesimo mensis madii, indi- 

« clone pri[ma] ». 

Conradus I tab. 

Ibid. F.2019. 23 novembre 1067. 

« Anno incarnacionis millesimo sexagesimo septimo, regnante 
(i Heinrico filio qd. Heinrici imperatoris . . . , die vigesimo tercio 
« mensis novembris indicione, sexta, Ravenne ». 

[Deusdedit III not. s. Rav. eccl.]. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 109 



Stile fiorentino o bizantino. 

Rav. Are. G.2785. 9 agosto 1060. 

« Anno incarnacionis millesimo sexagesimo, regnante Heinrico 
« honesto puero fìlio qd. Heinrici imperatoris anno quarto, die nono 
« mensis augusti, indicione terciadecima ». 

Deusdedit III not. s. Rav. eccl. 



Ibid. F.2006. 2 luglio 1065. 

« Anno incarnacionis millesimo sexagesimo quinto, regnante 
« Heinrico filio qd. Heinrici imperatoris anno nono, die secundo 
« mensis iulii, indicione tercia » . 

Deusdedit III not. s. Rav. eccl. 

Cod. Paris, n. 23. 50 aprile 1074. 

« Anno dominice incarnacionis millesimo septuagesimo quarto, 
« regnante Heinrico filio qd. Heinrici imperatoris anno octavo de- 
« cimo, die trigesimo mensis aprelis, indicione duodecima » . 

Deusdedit III not. s. Rav. eccl. 



Stile bizantino o pisano. 

Rav. Are. G . 2767. 5 febbraio 1058. 

« Anno ab incarnacione lehsu Christi salvatoris millesimo quin- 
« quagesimo octavo, anno pontificato Stefani pape primo, defuncto 
« Heinrico imperatore filio qd. Chonradi imperatoris, die tertio men- 
« sis februarii, indicione undecima » . 

Johannes XVI tab. 



,,0 G. BUZZI 

l\.iv. Are. F.21.J5. 18 marzo 1060. 

« Anno incarnacionis millesimo sexagesimo, regnante Heinrico 
« honcsto pucro lilius qd. Ilcinrici inpcratoris anno quarto, die 
« octavo decimo mcnsis marcii, indicione terciadecima ». 

[Deusdedit III not. s. Rav. eccl.]. 

Ibiii. (j . 2785. 6 novembre 1061. 

« Anno incarnacionis millesimo sexagesimo secundo, regnante 
(( Heinrico honesto puero filio qd. Henrici imperatoris anno sexto, 
{( die sexto mensis novembris, indicione quintadecima » . 

Deusdedit III not. s. Rav. eccl. 

Nel novembre 1061 cadeva appunto l' indizione bizantina quin- 
tadecima, l'anno sesto di Enrico IV e l'anno 1062 tanto secondo 
lo stile pisano che cominciava col 25 marzo, quanto secondo lo 
stile bizantino che cominciava col i settembre. 

Ibid. I.4174. 4 febbraio 1062. 

« Anno incarnacionis millesimo sexagesimo secundo, regnante 
« Heinrico honesto puero filio qd. Heinrici inperatoris anno sexto, 
« die quarto mensis februarii, indicione quintadecima ». 

Deusdedit III not. s^ Rav. eccl. 

Rav. S. A. n. 107. 9 febbraio 1062. 

« Anno incarnacionis millesimo sexagesimo secundo, regnante 
« Heinrico honesto puero filio qd. Heinrici imperatoris anno sexto, 
« die nono mensis februarii, indicione quintadecima, Ravenne ». 

Deusdedit I tab. 

Questi esempi basterebbero a dimostrare come uno stesso no- 
taio potesse usare indifi*erentemente i due stili della incarnazione, 
il fiorentino ed il pisano, e lo stile bizantino, benché a noi 
sia impossibile il giudicare con certezza quale dei tre fosse real- 
mente usato caso per caso. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA ni 

E che ciò fosse possibile non nego. Tuttavia per togliere ogni 
incertezza, eccetto nei casi nei quali si è matematicamente sicuri 
dell'uso di un determinato stile, io penso che si debba semplifi- 
care la questione unificando lo stile della incarnazione con quello 
della natività, facendo cioè cominciare l'anno dal 25 dicembre. 

Questo uso non è esclusivo di Ravenna, e che ad ogni modo 
fosse seguito nella Cancelleria arcivescovile lo provano i tre se- 
guenti documenti rogati dal notaio Gerardo II: 

Rav. Are. G.2631. 17 gennaio 1049. 

« Anni ab incarnacione domini lehsu Christi milesimo quadra- 
« gesimo nono, sitque imperante Heinrico filius qd. Chonradi im- 
« peratoris in Italia anno secundo,die septirao decimo mensis ianuarii, 
« indicione secunda ». 

Ibid. G . 2797. 14 aprile 1049. 

« Anni ab incarnacione domini nostri lehsu Christi millesimo 
«quadragesimo nono, imperante donino Heinrico imperatore filius 
«qd. Chonradi in Italia anno secundo, die quartodecimo mensis 
« aprilis, indicione secunda ». 

Ibid. H.3259. I agosto 1049. 

« Anno pontificatus domni Leonis primo, sitque imperante 
« domno Heinrico filius qd. Chonradi imperatoris in Italia anno 
« secundo, die primo mensis augusti, indicione secunda » . 

Con l'anno 1049 concorda in tutti e tre i documenti l'indi- 
zione seconda, e nell'ultimo anche l'anno primo di Leone IX; e 
concorda anche l' anno secondo di Enrico III che, secondo lo stile 
della natività, fu consacrato appunto il 25 dicembre 1046. Se 
dunque in questi documenti l'anno dell' impero è calcolato secondo 
lo stile della natività, non e' è dubbio che quest' uso fosse seguito 
in Ravenna, almeno nella Cancelleria arcivescovile. 

b) L'indizione. Per determinare quali specie d'indizione 
fossero in uso in Ravenna è necessario seguire lo stesso processo 
analitico usato per 1' anno dell' incarnazione. 



113 



G. BUZZI 



L' indizione bizantina è usata con certezza nelle seguenti carte : 
22 settembre 892 (Rav. Are. H . 3653); 6 settembre 896 (ibid. G . 2952); 13 set- 
tembre 908 (ibid, G.2697); 6 settembre 943 (Rav. S. A. n. 6); 16 settem- 
bre 991 (ibid. n. 37); 4 settembre 993 (ibid. n. 39); io settembre 1005 (ibid. 
n. 47); 9 settembre 1020 (ibid. n. 56); 20 settembre 1057 (Rom, S. P. n. 24); 
IO settembre I0S9 (ibid. n. 27); 24 dicembre 1059 (Rav. Are. G . 2077); 4 set- 
tembre 1062 (Rav. S. A. n. 109); 12 settembre 1066 (ibid. n. 113); 23 no- 
vembre 1067 (Rav. Are. F.2019); 22 settembre 1097 (Cod. Paris, n. 27). 

L' indizione romana si trova usata nelle seguenti carte : 

12 dicembre 894 (Rav. Are. L. 4782); 13 dicembre 910 (ibid. G.2967); 14 no- 
vembre 950 (Rav. S. A. n. io); 18 novembre 953 (ibid. n. 12); 26 ottobre 954 
(Rav. Are. G.2405); 26 ottobre 954 (ibid. G.2406); novembre 957 (Rav. 
Coni. Class.); ottobre 958 (Rav. Are. F.2398); 6 dicembre 959 (Rav. S. A. 
n. 15); 5 ottobre 963 (Rav. Are. E . 1857); io dicembre 963 (ibid. G.2412); 
2 ottobre 968 (ibid. F.2310); 18 ottobre 971 (Cod. Paris, n. 8); 26 settem- 
bre 972 (Rav. Are. G.2434); 29 ottobre 973 (ibid. eapsa S, litt. M, n. 2); 
31 ottobre 973 (ibid. 1 . 4486); i novembre 973 (ibid. L.5085); 9 novem- 
bre 976 (ibid. F . 2330); 23 dicembre 977 (ibid. E. 2321); 2 ottobre 978 (ibid. 
L.4771); 24 dicembre 978 (Rav. S. A. n. 28); 25 settembre 982 (ibid. n. 31); 
17 dicembre 1005 (Rav. Are. G.2882); 11 ottobre 1018 (ibid. G.2695); 
30 novembre 1023 (ibid. G.2687); 12 dicembre 1025 (ibid. N. 5613); 14 di- 
cembre 1027 (Rav. S. A. n. 65); 22 dicembre 1028 (Rav, Are. H.3249); 
28 settembre 1035 (Boi. St. n. 14); io dicembre 1042 (Rav. Are. I.4220); 
9 novembre 1045 (Boi. St, n. 15); 29 dicembre 1045 (Rav. S. A. n. 90); 8 di- 
cembre 1049 (Rav. Are. H . 3148); 6 novembre 1050 (ibid. E, 1891); 31 di- 
cembre lOSO (ibid. L.5056); 30 ottobre 106$ (ibid. G . 2768) ; 20 dicem- 
bre 1084 (ibid. F.2036; 8 nobembre ino (ibid. F.2271). 

Accanto a queste carte datate le une con l' indizione bizantina, 
le altre con la romana ci sono ventitre documenti del 3-23 set- 
tembre degli anni 890-1057, i quali possono attribuirsi tanto al- 
l'indizione romana quanto alia bedana; e settantuno dal 25 set- 
tembre al 25 dicembre degli anni 889-1 1 13, che possono attribuirsi 
tanto alla bizantina che alla bedana. È stata usata in Ravenna 
r indizione bedana ? 

Rigorosamente parlando non si potrebbe affermare; ma se si 
pensa, in base ai casi sicuramente accertati, allo scarso uso del- 
l' indizione bizantina relativamente alla romana, e al fatto che carte 
del 25 settembre hanno l' indizione aumentata d'una unità su quella 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 115 



romana, credo possa ritenersi clie l' indizione bedana fosse larga- 
mente usata in Ravenna e ad essa possano attribuirsi i casi dubbi 
sopra accennati. 

D) Mese e giorno. Sono sempre calcolati secondo lo stile 
moderno: fanno eccezione una carta del 31 agosto 912 (Rav. Are. 
E . 1725) e tre del 27 maggio 918 (ibid. E . 1806, L . 4780, H . 
3257) le quali sono datate con le calende. 

Il calendario romano è usato soltanto nella Cancelleria arcive- 
scovile nei livelli per determinare il tempo del pagamento dei ca- 
noni in natura, al quale i livellari erano tenuti verso l'arcivescovo. 

Lo stile moderno è usato costantemente anche dai tabellioni 
cittadini durante tutto il periodo del quale ci occupiamo. 

Fa eccezione soltanto il tabellione Pietro XXIII, il primo ta- 
bellione di scuola bolognese il quale introdusse in Ravenna la così 
detta consuetudo bononiensis, la datazione cioè a mese 
en t rante e u se ente. 

La consuetudo bononiensis si riscontra in tutte le carte 
rogate da questo tabellione (io8é-i 102): la prima volta in una carta 
di sicurtà dei 5 maggio 1086 (Rav. Are. F.2044); ^^ seconda in 
un' altra carta di sicurtà del 25 novembre 1086 (ibid. G. 2790); 
la terza in una rinvestitura del 23 maggio 1 102 (ibid. L . 4747). 

E il tempo in cui lo Studio Bolognese profittando prima delle 
ampie libertà concesse a Bologna dall'arcivescovo Wiberto du- 
rante il periodo delle lotte delle l'investiture, poi della quasi au- 
tonomia conseguita dopo la morte del vescovo guibertino Sigilfredo 
e il passaggio della città al partito papale della contessa Matilde, 
esce da un non breve periodo d' incubazione organizzandosi come 
lo Studio Ravennate e si afferma colla riforma della scrittura e del 
sistema cronologico (•). 

(i) Le origini dello Studio Bolognese sono quanto mai oscure. Riservan- 
domi di dedicarvi quanto prima uno studio a parte, riassumo qui il risultato delle 
ricerche da me fatte negli archivi di Bologna, Modena, Nonantola, Reggio e 
Parma, le quali mi fanno pensare debbano rannodarsi a quelle del comune 
stesso che sono ben più remote di quanto siasi finora creduto. 

A Bologna deve essere avvenuto quanto nelle mie Ricerche &c. (pp. 192-3) 
si è con certezza constatato per Cesena, Cervia e Ravenna: per sostenersi nella 

Bullett. Ist. Stor. 8 



,,, G. BUZZI 



Naturalmente in Ravenna, dove lo Studio era ancora fiorente, 
queste novità non furono accettate, ed e per questo che non se ne 
trova traccia nelle carte lino al 1118. 

lotta contro Roma, Wiberto, dopo avervi creato un potente partito antipapale 
i cui capi erano il vescovo Sigilfredo e suo fratello il diacono Orlando (cf. anche 
Ricerche &c. p. 1 92), deve aver chiamato al governo della città V alta e media 
aristocrazia, creando cosi la prima forma del comune aristocratico. 

Verso la (ine del 1085 o a principio del 1086 morivano Sigilfredo e Or- 
lando. La loro morte, le condizioni precarie dell' imperatore Enrico IV in 
Italia, l'aumentare della potenza della contessa Matilde arrecarono al partito 
guibertino in Bologna un fiero colpo. Ben presto Bologna, dove il partito 
papale capitanato dal vescovo Gerardo diventava sempre più potente (cf. Sa- 
vioLi, Annali, I, p. 136), seguendo l'esempio delle città emiliane, passò al par- 
tito della contessa Matilde, onde conservare ed aumentare quelle libertà che 
aveva conseguito contro Roma dall'arcivescovo Wiberto. 

Questa più o meno completa autonomia del governo cittadino favori i! 
nascere e lo svilupparsi dello Studio Bolognese. 

Singoli maestri esistevano in Bologna fin dal principio del secolo xi, forse 
anche fin dalla fine del secolo x, e, come mostrano le carte del fondo di S. Ste- 
fano conservate nell'archivio di Stato di Bologna (delle quali il dott. mons. Giulio 
Belvederi sta curando l'edizione), pare insegnassero entro o nei pressi del detto 
monastero : altri maestri insegnavano probabilmente presso altri monasteri bo- 
lognesi (cf. Gaudenzi, // monastero di Nonantola, il ducato di Persicela e la 
Chiesa di Bologna in Bull. Ist. stor. Ital. n. 22, p. 178). Ma la loro non 
sembra fosse una vera scuola organizzata; era piuttosto opera di singoli indi- 
vidui ; e ad ogni modo, se dalla scrittura ravennate-bolognese dei documenti 
del fondo citato dalla fine del secolo x al 1085 si può assurgere alla tradi- 
zione scientifica da essi seguita, sulla quale allo stato presente delle ricerche 
non è lecito dir nulla, si può sospettare che questa fosse la stessa dello Studio 
Ravennate. 

Sorto, come credo, il comune colla elezione di Sigilfredo a vescovo di Bo- 
logna, e divenuta la città un centro politico importantissimo, è naturale si cer- 
casse d'organizzare civicamente quello Studio che già esisteva in germe e che 
era stato fino allora frutto d'iniziative private. Io non credo, come afferma 
il Gaudenzi (// monastero di Nonantola &c. p. 171), «che la contessa Matilde 
«abbia fondato la scuola di Bologna per opporla a quella di Ravenna»; ma 
penso che l'arcivescovo Wiberto non potendo ostacolare il movimento scien- 
tifico in Bologna, ed intuendone l' importanza politica, cercò di plasmarlo ad 
immagine di quello di Ravenna e farsene un nuovo strumento di dominio. 
Che cosi avvenisse Io mostra la scrittura delle carte del fondo sopra citato, la 
quale, nel decennio 1075-1085, è prettamente ravennate-bolognese. Verso 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 1 1 5 

Poiché per la datazione d' un documento giova moltissimo co- 
noscerne l'autore, credo opportuno chiudere queste osservazioni 
cronologiche con la lista degli arcivescovi di Ravenna da Giovanni X 
a Wiberto I: 

Giovanni X, dalla fine dell' 8 50 al settembre-ottobre 878(0; 
Romano I, dal settembre-ottobre 878 alla fine dell' 888 W; 
Domenico I, dalla fine deir889 al principio dell' 898(5); 
Giovanni [XI], antiarcivescovo, febbraio 896(+); 
Kailone I, dal principio dell' 898 alla fine del 904(5); 
Giovanni XI, dalla fine del 904-principio del 905 al 15 mag- 
gio 914(6); 

Theobaldo [IJ, antiarcivescovo, fine del 906-gennaio 907(7); 

la fine del 1085 o agli inizi del 1086, con la morte del vescovo Sigilfredo e la 
vittoria del partito papale, si manifesta quel mutamento di politica in Bologna 
di cui si è sopra accennato. Non è possibile che Bologna, libera dal dominio 
di Ravenna e dell'arcivescovo, anzi ad essi avversa politicamente, rimanesse 
loro asservita per la cultura. Di qui il nuovo indirizzo dello Studio. 

Come in politica Bologna aveva seguito le città emiliane, cosi ad esse 
volge ora lo sguardo nel campo scientifico. 

La scrittura ravennate viene rapidamente abbandonata e si prende a imi- 
tare quella modenese e nonantolana, che sotto la penna degli amanuensi e notai 
bolognesi piega a quella forma caratteristica che siamo soliti chiamare mi- 
nuscola bolognese e gotica notarile bolognese: riforma questa che 
già aveva dovuto maturare in quei circoli antiguibertini, la cui potenza in Bo- 
logna non era, come sopra si è visto, stata distrutta neppure sotto l' antivescovo 
Sigilfredo. 

E con la scrittura cade in disuso anche il sistema cronologico ravennate, 
al cui posto sottentra quel sistema di datazione a mese entrante ed 
uscente che, adoperato in molte regioni d' Italia fin dal secolo ix, era ignoto 
perfettamente nella Romagna e anche nell'Emilia nel periodo del quale mi 
occupo. 

(i) Buzzi, Ricerche &c. pp. 108-27. 

(2) Ibid. pp. 127-40. 

(3) Ibid. pp. 140-1. 

(4) Ibid. p. 142. 

(5) Ibid. pp. 143-8. 

(6) Ibid. pp. 148-38. 

(7) Ibid p. 153. 



,,(, G. BUZZI 

Costantino I, dalla line di maggio 914 alla fine del 9260 
principio del 927 ^'^; 

Pietro IV, dalla line del 926-principio del 927 alla fine 

del 971 <='^; 

Onesto I, dal luglio 971 al principio del 983(5); 

Giovanni XII, dal principio del 983 all'aprile del 998 ('^); 

Gcrberto I, dal 28 aprile 998 all'aprile 999(5); 

Leone I, dall'aprile 999 alla seconda metà del iooi(<^); 

Federico I, dal novembre del looi al giugno 1004(7); 

Adelberto [I] antiarcivescovo, dalla seconda metà del 1004 
alla fine del dicembre ioi3(^); 

Arnoldo I, dal dicembre loi 3 -gennaio io 14 al 17 novem- 
bre 1019(9'; 

Heriberto I, dal gennaio 1020 al giugno 1027 ('°); 

Gebehardo I, dal febbraio 1028 al 16 febbraio I044("); 

Widgero I, dal 1044 alla metà del i04é('^); 

Hunfrido I, dal 25 dicembre 1046 al 23 agosto I05i('5); 

Enrico I, dal marzo-aprile 1052 al gennaio 1072 ('•♦>; 

Wiberto I, dal luglio 1072 all' 8 settembre iioo ('>'). 

(i) Buzzi, Ricerche &c. pp. 154-8. 

(2) Ibid. pp. 158-72. 

(3) Ibid. p. 173. 

(4) Ibid. pp. 173-7. 

(5) Ibid. pp. 177-8. 

(6) Ibid. p. 178. 

(7) Ibid. pp. 178-81. 

(8) Ibid. pp. 181-2. 

(9) Ibid, pp. 182-4. 
(io) Ibid. pp, 184-6, 
(ti) Ibid, pp. 186-7. 

(12) Ibid. pp, 187-9. 

(13) Ibid, pp, 189-90. 

(14) Ibid. p, 191. 

(15) Ibid. pp. 191-3. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 117 



Il Testo. 

Nelle carte ravennati il testo si divide in sei parti : l' intitola- 
zione (superscriptio, intitulatio), l'arenga, il testo dispo- 
sitivo (dispositio), le clausole d'obbligazione, le clausole penali 
(mi natio), le clausole di convalidazione (corroboratio). 

A) L'intitolazione. Nei livelli occupa la prima metà del 
primo rigo ed è scritta in un miscuglio di lettere capitali e di mi- 
nuscole allungate. Il formato medio delle lettere è in genere di 
mm. 9X4- Essa contiene soltanto il nome dell'autore ed è rap- 
presentata da questa formula: 

«NN servus servorum Dei, divina gracia archicpiscopus ». 

S' incontra per la prima volta sotto l' arcivescovo Domenico I 
in un livello del 5 luglio 892 (Rav. Are. B . 322), ed è la trasfor- 
mazione della seguente formula più antica usata da Giovanni X : 

« lohannes servus servorum Dei episcopus sancte Ravennatis 
« ecclesie septimo iunior » *^'). 

In una carta del 19 ottobre 872, l'arcivescovo Giovanni X usa 
la stessa formula, ma senza il « septimo iunior » (-), e cosi pure 
l'usa l'arcivescovo Domenico in un livello del 26 luglio 891 (Rav. 
Are. E . 1889) sostituendo però al titolo «episcopus» l'altro « ar- 
ce chiepiscopus ». 

In un livello del 28 luglio 891 (Rav. Are. G. 2676) anche 
r inciso « sancte Ravennatis ecclesie » è soppresso, e nel livello 
del 5 luglio 892, con l'aggiunta di «divina gracia» la formula 
acquista la sua forma definitiva. 

Dell' arcivescovo Romano non ci sono giunti documenti ; ma 
è probabile che anch' egli usasse il titolo di « episcopus ». 

Le ragioni di questa diversità di titolo usata da Giovanni X 
e dall' arcivescovo Domenico I debbono ricercarsi negli avveni- 
menti politici che si svolsero in Ravenna dall' 850 alla fine del- 
r888. Nelle mie Ricerche &ccS^'> si è parlato delle lotte tra Giovanni X 

(i) Rav. Are. H. 3245, 8 ottobre 872. 

(2) Ibid. L . 4770. Il «septimo iunior», (=«octavo»), è un errore del notaio. 

(3) Cf. pp. 108-27, 



Il» 



e. BL7/.1 



e Romano I contro Roma per l' indipendenza di Ravenna e del- 
l' Hsarcalo, e si è veduto come di tatto essi fossero i veri signori 
di quelle terre. 

Anche la loro Cancelleria era organizzata ad imitazione della 
pontitìcia; e come il papa, signore temporale di Roma, del Ducato 
e della Pentapoli, usava nella intitolazione delle bolle e delle let- 
tere la formula « N N episcopus, servus servorum Dei » ('), così 
essi, di fatto se non di diritto, signori temporali di Ravenna e del- 
l'Esarcato, usarono la stessa formula e lo stesso titolo. 

Sotto l'arcivescovo Domenico I le cose erano cambiate; col 
passaggio dell'Esarcato al regno d'Italia veniva a mancare ogni 
ragione d'attrito tra Ravenna e Roma; le relazioni anzi tra l'ar- 
civescovo e il papa tornarono cordiali, e Domenico I, smesso il 
titolo di « episcopus » , ricordo di lotte politiche ormai passate, 
riassumeva quello che giuridicamente gli spettava di «archiepi- 
« scopus » . 

Nelle donazioni e nelle concessioni enfiteutiche la formula si 
sviluppa assumendo l'aspetto di un vero indirizzo, nel quale figu- 
rano il nome dell'autore (arcivescovo) e del destinatario (enfiteuta 
o donatario) : 

« Dominicus servus servorum Dei, divina gracia archiepiscopus, 
« Leoni venerabili abbati monasterii S. Mercurialis tuisque succes- 
« soribus abbatibus in perpetuum » (8 aprile 894, Fori. Com. libro 
Biscia, ce. 98 A-99 b). 

Questa formula non subisce evoluzioni posteriori, e, come nel 
livello, è scritta a caratteri grandi ed è quasi identica alla formula 
usata nella Cancelleria pontificia per le donazioni ai monasteri (^). 

Nella domanda d'enfiteusi (petit io) l'intitolazione segue il 
protocollo; è scritta in corsivo, fatta eccezione del nome dell' ar- 
civescovo che è scritto in capitale mista a minuscole allungate ; e, 
come nelle donazioni e concessioni enfiteutiche, assume le caratte- 

(i) Cf. SiCKEL, Liber diurnus, n. 86, p. in. 

(2) Ibid. n. 86, p. ni : «IH. episcopus servus servorum dei ili. religioso 
<f abbati venerabilis monasterii &c. et per eum in eodem venerabili monasterio 
« in perpetuum ». 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 119 

ristiche dell' indirizzo nel quale figurano i nomi dell' autore e del 
petitore, tutti e due in caso dativo: 

« Domno sancto et meritis beatissimo atque apostolico patri 
« patrum, domno Dominico sancte catholice Ravennatis ecclesie ar- 
« chiepiscopo N N iugalibus seu filiis et nepotibus nostris » (Rav. 
Are. G.2914, 17 novembre 891). 

Anche questa formula non subisce evoluzioni e probabilmente 
fu imitata da due formule analoghe più antiche le quali ricorrono 
nel Liher diiirnus: 

n. II. « Decretum de electo episcopo quem [leget notarius] re- 
« gionarius. [Domino sancto merito ajpostolico et [divina bene- 
« dictione] decorato do[mino papae, patri patruum,] summe [sedis 
«presuli famuli vestri, clerus] et [plebs ecclesiac ill.]»('\ 

n. X. « Petitio dedicationis oratori!. Domino sancto et bea- 
<j tissimo patri patruum » (^). 

Nelle carte private rogate da tabellioni cittadini l' intitolazione 
manca: essa è fusa col testo dispositivo. 

Fanno eccezione soltanto le donazioni fatte da privati a mo- 
nasteri e alla chiesa di Ravenna, nelle quali l' intitolazione è imi- 
tata dalle domande d'enfiteusi della Cancelleria arcivescovile, come 
si può rilevare dai seguenti esempi : 

Rav. Are. F.2327; donazione del 911 fatta da Eldéberto « vir 
« clarissimus » e Lea « clarissima femina » alla chiesa Ravennate : 

« Domina sancta et meritas ac venerabilem katholicem sancte 
« huius Ravennatis ecclesie, in qua Deo protegentes doamus [lohan- 
« nes arjchiepiscopus preesse videtur ». 

Rav. Com. S. Vitale, I, i, 4; donazione del 16 aprile 942: 

« Domna sancta et merita hac ter beatissima regula monacha- 
ft rum beate et superexaltate sancte semperque Virginis et Dei ge- 

(i) Cf. SiCKEL, Liber cìiurnus, p. 3. 
(2) Ibid. p. 9. 



G. BUZZI 



« niiricis olorioscque Mariae, que vocatur a Ceresio, in qua nunc 
li Dco protogentcm donina Sergia celestis Dco dicata, religiosa ab- 
<( batissa ipsius monasteri, preesse videtur » . 



B) A r e n g a . Manca sempre nelle domande e concessioni li- 
vellarie rogate nella cancelleria arcivescovile : il testo dispositivo è 
unito all' intitolazione per mezzo di « uti » con la sillaba /<til 
finale, scritta nell'interno della vocale iniziale in onciale: V-^C 

H usata nelle domande d'enfiteusi e la sua formula più co- 
mune è : 



« Facilis impetrandi via est, quociens beneficia a sancta vestra 
« Ravennate ecclesia, quod iuri eius non noceat, postular!, sed id 
« semper apostolatui vestro ordinare confidimus » . 

Essa si attacca al testo dispositivo con la frase : « Et quoniam 
« speramus uti» e ricorre la prima volta in un documento del 
5 settembre 909 (Rav. Are. E . 1803). 

Meno usata è quest'altra formula: 

« Facilis impetrandi - confidimus, ut facukate sancte, cui Deo 
« auctore, presidetis ecclesie, vestro regimini augeri possit magis 
« quam minui ; unde securi de benevolencia vestra suppliciter spe- 
« ramus uti». 

Ricorre la prima volta in una carta del 940 (') ; ma evidente- 
mente si riannoda alla seguente formula più antica che s'incontra 
in una carta del 17 novembre 891 (Rav. Are. G.2914): 

« Facilis impetrandi - apostolatui vestro suppliciter speramus » . 

(i) Rav. Are. F. 2350. Si trova usato in queste altre carte: 7 gennaio 954 
(Rav. Are. F.2546); 19 settembre 954 (ibid. G.2927); 26 ottobre 954 (ibid. 
G.2405); 28 ottobre 954 (ibid. G.2406); 23 agosto 955 (ibid. G.2407); 
25 giugno 964 (ibid. 1.4432); 12 ottobre 967 (ibid. G. 2417); 5 febbraio 968 
(ibid. F. 2076); 2 ottobre 968 (ibid. F. 2370); 17 agosto 970 (ibid. Q. 7703); 
9 dicembre 970 (Cod. Paris, n. 6); io settembre 971 (ibid. n. 7); 20 aprile 972 
(Rav. Are. F. 2305); 20 luglio 972 (ibid. F.2380). 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 121 



Nell'ultimo decennio del sec. ix e nel sec. x l'arenga manca 
nelle domande d'enfiteusi soltanto tre volte: in due carte del 21 lu- 
glio 892 (ibid. F. 1938) e 26 agosto 975 (ibid. F.2363), nelle 
quali il testo dispositivo si attacca direttamente all' indirizzo con 
la frase « enfiteuticario modo concedistis » ; e in una carta del 
24 maggio 972 (ibid. F. 2383), nella quale il testo dispositivo si 
attacca all' indirizzo con « uti » come nei livelli. Nel secolo ix 
r arenga manca più frequentemente : nelle concessioni enfiteutiche 
arcivescovili dei secoli xi-xii manca invece una sola volta ('\ 

La formula universalmente usata nelle concessioni enfiteutiche 
è la seguente : 

« Peticioni vestre, que habetur in subditis, libenter acquomo- 
« damus adsensum, ob hoc quia nec munificencia deperit, nec per- 
« cipientibus in perpetuum quod datur adquiritur ». 

Essa è unita al testo dispositivo con la frase « et quoniam spe- 
« rastis uti ». 

Il patto e la donazione hanno anche essi tipi invariabili di 
arenga. 

La formula dell' arenga nel patto, che è rogato sempre secondo 
il tipo della domanda d'enfiteusi, è la seguente: 

« Congruum atque utillimum esse decernimus, ut petencium de- 
ce sideriis non aborere, sed Domini misericordiam considerantes ci- 
« cius subvenire, ut in futuro nobis proficiat ad augmentum et 
« petentes graciarum referant acciones ». 

Essa è unita al testo dispositivo per mezzo della frase « idcirco 
« pactum conveniencie statutum » che talvolta si riduce semplice- 
mente a « idcirco concedimus vobis » (6 giugno 977, Rav. Are. 
I. 4483) o a «idcirco concedistis mihi», come in due patti del 
3 luglio 997 (ibid. G. 2924) e del 6 maggio looi (ibid. F.2323). 

Talvolta questa arenga e usata nelle concessioni enfiteutiche ad 
ecclesiastici (Rom. S. P. n. 12). 

La formula dell' arenga delle donazioni fatte dall'arcivescovo 
ai monasteri è la sesiuente : 

(i) Rav. Are. F. 2331, carta del io 1022. 

Bullett. Ist. Star. S* 



132 



(i. HLV./.I 



« Hcclesiastice coiitcmplacionis secta nos premonet, illa semper 
w considerare atque disponere que ad augmcntuni et diligenciam 
w scu et rcfectionis Dei ccclesiaruni pertinet statum et ne, quod 
« absit, data neglegentia quoquomodo scribatur ad culpam. Igitur 
« cum SLimma divinitatis potencia sue pietatis arbitrio illud nos am- 
« bire cottidie ammonet, quod ad pcrhennitatis pervenit censuram, 
« et potissinium seu celeberrimum fore dignoscitur, presencium 
« scilicet sacerdotum omnium sacri ordinis sancte nostre Raven- 
« natis ecclesie religiositas perspicit a nobis exequendum, ut vestro- 
« rum omnium consensu hoc privilegium perpetualiter mansurum 
« statuimus, quatinus, miserante Domino viventium et mortuorum, 
« venia sit et salus animabus. Pro bis igitur divinis opportuni- 
« latibus sacerdotes sancte nostre Ravennatis ecclesie ac clericos 
« hoc nostro privilegio unitos fore sancivimus, consentientibus nobis 
« omnibus » . 

È unita al testo dispositivo con « ideoque et ego». 

I tabellioni cittadini omettono l' arenga nei livelli, nelle dona- 
zioni, nelle vendite, nelle carte di cambio e nelle enfiteusi : fanno 
eccezione le concessioni enfiteutiche fatte agli abbati dei grandi 
monasteri e le carte di cambio tra privati e l'arcivescovo. 

La formula dell' arenga nelle concessioni enfiteutiche è imitata 
dalla formula dell' arenga usata dai notai della Cancelleria arcive- 
scovile nei patti, come si rileva dal seguente schema : 

« Omnibus manifestum est adque congruam racione dispositum, 
« libenter debere eorum desideriis annuere, prò quibus et venera- 
« biliorum locis hutilitatibus meliorandique causam proficiunt ». 

Essa è unita al testo dispositivo con « et ideo ego » . 

La formula dell' arenga di una carta di cambio tra privati e 
l'arcivescovo è indipendente da tutte le formule fino ad ora esa- 
minate: essa si ispira ad un concetto giuridico e si riannoda alle 
formule del patto, del placito e della carta di rinvestitura usata esclu- 
sivamente da tabellioni cittadini. Eccola: 

« Bonum et hecum est homnibus commutantibus et transferen- 
« tibus aliquit rerum suarum, et paginam scripcionis fieri oportet 



•■ LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 123 

« veluti placitum et conveniencia sicut consteterit, ne prolixum 
« temporum oblivioni abdicent et iurgìa generentur». 

Si unisce al testo dispositivo con la frase « et quoniam pro- 
« tìtens profiteor » . 

Nel patto l'arenga non manca mai ed è usata secondo il se- 
guente unico schema : 

(( Plura enini existunt pacta que solo verbo manere possunt, 
« set bob oc necesse est scripture vincoli anotari, ne per decurrentia 
« tempora hoblivioni mandentur et iurgia generentur, et ea enim, 
« que bono animo hac spontanea voluntate irrefragabiliter promi- 
« tuntur, inviolabili vinculo observentur ». 

Come nella carta di cambio, si collega al testo dispositivo con 
« et quoniam profitens profitemur nos » . 

D'uso meno costante e l'arenga nella carta di rinvestitura e 
nel placito : nel secolo x manca poche volte, quasi sempre invece 
nel secolo xi. La formula comune al placito ed alla rinvestitura 
è la seguente : 

« Ea cnim que gesta esse videntur prolixis temporibus me- 
« moriter retineri non possunt et ideo scripture vinculis anotari 
« ecuum est » . 

È generalmente unita al testo narrativo con la frase « igitur 

v cum Christi auxilio » ; ma talvolta non è legata al testo da al- 
cuna congiunzione. 

Trovo usata in una sola rinvestitura la formula: 

« Eo quod omnia, que gesta esse videntur, prolixis temporibus 
« memoriter retinere non possumus, ideo scripture vinculi anotari 
« hecum est» (28 gennaio looi, Rav. Are. L .4772). 

E una sola volta, in un'altra rinvestitura, quest'altra formula: 

« Legum enim conti rmat auctoritas et divorum Agustorum sic 
« precipiunt sanciones ut ea que traduntur et usum capionis pos- 
« sident, plus legem teneat vigore[m], illa que nudis pactis trans- 
« feruntur quasi simulata concipliuntur] . . . ciò, cum ex quibus- 



,_,^ G. BUZZI 



« cuniquc rerum corporaliter fiunt, tradicionem n..., ut et scri- 
« ptis mandcntur et teslibus in corum Hunt pre[scncia] . . . scripcionis 
« mandcntur ne obiurgia generentur » (8 aprile 998, Rav. Are. 
G.2925)('). 

lì unita al testo con « iccirco ». 

Ometto perche troppo frammentaria, una nuova formula che 
ricorre unicamente in un placito del 950 (Rav. Are. F. 1969). 

C) Testo dispositivo. Nelle concessioni e nelle domande 
di livello rogate nella Cancelleria arcivescovile il testo dispositivo 
e un tutto a se : contiene il nome del destinatario, il fondo concesso 
o richiesto con la relativa delimitazione dei confini, le modalità e il 
tempo durante il quale il destinatario potrà usarne e dovrà pa- 
gare all'arcivescovo il canone. Comincia con la congiunzione 
« uti » che lo riannoda alla intitolazione e si chiude con la frase 
« ex die kalendarum », con la quale si indica il periodo di dician- 
nove o venti giorni, durante i quali il concessionario deve pagare 
all'arcivescovo il canone annuale in natura. 

Nelle domande e nelle concessioni enfiteutiche gli elementi es- 
senziali costitutivi del testo dispositivo sono quelli stessi del li- 
vello; ma in esso manca il nome del destinatario, il quale è in- 
cluso nell'indirizzo. 

Il testo si riattacca all'arenga con la frase « et quoniam speramus 
« uti » , « et quoniam sperastis uti » e sì chiude con la designazione 
del canone da pagarsi annualmente all' arcivescovo in denari o in 
soldi ravennati o veneti, moneta allora corrente in Ravenna : raro 
l'uso dei « mancosi » e dei « bisanzi », moneta questa la cui cir- 
colazione in Ravenna era dovuta ai continui scambi commerciali 
con r Oriente. 

Nelle donazioni il testo dispositivo è limitato esclusivamente 
alla concessione del fondo e alla designazione dei suoi confini. Lo 
stesso avviene nelle domande livellarle ed enfiteutiche e nelle do- 
nazioni rogate dai tabellioni cittadini, i quali tutti imitano i docu- 
menti usciti dalla Cancelleria arcivescovile: cosi nei livelli il testo 
dispositivo termina con la frase, che nei livelli arcivescovili pre- 

(i) Per questa formula cf. Briirbyloi;iis htn's civiìis. III, n, 8; ili, 3. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 125 



cede immediatamente la frase « ex die kalendarum » qui omessa, 
«salva sanacione domnica dandum » riferentesi al canone; e nel- 
r enfiteusi con la designazione del canone da pagarsi annualmente 
nel mese di marzo o nell' indizione, cioè tra il marzo e il set- 
tembre o il marzo e il dicembre, in denari o in soldi ravennati 
o veneti. 

Nei livelli e nelle enfiteusi rogati da tabellioni cittadini il testo 
comincia con le parole « petimus a [ab] vobis » e riunisce in sé 
in modo indissolubile e in forma epistolare i nomi del concedente 
e del destinatario : questa è la caratteristica che li distingue dai li- 
velli e dalle enfiteusi rogate nella Cancelleria arcivescovile. 

Anche nelle carte di vendita il nome del venditore e quello 
dell'acquirente sono uniti al testo, il quale comincia colla dichiara- 
zione del venditore di alienare un fondo determinato, (« profitens 
« profiteor ego quidem ^)), contiene la designazione del fondo stesso 
coi suoi confini e il nome dell' investitore. 

D) Clausole d'obbligazione. Nel livello arcivescovile 
sono separate dal testo dispositivo mediante la datazione. Esse 
riguardano la determinazione particolare dei vari canoni in natura, 
l'obbligo di condurre il canone stesso in un luogo determinato, di 
ricevere con onore 1' attore dell' arcivescovo, di non donare o ven- 
dere il livello ad altri, di stare sotto la dipendenza giuridica (dis- 
trictio) dell'arcivescovo. Queste clausole sono comuni al- 
l' enfiteusi, eccetto che in questa esse seguono immediatamente il 
testo dispositivo. 

Lo stesso deve dirsi dei livelli e delle enfiteusi rogate dai ta- 
bellioni cittadini e riguardanti privati e monasteri: in questa è 
aggiunta anche la designazione del prezzo dato « prò calciariis «. 

E) Clausole penali (minatio). Si riferiscono all'ina- 
dempienza delle obbligazioni contratte e, nelle enfiteusi arcive- 
scovili, al mancato pagamento del canone in denaro per due anni 
di seguito: nel primo caso il livellarlo o l'enfiteuta è tenuto «ante 
« omnis litis inicium vel interpellacionem » al pagamento di una 
grave multa pecuniaria computata in libbre d'oro; nel secondo caso 
il contratto può essere liberamente disdetto dagli attori dell'arci- 
vescovo. 



,26 G. BUZZI 

Nelle donazioni fatte da privati e nelle vendite, la promessa, 
in caso di inadempienza dei propri obblighi, di sottostare alla penale è 
giurata « per omnipotentem Deum sedemque sanctam apostolicam 
«et vitam inviclissimorum principum dominorum nostrorum » ('); 
per quel che riguarda le donazioni arcivescovili a trasgressor tre- 
« centorum decem et octo sanctorum patrum Niceni conceli ana- 
ce thematis vincalo vulneretur; observator autemqui extiterit Domini 
« benedictione redundetur » ^^\ 

F) Clausole di convalidazione (cor roboratio). Il 
testo si chiude con le clausole di convalidazione. Nei documenti 
rogati nella Cancelleria arcivescovile nelle clausole di convalida- 
zione si annuncia sempre la rogazione del notaio, la sottoscri- 
zione del rogatario e dei testi; spesso, specialmente nel secolo x, 
la stipulazione e la sponsione; qualche volta la tradizione della 
carta. 

Nei documenti rogati dai tabellioni invece si annuncia sempre 
la rogazione del tabellione, la sottoscrizione del rogatario e dei 
testi, la tradizione della carta. 

L' interpretazione di queste formule ha dato luogo a lunghe e 
vivaci discussioni ; ed era naturale, perchè, a seconda dell' inter- 
pretazione loro, si veniva ad attribuire al documento privato un 
valore dispositivo oppure di semplice prova. 

Come documento dispositivo l'hanno considerato il Brunner^'), 
il Bresslau(*), il Kern <^5), il Leicht ^^) e lo Schupfer (7), per non ci- 

(i) 8 settembre 896, Federici-Buzzi, I, n. i ; Rav. Are. G . 2684. 

(2) Rav. Com. S. Vitale I, i, 8, donazione del 22 febbraio 957. 

(3) Zur Rechtsgeschichte lìer Roinischen tiiid Gernianischen urkimdeii, Berlin, 
1880, pp. 60-94. 

(4) Urkuiulenbeweis nnd Urkuinìenscbreiber ini allereii deulscheii Rechi, in 
Forschungm lur deiitschen Geschichte, voi. XXVI, pp. )i-59. 

()) Dorsualkotiiept uiid Imbreviatur, Stuttgart, 1906. 

(6) Dictiim ed Itiibi eviatura in Bulleltino Senese di storia patria, 1910, 
fase. Ili, pp. 569-402. 

(7) k proposito della « carta niater » e della « carta lìlia » studiate in una 
recente pubblicazione, in Rivista di sciente giuridiche, 1910, voi. XLVIIl, pp. 5-56; 
// diritto privato dei popoli Germanici con speciali riguardo all'Italia: III, 11 di- 
ritto delle obbligazioni, Roma, Loescher, 1909, pp. 104-152. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 127 

tare che alcuni ; come documenti di prova il Gaudenzi e il Brandi- 
leone. 

Il Brandileone ed il Gaudenzi però considerano il valore giu- 
ridico del documento solenne da due punti di vista diversi : il primo 
in rapporto alla contrattazione orale della stipulazione, il secondo 
in rapporto alla scheda. 

L' istituto giuridico della stipulazione, dice il Brandileone, e in 
ciò consente anche lo Schupfer ^^\ non è venuto mai meno nel 
medioevo. 

Ma mentre per lo Schupfer la stipulazione viene assorbita dalla 
documentazione e questa, mediante la « traditio chartae », 1' atto 
costitutivo del rapporto, diventa titolo e causa d' obbligazione, do- 
cumento cioè dispositivo; per il Brandileone W che distingue net- 
tamente i due istituti della stipulazione e della tradizione della carta, 
e considera la stipulazione soltanto come atto costitutivo del rap- 
porto giuridico, il documento che la ricorda come avvenuta non 
è che un documento di prova. 

La tesi del Gaudenzi poi, esposta prima in una comunicazione 
fatta al Congresso storico internazionale di Roma del 1903 su 
Le notizie dorsali delle antiche carte bolognesi e la formula ((post tra- 
(( dilani compievi et dedi » ^'^\ quindi di nuovo e più largamente in 
uno studio su La duplice reda:iione del documento italiano nel me- 
dioevo '^4) in risposta ad un opuscolo del Kern, il quale seguendo 
la tesi tradizionale sosteneva che la scheda, conservataci talvolta 
sotto forma di notizia dorsale, non è che la minuta di un docu- 
mento (5), si può riassumere così: 

La notizia dorsale, prima una degenerazione, poi una rigene- 
razione della scheda romana, che nella imbreviatura ebbe la sua 
definitiva esplicazione letteraria, ci rappresenta l'originaria e di per 

(i) Schupfer, Il diritto &.c. pp. 108-9. 

(2) Origine e significato della traditio chartae in Atti della R. Accademia 
delle sciente di Torino, 1906-7, voi. XLI, disp. 6, pp. 339-63. 

(3) In Atti del Congresso internazionale di scieìi\e storiche, voi. IX, sez. v, 

pp. 419-44- 

(4) Arch. star. ital. 1908, disp. 2, pp. 257-364. 

(5) Dorsual Koniept &c. p. 35. 



liS 



e. BUZZI 



se ^'ÌA valida redazione dell'atto, che si compie davanti ai testi- 
moni, e dalla quale sorge il rapporto giuridico. Questa redazione, 
nel tempo più antico, si conservò quando, per eccezione fu scritta 
sul dorso dell' istrumento, andò perduta quando, per regola, fu scritta 
solo in una pergamena diversa. 

L' istrumento poi fu la redazione dotta dell'atto, fatta dal notaio 
in esecuzione d' un mandato tacito od espresso delle parti : ma senza 
r intervento di queste e dei testimoni nel dominio longobardo e 
con la rinnovata assistenza loro nel bizantino. Quindi la scheda 
è sempre un documento dispositivo : 1' istrumento un documento 
probatorio per i longobardi, probatorio e dispositivo insieme per 
i bizantini. In sostegno di questa tesi l'A. cita una costituzione 
di Teodosio ^'>, la celebre legge « Contractus » di Giustiniano (*) e 
gli atti della sessione seconda del concilio Cartaginese dell'anno 411. 
Nella legge di Teodosio la scheda rappresenta la dichiarazione ori- 
ginale del vettore, depositata presso il difensore ; come nella legge 
di Giustiniano rappresenta l'originaria redazione del contratto dalla 
quale sorgerà più tardi la notarile. Naturalmente, secondo il di- 
ritto teodosiano, dalla scheda nasceva l'azione contrattuale, tanto 
vero che Giustiniano, quando stabih che solo 1' «instrumentum 
« absolutum » avesse questa efficacia, fece eccezione per gli istru- 
menti di vendita « iam vel in scheda vel in mundo conscriptis » , 
ai quali « praesentem sanctionem non extendimus sed prisca iura 
« in his tenere concedimus ». Prima della legge di Giustiniano, 
dunque, è certo che in Oriente e in Occidente la scheda era la 
prima e di per sé valida redazione del contratto. Ma anche dopo 
di essa, poiché Giustiniano eccettuava dalla sua disposizione le do- 
nazioni insinuate, nelle quali, giusta la citata costituzione di Teo- 
dosio, la scheda doveva essere allegata agli atti, ed alla parte restava 
di essa una copia autentica, e dell' istrumento non e' era quindi bi- 
sogno, la scheda non poteva davvero essere una minuta. Se però, 
nel caso della insinuazione, la scheda traeva la sua validità dalla 
dichiarazione orale (professio), con la quale la parte davanti 
al magistrato la riconosceva conforme alla propria volontà, negli 

(i) Cod. Theod. VII, 16, 3. 
(2) Cod. IV, 21, 17. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 129 

altri essa l' attingeva da una dichiarazione uguale, fatta dinanzi ai 
testimoni : giacché alla redazione della scheda e non dell' istrumento 
questi dovevano veramente assistere. E che questo uso continuasse 
anche dopo la legge di Giustiniano ce lo mostra la Novella 44, 
nella quale Giustiniano ordinò che il notaio ricevesse l'incarico 
dell' istrumento ; e la Novella 73 dove stabih che i testimoni fos- 
sero presenti anche a questo ultimo atto e della loro presenza fa- 
cessero fede con la sottoscrizione. Conseguenza necessaria del 
perfezionarsi l'atto con la scheda era che nell' istrumento, semplice 
finzione giuridica, in qualunque tempo redatto, s' attribuisse la data 
di quella. Perciò l' istrumento era identico alla scheda e tutti e 
due si comprendevano sotto la stessa denominazione di instru- 
mentum o chartula. 

Che poi la legge « Contractus » , la quale toglieva ogni valore 
giuridico alla scheda, non avesse efficacia nei territori italiani di 
dominio longobardo, e anche nell'Italia bizantina, lo dimostrano 
numerosi fatti. Per il territorio longobardo lo dimostra il Cartu- 
lario longobardo^') dove appare che il contratto di compra- 
vendita, come ogni altro, si scriveva in scheda, in forma che fin 
d'allora si appellava carta di vendita, sopra una pergamena che 
dal venditore era solennemente consegnata al compratore, di modo 
che la scheda e non la carta in bianco era l'oggetto della tradi- 
zione solenne; ed è confermato dalle notizie dorsali nonantolane, 
dal capitolare di Lotario, dal verbo « conscribere » dei documenti per 
indicare la prima scrittura dell'atto, cioè la redazione della scheda. 
Anche nel territorio romano la riforma giustinianea non mise pro- 
fonde radici. A Napoli, per esempio, lunghi spazi di tempo se- 
paravano il sorgere di un atto dal suo compimento. E poiché é 
assurdo il supporre che soltanto cinque o sei anni dopo che é 
nato, un atto diventi giuridicamente efficace, bisogna dire che qui, 
come altrove, il negozio giuridico si fosse già perfezionato colla 
scheda : sulla quale, come più tardi nell' alta Italia, l' istrumento 
poteva essere redatto in ogni tempo. 

Ugualmente avveniva a Bologna e a Ravenna, le cui notizie 

(i) Edito in Moti. Germ. hist. Le^mm, IV, 595-602. 

Bullett. Ist. Stor, 9 



,jo G. BUZZI 



dorsali hanno la forma vera e propria d' un istrumento e che ri- 
producono fedelmente l'antico chirografo romano. 

Ben presto poi sorse l' uso di trascrivere queste schede in un 
libro: così sorse l' imbreviatura, la quale era materialmente iden- 
tica alla scheda, con la sola differenza, che l' imbreviatura era, anche 
formalmente, un atto del notaio, mentre la notizia dorsale era un 
atto della parte : tutta la rivoluzione, che si operò nel notariato 
tra il secolo xi e il xii, consiste appunto in questa trasformazione 
della natura, e per conseguenza, del contenuto materiale della scheda. 

Alla tesi del Gaudenzi ha opposto delle gravi obbiezioni il Leicht 
nel suo studio Dici uni ed imbreviatura. 

L'A. comincia con l'osservare che la roboratio testium 
non ha luogo nella notitia, ma dopo che il documento era stato 
scritto nel mundum. «Infatti», egli dice, «non è infrequente 
«il caso che la signatio e la completio sia fatta con diversità 
« d' inchiostro e di caratteri tali da mostrare come essa sia fatta 
« dopo la scritturazione del corpo ; e poi i notai lo dichiarano aper- 
« ta mente nella completio». 

Così in un documento friulano dell' 807 la roboratio dei 
testi segue alla scritturazione del notaio del mundum; dopo di 
essa ha luogo la traditio inter partes ed infine la com- 
pletio. A quest'ordine fa riscontro la formula che si trova di 
regola nei documenti dell'alta Italia nei secoli ix-x: « scripsi, post 
« traditam compievi et dedi ». 

I testi segnano dunque il m u n d u m , dopo che di questo era 
stato scritto tutto il corpo, e lo segnano in realtà, non per mano 
del notaio (innovazione quest' ultima che si trova nella Longobardia 
e nella Tuscia solo a partire dal secolo xi ed in molti altri luoghi 
appena col xii), mentre nelle notizie dorsali le segnature dei testi 
non ci sono. 

II Gaudenzi osserva che nelle notizie dorsali si trovano ricordati 
dei testimoni ed oppone questo fatto come un' obbiezione per la quale 
la signatio dei testi deve avvenire necessariamente dopo la scrittu- 
razione del mundum. Il notaio che doveva stendere di sua mano 
nel mundum la lista dei testi sulla base della minuta, non poteva 
certo sapere a distanza di tempo quali testi sarebbero potuti in- 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 131 

tervenire alla completio. Ma 1' obbiezione non ha valore perchè 
prima di tutto, quanto alla lista dei testi nel mundum, questa 
si trova nel corpo del documento soltanto molto tardi, verso il 
secolo XII, quando nella documentazione ebbero luogo i gravi cam- 
biamenti che dovevano portare al nuovo tipo dell' istrumento, mentre 
nel vecchio tipo i signa manuum ed i nomi dei testi si trovano 
nello escatocollo, ed è ovvio che vi si ponessero all'ultimo mo- 
mento, e poi perchè non è necessario che i testi della notizia siano 
gli stessi che si trovano notati nel documento, il quale sovente si 
comporta in modo indipendente dalla notizia. Tutto ciò dimostra 
come il momento costitutivo del documento, quello in cui esso 
acquista la forza probatoria e che garantisce alla parte che lo de- 
tiene i privilegi processuaU, e, se è charta, anche la funzione 
dispositiva, si trovi nell' ultimo periodo della documentazione, in cui 
ha luogo la manufirmatio ed, eventualmente, la traditio e 
termina colla a b s o 1 u t i o del notaio. 

Questo esclude la possibilità d' una scheda che racchiuda in sé 
potenzialmente i caratteri del documento, così che a trasformarla 
in questo sia sufficiente la sola opera del notaio, e che il sistema 
di documentazione che si fonda sull' imbreviatura sia sorto dalle 
Provincie longobarde, dove per lungo tempo l'intervento delle parti 
e dei testi è necessario al compimento del mundum. 

Questo è lo stato della questione secondo i più recenti studi. 

Non posso qui discuterla nella sua generalità, perchè l'argo- 
mento richiederebbe una troppo vasta trattazione e mi costringe- 
rebbe a nuove e larghe ricerche d'archivio su documenti non ra- 
vennati, oltrepassando cosi il limite di un saggio di diplomatica, quale 
vuole essere il presente studio, sulle carte di Ravenna. Esporrò in- 
vece tutti quei dati che sulla questione forniscono le carte raven- 
nati per trarne quelle conclusioni che parranno sicure. 

I quesiti che risultano dalla precedente discussione e ai quali 
tenterò rispondere sono: 1° Nei contratti conclusi colla forma della 
stipulazione il documento solenne è dispositivo o probatorio ? 
2° Quale è il valore della scheda in rapporto al documento solenne 
in questa specie di contratti e in quelli conclusi nella forma della 
traditio chartae? 



,jj G. BUZZI 



Nelle concessioni livellarie arcivescovili, e perciò rogate dai 
notai della chiesa Ravennate, dei secoli ix-x, la clausola di convali- 
dazione contiene esclusivamente l'ordine dato dall'arcivescovo al 
notaio di rogare il documento e l'annunzio della sottoscrizione del- 
l'arcivescovo stesso. In genere è seguita dal «^ legimus )^ », 
che in realt;\ può essere stato scritto dall'arcivescovo o dal capo 
della Cancelleria arcivescovile, e che il più delle volte, ad ogni 
modo, si può dimostrare non essere stato scritto dal notaio rogante. 
La ibrmula è la seguente: 

« Quam preceptionis nostre paginam NN. notario sancte nostre 
« Ravennatis ecclesie scribendam iussimus, in qua nos subscripsimus 
«sub die, mense et indictione suprascripta ..., Ravenne». 

Nelle concessioni livellarie dunque, nessun accenno alla scheda 
o ad altro documento e neppure alcun accenno alla tradizione, nò 
della carta né della cosa, quantunque questa tradizione deve essere 
in realtà avvenuta, perchè era appunto la carta di concessione che 
veniva consegnata al livellarlo e che questi produceva in giudizio 
in caso di lite come titolo e prova allo stesso tempo del suo 
possesso. 

Anche nella domanda di livello, come nella concessione, le clau- 
sole di convalidazione si riducono a due: la rogazione del notaio 
e l'annuncio della sottoscrizione della parte. La formula più co- 
mune è : 

« Quam peticionis nostre paginam NN. notarium sancte vestre 
« Ravennatis ecclesie scribendum rogavimus, in qua nos subscri- 
« psimus (^oppure : signum sancte crucis fecimus) sub die mensis et 
« indicione suprascripta... ». 

Rara quest'altra formula: 

« Quos vero libellos (oppure : une libellum) uno tenore con- 
« scriptos N N . notarium sancte vestre Ravennatis ecclesie scriven- 
« dum dictavimus (oppure: rogavimus), in qua et nos propria manu 
« subscripsimus, quod consecuti agamus Deum et vobis maxima 
« gracia ». 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 133 

Soltanto un livello del 28 luglio 892 (Rav. Are. G. 2879) ha 
nella corroboratio il ricordo della tradizione: 

« une libellum in suo rubore conscriptos Honesto notarlo sancte 
(< Ravennatis ecclesie scribendum rogavimus in qua subter mano 
a nostrani signum sancte crucis fecimus, vobis tradedimus, agamus 
« Deum maximas gracias». 

Ma non si tratta qui della tradizione simbolica, bensì della sem- 
plice consegna della domanda di livello all'arcivescovo. 

La tradizione solenne deve avvenire davanti ai testi che ne fac- 
ciano fede e nel livello i testi non sono mai nominati né interven- 
gono: notevole pure è il fatto che nell'escatocollo generalmente 
la firma del rogatario o dei rogatari è rappresentata dal signum 
)^ crucis e che solo rare volte è autografa. 

Credo perciò si possa concludere che la concessione a livello 
d'una terra arcivescovile si effettuasse non per mezzo della tradi- 
zione, ma d'un precetto, come una graziosa elargizione sovrana. 

Lo stesso deve dirsi della donazione in perpetuo o a tempo 
determinato, tanto vero che la sua formula di convalidazione è 
identica a quella della concessione livellarla. 

Esaminiamo ora l'enfiteusi arcivescovile. 

La formula di convalidazione della concessione enfiteutica è per- 
fettamente identica a quella della donazione e della concessione livel- 
larla: l'arcivescovo concede preceptionis pagina. 

Per la domanda enfiteutica abbiamo tre formole di convalida- 
zione : 

Una prima poco usata nei secoli ix-x e abitualmente usata nel 
secolo XI : 

« Quam peticionis nostre paginam N N . notarium sancte vestre 
« Ravennatis ecclesie scribendum rogavimus, in qua nos subscri- 
« psimus signumque sancte crucis fecimus testibusque a nobis ro- 
« gatis optulimus subscribendum » . 

Una seconda usata comunemente dall' 891 (Rav. Are. G. 2914) 
al 922 (ibid. B. 374): 

« Quam peticionis — subscribendum, quamque in arcivo sancte 



,j^ G. BUZZI 



« vcstre Ravcnnatis ecclesie prò futuris temporibus tradedimus rc- 
« condcnduni ». 

Alla quale sì deve evidentemente ridurre la formula : 

<( Quam pcticionis — subscribendum, vobis tradimus » 
usata in un solo documento. 

Una terza infine che troviamo comunemente usata dal 927 (Rav. 
Are. F. 2326) al 1014 (ibid. L . 5031): 

« Quam peticionis — prò futuris temporibus sub stipulatione 
« et sponsione tradidimus recondendum ». 

La formula di convalidazione della domanda enfiteutica accenna 
dunque a tre atti diversi : rogazione del notaio, sottoscrizione della 
parte e dei testimoni da essa addotti, consegna della carta così 
firmata e « sub stipulatione et sponsione » all' arcivescovo perchè 
la conservi nel suo archivio. Anche qui come nel livello, nessun 
accenno alla scheda nò alla tradizione : non alla scheda perchè è 
usato il verbo scribere e non il conscribere che potrebbe 
far pensare ad una dupUce redazione; perchè è realmente la do- 
manda enfiteutica che è firmata dalla parte richiedente e dai testi ; 
perchè infine è la domanda così firmata che, come dimostrano i 
placiti ravennati, l'arcivescovo allegherà in giudizio in caso di lite 
per provare il suo possesso. 

E neppure si tratta di tradizione simbolica dalla quale sorge, 
secondo il Brunner e la sua scuola, il contratto giuridico, perchè 
la carta non è scambiata pubblicamente come è richiesto dai con- 
tratti conclusi con la forma romano-volgare della traditio chartae, 
ma semplicemente consegnata, e solo dal richiedente, all' arcive- 
scovo perchè la conservi in archivio. La spiegazione di questo 
fatto è data dalla frase « sub stipulatione et sponsione ». L' en- 
fiteusi arcivescovile è un contratto concluso nella forma della stipu- 
lazione e la domanda enfiteutica non è che la stipulazione redatta 
in iscritto. 

Davanti ai testimoni, l'autore (l'arcivescovo) doveva domandare 
al destinatario (colui che domanda l'enfiteusi) : « Prometti dare an- 
« nualmente il canone per la terra che ti concedo ?» e 1' enfiteuta 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 135 

doveva rispondere affermativamente e forse giurare l'adempimento 
della promessa come si usava fare in Ravenna nelle vendite e nelle 
donazioni di privati. 

Ne consegue dunque che l'enfiteusi arcivescovile è un docu- 
mento probatorio nella forma di domanda, in quanto documenta 
un contratto concluso oralmente mediante la stipulazione; è dispo- 
sitivo nella forma di concessione, in quanto costituisce per l'en- 
fiteuta il titolo giuridico del suo possesso ^'\ Che l' uno e l' altro 
seguissero una precedente redazione del contratto, cioè la scheda, 
non e' è dubbio. La domanda enfiteutica è redatta, come quella 
livellarla, non con la forma « uti concedatis » , ma « uti concedi- 
« stis » e presuppone quindi una precedente concessione, nel tempo 
stesso che fornisce una nuova prova del suo carattere probatorio; 
in realtà però non c'è giunta neppure una scheda d'enfiteusi, e 
di livello ce ne è giunta una sola e frammentaria (22 ottobre 979, 
Rav, Are. G . 2691) la quale è, naturalmente, in forma di conces- 
sione. 

Ora tutto induce a credere che la notizia dorsale avesse valore 
dispositivo fino al momento in cui il contratto veniva documen- 
tato con r istrumento solenne : infatti il documento porta la data 
della scheda e questa, come s' è detto, era in forma di concessione, 
cioè nella forma del documento dal quale sorgeva l' obbligazione 
contrattuale. 

Ed ora passiamo ad esaminare i documenti rogati dai tabellioni 
cittadini. 

(i) Che fin verso la fine del secolo x la stipulatio fosse in uso in Ra- 
venna è attestato dal Brachilogns ìuris civilis, III, ix, i : « Verbis contrahìtur 
« obbligatio : cum solemnitas verboruni intercedit ad contrahendam obligationem. 
« Et hic contractus vocatur stipulatio » (ibid, 3) : « In hoc contractu olim talia 
«verba fuerunt reperta: "Dabis?" " Dabo ". "Facies?" " Faciam ". " Pro- 
«mittis?" "Promitto". "Fideiubes?" " Fideiubeo ". Quae si non ita dice- 
« rentur non committebatur stipulatio » . 

Nel secolo x però la stipulatio aveva subito delle profonde modifica- 
zioni. Sotto l'influsso del diritto giustinianeo {Cod. IV, xxi, 17) la solem- 
nitas verborum aveva ceduto il posto alla forma: era cosi avvenuto che da 
contratto puramente orale era divenuto contratto scritto, dando luogo ad una 
concessio dispositiva e ad una petitio probatoria. 



136 



G. BUZZI 



La formula di convalidazione più antica e più comune è la se- 
guente : 

« Quos vero livellos uno tenore conscriptos NN. tabellio huius 
(i civitatis Ravenne scribendum rogavimus et unus alterius nobis 
a paritcr contradere dignemur, quod consecutis agamus Deuni et 
« maxima gracia ». 

Rarissime sono queste due altre formule la prima delle quali 
è usata soltanto nel territorio ravennate: 

« et unde sit placet hec opblacionis profcssionis nostre merentur 
« crtectum unum exs is duobus livellis manibus nostris clausso seo 
« signato a duobus suprascriptis patronis contradedimus, ut quod 
« consecutis &c. » (Rav. Are. L . 4768); 

« quos vero livellos uno tenore conscriptos NN. tabellio civitatis 
« Ravenne scribendum rogavi unde sic placet hec oblacio profes- 
« sionis nostre unum exs is et duobus livello manibus nostro si- 
« gnato suscipere iubeatis et alius ad invicem manibus vestris ro- 
« boratus vel conscriptos, unus alterius nobis contradidimus » (ibid. 
F. 2071, 20 novembre 889). 

Alle clausole di convalidazione segue, come nella domanda di 
livello arcivescovile, la sola sottoscrizione della parte. 

Anche nella domanda enfiteutica rogvita da tabellioni cittadini 
troviamo una formula di convalidazione che ha molte analogie con 
quella delle enfiteusi arcivescovili : 

« Quam vero paginam N N . in Dei nomine tabellio huius ci- 
« vitatis Ravenne scribere rogavimus, in qua et ego ic subter manus 
« mea propria firmavi testibusque a me rogatis obtulit subscriben- 
« dam et unus alterius pariter contradidi » . 

L'unica differenza che distingue il livello e l'enfiteusi arcive- 
scovile dalla cittadina è l'accenno della tradizione in quest'ultima; 
perchè lo scambio dei documenti nelle formule testò citate indica 
in modo indiscutibile la vera tradizione della carta rappresentante 
la tradizione simbolica del fondo. Cosi, mentre il contratto arci- 
vescovile si riannoda ad una tradizione giuridica classico-romana, 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 137 

pur attraverso le deformazioni del medioevo, il contratto cittadino 
si riannoda alla tradizione giuridica volgare-romana. 

Lo stesso deve dirsi per l'atto di cambio e di vendita, con questa 
unica differenza, che mentre il livello, concessione a tempo limi- 
tato, si concludeva con la sola tradizione della carta; l'enfiteusi, 
concessione a tempo indeterminato, esigeva anche la consegna della 
calciarla, e nella vendita la tradizione del messo investitore, rap- 
presentante il fondo o la cosa, e della caparra, rappresentante il 
prezzo integrale e consistente in un oggetto qualunque. 

Che oggetto della tradizione fosse il documento nella forma 
di domanda e di concessione non può essere messo in dubbio. 

Nella formula del livello il rogatario dichiara d'aver fatto scri- 
vere dal tabellione due documenti uguali, «uno tenore conscri- 
ptos »('); d'aver consegnato al concedente quello firmato da lui 
stesso (domanda) e d'averne ricevuto quello contenente la concessione ; 
nella formula dell'enfiteusi si fa menzione soltanto della domanda 
firmata dal rogatario e dai testi, ma noi sappiamo che era appunto 
la domanda la quale veniva conservata dal concedente, mentre la 
concessione veniva data all'enfiteuta come titolo del suo possesso. 

La conferma di quanto s' è detto è fornita dalla e o m p 1 e t i o 
del tabellione, la quale rappresenta nel documento privato la r eco- 
gniti o del cancelliere reale o imperiale nei diplomi. Essa è sche- 
matizzata invariabilmente cosi: 

« Ego N N . in Dei nomine tabellio huius civitatis Ravenne, 
« scriptor hanc {oppure : huius) peticionem {oppure : peticionis), ut 
« superius legitur, post roboracionem testium adque traditam com- 
« pievi et absolvi ». 

Il tabellione dunque ha scritto il documento fino alla rogazione, 
e, dopo la sottoscrizione della parte rogante e dei testimoni e la 
tradizione l'ha sottoscritto (compievi) (^) aggiungendovi la sua ri- 

(i) Cade con ciò l'ipotesi del Gaudenzi che il verbo conscribere si ri- 
ferisca alla notizia dorsale. 

(2) Giustamente ha osservato il Gaudenzi che la parola compiere signi- 
fica, nella Novella 44 di Giustiniano, firmare. Cf. Sulla duplice redazione &c. 
in Aìch. stor. It. 1908, p. 271. 

Bullett. Ist. Stor. 9* 



J}8 



G. BUZZI 



cognizione e l'ha finito (ab sol vi) aggiungendovi il suo mono- 
gramma o il suo segno di tabellionato e la notizia dei testi. Nessun 
accenno dunque alla scheda nelle formule della completio, la quale 
tuttavia, come nei documenti arcivescovili, cosi per quelli cittadini 
rappresenta la prima e originaria redazione del contratto. Di 
notizie dorsali di documenti cittadini ce ne sono giunte parec- 
chie, e qualcuna anche del secolo ix; e, del resto, per supporne 
l'esistenza basterebbe osservare che tutte le domande di livello 
e d'enfiteusi rogate dai tabellioni sono, come quelle rogate dai 
notai, nella forma « petimus .,. . a presenti die concedistis » che 
presuppone come già avvenuto l'originario atto giuridico della 
concessione : di fatti la notizia dorsale è sempre redatta nella forma 
soggettiva di concessione e contiene tutti e singoli gli estremi 
del contratto. 

Ciò posto, la notizia dorsale è oggetto della tradizione? è un 
documento dispositivo ? e la domanda e la concessione solenne sono 
soltanto un documento di prova? 

Si è veduto sopra come oggetto della tradizione fosse soltanto 
il documento firmato dalla parte, dai testi e dal notaio : ora delle 
varie diecine di notizie dorsaU pervenuteci soltanto sette sono sot- 
toscritte dei testimoni e dall' autore : 

1. donazione del 25 giugno 873 (Rav. Are. F . 2087), fir- 
mata dall'autore e dai testi ('); 

2. vendita del 24 febbraio 965 (ibid. F . 2227), sottoscritta 
da cinque testi, tre soli dei quali intervengono alla redazione del 
documento solenne; 

3. carta di cambio del 1° giugno 966 (ibid. G. 2414), sot- 
toscritta da tre testi, mentre nella redazione del documento solenne 
ne intervengono cinque; 

4. enfiteusi del 16 maggio 986 (Rav. S. A. n. 33), sottoscritta 
dall'autore e da tre testi, mentre nella redazione solenne ne inter- 
vengono cinque; 

5. enfiteusi del 17 aprile 1006 (Rom. S. P. n. 17), sottoscritta 
dal solo autore; 

(i) Questa donazione non fu rogata in Ravenna da un tabellione raven- 
nate, ma in Galeata da un tabellione del luogo. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 139 

6. vendita del 1023 (Rav. Are. F . 2269), sottoscritta da tutti 
e cinque i testi che intervengono all'atto solenne; 

7. donazione del 21 giugno 1029 (ibid. H . 3242), sottoscritta 
dai testi. 

In quest'ultima donazione solenne i testi hanno aggiunto la 
loro sottoscrizione in tempo diverso da tutto il resto del docu- 
mento come indica, unico esempio a me noto, la diversità dell' in- 
chiostro. 

Ma se, contrariamente a quanto pensa il Gaudenzi, la notizia 
dorsale non poteva essere oggetto della tradizione ed i testi che 
intervenivano alla sua rogazione non la firmavano che in via ecce- 
zionale, credo tuttavia eh' essa avesse verso chi concedeva, un carat- 
tere d'impegno, fosse cioè un documento dispositivo che per acqui- 
stare tutto il suo valore giuridico aveva bisogno di essere rogato 
in forma solenne e scambiato tra le parti. 

Il suo valore era poi annullato da quest'ultimo documento; e 
ne è prova il fatto che le schede non si conservavano e che spesso 
si trovano sul dorso di documenti coi quali non hanno relazione 
alcuna. 

Perfino il liber traditionis della chiesa di Ravenna, conser- 
vato nella R. biblioteca di Monaco, e i vari frammenti d'un altro 
liber traditionis della stessa chiesa, ora perduto, e da me rin- 
venuti nel retto e nel dorso di due pergamene dell'archivio arci- 
vescovile di Ravenna ('), non sono compilati sulle schede, ma sulle 
domande di enfiteusi e livello conservate in archivio come dimostra 
la formula 

« petitio quam petivit NN . ab archiepiscopo NN. de tenuta &c. » 

L' ESCATOCOLLO. 

Nei documenti ravennati è diverso a seconda che escano dalla 
Cancelleria arcivescovile o siano rogati dai tabellioni. 

Nella domanda di livello arcivescovile esso è costituito dalla 
sottoscrizione del livellarlo o dei livellari; nella domanda d'enfiteusi 
dalla sottoscrizione dell' enfiteuta e dei testi; nelle concessioni livel- 

(i) F.20o6b; E. i86oA. Cf. in questo lavoro a p. 15. 



UO 



G. BUZZI 



larie o cntìtcutiche dal « >$< Legimus )^ » ; nelle donazioni dalla 
sottoscrizione dell'arcivescovo e del clero ravennate. 

Nella domanda livellarla il rogatario sottoscrive generalmente 
por mano del notaio che appone il « signum ^ manus » e rare 
volte si può stabilire che la ^, o almeno la sua asta verticale, sia di 
mano diversa da quella che ha rogato il documento. La formula è: 

«signum ^ manus NN. suprascripto petitore ad omnia supra- 
« scripta cui relectum est » 

Formula questa che presuppone una precedente lettura dello 
stesso documento, cioè della scheda. 

Nella domanda enfitcutica invece sottoscrive quasi sempre di 
suo pugno, e sempre sottoscrivono i testi, i quali possono essere 
tre o cinque. 

Il « )^ Legimus ^ » nelle concessioni livellarle ed enfiteu- 
tiche è il segno di riconoscimento dell' arcivescovo ; ma qualche 
volta manca. 

L' uso del « ^ Legimus ^ » è derivato dai diplomi imperiali 
bizantini ('). 

Più ampio è l'escatocollo nei documenti rogati dai tabellioni. 
Eccetto le domande livellarle che si comportano analogamente a 
quelle della Cancellerìa arcivescovile, in tutti gli altri documenti 
(enfiteusi, donazione, vendita, cambio) l'escatocollo è costituito da 
tre elementi: la sottoscrizione (signatio) del rogatario e dei testi, 
abitualmente cinque, per eccezione tre; la sottoscrizione del tabel- 
lione (e o m p 1 e t i o) che nei documenti privati tiene il posto della 
recognitio dei diplomi; la notizia dei testi. Avendo parlato 
della sottoscrizione del rogatario, dei testi e del tabellione quando 
ho esaminato la questione della tradizione della carta e della notizia 
dorsale tenterò ora d' illustrare la notizia dei testi (= N T). 

E divisa sempre in tre colonne separate da linee verticali or- 
namentali riunite nella parte superiore dalle tre parole: 
[no]ticiam — tcstium — idest. 

Nella prima sono scritti i nomi dei testimoni, nella seconda il 
loro titolo (vir clarissimus, magnificus, honestus) seguito 
(i) Cf. Brandi, Der By^antinische Kaiserbrief &c. p. 40. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 141 

talvolta da f i 1 i u s o f i 1 i u s quondam, nella terza il nome del 
padre o il loro titolo nobiliare (dux, consul), o dell'arte da essi 
esercitata (negociator, tabellio, calie a ri us &c.). 

A sinistra della N T una grande N nelle forme più varie è 
unita mediante una piccola « o » al resto della parola ti e i a m scritta 
per intero in corsivo sulla prima colonna. Questa N, che a prin- 
cipio contiene soltanto un solo segno tachigrafico, si sviluppa ben 
presto a principio del secolo x in un monogramma, con o senza 
note tachigrafiche, e nel secolo xi si tramuta in un vero segno di 
tabellionato. 

La NT manca nella donazione dell' 855 (Cod. Paris, n. i), ma 
si trova già in una donazione del 25 giugno 873 (Rav. Are. F . 
2087) scritta nel territorio di Galeata da un tabellione del luogo. 
A Ravenna si trova in un' enfiteusi del 30 settembre 892 (ibid. 
F. 1925) che è la più antica che ci sia giunta fra tutte le enfi- 
teusi scritte da tabellioni ravennati ('). 

Nel già citato articolo Sulla duplice redazione del documento 
italiano nel medioevo ^^"^ il Gaudenzi, discutendo sulla probabile ori- 
gine della N T , crede che questa sia la lista dei testimoni che 
assisterono alla redazione della scheda: « L'impressione che si ri- 
«ceve», egli dice, «esaminando la notitia testium e l'elenco 
« dei testi contenuto nell'atto, è semplicemente che l'uno e l'altro 
« siano stati scritti in tempi diversi » ('\ L'esame accurato del co- 
lore dell'inchiostro dell'atto, della NT e della notizia dorsale che 
ho avuto occasione di fare nel trascrivere i documenti, m' ha con- 
vinto del contrario : il colore dell' inchiostro col quale è scritta la 

(i) Non tengo conto dell'enfiteusi del 21 aprile 859 rogata dal tabellione 
Elmengauso I (cf, il cap. I tabellioni cittadini, p. 61), di dubbia auten- 
ticità, perchè ci è pervenuta incompleta ed in copia del sec. xii. Il doc. è 
stato pubblicato recentemente da Silvio Berniccoli, archivista dell'archivio 
storico Comunale di Ravenna, in Documenti dell' archivio storico Comunale di Ra- 
venna, n. 6, pp. 14-16 (Ravenna Felix, fase. XVIII, aprile-giugno 19x5, Sup- 
plemento I) colla data 21 aprile 858. Prendo volentieri quest'occasione per 
ringraziare cordialmente l'amico Berniccoli delle agevolezze accordatemi con 
larga liberalità durante le mie ricerche nell'archivio di Ra\'enna. 

(2) Cf. p. 318. 

(3) Ibid. 



,^2 G. BUZZI 

notizia dorsale ò diverso da quello col quale il tabelJione ha scritto 
il testo e la N T, il che significa che la notizia dorsale è stata 
scritta in tempo diverso dal testo e dalla NT, e qucst' ultime parti 
del documento sono state scritte contemporaneamente. Anche l'in- 
chiostro delle sottoscrizioni dei testi è identico a quello del resto 
del documento : la coloritura più scura e varia da sottoscrizione 
a sottoscrizione dipende dalle varie mani più o meno abituate al- 
l' uso della scrittura. 

Secondo il Brùnner la NT serviva a riassumere per brevità 
i nomi dei testimoni che intervenivano all'atto solenne ('); ma la 
spiegazione è insufficiente. Sotto questo aspetto è preferibile l'ipo- 
tesi di L. Zdckauer, secondo la quale la N T era « un riscontro 
« delle persone dei testimoni, dei quali fissa l'identità, dando a loro ri- 
« guardo dalle indicazioni più estese di quelle che danno le loro sotto- 
« scrizioni stesse » ^^\ Infatti, e più costantemente di quanto pensi il 
Gaudenzi, la N T aggiunge notizie sul cognome del teste e dell'arte da 
esso esercitata, e ciò doveva avere qualche importanza in caso di lite. 

Che poi queste notizie, contrariamente a quanto afferma il Gau- 
denzi, difficilmente potessero inserirsi nel testo, lo mostra il fatto che 
generalmente il testimonio, spessissimo imperito nell'arte della scrit- 
tura, sottoscrivendosi col nome e dichiarando d'essere stato richiesto 
della testimonianza dal rogatario, e d'aver veduto consegnare il cal- 
ciarlo o il prezzo, occupa più spazio di quanto conveniva dando 
cosi all'elenco delle sottoscrizioni un aspetto irregolarissimo. 

Per quanto però l' ipotesi dello Zdekauer si basi su fondamenti 
reali, non è esauriente. A mio avviso la N T deve essere stu- 
diata sotto un aspetto diverso da quello che si è considerato finora: 
quello della sua origine, la quale, come è stato assodato dal Brùn- 
ner ('), dal Bruns(4) e dallo stesso Zdekauer (5), è prettamente romana. 

(i) Zar Rechtsgeschichte &c. p. 54. 

(2) Sulla notitia testiuni nei documenti notarili nel medioevo, Modena, 
1900, p. 6; cf. anche a p. 4. 

(3) Zar Recktsgeschichte &c. p. 54, in nota. 

(4) Die Unterschriflen in den ròmischen Recbtsurkunden, in Kleinere Schriften, 
II, 57-1 18, Weimar, 1882. 

(5) Op. cit., pp. 3-4. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 143 

Ciò posto s' impone un confronto tra la N T ravennate e la 
nota dei testi delle tavolette cerate pompeiane. 

Come è noto, in quest' ultime essa è scritta nella colonna de- 
stra della quarta pagina ed ha a fianco i suggelli dei testimoni che 
dividono cosi perfettamente a metà la pagina intera^'); è il tempo 
in cui la fede pubblica del documento è essenzialmente legata alle 
sottoscrizioni dei testi. Nel posteriore sviluppo del documento e 
per la maggior fede pubblica acquistata nel medioevo dal tabellione 
il sigillo dei testimoni è caduto in disuso ed è stato sostituito 
prima dal monogramma, poi dal segno del tabellionato del tabel- 
lione come nella N T ravennate. Per le possibili contestazioni in 
caso di lite i testi erano sufficientemente identificati dal loro co- 
gnome e dall'indicazione dell'arte da essi esercitata, perchè in questi 
casi poteva sempre intervenire la corporazione alla quale essi ap- 
partenevano. 

Naturalmente avendo il monogramma o il segno del tabellio- 
nato sostituito il sigillo dei testi non poteva occuparne lo stesso 
posto nella pergamena : ed è per questo che esso passa a sinistra 
e dà alla N T quella forma che si ritrova nelle carte dei se- 
coli ix-xi e già, inizialmente, nei papiri ravennati. 

Occorrerebbe ora illustrare il signum tabellionatus nelle 
carte ravennati ; ma una buona trattazione dell' argomento non 
è, a parer mio, possibile senza uno studio accurato e completo 
dei papiri ravennati tuttora inediti. Soltanto dopo una edi- 
zione moderna di quei papiri e di quelli già editi dal Marini 
si potrà stabilire se il sorgere e lo svilupparsi del signum ta- 
bellionatus debbano collegarsi colla naturale ulteriore trasfor- 
mazione della natura del documento privato e dell'arte del tabel- 
Honato, oppure, data l'analogia tra il signum tabellionatus 
e il signum recognitionis del cancelliere imperiale o reale 
nei diplomi, se abbiano subito l'influsso della diplomatica im- 
periale. 

(i) Cf. Zangemeister, Tahulae ceratae Pompeis repertae, in C. I. L. voi. IV, 
supplementum, nn. 23, 24, pp. 305-307. 



,44 G. BUZZI 



IL CURSUS NELLE CARTE RAVENNATI 

Un elemento di critica diplomatica d'importanza molto note- 
vole nelle carte private è l' uso del e u r s u s. 

Che quest' uso vigesse in Ravenna, il primo e più grande centro 
di cultura in Italia nei secoli x e xi, era ovvio il pensarlo. 

Avendo constatato nel precedente capitolo che il gruppo dei 
notai e quello dei tabellioni seguivano due tradizioni giuridiche di- 
verse, e cioè, i notai quella ecclesiastica che si riannoda alla clas- 
sico-romana, e i tabellioni quella laica riallacciantesi alla volgare- 
romana; è necessario, ai fini del presente studio, vedere se questo 
dualismo si continua anche riguardo alla tradizione letteraria. 

Il trovare usata in un fi-ammento una specie di cursus piut- 
tosto che un'altra costituisce un indizio sicuro, in mancanza d'altri 
elementi, per attribuire il frammento stesso ad un notaio o ad un 
tabellione. 

A) Nelle carte notarill 

Nelle carte rogate dai notai della Cancellerìa arcivescovile il 
cursus è largamente usato. Naturalmente esso non si basa più 
sulla quantità, ma sull'accento; non si tratta quindi di giustappo- 
sizione di spondei e di dattili, ma di parossitone e di proparossitone. 

Troviamo costantemente applicate le regole del cursus nelle 
arenghe e nelle clausole di convalidazione, più di rado in quelle 
penali, cioè in tutte quelle parti che costituiscono il formulario 
tipo, e non soltanto in fine di frase, ma anche a principio e nel 
corpo della frase stessa. 

Nel testo dispositivo, nelle clausole d'obbligazione e nel pro- 
tocollo iniziale, in tutte quelle parti cioè della carta che più sono 
soggette a variazioni, si nota invece una particolare disposizione di 
parossitone e di proparossitone, la quale dà al periodo una specie 
d'assonanza senza però obbedire ad alcuna legge del cursus e 
della metrica medievale. Raggruppo qui i passi in cui il cursus 
è applicato separando con una breve linea le fidasi iniziali dal resto 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 145 

delle frasi, con una linea più lunga i vari membri del periodo : le 
sigle (v), (p), (/), (/r), aggiunte in fine di frase, indicano, come è di 
uso, il cursus velox, il cursus planus, il cursus tardus e 
il cursus trispondaicus: colla sigla (/r^) è indicato il cur- 
sus trispondaicus sdrucciolo. 

a) Arenga della domanda d'enfiteusi: 

« Facilis impetràndi via est - quóciens beneficia a sancta vè- 
« stra Ravennate ecclèsia (/) — quod iuri éius non nóceat postu- 
« lari (v) - sed id semper apostolatui vestro ordinare confidimus (/) 
« — ut facultate sancte — cui Déo auctóre (p) — presidétis ecclé- 
« sie (/) — vestro regimini augeri possit màgis quam minui (/) — 
« unde securi de benevolencia vestra suppliciter speramus uti ». 

è) Arenga della concessione d'enfiteusi: 

« Peticióni véstre - que habétur in sub ditis — libénter acquo- 
« modamus adsénsum (p) — ob hoc quia nec munificencia deperir — 
« nec percipientibus in perpetuum quod datur adquiritur (/) ». 

e) Arenga del patto: 

« Cóngruum atque utillimum - èsse decérnimus (t) — ut pe- 
ce tencium desideriis non aborere — sed Dòmini misericordiam 
« considerantes — • cicius subvenire (v) — ut in futuro nobis profi- 
« ciat ad augméntum (y) — et petentes graciarum rèferant ac- 
ce ciónes (li) » . 

d) Arenga della donazione: 

« Ecclesiastice contemplacionis sécta nos prémonet (/) — illa 
« semper considerare atque disponére (tr) — que ad augméntum et 
(( diligenciam seu et refectionis Dei ecclesiarum pertinet statura — et 
« ne — quod absit — data negiegéntia Qrs) — quoquomodo scribdtur 
« ad cùlpam (p). — Igitur cum summa divinitatis poténcia (t) — 
« sue pietàtis arbitrio (t) — illud nos ambire cottidie ammonet - quod 
« ad perhennitatis pervenit censuram et potissimum omnium sacri 
« ordinis sancte nostre Ravennàtis ecclèsie (/) — religiositas perspici a 
« nóbis exequéndum Qr), — ut — vestrorum omnium consensu — 

Bullett. ht. Star. 1° 



146 



G. BUZZI 



« hoc privilcgium perpetualitcr mansùrum statùimus Qr) — quati- 
„ nus — miserante Domino viventi um et mortuorum — venia sit 
« et salus animiibus Qr). — Pr(') bis igitur - divinis oportunitatibus 
« sacerdotes sancte nostre Ravennatis ccclòsie (/) — ac clericos hoc 
« nostro privilegio unitos fórc sancivimus (/) - consencicntibus 
« nobis omnibus ». 

e) Clausola di corroborazione di concessione 
livellarla: 

« Quam precepcionis nostre paginam N N notarlo sancte nostre 
« Ravennatis ecclèsie (/) — scribendam iussimus — in qua nos sub- 
« scripsimus (/) — sub die - mense et indictione suprascripta . . . 
« Ravenne » . 

/) Clausola di corroborazione di domanda li- 
ve 1 1 a r i a : 

n. I. « Quam &c. — scribéndum rogavimus (/) — in quii 
« nos subscripsimus (t) — sub die ménsis et indictione suprascri- 
« pta . . . » ; 

n. 2. « Quos véro libéllos (p) — uno tenóre conscriptos (/)) — 
«... notarium &c. — scrivéndum dictavimus (/) — in qua et 
« nos propria manu subscripsimus (/) — quod consecùti aga- 
« mus (^) &c. » ; 

n. 3. «Une libellum in suo rubore conscriptos — Honcsto notarlo 
« sancte Ravennatis ecclèsie (/) — scribéndum rogavimus (/) — in 
« qua subter mano nostrani signum sancte crucis fecimus — vóbis 
« tradèdimus (/) — agamus &c. ». 

g) Clausola di convalidazione della domanda 
enfitcutìca: 

« Quam peticionis &c. — scribéndum rogavimus (f) — in 
« qua nos subscripsimus (/) — signumque sancte crucis fecimus te- 
« stibusque a nobis rogatis optùlimus subscribèndum (y) — quam- 
« que in arcivo sancte vestre Ravennatis ecclèsie (/) — prò futùris 
« tempòribus (/) — sub stipulacióne et sponsióne tradidimus re- 
« recondèndum (v) ». 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 147 

h) Clausola penale della donazione: 

« Trccentórum déccm et octo sanctorum patrum Niceni con- 
« celi anathematis vinculo vulnerétur (v) — observator autem qui 
« extiterit — Domini benedictióne redundétur (^r) » . 

Il cursus non ricorre in altri passi oltre quelli citati; e anche 
in questi il più comunemente usato è il cosi detto cursus tar- 
dus o ecclesiasticus o durus: il cursus velox e il 
cursus planus si incontrano rare volte. 

Nelle clc\usole di convalidazione è notevole che alcuni membri 
del periodo sembrino seguire uno schema metrico e siano rimati 
tra loro. 

« Scribéndum rogavimus in qua nos suhscripsimus » 

sono due settenari a rima accoppiata e con due accenti sulla se- 
conda e sulla quinta sillaba. 
Così pure : 

« Quos véro livéllos uno tenóre conscriptos » 

sono un senario ed un ottonario a rima accoppiata : il primo con 
due accenti sulla seconda e sulla quinta sillaba; il secondo con tre 
accenti sulla prima, quarta e settima sillaba. Gli esempi però sono 
così scarsi che autorizzano piuttosto a pensare ad un caso fortuito 
che ad una struttura metrica dei vari membri del periodo. 

E) Nelle carte dei tabellioni. 

Come i notai della Cancelleria cosi anche i tabellioni hanno lar- 
gamente usato il cursus ncU'arenga e nelle clausole di convali- 
dazione, cioè nelle parti invariabili del documento. 

a) A r e n g a delle concessioni e n f i t e u t i e h e : 

« Omnibus maniféstum èst - adque congruam racióne dispó- 
« sitiim (/) — libénter debére eorum desideriis annuere — prò 
« quibus et venerabiliorum locis hutilitatibus meliorandique càusam 
« proficiunt (f) » . 



I4S 



G. BUZZI 



/') A r e II j:; a della carta di cambio: 
(( Bómmi et hccum est - homnibus comutantibiis et transefc- 
« rentibus aliquit ròrum suarum (p) — et paginam scripcionis fieri 
« oportet - voluti placitum et conveniencia - sicut constctcrit (/) — 
« ne prolixum temporum oblivioni abdicent et iùrgia genercn- 
« tur (i') ». 

e) Arenga del patto: 
« Plùra énim existunt pacta - qué sólo verbo mancre possunt — 
« set bob oc necesse est scripture vincoli anotari (v) — ne per de- 
ce curentia tempora hoblivióni mandéntur (p) - et ii'irgia gene- 
« réntur (i') — et éa énim - que bono animo hac spontanea vo- 
ce luntate (v) - irrefiragabiliter promitùntur (y) — inviolabili vinculo 
« observéntur (v) » . 

d) Arenga del placito e della rinvestitura: 

n. I. « Ea ònim - que gesta èsse vidéntur {p) — prolixis tem- 
« poribus memoriter retinéri non póssunt (/)) — et ideo scripture 
« vincolis anotari (v) - equum est»; 

n. 2. « Eo quód omnia - que gesta èsse vidéntur (^p) — pro- 
« lixis temporibus memoriter retinéri non póssumus (J) — ideo 
« scripture vinculi anotari (z') — ecum est » ; 

n. 3. « Lègum énim - confirmat auctóritas (/) — et divorum 
« agustorum sic precipiunt sanciónes (y) — ut éa que tradùntur 
« et usum capionis possident — plus legem teneat vigore[m] illa, 
(( que nùdis pactis transferùntur (/r) — quasi simulata concip[iuntur] 
(( ...ciò - cum ex quibuscumque rerum corporaliter fiunt tradicio- 
« nem n... - ut et scriptis mandéntur (/)) - et testibus — in córum 
« fiunt pre[séncia] (f) — ... scripcionis mandéntur (/)) — ne obiùrgia 
« generéntur {y) ». 

è) Formula di convalidazione del livello: 

n. I. « Quos véro livéllos (/>) - uno tenóre conscriptos (])) — 
«... tabelio huius civitatis Ravenne (^) — scribéndum rogavi- 
« mus (/) — et unus alterius nobis pariter contradere dignemur - 
« quod consecùtis agàmus (^) - Deum et maxima gracia »; 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 149 

n. 2. « Et linde sit plàcet - hec opblacionis professionis no- 
« stre meréntur . etfécium (])) — unum ex is duóbus livéllis (p) - 
« manibus nóstrìs cldusso séo signdto (p) — suprascriptis patró- 
« nis contradédimus (/r^) — ut quod consecutis &c. »; 

n. 3. « Quos véro livéllos (p) - uno tenóre conscriptos (p) — 
«... tabellio civitàtis Ravenne (/)) — scribéndum rogavi (p) — ùnde 
« sic placet hec oblacio professionis nostre — unum éxs is et duóbus 
« livèllo (/)) — manibus nóstris signato suscipere iubeàtis (v) - et 
« alius ad invicera - minibus véstris roboratus vel conscriptos — 
« unus alterius nóbis contradidimus Qrs) ». 

/) Formula di convalidazione dell'enfiteusi: 

« Quam véro paginam - ... in Dei nomine tabellio huius ci- 
« vitatis Ravenne {p) - scribere rogavimus — in qua et ego subter 
« manus mea propria firmavi testibusque a me rogatis óbtulit sub- 
« scribéndam (v) - et unus alterius pariter contradidi ». 

A differenza dei notai della Cancelleria arcivescovile, i quali lo 
usano abitualmente, i tabellioni non usano che assai di rado, quasi 
in via eccezionale, il cursus tardus o ecclesiasticus e 
preferiscono invece il cursus p 1 a n u s , e, in proporzioni mi- 
nori, il cursus velox. 

Anche nelle clausole di convalidazione sopra esaminate si può 
notare quello schema metrico di alcuni membri del periodo, del 
quale si è detto trattando del cursus nelle carte rogate nella Can- 
celleria arcivescovile. 



ijo G. BUZZI 



APPENDICE 



AVVERTENZA 

Mentre il presente lavoro era in corso di stampa, terminava 
il restauro eseguito a cura della biblioteca Vaticana di un ultimo 
gruppo di carte dell'archivio Arcivescovile di Ravenna che, per 
il loro cattivo stato di conservazione, non avevo potuto esaminare 
direttamente sugli originali. 

Per completare il mio studio aggiungo qui il risultato di que- 
sto nuovo spoglio. 

Siccome poi in seguito ai restauri delle carte dell'archivio 
Arcivescovile di Ravenna l'ordinamento antico di novecentocinque 
di queste è stato completamente mutato, in modo che sarebbe im- 
possibile, fino ad edizione compiuta, rintracciarle senza grave diffi- 
coltà e perdita di tempo, faccio seguire per comodo degli studiosi 
oltre che un prospetto cronologico delle carte dell'archivio sopra- 
detto dall' 838 al II 17, anche l'inventario di quelle restaurate, per 
il solo fondo arcivescovile e per il periodo del quale mi occupo 
(complessivamente seiccnquarantadue carte), dandone la segnatura 
antica e la posizione moderna d'archivio. 

Avverto che le pergamene furono distribuite in duecenset- 
tantacinque cartoni a seconda del loro formato, non potendosi 
tener conto, per esigenze di spazio, né del loro contenuto, né 
della data; e i cartoni furono poi divisi in undici gruppi. 

Non farà perciò meraviglia se accanto ad una pergamena di 
grande formato del ix o x secolo se ne troverà una o più del 
secolo XII e anche posteriore, di piccolo formato. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 1 5 1 



I. 

AGGIUNTE AL CAPITOLO 
NOTAI DELLA CHIESA RAVENNATE 

GIORGIO I (935-980). 

livello del 957 (Rav, Are. Capsa S . litt. ZZ. n. io). 

DEUSDEDIT II (971-1037). 

enfiteusi degli anni 978, 993, 1008 (Rav. Are. Capsa S . litt, RR. 
n. 4) frani. 

GERARDO II (1028-1059). 

donazione dell'anno 1055 (Rav. Are. Capsa R . lit. N. n. 10) fram. ; 
frammento di carta degli anni 103 5-1036 (ibid. Capsa S . litt. HH. n. 2); 
enfiteusi del 1055 (ibid. Capsa R . lit. G. n. 7). 

In quest'enfiteusi del ... 1055 insieme alla solita formula di da- 
tazione per mezzo della cronologia pontificia e dell' indizione e usata 
anche la formula dell'incarnazione: evidentemente quest'ultima fu 
introdotta nella cancelleria arcivescovile non, come ho affermato 
a p. 107 di questo lavoro, dal notaio Deusdedit III, ma dal notaio 
Gerardo II, proprio nello stesso tempo in cui essa s'affermava 
nella Cancelleria cittadina e presso i tabellioni. 

DEUSDEDIT III (1059-1104). 

enfiteusi del 28 maggio 1070, 1085, iioo (Rav. Are. cartone 134, 
n. i) frani. 

» 1077-1092 (ibid. H. 3247); 

» 1084-1099 (ibid. G . 2947). 

GERARDO III (1113-1116). 

patto del ... maggio 11 13 (Rav. Are. H . 3627), fram. 



ija 



G. RUZZI 



IL 

AGGIUNTE AL CAPITOLO 
TABELLIONI CITTADINI 

LEONE I (892-circa 914). 

donazione degli anni circa 904 ex.-maggio 914 (Rav. Are. Capsa S. 
lit. O. n. i). 

Sembra che il tabellione Leone I, il quale nell' 892 era al 
servizio del vescovo di Cesena Petronacio (ci. a p. 61), avesse 
ora ufficio proprio e rogasse nel territorio ravennate. 

DOMENICO VII (962-995). 

vendita degli anni 962-971 (Rav. Are. Capsa S . lit. N. n. i), fram. 

COSTANTINO II (1001-1031/4). 

refuta del 4 aprile looi (Rav. Are. Capsa R . litt. GG. n. i). 

Di questa refutazione, creduta fin qui, erroneamente, originale, 
mi occuperò in un prossimo studio sulle bolle, i diplomi ed altri 
atti pubblici di Ravenna. 

GUIDO I (1001-1023). 

livello del 1023 (Rav. Are. Capsa R . lit. B). 

Come si è detto a p. 77, il tabellione Guido I fu al servizio 
dei monasteri di S. Andrea Maggiore e di S. Maria in Palazzolo. 
Il livello sopra notato, posteriore di un anno alle carte elencate 
a p. 77, dimostra che egli ebbe anche ufficio proprio. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RA\^NNA 153 



III. 

PROSPETTO CRONOLOGICO 

DELLE PERGAMENE 
DELL'ARCHIVIO ARCIVESCOVILE DI RAVENNA 

dall' 838 AL II 17. 



838 = F.2085. 

4 agosto 867 = E . 18 16. 
870 = B. 356. 

14 dicembre 870 = L . 4768. 
8 ottobre 872 = H. 3245. 

19 ottobre 872 = L . 4770, 

25 giugno 873 = F . 2087. 

26 luglio 882 = L . 5055. 

20 novembre 889 = E. 2071. 
25 marzo 890 = I.4435. 

25 marzo 890 = Q..9316. 

20 settembre 890 = L. 5033. 

26 luglio 891 = E. 1889. 
28 luglio 891 = G . 2676. 

17 novembre 8gi = G.29r4. 

5 luglio 892 = B, 322. 

21 luglio 892 = F . 1938. 
28 luglio 892 = G . 2879. 

30 settembre 892 = F. 1925. 

18 giugno 893 = F.2324. 

22 settembre 893 = H.3653. 

12 dicembre 894 = L . 4782. 

13 febbraio 896 = E.1811. 

6 settembre 896 = G.2952. 
24 luglio 900 = 1 . 4342. 

28 marzo 901 = F . 1971. 
26 luglio 905 = Q..8701. 

904ex.-9i4 = CapsaS.lit.O. 

n. I. 

15 luglio 905 = G . 2989. 
906, 918, 933 = Capsa S. 

litt. 00. n. 4. 
4 aprile 906 = F . 1977. 



19 gennaio 907 = F . 2361. 

I febbraio 907 = F . 2393. 

8 novembre 907 = L . 5086. 

I maggio 908 = G . 2869. 

8 giugno 908 = L . 5036. 
1 3 settembre 908 = G . 2697. 

12 febbraio 909 = L. 5001. 
17 giugno 909 = G. 2677. 

3 settembre 909 = E . 1792. 

3 settembre 909 - E . 1805. 

13 novembre 910 = G . 2967. 
8 . . . . 911 = F . 2327. 

8 .... 911 = G . 2704. 
II aprile 911 = B . 480. 

4 settembre 911 = G . 2698. 
. . maggio 912 = H . 3632. 
31 agosto 912 = E. 1725. 

5 febbraio 914 - L.4775. 
. . marzo 917 = P . 8528. 
27 maggio 918 = E . 1806. 
27 maggio 918 = L.4780. 
27 maggio 918 = H.3257. 

I febbraio 919 = G . 2950. 
8 febbraio 920 = E . 1804. 

15 febbraio 921 = I.4365. 
. . marzo 921 = P . 8529. 

26 gennaio 922 = B . 374, 
. . giugno 924 = P.8530. 

16 luglio 927 = F . 2326. 

928 =: P.853I. 

27 marzo-aprile 929 = Capsa S . litt. 
QQ, n. 8. 

3 marzo 931 = B .477. 



Biillett. Ist. Stor. 



IS4 



G. 15UZZI 



, . marzo 9J2 - P.8S32. 

95? = P-8533- 

16 i1ÌLcmbre 933 = H. 3136. 

935-971 =CapsaS.lil.R. II. 3. 

955, 95 5> 965 - <^;ipsa S. 

lilt. GG. n. 8. 
. . . . 940, 955, 970= Cartone 20, n. I. 
21 luglio- dicembre 940 - F.23SO. 
21 aprile 941 = F. 2231. 
12 aprile 943 = B. 363. 
20 aprile 943 - F. 2002. 

8 giugno 943 = E . 1887. 
i.l luglio 943 - F . 2077. 

5 maggio 944 = E. 183 1. 

1 1 giugno 944 = L . 5084. 

1 2 febbraio 945 = 1 . 4442. 
4 novembre 945 = B. 336. 

1 ottobre 946-947 = G . 2681. 

2 ottobre 947 = F.2359. 

1 5 gennaio 948 = G . 2702, 

16 marzo 948 = F . 2399, 

3 maggio 948 = F . 2400, 

8 maggio 948 = Q.. 8702. 

17 novembre 948 = G.2401. 

24-5 949 = F- 1935- 

12 maggio 949 = F . 2226. 
23 giugno 949 = F.20S7. 
3 marzo 950 = G , 2402. 
27 novembre 950 = F . 1969. 

9 gennaio 952 = 2571. 

I maggio 952 = B. 358. 
27 giugno 952 = G . 2403. 
17 gennaio 953 = G . 2404. 

7 gennaio 954 = F . 2346. 

1 luglio 954 = F.2303. 

19 settembre 934 = G . 2977. 
26 ottobre 954 = G.2405. 
26 ottobre 954 = G . 2406. 

20 febbraio 955 = 2686. 

29 febbraio 955 = G. 2878. 

2 luglio 955 = F.2325. 
25 agosto 955 = G. 2407. 



23 settembre 955 = F.2356. 
20 novembre 95$ = B . 488. 

22 novembre 955 = B . 489. 

19 febbraio 956 = F . 2088. 
12 agosto 956 = F. 2225. 

957 = L.5003. 

957 = CapsaS . litt. ZZ. n. 10. 

26 maggio 957 = L. 5034. 

24 giugno 957 = F . 2082. 

15 settembre 957 - G . 2408. 

20 marzo 958 = F . 2549. 

24 maggio 958 = 1.4265. 

21 giugno 958 = Capsa R . lit. A. 
14 agosto 958 = G . 2409. 

20 ottobre 958 = T.2398. 

18 agosto 958 = F. 1997. 
959 = G . 2410. 

25 luglio 959 =: F.2557. 
960 = Cartone n. 139. 

4 aprile 960 = F. 1972. 
12 maggio 960 = F.2358. 
14 maggio 960 = G.2411. 

19 ottobre 960 = G.2703. 
25 maggio 961 = F . 1993. 

8 settembre 961 = E . 1840. 

19 settembre 961 = B . 397. 
962-97 1= Capsa S. lit. N.n.i. 

5 maggio 963 = F.2355. 

20 luglio 963 = 1 .4548. 

. . agosto 963 - Capsa S . lit. N. n. 9. 

23 settembre 963 = P.8582. 
5 ottobre 963 = E. 1857. 

IO dicembre 963 = G.2412. 
964 = P . 8412. 

4 marzo 964 = N . 6761. 

5 marzo 964 = E . 1852. 
25 giugno 964 - 1.4432. 

2 ottobre 964 = G.24r3. 

96) = B . 411. 

965-971 = F.2392. 

24 febbraio 965 = F . 2227. 
. . marzo 965 = F . 1936. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 1 5 5 



20 gennaio 966 = F. 2083. 
14 marzo 966 = Q..8808. 

5 aprile 966 = B . 364. 

1 giugno 966 = G . 2414. 

6 luglio 966 = Capsa R . lit. G, n. 9. 
25 gennaio 967 = F . 2388. 

14 aprile 967 = L . 4764. 
17 aprile 967 = E . 1896. 

29 aprile 967 = F . 2165. 

15 luglio 967 = F.2353. 

23 luglio 967 = F,2 347. 

24 luglio 967 = G.2416. 

12 ottobre 9Ó7 = G.2417. 
17 ottobre 967 = G.2415. 

24 ottobre 967 = B . 398. 

8 novembre 967 = B . 387. 
. . novembre 967 = E. 1793. 

968 = Capsa R . lit. Q. n, io. 

968-975 = Capsa S . Htt, FF, 

n. 8. 

) febbraio 968 = F . 2076. 

27 febbraio 9Ó8 = F . 2360. 

28 febbraio 968 = L . 5032. 
8 agosto 968 = P.8356. 

6 settembre 968 = L, 5083. 

2 ottobre 968 = F . 2310. 

13 ... . 969 = E . 1801. 
13 marzo 969 = G,24i8. 

30 agosto 969 = F . 2045. 
970 = L.4983. 

6 . . . . 970 = I . 4480. 
20 ... . 970 = 1 . 4478. 

7 maggio 970 = G . 2868. 

25 luglio 970 = E . 1802. 

16 agosto 970 = I.4491. 

17 agosto 970 - Q..8703. 
5 aprile 971 = G . 2971. 

22 luglio 971 - F . 2378. 

24 gennaio-ottobre 971 = I.4218. 

972 = F . 2364. 

972 = Capsa I . litt. ZZ. n. 9. 

3 .... 972 - B.487. 



I febbraio 972 = F.2366. 

30 aprile 972 = F . 2305. 
22 maggio 972 = F.2233. 
24 maggio 972 = F . 2383. 
20 luglio 972 = F . 2380. 

27 luglio 972 = G.2435. 
1 3 agosto 972 = B . 486. 

9 settembre 972 = F . 2377. 
IO settembre 972 = F . 2367. 
26 settembre 972 - G . 2434. 

973 = G.2705. 

973 = Capsa R . lit. G. n. ... 

973 = Capsa R . lit. S. n. ... 

973 = Capsa R . lit. S. n. 6. 

973 = Capsa S. litt. HH. n. 3. 

4 gennaio 973 = G . 2436. 

28 aprile 973 = G,2437. 
I agosto 973 = G . 2438. 

26 agosto 973-977 = F . 2363. 

29 ottobre 973 = Capsa S . lit. M, n. 2. 

31 ottobre 973 = 1 . 4486. 

1 novembre 973 = L . 5085. 
. . febbraio 974 = F . 2576. 

3 febbraio 974 = 1 . 4436. 
7 aprile 974 = F . 2382. 

20 aprile 974 = G. 2439. 

21 aprile 974 = F . 2365. 

22 aprile 974 = F . 2379. 
22 maggio 974 = G . 2440. 
975-976 = F.2384. 

15 maggio 975 = G . 2867. 
. . ottobre 975 = F . 2328. 

976 = F . 2381. 

13 maggio 976 = F.2391. 
20 giugno 976 = 1.4425. 

16 agosto 976 = G . 2441. 

9 novembre 976 = F. 2330, 
15 gennaio 977 = B. 390. 
6 marzo 977 - F . 2342. 

2 maggio 977 = F.2368. 

10 maggio 977 = F.2354. 
5 giugno 977 = H . 3631. 



ij6 



G. BUZZI 



6 giugno 977 = I • 4485- 
2^ giugno 977 = F. 2386. 

24 luglio 977 = Cartone n. 24. 

25 dicembre 977 = H . 2321. 

978 = Q.. 8806. 

978, 993, 1008 = Capsa R . 

lit. N. n. 8. 

978, 993, 1008 = Capsa S. 

liu. RR. n. 4- 
8 gennaio 978 = Capsa S . litt, XX, n. 2. 

4 maggio 978 = F.2329. 
25 giugno 978 = F . 2385. 
22 luglio 978 = H, 3240. 

2 ottobre 978 = L .4771. 
. . ottobre 978 - G . 2442. 

7 luglio 979 = F. 1929. 
22 ottobre 979 = G.2691. 
. . ottobre 979 = G . 2542. 

. . novembre 979 = B . 479. 
980 = I . 4490, 

3 marzo 980 = F . 2348. 
1 1 aprile 980 = B . 482. 

18 maggio 980 = G . 2443. 

5 settembre 980 = Q. 88 
25 ottobre 980 = B . 384. 

7 gennaio 981 = L , 4777. 
3 marzo 981 = I.4217. 
7 aprile 981 = F . 2322. 

21 agosto 981 = F . 2372. 

II settembre 981 = G , 2444. 

1 aprile 982 = Q . 8771. 

22 maggio 982 = B. 391. 

14 dicembre 982 = G.2445. 
24 dicembre 982 = B.481. 

983-998 = E . 1841. 

20 novembre 983 = B , 400. 

2 aprile 984 - G . 2709. 

3 giugno 984 = G. 29 S4- 

15 marzo 985 = B. 332. 
IO maggio 986 = G.2917. 

. . marzo 987-991 ^ Capsa R . lit. R. 
n. 5*. 



gennaio 988 - P . 8355. 
febbraio 988 = G.2918. 
luglio 988 = G . 2921. 
febbraio 989 - G.2925. 
luglio 989 = H . 3672. 
settembre 990 = B , 389. 
settembre 990 = E . 1840. 
luglio 991 = Capsa R . lit. R. n. 5^. 
luglio 991 = F . 1942. 
giugno 992 = F . 2268. 
luglio 992 = G . 2920. 
settembre 992 = G . 2916. 
maggio 993 = G . 2922. 
luglio 993 = B. 333. 
gennaio-settembre 994 = I.4437. 
giugno 994 = G , 2978. 
luglio 994 = E . 1888. 
settembre 994 = F. 1952. 
febbraio 995 = G.2919. 
ottobre 995 = B . 335, 
aprile 997 - B. 493. 
aprile 997 = L.4774. 
aprile 997 = L . 5051.' 
luglio 997 = G . 2924. 
luglio 997 = F . 1982. 
novembre 997 = F.2395. 
aprile 998 = G . 2925. 
aprile 998 = F . 1983. 
aprile 998 = P . 8352. 
agosto 998 = B . 392. , 
. . . . 999 - G . 2968. 
gennaio looi = L . 4772. 
aprile iodi = Capsa R 

n. I. 
maggio IODI = F 



litt. GG. 



giugno looi = H 
giugno IODI - G 
giugno looi = E 
luglio looi = E . 



2325. 
.2397. 
. 3246. 

• 2949- 
.1791. 
1215. 



novembre looi = L . 4769. 
novembre looi = B , 306. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 157 



1001-1028 - Capsa I . litt. 

GG. n. IO. 

1002 = Q.. 9319. 

9 novembre 1002 = G.2685. 

6 febbraio 1003 = E . 1886. 

7 aprile 1003 = L . 4984'''. 

14 maggio 1005 = B.458. 

12 agosto 1003 = F . 2065. 
1004 = E . 1789. 

3 aprile 1004 = B . 395. 

22 aprile 1004 = F . 1924. 

20 luglio 1004 = Capsa S , lit. F. n. 8. 
15-25 agosto 1004 = G.2883. 

20 settembre 1004 = G. 2880. 
1005-1056 = 1.4266. 

11 marzo 1005 = G.2881. 

13 marzo 1005 = G . 2905. 

3 luglio 1005 = F . 2000. 

24 luglio 1005 = G,2953. 

17 dicembre 1005 = G . 2882. 
13 giugno 1006 = F. 1996. 

15 dicembre 1007 = G . 2693. 

23 marzo loio = B . 439. 
2 aprile loii = F . 2396. 

25 marzo 1012 = L . 5082, 

19 agosto IDI 3 = G . 2684. 

22 gennaio 1014 = F. 2084. 
28 febbraio 1014 = L. 5031, 

23 settembre 1014 = B . 478. 

26 aprile 1015 = B . 316. 

28 novembre 1015 = G.2891. 
30 aprile 1016 - F.2333. 

6 maggio ioi6 = G . 2874. 

12 maggio 1016 = G.2892. 
17 giugno 1016 = G.2875. 

7 dicembre 1016 -- Cartone n. 139. 

21 gennaio 1017 = F.2005. 

20 febbraio 1017 - F . 2270. 

21 febbraio 1017 = F.2304. 

4 novembre 1017 = G . 2990. 

5 novembre 1017 = G.2903. 
II novembre 1017 = 1 . 4477. 



18 dicembre 1017 = 1.4984^. 

17 ... . 1018 = G. 2690, 
24 gennaio 1018 = F . 201 1. 

23 febbraio 1018 = G. 2712. 

24 maggio 1018 = F . 2010. 
31 agosto 1018 = F , 2042. 

11 ottobre 1018 = G.2695. 

20 gennaio "loi 9 = F . 2009. 
1020-1027 = F . 2165. 

26 gennaio 1020 = F . 2050. 
3 febbraio Ì021 = G . 2678. 

2 giugno 1021-1023 = H.3243. 

10 giugno 1021 = B.485. 
5 agosto 102 1 = 1.4484. 

. . settembre 102 1 = B . 484. 

22 settembre 1021 = F. 1931. 
1022 = F . 2331. 

27 gennaio 1022 = E . 1803. 

12 febbraio 1022 = E. 1797. 
12 marzo 1022 = I.4359. 

23 luglio 1022 = G . 2679. 

21 settembre 1022 = Q.8810. 

25 settembre 1022 = G . 2906. 

11 ottobre 1022 = I.4360. 

12 ottobre 1022 = F . 2048. 
16 ottobre 1022 = G.2915, 

18 ottobre 1022 = F.2332. 
18 ottobre 1022 = F.2335. 
18 ottobre 1022 = G . 2969. 

20 ottobre 1022 = F,204i. 

IO novembre 1022 = Q..8805. 
23 novembre 1022 = G . 2687. 

1023 = Capsa R.lit, B. 

IO ... . 1023 = F , 2269. 
1023 = Q. 8806. 

26 aprile 1023 = F . 1975. 

28 aprile 1023 = M.5617. 

3 maggio 1023 = E . 1890. 
14 agosto 1023 = E . 1859. 

21 ottobre 1023 = G.2951. 
23 novembre 1023 = G . 2687. 
16 dicembre 1023 = G . 2682. 



IS8 



G. BUZZI 



22 Ottobre 1024 - G.2908. 

22 ottobre 1024 - 1 . 4451. 

12 dicembre 1024 = M.S613. 

8 febbraio 1025 = F. 2336. 

2 agosto 1025 = 1 .4479- 

1026 = L.4767. 

1026 = F . 1968. 

1027 = F ,2232. 

6 , . . . 1027 = E. 1899. 
17 gennaio 1027 = L. 5002. 

1028-1044 = F. 2334. 

1028-1044 = P . 8496. 

i028-i044 = CapsaS. lit. R. 

n. 2. 

I febbraio 1028 = E . 1897. 

23 febbraio 1028 = F.1901. 
4 aprile 1028 = 6,353. 

27 luglio 1028 = F. 1962. 
22 dicembre 1028 = H. 3249. 
. . gennaio 1029 = F. 1965. 

3 gennaio 1029 = 1 . 4476. 

6 gennaio 1029 = G . 2608. 

7 gennaio 1029 = G . 2706. 
7 marzo 1029 = E. 1815. 

12 marzo 1029 = E. 1800. 

9 maggio 1029 = E. 1836. 
2) maggio 1029 = G . 2696. 
21 giugno 1029 = H. 3242. 
25 giugno 1029 = E . 1808. 
. . luglio 1029 = 2344. 

1030 = Capsa S . litt. LL. 

n. 8. 

13 ... . 1030 = E. 1838. 
21 ... . 1030 = H . 3248. 

4 marzo-decembre 1030 = E . 1837. 
6 maggio 1030 = G.2991. 

19 maggio 1030 = E. 1799. 

6 giugno 1030 = E. 1814. 

27 giugno 1030 = G . 2689. 

5 agosto 1030 = L . 4776. 
13 agosto 1030 = F . 2067. 
1031 = F . 1923. 



5 gennaio 103 1 = L. 5054. 
7 gennaio 103 1 = E. 1843, 

19 gennaio 103 1 = F.2351. 
30 gennaio 103 1 = F . 2394. 

1 maggio 103 1 = E . 1796. 
12 maggio 103 1 = Q.. 8704. 

22 maggio 103 1 - Capsa S . litt. PP. 

n. 4. 
16 agosto 1032 = E. 1885. 
16 agosto 1032 = F . 1980. 
12 ottobre 1032 = F . 2223. 
14 febbraio 1033 = G . 2904. 

24 aprile 1033 = P . 8186. 
IO maggio 1033 = B . 416. 
12 maggio 1033 = G.2871. 
14 maggio 1033 = B. 371. 
27 aprile 1034 = F. 195 1. 
30 aprile 1034 = B . 303. 

25 giugno 1034 = I.4421. 

1035 = E . 1838. 

1035 = F.1937. 

1035 = Capsa R . lit. N.n.io. 

103 5-1036 = Capsa S . litt. 

HH. n. 2. 

14 ... . 1035 = G . 2701. 
16 febbraio 1035 = F . 2047. 
. . aprile 1055 = F . 1935. 
27 febbraio 1036 = F . 20or. 

6 ottobre 1036 = F. 1970. 
27 gennaio 1037 = F.2352. 
27 gennaio 1037 - G . 2692. 

5 febbraio 1037 = B . 407., 

26 febbraio 1037 = F . 2061, 

15 marzo 1037 = G . 2708. 

23 marzo 1037 = F . 1902. 
14 maggio 1037 = G . 2870. 

16 aprile 1058 = I.4481. 
23 agosto 1038 = F . 2046. 

2 marzo 1039 = G.2873. 
16 agosto 1039 = F. 1912. 
16 agosto 1039 = I.4138. 
1040 = I . 4434. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 



159 



31 ... . 1040 = I . 4306. 
. . febbraio 1040 = H. 3673. 
2 maggio 1040 = I.4416. 

20 maggio 1040 = H. 3681. 

21 novembre 1040 = Q.. 8807. 
31 gennaio 1041 - F . 1985. 

17 aprile 1041 = G . 2970. 
1042 = B . 4$2. 

19 ... . 1042 = I . 4482. 
30 aprile 1042 = G . 2907. 
IO giugno 1042 = F. 1946. 
28 giugno 1042 = F.2081, 

4 agosto 1042 = G . 2894. 

7 settembre 1042 = B.401. 
IO dicembre 1042 = 1 . 4220. 

I . . . . 1043 = G . 2909. 
14 aprile 1043 = G . 2806 

18 maggio 1043 = G.2683. 
4 luglio 1043 = P . 8185. 

8 luglio 1043 - G.2710. 
17 marzo 1044 = G . 2446. 

20 dicembre 1044 = A . 290. 

19 giugno 104$ = G . 2890. 

9 dicembre 1045 = G. 2895. 
17 agosto 1047 = F . 2007. 

20 agosto 1047 = F . 2059. 
19 ottobre 1047 = F . 1989. 

1049 = H . 3256. 

1049 = Capsa S . litt. II 

n. I. 

17 gennaio 1049 - G.2631. 
14 aprile 1049 - G . 2797. 

7 giugno 1049 = H. 3244. 
I agosto 1049 = H . 3259. 

18 agosto 1049 = G . 2902. 

19 novembre 1049 = B , 380. 

8 dicembre 1049 = H. 3148. 
1050 = P.8184. 

18 gennaio 1050 = F . 1926. 

1 marzo 1050 = P . 8279. 

2 giugno 1050 = H. 3657. 
14 agosto 1050 = H . 3204. 



20 ottobre 1050 = F . 2043. 

5 novembre 1050 = Q.. 8705. 

6 novembre 1050 = E. 1891. 
9 novembre 1050 = G . 2789. 

31 dicembre 1050 = L . 5056. 
51 dicembre 1050 = F. 1939. 

[105 1] = F- 2074. 

[losi] = F,2345. 

23 febbraio 1053 = B.324. 

27 marzo 1053 = F . 2195. 
13 aprile 1053 = F . 2339. 
II maggio 1053 - E . 1807. 

15 maggio 1053 = E. 1798. 

21 maggio 1053 = F'i974' 
3 agosto 1053 = G . 2680. 

1054 = H . 3250. 

16 giugno 1054 = G . 2694. 
21 giugno 1054 = L. 5052. 

1055 = F . 2073. 

1055 = 1-4552. 

20 .... 105 5 = Capsa R . lit. G. n, 7. 
II gennaio 1055 = B . 466. 

I marzo 1055 = G , 2700. 

I marzo 1055 = G , 2707. 

1 marzo 1055 = H . 3258. 
II marzo 1055 = G . 2872. 
13 marzo 1055 = A . 282. 

15 marzo 1055 = F . 2079. 
29 marzo 1055 = E. 1863. 
31 maggio 1056 = F . 2387. 
31 maggio 1057 = G . 2780. 

28 giugno 1057 = G . 2803. 

9 settembre 1057 = I.4153, 
3 febbraio 1058 = G . 2767. 

2 marzo 1058 = F. 1973. 

16 gennaio 1058 = E, 1794. 

. . giugno 1059 - Capsa R . lit. P. 

n.^6. 
25 aprile-agosto 1059 = G.2771. 
16 ottobre 1059 = F- 2008. 
IO novembre 1059 = L. 5053. 

24 dicembre 1059 = G . 2772. 



i6o 



G. BUZZI 



14 gennaio 1060 = L.4778. 

19 febbraio 1060 = F. 1986. 
iS marzo 1060 ^ E . 1813, 
18 marzo 1060 = F. 2143. 

. . aprile 1060 = B. 378. 

1 aprile 1060 - Capsa S , liti. VV. 

n. IO. 

9 agosto 1060 = G.2783, 
29 dicembre 1060 = 6.325. 

6 novembre 1061 = G . 27S5. 
4 febbraio 1062 = I.4174. 

10 aprile 1062 - B . 456. 

7 maggio 1062 = G.2831. 
1063 = H . 3196. 

15 gennaio 1063 = L . 4779. 

11 marzo 1063 = F . 2094. 

20 maggio 1063 - G . 2780. 

21 giugno 1063 = F.2058. 
21 luglio 1063 = H,324i. 
21 agosto 1063 = G.2612. 

1064 = E . 1870. 

1065 := E . 1216. 

7 marzo 1065 = G,28i6. 
23 giugno 1065 = F.2173. 

2 luglio 1065 = F . 2006. 
50 ottobre 1065 = G . 2768. 

12 dicembre 1065 = H . 3624. 

10 gennaio 1067 = F . 2004. 
5 maggio 1067 = I • 4567. 

23 novembre 1067 = F . 2019. 
. . marzo 1068 = G.2711. 

8 marzo 1068 - F.2013. 
29 maggio 1068 = E . 1697. 

16 agosto 1068 = G . 2776. 
1069 = I . 4119. 

. . marzo 1069 = E . 1898. 
. . giugno 1069 - G.2610. 
. . giugno 1069 = G . 2802. 
. . giugno 1069 = G . 2804. 
16 giugno 1069 = 1.4433. 
21 novembre 1069 = G.2764. 
18 febbraio 1070 = F.2012. 



9 marzo 1070 = F . 2014. 

28 maggio 1070, 1085, iioo = Car- 
tone 134, n. I. 

10 ... . 1071 = P . 8341. 
IS giugno 1071 - B . 382. 
2$ giugno 1072 = E, 1653. 

1073 = E . 1760. 

17 aprile 1073 = G.2856. 

4 maggio 1073 = F . 2023. 
13 marzo 1074 = H. 3601, 

1 3 maggio 1074 = G . 2794. 

14 maggio 1074 = E . 2024. 
20 maggio 1074 = 1 , 4072 

. . settembre-dicembre 1074= E . 1839. 

11 dicembre 1074 - F,202). 

15 dicembre 1074 = G.2830. 
20 gennaio 1075 = B.435. 

20 gennaio 1075 = P . 8241. 

21 maggio 107S = P . 8278. 
21 novembre 1075 = G . 2688. 

8 marzo 1076 - H. 3643. 

2 agosto 1076 = G.2851. 
24 novembre 1076 = B . 386. 
28 novembre 1076 = F . 2028. 

1077 = F . 2027. 

1077 = F . 2037. 

1077-1092 = H. 3247. 

5 febbraio 1077 - F . 2026. 
17 febbraio 1077 = G . 2766. 

10 giugno 1077 = B . 409. 
24 agosto 1077 = F . 2135. 

1079 = B . 378. 

1079 = cartone 140, n. 7. 

17 gennaio 1079 - B.377. 

17 gennaio 1079 = G . 2619. 

11 febbraio 1079 = G.279I. 

18 febbraio 1079 = G . 2820. 
2 marzo 1079 = F . 2096. 

2 marzo 1079 = F . 2829. 
20 maggio 1079 = G.2781. 

1080 - E . 18 12. 

1080 = Cartone 140, n. 6. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA i6i 



i8 marzo 1080 = F.2187. 
, . settembre 1080 = F . 2029. 
27 novembre 1080 = G . 2827. 

1081 = E . 1767. 

1081 = F . 2172. 

14 gennaio 1081 = 6,433. 
20-29 gennaio 1081 = G.2773. 

8 maggio 1081 = G.2825. 
. . dicembre 1081 = G.2823. 
20 dicembre 1081 - F.2033. 
22 dicembre 1082 = G. 2762. 

15 dicembre 1083 = F . 2039. 

1084-1099 = G. 2947. 

13 gennaio 1084 = G. 2774. 

26 gennaio 1084 = B . 388. 

26 gennaio 1084 = G.2765. 

16 maggio 1084 = F . 21 IO. 
6 giugno 1084 = F . 2030. 

12 giugno 1084 = G.4773. 
20 dicembre 1084 = L . 4774. 
20 dicembre 1084 = F . 2036. 

27 dicembre 1085 = F . 2034. 
1086 = B . 373. 

4 marzo 1086 = B. 327. 
15 marzo 1086 = F . 2038. 
. . aprile 1086 = 1 . 3894. 
27 aprile 1086 = B . 305. 

5 maggio 1086 = F . 2044. 
25 novembre 1086 = G . 2790. 

1087 = F . 2031. 

1088 = H . 5221. 

5 gennaio 1088 = G . 2828. 

S aprile 1088 = E . 1846. 

5 aprile T088 = F . 2032. 
27 luglio 1088 = F.2055. 

5 aprile 1090 = G . 2792. 

I . . . . 1092-1093 = E . 1795. 

1093 = G . 2769. 

30 aprile 1093 = 1 . 4255. 

4 agosto 1093 = E . 1842. 
20 agosto 1093 = F . 1987. 
15 dicembre 1097 = G . 2770. 



15 


aprile 


[098 - 


B. 362. 


IO 


maggio 


1098 - 


: F . 2196. 


2 


novembre 1098 = F . 1978. 


II 


novembre 1098 = 1 . 4226. 


3 


gennaio 1099 


= 6.379. 


9 


giugno 


1099 = 


P . 2040. 






iioo(?) ^ P.8363, 
ore noi = E . 1731. 


24 


settem 


24 


febbraio 1 102 


= 1-4133. 


23 


maggie 


) 1102 


= L . 4747- 


6 


. . . . 


1103 = 


I.4411. 


8 


giugno 


1103 = 


-- G.2782. 


14 giugno 


1103 = 


B . 420. 


4 


luglio 


1103 = 


1.4195- 


6 luglio 


1103 - 


E. 1759. 


IO 


luglio 


1103 = 


G.2621. 


25 


luglio 


1103 = 


1.4235- 


15 


luglio 


1103 = 


A.285. 


14 


agosto 


1103 - 


B.436. 


20- 


-26 agosto no 


3 = G.2824. 


4 


ottobre 


1103 


= G . 2699. 


20 




1104 = 


G . 2592. 


24 


aprile 


1 104 = 


I.4159. 


29 


aprile 


1104 = 


E. 1875. 


20 


gennaio 1105 


= G . 2540. 


8 


novembre ino = F . 2271. 


IO 


giugno 


un = 


. E. 1776. 


13 


giugno 


ini -- 


= 1.4228. 


5 


luglio 


un = 


G.2571. 


20 


luglio 


un = 


L . 4982. 


23 


luglio 


un = 


1.4485. 


2 


luglio 


ni2 = 


A . 291. 






1113 = 
01113 


L.4750. 
= I.4271. 


6 


gennai 




febbraio 11 13 


= F.2369. 




febbraio 1 1 1 3 


= H.3145. 


6 


febbraio 1 1 1 3 


= A. 283. 


15 


febbra 


1113 


= A . 284. 


15 


febbra 


n[i3] = G . 2799 


II 


aprile 


1113 = 


F . 2049. 


23 


aprile 


IIT3 = 


I.4231, 




maggio 1113 


= H.3627. 



Bill tea. Ist. Star. 



l62 



G. BUZZI 



i6 luglio II 13 = B. 355. 

4 dicembre 1113 = F , 2362. 

4 luglio II 14 = H . 3222. 
24 luglio II 14 = G. 2563. 

2 maggio iiiS = L .4756. 
26 aprile 11 15 = G . 2815. 

3 luglio lus = B . 38S. 

7 settembre 1115 = I.4157. 



. . ottobre 11 15 = 1 .4560. 
15 maggio 1116 = E . 1692. 
15 maggio II 16 = H. 3192. 
15 maggio II 16 = A . 55. 
28 giugno li 16 = E.1691, 
9 luglio II 16 = G . 2837. 

1117 - G. 2582. 

IO aprile 11 17 = 1 . 4193. 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 163 



IV. 

INVENTARIO 

DELLE PERGAMENE RESTAURATE 
DELL'ARCHIVIO ARCIVESCOVILE DI RAVENNA 

DAL 759 AL 1123. 



Segnatura antica 




Segnatura moderna 



Gruppo Cartone 



A. 2 
B.407 



725 
789 
791 
792 

795 

796 

797 
799 
800 
801 
802 
803 
804 
805 



811 
814 
815 
816 
831 
836 



759 • 

5 febbraio 1037 . 
31 agosto 912 

1004 . 

20 giugno IODI . 

3 settembre 909 
... novembre 967 

I maggio 1031 . 
12 febbraio 1022. 
19 maggio 1030 . 

12 marzo 1029 . 

13 .... 969. . 
25 luglio 970 . . 
27 gennaio 1022 . 

8 febbraio 920 . 

3 settembre 909 
25 giugno 1029 . 
20-28 febbraio 783 
13 febbraio 896 . 

6 giugno 1030 . 

7 marzo 1029 . 

4 agosto 867 

5 maggio 944 . 

9 maggio 1029 . 



V 
X 

V 
V 
VI 
V 

II 

IV 

V 

III 

II 

III 

IV 

vili 
III 

V 

II 
III 

V 

II 

VI 
VI 

VIII 
VIII 



107 

237 

no 
108 
137 
113 
32 

97 

114 

70 

38 
60 
96 

179 
58 

120 
44 
65 

109 
46 

150 

145 
184 



i64 



G. BUZZI 



Segnaturn nntica 




>8?7 
[838 
[840 
[841 

[843 
[8s2 

L857 
1859 
:88s 
[886 

[887 



[890 
II 
[896 
[897 
[899 
[908 
[925 
f935 
1937 
1962 

[965 
[969 
[971 
1972 
[986 

'995 



4 marzo-dicembre 1030 

13 ... . 1030 . . . 
8 settembre 990 . . 

9S3» 998 ■ • 

7 gennaio 103 1 . . . 

5 marzo 964 . . . 

5 ottobre 963 . . . 

14 agosto T023 . . . 

16 agosto 1032 . . . 

6 febbraio 1003 . . . 

8 giugno 943 . . . 

2 luglio 994 .... 

26 luglio 891 .... 

3 maggio 1023 . , . 
6 novembre 1050 . . 

17 aprile 967 .... 
I febbraio 1028. . , 
6 . . . , 1027 . . . 

20 .... I 120 . . . 
30 settembre 892 . . 
24-5 .... 949 . . . 
1035 . . . 

27 luglio 1028 . . . 
. . gennaio 1029 . . . 

27 novembre 950 . . 

28 marzo 901 . . . , 

4 aprile 960 .... 
19 febbraio 1060. . . 
25 maggio 961 . . , 



Segnatura moderna 



Gruppo 



II 
II 

IV 
V 

II 
III 

VII 

II 
vili 

V 

IV 

IV 

I 

VII 

II 

II 
II 

VII 

I 

VII 

III 

I 

I 

I 

III 

VII 

III 
III 

V 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 165 



Segnatura antica 




Segnatura moderna 



Gruppo 



Cartone 



F . 2001 . 

F . 2002 . 

F . 2004 . 

F . 200) . 

F . 2006 . 

F . 2007 , 

F , 2008 . 

F . 2009 . 

2010 . 

2011 . 

2012 . 

2013 . 

2014 . 
2019 . 

F . 2023 . 

F , 2024 . 

F . 2025 . 

F . 2026 . 

F . 2027 . 

F . 2028 . 

2029 , 

2030 . 

2031 . 

2032 . 

2033 . 
F . 2034 . 
F . 2035 . 
F . 2036 . 
F . 2037 , 



27 febbraio 1036 . 

20 aprile 943 . . 

10 gennaio 1067 . 

21 gennaio 1017. 
2 luglio 1065 

17 agosto 1047 . 
16 ottobre 1059 • 
20 gennaio 1019 . 
24 maggio 1018 . 
24 gennaio 1018 . 

18 febbraio 1070. 

8 marzo 1068 . 

9 marzo 1070 . 
23 novembre 1067 

4 maggio 1073 . 
14 maggio 1074 . 

11 dicembre 1074 

5 febbraio 1077 . 

1077 • 

28 novembre 1076 
. . settembre 1080 

6 giugno 1084 . 
1087 . 

5 aprile 1088 
20 dicembre 1081 
27 dicembre 1085 
27 luglio 1088 
20 dicembre 1084 
1077 • 



II 

VII 

IX 

Vili 

XI 

IV 

IX 

V 

V 

V 

XI 

XI 

IX 

IX 

XI 

IX 

IX 

XI 

IX 

IX 

IX 

IX 

XI 

IX 

XI 

IX 

XI 

IX 

IX 



45 
175 
221 
184 
262 

91 
216 
112 
109 
no 
258 

254 
218 
217 
260 
221 
219 
266 
214 
210 
201 
202 
270 
206 
268 
215 
258 
201 
207 



i66 



G. BUZZI 




F .20^,8 
F . 2039 
F . 2040 
F . 204 1 
F . 2042 
F . 2043 
F . 2044 
F . 2045 
F . 2046 
F , 2047 
F . 2048 
F . 2049 
F . 2050 
F , 2057 
F . 2058 
F . 2059 
F . 2061 
F . 2065 
F . 2067 
F . 2071 
F . 2073 
F . 2074 
F . 2076 
F . 2077 
F . 2079 
F. 
F 
F 
F 



, 2081 
2082 
2083 
2084 



1 5 marzo 1086 . 

15 dicembre 1083 
9 giugno 1099 . 

20 ottobre 1022 . 
31 agosto 1018 . 

20 ottobre 1050 . 
5 maggio 1086 , 

30 agosto 969 
23 agosto 1038 . 

16 febbraio 103$ . 
12 ottobre 1022 . 

1 1 aprile 1 1 1 3 

26 gennaio 1020. 

23 giugno 949 . 

21 giugno 1063 . 
20 agosto 1047 . 
26 febbraio 1037. 

12 agosto 1003 . 

13 agosto 1030 . 
20 novembre 889 

I05S . 

[1051]. 

5 febbraio 968 . 

14 luglio 943 . . 

15 marzo 1055 . 
28 giugno 1042 . 

24 giugno 957 . 
20 gennaio 966 . 

22 gennaio 1014. 



XI 

IX 

IX 

VII 

V 

V 

IX 

III 

VII 

VIII 

VII 

IX 

V 

VII 

IX 

IV 

VIII 

VII 

II 

VIII 

XI 

IX 

II 

VII 

XI 

VITI 

V 

VII 

V 



271 

212 

214 

17? 
116 

123 

212 

62 

160 

185 

172 

222 
102 

175 
218 

93 
195 
164 

41 
194 
259 
211 

40 

159 
263 
182 
117 

157 
119 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 167 



Segnatura antica 




Segnatura moderna 



Gruppo 



Cartone 



2085 
2087 
2088 
2094 
2096 
2II0 
2135 
2143 
2146 
2165 
2172 
2173 
2177 
2179 
2187 
2190 
2195 
2196 
2223 
2225 
2226 
2227 
2231 
2232 
2233 
2268 
2269 



F . 2270 
F . 2271 



838 

25 giugno 873 .... 

19 febbraio 956 .... 

11 marzo 1063 .... 
2 marzo 1079 .... 

16 maggio 1084 .... 

24 agosto 1077 .... 

18 marzo 1060 .... 

6 maggio 1122 . . . . 

(997) 1020-1027 

1081 .... 

23 giugno 1065 .... 
luglio II 23 .... 

8 maggio 1123 . . . . 
18 marzo 1080 .... 
8-16 settembre 11 22 . . 
27 marzo 1053 .... 
IO maggio 1098 .... 

12 ottobre 1032 .... 
12 agosto 956 .... 
12 maggio 949 .... 

24 febbraio 965 . . . . 

21 aprile 941 

1027 .... 

22 maggio 972 .... 

23 giugno 992 ... . 
IO ... . 1023 .... 

20 febbraio 1017. . . . 
8 novembre i no . . . 



V 

V 

VI 

IX 

IX 

XI 

IX 

XI 

IX 

VII 

IX 

XI 

IX 

XI 

IX 

XI 

IX 

XI 

VII 

vili 

IV 

II 

vili 

I 

VII 

vili 

Vili 

V 

XI 



106 

113 

140 
209 
209 
272 
224 
271 
205 
162 

201 

252 

222 

261 
203 

268 

201 

260 

158 

186 

78 

42 
199 

22 

196 

183 

102 

256 



i68 



G. BUZZI 




1' . 


2305 


F. 


2304 


F. 


2505 


F. 


2509 


F . 


2310 


F. 


2321 


F. 


2322 


F . 


2323 


F. 


2324 


F. 


2325 


F 


2526 


F 


2527 


F 


2328 


F 


2329 


F 


2550 


F 


2531 


F 


2352 


F 


2333 


F 


2334 


F 


2555 


F 


.2356 


F 


• 2339 


F 


• 2342 


F 


.2344 


F 


• 2345 


F 


■ 2546 


F 


.2347 


F 


.2348 


F 


.2549 



1 luglio 954 . . . 
21 febbraio 1017. . 
30 aprile 972 . . . 

1 9 febbraio 1 1 2 3 . . 

2 ottobre 968 . . 
23 dicembre 977 . . 

7 aprile 981 . . . 
6 maggio looi . . 

18 giugno 893 . . 

2 luglio 9SS • . • 

16 luglio 927 . . . 

8 .... 911 . . . 
. . ottobre 97 ^ . . 

4 maggio 978 . . 

9 novembre 976 

1022 . . 

18 ottobre 1022 . . 

50 aprile 1016 . . 

1028-1044 

18 ottobre 1022 . . 

8 febbraio 1025 , . 

13 aprile 1053 • • 

6 marzo 977 . . . 
. . luglio 1029 . . 

[losi]. . 

7 gennaio 954 . . 
25 luglio 967 . . . 

3 marzo 980. . . 

20 marzo 958 . . . 



VI 


149 


V 


106 


IV 


95 


IX 


206 


II 


42 


vili 


189 


VII 


165 


vili 


187 


VII 


169 


vili 


181 


VII 


158 


III 


SI 


VIII 


176 


V 


104 


III 


72 


IV 


83 


VIII 


169 


V 


118 


IV 


85 


vili 


195 


VIII 


188 


IX 


225 


III 


57 


IV 


79 


XI 


264 


II 


?8 


vili 


182 


VII 


169 


II 


31 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 169 







Data 


Segnatura 


moderna 


Segnatura antica 


Gruppo 


Cartone 


F.235O . 








21 luglio-dicembre 940 . 






V 


112 


F.23SI . 








19 gennaio 103 1 . . 










Ili 


54 


F.2352 . 








27 gennaio 1037 , . 










IV 


89 


F.23S3 . 








15 luglio 967 . . . 










IV 


92 


F.2354 . 








IO maggio 977 . . 










V 


121 


F.2355 . 








S maggio 963 . . 










II 


32 


F.2356 . 








23 settembre 955 , 










VII 


177 


F.2357 , 








25 luglio 959 . . . 










II 


45 


F.23S8 . 








12 maggio 960 . . 










IV 


89 


F.2359 . 








2 ottobre 947 . . 










vili 


198 


F . 2360 








27 febbraio 968 . . 










III 


55 


F . 2361 








19 gennaio 907 . 










III 


66 


F . 2362 








4 dicembre 11 13 










XI 


258 


F. 2363 








26 agosto 973-977 










III 


69 


F . 2364 








972 • • 










VIII 


193 


F . 2365 








21 aprile 974 . . 










vili 


191 


F . 2366 








I febbraio 972 . 










IV 


97 


F . 2367 








IO settembre 972 










VII 


173 


F • 2368 








2 maggio 977 . 










vili 


180 


F , 2369 








. . febbraio 1 1 1 3 . 










IX 


214 


F.2371 








9 gennaio 952 . 










VII 


174 


F . 2372 








21 agosto 981 










III 


59 


F . 2376 








. . febbraio 974 . 










VII! 


196 


F . 2377 








9 settembre 972 










VII 


155 


F.2378 








22 luglio 971 . . 










VIII 


195 


F . 2379 








22 aprile 974 . . 










IV 


100 


F . 2380 








20 luglio 972 . . 










III 


74 


F. 2381 








976. . 










IV 


97 


F. 2382 








7 aprile 974 . . 










vili 


192 


Bui 


leu 


h 


t. St 


ir. 












II* 



170 



G. BUZZI 




F .2383 



2384 
2385 
2386 
2387 
2588 
F . 2391 
F . 2392 
2393 
2394 
2395 
2396 
2397 
2398 
2399 
G . 2400 
G . 2401 
G . 2402 
G . 2403 
G . 2404 
G . 2405 
G . 2406 
G . 2407 
G . 2408 
G . 2409 
G . 2410 
G . 241 1 
G . 2412 
G. 2413 



24 maggio 972 . 

975-976 

23 giugno 978 
23 giugno 977 , 
31 maggio 1056 . 

25 gennaio 967 . 
13 maggio 976 . 

965-971 circa 

1 febbraio 907 . 
30 gennaio 103 1 . 

13 novembre 997 

2 aprile loii 

12 maggio IODI . 
20 ottobre 958 . 

16 marzo 948 . . 

3 maggio 948 . 

17 novembre 948 
3 marzo 950, . 

27 giugno 952 
17 gennaio 953 . 

26 ottobre 954 . 
26 ottobre 954 . 
25 agosto 955 

15 settembre 957 

14 agosto 958 

959- • 

14 maggio 960 . 

IO dicembre 963 , 

2 ottobre 964 . 



VII 

VII 

III 

III 

IX 

II 

III 

III 

VII 

IV 

IV 

II 

VII 

IV 

III 

VIII 

III 

V 

vili 

VI 

VII 

IV 

II 

VII 

III 

VII 

II 
II 
II 



162 

152 
72 

73 
206 
46 
75 
33 
171 
96 

99 

28 

172 

78 

62 

i8s 

56 

124 

177 

144 

162 

77 

33 

163 

54 
166 
36 
27 
28 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 171 



Segnatura antica 




Segnatura moderna 



Gruppo Cartone 



G . 2414 
G . 2415 
G . 2416 
G.2417 
G . 2418 
G.2434 
G.2435 
G. 2436 
G.2437 
G.2438 
G. 2439 
G . 2440 
G . 2441 
G . 2442 
G.2443 
G . 2444 
G . 2445 
G . 2446 
G , 2450 
G . 2474 
G.2477 
G . 2479 
G . 2484 
G. 2485 
G. 2487 
G . 2488 
G. 2540 
G.2543 
G.2545 



I giugno 966 

17 ottobre 967 , 
24 luglio 967 . . 

12 ottobre 967 . 

1 3 marzo 969 . , 

26 settembre 972 

27 luglio 972 . . 
4 gennaio 975 . 

28 aprile 975 . . 
I agosto 973 

20 aprile 974 . . 
22 maggio 974 . 

16 agosto 976 

. . ottobre 978 . 

18 maggio 980 . 
II settembre 981 

14 dicembre 982 . 

17 marzo 1044 . 
7 giugno 1122 . 

10 novembre 1123 
3 marzo 11 23 . 

24 febbraio 1123 . 

11 aprile 11 25 

21 agosto II 22 . 
I agosto II 24 . 

21 febbraio 11 23. 

20 gennaio 1105 . 

16 giugno 1122 . 

7 giugno II 22 . 



VII 


167 


III 


56 


II 


35 


VII 


155 


III 


61 


VII 


163 


III 


52 


VII 


156 


IV 


94 


VII 


153 


IV 


96 


vili 


195 


III 


71 


III 


75 


III 


66 


III 


55 


VI 


144 


V 


119 


XI 


265 


XI 


255 


IX 


215 


XI 


267 


IX 


208 


IX 


205 


IX 


217 


XI 


267 


XI 


269 


XI 


272 


IX 


210 



172 



G. BUZZI 




G.2551 
G. 2563 
G.2571 
G . 2582 
G . 2592 
G . 2608 
G.2610 
G . 2612 
G . 2619 
G . 2621 
G. 2631 
G.2656 
G . 2664 
G . 2666 
G . 2676 
G . 2677 
G . 2678 
G . 2679 
G . 2680 
G.2681 
G . 2682 
G . 2683 
G . 2684 
G . 2685 
G . 2686 
G . 2687 
G . 2688 
G , 2689 
G . 2690 



IO marzo 1123 

24 luglio II 14 

5 luglio un 

1117 

20 .... I 104 

6 gennaio 1029 

. . giugno 1069 

21 agosto 1063 

17 gennaio 1079 

IO luglio 1 103 

17 gennaio 1049 

25 luglio 1123 

. . gennaio-14 settembre 1125 

. . luglio II 25 

28 luglio 891 

17 giugno 909 

3 febbraio 102 1 

23 luglio 1022 

3 agosto 1053 

I ottobre 946-947 .... 

16 dicembre 1023 . . . . 

18 maggio 1045 

19 agosto IDI 3 

9 novembre 1002 .... 

20 febbraio 955 

23 novembre 1025 .... 

21 novembre 1075 . . . . 
27 giugno 1030 

17 ... . 1018 



IX 
XI 
IX 
IX 
IX 

II 

XI 
XI 
IX 
IX 

II 

XI 
IX 
XI 

III 

VII 
V 
V 
XI 

lì 

VII 

111 

VII 
VII 

III 

lì 

XI 
VII 
VII 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 175 




G . 2691 
G . 2692 
G . 2693 
G . 2694 
G , 2695 
G . 2696 
G . 2697 
G . 2698 
G . 2699 
G . 2700 
G . 2701 
G . 2702 
G . 2703 
G . 2704 
G. 2705 
G . 2706 
G . 2707 
G . 2708 
G . 2709 
G. 2710 
G . 2711 
G . 2712 
G.2762 
G . 2764 
G . 276) 
G . 2766 
G . 2767 
G . 2768 
G . 2769 



22 ottobre 979 . 
27 gennaio 1037 . 

15 dicembre 1007 

16 giugno 1054 • 
II ottobre 1018 . 

25 maggio 1029 . 

13 settembre 908 
4 settembre 91 1 
4 ottobre 11 03 . 
I marzo 1055 . 

14 ... . 1035 . 

15 gennaio 948 . 
19 ottobre 960 . 

8 .... 911 . . 

975 • • 

7 gennaio 1029 . 

1 marzo 1055 . 
15 marzo 1037 . 

2 aprile 984 . . 

8 luglio 1043 . 
. . marzo 1068 . 

23 febbraio idi 8. 
22 dicembre 1082 
21 novembre 1069 

26 gennaio 1084 . 

17 febbraio 1077 . 

3 febbraio 1058 . 
30 ottobre 1065 . 
1093 • 



III 

IV 

V 

XI 

Vili 

VII 

vili 

V 
IX 
IX 
IV 

vili 

X 

v 

vili 

II 

IX 

II 

vili 
vili 

XI 

V 

XI 

IX 

IX 

IX 

IX 

IX 

XI 



71 

98 

103 

190 
170 

194 
108 

223 

218 
82 

193 
228 
116 

200 

44 
215 

39 
200 
191 
256 
105 
254 
211 
204 

2X6 

223 
216 

266 



«74 



G, BUZZI 



Segnjlur.i .iiuic 




Scgnatura moderna 



Gruppo Cartone 



G . 2770 
G.2771 
G . 2772 
G.2775 
G . 2774 
G . 2776 
G . 2780 
G.2781 
G , 2782 
G.2783 
G.2785 
G . 2789 
G . 2790 
G . 2791 
G. 2792 
G . 2794 
G . 2797 
G . 2799 
G . 2802 
G . 2803 
G . 2804 
G . 2806 
G . 2809 
G.2815 
G.2816 
G . 2820 
G.2823 
G . 2824 
G.2825 



15 dicembre 1097 

25 aprile-agosto 1059 . . . . 

24 dicembre 1059 

20-29 gennaio 1081 . . , . 
13 gennaio 1084 

16 agosto 1068 

31 maggio 1057 (copia del 1063) 
20 maggio 1079 

8 giugno 1103 

9 agosto 1060 

6 novembre 1061 . . . • . 
9 novembre 1050 

25 novembre 1086 

II febbraio 1079 

5 aprile 1090 

13 maggio 1074 

14 aprile 1049 

15 febbraio 11 [13] 

. . giugno 1069 

28 giugno 1057 

. . giugno 1069 

14 aprile 1043 

26 luglio II 23 

26 aprile 111$ 

7 marzo 1065 

18 febbraio 1079 

. . dicembre 108 1 

20-26 agosto 1103 

8 maggio 108 1 



XI 


256 


IX 


203 


XI 


259 


XI 


269 


XI 


258 


XI 


252 


IX 


208 


IX 


203 


XI 


267 


IX 


224 


XI 


266 


IX 


202 


IX 


203 


IX 


201 


XI 


268 


IX 


219 


vili 


187 


XI 


258 


IX 


204 


IX 


225 


IX 


216 


IV 


86 


IX 


220 


IX 


223 


IX 


205 


IX 


220 


IX 


206 


IX 


207 


XI 


266 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 175 



Segnatura antica 




Segnatura moderna 



Gruppo Cartone 



27 novembre 1080 

3 gennaio 1088 

2 marzo 1079 

I) dicembre 1074 

7 maggio 1062 

10 aprile 11 22 

9 luglio II 16 

20 aprile 11 19 

2 agosto 1076 

12 luglio II 19 . . . . • . 

17 aprile 1073 

15 maggio 975 • 

7 maggio 970 

1 maggio 908 

14 maggio 1037 

12 maggio 1033 

1 1 marzo 1055 

2 marzo 1039 

6 maggio 1016 

17 giugno 1016 

29 febbraio 955 

28 luglio 892 

20 settembre 1004 

11 marzo 1005 

17 dicembre 1005 

15-25 agosto 1004 

19 giugno 1045 

28 novembre idi 5 

12 maggio idi 6 (copia del 1026) 



XI 


265 


IX 


224 


XI 


265 


XI 


262 


XI 


269 


XI 


252 


XI 


263 


IX 


215 


III 


55 


XI 


271 


IX 


219 


VII 


165 


VII 


171 


III 


64 


II 


41 


IV 


95 


IX 


207 


II 


47 


V 


III 


vili 


200 


VII 


153 


vili 


189 


V 


104 


II 


33 


V 


109 


V 


120 


IV 


91 


V 


109 


y 


123 



176 



G. BUZZI 




G.2893 
G . 2894 
G . 2902 
G . 2903 
G . 2904 
G . 2905 
G . 2906 
G , 2907 
G . 2908 
G . 2909 
G . 2914 
G.291S 
G . 2916 
G . 2917 
G.2918 
G. 2919 
G . 2920 
G . 2921 
G . 2922 
G . 2923 
G . 2924 
G . 2925 
G . 2947 
G . 2949 
G 

G.2 

G 

G. 

G 



,295 



2952 

.2953 

i954 



9 dicembre 1045 . 

4 agosto 1042 , . 
18 agosto 1049 . . 

5 novembre io 17 . 

14 febbraio 1033 . . 
13 marzo 1005 . . 

25 settembre 1022 . 
30 aprile 1042 . . 

22 ottobre 1024 . . 
I . . . . 1043 . . 

17 novembre 891 

i6 ottobre 1022 . . 
3 settembre 992 
IO maggio 986 . 

26 febbraio 988 . . 

15 febbraio 995 . • 

20 luglio 992 . . . 
IO luglio 988 . . . 

23 maggio 993 • • 

23 febbraio 989 . . 
3 luglio 997 . . . 
8 aprile 998 . . . 

1084-1099 

15 giugno IODI . . 

I febbraio 919 . . 

21 ottobre 1023 . . 

6 settembre 896 

24 luglio 1005 . . 
3 giugno 984 . . 



V 

Vili 

VII 

IV 

V 

VII 

III 

V 

II 

II 

III 

V 

IV 

III 

IV 

IV 

Vili 

IV 

Vili 

VII 

Vili 

IV 

XI 

Vili 

VII 

II 

V 
VIII 

III 



117 

178 
156 

94 
no 
167 

57 
107 

50 

45 
53 

IDI 
92 

63 
92 

88 
181 

98 
199 
160 
190 

90 
257 
188 
171 

47 
121 
186 

59 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 177 



Segnatura antica 




Segnatura moderna 



Gruppo 



Cartone 



13 novembre 910 . 
23 .... 999. . . 

18 ottobre 1022 . . 
17 aprile 1041 , . 

5 aprile 971 . . . 

19 settembre 954 

15 giugno 994 . . 

15 luglio 905 . . . 
4 novembre io 17 . 

6 maggio 1030 . . 

16 dicembre 933 . . 
. . febbraio 11 [13] . 

8 dicembre 1049 . 
15 maggio II [16] . 
1063 . . 

14 agosto T050 . . 
1088 . . 

4 luglio II 14 . . 

22 luglio 978 . . . 

21 luglio 1063 . . 

21 giugno 1029 , . 

2 giugno I 021-102 3 

7 giugno 1049 . 

8 ottobre 872 . . 
2 giugno looi . . 

1077-1092 

21 ... . 1030 . . 

22 dicembre 1028 . 
1054 . . 



VI 


145 


IV 


98 


VII 


171 


vili 


176 


IV 


88 


vili 


197 


IV 


9> 


V 


125 


vili 


179 


IV 


99 


IV 


79 


IX 


209 


II 


48 


IX 


221 


XI 


260 


V 


118 


XI 


266 


IX 


209 


III 


74 


XI 


261 


II 


43 


V 


los 


II 


48 


VIII 


178 


VII 


173 


XI 


262 


II 


59 


IV 


100 


IX 


219 



Bullett. Ut. Slot: 



178 



G. BUZZI 



Segnaliira aiitiira 




Segnatura moderna 



Gruppo Cartone 



11.5256 

n. 3257 



H 



.58 



H 


• 3259 


II 


•351S 


H 


. 3601 


H 


.3624 


H 


• 3627 


H 


.3631 


lì 


.3632 


H 


.3643 


H 


•3653 


H 


3657 


H 


3672 


H 


3673 


H. 


3681 


H 


3686 


H. 


3689 


H. 


3693 


H 


3694 


H 


3698 


H. 


3706 




3894 




4072 




4119 




4133 




4138 




4153 




4157 



1049 • • • 

27 maggio 918 . . . 

1 marzo 1055 . . , 
I agosto 1049 ■ • • 
. . gennaio 1124 . . . 
13 marzo 1074 . . . 
12 dicembre 1065 . . 
. . maggio 1 1 1 3 . . . 

5 giugno 977 .. . 

. . maggio 912 . . . 

8 marzo 1076 . , . 
22 settembre 893 . . 

2 giugno 1050 . . . 
24 luglio 989 . . . , 
. . febbraio 1 040 . . . 
20 maggio 1040 . . . 

1125 . . . 

. . gennaio-agosto 11 24 

1122 , . . 

14 settembre 1122 . . 

9 ottobre 1 122 . . . 
. . febbraio 1123 . . . 
16 maggio 1086 . . . 
20 maggio 1074 . . . 

1 069 . . . 

24 febbraio 1102 . . . 

16 agosto 1039 . . . 

9 settembre 1057 • • 

7 settembre 1 1 1 5 . . 



I 

II 

IX 

III 

IX 

XI 

XI 

XI 

V 

VII 

XI 

V 

II 
II 
II 
II 

IX 

XI 

IX 

XI 

IX 

XI 

XI 

XI 

XI 

IX 

VII 

XI 

XI 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 179 



Segnatura antica 




Segnatura moderna 



Gruppo 



Cartone 



I.4159 
I.4174 
I . 4182 
I.4193 
I.4195 
I.4217 
I . 4218 
I . 4220 
I . 4226 
I . 4228 
I.423I 
1.4235 
1.4255 
1.4265 
I . 4266 

I.427I 
1.4306 
I.4312 
1.4542 
1.4356 

1-4359 
1.4360 
1.4365 
I.4411 
I.4416 
I.4421 
1.4425 
I.4431 
1.4432 



24 aprile 1 104 . . , 

4 febbraio 1062 . . , 

26 dicembre 11 19 . . 

IO aprile 1 117 . . . 

4 luglio 1 103 . . . 

3 marzo 981 . . . . 

24 gennaio-ottobre 971 

10 dicembre 1042 . . 

1 1 novembre 1098 . . 
1 3 giugno un. . . 
23 aprile 1113 . . • 

23 luglio 1103 . . . 

30 aprile 1093 . . . 

24 maggio 95(S . . , 
1005-1056 . 

6 gennaio 1 1 1 5 . . . 

31 .... 1040 . . . 

12 marzo 1 125 . . . 
24 luglio 900 . . . . 

24 novembre 1 123 . . 
12 marzo 1022 . . . 
II ottobre 1022 . . . 
15 febbraio 921 . . . 

6 , . . . 1103 . . . 

2 maggio 1040 . . . 

25 giugno 1034 . . . 
20 giugno 976 . . . 
22 ottobre 1024 . . . 
25 giugno 964 . . . 



XI 

IX 

IX 

XI 

IX 

V 

II 

VIII 

IX 

IX 

IX 

IX 

IX 

III 

XI 

IX 

IV 

IX 

III 

IX 

V 

V 

II 

IX 

vili 
vili 
III 
vili 

VII 



255 

221 

204 

272 

216 

114 

35 
188 
204 
217 
218 
217 
208 

65 
267 
225 

76 
212 

52 
211 

115 

112 
30 
220 
177 
183 

73 
189 
161 



i8o 



G. BUZZI 




1-4435 
1.4434 
1-4435 
1.4436 

1-4437 
1 . 4442 
I . 4476 
1-4477 
I.447«'^ 
1.4479 
1 . 4480 
I.4481 

1 . 4482 

1 . 4483 

1 . 4484 

1.4485 
1 . 4486 
1 . 4490 
1.4491 
1.4548 
1.4552 
1 . 4560 
1.4567 

•4747 
•4750 
.4756 

• 4764 
.4767 
.4768 



16 giugno 1069 . . . 

1040 . . , 

25 marzo 890 ... 

3 febbraio 974 . . 

17 gennaio-agosto 994 
12 febbraio 945 . . 

3 gennaio 1029 . . 

II novembre io 17 . 

20 ... . 970. . . 

2 agosto 1025 . . 
6 , . . . 970 . . . 

16 aprile 1038 . . 

19 ... . 1042 . . 
6 giugno 977 . . 

3 agosto 1021 . . 
23 luglio III I . . 
31 ottobre 973 . . 

980. . . 

16 agosto 970 . . 

20 luglio 963 . . . 

1055 . . 

. . ottobre 1 1 1 5 . . 

5 maggio 1067 . . 

23 maggio 1102 . . 

1113 • • 

2 maggio 1 1 1 5 . . 

14 aprile 967 . . . 

1026 . . 

14 dicembre 870 . . 



XI 

II 

V 

IV 

III 

li 

lì 

V 

IV 

11 

IV 
VII 

II 
vili 

V 
XI 

III 

II 

II 

V 

IX 

IX 

XI 

IX 

IX 

XI 

VII 

111 

VII 



256 

50 

lOI 

99 
61 

50 

58 
124 
76 
29 
90 
170 

45 

191 

103 

267 

69 

42 

37 
125 
220 
205 

255 
217 

214 

2)5 

193 

68 

181 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA i8i 



Segnatura antica 




Segnatura moderna 



Gruppo Cartone 



4769 
4770 

4771 

4772 

L.4773 

L . 4774 
L.4775 
L . 4776 
L . 4777 
L . 4778 
L . 4779 
L . 4780 
L . 4782 
L . 4982 
4985 
4984 
001 



002 
003 
051 
032 

055 
034 
036 
051 
052 

053 

054 

05 5 



. . novembre looi 

19 ottobre 872 

2 ottobre 978 

28 gennaio looi 

12 giugno 1084 

19 aprile 997 

5 febbraio 914 

3 agosto 1030 

7 gennaio 981 

14 gennaio 1060 

15 gennaio 1065 

27 maggio 918 

12 dicembre 894 

20 luglio 1 1 1 1 

970 

7 aprile 1003-18 dicembre 1017 

12 febbraio 909 

17 gennaio 1027 

957 

28 febbraio 1014 

28 febbraio 968 

20 settembre 890 

26 maggio 957 

8 giugno 908 

19 aprile 997 

21 giugno 1054 

IO novembre 1059 

5 gennaio 103 1 

26 luglio 882 



V 

V 

Vili 

VII 

IX 

III 

VII 

VII 

Vili 

XI 

IX 

Vili 

V 

IX 

IV 

vili 

V 
V 

III 

V 

II 

VII 

II 

VII 
IV 
XI 
IX 

vili 
vili 



121 

III 

194 
172 

215 

57 
164 

151 
192 

255 
202 
197 
114 
213 

76 
180 
III 
104 

67 
122 

49 

161 

26 

157 

88 

253 
220 
200 

182 



l82 



G. BUZZI 




L. . 5056 
L . st'82 
L . 5085 
L . 5084 
L . 5085 
L . 5086 
M. 561 j 
M. 5617 
N . 6761 
P.8184 
P.8185 
P.8186 
P.8278 
P.8279 
P.8341 
P.8352 
P.8355 
P.8356 
P-8363 
P.8412 
P . 8496 
P.8528 
P.8529 
P.8530 
P.8S32 

P.8535 
P.8582 
Q.8701 
Q.. 8702 



31 dicembre 1050 . 

25 marzo 1012 . . 
6 settembre 968 

11 giugno 944 . . 
I novembre 973 

8 novembre 907 

12 dicembre 1024 . 
28 aprile 1023 . . 

4 marzo 964 . , . 

1050 . . 

4 luglio 1043 . , 

24 aprile 1033 . . 

21 maggio 1075 . . 

I marzo 1050 . . 

IO ... . 1071 . . 

28 aprile 998 . . . 

. . gennaio 988 . . 

8 agosto 968 . . 

.... UGO (?) . 

.... 964. . . 

.... 1028-1044 

marzo 917 . . 

marzo 921 . . 

giugno 924 . . 

marzo 932 . . 

.... 933. . . 

23 settembre 963 

26 luglio 903 . . . 

8 maggio 948 . . 



Ili 


70 


vili 


190 


II 


30 


II 


34 


III 


60 


VII 


168 


vili 


179 


VIII 


192 


II 


36 


V 


107 


V 


115 


VIII 


183 


IX 


223 


II 


37 


IX 


208 


III 


52 


IV 


86 


vili 


196 


IX 


202 


II 


43 


vili 


179 


X 


233 


X 


235 


X 


233 


X 


233 


X 


233 


II 


3 3 


VII 


156 


II 


39 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 183 



Segnatura antica 



Data 



Segnatura moderna 



Gruppo 



Cartone 



Q..8703 , 

Q . 8704 . 

Q..8705 . 

Q..8771 . 

Q. 8805 . 

Q.. 8806 . 

Q. 8807 , 

Q . 8808 . 

Q.. 8809 . 

Q.8810 . 

a. 9316 . 

Capsal.litt.GG.n.io 

» I , litt. ZZ. n. 9 

» R.lit. A . . 

» R.lit. B . . 

>) R.lit. G . . 

» R . lit. G. n. 7 

» R . lit. G. n. 9 

» R.litt.GG, ni 

)) R . lit. N. n. 8 

» R.lit. N. n. IO 

« R . lit. P. II. 6 

» R, lit. P.n. IO 

» R . lit. Q.. n. IO 

» R . lit. R. n. 5 

» R.lit. S . . 

» R . lit. S. n. 6 

» S.litt. ce. n. ) 

» S . lit. F. n. 8 



17 agosto 970 . . . 
12 maggio 103 1 . . . 

5 novembre 1050 . . 

I aprile 982 .... 
IO novembre 1022 . . 

1023 . . . 

21 novembre 1040 . . 
14 marzo 966 .... 

5 settembre 980 . . 
21 settembre 1022 . . 
25 marzo 890 . . . 
1001-1028 . 

972. . . . 

21 giugno 958 . . . 
1023 . . . 

975- • • • 

20 .... 1055 . . . 

6 luglio 966 .... 
4 aprile looi . . . 

978, 993, 1008 

1035 . . . 

giugno 1059 . . . 



968 



marzo 987-991 

973- • 

973- • 

secc. xi-xii , . 
20 luglio 1004 , 



VI 


150 


vili 


180 


IV 


89 


III 


58 


II 


27 


IV 


100 


IV 


85 


VIII 


176 


VII 


161 


VII 


157 


VIII 


187 


II 


32 


I 


17 


I 


20 


VI 


139 


II 


29 


V 


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VI 


138 


IV 


84 


I 


12 


IV 


81 


IV 


91 


III 


63 


VI 


142 


VI 


143 


IV 


82 


VI 


143 


VI 


143 


VI 


142 



i84 



G. BUZZI 




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.litt. FF. n.8 
.litt.GG.n.8 
.litt.HH.n.i 
.Htt.HH.n.2 
.litt.HH.n.3 
, litt. II. n. I 
.litt. LL. n.8 
. lit. M. n. 2 
. lit. N. n. I 
. lit. N, n. 9 
. lit. O. n. I 
. litt. 00. n. 4 
.litt.PP.n.4 
. litt. QQ. n.8 
. lit. R. n. 2 
. lit. R. n. 3 
.litt.RR.n.4 
.litt.VV.n.io 
.litt.XX.n. I 
. litt. XX. n. 2 
.litt.ZZ.n.io 



.... 968-975 . . . 

• • • • 935, 953, 965 . 
sec. XII incip 

.... 1035-1036 . . 

• • • • 973 

.... 1049 . . . . 
.... 1030 . . . , 

29 ottobre 973 . . . . 

.... 962-971 . . . 

agosto 965 . . . . 

.... 904 ex. 905-914 

.... 906, 918, 933 . 
22 maggio 105 1 . . . . 
27 marzo-aprile 929 . . 
1028-1044 . . 

935-971 • • • 

978, 995, 1008 • 

I aprile 1060 . . . . 
sec. X - . 



8 gemiaio 978 
957- 



I 

VI 

I 

I 

I 

II 

IV 

VI 

II 
I 

IV 

II 

I 

I 

VI 

III 

IV 

I 

III 

IV 

X 



19 

143 

17 

23 

17 

31 

82 

141 

31 
23 

85 
27 
23 
23 

142 

70 
80 

22 

69 

86 
122 



LE CURIE ARCIVESCOVILE E CITTADINA DI RAVENNA 185 



ELENCO DEI NOTAI 
DELLA CHIESA RAVENNATE 



Andrea I (1021), p. 46. 
Costantino I (891-905), p, 34. 
Desiderio I (912), p. 36. 
Deusdedit I (896), p- 35. 
Deusdedit II (971-1037), pp. 40-2, 

151. 
Deusdedit III (1059-1104), pp. 49-51, 

151. 
Domenico I (892-896), p. 34. 
Domenico II (906-933), pp. 35-6. 
Gerardo I (976-1024), pp. 42-3. 
Gerardo II (1028-1059), pp. 46-8, 151. 
Gerardo III (in 3-1 116), p. 51, 151. 
Giorgio I (935-980), pp. 37-9. 151- 
Giovanni I (918), p. 36. 



Giovanni II (1044- 1048), p. 49. 
Grimoaldo I (872), p. 33. 
Leone I (898-905), p. 35. 
Leone II (949-960), p. 39. 
Marinacio I (976), p. 43. 
Onesto I (882), p. 34. 
Onesto II (891-892), p. 34. 
Onesto III (907), p. 36, 
Onesto IV (982), pp. 43-4. 
Onesto V ( 100 1 -1028), pp. 44-6. 
Pietro I (932-941), pp. 36-7. 

Pietro II (973-978)> P- 42. 
Pietro III (1034-1056), p. 49. 
Sergio I (964-972), pp. 39-40. 
Vitale I (890), p. 34. 



ELENCO DEI TABELLIONI CITTADINI 

DI RAVENNA 



Adalberto I (103 1), p. 87. 
Alberto I (1078-1118), pp. 96-7. 
Aldo I (958), p. 69. 
Aldo II (1014-1018), p. 80. 
Andrea I (980-1000), pp. 74-5. 
Andrea II (1007-1016), p. 79. 
Andrea III (1016-1017), p. 81. 
Apollinare I (911), p. 63. 
Apollinare II (950-1003), pp. 67-8. 
Apollinare III (1020), p. 82. 
Benato I (999), p. 77. 
Bonomo I (1037), p. 89. 
Corrado I ( 106 1- 1074), p. 94. 
Costantino I (950-991), pp. 66-7. 
Costantino II (1001-1031/4), pp. 78-9, 

152. 
Costantino III (1031-1039), p. 87. 
Deusdedit I (105 5-1078), pp. 92-3. 
Domenico I (893-899), p. 62. 



Domenico II (901-911), p. 62. 
Domenico III (927-940), p. 63. 
Domenico IV (940-981), p. 64. 
Domenico V (948-979), pp. 65-6. 
Domenico VI (957-978), p. 69. 
Domenico VII (962-995), pp. 69-70, 

152. 
Domenico Vili (964-967), p. 70. 
Domenico IX (996-1038), pp. 76-7. 
Donodeo I (900), p. 62. 
Elmengauso I (859), p. 61. 
Enrico I (1025), p. 85. 
Enrico II (1030-1042), pp. 90-91. 
Enrico HI (1047), p. 91. 
Ermenfredo I (sec. x-xi), p. 81. 
Gerardo I (1029- 1046), p. 86, 
Giovanni I (889), p. 61. 
Giovanni II (919-931), p- 63. 
Giovanni III (942-968), pp. 64-5. 



Btdlett. Ist. Stor. 



i86 



G. BUZZI 



Giovanni IV (956-971), pp- 68-9. 
Giovanni V (972-978), P- 72- 
Giovanni VI (974-1027), p. 73. 
Giovanni VII (1005), p. 78. 
Giovanni VIII (1018), p. 82. 
Giovanni IX (1025), p. 85. 
Giovanni X (1030-1042), p. 87. 
Giovanni XI (1030), p. 87. 
Giovanni XII (1036), p. 89. 
Giovanni XIII (1037), p. 89. 
Giovanni XIV (1058-1042), p. 90. 
Giovanni XV (1044-1054), p. 91. 
Giovanni XVI (1057-1059), p. 93. 
Giovanni XVII (1064-1068), p. 94. 
Giovanni XVIII (1071-1102), p. 96. 
Giovanni XIX (1084), p. 98. 
Giovanni XX (ni 7), p. 99. 
Giovanni Bono I (ro8i), p. 97. 
Gregorio I (1001-1016), p. 78. 
Gregorio II (1002), p. 78. 
GrimoaldoI (970-1007 circa), pp. 71-2, 
Guido I (1001-1023), p. 77, 152. 
Guido II (1004-1006), p. 78, 
Guido III (1057-1063), p. 93. 
Guido IV (1071-1083), p. 96. 
Guido V (1111-1115), p. 99. 
Lazzaro I (958), p. 69. 
Lazzaro II (1014-1026), pp. 80-1. 
Leone I (892-circa 914), pp. 61-2, 152. 
Leone II (975), p. 73. 
Leone III (1047), ?• 9^- 
Liuto I (108 1), p, 97. 
Liuto II (1088-1094), p. 98. 
Mainfredo I (997), p. 77. 
Martino I (984-1002), p.- 75. 
Martino II (1014-1034), p, 81. 
Martino III (1022), p. 83. 
Martino IV (1037), p. 89. 
Mose I (855), p. 61. 
Pasquale I (1074), p. 96. 
Pietro I (877), p. 61. 
Pietro II (931-958), pp. 63-4. 



Pietro III (955-968), p. 68. 
Pietro IV (965-1014 circa), p. 71. 
Pietro V (978-979), p. 74. 
Pietro VI (981), p. 75. 
Pietro VII (988- iodi), p. 76. 
Pietro Vili (993-995), p. 76, 
Pietro IX (997), p. 77. 
Pietro X (loio), p. 79. 
Pietro XI (loi 2-1034), p. 80. 
Pietro XII (1014-1016), p, 81. 
Pietro XIII (1018), p. 82. 
Pietro XIV (1021-1047), P- 83. 
Pietro XV (1022-1029), p. 83. 
Pietro XVI (1022-1056), pp. 83-4. 
Pietro XVII (1027-1064), pp. 85-6. 
Pietro XVIII (1033), p. 88. 
Pietro XIX (1034), p. 88. 
Pietro XX (103 5-1042), pp. 88-9. 
Pietro XXI (1037-105 1), pp. 89-90. 
Pietro XXII (1038), p. 90. 
Pietro XXIII (1086-1102), p. 98. 
Pietro XXIV (1108-1115), p. 99, 
Ramberto I (1094-1118), p. 99. 
Riculfo I (1014-1017), p. 80. 
Rodolfo I (1022-1025), p. 84. 
Rodolfo II (1034-1037), p. 88. 
Romano I (1023-105 5), pp. 84-5, 
Sergio I (964), p. 70. 
Sergio II (977-995), pp- 72-3- 
Sergio III (975-994), P- 74- 
Severo I (1048-1066), p. 92. 
Stefano I (949-972), p. 66. 
Stefar.o II (971-1005), p. 72. 
Stefano III (1016-1058), p. 82. 
Stefano IV (1027), p. 85. 
Tacio I (1042), p. 91. 
Teucio I (1030), p. 86. 
Ugo I (1030-1035), p. 88. 
Ugo II (1069-1117), pp. 94-5- 
Ugo III (1087-1090), p. 98. 
Valentino I (1023), p. 84. 
Vuaperno I (1060-1063), p. 93. 



INDICE 



Introduzione pag. 7 

La Curia Arcivescovile 9 

I. La Camera io 

IL La Cancelleria 21 

III. Il Collegio dei difensori 30 

Notai della Chiesa Ravennate 33 

La Curia cittadina 52 

Tabellioni cittadini 61 

Le formule del protocollo, del testo e dell' escatocollo 100 

Il protocollo ICQ 

Il testo 117 

L' escatocollo 139 

Il cursus nelle carte ravennati 144 

A) Nelle carte notarili 144 

B) Nelle carte dei tabellioni 147 

Appendice. Avvertenza 150 

I. Aggiunte al capitolo: Notai della Chiesa Ravennate . . 151 

II. Aggiunte al capitolo: Tabellioni cittadini 152 

HI, Prospetto cronologico delle pergamene dell'Archivio Arcivescovile 

di Ravenna dall' 838 al 11 17 IS3 

IV. Inventario delle pergamene restaurate dell'Archivio Arcivescovile 

di Ravenna dal 759 al 1125 163 

Elenco dei Notai della Chiesa Ravennate 185 

Elenco dei Tabellioni cittadini di Ravenna 186 



AMEDEO CRIVELLUCCI 



L'undici novembre 19 14 cessava di vivere a Roma Amedeo 
Crivellucci. 

Egli era nato ad Acquavìva Picena il 13 aprile 1850. Lau- 
reato a Pisa, viaggiò in Germania dove fu iscritto nelle Università 
di Lipsia e di Berlino. Insegnante di storia nei Licei di Siena, 
di Sassari, di Palermo e di Roma, ebbe nel 1885 la stessa cattedra 
nell'Università di Pisa; nel 1907 fu trasferito in quella di Roma, 
dove per tre anni tenne l'ufficio di preside della Facoltà di lettere. 
Membro, poi presidente della R. Deputazione di Storia patria delle 
Marche; socio corrispondente della R. Accademia dei Lincei; membro 
del Consiglio superiore della P. I., tutta la sua attività egli dedicò 
alla scuola ed agli studi che gli furono cari. 

Per la scuola egli aveva tradotto e rifatto l'opera di Bernheim, 
Lehrbuch der historischen Mefhode; alla scuola egli dedicava il meglio 
della sua energia. Dalla Facoltà di lettere di Pisa, dove egli in- 
segnò ventidue anni, uscirono non pochi giovani, ora stimati maestri 
di storia, che dal suo insegnamento ripetono l'abito della indagine 
severa congiunta all'attitudine alla sintesi. A Pisa fondava, col 
prof. E. Pais, gli Studi storici, rivista che fu per tanti anni pale- 
stra di lavoro per lui e per i suoi migliori allievi. Gli Studi 
storici recarono senza dubbio un bel contributo alle ricerche della 
storia medioevale. I numerosi lavori del Crivellucci intorno a 
varie questioni della storia dei Langobardi; quelli sulle relazioni 
fra i Langobardi e la Chiesa, sulle origini dello Stato Pontificio, 
sono certamente notevoli e degni di molta considerazione, sebbene 
abbiano dato talvolta occasione a polemiche vivaci, nelle quali il 
Crivellucci mostrava tutta l'esuberanza del suo spirito. 



,qo NECROLOGIE 



L'Istituto l'ebbe fra i suoi fin dal 1896 quale rappresentante 
della R. Deputazione di Storia patria per le Marche. Assiduo alle 
adunanze generali, egli contribuì anche alla raccolta dei Fonti con 
le nuove edizioni della Historia Romana di Paolo Diacono e di 
Landolfo Sagace. Per la stessa collezione veniva pure preparando 
la ristampa della Historia Langohardorum di Paolo, di cui egli si 
apprestava a curare la pubbHcazione. Egli chiuse nobilmente la sua 
vita laboriosa, colpito da improvviso malore, mentre discuteva una 
tesi di laurea nella sala della Facoltà di lettere, fra la intensa 
commozione dei suoi colleghi ed il doloroso stupore dei gio- 
vani presenti. 



FRANCESCO NOVATI 

Un altro lutto ha colpito l'Istituto Storico Italiano: Francesco 
Novati si è spento nel vigore ancor degli anni, nella maturità piena 
del suo ingegno. 

Nacque a Cremona il io gennaio 1859. Nel 188 1, sotto la 
guida del d'Ancona, conseguì a Pisa la laurea in lettere e il diploma 
della Scuola normale superiore; e nel 1883, a soli ventiquattro anni, 
succedette a Pio Rajna, quale incaricato della cattedra di storia 
comparata delle letterature neo-latine all'Accademia di Milano, dove 
tornò dopo aver insegnato per qualche tempo nelle Università di 
Genova e di Palermo, e rimase poi sempre maestro efficace e 
operoso. Ebbe cultura vastissima e varia, dimostrata dalla feconda 
vena da cui scaturirono i numerosi scritti che pubblicò, spesso 
molto diversi fra loro per argomenti, tutti ricchi di dottrina 
soda e sicura. 

L'Istituto che lo ebbe apprezzato collaboratore prima, socio 
rappresentante la Società Storica Lombarda poi, e, infine, dal 1913 
consigliere della Giunta esecutiva, ama ricordare quella che a buon 



NECROLOGIE 191 



diritto può considerarsi la sua opera principale : {'Epistolario di Co- 
luccio Salutati. 

L'edizione di questo epistolario presentava difficoltà gravissime 
critiche e storiche; richiedeva nell'editore una conoscenza vasta e 
minuta, non solo di quel fortunoso periodo storico che fu la se- 
conda metà del secolo xiv, ma della vita dei personaggi che 
in quel periodo vissero e operarono, dai papi e principi italiani in 
lotta per il predominio nella penisola, alle numerose figure grandi 
e piccole dell' Umanesimo. Il Novati fu pari al compito assunto. 
Restituì, per quanto fu possibile, il testo genuino dell'epistolario 
coU'aiuto degli autografi del Salutati e delle postille da lui apposte 
ai codici che formarono parte della sua biblioteca; con larghe e pa- 
zienti ricerche illustrò gli avvenimenti storici e la vita e le opere dei 
singoli personaggi menzionati nelle lettere. E tutta la vita politica, 
sociale e letteraria della seconda metà del sec. xiv e dei primi anni del 
XV che balza fuori da quelle note; onde i quattro volumi dell'episto- 
lario Colucciano, pubblicati dall'Istituto tra il 189 1 e il 191 1, costi- 
tuiranno una fonte preziosa quanto sicura e originale per la storia 
dell'Umanesimo in quel periodo. 

Sì accingeva ora il Novati a ridurre ad unità quanto aveva a 
larghe mani sparso in questi volumi e ad utilizzare un materiale 
copioso sulla vita del Salutati da Lui raccolto nei lunghi anni di 
elaborazione ed edizione dell'epistolario; ma purtroppo la morte lo 
ha prevenuto e ci ha tolto quella introduzione più volte promessa 
da lui e vivamente attesa dagli studiosi. 

Il coronamento dell'opera è venuto cosi a mancare; ma è da 
augurarsi che quel materiale prezioso non vada disperso per il bene 
degli studi e per la memoria dell'autore, scomparso cosi immatu- 
ramente tra cosi largo compianto. 



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ISTITUTO STORICO ITALIANO 



BULLETTINO DELL' ISTITUTO. 

In. I. Contenuto del fascicolo : Relazione letta aS. M. nell'udienza del 25 novembre 1885 
dal ministro della Pubblica Istruzione sul decreto di fondazione dell'Istituto Storico 
Italiano — Sessione I : Adunanze plenarie del 27 e 29 gennaio 1885 — Discorso pro- 
nunciato nell'adunanza plenaria dell' Istituto nel giorno 27 gennaio i88<; dal ministro 
della Pubblica Istruzione comni. Michele Coppino — Programma dell'Istituto Storico 
Italiano — Circolare ai signori presidenti delle RR. Deputazioni e Società di storia 
patria (20 marzo 1885) — Idem (22 ottobre 1885) — Comunicazioni — Relazione 
della Giunta esecutiva all' Istituto Storico Italiano, letta nell'adunanza del 4 aprile 1886 

— Lavori proposti all'Istituto dalle Società confederate — Organico per l'esecuzione 
dei lavori, approvato dalla Giunta esecutiva nella sua adunanza del 15 giugno 1885 — 
Sessione II: Adunanze plenarie del 4, 5, 6 e 8 aprile 1886 — Relazione della Com- 
missione incaricata di presentare all'Istituto un disegno per la bibliografìa storica. 

Di pag. 78 L. 2 — 

i^ • 2. Contenuto del fascicolo: Risposte delle regie Deputazioni e Società di storia patria 
alla circolare del 22 ottobre 1885 — Frammento d'iconografia estense acquistato 
recentemente dalla biblioteca Nazionale di Roma: relazione di I. Giorgi a S. E. il 
presidente dell'Istituto Storico Italiano (con due facsimili). Di pag. 120 . L. 4 50 

■'■'• 3* Contenuto del fascicolo: Sessione III: Adunanze plenarie del 50 e 51 maggio (Di- 
scussione sulle proposte di lavori votate dalla Giunta e delle altre fatte all' Istituto 
dalle Società confederate), del 263 giugno 1887 — Ricerche abruzzesi: relazione 
del prof. C. De Lollis a S. E. il presidente dell'Istituto Storico Italiano. Di 
pag. 100 . . L. 2 50 

•l-^ • 4* Contenuto del fascicolo: Organico per i lavori dell'Istituto Storico, secondo il 
testo approvato nella seduta plenaria dell'S aprile 1886 — Proposta di pubblicazione 
di documenti Colombiani nella ricorrenza del quarto centenario della scoperta del- 
l'Anierica. (Comunicazione di S. E. Correnti) — Relazioni delle RR. Deputazioni 
e Società di storia patria sui lavori pubblicati negli anni 1886-87 — Cronache bo- 
lognesi (dalla relazione del prof. V. Fiorini sulla ristampa delle Cronache bolo- 
gnesi) — Epistolario di Coluccio Salutati : relazione del prof. F. Novali — Notizie, 
Di pag. 112 L. 2 — 

■^^ • 5* Contenuto del fascicolo: Lettere a stampa di L. A. Muratori, repertorio biblio- 
grafico, per A. G. Spinelli. Di pag. 116 L. 2 — 

vi. O. Contenuto del fascicolo: Decreto reale col quale si provvede alla pubblicazione di 
documenti relativi a Cristoforo Colombo — Norme per la pubblicazione degli epistolari 

— Rime storiche del sec, xv : relazione dei profF. A. D'Ancona e A. Medin — Le 
Constitutiones S. M. Ecclesiae del card. Egidio Albornoz : relazione dell'avv. Brando 
Brandi — Glosse preaccursiane (da codd. membranacei esistenti nell'Archivio di Stato 
di Modena), per Pietro Cogliolo — Gli statuti delle Società delle armi e delle arti 
in Bologna nel secolo xiii: relazione del prof. A. Gaudenzi — Confessione di vas- 
sallaggio fatta a Rainone da Sorrento dai suoi vassalli del territorio di Maddaloni, 
per I. Giorgi — Il consumo giornaliero del pane in un castello dell'Emilia nel se- 
colo SUI, per I. Giorgi — Gli antichi statuti del comune di Bologna intorno allo 
Studio, per A. Gaudenzi. Di pag. 158. . . . . . . . L. 2 50 

■^^- /• Contenuto del fascicolo: Sessione IV: Adunanze plenarie del 22, 2; e 24 novem- 
bre 1888 — Carmi medioevali inediti, per A. Gaudenzi (con un facsimile) — Benzo 
d'Alessandria e i cronisti milanesi del sec. xiv, per L. A. Ferrai. Di pag. 158. L. 5 50 

IN . o. Contenuto del fascicolo : Gli Statuti delle Società delle armi del popolo di Bologna, 
per A. Gaudenzi — ■ Ricerche abruzzesi : relazione di V. De Bartholomaeis. Di 
pag. 176 L. 3 SO 



N." Q. Contenuto del fascicolo: Preparazione del Codex diplomalicui Urbis Komae : re- 
lazione della K. Società roni.ma di storia patria — Bcntii Alcxandrini de Mediolano 
civitate opusculum ex chronico eiusdem cxccrptuin ( L. A. Ferrai) — I manoscritti 
e le fonti della '•■"'■''i '/e/ diacono Giovanni, per G. Monticelo. Di pag. 328 L. 5 — 

N.*^ H'. Contenuto itti /umico/o; Sessione V: Adunanze plenarie del 5 e 4 giugno 1890 

Jl pili .miico registro ufficiale degli statuti delle Arti veneziane sottoposte al 

nia"istrato della Giustizia Vecchia, per G. Monticolo — De pace veneta relatio, 
per li. Balzani — Nuovi manoscritti delle Consiitutioues Aegidianae, per B. Brandi 

ni un nuovo manoscritto della Historia Langohardorum di Paolo Diacono, per 

G. Calli^aris — Le cronache di Galvano Fiamma e le fonti della Galvagnaiia, per 

L. A. Ferrai — Notizie. Di pag. XL-132 L. 5 50 

ri .° II. Contenuto del fascicolo : Ricerche intorno iWAtionymus Valesianus li, per C. Ci- 
polla — Il De silu urbis Mediolanensis e la Chiesa ambrosiana nel secolo .x, per 
L. A. Ferrai. Di pag. 160 . L. 3 50 

N." 12. Contenuto del fascicolo: Documenti di storia medievale italiana. Bibliogiafìa 

degli anni 1885-91, per C. Merkel. Di pag. 164 L. 3 50 

In." 13' Contenuto del fascicolo: Sessione VI: Adunanze plenarie del 17 e 18 di- 
cembre 1892 — Di un compendio sconosciuto della Cronica di Giovanni Villani, 
per A. Tenneroni — Studi e ricerche per l'edizione dei capitolari antichissimi delle 
Arti veneziane (1219-1330), per G. Monticolo — Tre corredi milanesi del duattro- 
cento illustrati, per C. Merkel. Di pag. xxviii-184 L. 3 50 

JN . l^.- Contenuto del fascicolo: I Fonti di Landolfo seniore, per L. A. Ferrai — 
Monumenta Novaliciensia vetustiora: relazione al Presidente del R. Istituto Storico 
di C. Cipolla — Per una raccolta di Monumenta Mediolanensia antiquissima : relazione 
al Vicepresidente della Società storica Lombarda di L. A. Ferrai — Sulla cronologia 
delle opere dei dettatori bolognesi da Buoncompagno a Bene di Lucca, per A. Gau- 
denzi — Necrologia. Di pag. 176 . . . . . . . . L. 5 50 

■T' 15' Contenuto del fascicolo : Il castello di Q.uart nella Valle d'Aosta secondo un 
inventario inedito del 1557, per C. Merkel — Un secondo testo àtìV Assedio d'Ancona 
di Buoncompagno, per k. Gaudenzi — Necrologia. Di pag. 196 . . L. 4 — 

1\ . IO. Contenuto del fascicolo: Le Vitae pontificum Mediolanensiuin ed una Sylloge 
epigrafica del secolo x, per L. A. Ferrai — ÀI critico degli Analecta Bollandiana, 
per L. A. Ferrai — Documenti Terracinesi, per I. Giorgi — Studio sul Prochiron 
legum, per F. Brandileone — Notizia. Di pag. 128 . . . . . L. 2 50 

i> • l/* Contenuto del fascicolo : Lettere a stampa di L. A. Muratori, repertorio biblio- 
grafico, per A. G. Spinelli (Continua^, al N. ^). — Necrologie. Di pag. 60. L. i 50 

i>i . Io. Contenuto del fascicolo: Le più antiche carte diplomatiche del monastero di 
S. Giusto in Susa (1029-1212), per C. Cipolla (con un facsimile) — Un trattato 
inedito del secolo xv sulla tecnica dell'arte, per F. Malaguzzi Valeri. Di pag. 150. 3 — 

i\ . ly. Contenuto del fascicolo : Sessione VII: Adunanza plenaria del io luglio 1897 - 
Sessione VIII: Adunanza plenaria del 7 febbraio 1898 — Sulla storia del cognome 
a Bologna nel secolo xin. Saggio di uno studio comparativo sul nome di famiglia 
in Italia nel medio evo e nella età romana, per A. Gaudenzi — Necrologia. 
Di pag. XXV1-172 L. 4 — 



N. 
N. 



•^vJ. Contenuto del fascicolo: De magnalibus' urbis Mediolani Bonvesini de Rippa, 
per F. Novali. Di pag. 188 L. 4 — 

^l- Contenuto del fascicolo : Le Società delle Arti in Bologna nel secolo xiii, i 
loro statuti e le loro matricole, per A. Gaudenzi — Diplomi inediti dei secoli ix 
e X, per L. Schiaparelli. Di pag. 168 L. 3 50 



i\. ^2. Contenuto del fascicolo : Briciole di storia Novaliciense, per C. Cipolla — An- 
tichi documenti del monastero trevigiano dei Santi Pietro e Teonisto, per C. Ci- 
polla (con tre tavole) — 11 monastero di Nonantola, il ducato di Persicela e la 
chiesa di Bologna, per A. Gaudenzi. Di pag. 214 L. 



i\ . 22- Contenuto del faicicolo : Sessione IX: Adunanze plenarie del 28 e 29 gen- 
naio 1901 — 1 diplomi dei re d'Italia. Ricerche storico-diplomatiche. Parte I: I di- 
plomi di Berengario I, per L. Schiaparelli — Per una nuova edizione dell'Azario 
cronista novarese, lettera al Presidente della Società Lombarda di G. Riva — Ne- 
crologie. Di' pag. XSIV-184 . . , . . . . . . L. 4 — 

i\ . 2^.. Contenuto del fascicolo: Poesie minori riguardanti gli Scaligeri, per C. Ci- 
polla e F. Pellegrini — Necrologia — Notizie. Di pag. 210 . . h. 4 — 

^- 25. Contenuto del fascicolo: Sessione X: Adunanza {tenaria del 28 giugno 1903 — 
Reliquie d' arte della badia di S. Vincenzo al Volturno, per P. Toesca (con 8 ta- 
vole) — I necrologi e i libri affini della provincia romana nel medio evo, per 
P. Egidi — Sul periodo della legislazione pisana in Sardegna, per A. Solmi — Le 
miniature che illustrano il carme di Pietro da Eboli nel cod. 120 della biblioteca 
di Berna, per G. B. Siragusa. Di pag. xx-165 . . . . . . L. 5 — 

IN. 20. Contenuto del fascicolo: I diplomi dei re d'Italia. Ricerche storico-diploma- 
tiche. Parte II : I diplomi di Guido e di Lamberto, per L. Schiaparelli — Il poe- 
metto di Pietro de' Natali sulla pace di Venezia tra Alessandro III e Federico 
Barbarossa (con sei, tavole), per O. Zenatti — Necrologia. Di pag. 200 . L. 6 50 

i\. 27- Contenuto del fascicolo: L'archivio della cattedrale di Viterbo, per P. Egidi — 

Necrologia. Di pag. 586 . . . . . . . . . . L. io — 

1 \ . 2o. Contenuto del fascicolo : Norme per le pubblicazioni dell' Istituto Storico Ita- 
liano — Di un martirologio Amiatino scritto a Citeaux, per P. Egidi — Per l'edi- 
zione dei due primi gruppi dei Capitolari delle Arti Veneziane sottoposte alla Giustizia 
e poi alla Giustizia Vecchia dalle origini al .mcccxxx., per G. Monticolo — Atti 
del comune di Tivoli dell'anno 1389, per V. Federici — Le annotazioni di Werner 
Huber al Liber ad honorem Augusti di Pietro da Eboli, contenute nel cod. B . 59 
della biblioteca Civica di Berna, per G. B. Siragusa — L'obituario della chiesa di 
S. Spirito conservato nella biblioteca Capitolare di Benevento cod. n. 28, per 
C. A. Garufi. Di pag. xxiv-124 . . . . . . . . . L. 3 — 

•1^ • 29. Contenuto del fascicolo : a Annales Veronenses antiqui» pubblicati da un co- 
dice Sarzanese del secolo xiii, per C. Cipolla — L' archivio della cattedrale di 
Viterbo; Appendice, per P. Egidi — I diplomi dei re d'Italia. Ricerche storico- 
diplomatiche. Pirte ni: 1 diplomi di Lodovico III, per L. Schiaparelli — Ne- 
crologia. Di pag. 210 . . . . . . . ... . . L. 4 — 

i\ . jO. Contenuto del fascicolo : I diplomi dei re d'Italia. Ricerche storico-diplo- 
matiche. Parte IV : I. Un diploma inedito di Rodolfo II per la chiesa di Pavia. 
II. Alcune note sui diplomi originali di Rodolfo II, per L. Schiaparelli — Giunte, 
chiarimenti e correzioni all' edizione del Liber ad honorem Augusti di Pietro da 
Eboli, psr G. B. Siragusa — Ricerche e studi sulle carte longobarde. I: Le carte 
longobarde dell'archivio Capitolare di Piacenza, per L. Schiaparelli (con due ta- 
vole) — Le miniature del Chronicon Vulturnense (con due tavole), per A. Muiìoz — 
Sistema curtense, per S. Pivano. Di pag. 145 L. 5 — 

•'^ • 3 ^ • Contenuto del fascicolo : Un codice autografo di Leone Ostiense con due do- 
cumenti Veliterni del secolo xii (con due tavole), per P. Fedele — Tachigrafia 
sillabica nelle carte italiane (con cinque tavole), per L. Schiaparelli — I capitoli 
della confraternita di S. Maria di Naupactos (1048, 1060-1068) conscvati nella 
R. cappella Palatina di Palermo (con una tavola), per C. A. Garufi — Ferreto 
de' Ferreti e 1' episodio di Guido da Montefeltro, per C. Cipolla — Necrologia. 
Di pag. 107 L. 7 — 

i\ . 32. Contenuto del fascicolo : Sessione XI: Adunanze plenarie del 6 e 7 febbraio 
e del 12 maggio 1911 — SuU' autenticità delle opere di Alfano, arcivescovo di 
Salerno (1058-1085), per G. Falco — Il compendio della storia di Bologna di Gia- 
como Ronco, per L. Frati — Memoratoria, Chartae et Instrumenta divisa in Sicilia 
nei secoli xi a xv. Studi diplomatici (con tre tavole), per C. A. Garufi. Di 
pag. XXX11-128 L. 5 — 

■'■ ' 33* Contenuto del fascicolo : Sessione XII: Adunanze plenarie del 28 e 29 mag- 
gio 1912 — Tachigrafia sillabica nelle carte italiane, parte seconda (con sette tavole), 
per L. Schiaparelli — Formulari notarili inediti dell' età bizantina, per G. Ferrari. 
Di pagine xxviii-128. • . L. 9 — 



•^* 34' Contenuto del fascicolo : Sessione XIII: Adunanza plenaria del 27 maggio 1915 

Un documento CoinctAno del secolo decimo, per P. Egidi — I diplomi dei re 
d'Italia. Ricerche storico-diplomatiche. Parte V, I diplomi di Ugo e di Lotario, 
per L. Schiaparelli — Per la storia esterna del Liber r-raternitatls S. Spiriius et 
yia de Urbe (cod. Lancìsiano n. 528), per P. Egidi — Necrologie. 



N.o 



S. Marie in Saxia de Urbe (cod. Lancìsiano n. 528), per P. Egidi — Necrologi 

Di pag. xxti-266 . . L. 7 

35* Contenuto del fascicolo : La Curii arcivescovile e la Curia cittadina di Ra- 
venna dall' 850 al 1118 (Studio diplomatico preparatorio dell'edizione delle Carte 
Ravennati), per G. Buzzi — Necrologie. Di pag. 192 . . L <; 




ISTITUTO STORICO 



ITALIANO 



BuUettino 



DELL'ISTITUTO STORICO 



ITALIANO 



N.° 36. 




ROMA 



SEDE DELL' ISTITUTO 
PALAZZO DEI LINCEI, GIÀ CORSINI 

ALLA LUNGARA 



I 9 I 6 




Roma, Tipografia del Senato di G. Bardi. 



CONTENUTO DEL FASCICOLO 



Il monastero di Nonantola, il ducato di Persiceta e la Chiesa 

DI Bologna, per A. Gaudenzi pag. 7 



IL MONASTERO DI NONANTOLA 

IL DUCATO DI PERSICETA E LA CHIESA DI BOLOGNA 



AVVERTENZA 

I documenti che aggiungiamo allo scritto sul Monastero di 
Nonantola, il ducato di Persicela e la Chiesa di Bologna sono per 
la maggior parte stampati, ma per lo più così male, che è utile, 
se non necessario, ristamparli. Per tacere dei Monumenti Bolo- 
gnesi inseriti negli Annali del Savioli, i quali si sa quanto poco 
siano fedeli, anche nei Nonantolani editi dal Tiraboschi sulle copie 
fornitegli dalFAnsaloni, trovansi, come già osservammo, parole e 
frasi storpiate con danno del senso, nomi di luogo alterati ('), 
interi tratti omessi (^\ puntini là dove pur era possibile la lettura. 
E oltre a questo, della importantissima carta del 776, di cui la 
scrittura era in qualche parte svanita, il Tiraboschi trascurò la 
copia esistente nel codice Nonantolano, ora dell'Archivio di Stato 
di Modena ^^\ coli' aiuto della quale, ad esempio, leggiamo « ubi 

(i) Ad es. « Avertudico » per « Liveriatico » {Cod. dipi, Nonant. p. 19), 
una volta « Salionitec. » (a p. 18) e un'altra « Libomatico » (a p. 30) per 
« Lilioniticus » e « Lilionitico», e cosi via. 

(2) Nella donazione del 789 (a p. 30) l' inciso « legitimi domini et re- 
« ctores inveniantur facientes legaliter atque canonice quidquid utilitatis pre- 
«viderint»; nella falsa donazione di Orso (a p. 18) le parole «Persisita et 
« finibus pago Duliolo « &c. 

(3) Quello che noi appelliamo Estense Nonantolano e che il Tiraboschi, 
Star, di Nonant. pref. p. xv, dice aver già appartenuto al Cepelli. È un ms. 
cartaceo della fine del xvi o del principio del xvii secolo, rilegato in perga- 
mena, sul dorso del quale si legge con difficoltà : «Bolle dell'abbazia di 
«Nonantola e pertinenze, avute dalle scritture dell'eredità 



A. GAUDENZI 



« Vcridius forcstarius regis residebat » , là dove egli stampò « ubi 
« viridarium regis residebat » . 

Molto peggio fu riprodotto dal Savioli il più antico documento 
bolognese a noi pervenuto: quello dell' 851, ancora esistente nel- 
l'archivio Capitolare di Parma. Il Savioli lo tolse dal transunto 
delie carte di questo archivio fatto nel 1750, e dal quale anche 
l'Affò, nella sua Storia di Parma, trasse i suoi. Ma, verbigrazia, 
nell'originale si legge: «in iudicio residebat dominus Petrus epi- 
« scopus seu Petrus dux, Turisindo et Johannes dativi », e nel 
transunto, invece: «in iudicio residebat Petrus Pirci, Petrus Auri- 
« sindo, lohandatius » . Assai migliore fu, quindi, l'edizione, che 
di questa, come delle altre carte Parmensi del secolo ix, ci diede 
il Benassi: benché non sia priva di mende, giacché, «Petrus epi- 
« scopus » nella medesima appare come « Petrus » non più « Pirci » 
ma « Repirci )), e l'abbreviazione « fid. posuit » fu dal Benassi 
sciolta con «fidem» anziché con « fideiussorem posuit »('\ An- 
che dopo questa edizione, adunque, tornava utile la stampa, almeno 
di questa e dell'altra carta dell'anno 831. 

Dal n. IX in poi, i nostri documenti sono, in genere, falsifi- 
cazioni riprodotte da noi sugli originali, e son forniti di ampie note 
per modo da servir di controllo alle affermazioni del nostro ar- 
ticolo. E troppo facile, quando si fa un lavoro di sintesi, lasciarsi 
sfuggire qualche circostanza che può anche modificare i risultati 
della sintesi stessa: e quindi l'analisi completa dei documenti, sui 
quali il lavoro s'appoggia, é l'unica riprova possibile della ope- 
razione fatta. Nel fatto, poi, io ho dovuto in seguito a questo esame 
modificare opinioni espresse nel precedente articolo, e quello che 

«Cappellina l'anno 1645». Come segno vi fu posto un ritaglio di 

carta, dove è scritto : « In hoc libro scribenda erunt omnia nomina coniuga- 
«torum... incipiendo anno 1625 per me Aloysium de Capellina rectorem 
«ecclesie parochialis S. Petri de Rubbiaria». È dunque possibile, che la copia 
delie bolle e dei privilegi dell' abbazia fosse fatta per la chiesa, da essa di- 
pendente, di Rubbiara. Invece il codice, che dal Tiraboschi in poi si chiamò 
Romano Nonantolano, e che trovasi ancora a Nonantola, contiene una serie 
di copie di documenti e di atti stampati di diversi tempi, messi insieme per 
qualche processo sostenuto dall'abbazia stessa poco dopo l'anno 1635. 
(i) Cod. dipi. Parmense (Parma, 1910), I, 18. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



è più, opinioni espresse nel corso del presente lavoro. E per 
questo la pubblicazione di esso si è trascinata in lungo quattordici 
anni: giacché per un certo tempo io volevo gettare nel fuoco i primi 
fogli stampati. Ma dopo sperai che questi, anche stando davanti 
agli occhi del lettore quali mi uscirono faticosamente dalla penna, 
potessero servirgli a qualche cosa. Se non altro, essi sono il risul- 
tato di una ricerca onesta, nella quale ogni idea preconcetta, ogni 
sentimento di amor proprio cederono in ogni momento alla aspi- 
razione del vero. E i dubbi e le incertezze, che vennero a me, po- 
trebbero anche sopravvenire al lettore, il quale, avendo innanzi a 
sé diverse ipotesi, si troverà meglio in grado di adottarne od una 
o nessuna. 

Mia intenzione era di descrivere la genesi delle falsificazioni 
Nonantolane. Ma ogni falsificazione é un delitto, punito così oggi 
come in passato dalle leggio*); e se oggi é difficile il far la storia 
di un delitto, del quale ci manchino i testimoni, la difficoltà cresce 
a mille doppi quando il delitto fu commesso molte centinaia di 
anni or sono, e gli stessi ne furono autori e testimoni. Noi pos- 
siamo unicamente servirci di criteri logici: ma la logica nostra 
non sempre fu quella dei falsari. D'altra parte, troppi fatti noi 
ignoriamo, i quali dovremmo conoscere per stabilire in quale mo- 
mento la falsificazione fu più utile ai suoi autori. E perciò noi tro- 

(i) Molto opportunamente il Brunner conclude il suo articolo sulla falsa 
donazione di Costantino con queste parole : « Nelle opere storiche tedesche è 
« moda il giudicare molto blandamente le falsificazioni medioevali ... Ma 
« per formarsi una idea della valutazione morale, che il tempo passato facea 
« di un documento falso, la cosa più semplice è di rappresentarsi la pena che 
« un tribunale avrebbe dovuto pronunziare, se l'autore del Costituto di Costan- 
« tino fosse stato smascherato come falsario davanti ad esso. In Roma, se- 
ti condo una legge di Costantino del 320 (C. /. IX, 22), egli sarebbe incorso nella 
«pena di morte. Secondo il diritto longobardo e franco, gli sarebbe stata 
« tagliata la mano, a meno che, per lo scopo e il contenuto della falsificazione, 
«non fosse stato condannato a morte per infedeltà». E veramente quel Gio- 
vanni, che un diploma di Ottone III menziona come autore del Costituto, pel 
fatto di una alterazione del medesimo, fu soprannominato « dalle dita mozze » , 
perchè l'imperatore Lodovico II, a mio avviso, invece che dell'intera mano, lo 
privò delle dita che gli avean servito a consumare il falso. 



xo A. GAUDENZI 



viaino, ad esempio, che di una falsificazione la quale interessa, non 
solo Roma e l' Italia, ma tutto l' Occidente, come la supposta dona- 
zione di Costantino, non si sa ancora, dopo secoli di ricerche e 
di dispute, quando, perchè, come sia sorta. Figuriamoci che cosa 
accade, quando si tratta di un semplice monastero, del quale 
noi ignoriamo sopratutto le vicende economiche! Cosi oggi io 
credo che il grande diploma di Astolfo sia uscito dalla lite tra il 
monastero di Nonantola e il comune di Modena per la proprietà 
dell'acqua di Zena: ma non mi si ascriverà, _spero, a colpa di 
non essermene accorto prima. Io adunque esporrò qui le mie va- 
riazioni d'idee, senza fermarmi più a scusarle. 

Delle falsificazioni Nonantolane io ho fatto quattro gruppi prin- 
cipali. Il primo nacque, a parer mio, insieme coli' obbligo novel- 
lamente sancito da Ottone I del pagamento delle decime : il quale 
fu, in certo senso, la prima e forse sarà anche, dopo la legge italiana 
del 1887, l'ultima grande causa delle imposture ecclesiastiche. 
Ma al desiderio di non pagare le decime ai vescovi sulle terre del 
monastero si univa la necessità di fare un elenco completo delle 
terre stesse, dopo la soppressione dei loro titoli d'acquisto operata 
dai vescovi. Per altro a Nonantola la pianta del falso non aveva 
ancora allignato, e chi ve la portò fu un Bizantino, o almeno un 
abitante dell'Italia meridionale. Egli era una specie di professio- 
nista, il quale prima lavorò a Bologna pel vescovo Adalberto, e 
poi a Nonantola pel vescovo Guido, facendo gli stessi spropositi 
di ortografia, di grammatica, di lessicografia, di storia, e non cer- 
cando altro che guadagnare il pane colla minor fatica possibile. 

Io nel mio articolo avevo ingenuamente supposto che l' autore 
del falso placito di Rachi (n. vini), fosse stato semplicemente imi- 
tato da chi inventò le donazioni di Astolfo (n. x), di Orso chie- 
rico (n. xi), di Rotari e Mechi (n. xii). Ma poi, oltre al resto, 
il vedere gli stessi immaginari personaggi prendere successivamente 
corpo ed acquistare una personalità sempre più determinata, non 
mi lasciò dubbio sulla identità dell'uno e dell'altro. Così nel 
placito di Rachi figurano come semplici testimoni il duca Rotari 
e il duca Mechi, il quale ultimo è l' Elmichi, di cui a Ravenna era 
rimasta la memoria: a Nonantola essi diventano figli del magni- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



fico duca Sabìniano e donano al monastero le corti Sabiniana e 
Siconia. Allo stesso placito di Rachi assiste un duca «Warius», 
che col nome di « Warnix » e col titolo di « magnifico » appare 
come confinante di Rotari e Mechi; e io ho supposto che la forma 
primitiva del nome fosse «Wartus», che s' incontra in un docu- 
mento stampato dal Muratori (Ant. It. II, 245): ma ora temo che 
costui sia sempre lo stesso supposto personaggio che, proprio col 
nome di « Wartus », assiste alla donazione di Astolfo (a p. 57). 

Allo stesso falsario, poi, attribuisco il falso privilegio di Sergio, 
scritto da un « Eleo », che deve essere proprio quello stesso « Elio » 
che avea scritto la donazione di Astolfo, e non già, come supposi 
dapprima, un suo parente spirituale. Se cosi è, per altro, si vede 
che questo furfante sapeva variare molto abilmente il suo stile. 
E nel fatto se qui egli riuscì abbastanza chiaro, in altre sue pro- 
duzioni, ad es. nel falso diploma di Lotario stampato da noi a 
p. 194, seppe rendersi incomprensibile, con una astuzia comune ad 
altri suoi colleghi. 

Che poi i documenti da me stampati, insieme ai due diplomi 
Carolini riprodotti nei Mon. Germ. hist. coi nn. 312 e 313 fossero 
opera dello stesso falsario, lo ammise anche il Mùhlbacher (Dfp/. 
Carol. p. 470). Egli, per altro, credè che quello vivesse verso 
la metà del secolo xii: perchè nella bolla di Alessandro III del 1 166 
(Jaffé, n. 1 141 1) mancano le chiese « in Advena » e «in Mammi », 
che si trovano invece in quella di Celestino III del 1191 (Jaffé, 
n. 167 17), e che il nostro falsario inserì nella falsa donazione 
di Carlomagno a Nortperto. Ma l' essere omesso, in un atto di 
conferma dei possessi del monastero, un dato luogo non significa 
che al monastero esso non appartenesse o che il monastero non 
se ne attribuisse la proprietà; potendo la omissione esser nata da 
semplice dimenticanza, o da ragioni particolari che a noi sfuggono. 
E specialmente quando si trattava di chiese o di possedimenti im- 
maginari, spesso accadeva che in un dato momento essi si traessero 
da antiche falsificazioni, alle quali da gran tempo non si pensava. 
Così nelle bolle pontificie mai non sono confermate al monastero 
le chiese di S. Giorgio della corte Siconia, o di S. Niccolò della 
corte Sabiniana, menzionate dal nostro falsario nella donazione di 



,a A. GAUDENZI 



Rotari e Mechi. Esse sono invece ricordate nel Sinodo Nonan- 
toliino del De Angelis : e questo non significa, che la loro crea- 
zione risalga al secolo xvi o a quelli immediatamente antecedenti ('). 
Non si può dunque per una ragione di questo genere trasportare 
nel secolo xii queste falsificazioni di cui la struttura, lo stile, la 
lingua tradiscono l' ignoranza del secolo x, e sopratutto tradiscono 
una ignoranza completa dei luoghi a cui si riferiscono, ignoranza 
caratteristica del nostro Bizantino o Calabrese. 

Un secondo gruppo di falsificazioni è costituito dalla serie di 
bolle, che si chiude con quella di Adriano I, e che fu essenzial- 
zialmente opera di quell'abbate Giovanni, il quale venuto, forse 
ad istigazione del suo compatriotta, dalle Calabrie, introdusse nel 
monastero una certa cultura letteraria, e nello stesso tempo per- 
fezionò l'arte di falsificare. Certamente egli vi portò quella prov- 
vista di papiro, la quale servì a confezionare cosi le bolle pon- 
tificie come i diplomi di Astolfo. Su quelle nulla abbiamo da 
aggiungere o da mutare a quanto scrivemmo nel testo: se non che 
credemmo necessario a p. 322 riportare in nota la lettera scritta 
dal vescovo Leodoino all'abbate Teodorico non appena questi pro- 
dusse gli originali delle bolle pontificie del secolo ix. . La fiera in- 
dignazione in lui suscitata dalle medesime spiega come il suo suc- 
cessore Guido, non appena impadronitosi del monastero, sottrasse 
o bruciò quegli originali e le loro copie. Rimase soltanto nel 
monastero una copia, a lui sfuggita, della bolla di Stefano V, sulla 

(1) Per quanto si attiene a Val di Fabbrica, il Muhlbacher sembra tro- 
varne la più antica menzione nel falso diploma di Lodovico il Pio edito dal 
KhHR (A^ A. XXV, 2) e trascritto nel secolo xi. Ma l'altro genuino di Carlo 
il Grosso dell' 887 (Muhlbacher, Reg. n. 171 7; cf. Benassi, op. cit. p. 57) con- 
ferma a Guibodo e Volfgunda tutti i possedimenti che essi « in tota Romana 
«Ecclesia vel de monasterio Nonantulae acquisiverunt », e primo tra questi 
« Vadum Fabricae», che deve essere stato restituito al monastero dal vescovo 
Parmense Uberto, per ottenere 1' abbazia, quando lo stesso Uberto restituì al 
vescovo di Bologna il monastero di S. Stefano, da Carlo il Grosso confermato a 
Guibodo collo stesso diploma. Forse il nome originario di esso fu « waldum 
« Fabricae » (bosco della ferriera), che per una falsa etimologia produsse in 
italiano «Val di Fabbrica». È però da osservare che in altre denominazioni 
locali fu il latino vadum che generò l'italiano Vaì[]e\. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 1 3 

quale si costruirono tutte le altre false. Una di queste poi, co- 
piata e corretta, ed a noi fortunatamente conservata, servi di ori- 
ginale air ultima e più completa di tutte, cioè a quella di Adriano I. 
Ora io considero il ritrovamento di quella copia come il più for- 
tunato di quanti ne ho fatti a Nonantola: perchè per mezzo di 
essa noi entriamo in una delle maggiori officine di falsificazioni 
che siano esistite, e sorprendiamo i procedimenti estremamente 
semplici, che ivi si adopravano. 

Assai più difficile era stabilire la origine dei quattro diplomi in 
papiro di Astolfo, dei quali ci rimase soltanto il transunto del- 
l'anno 1279. Perchè se i medesimi furono incorporati nel grande 
diploma in pergamena di Astolfo, ignoriamo quali disposizioni del 
medesimo siano state tolte dall'uno e quali dall'altro o da più di 
essi, e quali siano state omesse. E perciò sulla cronologia di 
questi diplomi e degli altri due, ad essi collegati, di Berengario e 
di Lodovico III, io sono rimasto incerto ed esitante. 

Vedendo che alcune delle disposizioni loro sembravano con- 
trapporsi a quelle emanate da Corrado II nel 1026 a favore della 
chiesa di Modena, io ho cominciato col dire ^') che alcuni di essi 
eran sorti in quest'anno e gli altri erano stati allora rifatti. Ma poi 
lio pensato, che se anche il punto di partenza dei primi era il diploma 
Modenese dell' anno 1026, non per questo i Nonantolani doveano 
esser nati subito dopo. Difficilmente il monastero potea sperare 
che un diploma di Astolfo, portato in un placito, prevalesse ad 
uno di Corrado allora concesso. E d' altra parte restava incerto se 
unicamente contro il vescovo di Modena, o non anche contro la 
famiglia degli Attoni, le falsificazioni Nonantolane fossero dirette. 

E per di più mi colpiva la singolare disposizione di uno di 
essi che si dovessero dare al sovrano quaranta lucci, sia ch'egli si 
trovasse in Ravenna, sia in Pavia, sia in Mantova; la quale mi 
sembrava ispirata, più che altro, da circostanze momentanee e pas- 
seggere: perchè Ravenna e Pavia erano le due capitali del regno 
italico, Mantova no. Per altro nell'anno 1047 Enrico III passò 
la pasqua in Mantova, dove l'imperatrice partorì. Delle splendide 

(i) Cf. Bull Ist. Stor. It. n. 22, p. 170, e vedi qui in seguito p. 87 sgg. 



,4 A. GAUDENZI 



accoglicn/c ivi ricevute si conservò nella tradizione locale un lungo 
ricordo, il quale ispirò il racconto, dallo Steindorff(') ritenuto fan- 
tastico, di Doninone (Mori. Germ. hist., Script. XII, 371). Questo 
soggiorno dovea naturalmente essere stato annunziato, quando 
Enrico III discese in Italia, giacché il parto dell' imperatrice era 
allora già un fatto previsto. Io ho dunque supposto che nel 1046 
il monastero, sperando di ottenere per mezzo del marchese Bo- 
nifacio e per intercessione della consorte sua Beatrice la conferma 
dei vecchi privilegi, cominciasse ad elaborarli in questa forma, 
E nel flitto si ha la notizia di una conferma concessione di pri- 
vilegi al medesimo fatta da un Enrico, il quale dev' essere il terzo 
di questo nome. A p. 181 quindi io ho trasportato di vent'anni 
avanti la redazione dei quattro falsi diplomi in papiro: tanto più 
che il monastero otteneva, nel 1049, da Leone IX, per preghiera 
della contessa Beatrice, la conferma della falsa bolla di Adriano I. 
Ma, come si vede, ci tocca qui di camminare a tastoni, urtando ora 
contro un inciampo, ora contro un altro : giacché la questione si 
intreccia con quella delle origini della Vita di san Geminiano, di 
cui altrove ci occuperemo. 

Nel mio primo articolo poi (a p. 170) io avevo supposto che il 
grande diploma di Astolfo fosse nato nel secolo xi, e fosse stato 
preceduto dal corrispondente di Desiderio. Ora ho cambiato in- 
teramente d'avviso: e per non essere né l'uno né l'altro indicati 
nel transunto del 1279, ho ritenuto che fossero entrambi poste- 
riori a quel transunto. D'altra parte ho visto che una serie in- 
teramente nuova di falsificazioni era cominciata nel monastero, 
costretto a difendersi sia contro le pretese del comune di Bologna 
affermate nel falso privilegio di Teodosio, sia contro quelle del co- 
mune di Modena, sancite in gran parte dal lodo del 1262. E il 
diploma di Ottone IV, sin qui preso per vero da tutti, io ritengo 
fabbricato proprio in occasione della lite terminata con quel lodo. 
Per effetto del quale il monastero stesso, spogliato dal comune di 
Modena di ogni giurisdizione temporale e diventato un semplice 
proprietario di terre e di diritti d' acque, sentì il bisogno di difen- 



(l) Heinrich III, I, 332. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 15 

dere almeno queste terre e questi diritti di fronte al comune stesso, 
come anche di fronte al vescovo di Bologna. Sorse allora il grande 
diploma di Astolfo, inserito nei due di Berengario e di Lodo- 
vico III, raffazzonamenti delle falsificazioni del secolo xi. Comune 
a tutti e quattro è la enorme lunghezza, determinata da ciò che essi 
doveano costituire una specie di certificato catastale unico dei pos- 
sedimenti, allora minacciati, del monastero. Io credei, ciò non 
ostante, necessario di stamparli per intero, anche perchè il lettore 
avesse tutti gli elementi necessari per determinarne la età. 

Finalmente nella prefazione alla Vita di Adriano, io ho variato 
leggermente gli anni, nei quali e la Vita stessa e l'altra d'An- 
selmo mi sembravan sorte. Questo non mi sarebbe accaduto, se 
io non avessi preteso di determinare e precisare troppo ciò che 
era difficile o impossibile da determinare e da precisare : ma a me 
sembrava più utile, per una ulteriore ricerca, il partire da un punto 
fisso anziché mobile. Nel fatto, per altro, avrei dovuto conten- 
tarmi delle affermazioni seguenti, le quali, se vere, avrebbero sem- 
pre una certa importanza. 

A Nonantola si cominciò a falsificare in grande verso la fine 
del secolo x, sopratutto per la necessità di rifare i documenti ru- 
bati o distrutti da Guido, vescovo di Modena, al quale Ottone I 
avea concessa l'abbazia. E si continuò a falsificare fin verso la 
metà del secolo xi, quando ormai la serie dei diplomi regi e delle 
bolle pontificie, e quella delle agiografie locali furono compiute. I 
diplomi falsi, per la perdita degli antichi originali, furono costruiti 
su vaghi ricordi, su imperfette notizie, su miseri avanzi dei veri, 
e perciò anche nella prima loro forma scarsa luce essi getterebbero 
sulla storia del monastero. Ma alterati e fusi nel dugento in un 
solo amalgama, a noi conservato in forme diverse dal diploma di 
Ottone IV e dagli altri di Berengario, di Lodovico e di Astolfo, 
essi presentano una serie di questioni, o piuttosto d'indovinelli, 
insolubili o quasi. Invece le Vite dei santi locali, scritte in base ad 
una suppellettile, pressoché intatta, di antichi codici, contengono 
ancora materiali storici preziosi. Quella di Adriano I, ad esempio, 
ci conservò la più antica redazione, a noi giunta, di certe parti 
del Liber diurnus, già contenuta in un codice della biblioteca di 



i6 A. GAUDENZI 



viaggio di Adriano III, predata, come ben vide il Giorgi, dai monaci 
ncir885. 

Questa sola circostanza ci obbligava a pubblicare la Vita stessa, 
indipendentemente dalla sua connessione con le altre falsificazioni 
nonantolane. E da questa pubblicazione apparirà come il codice del 
Libcr diurnns onde essa fu tratta, non è, come credè il Sickel, 
quello scritto in minuscola, conservato oggi nell'archivio Vati- 
cano, ma un altro più antico e di scrittura longobarda. 

Di qui la opportunità di una prima appendice sulla biblioteca 
di viaggio di Adriano III: alla quale appartenne anche un codice 
Sessoriano alterato a Nonantola quando sorse la Vita, e quindi 
connesso al nostro argomento. Questo codice, per altro, scritto 
anch'esso in caratteri longobardi nella curia Romana l'anno 768, 
e quindi unico per la sua età e per la sua patria, paragonato ad 
un modenese contemporaneo, scritto in caratteri unciali e suo 
compagno di viaggio a Nonantola, ci rivelò una ignota serie di 
falsificazioni romane, delle quali discorremmo in questa appendice, 
anche perche mostrava come la pianta del falso avesse allignato, 
prima che a Nonantola, a Roma, sempre per merito dei Bizantini. 

A questa storia si riannodava la sostituzione della scrittura 
minuscola alla longobarda, che ci forni materia per una seconda 
appendice. La scrittura minuscola nata, secondo la opinione domi- 
nante, nella scuola palatina di Carlomagno, si affermò, invece, 
nella romana dei cantori, probabilmente sotto l'influenza bizantina, 
per opera di Adriano I. Ed anche di questa scuola, dalla quale 
discese la ravennate e quindi la bolognese, e dalla quale usci tutta 
la cultura occidentale del primo medio evo; ed in ispecie dei rap- 
porti suoi con la costantinopolitana ; noi discorremmo in questa 
seconda appendice per correggere e completare le idee correnti su 
di essa, ed in ispecie la interpretazione del ritmo della scuola, il 
quale mostra come da essa uscì il più antico calendario scolastico. 

La terza appendice, che illustra il punto fondamentale del nostro 
articolo, ancora oscuro nella odierna storiograiia, cioè l'unione 
dell'Esarcato al regno d'Italia sotto il successore di Adriano III, 
avrebbe forse dovuto precedere le altre due a causa dell' argomento 
suo; ma per ragioni cronologiche noi la posponemmo alle medesime. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 17 



L 

Anno 772. 

Vendita di terre fatta da Giovanni, duca di Persiceta, ad An- 
selberga, figlia del re Desiderio e badessa del monastero di 
S. Salvatore di Brescia. 

Copia del sec. xii esistente nell'Arch. di Stato di Reggio, tra le carte del monastero di S. Pro- 
spero, mutila nel margine destro. 

Muratori, Antiq. Ital. I, Ji ; Tiraboschi, Mem. Modenesi, I, C od. dipi, iii ; Savioli, 
Ann. Bolognesi, I, 2, 13; Trova, n. dccccixiii. 

Bethmann und Holder Egger, Langob, Reg. n. 486. 

In nonnine domini Dei salvatoris nostri lesu Chrlsti. regnantibus domno 
Desiderio et Adhelchis excellentissimis regibus, anno pietatis (0 regni eorum 
in Dei nomine sexto decimo et tercio decimo, primo mense iulio, indicione 
decima, feliciter. scripsi ego Stephanus notarius rogatus et petitus ab lohanne 
in Dei nomine duce, ipso presente, adstante michique dictante ; quique fatetur 
se inite bone fidei viro optimo et legibus sub dupl[e stip.] bone condicioni- 
bus, sed et regi quoque infrascripte meliorate (2), que tu ex ratione habitu di- 
straxiss[e...J et distraxi, vendidisse et vendidit ego suprascriptus lohannes in 
Dei nomine dux a presenti die vobis dom[ne] Anselperge in Dei nomine ab- 
batiss? vel cuncta congregationis in monasterio Domini Salvatoris sito infra 
muros civi[tatis] Brixie, idest in fundoras seu casalias qui reiace trans Mucia, 
qui nobis per dono et precepto a regia po[testate] concessa sunt, ad pertica 
legitima de pedes duodecim plenarios, et mensura completa ad ratione 
facta iu[ges] (3) duodecentos infra Redduto (») in territorio Motinense; ubi 

(a) u corretto su a 

(i) A questa formula, che deve essere sorta anch'essa nell' esarcato, per 
influenza bizantina, corrisponde quella della carta romana del 767 (cf. Ma- 
rini, Papiri, p. 289, n. 16) « anno tranquillitatis postconsulatus eius ». 

(2) Tutto il passo è corrotto : forse nell' originale era andato perduto 
qualche rigo. In ogni modo invece di « viro » deve leggersi « iure », di « regi », 
« rei » (« r?i »), di « tu » « constat », di « habitu », « habita » ; e fors' anche 
invece di « bone » <f [rojbore » (cf. il papiro cix, a p. 181, n.28, nel M.\rint). 

(3) Nelle carte del territorio Persicetano regolarmente troviamo « iuge», 
o altra forma simile, per « iugeirum ». Forse nel dialetto, la r di « iugerum » 
era andata perduta, e invece di « zùzer », si diceva « zùz » ; ovvero al concetto 
del « iugero » si era sostituito quello più familiare del «giogo», e da un 



i8 A. GAUDENZI 



Inter adfines ab uno Intere da oriente Muc[ia] percurrente, et ab alio latere 
da meridie monasterium Domini Salvatoris sito in Leonis habente, seu [et a] 
lercio latere da occidente monasterium Sanctorum Apostolorum et Sancti Sil- 
vestri habente, atque a quarto latere ab occaso (0 lim[ite] Polito (2); qui nunc 
sunt et si quis alii adfines sunt vel ab origine fuerunt, quotquot et poplicis (») 
finibus,terminibus, campis, pra[tis], pascuis, silvis, salectis, sationalibus (•>), rivis, 
fontibus, aquis perhennis, vel omnibus infra se habente ; et infra suprascripta 
coerentia vendimus vobis suprascriptos duodecentosC":) iuges: precio autem pla- 
citum et definitum, sicut inter nos convenit, in auro solidos duodecentos. et 
repromitto me ego suprascriptos Johannes dux una cum meis filiis et heredibus 
vobis domne Anselsperge abbatìsse vel cuncta congregatione monasterii Do- 
mini Salvatoris sito infra civitate Brixia infra easdem coerentia suprascriptos 
duodecentos iuges ab omniquemque homine defensare: et si defendere mi- 
nime potuero, promitto me vobis componere suprascriptos duodecentos iuges 
talis et alios talis, una quoque inibi a vobis ?dificavit aut melioratione fuerit 
in duplo. 

Acto in curte mea in Aquario Cs), Monte Belilo, territorio Bononiense, sub 
die, regura et indictione suprascripta, feliciter. 

(a) Scritto popis (b) Scritto rationalibus (e) Scritto duocentos, come sotto. 

plurale volgare « iugi » era sorto il singolare « ìuge » : per cui troviamo più 
lardi una possessione del vescovado di Bologna, in latino detta « lugera epi- 
«scopatus», appellata volgarmente «Li zuzi». 

(i) Se non c'è errore di copia, qui « occasus » indica il settentrione. 

(2) Quando il territorio, posto fra 1' Idice e V Enza, fu assegnato ai 
coloni romani, esso fu, secondo l'uso solito, diviso in quadrati di m. 710 
circa, racchiudenti dugento iugeri ovvero una centuria, separati gli uni dagli 
altri mediante strade diritte appellate « limiti », nome che passò anche alle 
fosse limitanee che spesso ne tennero o ne presero il luogo. Queste strade, 

fosse, sono naturalmente parallele due a due, e hanno in questa zona, nella 
direzione da sud a nord, una inclinazione di ventidue gradi circa sulla meridiana. 

1 limiti, nelle carte Nonantolane, sono generalmente indicati, ora con un 
nome proprio ed ora senza, come confini dei fondi. E anche la estensione 
di questi fa presumere la durata delle antiche divisioni ; nel caso nostro, ad 
esempio, si vendono sei centurie. E siccome il territorio di Reddù, dove esse 
trovansi, confina ancora ad oriente colla Muzza pel tratto che dal ponte del 
Galletto per il ponte del Losco va al ponte del Torrazzuolo, il limite Polito 
potrebbe essere oggi rappresentato dal confine meridionale della partecipanza 
di Nonantola lungo il quale corse già la Zena. 

(j) Forse questa corte era posta dove ora è la <t Braia », che riproduce 
la denominazione di quella « braida in Aquario » menzionata più sotto nel 
documento del 789 ; e precisamente sulla destra della Samoggia, dove toc- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 19 

►J< lohannes in Dei nomine dux in liane cartula vendicionis a me facta, 
sicut superius legitur, manu mea propria subscrips[i]. 

ì^ Signa manus Antelmoni, Germano, Theoderoni castaldius (0 testis (0. 

>^ Stephanus notarius, scriptor istius cartul? vendicionis, post roborata a 
testibus, tradita ea, compievi et dedi. 

II. 

Anno 776. 

Donazione di beni fatta al monastero di Nonantola da Gio- 
vanni duca di Persicata. 

Esemplare del secolo xii contenuto nell'archivio dell'abbazia [A]; copia di esso [B] conte- 
nuta nel codice Estense Nonantolano a e. 71 a ; coll'aiuto della quale si lessero per lo più le parole 
poste tra parentesi quadre. 

Muratori, Antiq. Ital. II, 197; Savioli, op. cit I, 2, 14; Tiraboschi, Cod. Nonant. p. 21 ; 
Fantuzzi, Monum. Ravenn. IV, 1 56. 

In nomine domini Dei salvatoris nostri lesu Christi. regnante domno 
nostro Karolo serenissimo rege, anno secundo, die sexto mensis marcii, in- 
dictione quartadecima, in oc (2) sancto et venerabili monasterio Sanctorum 
Apostolorum et Christi confessoris Silvestri, situ Nonantula, pago Perseceta 

(a) Corretto da castoldius 

cansi tra loro i comuni di Razzano, Monteveglio e Crespellano. Si trova 
sulla via che fu chiamata Claudiola, e Petrosa: e secondo la congettura del 
Savioli (Annali, I, i, 56) potrebbe esser stato lì il castello di OlxouPàata dove 
venne, come narra Zozimo, nel 408 Alarico, quando andando da Cremona a 
Roma, giunto a Modena, abbandonata 1' Emilia, dovè prender la strada dei 
colli. Le parole dello scrittore (V, 36, ed. Mendelssohn, p. 264) sono que- 
ste: £1? TÒ TTsoati) irpoìXSò)'* 'Ay.uXT,iav izoLoa.riiyj.i icaì rà? I^r; tauTiri iróXst? Iirs- 
X£iva Tou 'H_3tòa'/ou -irsTay.sù xaiy-sva; (tp'n;-'-' òà Ks^^jtopSiav y.ai "A\^^'lo•^ xaì Ittc 
TauTYì Kp£p.(i)NaN), )cat ircpaitoSàt? tsm ivoTay.òv, óJctte Iv •na^-n^ùon iro>.£y.ióu u.nòsNÒ; 
àiravT^^aavTo;, £Ì; ti t^? Bovoj-via; ópaTTvipto-* -^Xsev s x.aXouai"* Oixoupapta'». InteO- 
3£v AlaiXta-j ótTraaav iTapau.£i(}(a; y-at xa-raXiTrùv tviv '^Pi^z-na.'i et; 'Aptu.Ti'^O"* à«pi- 
>t£T5. Il Mendelssohn si meraviglia, che il re non passasse per Padova, Este 
ed Osliglia : ma questa strada doveva essere difesa dai Romani. 

(i) Probabilmente questi fu il gastaldo di Monteveglio. Il nome di 
« Teoderone » è la forma longobarda di « Teodoro ». 

(2) La carta ha « dno »: ma il d, maiuscolo, è incerto, e potrebbe anche 
essere la riproduzione d'un i. Fin qui si lesse e si stampo «domino », che 
non mi pare aver senso. Secondo l' uso solito avrebbe dovuto qui annun- 
ziarsi, in dativo, il monastero destinatario della epistola di donazione: ma 
poiché allora di questo atto non sarebbe stato indicate, contro l'uso anche 



20 A. GAUDENZI 



territorio Motlnensc, [in quo Domino projtegcntc vir beatissimiis Anselmus 
abbas preesse vitletur. nos quidem lohannes illustris dux et Ursa sorore mca 
anelila Christi, filius ac filia Ursoni ducis bone memorie, presentes presenti- 
bus, salutarius (") nichil esse credimus, nichilque iilustrius humanum possit 
l'cnus boni aliquid promereri, quara, ut primitus promissa (b), vota solvere, 
quod antea (<:;, fragilitatis nostre memores, incommoda per quod totus pene pa- 
litur mundus de repentitiis casibus fonasse preveniamus, ea que nos ipsi [de- 
tinemus W vestro cupimus offerre] oracolo, qua de re nos qui supra lohannes 
dux et Ursa soror mea humilis ancilla Christi, providentia Dei, [prono] animo 
et spontanea nostra bona voluntate, nullo [nos] penitus cogente aut suadente 
vel vim inferente, sed nostra proprie deliberagionis [arbitrio], ad luminaria vel 
usum serviencium predicti monasterii se[u ut] (e) stipendia pauperum debeant 
ministrare, a presenti die donamus, tradimus, mancipanius ac cedimus et in iura 
suprascripti monasterii trans[cribimus in futuro pos]sidendum aliquid ex 
rebus nostris. idest in casale SocioloCO, pago Montebelio, oliveto circumdato, 
quod nobis obvenit per dono et precepto a [regia potestate.] et donamus 
curtem nostra PerituloC*) in integrum, et curtem nostra Solustra(3), omnia in 
integrum, et casas massaricìas ab eadem curte pertine[ntes; c]um ter[ris et vi]- 
neis et silvis et terram nostram simul tenentibus, silicet campo Vitali, et 

(a) A salutis B salubrius (b) B promisit (e) A 2^ aiia (d) In A legione 
incerta. B det animi (e) B in 

più costante, il luogo dove fu compiuto ; io credo che questa ultima designa- 
zione abbia potuto qui, come altrove, essere sostituita all'altra. Cosi la do- 
nazione fatta da Gisulfo all'arcivescovo di Ravenna nell' 855 (Savioli, op. cit. 
doc. xi) comincia: « Aput ecclesia Sancti Apolenaris ». 

(i) Questo casale, detto anche « Sociori », e quindi forse identico al 
fondo « Sociorum » che secondo la bolla del 1074 (Savioli, op. cit. I, 2, 118) 
il vescovo di Bologna possedeva non lungi da Zola, diede origine al nome 
di « Stiore » (col solito mutamento dialettale di se' in stj); luogo posto alla 
destra della Samoggia, presso «Oliveto»; che ricorda ancora 1' « oliveto » 
nominato in questa carta, ma diventò poi, per la costruzione di un castello, 
un comune a sé. 

(2) Forse identico col fondo « Petriculo », anch'esso indicato nella bolla 
del 1074, e che sembra posto sulla destra del Sillaro. 

(j) Il Tiraboschi legge «Lolustra», come il Savioli, che p^rò corregge 
r errore nell' indice. Questo nome, cambiato poi in Sellustra, resta ancora 
a un fiumicello posto tra il Sillaro e il Santerno, e ad una pieve posta presso 
di esso al disotto della via Emilia. Campo Vitale, Grazonitica e Ronco 
erano in quelle vicinanze: essendo essi indicati in un istrumento del 1072 
rogato a Varignana (Cod. dipi. Nonanl. p. 206), al settentrione della « Strada 
« pubblica », nel pago di Montecellere. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



Grazonitica, et Runco usque Silva malore, que vocatur Braiolam, quam 
devicimus ego et genitor meus per placito Papia: cuius lateribus sunt a le- 
vante rio qui currit sub ponte Floriano usque Silvam maiorem, a meridie 
strata publica, a tramuntante Rio Russo usque Silva malore, et de subto 
eadem silvaCO; et sexta porcione de silva Braiola, et corte una In Li- 
gnano (2), et massarlcias quinque prope castro Gissaro, quod dicitur Britu (3). 
donamus edam curtem nostrani [in Melitulo] (4) et casas massarlcias ad eadem 
curtem pertinentes cum terris, vineis et silvis, omnia in integrum. et cur- 
tem nostram in Petronis (5) cum sua pertlnencla, omnia in integrum, seu et 
curte nostra in Faniano (6) cum sua pertlnencla, omnia in integrum, seu et 

(i) Questi confini racchiudono le tre terre precedentemente indicate e 
si possono in parte ancora riconoscere: poiché il Rio Rosso scorre anche 
oggi tra il Sillaro e la Sellustra; la strada pubbHca è il tratto della via Emilia 
compreso tra esso e il torrente Gaiana, che deve essere quello che passa 
sotto il ponte Floriano (ponte del Diavolo): e la Selva maggiore è forse 
quella di Medicina, che già dovette estendersi fino al Sillaro. 

(2) « Lignano », dal Calimdri (op. cit. Ili, 121) identificato con Liano, nel 
comune di Castel S. Pietro, sembra essere il luogo dove sorse poi il « castro 
« Lignano » ricordato nel diploma di Ottone IV del 1209 (Sa violi, op. cit. 
doc. ccCLXXXVi) e chiamato altrove « castrum Liglani » (Theiner, Cod dipi. 
S. Sedis, n. 526); e col « commune Lignani » (Sorbelli, Giovanni Visconti, 
p. 505) appartenente al vicariato di Castel S. Pietro. 

(3) « Britu » fu da tutti Identificato coli' odierno Castel dei Brittl per la 
vaga somiglianza del nome di questo con quello, che qualora si fosse conser- 
vato, avrebbe suonato invece « Britto » o « Bretto ». Io invece, non esclu- 
dendo che sulla 1 nel documento si trovasse il segno di abbreviazione della n, 
e che in ogni modo questo fosse nell'originale, leggerei volentieri « Brintu »; 
e penserei a « Brento », donato da Astolfo al duca Orso, e passato più tardi, 
come tanti altri possessi Nonantolani, al vescovo di Bologna. In ogni modo, 
osservo come nel falso diploma di Enrico HI a favore dei canonici di Bo- 
logna (Savioli, op. cit. doc. Lv) parlasi di un passo della Savena, posto nel 
« territorio Britense », che non può essere quello di Castel dei Britti, da cui 
la Savena è separata da due valli; ma solo quello di « Brento » che da questa 
denominazione appare essersi chiamato in origine « Brlto ». 

(4) Probabilmente Melda, dove vennero in luce notevoli avanzi di co- 
struzioni romane e bizantine (Atti della Dep. di st. patr. per le Provincie Mo- 
denesi, ser. IV, IX, 283 sgg.). 

(5) Nel documenti posteriori, per quanto risulta, non ne appare più 
traccia. Il Tiraboschl congettura, ma senza fondamento, che si tratti di 
« Petrosa ». 

(6) Non già Panano, come credè il Tiraboschl, ma Fagnano, che fu 
poi la patria di Onorio IL 



22 A. GAUDENZI 

f- 



curte nostra que est posita in Tortiliano (0 cum casas massaricìas, cum terris 
et vineis et silvis ad ea curte pertinentes, omnia in integrum. similiter do- 
namus curte nostra que est posita in Casale, in loco Castilione, qui alio no- 
mine VerJeta vocaturC*): co quod [Vcridius forestarius] regis ibi residebat, 
proideo appellata est Verdeta : cum casas massaricias et aldiaricias, cum 
terris, vineis et silvis cum omnia et ex omnibus ad eadem curte pertinentes in 
integrum, quem bone memorie et genitori nostro Ursoni duci obvenit per 
donum serenissimi Aistulfi regis (>). tradimus atque donamus vobis curtem 
nostrani que est posita in Aquario cum casas massaricias et aldiaricias, 
cum terris, vineis et silvis ad eadem curte pertinente, omnia in integrum. 
a presenti die hec omnia suprascripta, sicut superius legitur, donamus, con- 
firmamus, atque offerimus in predicto monasterio Beatissimorum omnium 
Apostoloriim et Christi confessoris Silvestri, seu tibi domno Anselmo abbati 
vestrisque succcssoribus possidendum in perpetuum, vel disponendum seu or- 
dinandum, sicut vobis melius visum fuerit. [hec omnia suprascripta tibi] 
damus et offerimus prò remedio anime genitori nostro domno Ursoni duci 
et domne Ariflada genitrice nostra ; seu prò remedio animarum [nostrarum 
vel] parentum nostrorum tradimus et offerimus omnia suprascripta a presenti 
die, sicut superius legitur, cum casis, terris, vineis et campis, pratis, pascuis, 
silvis, salectis, sacionalibus seu astallariis, rivis, fontibus, rupinis, aquis aqua- 
rumque decursibus, limitibus, omnia et ex omnibus, quantascumque ad ipsas 

(i) Tortigliano diede il nomea una antica chiesa di S. Maria, che ora 
dicesi S. Maria della Rotonda, e sorge presso Vignola su un poggio, da cui scende 
un affluente del Rio Secco, affluente detto anche oggi Rio di Tortigliano. 

(2) Verdeta appellasi ancora una non piccola estensione di territorio, co- 
perta fin quasi ai giorni nostri da una selva, e posta sulla destra del Panaro tra 
Guiglia, Serravalle e Savignano: in dialetto essa chiamasi « Verdaiga » (Verde- 
tica). È attraversata da un rio, chiamato anche oggi di Castiglione, sulla 
sinistra del quale appaiono avanzi di costruzioni romane. La spiegazione 
etimologica della parola è conforme alle idee dei tempi: e altre simili se ne 
trovano nel catalogo delle provincie d' Italia riportato da Paolo Diacono 
{Script, rer. Langoh. et Ital. p. 82 sgg.). Il nome di « Veridius », probabil- 
mente coU'accento sul secondo i , come Peredéo, trova un riscontro in quello 
di « Viredeo duco » nel falso diploma di Astolfo stampato più sotto. 

(3) E dubbio se ciò avvenisse per mezzo del precetto ricordato nel Bui- 
iettino n. 22 a p. 115: il quale accenna solo a cinquanta iugeri di terra «in 
« loco Casale qui vocatur Castellione, ac in loco Verdeta »; mentre la corte 
fornita di case massaricie ed aldiaricie, a cui qui si accenna, doveva con- 
tenerne di più. La donazione potrebbe per altro essere stata più tardi com- 
pletata: e ad ogni modo la indicazione inesatta dei luoghi deve essere qui 
stata presa dalla falsa donazione del duca Orso. 



IL MONASTERO DI NPNANTOLA ECC. 23 

supradictas curtes pertinent mobiles et inmobiles seseque moventibus, [ut] 
omnia et ex omnibus a presenti die sint in suprascripto monasterio, sicut 
superius legitur, usque in perpetuum. anteponimus res illa, que iam prò 
anima nostra donavimus in monasterio Sancti Benedicti [quem in Adili](0 
domnus et genitor noster bone memorie Ursus dux a fundamento construxit, 
nam alias omnia suprascriptas res et curtes cum omnibus pertinenciis, sicut 
superius legitur, a presenti die in prefato monasterio vestro vel eisdem ser- 
vientibus tradimus potestati possidendi vel ordinandi W qualiter vobis vel 
successoribus vestris placuerit. que prona et bona voluntate conscripsimus 
ad ius dominiumque [prefati monasterii illibata] permaneat, et nec a nobis 
seu a quemquam heredum nostrorum, aut subposita, ficticia, procuratorisve 
persona alterius contra venturi esse promittimus per omnipotentem Deum 
et inseparabilem sanctam Trinitatem. quod si quis heredum proheredumque 
nostrorum vel quisquam extraneus de ac re mo[vere] W aut causare tenta- 
verit aut aliquando questione [facere] W, eterni principis incurrat iudicium et in- 
rumpere hanc nostram donacionem nuUatenus possit, penaque persolvent le- 
gibus statata, manentibus nihilominus que superius continentur vel adscripta 
leguntur. et nec nobis liceat [ullo tempore] noUe quod volumus, sed [quod](<i) 
semel a nobis factum vel conscriptum est inviolabiliter conservare promitti- 
mus. quam oblacionis nostre paginam a presenti die, omnem vim, metum 
et circumscriptione cessante Stephano notario totum (0 rogatarioque nostro 
scribere rogavimus, in [qua et manus] nostre proprie conscripsimus, testibus- 
que a nobis rogatis obtulimus roborandam, eorumque presentia eam in ma- 
nibus domni Anselmi abbatis tra[davimus hac] (f ) sub die mensis marcii et 
indictione suprascripta, feliciter. 

Ego lohannes in Dei nomine dux in hac donacione a me facta, in mo- 
nasterio tradita, postulata prò remedio anime mee, et sicut superius legitur 
manu mea subscripsi. 

Ego anelila Christi Ursa indigna in hac donatione a me facta in supra- 
scripto monasterio, sicut superius legitur, manu mea propria subscripsi. 

(a) B disponendi (b) Scil. molestare (e) A B om. facere (d) A B otti, quod 
(e) Così AB (i) B tibi davimus 

(i) A questo monastero si riferiscono due documenti del regesto di 
Pietro Diacono, stampati già dal Tir.^boschi {Star, di Nonant. pp. 446-448): 
uno contiene la donazione di una terra posta « in fundo qui vocatur Casale, 
« comitatu Mutinense, in Adile » fatta da Adelberto nel 991 : 1' altro è la me- 
moria dei possessi Cassinesi nel territorio Modenese, ordinata in questo tempo 
da Giovanni, preposto del monastero di S. Benedetto, « quod situm est 
« in territorio Mutinensi, pago Persiceta intra fines fluvii Fusculi et limitis 
« Malmenaci », monastero che dal contesto appare esser proprio quello di 
Adile. 



24 A. GAUDENZI 



Maurus filius Benenati de Panicalc (0 in hac donacione facta a lohanne 
duce et ad Ursa germana eius in suprascripto monasterio, sicut superius le- 
yitur, ad eosdem testes subscripsit. 

»J< Signo manus Carolo de Postumiano (2) teste. 

>J< Signo manus Dominìco [de Cijrioni teste. 

Stephanus notarius, scriptor huius cartule donacionis seu offersionis, post 
roborata a testibus compievi et dedi. 

Ego GratianusC?) Dei gratia sacri palati! notarius obtenticum huius car- 
tule vidi, et quod inibi continebatur scripsi, nec plus nec minus, preter litte- 
rarum differenti as. 

III. 
Anno 789. 

Conferma della donazione precedente, e nuova donazione 
fatta da Orso monaco, figlio del duca Giovanni. 

Copia del secolo xi, esistente nell'archivio dell'abbazia. 

Savioli, op. e voi. cit. p. 20; Tiraboschi, Cod. dipi. Nonant. p. 28; Fantuzzi, Monum. 
Ravtnn. IV, 159. 

(i) Panigale era posto al di sopra dell'odierno Borgo Panigale. Se esso 
apparteneva, come è verosimile, al ducato di Persicela, questo giungeva fino 
al Reno, e perciò quasi alle porte di Bologna. Ciò si deduce del resto anche 
dalla Vita di Sergio II (Duchesne, Lih. poni. II, 87) là dove dice: « A quo 
«in oras Bolonie civitatis teligeris suis exercitibus sunt 
«ingressi, tantas caedes tantasque strages in populos peregerunt »; perchè 
l'esercito spedito da Lotario a vendicare 1' offesa fattagli dai Romani, dovè 
cominciare le devastazioni nello Stato della Chiesa (cf. Duchesne, op. e voi. cit. 
p. loi): e perciò dove cessava col ducato di Persiceta il regno d'Italia, cioè 
proprio sui limiti della città di Bologna. Del resto quella che più tardi fu 
chiamata « guardia » della medesima tra Savena e Reno, altro non fu che il 
territorio pur ampliato, che ad essa era rimasto dopo la formazione del ducato 
di Persiceta, e il passaggio di questo sotto il contado di Modena. 

(2) « Postumiano », ora Postmano, e « Cerione », ora sparito, ma spesso 
nominato nei documenti Nonantolani dei secoli xi, xii e xiii (cf. Coà. dipi. 
Nonant. p. 506), erano luoghi vicini a S. Giovanni in Persiceto. 

(3) Questo Graziano, che in una carta Nonantolana inedita dell'anno 1165 
compare quale testimonio colla designazione di « Gracianus tabellio de Run- 
« calia », rogò diversi atti pel monastero: e cioè uno, che il Tiraboschi pone 
intorno al 1 160 (Cod. dipi. Nonant. p. 271), un secondo che ha veramente questa 
data (ibid. p. 273), ed altri due, da me visti a Nonantola, degli anni 1164 
e 1167. È dunque certo che la copia presente appartiene a quel tempo: ed io 
la suppongo eseguita intorno all'anno 11 69 per essere prodotta innanzi al 
cardinale Ildebrando, nella lite che il monastero ebbe col vescovo di Bologna. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 25 

In nomine Domini, regnante domno Karolo et Pipino regibus in Italia 
anno sexto decimo et nono, die vero tricesimo mensis decembris, indictione 
tertiadecima. monasterio beatissimorum Sanctorum omnium Apostolorum et 
Christi confessoris Silvestri, situm territorio Mutinense, ubi nunc reverendus 
et venerabilis Anselmus abbas preesse videtur. ego Ursus illustris dux fìlius 
boneCO memorie lohannìs ducis de Persec[eta hu]milis commendatus donatus 
vester et presens presentibus dixiCb). manifestum est multis, quoniam bone me- 
morie lohannes genitor meus per cartulam instìtutionis et iudicatiCO sui aliqua 
[pajrte de rebus suis designanter in supradicto contulit monasterio prò reraedio 
anime sue: que sunt in casale Sociolo, pago Montevelio, olivetum unum, et 
curtem unam in Peritulo, et in Solustra, omnia in integrum cum casis niassa- 
riciis, terris, vineis, silvis in integrum ad easdem cortes pertinentibus (2); [et 
terram nostram simul tenentibus, scilicet Campo Vitali et Grazonitica et 
Runco usque Silva maiore que vocatur Braiolam: cuius lateribus sunt a le- 
vante rio qui currit sub ponte Floriano usque Silvani maiorem, a meridie 
strata publica, a tramuntante Rio Russo usque Silva maiore, desubto eadem 
Silva; et sexta porcione de ea Silva maiore; et corte una in Lignano; et 
massaricias quinque prope castro Gissaro quod dicitur Britu;] et curtem 
unam in [Mejlitulo cum casis massariciis, terris, vineis et silvis, omnia in 
integrum ad eamdem cortem pertinentibus; et curtem unam in Petronis cum 
suis pertinentiis in integrum; et aliam curtem in Faniano cum suis pertinentiis 
in integrum ; et aliam cortem in Tortiliano cum casis massariciis, terris, vi- 
neis, silvis in integrum ad eandem cortem pertinentibus; et aliam cortem, 
que est posita in Casale in loco Castellione que vocatur Verdeta cum casis 
massariciis, aldiariciis, terris, vineis, silvis in integrum, omnia et ex omnibus 
in integrum ad eandem cortem pertinentibus; et aliam cortem in Aquario 
cum casis massariciis, aldiariciis, terris, vineis, silvis in integrum, omnia et 
ex omnibus ad eandem cortem pertinentibus. atque aliam partem per de- 
signata loca mihi Ursoni concesserat, seu et omnia reliqua eius iuris perti- 
nentia que incognominata reliquerat; et hoc statuerat, ut ego in iam fato 
monasterio nutritus fieri deberem, et monachus eiusdem esse monasteri! cun- 

(a) Copia bonn (b) Copia pp dux 

(i) « Cartula instìtutionis» chiamasi qui la precedente donazione: e 
« cartula indicati » il testamento, ora perduto, del duca Giovanni, che lasciava 
erede il figlio cosi di determinate possessioni (« designata loca ») come di 
tutto il resto del suo patrimonio, qualunque esso fosse (« que incognominata 
a reliquerat »). 

(2) Poiché con quest'atto si conferma la precedente donazione enume- 
rando nello stess' ordine i fondi in essa compresi, appare essere qui cadute 
alcune linee del testo originario, che io ho creduto di restituire chiudendole 
fra parentesi quadrate. 



26 A. GAUDENZI 



ctis liicbus vite meo; et omnibus rebus ruobilibus et immobilibus per qualia- 
cununie loca meo iuri pertinentibus. sed ipse abbas sicut verus Dei cultor 
voluntaiem mei genitoris adimplens, me ab obitu patris mei in sancto su- 
scepit monasterio nutritus et doctus in Dei servitio usque ad annos etatis 
mce quos nunc habeo. et quia sancta et iusta fuit mei patris dispositio, ut 
cius me servitio mancipatum relinqueret, cuius regnum eternum est et gloria 
sempiterna, ut si eius fuero beneficiis glorifìcatus, ero omnia eternaliter posses- 
surus; ideoque per hanc cartolam bona et spontanea voluntate mea me ipsum, 
sicut mcus instituérat génitor, cum oftlnìbus tebùs meis, 'Scilicet : in primis 
cortes que vocantur Vcrablum (0, et alia que vocatur Carpenetulo (*), et alia 
que vocatur Verleto 0), et alia que voc;itur terra Sancti Stephani cum capella 
in ipsius honore constructa (4), et braida que vocatur Albaretulo, et alia que 
vocalur Nerpolini, omnia in integrum cum casis massariciis, aldiariciis, terris, 
vineis et silvis, piscarii?, pratis, frascariis, paludibus, omnia et ex omnibus ad 
easdem cortes pertinentibus, et alia loca in fundo Cento, et in Rovitulo, et 

(i) Il Tiraboschi ha « Verabliani » ; ma l'a ora non si legge più: e un 
doc. del 1127 (Cod. diplom. Nonant. p. 237) nomina una corticella « Vena- 
« blini » proprio coli' altra di Carpineto qui menzionata. E poiché anche 
quella n in luogo delia r accenna ad una inesatta riproduzione del nome, può 
darsi che questo suonasse « Verablum », il quale sarebbe, quindi, stato h, dove 
era la corticella che nel 11 27 ne serbava la memoria, cioè a settentrione del 
fondo « Gazo » ovvero « Splezano », posto alla sua volta (Cod. diplom. Nonant. 
p. 281) a settentrione della «Piscina del Marchese» tra Pradalbino e Pra- 
gatto. Per questo il Casini identificò Verabulo con Crespellano, luogo ricco 
di monumenti italici, romani e bizantini, ciò che spiegherebbe perchè nella 
falsa donazione di Orso chierico la corte di Crespellano insieme coi paghi 
Persicela, Dugliolo e Monteveglio, e con Castel Fcrronìano, appaia formare 
il territorio di Persiceta. 

(2) Identico a Carpeneto, che secondo il doc. succitato era a mezzodì 
della via Petrosa tra il Lavino a oriente, e ad occidente la via Cassiola, la 
stessa che dalla Muffa oggi va a Calcara: cioè dove è Pragatto. 

(3) Forse indicato erroneamente con «Verleia»,per « Verleta», nel diploma 
di Ottone IV {Cod. diplom. Nonant. p. 343), tra i possessi Nonantolani con 
Oliveto e Pradalbino: e quindi non lungi da questi. 

(4") Il Casini pensa a Razzano, che ebbe da tempi antichissimi la sua 
chiesa dedicata a santo Stefano: anche perchè sotto Razzano trovansi braide, 
possedute fin nel xiv secolo dalla abbazia, che potrebbero essere quelle di 
Albaretolo e Nerpolino. E l'essere la massa di Nerpolino ricordata nella falsa 
donazione di Rotari come confine meridionale delle corti Siconia e Sabiniana, 
si oppone a questa ipotesi, potendo l'autore di quella falsificazione aver tra- 
sposto nella pianura insieme con Savignano anche la massa di Nerpolino. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 27 

in Susiatico, in Macariatica, in Lilonitico; finis vero istorum locorum limite 
Alto, et limite qui currit de Cutonito recta curte Ursoni, deinde fine limite 
qui descendit iuxta triphunam Sancti Petri in Susiatico, deinde fine limite 
Aquario usque in [flumen] Rosalese, omnia in integrumCO; et aliani cortem in 
Obbiola (2) cum omnibus suis pertinentiis in integrum, et aliam cortem in Ro- 
varia(3) cum omnibus suis pertinentiis in integrum; in casale Cento iuge 
centum de sorte Ferariense cum omnibus suis pertinentiis in integrum (4), et 
tertiam porcionem de nostra sorte in fundo Durione cum omnibus suis per- 
tinenciis in integrum, fine strata; et porcionem nostram in fundo Plagadiano 
cum omnibus pertinentiis suis in integrum, et porcionem nostram in ca- 
sale Rubiani, fine Otuntula, cum omnibus suis pertinentiis in integrum; in 
casale Litilioro iugera viginti duo cum omnibus pertinenciis in integrum, et 
aliam porcionem nostram in fundo Persecela in integrum cura omnibus perti- 
nentiis suis, et aliam nostram cortem, que vocatur Splezano, omnia in integrum; 
et porcionem nostram in casale Cento (s): finis limite qui currit subtus braidas 

(i) I confini qui segnati racchiudono certamente i luoghi posti in Cento, 
Rovitulo, Susiatico, Macariatica e Lilionitico, che essendo costituiti da paludi 
e da boschi, non formavano né corti, né altri possessi determinati. Essi sono 
formati: da una linea retta che partendo da un punto della odierna frazione 
di Casumaro dove trovavasi il casale di Cento confinante coll'argine di Scol- 
tenna vecchia, uguale al Limite Alto (cf. Cod. diplom. Nonant. p. 599), discende 
verso sud-ovest con una inclinazione di ventidue gradi sul meridiano; da 
un'altra, perpendicolare a questa, che passa dietro la chiesa di S. Pietro di 
Susiatico, ricordata fin nel secolo xiv nel plebanato di S. Giovanni in Per- 
siceto; ed è segata ad angolo retto da una terza che tocca la corte del 
Secco (Cod. diplom. 'Nonant. loc. cit.); e finalmente da una quarta da est ad 
ovest, formata Jal limite Aquario: il quale potrebbe aver preso nome dal- 
l' « aquario » del Panaro, ricordato in un documento del 1068 {Cod. dipìoni. 
Nonant. p. 201) presso il casale Ruitolo, probabilmente il « Rovitulo » della 
nostra carta. Degli altri luoghi qui indicati, Lilionitico s'ignora dove fosse, 
Macariatica deve essere il Macaretico posteriore, e Cento è di certo quello 
dove sorge la odierna città di questo nome. 

(2) Forse da cercarsi in uno dei luoghi detti Lubbiola. 

(3) Certo Rubbiara nel territorio di Nonantola, che per altro più tardi 
è chiamato « Rubiarium » (Cod. diplom. Nonant. pp. 217, 286 &c.). 

(4) 11 casale di Cento, ricordato anche più tardi (Cod. diplom. Nonant. p. ^87), 
doveva essere nell'odierno territorio di Casumaro, che fu diviso lungamente 
tra le diocesi di Modena e di Ferrara: di qui i cento iugeri di « sorte ferrarese». 

(5) Questo casale di Cento, di cui Orso dona tutta la sua porzione, a 
differenza dei cento iugeri donati dell'altro, ha qui per confini: la via che 
passa sotto le braide dell'Aquario (cioè la Clozola); la via che dalle braide 



28 A. GAUDENZI 



nostras in Aquario, et finis limite qui descendit de ipsa braida recto per casas 
Uderini in strata, et deinde finis ilio limite de Sancto Quirico cum suis perti- 
nenciis in integrum; et porcionem nostram in SarturianoCO cum omnibus suis 
pertinentiis in integrum ; hec omnia in iam fato monasterio Beatorum Apo- 
stolorum et Beati Silvestri in Dei omnipotentis contrade servitio hoc ordine, 
ut ipse sanctus locus, et abbas qui nunc est aut prò tempore fuerit regula- 
riter ordinatus, in omnibus rebus meis mobilibus et immobilibus, ut supra 
Icgitur, que per qualiacumque locorum meo iuri pertinent, aut quovis inge[nio 
mihì legitime] pertinuerint legitinii domini et rectores inveniantur facientes 
legaliter atque canonica quidquid utilitatis previderint a presenti die: et omnia 
illa sic stabilia permaneant, que genitor meus de mea persona meisque rebus 
statuerat, ut a nullo quolibet homine violata nec fracta esse non debeant: sed 
inconvulsa esse ego statuo, sicut ipse lohannes meus pater et dominus,sibiDeo 
inspirante, constituit, quia utilius esse mihi videtur eterno militare regno quam 
terreno, de propinquis vero parentibus meis si talis fuerit, cui de inofficioso 
facultas tribuatur agendi testamento, ne eum incognominatum preteream, volo 
ut accipiat ab abbate supradicti monasteri! terram iuge unum, ubi ei datum fuerit 
ab ipso abbate, reliqua vero onines homines Deum timentes, tam principes 
quamque et iudices, adiuro per eternum Deum et tremendum eius iudicium, 
ut nullus audeat centra statuta patris mei et meam confirmationem agere, 
neque si ego ipse voluero adiutorium prebere, et si quis hoc timoris Dei 
inmemor ausus fuerit facere, cum beatis apostolis Dei et confessore Christi 
Silvestro in conspectu Dei iudicium habeat, quorum me in servitio meus 
tradidit genitor, et ego me ipsum obtuli, et eius factum confirmavi, et nec 
mihi liceat ullo tempore noUe quod semel volui, sed quod a me semel fa- 
ctum vel conscriptum est inviolabiliter observare promitto. quam igitur car- 
tulam institutionis et confirmationis mee a presenti die Stephanum notarium 
scribere rogavi, in qua subter confirmans testibusque obtuli roborandam, eo- 
rumque presentia super sancto aitarlo tradidi. actum in supradicto mona- 
sterio sub die, regis, mensis et indictionis supradicte. 

>J< Ego Ursus clericus in hac cartula a me facta subscrlpsi et testibus 
obtuli roborandam. 



scende alla via Emilia (cioè lungo la Samoggia); poi questa, indi la via di 
S. Quirico, detto ora S. Clerico, chiesa antichissima del territorio di Calcara 
(sulla via Cassiola); ed è perciò lo stesso che in una carta del 1103 dell'ar- 
chivio di S. Pietro in Modena è cosi limitato: « a mane via que dicitur Cas- 
ce siola; a meridie via que vocatur Clozula [la Petrosa]; a sero flumen quod 
« Samodia vocatur; de subto via Claudia idest strata [l'Emilia] »: quindi tra 
Balzano, Crespellano e Calcara. 

(i) Ora Sartorano, nella parrocchia bolognese di S. Lorenzo in Col- 
lina. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 29 

i^ Ego lohannes diaconus in ac cartula, rogatus ab Urso clerico, sub- 
scripsi, in qua me presente ipse subscripsit. 

>J< Ego Adeodatus de Persecela in ac cartula, rogatus ab Urso clerico, 
subscripsi, qui me presente subscripsit. 

>J< Ego Perideo Foroiulanus in hac cartula, rogatus ab Urso clerico, 
subscripsi, qui me presente subscripsit, 

»J( Ego lohannes filius Vitaliani, not. de Solaria, rogatus ab Urso clerico, 
subscripsi, qui me presente subscripsit. 

y^ Ego Giselbertus in hac cartula, rogatus ab Urso clerico, subscripsi, 
qui me presente subscripsit. 

>J< Ego Benedictus filius quondam Melosini, rogatus ab Urso clerico, 
scripsi, qui me presente scripsit. 

^J< Ego Tummatuj filius quondam Stephani de Serbarla, rogatus ab Urso 
clerico, subscripsi, qui me presente subscripsit. 

Scripta per manus Stephani notarli, quam post ea tradita compievi et 
dedit. feliciter(i). 



IV. 

Anno 826. 

Donazione, per causa di dote, fatta da Auteramno ad Adelburga, 
di beni posti nel Vercellese ^^\ 

Dalla carta originale esistente nell' arch. Capitolare di Parma segnata col n. i tra quelle del 
secolo IX. 

Prisce legis conditorum sanxit auctoritas et mos ìnolebit in antiquitus 
adqui instituta divinorum patrum decreverunt, ut in cessionibus non sola 



(i) La carta presente si volle forse, contraffacendo le diverse scritture 
dei testimoni, far passare per un originale: e il Tiraboschi dubitò lungamente 
se tale essa fosse. 

(2) Q.uesto prezioso documento, già indicato dall' Affò (Storia di Parma, 
I, i82(b)) come il più antico posseduto dalla cattedrale di Parma, venne in 
possesso della medesima perchè essa raccolse o acquistò, in tutto in parte, 
r eredità della moglie del conte Auteramno, come più tardi quella delle mogli 
del conte Rodolfo e del conte Suppone. Ad ogni modo essa possiede anche 
la carta (n. 27 del secolo x) con cui un certo Giovanni nell' anno 926 com- 
prava da un Bernardo, che doveva averle avute da Adelburga, o dai suoi 
eredi, le ville di Flaviasco e di Vetiniaco nel Vercellese. Auteramno, che 



}o 



A. GAUDENZI 



volmit.is profcssorum sutlìccrc siue gestorum allegacione potcst: adfirmantur 
autcm ideo voluiitatcs profcssorum gestis nionicipalibus, ut deceJentibus 
auctoribus racio et actus eoruni tempora labcncia non exinanescant, set in 
temporum mutacionis firma et inconvulsa perseverent. prò eo autem quia 
Dominus masculum et feminani fccit ad reparandum umanum generis postc- 
ritaiem, adque in coniugium copulari precepit. ait enim ipsa Veritas: «Non 
« est bonum esseominem solum: faciamus ei adiutorium similem sibi. inmisit 
« erco dominus Deus soporem in Adam, quumque obdormisset, tuUit unam 
«de costis eius et apelavit mulierem. cernensque Adam et ait: hoc nunc 
«OS ex ossibus meis et caro de carne mea: hec vocabitivr virago, quoniam 
« de viro suo sumpta est. quamobrem relinquid homo patrem et matrem et 
« adherebit sibi uxori, et erunt duo in carne una ». et ahbi apostoli Pauli 
sententia clamat, ut « habeat unusquisque suam uxorem et unaquaque suum 
« haccipiat virum propter causam fornicationis » : quia Dominus non repudiavit 
nupcias set elegit, et per semetipsum confirmare dignatus est, quando cum 
suis sanctis discipulis ad eas venit, et miracula ostendit convertens aqua 
in vinum. ideo n, dulcissiraa sponsa mea Adelburga, ego in Dei nomen 
Autramnus, dum et ego tibi per volunta[te] Dei vel parentum nostrorum secun- 
dum legem saUcam per solidum et dinarium vel anuium te exponsavi, et 
postea permitenteDeo tibi in coniugio haccipere cupio, spontanea (•) prò amoris 
tui decrevit mihi voluntas, ut ego tibi per dotes aUquid de rebus facultatis 
mee in te conferre et condonare deberim : quod et ita in Dei nomen ad die 
presente feci. donoC') tibi, donatumque ut permaneat in perpetuum esse volo, 
dotis nomine atque decerno: hoc est in regno Italico, in pago Vercellensis 
in villa Flaviasco, curte indominicata una, cum alis mansis ibidem adia- 
centes .xxx. treginta. et si ibidem in ipsa villa quod iam diximus plus de 
ipsos mansos fuerint, in ipsa donacione permaneant; sin hautem minime 
fuerit, in villa Vetiniacum («) restauramus: hoc est campis, pratis, pascuis, 
vineis, silvis, aquis aquarumve decursibus haccessisque omnibus quidquid dici 
aut esse potest vel ibidem presente tempore possidere vel dominare videmur. 
et dono tibi dotis nomine mancipiis inter utrosque sexsus .Lxxxx. nonaginta. 

(a) La carta sembra avere si preterea (b) Mattea qui un itaque o ideo o altra 
simile congiunxSone. (e) La caria sembra avere Vetiniadum 

nell'anno 826 era un semplice guerriero, certo in premio dei servigi resi a 
Lotario, aveva ricevuto da lui in dono le terre italiche che diede ad Adel- 
burga in dote. Più tardi egli prese parte alla spedizione di Lotario e Lodovico 
contro i Saraceni, giacché nel capitolare dell' 846 {Mon. Germ. hisi. cap. II, 
68) « Autramnus comes » è nominato nella seconda schiera, ed annoverato 
fra coloro che non hanno benefici in Italia. Questo mi fu fatto osservare 
dal Frassinetti, valente e studioso magistrato. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 31 

hec omnia superscriptas res vel mancipia libi, dulcissima sponsa mea, dono, 
ligo, trado atque transfundo perpetualiter ad possidendum, habendi, tenendi, 
vindendi, comutandi vel quidquid exinde facere que volueris tam tu quam 
heredes tui liberam hac firmissima in Dei nomen in omnibus habeatis pote- 
statem faciendi si quis vero, quod futurum esse non credo, quod si ego 
aut ullus de eredibus meis vel quolibet ulla emissa vel opposita persona ullus 
ullumquam tempore quisnam [contra] hunc libellum dotis venire aut aliquid 
agere tentaverit, et quod repetit nuUatenus vindicare valeat, sed presens dotis 
conscriptis concessionibus firmus et stabilis perraaneat, stibulacione prò omni 
firmitate subnixa. 

Actum Guandulfo villa (0 sive palatium regis. 

Signum Autramnus qui hanc libellum dotis fieri et firmare rogavit. 

Signum y^ Aylerico testis. signum >J< Ayriboldo testis. signum ì^ 
Teutbert. signum tjn Adalberto testis. signum tj^ Winiterio testis. signum t^ 
Ingefrido testis. signum y^ Celione testij, signum >^ Warino testis. si- 
gnum Ricbolt testis. signum t^ Attone testis. signum Utono testis. \^ si- 
gnum manu Sigomaro ipse scripsit. signum Adebrant testis. signum >^ 
Ergenteo testis. signum Kp Ayrico testis. 

Ego in Dei nomen Reinricus notarius hanc libellum dotis roitus scripsi 
et sub(LS)scripsi; et dadavi die martis proesimo, nono decimo KViiii. kal. se- 
ptembris, anno quarto regnante Lotthario rege sive imperatore (»). 

(i) » Gondreville », già indicata dal Mabillon {De re dipi p. 285), come 
un luogo dove trovavasi un palazzo regio. Da questo luogo sono datati i di- 
plomi indicati dal Muhlbacher, sotto i nn. 966, 1079, 1080. 

(2) Da questa data appare che, celebrata la donazione fra il 7 e il 14 di 
agosto, solamente nel martedì successivo fu redatto il presente istrumento: 
ciò che conferma la dottrina sostenuta dal Bresslau nei capp. xiv e xvi del 
suo Manuale (Haiidhucb dcr Urkundenlehre fùr Deulschland und Italien, Leipzig, 
1889) sulla diversità dei momenti della azione e della documentazione. 
E poiché il giorno decimoquarto di agosto cadde in martedì nell'anno 826, 
anche da questo sì vede che gli anni di regno di Lotario si contarono qui 
dalla sua coronazione, e non già, come per Io più accadeva, dalla conces- 
sione del regno d'Italia fattagli dal padre neU'Sao. 



ja 



A. GAUDENZI 



V. 

Anno 851. 

Vendita di beni posti nel territorio di Bologna, nel pago di 
Brento. 

Dalla carta originale esistente nella cattedrale di Parma segnata col n. 2 tra quelle del se- 
colo IX. 

In nomine domini Dei salvatoris nostri Ihesu Christi, imperantibus do- 
ninis piissimis perpetuis august^s Hlodowicus et Luttarius [eius] filius a Deo 
coronatis pacificis magnis imperatoribus, anno imperiis [eorum] in Dei nomine 
seu pietatis anno decimo oct[avo] et Luttarius eius filius in Dei nomine anno 
nono, die decimo mensis iunio, indictione nona, hactum monasterio San- 
cti lohannis et Sancte Marie super fluvio RheniCO sita pago Brentense (*), terri- 

(i) Di questo monastero forse ingliiottito dal Reno non restò altra me- 
moria che questa. Più tardi però s'incontra vicino al Reno uno spedale, che 
potrebbe esser succeduto al medesimo, e che era detto la Torresella. 

(2) Brento è nominato da Giorgio di Cipro (Deicriplio Orbis Romani, 
ed. Gelzer, Lipsiae, Teubner, p. 32) tra i castelli dell'Emilia insieme con 
Brescello, e un altro (<l>opó'JV5p.7ioi;) che dovrebbe essere Imola, piuttosto che For- 
limpopoli. Poi lo ricorda Agnello {Script. Rer. Lang. p. 304) tra i quattordici 
vescovadi soggetti a Ravenna: ma, come tale, esso non dovea esistere più 
quando fu creato il falso diploma di Valentiniano III (Marini, Papiri diplomatici, 
p. 94). Nel transunto del 1279 è indicato il diploma, con cui Astolfo avrebbe 
donato il castello di Brento ad Orso, insieme con Imola e Bologna. Final- 
mente neirSgi l'imperatore Guido (Schiaparelli, Dipi, di Guido e Lamberto, 
p. 33) concedette a Thiatelmo « omnem rem pubhcam quae est in pago Monte 
« Celeri et in pago Brento sive in pago Gixo atque in pago Barbarorum, et 
« iudicaria de ipsis quatuor castellis ». Naturalmente i quattro pagi appartene- 
vano all'antico ducato di Persiceta, e che quello di Brento fosse, come gli altri, 
retto da un castaido, si vede di qui. Il diploma di Guido, poi, che ricorda Gesso 
subito dopo Brento, ci permette di emendare il testo della donazione di Gio- 
vanni duca, là dove egli concede al monastero « massaricias quinque prope 
« castram Gissaro quod dicitur Biritu » : giacché, in origine, dovea essere 
scritto « massaricias quinque prope Gissaro, et massaricias quinque prope 
« castro quod dicitur Brintum », e cosi, per una omissione di amanuense, 
Gesso s' identificò con Brento, molto lontano da esso. Il castello, è chiamato 
città da Agnello, il quale lo dice distrutto. Certo esso dovè la sua impor- 
tanza, e quindi la sua erezione in vescovado, alla sua posizione sulla strada 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. ?5 

torio Bononiensi. constai nos Constantinus filius quondam Vitali et Baruncio 
et Dominicus seo Petrus filius quondam Martini viris honestis vinditoris vin- 
dere et vindimus, tradere et tradimus a presenti die vobis Hinoni gastaldo et 
Gualderata iugalis emtoris, idest in fundo a Muniano (0 una petia de terra aven- 
tem super se castanietum que est mensurata a pertica decimpeda, aventem 
Inter longo et lato perticas cento viginti et hocto: ipsa petia cum omnes iuris 
arboribus super se aventem in integro, Inter atfinis de ipsa petia: ab uno 
latere Sancto Martino, ab alio Gemmi, a tertio latere sorte Avitianica, a 
quarto vero latere sorte de Luciliano in predicta petia, excepti sorte Cri- 
stoferi qui pertenet in Sancto Martino, nam (?) alia omnia in integro, si- 
militer vindo ego suprascripto Baruncio vobis suprascriptis emtoris in pre- 
dicto fundo at Muniano una petia de terra, quod est silva et castanietum, 
que est mensurata pertica decempida, aventem ìnter longo et lato perticas 
ducento treginta sex; ipsa petia cum omnes iuris, arboribus super se aventem 
in integro, Inter atfinis de ipsa petia: ab uno latere Sancti Martini, ab alio 
sorte Avitianica, a tercio sorte Luciliano, a quarto vero latere sorte Gemmi, 
et si quìs alias finis sunt. et quia manifesti sumus nos ego qui supra viri 
honesti vinditoris quia recepimus da vobis emtoris exinde pretio prò predicte 
petie coherentia et mensura cernit vel cum omnibus iuris, arboribus super 
se aventem, specìem valientem solidus quinque tantum qua tenuemus modum 
insimul; ab hac die des qui supra de nostra honestis viris vinditoris vel de no- 
stris heredibus distulimus potestatem et in vestra emtoris vel ad vestris here- 
dibus confirmavimus potestatem possidendo quod Constantini hobvinet per 
cartola comparatione de Mercurio, et mihi Baruncio obvinet per cartola com- 
paratione de Albina et de Lupicina, et mihi Dominici hobvinet de Urso ge- 
nitor meo et de Andrea et Crissio germanis, et mxihi Petri hobvinet de Petrus 
presbiter et de parentibus meis; et dispopundimus nos ego qui supra viri 
honesti vinditoris vel de nostris heredibus vobis emtoris vel ad vestris heredis 
prò suprascripte petie sicut superius legitur av omnem hominem defensare; 
et quod si menime defensare potuerimus aut contra hanc cartola nostra vìn- 
dicionis agere aut causare presumpserimus nos vel nostris heredis, duppias 
bonis conditionibus ipse petie, sicut in tempore meliorate vel edificate fuerit, 
sub extimatione vobis restituamus, et hanc cartola nostra vinditionis in omne 
tempore in sua valeat firmitatem. 

da Bologna a Firenze, dove esso sorgeva di fronte a Pianoro, Fu probabil- 
mente distrutto da Liutprando, allorché questi prese Bologna, e non risorse 
più forse perchè quella strada fu abbandonata: il suo nome, per altro, pro- 
babilmente rimase ad un gruppo di case o ad una torre ivi rimasta. 

(i) Io non saprei ritrovare questo nome altro che in Camugnano {« Campus 
« Munianus ») di cui la chiesa è anche oggi dedicata a san Martino, qui no- 
minato. 

3 



j4 A. GAUDENZI 



Signum ►!< ^ >i< >3B man. Constantini et Baruncio et Dominici et Petri 
viri honesti vinditoris fieri rogaverunt eorumque roborari [manibusj. 

Signa t-p ►-p >-p »ì< >i< ^ >ì< manum Martini Humelini, et Staveli filius 
quondam Firmini, et Vitali filius quondam Dominici, et lohannis medico, et 
Natali filius quondam Vitaliani, et Petri filius quondam Dominici, et Domi- 
nicus filius quondam Martiali clerico septem viri devoti (») rogati testes. 

Scripta cartola vindicionis per man. Marino notarius, post rovoratam et 
traditam corani testibus compievi et dedit. 



VI. 

Anno 8ji. 

Villiari prete, citato a Bologna in giudizio dal conte Aute- 
ramno, gli rilascia il « documento espresso » della vendita di certe 
terre, secondo avea promesso l'anno innanzi. 

Dalla carta originale esistente nell'arcli. Capitolare di Parma segnata tra quelle del sec. ix col n. 7. 
Savioli, op cit. n, 2, 4;8. 
Benassi, Cod. dipi. Parmense. 

In nomine Patris et Filli et Spiritu sancii, anno Deo propitio pontificatus 
domini nostri Leoni summo pontifici et universali papa in apostolica beati 
Petri sede [quinto], imperantibus domino Hlothario piissimo perpetuo sem- 
perque augusto a Deo coronato pacifico magno imperatore, anno imperii 
eius Christo iuvante vigesimo nono, sed et domino Hludovicus eius filio au- 
gusto novo imperatore anno secundo, die quintadecima mensi ianoarii, in- 
dictione quartadecima, Bononiae. [Ego Willijarius presbiter sancte Bono- 
niensì ecclesie, pre omnibus manifestum est mihi et quod ante os dies anno 
tempore in mensi magio, per indictione tertiadecima, [ven] dedit ego Aute- 
ramno (0 comiti omnis res meas in fundo Casiriano, et in fundo Trenta, 

(a) septem viri devoti] Scritto vvvwvv ddddddd 

(i) Il Muratori {Ant. It. II, 242) suppose che Auteramno fosse conte 
di Modena, ma il Tiraboschi (Stor. di Nonant. p. 25) ne dubitò. Io, rite- 
nendo che in questo tempo il territorio modenese fosse aggregato al contado 
di Reggio, credei che Auteramno reggesse l'uno e l'altro (Bull, dell' Ist. Stor. II. 
n. 22, pp. 125 e 193). Ma c'è nell'arch. Capitolare di Parma una carta del- 
l'anno 848 che comincia cosi: «In nomine domini Dei eterni. Lutarius et 
« Luduvicus filius eius excellentibus regibus hic in Ittalia anni pietatis, anni 
«imperio et regni eorum in Christi nomine vigisimo nono et domino Lu- 
« duvhicus regnante hic inn Italia anno quinto, die vigesimo secundo de 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 35 

et in fundo Hobediana, et Subhodianola, et in fundo Sala, vel ubi ubi, intra 
pieve Sancti Martini qui vocatur Runcensi, simulque et portionem meam de 
porto qui vocatur Capraria (0, omnia et ex omnibus mea portionem mihi 
pertinentem per chartula comparationis ad quondam Maurici presbitero vel 
unde unde per quacumque ordinera ad meam iura inventa est vel devoluta sunt 
sicut supra cominetur in integro, idem et per meum rogo fecit dare fidem in 
mano lohannis notarli Leo de Balnearia advocatus raeus, et posuit fideius- 
sorem Ursus gastaldius ut de h[as res sicut supra] continet facere chartule 
spresso documentum (*) in nomen Auteramno comite suisqueheredes, eo tenore, 

« mense setembrio, indictione undecima, consta me Luvo filio quondan Teo- 
« spaldi de Frido vir honestus venditor vindedisse et vindedit tibi Auterami 
« comte Civi[tatis] No [ve] vir devotus emtore meo &c. ». Le parole « Givi.» 
«No.», furono dal Tiraboschi, oda chi gliele comunicò, lette «Clumino»: 
e quindi egli (Dt't- top. II, 252) confessò di ignorarne il significato. Sta in- 
vece in fatto che Auteramno fu conte di Cittanova, dove si erano allora 
trasportati i Modenesi: e perciò nella carta di dote di Angelburga, dell'anno 850 
(Muratori, Ant. It. II, 118), si parla del contado modenese. E questo 
contado egli dovè ricevere subito dopo la spedizione contro i Saraceni, a cui 
prese parte: ma ignoriamo se esso fosse creato allora a causa del conflitto 
scoppiato neir844 tra l'impero e lo stato della Chiesa. 

(i) Tra i luoghi qui nominati Sala esiste tuttora sulla sinistra del Reno, 
come esiste ancora la pieve di S. Martino dei Ronchi: e metà del castello 
di Sala si trova già nel possesso della chiesa di Parma, alla quale perven- 
nero i beni di Auteramno. Caprara è invece nella montagna sopra Panico, 
e il suo porto accenna ad un passo del Reno. Quanto ad « Hobediana », 
o più esattamente «Hobediano», e a « Subhobedianola », non è detto qui 
che si trovino nella pieve di S. Martino dei Ronchi e che non lontano da 
Caprara c'è « Bezzano », che è una regolare continuazione fonetica di « Hobe- 
« diano», e sotto a Bezzano c'è « Sibano », che potrebbe in qualche modo 
collegarsi a « Subhobediano ». 

(2) Dello spresso documento io ho già parlato nel mio articolo Sw/Za 
duplice redazione del documento italiano nel medio evo nelV Archivio storico italiano, 
ser. V, voi. XLI (1908), p. 257 sgg. È quello che noi chiameremmo rogito 
di acquisto, e che Villiari, ricevendo la metà del prezzo da Auteramno, si 
era obbligato a fargli non appena gli fosse pagata l'altra metà: e quest' obbligo 
egli avea assunto mediante la consegna della vadia fatta dal suo avvocato al 
gastaldo Orso quale fideiussore, e da costui al notaio Giovanni, che perciò 
avea citato Villiari (cf. il mio articolo sulla Legge salica nel Dig. it. a p. 228). 
E forse la vadia non era stata consegnata dallo stesso Villiari, perchè l' antico 
contratto formale germanico, come la «sponsio» romana, era accompagnato 
da un giuramento, che il prete secondo i canoni non potea prestare. 



36 A. GAUDENZl 



ut de mcdictatem de ipsas res niihi dare pretium, set modo quercbat super 
me ipse lohannes notarius, ut ego facere ipsa chartula, in iudicio ubi resedebat 
dominus Petrus episcopus seu Petrus dux, Turisindo et lohannes dativi (0. 
[et eij dedit advocatus meus Leontaci de Castaniolo. et missa est utraquc 
partes per fideiussorem per Paulo clerico executor (2) in auro libras duas. pul- 
savat iterum [lohannes] notarius, advocatus Auteramno conies, super me et 
ipso Leontacà advocatus meus, dicens eo quod ego tradedisse ipsas res Aute- 
ramno corniti [et meo] advocatus iam fato Leone dare fideiussorem in mano 
lohannis, et posuisset fideiussore iam nominato Ursus gastaldius per solidis 
mancosis centum ut faceret exinde cartule sprcsso documentum in nomen 
Auteramno comite suisque heredibus sicut supra continet. qui negavimus 
quod veritas non fuisset. iudicatum est nobis per ipsis dativis ut adpro- 
va^ret lohannes notarius qualiter in iudicio proposuit; et si menine provare 
potuerit, iuraret Leontaci advocatus meus quahter negavit. qui adpor[tatis] 
sanctas quatuor Dei evangelias professus sum ego Wiliarius presbiter una cum 
ipso Leontaci advocatus meus quod ausus non fuisse iurare quia [non] sic 
est veritatem, sicut iste lohannes notarius proposuit. postquam taha pro- 
fessi sumus, iudicatum est mihi per ipsis dativi ut facere ipsa chartula. 
nunc autem a presenti die emitto ego Wiliarius presbiter chartule manife- 
stationis transactionis espresso documentum in nomen vestro Auteramno ve- 
strisque heredibus de omnia et ex omnibus rebus illas, sicut supra legitur, 
qui fuit quondam Mauricini presbitero et ab eodem mihi per chartulam em- 
ptionis advenit vel unde unde in suprascriptorum fundorum Casiriano et Trenta 
et Obediana et Subhobedianula et in fundo Sala vel ubi ubi intra plebem 
Sancti Martini qui vocatur Runcensi, simulque et portionem meam de porto 
qui vocatur Capraria. has denominatas rebus cum casis, hedificiis, terris, vi- 
neis, campis, pratis, pascuis, silvis, salectis, sationalibus, paludibus, usibus 
aquarum vel omnibus ad easdem iura pertinentem generaliter et specialiter, 

(1) Abbiamo qui una notizia d'importanza capitale, sino ad ora nascosta, 
la notizia cioè che nell'anno 851 sedevano in giudizio nell'episcopio di Bo- 
logna un vescovo Pietro, certo il terzo di questo nome nel catalogo edito 
dal Trombelli; un duca Pietro, fin qui ignoto; e due dativi, che dai loro 
nomi appaiono essere, di razza germanica e forse gotica il primo, ma non 
sappiamo se germano o romano il secondo. 

(2) Il procedimento e il diritto applicati dal tribunale sono romani : come 
mostrano prima le cauzioni imposte alle parti, poi il giudicato che la prova 
dovesse essere fornita dall'attore, e solo in difetto di questa, il convenuto 
dovesse corroborare con giuramento la sua denegazione. Confrontisi in pro- 
posito il Bethmann Hollweg, Civilprocess, V, 406, n. 21, e si vedrà che 
quella procedura, che lo scrittore ritiene propria del secolo xi, durava im- 
mutata dai tempi più antichi. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 37 

seo adiacentibus sicut supra continet omnino in integro, et niliil mihi exinde 
reservo potestatem, et quia recepi pretio ego suprascripto Wiliarius presbiter 
a te Auteramno comite prò suprascripta omnis res meas, sicut supra con- 
tinet, per pla[citum fe]nitum qualiter, inter nos convinet in argento et per alia 
speciem valiente solidos centum ad duodecim denarios per unoquoque solido, 
tanto fenito pretio, in presentia testibus spondo atque proraitto me ego iam 
nominato Wiliarius presbiter et meis heredibus vobis Auteramno corniti em- 
ptori et ad vestris heredibus has denominatas rebus cum omnibus ad easdem 
pertinentibus, sicut supra continet, omni tempore ab omni horaine defensare, 
damnas litis omnia sustinere. et si menìme defensare potuerimus aut contra 
liane chartulam mea manifestationis transactionis et spresso documentura, 
sic[ut supra] legitur, agerc aut causare presurapseriraus, duppla bonis condi- 
cionibus rem melioratas, sub extimatione sicut in tempore fuerit in consimili 
loco, in dupplo restituamus. 

Actum in episcopio in Bononia sub die, mense, imperii et indictione su- 
prascripta quartadecima. 

[Ego] Wiliaris (0 presbiter sancte Bononiensi ecclesie in hanc cartula 
manifestationis transactionis et spresso documentum a me facto, sicut supra 
legitur, in te Auteramno comite mano mea scripsi et suprascripto pretio 
recepi. 

Signa >ì( >ì< ^ ^ manibus Heimerico gastaldio de Montebellio, et Amel- 
berto gastaldio de Civitate nova (i), et Albino de la Parise, et Antip... 

Ego Uso in hanc cartula ad suprascripto VuUari presbiter, ut legitur, me 
teste suprascripsi. 

tj< Ego Albinus notarius in hanc chartulam rogatus ad nominato Wiliari 
presbiter, sicut superius legitur, me teste subscripsi. 

>5< Ego Vitalis notarius in hanc chartulam rogatus ad suprascripto Wi- 
liari presbiter, sicut superius legitur, me teste subscripsi (3). 

In Dei nomine Ursus notarius scriptor huius chartule manifestationis et 
transactionis et spresso documento rogatus a suprascripto Wiliarius presbiter, 
sicut supra legitur, post roborata a testibus atque tradita compievi. 

(i) Il vero nome del prete, il quale era probabilmente di origine gota, 
era dunque Villiarì, cioè « Williarit ». Il notaio Orso lo latinizzò con « Wil- 
« liarius », ma Albino e Vitale, pur essi notai, lo conservarono tale e quale, 
ed Uso lo storpiò in VuUari. 

(2) La presenza dei gastaldi di Cittanuova e di Monteveglio basta a di- 
mostrare che Auteramno comandava così a Modena, come in tutto il terri- 
torio di Persiceta. Il gastaldo di Persiceta era forse quell' Orso, che aveva 
prestato fideiussione a Villiari. 

(3) È da notare che il numero dei testimoni di quest'atto, come del 
precedente, è di sette: numero tipico nel diritto romano. 



}8 



A. GAUDENZI 



VII. 

Anno 877. 

Diploma concesso dal re Carloraanno al monastero di No- 
nantola. 

Copi» del secolo x esistente nell'archivio dell'Abbazia. 
De Angelis, Synodus Nonantuìana, app. V, p. 25. 

MÙHLBACHER, Reg. n. I485. 

In nomine sancte et individue Trinitatls. Karlomannus divina favente 
gratia rex. si liberalitatis nostr? munere locis Dee dicatis quiddam confc- 
rimus beneficii et necessitates ecclesiasticas ad peticiones servorum Dei nostro 
relevanius iuvamine atque regali tuemur munimine, id nobis et ad tempora- 
lem vitam temporaliter transiendam et ad §ternam feliciter obtinendam pro- 
futurum liquido credimus. quapropter omnium fidelium sanct§ Dei Ecclesi? 
nostrorumque tam presentium quam et futurorum noverit sagacitas, quia vir 
venerabilis Theotericus abbas ex cenobio Nonantulano imploratus est celsitu- 
dinem nostram, ut precepta regum Langobardorum, quibus illi seu et ceteri 
fideles ad predictam ecclesiani donacionem largiti sunt et res fidelium eius- 
dem ecclesi? per eadem auctoritatis oraculo confirraaverunt, nec non et au- 
ctoritates gloriosissimorum imperatorum avi ac attavi nostri, Karoli scilicet et 
Hludowici, seu et Hluttharii patrui nostri nec non Hludovi^ici consobrini ante- 
cessorisque nostri piissimi augusti [quas] eidem sancto loco suo munere contule- 
runt ac confirmaverunt et omnia memoratorum precepta nostra auctoritate vel 
liberalitate firmaremus. cuius petitionem, quia iusta et racionabilis nobis vi- 
debatur, recipiendam atque ìmplendam iudicavimus. idcirco decernimus atque 
per hos nostros regales apices iubemus, ut quicquid predicti reges sed et re- 
gin? atque ceteri Deum timentes memorato sancto cenobio per precepta et 
testamenta contulerunt et predicti imperatores atque predecessores nostri 
cidem cenobio sua auctoritate ea firraaverunt vel ex singulis statuerunt causis 
perpetuis temporibus nostra maneat auctoritate sancitum; ita ut nullus index 
publicus vel quelibet persona in monasterio aut cellulis, curtibus aut locis, 
agris seu in reliquis possessionibus qu? ad id c?nobium tam donacione regum 
quam reginarum vel reliquorum Deura timentium legitime pervenerint [aut] 
in quibuslibet pagis et territoriis infra dicionera regni nostri legaliter predicta 
ecclesia liabere cognoscitur vel que deinceps in ius ipsius monasteri! voluerit 
divina pietas addere vel amplificare, nullus, sicut diximus, superioris vel in- 
ferioris ordinis rei public? procurator vel quelibet persona ad causas iudiciario 
more audiendas vel freda exigenda aut raansiones vel paratas faciendas, pa- 
rafrfdos aut fideiussores tollendos, aut homines tam ingenuos libellarios 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 39 

quàmque et servos super terram ipsius ecclesi? commanentes ullo modo 
distringendos, nec ullas publicas fuactiones aut redibiciones vel inlicitas oc- 
casiones requirendas consurgere audeat vel exigere presumat; sed liceat pre- 
dicto abbati suisque successoribus cum omnibus subiectis sibi rebus vel ho- 
minibus ad se aspicientibus vel pertinentibus sub ìmmunitatis (») nostre defen- 
sione quieto ordine consistere vel possidere et nostro fideliter parere imperio 
atque prò incolomitate nostra ac coniugis nostr? nec non etiam prò stabili- 
tate regni a Deo nobis collati una cum cuntis in predicto cenobio Deo famu- 
lantibus monachis immensa[m] Dei misericordiam iugitur exorare. volumus 
quoque atque concedimus, ut sicuti iam dicti gloriosissimi augusti predecessores 
nostri statuerunt, ut quandoquidem divina vocatione predictus abbas Theo- 
tricus vel eius successores de hac luce migraverint, ipsi monachi de ipsa 
congregatione qualem inter se digniorem invenerint licentiam eligendi W ab- 
batem habeant, quatinus Domini misericordiam attentius exorare eadem dele- 
ctetur congregatio. et ut hoc nostr? concessionis vel confirmationis prece- 
ptum per cuncta tempora inviolabile conservetur et a cuntis fidelibus nostris 
diligentius custodiatur, manu propria subter firmavimus et anuli nostri im- 
pressione subter adsignari iussimus. 

Signura (M) Carlomanni serenissimi regis. 

Bado cancellarius ad vicem Theotmari archicapellani recognovi. 

Data .11. idus novembris, anno Christo propitio .1. regni domini nostri 
Karlomanni serenissimi regis in Italia, indictione .xi. actum ad Piscariam 
in plebe Veronensis ecclesi?. in Dei nomine feliciter, amen. 

(a) Nella copia immanitatis (b) Nella copia eligenti 



40 A. GAUDENZI 



Vili. 

Anno 898. 

Placito tenuto da Guido, conte di Modena, a Cinquanta nel 
Bolognese. 

Copia del secolo xi conservata nell'archivio dell'abbazia di Nonantola. 
TiRABOSCiil Cod. diplom. Nonant. p. 73. 

Dum in Dei nomine, villa que dicitur Q.uingentas(i) intus casa Giminiano, 
ubi domnus Widus illustris comes Motinensis rese^lebat a singulas iusticias fa- 
ciendas ac deliberandas, resedebant cum eo Agino vasso domini imperatoris et 
Bertulfo vicecomite Civitate Nova(*), Geilo et Oso adque et Isoardo castaldiis 
et vassis ipsius corniti, item et Paulo et Lupicino seu et Giselberto notariis et 
scavinis Civitatis Nove, et Rascauso scavino de castello Olariano (3), adque 
et Constantino et Venerio et lohanne scavinis de Verabulo, et Ermenaldus et 
Martinus notarli et scavini de pago Persicete, Gregorius et Lupus not. datlvis da 
Salto (4), Johannes de quondam Constantino scavinus de Brento, Apolenaris 
scavinus de Nesturlano, Lupicinus scavinus de Feronlano, itemque et Ingo filio 
Walperti de comitatu Montis Celeris W, et C. . . et Ubaldo et Johannes de Petro- 
nilla de Montevello, Daglpertus et Tratelmus germanis, et Leo de Roteruda et 

(a) Dopo comitatu sonvi due parole quasi cancellate^ l'una difficile, l'altra impos- 
sibile a leggere. La prima invece di Mediolo, come già credei, potrebbe essere Mnticl 

(i) O traduzione sbagliata di « Cinquanta », o errore di copia per « Q.uln- 
« quagintulas ». Nei tre esemplari della falsa donazione di Opilione pub- 
blicati dal Brunacci {Chartarum S. lustinae explicatio, pp. 51, 56, 59), il 
primo e il secondo hanno « Q.uingentula », e il terzo « Quinquegintula » per 
indicare questo stesso luogo del territorio bolognese. 

(2) Su Cittanuova, che lasciò il nome a una chiesa posta sulla via Emilia, 
a otto chilometri da Modena verso Reggio, vedasi il Tiraboschi, Di^^. topogr.- 
stor. I, 208. Al tempo di Carlomagno (Tiraboschi, Cod. diplom. Nonant. p. 4), 
era retta da un gastaldo di nome Rainaldo, più tardi vi fu istituito un conte 
che vedemmo essere stato Auteramno. Quando vi fosse posto un visconte 
ignoriamo, 

(j) Castellarano, sulla sinistra della Secchia, ora nel Reggiano, 

(4) Lo stesso che Saltospano, a cui Lupo si vede più avanti avere ap- 
partenuto. In questo solo territorio, sia perchè ultimo entrò nel ducato, sia 
per l'influenza del confinante esarcato, sono nominati «e dativi » invece di 
« scabini ». 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 41 

Recuino germanis, et Petro de condam Pauloni et Landò et Taxemanno filio 
quondam Amperto scavino, Totila et Eribertus germanis, lohanne filio quondam 
Petri Dominici, et Rimpaldo dictus Bianca filio quondam Dominici : itemque 
ibi aderant quamplures viri Willibaldo, Geminiano de Civitate Nova, Bompertus 
russus de Saliceto, Natalis, Agiprandus notarius, et Benedicto de GlanditoCO, 
Aripaldo, Adroaldo, Bando, Martinus de Luponi, lohannes arimanni et lo- 
hannes filiius Petro longo, Radberto filio quondam Gariberti, Arimundo de 

SorbariaW, Martinus filius quondam lohannis, filio quondam Luponi, Ge- 

berto, Adroaldo, Gaidaldo, Leontardo et Agimundo, toti de Serbarla, Andrea 
de Riparia (3), lohannes . . . . , lohannes Fileradi, Urso de Stephano et Wido, . . 

... de , [Banijfredus de Linare(4), Ansulfo, Lupo, Teoperto, toti tres de 

BaiseCs), Lupo de Colina, Upaldo filio quondam Adelprandi scavino, lohanne 
filio Lupicino de Liviciano (6), Pastro de Nanno, Teoperto de V[erl]eto, . . . 

[P]etro filio Rascausi scavino, Reperto filio Ildeberto, Lederado filio 

Raginerio, Warnerio filio Teoperti de Renno (7), Aldeperto et Oterico germa- 
nis, Madelaldo filio quondam Madelaldi, lohaanitto et Aldeperto ger- 
mani de Pantiano W, Ado et lohannes germani de Butrio (9), Berno et Atio ger- 
mani de Mandrie(io), Numfredo (») de GurgoC"), Grasulfo de Bernaiolo, Berno 

(a) Forse mal trascritto da Mainfredo II Tirahoschi legge Humfredo 

(i) Giandeto sulla sinistra del Tressinaro nel Reggiano, non lungi da 
Castellarano. 

(2) Sorbara, luogo ben noto del basso Modenese. 

(3) Rivara, nel comune di S. Felice. 

(4) Linare era un luogo posseduto dal vescovo di Modena tra Savi- 
gnano e Bazzane. 

(5) Baiso sulla collina reggiana, che il Tiraboschi (Dq. I, 32) crede 
nominato per la prima volta da Donizone. 

(6) Più facilmente Livizzano nelle vicinanze di Baiso (il primo nomi- 
nato nel Di:(^. del Tiraboschi, I, 406), che l'altro dello stesso nome a mez- 
zodì di Modena presso Castel vetro. 

(7) Nella villa di Renno, di cui il nome rimane anche oggi a una parrocchia 
sopra a PavuUo, nel Frignano, fu tenuto nel 931 il placito del conte Suppone 
pubblicato ultimamente dallo Scriavarelli nel BulleU.delVIst.Stor.Ital. n, 21, 
p. 147. 

(8) Panzane tra Castelfranco e il Panaro a mezzodì di Nonantola. 

(9) Probabilmente Budrio nel Bolognese ; benché un altro luogo di questo 
nome si trovi nel Reggiano; Tiraboschi, Dii. I, 76. 

(io) Mandria è nome di due luoghi, dei quali une è poste nella collina 
reggiana sulla destra del Tressinaro, l'altro presso l'attuale confine tra il Bo- 
lognese e il Modenese. 

(i I ) Gurge, denominazione antica del territorio tra Correggio e Novellara. 

3* 



42 A. GAUDENZI 



et I-bcrnrdo permani de Renno, Rodulfus filio quondam Aimoni, Petrus filio 
quondam Danielis, Aimo filio quondam Eberardi et reliqui plures honorum 
hominum circum adstantibus. 

Ibique veniens in istorum suprascriptorum presentia donino Leopardus 
vcnerabilis abbas monasterii Sanctorum omnium Apostolorum et Christi con- 
fcssoris Silvestri situm Nonantule terretorio Motinensi una cum Petrònc sca- 
vino et advocato [dicti monasterii], et ostenserunt ibi preceptum unum domni 
l'iavii Astulfi regis. et ibi relectum fuit, et continebat in ipsum preceptum per 
quam donaverat in monasterio Domini Salvatoris et Beate scmperque virginis 
genetricis Marie sito in loco qui nominatur Fainano (0 et venerabili viro 
Anselmo abbati curtem unam in finibus suis Solariensis (2) cui vocabulum est 
Canetulum cum omnia ad se pertinente, [que] a Peredeo dux possessa fuit; et 
defensam ipsam curtem cum omnia ad se pertinente suprascriptum Peredeum 
fidelem suum in sua presentia Andreati presbitero suprascripto monasterio 
tradere fecit, ut ipsum sanctum mouasterium securo omnia possedere valeat 
in integrum. erat preceptum ipsum ab annulo domini regis sigillatura et ex 
dicto domni regis per Teoperto notarlo exdictatum et scripto per mano 
lohannis notarli Ravenna in Palatio, pridle kalendas iunii, anno felicissimi 
regni eius sexto, indictione octava (3). iterum ibi locum ostendebat alium pre- 
ceptum quomodo a Peredeo dux defensa fuit. continebatur in eo per quam 
donaverat ei Luitprandus rex et concedere per suum adsiduum et fidele ser- 
vitium curtem unam quam habebat in terretorio Solariense, cui vocabulum 
erat Canetulo, cum universa edificia et territoria vel familia, campis, pratis (•), 
pascuis, vineis, silvis, astalariis, rivis et padulibus, cultura et incultura, movile 
et immovile seseque moventibus cum servis et aldionibus, masculis et fe- 
niinis utriusque sexus et casas massaricias numerus septuaginta et quinque, 
et prato (b) que esse videtur in fluvio Modena et vico qui dicitur Siculo, omnia 

(a) Nella copia partis (b) Nella copia parto 

(i) Panano; cf. Tiraboschi, Di^. I, 272, 

(2) Attuale territorio di Solara; Tiraboschi, Dii. I, 220. 

(3) La data di questo diploma, sfuggito al Bethmann e all'Holder Egger, 
ci mostra che Astolfo, benché nell'autunno del 754 avesse giurato {Lib. poni. 
Vita Stephani II, e. 37) « se illieo redditurum civitatem Ravennantium 
« cum diversis civitatibus », nel maggio dell'anno seguente rendeva solenne- 
mente giustizia nel palazzo di Teodorico. E poiché alla contesa con Peredeo 
dovè trovarsi presente Anselmo, si rende più che probabile che egli, piena- 
mente d'accordo con Sergio, nell'autunno accompagnasse coi suoi monaci il 
re a Roma per prendere il corpo di san Silvestro, simbolo della dominazione 
di tutta Italia. Del resto il fatto che a Roma Astolfo arrivò per la via Sa- 
laria, gli Spoletini per la Trionfale, e i Beneventani per la Latina, mostra 
che il re veniva dall'esarcato. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 43 

in integro, et erat ipsum preceptum sigillatura ab anulo domni regi, et ex 
dicto domni regis per Asterium notarium scriptum, dato in Capite Lambri 
vicesima secunda die mensis novembris, anno regni eius quinto, indictione 
secunda (0. et post hec ostendit ipse domnus Leopardus venerabilis abbas mo- 
nasterii Nonantulani una cum Petrone scavino avocatore ipsius monasteri! 
iudicatum unum in quo continebatur inter cetera, qualiter domnus Carolus 
piissimo rex direxit suum missum [nomine] Adelardus abbas, ut in eius elemo- 
sina unde contenti© erat inter partes suprascripti monasteri! Nonantulani et 
ecclesie Motinensis et populo Solariensis de illis rebus et padulibus seu et 

rebus curte Canetulo in fine Solarienses deliberarent. et relegebat in ipsum 

iudicatum quomodo Gisus episcopus ecclesie Mutinensis una cum Marino 
diacono avocatore [parte Sancti] Geminiani et singuli homines de Solatia in 
iuditio steterant cum Petrus abbas monasteri! Nonantulani et Pastor advocatus 
ipsius monasteri! de illis rebus et padulibus que esse videntur in fines Sola- 
rienses, idest Capriana, Pontonaria, Lupuleto et padules Grumulese et Deci- 
manise et lulianise (2). deinceps dictus Adelardus abbas et misso idem augusti 
et pars monasteri! super Gisum ep!scop'::m et Marino diacono advocatore 
ipsius Motinensis [ecclesie] et singulis homines de Solarla per testimonium 
et per iudicia superatos advicit. et relegebat quod tertiam portionem de silva 
Lupuleto habere deberet ad parte Sancti Geminiani et silvetella Sancte Marie 
per des'gnatis rebus: nam de aliis superscriptis rebus et silvis et padulibus, 
sicut superius legitur, proprio monasteri Nonantulani esse et ips! testes unum ad 
unum ad sancta Dei evangelia firmaverunt et declarificaverunt sicut superius 
legitur. et erat scriptum et firmatum per manu Martino notario, et a testibus 
roboratum et firmatum ab eodem Adelardo abbate misso. et erat tempore do- 
mini Caroli imperatoris, anno imperii eius tricesimo septimo, de mense magio, 
per indictione quarta (3). item ostensit preceptum domni Hlodovici imperatoris 

(i) Queste indicazioni sono guaste, perchè nel quinto anno del regno di 
Liutprando non correva la indizione seconda. Se invece di anno v si mette xxv, 
essendo poco verosimile che Peredeo, che viveva ancora nel 755, avesse 
già prestati a Liutprando nel 716 assidui e fedeli servigi; e se si suppone che 
invece di 11 ind. fosse scritto mi ; si arriva al 22 novembre del 736: cioè forse a 
quell'anno stesso in cui Peredeo con Valcari e Rotari aveva difesa Bologna; 
giacché la data del 737 attribuita comunemente a questo fatto (Pauli Diac. 
Hist. Longoh. VI, 54) è tutt'altro che sicura. Anche questo precetto del resto 
sfuggì al Bethmann. 

(2) La posizione precisa di tutti questi luoghi è più o meno incerta: 
solo di Lovoleto rimase a lungo il nome alla selva di S. Felice. 

(3) Anche questo atto, del maggio dell' 8 1 1, è perduto. Del vescovo Ghi- 
sone, di cui il Tiraboschi qui non seppe leggere il nome, abbiamo un atto di 
questo stesso anno (Mur.a.tori, Antiq. Ital.V, 93 5). Adelardo si trovò di nuovo, 
come messo imperiale, a Nonantola due anni dopo (Cod.diplom. Noiiant. p. 36). 



44 A. GAUDENZI 



qualitcr concesscrat in suprascripto monasterio Nonantulano et Potrò abbati et 
suis posteris Huvio Scultenna, qui et Pannarius nuncupatur, ut haberet licen- 
ciam dcducendi ubicumque eis melius visum fuerit, et concesserat eis secundum 
prcccptas et iudicatum silvas et paludes fossa Lavatura currente, et ex alia 
parte fluvio Gena a strada publica in subtus usque Rosalise, et utrasque ripas 
fluminis, sicut ad publicum pertinet. et erat preceplum ipsum firmatum manu 
propria idem augusti et a suo anulo sigillati, dato kal. iunias, anno imperii eius 
vigesimo, indictione undecima, et scriptum per manum Elisachar (0. deinde 
ostendit alium iudicatum de tempore domini Hludovici imperatoris, in quo 
continebatur inter cetera, qualiter lonas venerabilis episcopus ecclesie Muti- 
ncnsis et Urso clericus avocatore ipsius ecclesie una cum Liuttefridus abbate 
venerabilis monasterii Nonantulani et Paulo advocato ipsius monasteri!, in 
presentia iudicis domini imperatoris in placito curte Saviniano, ubi dominus 
Hludovicus imperator preerat, de illis suprascriptis rebus et padulibus et silvis 
seu de flumine altercationcm inter se habuerunt; et relegebat inibi omnia sicut 
superius legitur et quomodo se professi fuerunt lonas venerabilis episcopus et 
Urso clericus avocatore ipsius ecclesie ut ipsas preceptas et iudicatas bona 
essent et non contradicerent. tunc ipsis iudices domni imperatoris et auditores 
cum taliter audissent ut certam iusticiam esse monasterii, iudicaverunt ut iuxta 
eorum precepta et iudicatis pars monasterii haberet et possideret a propric- 
tatem. et erat scriptum manu Audeperti notarli domini imperatoris et a testibus 
roboratum: erat emisso anno imperii domini Hludovici imperatoris sexto, 
mense aprelis, per indictione tercia W. cum ipsa preceptas et iudicatas relecta 
fuissent, tunc suprascriptus dominus Widus illustris comes interrogavit supra- 
scripti iudices de Civitate Nova, si ipsas preceptas et iudicatas bona sunt 
aut pars monasterii legibus habere debent, qui dixerunt: preceptas et iudi- 
catas istas bona sunt et pars monasterii legibus habere et possidere debent. 
iterum interrogavit suprascripto domino Wido illustris comes ad omnes su- 
prascriptorum iudices et auditores hominibus resedentibus ac stantibus, si 
istas preceptas et iudicatas, sicut superius legitur, bona sunt aut pars mona- 
sterii habere debet. qui dixerunt omnes vere, quia iudicatas et preceptas istas 
bona sunt et pars monasterii habere et possidere debent. et in eo modo finita 
est causa. 

Q.uidem et ego Lupus notarius, dativo huius plebis Sancti Vincentii Sal- 
tuspani(3), noticia per ammonicionem et ex iussionem domni Widoni illustris 

(i) Anche queste indicazioni sembrano errate ; cf. Sickel, Ada Karo- 
linorutn, II, 577. 

(2) Purtroppo di questo placito, presieduto dall'imperatore Lodovico II 
in persona nella corte di Savignano, non si sa nulla. 

(3) La pieve di S. Vincenzo esiste ancora nel Bolognese, non lungi da 
Galliera. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 45 

comitis et desuper scriptis scavinis prò securitate ipsius monasterii scripsi 
anno imperii domini Lamberti, Deo propicio, septimo, mense iulio, indi- 
ctione prima. 

>J< Signo ma. Wido illustri comitis qui interfuit. 

Signo ma. Aginoni vasso domini imperatoris qui ibi fuit. [Signo ma. 
Geilo gast.] qui ibi fuit. signo ma. Bertulfi vicecomiti qui ibi fuit. signo 
ma. Oso gastaldio qui ibi fuit. signo ma. Isoardo castaidi qui ibi fuit. ego 
Ermenaldo scavinus ibi fui. ego Martinus scavinus ibi fui. ego Lopicinus 
scavinus ibi fui. ego Gregorius scavinus ibi fui. ego Johannes scavinus ibi 
fui. ego Apolenaris scavinus ibi fui. ego Constantino scavinus ibi fui. ego 
Venerio scavinus ibi fui, ego lohannes scavinus ibi fui. ego Upaldo sca- 
vinus ibi fui. ego Leo ibi fui. ego Ingo ibi fui. ego Leo ibi fui. ego 
Madelaldo ibi fui. ego Giseverto scavinus ibi fui. ego Garimundo scavinus 
ibi fui. signum ma. Stephanus scavinus de Solarla qui ibi fuit. ego Willi- 
baldo ibi fui. ego Natale scavinus ibi fui. ego Ansaldus ibi fui. ego Reperto 
ibi fui. ego Gauderigo ibi fui. ego Teoperto ibi fui. ego Fluro ibi fui. 
ego Benedicto ibi fui. ego Ansulfo ibi fui. ego Ariberto ibi fui. ego Atio ibi 
fui. ego lohannes de Sorbaria ibi fui. ego Rimpaldo ibi fui. ego Restano 
notarius ibi fui. ego Agiprando notarius ibi fui. ego Desiderio notarius 
ibi fui. signum ma. Taxemanno qui ibi fuit. signum ma. Aimo qui ibi fuit. 
signum ma. Lederado de Regien, genus Alamannorum qui ibi fuit. signum 
ma. Recuino qui ibi fuit. signum ma. Warimbaldo qui ibi fuit. ego Jo- 
hannes ibi fuit. signum ma. Johannes de Petronilla qui ibi fuit. signum ma. 
Landò qui ibi fui. signum ma. Jlderato de Casale qui ibi fuit. signum 
ma. Banifredo de Linare qui ibi fuit. signum ma. Fultcrodo de Ver. qui ibi 
fuit. signum ma. Tatio filio Ermenfredi qui ibi fuit. signum ma. Totile 
qui ibi fuit. signum ma. Ildeverti de Pantia[no] qui ibi fuit. signum ma. 
Adroaldo de Sorbaria qui ibi fuit. signum ma. lohannes qui vocatur Jo- 
hannito qui ibi fuit. signum ma. Arimodo et Nobili de Solarla qui ibi 
fuerunt. signum ma. Helia et Lupo et Martino, toti de Solarla, qui ibi 
fuerunt. signum ma. Johannis Mauri de Solarla qui ibi fuit. signum ma. 
lohannis Fileradi qui ibi fuit (0. 

Ego Lupus notarius, dativo, ibi fui et hanc noticiam scripsi. 

(i) I nomi di coloro che firmarono la notizia del placito solo in parte 
corrispondono a quelli registrati in principio della medesima dal notaio. 
Questi sono novanta circa, quelli sessanta; e parecchi di essi non figurano 
nella prima lista. 



46 



A. GAUDENZI 



IX. 

Anno 745 o 746. 

Falso placito del re Rachi per la delimitazione delle diocesi di 
Bologna e di Modena, fabbricato nell'almo 969 o poco dopo. 

Registro Grosso [G], a e. 57 B, e Registro Nuovo [N], a e. 25 a, del comune di Bologna, esi- 
itenti nell'Archivio di Stato di questa città (i). 

Muratori, Antiq. Ilal. V, 325 (2); Savioli, Ann. Bolognesi, III, 2, 487. 

In nomine Dei eterni, reniante C^) domino vero excellentissimo, seu ma- 
gnifico rege Longovardoro," in Italia, Pala^ie, Rachis impiraduro agusto, anno 

(a) A' regnante 

(i) Nel Registro Grosso il placito tien dietro all'atto di soggezione al co- 
mune dei signori di S. Marco (Savioli, op. cit. I, 2, 161); atto nel quale 
S. Marco dicevasi essere nel vescovado di Bologna: e in prova di ciò forse in 
calce all'atto fu trascritto il placito. Nel Registro Nuovo esso viene dopo la 
concordia del 1179 (Savioli, op. cit. II, 2, 99) colla quale i Bolognesi si obbli- 
gano ad aiutare gli uomini del vescovado di Modena, e i Modenesi quelli del 
vescovado di Bologna ; e il placito dee servire alla determinazione dei due 
vescovadi. Le due copie, o mediatamente o immediatamente, derivarono da 
un' altra più antica conservata nell' archivio del comune, e tolta alla sua 
volta dall'originale che era presso il vescovo. Questa copia oltre alle la- 
cune comuni alle nostre due, conteneva errori di trascrizione simili a quelli 
che incontreremo tra poco nelle falsificazioni nonantolane parallele, sorte 
nello stesso tempo. Consistono questi nello scambio di e ed i ; per cui da 
un lato abbiamo « vero » per « viro », e dall'altro « impiraduro », « con- 
ce vintione », « excipto », « Ansilmus » per « imperaduro », u conventione » &c.; 
di e e g in « Cricorius » per « Gregorius »; di 1 ed s, in « Alterius » per 
« Asterius »; di s e d, in « aveas » per « avead ». Non altrimenti in quelle 
si legge « relieta » per « relecta », « Coteperto » per « Goteperto » o «gortes » 
per « cortes », « idibro » per « isibro » &c. 

(2) Secondo il Muratori, nessuna carta del secolo x o xi offre più nu- 
merose traccie della parlata volgare. Possono notarsi Va per au in « agusto » 
da confrontarsi con « agosto » ; il v per b in « pieve » ; il t finale caduto in 
« fecisse », « sia », « pertine », <f valea /> ; il nominativo singolare simile al- 
l'italiano in «episcopo», « intentione », «successore»; il genitivo plurale 
in oro, che non solo rimase nel pronome « loro », ma si conservò in molti 
nomi di luogo che tra poco incontreremo, quali « Rastellioro » o « Domoro »; 
e forme come « a », « da », « incontra », « quilli » ed altre. Il cambiamento di t 
in d tra vocali, come in « trovada », « vocado » ; i femminili sostantivi o ag- 
gettivi della terza in a, come « confinia », « regalia », « onnea »; e forme 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 47 

imperi! eius vel pietatis a Deo coronado pacifico rege imperio secondo W, die 
mense septembrio per indici, quinta (0. quando vero ipsio dom. W imperator 

(a) Cadde qui l' indicax_iotie del giorno del mese, 0' piuttosto dovè leggersi de e noti die 
(b) G ipsio dn. A' ipsi odon. 

quali « povulo », « anotitia » sono fenomeni dialettali più specialmente emi- 
liani, o addirittura bolognesi; e così forse la sostituzione di io ad o in 
« ipsio », « episcopio » (per « episcopo » : come « commodio » per « com- 
« modo » nella falsa donazione di Rotari), nata da falsa analogia; giacché 
anche oggi un Bolognese dice « assio » per « asso ». Per altro la forma 
« Longovardoro » non deriva certo dalla volgare « Lombardi », ma dalla 
pronunzia greca di A.oyyo^(i.pòoi; e si potrebbe quindi pensare che il falsario, 
bizantino di origine, venuto da Ravenna a Bologna, avesse appreso il latino 
per mezzo dell'idioma parlato in questi luoghi, e dei documenti notarili letti. 
Anche certe storpiature morfologiche e sintattiche, come « violàvere » per 
« violare », « trovada » per « trovanda », « anotitias factas » per « notitiae 
« fierent », « successitas » per « successori » potrebbero accennare all' origine 
straniera del loro autore. « Septembrio » poi (oeTcxsfxPptcp) è greco, benché si 
trovi anche in documenti latini; e « duco » parrebbe derivato da ÒoùE, Souxóg 
direttamente, anziché dal volgare « duca ». Di più un Bizantino avrebbe più 
facilmente d' un Italiano trasformato in imperatore un re longobardo. Tut- 
tavia questi indizi sono troppo scarsi per giungere a una conclusione di quel 
genere : e si spiegano anche coli' azione di documenti ravennati, penetrati 
dell'influenza greca. 

(i) Io traduco il documento così: « Quando lo stesso personaggio, im- 
« peratore augusto, dimorava nella corte di Cardato, sua regale signorile 
« dimora, col magnifico popolo dei Longobardi, intenzione (in senso tecnico) 
« di una lite tra il vescovo della santa chiesa di Bologna e quello della 
« santa chiesa di Modena per il confine suo da fissarsi, in un termine da con- 
« cordarsi, fu che [quest'ultimo] facesse convenzione e accordo che venissero 
« gli uomini del vescovo di Bologna incontro agli uomini del vescovo di 
« Modena. Allora convenne [il vescovo di Modena; ovvero convennero] che 
« al primo udire del gallicinio, si alzassero e si muovessero e camminassero 
<f gli uni incontro agli altri; e dove si raggiungessero insieme, ivi dovevano 
« fare la determinazione dei confini. Fatto poi l'accordo sulle singole per- 
« sone tra i due vescovi, i Bolognesi e Modenesi vennero (nelle loro città), 
« e si alzarono nella notte in cui si erano accordati di alzarsi per muoversi 
« al canto del gallo: e camminarono durante la notte gli uni incontro agli 
« altri tanto che arrivarono a raggiungersi nella via Petrosa sopra il Limite 
<f Piano nella stessa notte, e per accordo delle due parti convennero di pian- 
« tare una gran pietra nella strada dalle due parti della via Petrosa : cioè 
« a dire, piantarono due pietre athnché la memoria ne durasse in perpe- 



48 A. GAUDENZI 



a^ustus commoravad in corte Cardeto('), regalia eius donega, cum magnifico (») 
povulo Longovardoro, fue intentione litis de intro episcopio sancte Bono- 
nicnsis ecclesie necnon sancte Motinensis ecclesie de confinia sua trovada 
in terniinatione controvada, cod fecisse convintione et controvatione (b) de 
venire homines ipsius episcopio Bonon. incontra ominis episcopio Mut. W tunc 
controvave cod primitas voce gallicanto consurgere et movere seo iterare (=) 
illi incontra illi ; et ubi sese coniunsiere insimul, ibi debebat facere terraina- 

(a) N manignifico (b) A'^ convincione et controvacione (e) N soiterare 

« tuo. Poi, conosciuta la verità, non voleva alcuna delle due parti stare alla 
« convenzione. Vennero nella corte di Cardeto al cospetto del sommo sopra- 
« detto re augusto, eccellentissimo imperatore dell'esercito dei Longobardi. 
« Egli ordinò che due notizie si scrivessero dalle due parti, e che gli uni 
« non venissero più incontro agli altri (cioè non si rinnovasse la prova); e 
« che di alcuna cosa che si riferisse alla consacrazione ed alla ordinazione 
« o alla assoluzione dei peccati o alla consacrazione dei preti o chierici o 
« per alcuna altra cosa che spetti al vescovo, nulla appartenesse più di là di 
« quel limite [all' uno o all' altro del due vescovi]. E sia chiamato da ora 
« in poi il limite della Muzza, e gli uomini della chiesa di Bologna dalla 
« Muzza vengano xii piedi oltre il soprascritto Limite Piano, eccettuata la 
«pieve di Sant'Anastasio. E da questa pieve verso la pianura abbia il vesco- 
« vado di Bologna, per diritta linea, come limite la Muzza fino al fiume Lu- 
« cido, cioè alla pieve di S. Martino » &c. 

(i) Spesso nominato nei documenti Nonantolani posteriori: in uno di 
questi (Cod. diplom. Nonant. p, 3S4), il casale Cardeto si dice esser posto nella 
pieve di Sant'Agata. Si volle derivarne il nome dalla sua vicinanza al « car- 
te dine » della limitazione romana (la Muzza) : ma a torto. 

(2) L'idea è certo presa dal luogo di Sallustio (De hello lugurt. 
cap. 79), ove Cirenesi e Cartaginesi, dopo avere lungamente guerreggiato, per 
ragione dei confini, « sponsionem faciunt, uti certo die legati domo profici- 
« scerentur: quo in loco Inter se obvii fuissent, is communis utriusque po- 
« puli finis haberetur ». Ma è singolare che invece del rinnovamento della 
prova chiesto invano dai Cartaginesi, e del conseguente sacrifizio del loro 
campione, il falsario faccia qui intervenire la solenne decisione di un re lon- 
gobardo travestito da imperatore, in base a una disposizione del Corpus iuris. 
Tutto questo è effetto e della nuova cultura classica, e del risorto culto delle 
leggi romane per opera dello Studio di Ravenna. Altra reminiscenza dell'antica 
letteratura è il gallicinio ; cf. Macrob. I Sat. 3 : « Primum tempus diei di- 
« citur mediae noctis iaclinatio : deinde gallicinium: inde conticuum». Sulla 
« custodia noctis » poi vedasi Arnobio (in Psahnos, 129) : « Prima custodia a 
« vespere incipit, secunda ad medium noctis attingit, tertia pullorum cantus 
« transit, quarta vigilia matutina quae in ortum luminis adimpletur ». 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 49 

tiones. facta autem controvatione per sengulas personas per singulos epi- 
scopios, Bonon. et Motin. tunc venierunt, et surrexerunt nocte una qui tro- 
vavere a gallus canto mocione consurgere (*). et iterati sunt itinere noctis 
custodia quilli incontra quillis, tantum cod pervenere in strada Pedrosia, suvra 
limite Plano coniunsiere se insimul ambas partes in ipsia noctis (0. et per 
illius ambias partes collaudatione controvavere, grande una petra ficaverunt 
in strada de ambas partes strada Pedrosa: idest duas petras ficaverunt, ut 
memoria sit aretinenda in postero de perpetuis temporibus, postea pate- 
facta veritate, non volebant stare in ipsa conventione partes aliqua de coro, 
veniere in corte Cardeto in conspectu summi supradicti regis agusti excel- 
lentissimi imperatoris ex inere (b) Longovardoro. mandavit seu precepit ut 
anotittias factas da ambas partes, utque neque quilli (O incontra quilli ve- 
niere amplius, neque de sacratione neque de ordinatione neque aliqua iudi- 
catione peccatore, seo de consecratione presbiterorum seo clericorum, vel 
de alla aliqua re qui ad episcopio pertine ordinatione, non amplius pertineat 
ex ipsa re ultra eodem limite, et sia vocado da modo limes Mucia (2), et cod 

(a) G consurgere, senz'altro; N consurgere con un segno di ahhrcviazione sulla q 
finale. (b) Probabilmente storpiatura di exercitus; in caso diverso inere starebbe per 
genere (e) A^ quilliq[ue] 

(i) La strada Petrosa è la così detta via Claudia o Claudiola, che ra- 
sentando le colline da Bologna per Zola, Crespellano, Monteveglio, Bazzano, 
Savignano, Vignola, Livizzano, Sassuolo, Castellarano, Scandiano andava a 
Velleia. Essa, là dove è l'attuale confine bolognese e modenese, aveva una 
diramazione a nord-ovest, che passando per Vilzagara o S. Cesario, Spi- 
lamberto, Sant'Eusebio, S. Donnino, giungeva a Modena; ed era nell'alto 
medio evo la strada ordinaria tra Bologna e Modena, forse a cagione del- 
l'impaludamento dell'Emilia. Così anche per andare in Toscana la Claudia 
si abbandonava al ponte di S. Pietro, tra Bazzano e Monteveglio, e per la via 
del termine Grosso lungo la Samoggia, si risaliva per Montetortore, Rofì"eno 
e Pitigliano nell'alta valle del Reno, e per Casio e la Sambuca si passava 
l'Appennino. Di qui passò probabilmente Adriano ITI, quando recandosi a 
VVorms, venne a morire a Spilamberto. 

(2) È probabile che la Muzza formasse già da lungo tempo il confine 
dei territori e quindi delle diocesi bolognese e modenese. Per questo forse, 
nella vendita della terra di Reddù, fatta in territorio bolognese, si dice che 
la medesima giace al di là della Muzza (v. p. 17). Sembra certo, del resto, 
che la Muzza sia stata il cardine della limitazione di tutta la regione. Difatti 
lo ScHULTEN (Die lòmische Flurtheilung und ihre Reste, Berlin, 1878), senza 
conoscerne pure il nome, scrive: « Als cardo maximus wird mann den zwi- 
« schen Castelfranco und forte Urbano laufenden Cardo anzunehmen ». 
Perciò il vescovo Adalberto, con questa decisione, volle respingere una in- 



50 A. GAUDENZI 



liominis Bonon. ecclesia Mucia vc[ninnt] pedes .xii. ultra suprascripto limite 
Plano, excipto pieve Sancii AnestasiiCO. de ipsa pieve incontra planitias aveas 
ipsio episcopio Bonon. prò rectitudine eoro limitem Mucia perusque fluvio 
Lucido (»), idest perusque a pieve Sancti Martini, ut ipsi et illi aveas illì da 
una parte limite et ali! W da alia parte illius limitis onnea consecrationibus, 
onnea [ordinationibus, onnea decimationjbus,] onnea districtionibus qui ad epi- 
scopo pertine in iura et potestate dominioque illorum episcoporum veneranda 
religiositate sacratissimas ecclesias vocavulo Sancte Marie virginis sancte 
Motinensis ecclesie atque beati Petri apostoli sancte Bononiensis ecclesie, 
et onnea successitas illoro de perpetuis temporibus da successore in succes- 
sore in perpetuum. cod nuUus unquam agustus neque agusta da presenti die 
in antea licentia avea inrumpere nostra anotatione et conlaudatione vel vio- 

(a) N illi 

vasione dell'ambizioso Guido. Il nome della Muzza, come dimostra la sua 
forma femminile, era proprio della fossa d'acqua che rasentava il limite, che 
si sarà chiamato « Piano », come di qui appare: ma più tardi Muzza si appellò 
il limite stesso. Difatti nella sentenza di Uberto Visconti del 1204 (Savioli, 
op. cit. doc. cccLViii) si definisce cosi il confine tra i due comuni: « sicut 
« via vel limes, qui vel que per Folium vadit et a Bononiensibus Mutia ap- 

« pellatur, extenditur per directum usque ad viam de Beffis quara viam 

« de Beffis Bononienses Mutiam appellant, transeundo in aliam viam que 
<c vadit superius a domibus S. Martini de Sicco et per. illam viam usque ad 
« voltam sive gallonem Panarli, et eadem via sicut vadit ab eadem ecclesia 
« Sancti Martini de Sicco . . . usque in aliam viam que vadit . . . usque ad 
« Paludes inde usque ad flumen Lucidum ». 

(i) L'antichissima chiesa di Sant'Anastasio sulla via Petrosa. Anche ora 
a pochi passi al di là della Muzza cessa la parrocchia di Bazzano e comincia 
quella di Savignano, succeduta all'altra di Sant'Anastasio. 

(2) Corrisponde al « Panarolo del Follio ». Quando il Panaro prima 
di giungere a Ortovecchio, ora Ravarino, piegava a nord-est per gettarsi 
nelle vaUi di Crevalcore, la Muzza doveva entrare in quel fiume a « Porto 
« di Lupo » presso Abrenunzio: e al di là del Panaro correva il Panarolo 
che attraverso il comune del Follio proseguiva in linea retta, là dove è ora 
la strada da Abrenunzio a Camposanto, poi piegava alquanto a nord-est de- 
terminando il confine occidentale della corte del Secco. Quando il corso 
del Panaro da Ortovecchio in là prese la direzione attuale, il letto abban- 
donato assunse il nome di « Scoltenna vecchia » (o « Panarazzo ») ricordato 
nella donazione di Mechi e Rotari, e la Muzza potè essere immessa nel Pa- 
narolo o « fluvio Lucido », riscavato più tardi per sette miglia nel 1259, e 
andò a raggiungere il nuovo corso del Panaro nel luogo dove sorse poi 
Camposanto. Così il Casini. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 51 

lavere. et siqui ec fecerit vel violaverit, nichii legis aveat virtute, secun- 
dum(») quod in leges situm vel propositum est de pactionibus, 
idest (b) pacti conventionisque fides servanda est (0. 

Cod ludicavit Gonselmus iudice, seo Adelperto iudice atque Ildeprandns 
iudice seo Odelberto (>-') iudice, seo et raultos scavincs W ad causa intenta 
audienda et collaudanda, ut ac noticia memorianda facta in postero tenenda 
conlaudada, ut quiqui confringerit vel violaverit seo inruperit vel apecierid, 
da ulloque agusto Ce) sive agusta sit, ut nichii' petat ut nichii valea, nichii 
fìrmitatis obtineat, sed sit irritum factum et violatum perpetuis temporibus 
corruptum. et siqui ec pecierit, componat pena ab agusto statuta auri isibro 
optimi mancosos mille et argenti pondera cento, aut qui modo presente epi- 
scopios sunt, aut qui de uUoqui tempore successore illorum fuerit in perpetuum. 

Ac enim anotitia me Adelberto, notarlo rogato et da sunimo agusto 
preceptado, ascrivivi ut in postero memoria retenenda de cuncta statuta illius 
apresentibus ducibus comitibus (2) : Warius duco, Rotharius duco, lohannes 
duco, Urso duco, Anestasio duco, Ansilmus duco, Desiderio duco, Demetrio 
duco, Cricorius duco, Florius duco, Petro duco, Mechis (0 duco, Tidis duco, 
Nortepertus duco, Boderagus comes, Alterius comes, Lupone comes, Ugo Co- 
mes, Adelberto comes, Odelberto comes, Mundus comes, Tramundus co- 
comes, Sigelardus comes, Gothus comes, et alios innumerabiles ominis. 

Qui presentanea statuta confirmaverunt conlaudatione illorum: 

Gonselmus iudice interfue. Aldeperto iudice interfue. 

Ildeprandus iudice interfue. Odelberto iudice interfue. 

Armus scavino interfue. Lamo interfue. 

(a) / codd. sembrano leggere sed (b) N vel (e) N Oldoberto (d) N sca- 
ninos (e) A' augusto (f ) N Anselmus 

(i) Io ho sbagliato, credendo che questa fosse una parafrasi della legge I 
del titolo del Digesto « de pactis » (II, 14). Invece il passo si trova te- 
stualmente nella legge 7 « de pactis » del Codice (II, 3). 

(2) Questi nomi in parte sono il prodotto di reminiscenze storiche, in 
parte della fantasia. Il primo doveva suonare « Wartus », quale s'incontra 
presso i Franchi (cf Muratori, Antiq. Ital. II, 245); e in questa forma si 
trova nella prima redazione del falso diploma di Astolfo: ma nella seconda, 
come nelle donazioni di Rotari e Mechi, è scritto « Warnis »: certo per er- 
rore di lettura. Fatta astrazione da Rotari, Giovanni, Orso, Anselmo, Desi- 
derio, Pietro e Asterio, notai di Liutprando, che forse figuravano in qualche 
precetto di questo re, Demetrio può essere stato tolto dalla lettera di Gio- 
vanni Vili dell' 882 (Savioli, op. cit. doc. xvi) ; «Mechi» potrebbe essere 
alterazione di « Elmichi ». « Tidi » per « Tendi » ; « Tramundo » per « Tra- 
samundo »; « Mundo », sono nomi gotici attinti dai documenti o dalla 
letteratura ravennate della prima parte del medio evo od anche dalla tradi- 
zione locale. 



5J A. GAUDENZI 



X. 

Anno 751 o 753, 

Falso diploma di Astolfo che Rifacimento del medesimo 

concede le decime al monastero della prima metà del secolo xiii. 
di Nonantola, fabbricato circa 
l'anno 970. 

Dal codice Estense Nonantolano Dal codice Romano Nonantolano a e. 39 [B] 

a e. 341 [A] (i). e dal codice Estense Nonantolano a e. 330 [C] 

TiRABOSCiii, Cod. dipi. Nonant. p. 16; Savioli, Ann. Bolognesi, I, 2, p. 4; 
Trova, Cod. dipi. Long. n. mclxvi; Bethmann, Reg. n. 240. 

Donatio alia Aystulphi re- Donatio alia Aystulphi re- 
gis monasterio Nonantulano gis Longobar dorum, in qua 

multorum honorum et eccle- Inter cetera cum consensu 
siarum. multorum episcoporum do- 

nai castrum Crepalcorii in 
spiritualibus et temporali- 
bus (a). 
In nomine Dei eterni, regnante do- In nomine Dei eterni, regnante 

mino nostro Aystulpho viro excellen- dominonostro Aistulpho viro excellen- 
tissimo, magno imperatore augusto, tissimo 0>), anno regni eius tertio, die 

[B C] (a) C Aystulphi regis Longobardorum donatio curtis Crepalcorii in spiri- 
tualibus et teniporalibus et nonnuUarum ecclesiarum, presentibus nonnullis sanctis epi- 
scopis (b) B invece di viro excellentissimo ha rege invictissimo 

(i) Io credei già che la redazione, nella quale Astolfo è chiamato im- 
peratore, fosse la più recente: ma poi l'altra, nella quale egli compare come 
re, mi apparve, dal semplice confronto, una evidente ampliazione di quella. 
Già l'aggiunta del castello e della corte di Crevalcore, che più tardi si con- 
siderò come la parte principale del diploma, intitolato nei testi B e C : Dona- 
zione di Crevalcore ed altri luoghi, è certamente estranea al testo primitivo, 
come la menzione della chiesa di S. Maria di Pelago, che sembra esser stata 
prima del marchese Bonifacio, poi della chiesa di Modena (cf. Muratori, 
Antiq. hai. Ili, 178; Tiraboschi, Di^. II, 202). Ohre a questo il contenuto delie 
due redazioni è alquanto diverso. La prima contiene la concessione delle de- 
cime delle terre donate dal re al monastero, e delle decime appartenenti alle 
chiese regie nei vescovadi di Modena, Bologna e Reggio, la seconda la conces- 
sione delle decime di tutte le terre appartenenti per qualsiasi titolo al monastero 
e della giurisdizione spirituale e temporale su tutte le chiese soggette al re; ed è 
chiaro che questa seconda è una estensione e una migliore determinazione della 
prima disposizione. Si vede adunque che il titolo di imperatore, corretto più 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 53 

anno imperii eius tertio (0, die mensis mensis octabo decimo de (die et W 

octabo decimo de (die et mense) W mense) septerabrio per indie, .vi. 

septembrio per indie, .vi. ideoque me ideoque ego supradicto domino Ai- 

eo domino Aystulpho, filio quondam stulfo tilioWcondamPemnoneducoet 

Pem[n]one duco et Giseltruda iugali- Gisehruda iugalibus damus, tradimus, 

busconfìrmansetconfirmamusinsacro oflferimus et confirmans confirmamus 

autem venerabilio vestro (b) cenobio in sacro autem venerabile vestro ceno- 

sito in silvas de Genas in territorio Mu- bio (<:) sito in silvas de Gena territorio 

tinensi,ubi dominusnoster excellentis- Mutinensi, ubi domno excellentissimo 

simus Anselmus duco et abbas conse- Anselmo duco monachus etabbas con- 

cratus (2) esse videtur. inde presente secratus esse videtur. inde presente 

[A] (a) Probabilmente die et mease sono una indica:^{one marginale trasportata nel 
testo, come nel falso diploma di Lodovico il Pio edito dal Kehr (Neues Archiv, 
XXV, 8oj) qtiell'3.ààe. diem (b) A vero come B e C 

[B C] (a) B dedit et (b) C supradictus dominus Aistulphus filius (e) B ha 

quasi sempre cenovio 

tardi in quello di re, fu dato ad Astolfo unicamente per influenza del falso 
diploma di Rachi, nel momento in cui la tradizione genuina e non mai 
più interrotta della personalità del sovrano fondatore del monastero, fu offu- 
scata dalla ignoranza e dalla decadenza del secolo x. Esso non trovasi più 
nel falso privilegio di Sergio: ricorre invece di nuovo nelle falsificazioni del- 
l'abbate Giovanni, ad es. in quella stampata dal Tiraboschi a p, 19 del Cod. 
dipi. Nonant., e poi non più nelle posteriori, benché spesso sia stato conser- 
vato in quelle già esistenti. 

(i) Certamente si suppose questo diploma scritto nel terzo anno di regno 
di Astolfo, perchè a Nonantola durava la tradizione che allora fosse stato 
costruito il monastero: come affermano concordemente la breve notizia della 
fondazione di esso (Bortolotti, op. cit. p. 267) e la Vita di sant'Anselmo 
(ivi, p. 256). Ma la indizione vi fu apposta all'atto forse perchè in qualche 
altro luogo si trovava la notizia che Sergio avesse consacrato il monastero 
durante quella indizione (il 20 giugno del 753). Ma allora correva il quarto 
e non il terzo anno di regno di Astolfo. 

(2) Q.uesta, paragonata all'espressione « preesse videtur » delle false do- 
nazioni di Rachi e Mechi, e alle altre simili di tutti i- privilegi monastici, 
dimostra che Anselmo si supponeva dall' autore del diploma consacrato pro- 
prio in quel momento, e certo alla presenza di quegli stessi vescovi che poi 
consentirono alla concessione delle decime. A questo accenna anche quel- 
r « inde » che deve spiegarsi « quindi » nel senso di « subito dopo (la con- 
ce sacrazione) », essendovi già prima un « ideo » per indicare la conseguenza 
della massima che avrebbe dovuto essere espressa nell' a r e n g a . Per quello 
poi che riguarda la presenza di Sergio arcivescovo di Ravenna, Geminiano 
vescovo di Reggio e Romano di Bologna, si confronti la notizia, tolta dal 



54 A. GAUDENZI 



vero domino Sergio archiepiscopo san- domno Sergius archiepiscopus (») san- 

cte Ravennatis ecclesie atque Romano cte Ravennatis ecclesìe atque Romano 

episcopo sancte Bononiensis ecclesie episcopo sancte Bononiensis ecclesiac, 

seu et Geminiano episcopo sancte Mu- seo leminianus episcopus C») sanctae 

tinensis ecclesie atque Geminiano epi- Motinensis ecclesiae atque leminiano 

scopo sancte Regiensis ecclesie, tra- episcopo sanctae Regicnsis ecclesiae in 

dimus et offerimus vestro sacro eoe- supradictosancto coenobio religiosa («) 

nobio religiosa (») veneratione per de- veneratione per desuper scriptos epi- 

super scriptos episcopos collaudaiione scopos simul nobiscum dationem, of- 

et confirmatione decimarum frugibus fertionem, conlaudationem et confir- 

rebus omnia que depertinct ad decima mationem decimarum frugibus rebus 

de rebus quantisque depertinet per possessionibus, omnia qucdepertinet(<i) 

cartulas nostras ad ipsius coenobio ad decima de rebus possessionibus 

vel ad easdem ecclesias que est sitas omnibus quantascumque depertinet (e) 

in cortes nostras per ipsios sacros epi- et detinentur vcl detinebuntur ab ipso 

scop[i]os et cometatos nostros : quod cenobio: in primis ecclesias que esse 

est ecclesia Sancti Salvatoris (0 et sitas in cortes nostras per ipsios sacros 

[A] (a) In J corretto da religia 

[B C] (a) C Sergio archiepiscopo (b) C seu leminiano episcopo (e) B religia 
(J) C pertinent (e) C depertinent 

catalogo di sant'Anselmo, che trovasi nella storia della fondazione del mona- 
stero: «In quarto autem anno regni eiusdem [Aistulphi] huius templi con- 
ce secratio facta est per domnum Geminianum sancte Regiensis ecclesie epi- 
« scopum ad honorem sancte Dei genitricis Marie et'beati Benedicti abbatis . . . 
« in ipso autem anno .... advenit dominus Sergius archiepiscopus sedis Ra- 
« vennatis ecclesie, et consecravit templum et altare ad nomen et honorem 

« sanctorum omnium apostolorum octavo anno regni eius oratorio cum 

«altare... consecravit Romanus Bononiensis episcopus seu Apolenaris Re- 
« giensis episcopus », Se il vescovo di Modena fu aggiunto nel falso diploma 
di Astolfo per ossequio a Guido, che verso il 970 univa questa dignità al- 
l' altra di abbate di Nonantola, o se fu tolto dalla narrazione ora riferita in 
odio a lui o ai suoi successori, non si può sicuramente stabilire. 

(i) La chiesa di S. Salvatore e di S. Maria è quella di Panano, la 
prima fondata da sant'Anselmo, che forse nel 1000 avea già mutato titolo; la 
chiesa di S. Silvestro è quella di Nonantola, chg per altro nel 753 non esisteva 
ancora: è quindi dubbio se entrambe siano state omesse per caso o a bella 
posta nel rifacimento del diploma. Potrebbe anche essere dubbio se il nome 
di S. Maria, invece di S. Martino, in Cozzano, nel coJ. A nasca da errore di 
copia: o se nello stesso luogo esistessero veramente le due chiese, e do- 
vesse quindi leggersi « S. Martini et S. Marie de curte Cotiana ». Ad ogni 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



Sancta Maria et Sancii Silvestri et episcopios et conietatos nostros ; qui 
Sancii Martini (O de cune Cutiana esse ecclesias Sancti Martini de corte 
seu ecclesia Sancta Maria de corte Cotianus W, seo ecclesias Sancte Ma- 
nostra veda, atque ecclesia Salvato- riae de corte nostra veda, atque ec- 
ris de silvas de Gena, seu ecclesia clesiam Sancti Salvatoris de selva de 
Sancti Marci de Sorbaria, atque ec- Gena, seo ecclesiara Sancti Marci de 
desia Sancti Galli de corte Viredeo Sorbario, atque ecclesiam Sancti Galli 
duco, etiam ecclesia Sancti Stephani de corte Viredeo duco W, etiam ec- 
Maioris de corte Caulatina, seu ec- clesiam Sancti Stephani Maioris de 
desia Sancta Maria de villa Leovo- corte Cavalatina (0, seo ecclesia San- 
lini, atque ecclesia Sancti lohannis de cte Marie de villa Leovolini, atque 

[A] (a) A Sanctae Mariae 

[B C] (a) C Cotiana (b) B iure deo duco C in Rodenduco (e) C Ca- 

valatina 

modo la situazione di S. Martino in Cozzano, che il Tiraboschi {Stor. di 
Nonant. p. 248) a torto pone a Crevalcore, confondendo « Culcinum » e 
« Cotianum », è determinata dalla Vita dei santi Senesio e Teopompo (ed. Bor- 
TOLOTTi p. 298), là dove narrasi che Veronica « apud ecclesiam S. Martini 
« in Cotiano, tribù s milliariis ab eadem Nonantula distantem, prò eorum 
« amore Deo serviendo degens, vitam finivit feliciter ». Essa doveva essere 
presso al casolare detto ancora « le Sante », lontano tre miglia da Nonantola, 
da cui Crevalcore dista quasi il doppio. Delle altre chiese « S. Maria della 
« corte vecchia », e « S. Salvatore di Zena » pare che abbiano veramente esi- 
stito nelle vicinanze di Nonantola. S. Giorgio della corte Siconia è S. Giorgio 
del Secco : ed in S. Niccolò della corte Sabiniana, il Casini vuol riconoscere 
la chiesa di S. Niccolò di Meldola nella corte di Savignano, che il falsario 
nelle donazioni di Mechi e Rotari avrebbe, per ignoranza, trasportata vicino 
alla corte del Secco. Io invece, trovando che la chiesa consacrata dall'abbate 
Rodolfo (cf. Tiraboschi, Cod. dipi. Nonant. I, 259) « in corte de Sicco ad locum 
« prope flumen qui dicitur Gambacanis, ubi iuxta Paladam dicitur, in honore 
« suprascripti beati Silvestri Christi confessoris, sanctique Nicolai et sancto- 
« rum Senesii et Theopompi », fu chiamata unicamente S. Niccolò; credo 
che questo fosse il nome della più antica chiesa del luogo, che gli abitanti 
per tradizione conservarono, e che Rodolfo associò per questo ai nomi dei 
santi nonantolani. Degli altri luoghi qui ricordati si conosce Sorbara, ma 
non una chiesa di S. Marco ivi posta; si sa che Lovolino era nella corte di 
Crevalcore; si crede che la massa « Cenosa » o « Cenosula » confinasse 
colla fossa di questo nome tra Nonantola e Sant'Agata; e si può supporre 
che la corte del duca Viredeo abbia appartenuto a quel Peredeo, che con- 
trastò ad Anselmo la corte di Canetolo ; o piuttosto al saltarlo Veridi'o, tra- 
sformato in duca. 



$6 



A. GAUDENZI 



massa Ccnoso, et seu ecclesia San- ecclesiam Sancii lohannis de massa 
cti Georgi! de corte Siconia, seu ec- Cenosola, seo ecclesia Sancii Georgiì 
desia Sancii Nicolai de corte Sabi- de corte Siconia (»), seu ecclesia San- 
nianaC»), vel si quae suntaliae eccle- cti Nicolai de corte Sabiniana (b), et ec- 
siae ve! in fulurum iusie evenerinl. desia Sanctae Mariae silam in castro 

nostro qui Pelagus (<=) vocaiur, cum 
castro et tota curie Crepacorio. ipsas 
ipsa omnia ecclesia sinl in nostro eoe- omnia ecclesias sit in supradicto ce- 
nobio iradcnda et manccpala, obno- novio tradaia W et mancepada, obno- 
siada, alienala ; et sit in iure domi- siada, alienata, ordinanda ; et sit in iure 
nioque nostro coenobio et cuncta spirituali et temporali dominioque su- 
congregalione ipsius fidelium venera- pradicto cenobio et cuncta congre- 
tione; et simul cum omnia decima gallone ipsius fidelium veneralione; 
seo rebus quod ad ipsas ecclesias per- et simul cum omnia decima seo rebus 
linei cum adiacentia et pertinenlia sua que ad ipsas ecclesias pertinent vel 
ac domus (b) colliles illarum integro, et perlinebunt vel per sacrum ceno- 

bium deiinebuntur cum adiacentia et 
pertinenlia sua ac domus colliles et 
incoltiles agrorum illorum in integro. 
etsiquiCOdesuprascriptis episcopis vel et siqui de suprascriptis episcopis et 
de successoribus eorum contra nostra omnibus danlium et donantium cum 
presentia privilegia ire presurapserit, suo clero consentientium, vel de suc- 
sil sibi pena composilura mancosos cessoribus eorum contra nostra pre- 
auri optimi de isebro W centum et sentia precepta ire presumpserit(e), sit 
pondera argenti centum, et cartula de sibi pena compositura mancosos auri 
precepta nostra valetura sit ad omnia optimi de isebro (f) centum et pon- 
el per omnia. dera argenti centum, et cartula de pre- 

cepta nostra valetura sii ad omnia 
et per omnia. 
Signa man. de ipso nominalo Aystul- ^ >^ Signaman.de ipsio (g) supra 
pho et Giseltruda iugalibus qui car- nominalus (h) Aysiulpho et Giseltruda 



tolara compromisere. 

Ego Sergius archiepiscopus manu 
confirmavi. 

Ego Romanus episcopus manu con- 
firmavi. 



iugalibus qui cartolam compromisere 
et confirmavere. 

Ego Sergius sanctae Ravennalis ec- 
clesiae archiepiscopus manu mea con- 
firmavi. 

Ego Romannus sanctae Bononien- 
sis ecclesiae episcopus manu mea con- 
firmavi. 



[A] (a) A Sabiana (b) A dominio (e) A siquidem (d) A del sebro 

[B C] (a) C Sigonia (b) B Fabiniana (e) B Pellaguus (d) C tradita 

(e) ire prcsumpserit B irrepserit (f) B del sebro (g) C ipsa (h) C nominati 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 57 

Ego Geminianus episcopus manu Ego lerainianus sanctae Mutinensis 

confirmavi. ecclesiae episcopus manu mea con- 
firmavi. 

Ego Geminianus episcopus manu Ego leminianus sanctae Regiensis 

confirmavi, ecclesiae episcopus manu mea con- 
firmavi: 

Signa de testibus Viredeo duco (a) ^ >ì< ^ >i< Signa de testibus Vi- 

et Warlus duco seu Boderagus atque redeo duco W et Warnis duco seo 

Lothari et Mechis germanis ('') qui de Bodrago atque Lothario et Mechis W 

a testibus W. germanis qui de a testibus rogatisCO. 

Scripta per manu Elio notario et Scripta per manum Elio notarius et 

scavino qui a scrivere tolli, compievi scavino (d) quia scrivere tolli, compievi 

et dedi. et dedi. 



XI. 

Anno 751 o 753. 

Falsa donazione di Orso chierico al monastero di Nonantola 
fabbricata insieme col diploma precedente ('). 

Copia del sec. xii o xiii esistente nell'archivio dell' abbazia. 

Savioli, ^>m. Boi. I, 2, p. 3; TiRABOSCHi, Cod. api. Nonani. p. 18; Fantuzzi, Moti. Rav. 
IV, 150; Trota, n. dclviii; Bethmann, Reo. n. 233. 

In nomine Christi. regnante domino nostro Astulfo viro excellentissimo, 
anno pietatis eius in Dei nomine anno .in., die .x. mense septembrioW, per 
indictionem .vi., monasterio Sanctorum omnium Apostolorum sito in castro 
Nonantula, territorio Motinensi, ubi domnus Ansilmus abbas preesse videtur. 
ideoque me ego Urso clerico civitatis Ravenne dono, offero in ipsio sacro 

[A] (a) A luredonduco (b) A generis (e) A quidem attestantibus 

[B C] (a) B Iure deo duco C luredonduco (b) C Mecheo (e) B rogatus 

(d) C scaurani 

(a) Il Tirahoschi stampo februarii, ?«a la legione é dubbia. La carta ha sep. feb. e 
l'autore della copia probabilmente rimase egli stesso incerto tra l'urta e V altra legione. 
Ma io preferisco la prima, perchè l'atto dovè supporsi celebrato qualche giorno prima 
del precedente, col quale ha comune e l' anno di regno di Astolfo e l'indi:iione che pure 
avrebbe dovuto variare se esso fosse stato del febbraio. 

(i) Forse anche qui Astolfo era detto imperatore; ma nella copia da cui 
la nostra provenne, l'errore fu corretto : rimase l'altro della indizione vi, posta 
in luogo della v che correva il io settembre 751, proprio come nella falsi- 
ficazione precedente. 

4* 



58 A. GAUDENZI 



cenovio omnia rebus nieas, quia iiiichi Icgibus pertinct in comitatu Motinensi: 
idest in primis corte mea et fundo Susiatecus, tota et integra, cum ecclesia 
Sancii Petri apostoli Christi cum omnia asibi pertinentia, quod est de a racione 
facta massaricios.xx.;seo quod michi depertinet in fundo Codonedo atque plus 
quod pertinet in fundo Arscciura; seo quod depertinet in fundo Lilionitecus, 
seu et in fundo Persisido et in Bolnedigo, scu curte mea Cardeto ; atque 
in fundo Cento, et in fundo Caldario W, seo in Liveriadico atque in fundo 
Pustimano, atque corte mea Casteniolo et Ducentula atque Autuntula seu 
et in Tustido e»), atque in Samore; etiam fundo Gebolino et Taivalo, atque 
Rastelioro seo Domoro, atque in Melidolo et Callecaria, atque in fundo Men- 
ciolini, seu Duliolo, et in prado Bonini, atque in Plagiano, et corte nostra 
Funiano W et Vesolo, et corte mea Castellione et Tortiliano, seo corte mea 
Spiegano W, et fundo Bodena («) et Aquaviva (0 : quod est per numero in preno- 
minatas cortes et fundora in comitatu Motinensi vel Bononiensi: finibus pago 
Persisita et finibus pago Duliolo et finibus pago Montebelio et finibus castro 
Feroniano et finibus corte Crespeliano: massaricii .cclxxx. similique modo 
omnia qui depertine in civitate Ravenna et finibus eius, idest medietas de 
hereditate quondam genitoris mei Johannes duce civitatis Ravenne; omnia 
qui depertinet in finibus Classiensis, seo omnia qui depertinet in finibus Faenses 
atque qui depertinet in finibus Cornialensis, seo (f ) quod depertinet in finibus 

(a) Corretto da Calderio (b) Corretto da Testado (e) Trascritto male da 

Faniano (d) Trascritto male da Splezano (e) Nome probabilmente guasto, 

(f) Corretto da et ea. 

(i)«Susiatico»,« Codonedo «uguale a «Cutonito»,«Lllioniteco», «Cento», 
« Autuntula j) o meglio Ottantola, « Fagnano», « Castiglione », « Tortigliano », 
«Splezano», «Melidolo» uguale a « Melitulo », sono nominati anche nella 
donazione di Orso duca. « Caldario », che potrebb' essere Calderara presso 
Sala, fu donato al monastero da Carlomagno nel 798 (Cod. dipi. Nonant. p. 31). 
« Cardeto » è la corte di Rachi. « Liveriatico » cioè Liberatico, « Pusti- 
« mano », « Castagnolo », « Taivalo » oggi male italianizzato con Tivoli, « Men- 
« ciolino » oggi Manzolino, « Gebolino », forse Zappolino, sono luoghi non 
lontani da S. Giovanni in Persicelo, che più o meno fedelmente conser- 
vano gli stessi nomi. «Tustido», cioè Tosteto, è ricordato nelle vicinanze 
di Manzolino fin nel secolo xiii. « Boldenigo », probabilmente lo stesso 
che Bolnetico, era nella corte di Crevalcore: come pure « Samore », a quel 
che appare da un libro dì censi dell'abbazia dell'anno 1285. « Rastellioro », più 
tardi Rastelliore, dove è ora « la Masone » in Bazzano; « Calcara », « Fagnano »; 
« Plagiano », se è lo stesso che « Plagediano » ; sono al di sopra della via 
Emilia. E con quelli prima nominati questi luoghi costituivano gran parte 
del vecchio territorio Persicetano, di cui volevasi contendere al vescovo di 
Bologna la giurisdizione spirituale. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 59 

Bononiensis: quod sunt per numero massaricios .dccc'os.; et si amplio fuerit 
qui de ad ipsa rebus pertinente, in cartula permana! ; seo in ipsio nominato W 
comitatu Motinensi inter massaricios et donico sunt mansios .cccxxv.; per 
cortes nostras seo fundoras et casalias ubi ubi inventa fuerit, a nome meo legibus 
pertinet; cum aiacentia et pertinentia sua seo cum super se et infra se habet 
in integrum sit data, tradata, alianada, obnosiada, emancepada in iure ipsio 
sacro cenovio, ubi sancta regula sancti Benedicti regulariter vivere promitto. 
et si minime contra hac cartula fecero, vel contra paginam istam ire pre- 
sumpsero, daturo me repromiso una cum hereditas ac prohereditas mea dare 
et componere pena compositura mancosos .l. auri optimi isibro; et insuper 
cartula qui repromise inviolada et inconvulsa permanat cum enisa stipula- 
cione. 

Ego Urso clerico subscripsi. 

Signa man. 5< ^ ^ >ì< >ì< cl^ testibus Bernerius et Aldoinus atque 
Stabilis seo Cotebertus et Addoneis qui de a testibus rogatis. 

Scripta cartula per manu Eldeverto notariOr 



XII. 

Anno 799 od 800. 

False donazioni di Alechi e Rotari al monastero, fabbricate 
insieme colle due carte precedenti. 

Da copia del secolo xii conservata nell'archivio dell'abbazia. 
TiRABOscHi, Cod. dipi. Nonant. pp. 52, 3}. 

In nomine Christi, regnante do- In nomine Christi, regnante do- 
mini nostrorum Carulo et Pipino viris mini nostrorum Carlo et Pipino divina 
excellentissimis magnis imperatoribus ordinante providencia viris excellen- 
augusti anno vigesimo septimo et tissimis magnis imperatoribus augusti, 
octavo decimo (0, die octavo mense anno Carolo vigesimo septimo, seu 
marcio, indictione octava. constatme anno Pipino octavo decimo, die ter- 
Mechis, viro excellentissimo, duco, filio ciò mense maii, indictione octava. 

(a) Probahilmente falsa interpretazione del nesso corsivo indicante suprascripto 

(i) La corruttela delle indicazioni cronologiche e l'appellazione d'im- 
peratore data a Pipino, che mai non l'ebbe, colpirono già il Tiraboschi 
(Cod. dipi. Nonant. p. 32, nota i); senza che egli od altri, almeno nella comu- 
nanza di questi spropositi a due atti di notai diversi, scorgessero una prova 
di falsità. 



5o A. GAUDENZI 



condam S.ibinianomangnifico Wdiico, monasterio ecclesie Beati Martini con- 
pro remedio anima mea et quondam fessoris sita in curte Cauciano, ubi 
parentorum meorumdefuntorum.dans dulcissimo donnus socio nostro Ansel- 
dabo et offcro in ecclesia Beati Mar- mus abbas monachus preesse videtur. 
tini confessoris sita in corte CocianoCO, ideoque in ipsius sacro cenovio dans 
ubi rcverentissìmus Anselmus abbas dono, oflfero ego R[o]tharius duco, 
preesse et monachus esse videtur. filio quondam Sabiniano magnifico (0 
ideoque prò nostra dulcisima socie- duco, prò remedio anima mea et pa- 
tate atque prò tuo amore, amabilis, rentorum meorum defunctorum, idest 
trado et emancipo in ìura dominioque 
vestrorum omnia integra meaporcione 
de corte Sabiniana, que fuìt civitas (*) cortes duas, Sabiniana et Siconia,mea 

(a) Scritto mago 
(a) Scritto magno 

(i) Qui si suppone che il monastero di Nonantola e gli altri che cre- 
devansi istituiti da sant'Anselmo fossero ancora separati e indipendenti: ma 
Carlomagno nel 780 (Cod. dipi. Nonant. p. 26) assoggettava già a quello « qc- 
« clesias duas Sancti Martini sitas in ipsa fine Motinense cum earum apen- 
« ditiis » ; cioè a dire le due chiese, e se esistevano, i cenobi di S. Martino 
in Gaio Lamense e S. Martino in Cozzano. 

(2) Il TiRABOSCHi già suppose {Dii. topo^r.-stor. II, 281) che la corte 
Sabiniana fosse presso a poco dove è la Palata; e la chiesa di S. Niccolò, 
nominata in quella corte nel falso diploma di Astolfo e continuatasi in S. Nic- 
colò della Palata, conferma questa ipotesi, che divien certezza se si conside- 
rano due dei confini assegnati nel 1265 (^Cod. dipi. Nonant. p. 387) alle terre 
del monastero « in loco ubi dicitur Palata » ; e cioè « a mane argile de 
« Scoltenna veda iuxta casale Centi qui dicitur Limes Altus, de subtus argile 
« Anxianum qui dicitur Volta Carina » ; identici a quelli assegnati qui alle 
due corti, delle quali la Siconia corrisponde, per una cervellotica traduzione, 
alla « tenuta hominum de Sicco » che secondo lo stesso documento era ad 
occidente della Palata. Volta Carina poi è indicata sempre come il confine 
occidentale e meridionale delle corti di Trecentola e Ponte Duce, ora Ca- 
sumaro : e poiché il suo antico nome di « argile Ansiano» (il Tiraboschi stampa 
sempre « Ausiano ») deve derivare da quello della regina «Ansa»; la città di 
questo nome si trovava probabilmente nel limite delle due corti. Difatti 
nella descrizione dei confini del vescovado di Modena del 1221 pubblicata a 
brani dal Tiraboschi, si legge (Dq. topogr.-Uor. I, is): « lUi homines de Pi- 
anali addiderunt: a latere Bononiensium per curtem Tresentulam a robore 
« S. Henrighi vadit ad Palazolum ; a Palazolo vadit ad civitatem Ansalare- 
«gine; a civitate predicta vadit ad Florianam; et postea vadit ad Palatam ». 
Non dovrebbe dunque essere dubbio che la « civitas magna 0, a cui era sue- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 6i 

magna, et alia mea porcio de corte integraporcione,idest omnia medietas 
Siconia; que inter se et simul se per- de ipsis cortis, quod est massaricios 
manet et continet ; duocenti cinquanta seu et silvas qua- 

tuor: Silva Genosa, silva Gatta et silva 
Malore atque silva Lucida (0. que ha- 
bet per singula mea porcione integra 
sorte una et de qua fue Mechis sua por- 
cione per singula sorte una. habet per 
unaquamque sorte nominatas sortes in- 
tegras regortas W trecenti, et insuper 
de campo Scuro singula sorte una, qui 
continet perusque sorte Valeriana, si- 
mulque de alio campo inundato qui 
fue de Guarnis duco (2), insta qui con- 
tine argele Ansiano piscaricia piscatio- 
nibus per singula sorte in integrum ; 
habet finis habet ipsas cortes finibus da confinis 

(a) Forse da correggersi in se cortis 

ceduta la corte Sabiniana, fosse questa e non altra. È poi verosimile, che 
alla sua volta il nome di questa corte si perpetuasse ancora nel secolo xiv 
in quello di un casolare. Io trovo difatti, in un documento dell'archivio di 
Cento dell'anno 1376, tra i nomi di coloro che pagarono al vescovo di Bo- 
logna l'affitto delle corti di Trecentola e Ponte Duce, un « Petrus quondam 
« Patri de Savignano ». 

(i) Forse la selva Genosa è quella di Zena; la selva Lucida si stendeva 
lungo il fiume di questo nome che formava il confine occidentale delle due 
corti: e la selva Maggiore è la stessa nominata nel breviario del preposto 
Giovanni (Tiraboschi Diz- cit. I, 448) insieme colla valle di Cocenno esten- 
dentesi sino al fiume Gambacane e al Rosalese; giacché il Gambacane (Ti- 
raboschi, Dii, cit. I, 329) è nominato in una carta del 1068 che ha: «in 
« corte Sicco prope flumen qui dicitur Gambacanis ubi iuxta Paladam di- 
«citur»; e il Rosalese era anch'esso al confine delle nostre due corti. La 
selva Gatta non è nominata altrove. 

(2) Questo campo innondato del duca Guarino, per chiamarlo cosi, po- 
trebbe essere la valle Floriana, nominata nella descrizione del 1222, e appel- 
lata lago in un placito dell'anno 824 (Cod. dipi. Konant. p. 42). L' idea di attri- 
buirla in proprietà a uno dei testimoni del placito di Rachi potrebbe essere 
venuta dal nome di Volta Carina, forse già esistente nel 970, e che nel fatto 
deriva forse dal nome di un conte Guarino, di cui gli eredi sono nominati 
nella donazione di Bonifacio e Richilda al monastero (Muratori, Antiq. 
Hai. II, 127). 



62 



A. GAUDENZI 



anibas cortes de latere argele de de l[atere] (») argele de Scoltenna 
Scoltenna veda perusque in casale veda iusta casale Cento et perusque 
Cento, et contine silva Maiore, seu et casale Alterius comes usque in flu- 
perusque casale Alterius Comes et per- vio Scuro et Rosais (0 ; da meridie 
usque lUivio Scuro et Rosais; da meridie corte vestrorum da massa Nirpolini 
UrsoducohabuietBodracuscomesper- et massa Cenosula et de cetero per- 
usque fluvio Scultenna corrente, da tra- tine curte Bodracus (2) comes; da tra- 
montante fluvio Lucido currente, da montante fluvio Lucido perusque Scul- 
subtus argele Ansiano perusque nomi- tenna alia veda et perusque nomi- 
nato («)Rosais,et usque sorte Valeriana, nato campo Guarnix duco; da suptus 
seu extra nominato argele Ansiano, de argele Ansiano. 
campo Guarnix (*>) duco mangnifìco (0 
inundato, qui continet iuxta nominato 
argele Ansiano mea sorte piscacione in 
integrum. ipsas cortes habet s[ilvas] * 
quatuor: contine silva Genosa et silva 
Maiore, silva Gatta, Silva Lucida, et 
habet massaricios contine se mea por- 

tione duecenti cinquanta, ipsas ambas ipsa omnia corte 

cortes et silvas mea porcione, idest et silvas et piscacio, mea porcione 

medietatem in integrum, sit in ipso medietatem in integrum cum apendi- 

sancto cenobio vestro data et ofife- ciis et iuribus et pertinenciis suis ad 

ruda,emancipanda in iure dominioque omnia sit vobis data et obferuda, ob- 

vestrorum, sint potestate in habendo nosiada, emancipada cum omnia sibi 

et faciendo in vestro commodio et uti- pertinencia seu cum super se et infra 

litate quidquid vobis placitum sit ; se habet in integrum. 

unde me me nominato Mechis et mea unde me nomi- 

(a) Anche qui, come nella copia precedente e come in questa stessa e più oltre, 
il nesso indicante suprascripto, male inteso, fu tentato in parte di riprodurre. Ma poi il 
notaio lo interpretò nominato (b) Sopra la ì è un segno di ahbreviaiione, per cui si 
rende probabile che dovesse leggersi Guarnis illustris duco, ponendosi per illustris , 
come altrove, i con un segno di abbreviazione simile ad x (e) Scritto mangno 

(a) Il notaio cercò di imitare un nesso che non capi, come nel luogo corrispondente 
dell'altra donazione. 



(i) Q.uesta alterazione del nome del Rosalese, che si trova anche nel 
citato documento del 1265, nacque forse da erronea lettura di « Rosalis[eJ ». 

(2) Dal nome di questo conte, che egli leggeva «Bodracius», il Tira- 
boschi derivava quello di « Bodrancium » o « Bodruncium » che ebbe una 
pieve posta a mezzodì della corte del Secco, pieve ora detta Abrenunzio: ma 
probabilmente la chiesa già cosi appellata fu causa della comparsa nell'atto 
presente di questo altro testimonio del placito di Rachi, avendo il nostro fal- 
sificatore una spiccata tendenza a giuocare colle parole e colle etimologie. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



63 



hereditas repromittere defensarl per 
omnia, et si minime defensaverimus 
vel cartulam de per ullo tempore in- 
firmaverimus, et cartulam de oranique 
tempore non observaverimus, sit pena 
compositura da me vel da hereditas 
mea, componete et dare sine questione, 
sine molestacione, sine fraude vel malo 
ingenio a u r i i d i b r o mancosos cen- 
tum. et post pena solutoriaW car- 
tulam que repromisimus valitura esse 
ad omnia sicut repromisimus et con- 
trovavimus. 

Signum manus nominato Mechis 
illustris viro et duco qui cartulam 
compromisi. 

Signa ^ >J< >I^ >ì< >ì< de testibus 
Guarniberto, Siniberto, Aldoinus et 
Tracheus seu Erchilbus a testibus 
rogatis ad omnia. 

Scripta cartula per manus Eriperto 
notarius et scavino , qui cartulam 
a scrivere tolli et confirmavi et scrivivi 
roborada da ipso Mechis, et compro- 
bada tradavi, et testibus obtuli robo- 
randa, et manu propria manus confir- 
mavi ad omnia, relieta est. 



nato Rotharius duco repromitto me 
et hereditas mea in nominato sancto 
cenobio nominatas rebus de omnieque 
tempore defensari. et si minime de- 
fensaverimus et cartulam infirraave- 
rimus, et non ipsam observaverimus, 
daturo me repromitto in duplo pena 
persecutura, compositura per omnia 
sine questione et interpelacione. et 

post pena compositura cartula quam 
repromisimus valitura esse perma- 
neat cum enisa stipulacione. 

Signum >^ de nominato Rocharii 
duci qui cartulam compromisi, firmavi 
per omnia. 

Signa >ì^ >ì< >ì< >ì< >ì< de testibus 
Bernerius, Augerius, Marchus, Con- 
stancius et Petrus W testibus rogatis. 

Scripta cartula per manus Mellone 
notarius, qui a scrivere tolli. 

(L.S.) Ego Ildepr.nndus qui vocor 
Albertus Frederici imperatoris nota- 
rius, has duas cartulas ('), ut supra 
legitur, scripsi. 



(a) Corr. solutura 

(a) La carta sembra avere Preemus 



(i) Le due carte, oggi divise, furono dunque dal notaio accoppiate cosi 
da formare quasi un unico atto, certo perchè dal loro inesperto fabbricatore 
erano state scritte in una sola pergamena. Questo Ildebrando poi, detto Al- 
berto, è quello stesso che nell'anno 1165 rogò i due atti pubblicati nel Cod. 
diplom. Nonant. sotto i nn. cccix e cccx, e per di più altri due inediti, conte- 
nuti nell'archivio dell'abbazia, e datati il primo da Crevalcore nel 1164 
« .vili. kal. febr. », il secondo da Nonantola nel 1165 «.va. kal. set. ». 
E perciò si rende probabile, che le false donazioni di Rotari e Mechi fos- 
fero trascritte nello stesso tempo che la vera del duca Giovanni, se non per 
essere prodotte innanzi al card. Ildebrando nella contesa col vescovo di Bo- 
logna occasionata dal fatto della Palata (cf. Cod. diplom. Nonant. a p. 277) 
certo per servire in una fase precedente della lite medesima. 



64 ' A. GAUDENZl 



XIII. 

Anno 753. 

Falso privilegio di Sergio, arcivescovo di Ravenna, a favore 
del monastero, fabbricato intorno all'anno 971 ('). 

Dall' originale conservato nell'archivio dell'abbazia, mutilo nel margine sinistro e rovinato 
dall' umiditi. I supplementi sono quindi difficili, perchè interamente cons^etturali. 

[In nomine domini] nostri Ihesu Christi, regnante Deo propitio serenis- 
simo ac tranquillissimo Aistulfo a Deo instituto [piiss]imo rege anno regni 
pietatis eius septimo, die tercio decimo mensis octobris, indic[tione sexta. 
Sergjius'servus servoriim Dei episcopus. religioso Anselmo abbati monasterii 
beatissimorum omni[um Apostolorum fjundo qui dicitur Nonantula terri- 
torio Motinensis perennem atque immutabilem lar[gimur gratiam quam] sta- 

(i) Di questo falso privilegio arcivescovile ci pervenne solo 1' originale, 
e dei pontificali solo copie di seconda, terza o quarta mano; perchè, fabbri- 
cati questi, quello diventò inutile, e quindi non si trascrisse più. Supposto 
forse quando, morto Uberto, si temè che i successori dì Guido nel vescovado 
di Modena volessero rivendicare l'abbazia, esso stabiliva che l'abbate fosse 
scelto dai monaci nel loro seno; se ciò fosse fattibile (« si facibilis fuerit »), pare ; 
giacché si sapeva questo essere difficile, tanto è vero che Ottone II elesse 
nel 9S2 il suo segretario Giovanni, perchè nessuno dei monaci era atto a 
queir ufficio. Di piij esso assoggettava il monastero al metropolita, esi- 
mendolo dalla giurisdizione dei vescovi diocesani, soprattutto per impedire che 
questi sotto il colore della giurisdizione spirituale se ne appropriassero i beni: 
e veramente il divieto di entrare nelle terre del monastero è congiunto con 
l'altro di far qualunque « ordinatio, subscriptio, imperatio». Ma al solo ve- 
scovo di Modena è proibito di entrare nelle chiese del monastero : e, cosa 
singolare, solamente nella chiesa di S. Silvestro di Nonantola, e negli ora- 
tori di S. Martino e forse di S. Maria in Gaio Lamense: mentre nei posteriori 
falsi privilegi pontificii il divieto si estende già a tutti i vescovi nelle 
diocesi dei quali il monastero possiede qualche cosa, e a tutte le chiese del 
monastero. All'arcivescovo Sergio di Ravenna si ricorse, come già osser- 
vammo, quando Ottone I ebbe attribuito ai successori di lui la giurisdi- 
zione civile dell'Emilia; mentre più tardi, allorché, morto Onesto nel 983, la 
marca, certo per intromissione del papa, fu data ad Azzo Adalberto, si credè 
opportuno di rimaneggiare le vecchie bolle pontificie contro gli stessi arci- 
vescovi ravennati. Ma qui è da osservare che Sergio figura come rappresen- 
tante legittimo cosi della autorità regia come della pontificale, proprio come 
gli arcivescovi di Ravenna al tempo di Ottone I e Ottone II. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 65 

tuimus, eo quod nos sanctorum patrum instruit admonicio habere per subiecta 
nobis e regio [palatio] monasteria qui nostre sancte Ravennatis ecclesie dioce[si] 
sita existunt, et munificenti cautela in eis [perpetuis temporijbus premunire pri- 
vilegium, precipue ut cultoribus ecclesiarum Dei alacriter sine cuiuscumque 
concussione [divina] permaneat servicia ; et in nostris temporibus in fines 
Amilie nostre metropolitane sedis subiacenti nostris [Mojtinensis territorii in 
predicto fundo Nonantula, rore divine pietatis monstrancia, a te iam dicto 
Anselmo abbate monasterium fundatus est Sanctorum omnium Apostolorum 
ut ad perfectam nobilitatis culture pertinet, ibique Deo dignante con[gregatio]ne 
nionachorum instituere visus est; et per preceptione domni nostri Adriani surarai 
pontificis [et regis Aijstulfi, et a tua peticione invitati, Deo dicata monasteria 
propriis manibus munera Deo super eius alta[ri presentjes consecravimus, 
exacta peticione tua implevimus. nunc itaque per tuam iam dicto Anselmi 
Deo [amabilis pejticione gloriosissimus papa Adrianus simulque clementissimus 
rex Aistulfus per illorum preclaras iussi[ones statuerunjt ut in iam fato rao- 
nasterio Sanctorum Apostolorum a te fundato ecclesiastico nostre privile- 
gium statu[eretur ut solum] Ravennatis dicionis potestatem existeret, nec uUius 
aliis episcoporum subiceretur [vel decime aut ulle exactiones] monasterio 
imponerentur. propterea statuimus atque firmamus per huius nostri precepti 
pa[ginam quam dedimus vojbis, ut dum in ipsum venerabile monasterium Bea- 
tissiraorum Apostolorum abbas qui prò tempore fuerit [obierit, et quem] con- 
gregatione ex suo cunl[egio placuerit sibi] elegerit secundum sanctam regulam 
nos vel successores nostri inter presbiteros vel diacones quem eiusdem [mo- 
nasterii] voluerit, si facibilis fuerit, hubi ipse abbas v[oluerit, ordinemus] ; et si 
oratoria constructa fuerint, ubi voluerit ipse abbas, adducat easdem or[dinatos 
nullam molestiam patientes] nullaque gravamina [a nostris successojribus 
atque actoribus sanctae nostrae Raven[natis ecclesiae] ; secernentes a predi- 
c[tis nostri iuris ecclesia vel] monasterio seu abbate eiusque consecracione [epi- 
scopum sijve actoribus Motinensis ecclesie, ut a presenti tempore et usque in 
perpetuum nullam in pr[edicto monasterio] et subiacentia vel oratoria qui 
sunt fundata in Gaio Lamese, idest oratorio Beati Martini [et beate Marie et 
ubi ip]se monasterium Sanctorum Apostolorum fundatus est, predicti San- 
cti Martini oraculumque edificatas est [licentiara habeant contra] venire que 
modo a vobis successoribusque vestris facere visi fueritis, ex suprascriptum 
privilegium; [nec habeant] potestatem nullam ordinacionem, nullam suscri- 
ptionem, nullam imperacionem, nullam [alienationem facere sine cun]to con- 
legio monachorum [et] sancte nostre Ravennatis ecclesie subiacenciam in- 
gredere presumat nullus. [et] superius nominate sancte nostre Ravennatis 
ecclesie ipse monasterium Sanctorum Apostolorum existat consecracio. [et 
siquis de] nostris successoribus aut episcopis nostris sancte Ravennatis ecclesie 
diocesin subiacencia vel quispiam [alius ire adver]sus nostri precepti privilegi! 
seriem presumpserit, habeat anathema trecentorura dec[em et octo patrum] 
et cum luda traditore domini nostri lesu Christi sit deputatus. quam prece- 

S 



66 A. GAUDENZI 



ptionis nostre paginara Eleu notarlo et subdiacono sanctc Ravennatis ecclesie 
scribendam precepimus; in qua et propria manu subscripsimus sub die mensis 
et indictione suprascripta. feliciter (0. 

Legimus 

Anno dominice incarnacionis .dccliii. (»). 

Anno dominice incarnationis .dccliii. 

anno Domini nostri Ihcsu Christi. 

XIV. 

Anno 905 circa. 
Supposta lettera di Giovanni, arcivescovo di Ravenna, a Pietro, 
abbate di Nonantola, fabbricata 1' anno 982 o 983 a corrobora- 
zione del falso privilegio di Sergio ('\ 

Da copia del secolo xi avanzato esistente nell'archivio dell'abbazia, dedotta, come dimostrano 
frequenti incertezze e correzioni, da originale arcaico. 
Ed, TiRABOscHi, Cod. dipi. Nonant. p. 93 . 

Johannes episcopus servus servorum Dei Petro venerabili abbati cun- 
ctisque fratribus cenobi! Sancti Silvestri salutem. miramur valde prudentiam 

(i) Prima di « legimus » appare un nesso di tre lettere, di cui l'ultima 
tagliata con un segno di abbreviazione che invece di « feliciter» potrebbe anche 
prendersi per un chrismon. Del resto confrontisi anche la tav. xx dei 
Papiri del Marini. 

(2) Certamente questa data, in questa forma, fu apposta al privilegio di 
Sergio, per effetto della Traslazione aggiunta alla Vita di san Silvestro (cf. il 
n. 22 di questo Bullettino, a p. 90) che comincia cosi : « Anno etenim d o m i n i e a e 
«incarnationis septingentesimo quinquagesimo tertio, cum Lon- 
« gobardorum iam per Italiara sceptra fulgerent, vir quidam Anselmus, regali 
« ortus prosapia raeritisque clarus, Aistulphum Italorum adiit regem per sororem 
« scilicet suam Giseltrudam quae regis haerebat thalamo &c. ». Nel fatto 
Anselmo richiese al cognato il corpo di san Silvestro nell' anno 755, che era 
veramente il settimo di regno di Astolfo, anno settimo nel quale si suppone 
concesso il presente privilegio. La età poi della detta Traslazione, anteriore 
certamente al nostro privilegio anche per questo, che nella medesima di papa 
Adriano non si fa menzione, appare dalla espressione, che già nel 753 splen- 
deva lo scettro dei re longobardi ; espressione la quale mostra, che nel tempo 
in cui quella fu scritta, codesto scettro continuava a rifulgere : il che ci riporta, 
a parer mio, al regno di Berengario I, che si considerò come una restaurazione 
del longobardo. In quel tempo, del resto, comincia a trovarsi nei documenti 
Nonantolani (cf. Tiraboschi, Cod. dipi. Nonant. p. 16, n. 31) l'epoca della 
incarnazione penetrata in Italia coi diplomi di Carlo il Grosso (cf. Bresslau, 
op. cit. I, 839). 

(3) lo credo che verso la fine del suo reggimento Guido incominciasse 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 67 

consilii vestri ad tantam devolutam ignaviam, ut ea qu? ab exordio vestri 
monasterii a piissimis atque christianissimis imperatoribus nec non a Roraanis 
pontifìcibus constituta sunt et apostolica soIid[it]ate firmata vos, nescio qua 
temeritate, ea qu? diximus frangere presumpsistis. bene nostis quia Nonan- 
tule monasterium fundatum est sicut nostra precepta pre manibus detinent[ur] 
et apud vos ipsos habent[ur] : nec non a di[v]e memori? Sergio sanctissimo ar- 
chiepiscopo Ravenne (a) ?cclesi?, cui Deo auctore presumusO»), consecratum 
et sanctificatum fu(er)it primigene constructionis effectuCO: cui concessum 
est per sacratissiraa privilegia W a sanctissimis Romane sedis pontificìbus 
piisque regibus vel imperatoribus, et per eum in hac nostra sanata Raven- 
nate ecclesiam in perpetuum, quatenus eiusdem ecclesie consecratio a nemine 
fieret nisi ab huius nostre sedis pontifìcibus. quapropter non mediocriter tur- 
bamur, cura tanta privilegia tantasque patrum sanctiones vestro conamine 
abdicastis. et si aliqua inter vos prò tempore intentio horta fuisset, huius 
sedis examine debuerat adprobari. an ignoratis ea qu? patres vestri serva- 
verunt antecessores, aut obliti estis qu? patres vestri custodierunt privilegia? 

(a) Correggi Ravennatis (b) Corretto da presumit (e) Forse dee correggersi 
consecratus et sanctificatus fuit primigene constnuctionis eftectus (d) Avanti a pri- 

vilegia trovasi un de cancellato. 

% 
quella rinnovazione della chiesa di S.Silvestro, a cui accenna la Vita di 
Adriano, per poi affermare solennemente, riconsacrandola, come la for- 
mula XXVIII del Liber diurnus prescrive, la dipendenza del monastero, anche 
per r avvenire, dal vescovo di Modena, Per questo, allorché, a negare sif- 
fatta dipendenza, fu fabbricato il privilegio dell' arcivescovo Sergio, vi si in- 
serì espressamente la disposizione « et superius nominate sancte nostre Raven- 
«natis ecclesie ipse monasterium existat consecracio ». Sotto l'abbazia di 
Uberto, vescovo di Parma, la ricostruzione della chiesa fu naturalmente in- 
terrotta, e poi continuata, quando colla elezione di Giovanni Filagato il mona- 
stero sembrò dover riprendere nuova vita. Allora rinacque anche la questione 
della consacrazione, che per tanto tempo doveva durare ; e per fondare il 
privilegio di Sergio sulla autorità imperiale e reale, fu fabbricata dal Calabrese 
la presente lettera: dove è da osservare, per la forma, I' uso del verbo « de- 
« tinere » nel senso generale e molteplice in cui s' adopera anche ora nel- 
r Itaha meridionale « tenere » ; e per la sostanza, la confusione dei re longobardi 
cogli imperatori d' Occidente, naturale in un luogo dove la suprema autorità 
risiedeva da tempo immemorabile negli imperatori orientali, e dove Paaù.su; 
significava «re» e «imperatore». Ma poi l'affermazione indeterminata che 
a Sergio, e con lui ai suoi successori, era stato concesso «dai santissimi pon- 
« tefici della sede Romana, dai piissimi re od imperatori » il diritto esclusivo 
della consacrazione della chiesa, è propria di una persona venuta a Nonantola 
di lontano, ed ignara e della storia e della tradizione locale. 



68 A. GAUDENZI 



scriptum est ciiini : « Interroga maiores tuos et annuntiabunt tibi, seniores 
« luos et dicent tibi». satis apud vos sunt, qui temporis eius memoriam 
dctinent quo semper hcc sancta ecclesia metropolitana et genitrix vestra ha- 
betur(«), cui referendum semper extitit ('') quicquid vestre ecclesie necessa- 
rium fuerit inventum per tempus. Motinensis vero ecclesia neminem latet, 
quod nostra suffraganea est, neque de ambiguis negotiis sine nostro (0 con- 
sulta quicquam ei permittitiir agere: quanto magis, si ipsa (<1) centra nos teme- 
ritate aliqua presumpserit peragendum. ipsa quidem nostre ditioni subdita 
est, et proditionis(e) sententiam detinet, si tramitem regularem presumptione 
aliqua amplius violare temptaverit. quicquid autem ab eadem nostra suffra- 
ganea ecclesia Mutinensi in vestro monasterio presumptum est, omni penitus 
auctoritate sanctorom patrum vacuum et inlicitum habetur, eo quia centra 
suam matrem iacula presumptionis extorsit, et quod (0 sibi non habuit, alter 
concedere presumpsit. quam ob rem vobis omnibus (g) admonentes mandamus, 
ut deinceps iam dictam invasionem neque teneatis neque apud vos habeatis, 
sed ad hoc expe[cte]tis, quod(h) antiquitas vestri monasterii obtinuisse videtur. 
nos quidem hec omnia dominationi regi[e] mandavimus, scientes quia rex nul- 
lum preiudicium nostr? ecclesi? generabit; sed credimus qu? sanctis pontifìcibus 
piisque imperatoribus custodienda mandata sunt, omni observatione digna, in- 
violata servabit. nam si aliter feceritis, scitote non dubium quia vos excom- 
municabimus et insuper apostolicam inducemus auctoritatem, que vos ab 
omni ecclesiastico ministerio sequestrabit. item expresse mandamus, ut de 
huiusmodi negotio ad nuUum veniatis examen, nisi in nostrani presentiam, 
sicut lex et auctoritas sanctorum edocet patrum : sive (0 aliter, penam, ut dixi- 
mus, omni modo persolvetis. 

XV. 

Anno 907 circa. 
Falsa bolla di Sergio III fabbricata intorno all' anno 989 (^\ 

Dal codice unico conservato a Nonaiitola a e. cclxxx e cclxxxii della vecchia numerazione 
del primo quaderno, e dalla copia del secolo xi avanzato ivi pure conìervata, e che contiene anche 
la lettera precedente. 

Ed. Muratori, Ani. hai. I, 23 ; Bortolotti, op. cit. p. 148. 

Jafké, Rtg. poni. Rotti. (2* ed.), n. 3539. 

Sergius episcopus servus servorum Dei Leopardo religioso Nonantulani 
monasterii abbati. Visis humilitatis tuae litteris, condoluimus satis de coe- 

(a) Correggi habita est (b) Copia exterit (e) Copia vestro (d) si ipsa] La 
copia sembra avere supsa Tiraboscbi superba (e) Copia prò Tiraboschi propter 

(f; Copia quia (g) Copia hoininibus (h) Copia quia (i) Correggi sin 

(i) È noto che 1' abbate Giovanni nel 9S9 aveva ottenuto (cf. Muratori, 
Annali, ad. an.) dal pontefice Gregorio V, certo per l' intervento di Tedaldo, 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



nobio Nonantulense tibi commisso, eo quod sub cura tui regiminis commissus 
tibi grex nonnullis afficitur indigentiis: siquidem barbarorum gladio vastante 
tuumque monasterium ab eisdem igne crematum, malorum hominum infe- 
statione te ipsum cura tuis turbatum audimus. sed misericordia omnipotentis 
Dei esto fisus, beatorumque apostolorum suffragiis adiutus, quod ad hoc pre- 
valuisti ut post tot flagella, tui laboris certamine, aecclesiam ipsius tui mona- 
sterii usque ad culmen levares. quarti cum toto tuo monasterio sub apostolica 
nostra tuitione, quemadmodum sub antecessorum nostrorum tempore fuit, prò 
amore beati Silvestri pontificis Romanae sedis, cui Deo auctore deserviraus, 
decernimus esse; et ubicumque te adiuvare et protegere debemus, pontificii 
nostri dexteram libenter porrigemus, firmantes quecumque ab aevo religiosa 
et sancta concessa privilegia tuo fuerunt monasterio Nonantulano. de cetero 
si ad consecrandam ecclesiam tui monasterii episcopum quaeris hoc tem- 
pore, nolumus ut ad consecrandam ipsam aecclesiam roges nisi lohannem 

il quale all' arcivescovo di Ravenna aveva sottratta la marca Emiliana, che 
la sede vescovile di Piacenza, già suffraganea della Ravennate, fosse eretta 
in arcivescovile ; e che questa sede egli occupò per alcuni anni pur conser- 
vando r abbazia di Nonantola, la quale egli dovè allora sforzarsi di togliere 
all' obbedienza del metropolitano. A questo è diretta la presente falsifica- 
zione, nella quale il papa accoglie il monastero sotto la protezione diretta 
della Sede apostolica, come fino ah antiquo doveva esser stato, e conferma gli 
antichi privilegi di esso, senza indicare né il loro contenuto né i loro au- 
tori. Ma perchè la questione ardente era sempre quella della consacrazione, 
che non si voleva più fatta dal metropolita, si suppose che Sergio III a 
dedicare nuovamente la chiesa distrutta dagli Ungari, designasse uno dei ve- 
scovi di Piacenza, ''arma e Pavia : il primo certo perchè antecessore di Gio- 
vanni, il secondo perché il Parmense doveva essere in quel momento suo 
suff"raganeo, il terzo forse perchè emulo naturale dell' arcivescovo di Ravenna, 
essendo Pavia la capitale del regno italico. Questa bolla, che si allontana 
in tutto dal formulario della curia pontificia, deve essere stata fabbricata, 
come la lettera precedente, di sana pianta, senza 1' aiuto di alcun originale. 
Essa distrugge la supposta lettera dell'arcivescovo Giovanni: ma pure l'una 
e l'altra furono copiate più tardi insieme, perché entrambe escludevano le 
pretese del vescovo di Modena. La bolla fu anche riportata, per questa ra- 
gione, nel catalogo degli abbati, aggiunto alla Vita di sant'Anselmo ; perchè 
verso il 1020, quando fu compilato il catalogo, la questione della consacrazione 
della chiesa si strascinava ancora, o era recente. Io dubito per altro che essa 
sia stata risoluta secondo i desiderii del monastero : perché nel catalogo 
citato della avvenuta consacrazione non si parla ; e a me par difficile che 
essa sia stata posteriore all' anno 1037, al quale si arrestano le notizie del 
catalogo stesso. 



70 



A. GAUDENZI 



venerabilcm Ticinensem cpiscopum aut Widonem Placentinum vel Elbungum 
Parmensem reverentissimos episcopos: de his tribus qualcm volueris induc 
ad consecrandum tuam ecclesiam. 



XVI. 

Anno 886. 



XVII. 

Anno 882. 



Primo e terzo frammento di 
bolla genuina di Stefano V, con 
sostituzione al secondo, avvenuta 
poco dopo r anno 989, di un 
supposto frammento, attribuito 
più tardi ad Adriano I ('). 

I due frammenti della bolla di Stefano (Jaffè, 
Reg. n. 3421) trovansi in copia del sec. ix o x nel- 
l' arcb. dell' abbazia. Il primo fu pubblicato dal 
Pflugk-Harttung, Acia inedita poni. Rom. II, 
38 ; il secondo dal Klinkenborg, Nachrichten 
deriòn.Ges. ies Wiss, i» Gò//JMg'cn, 1897, fase. 2, 
p. 241. Il supposto frammento di mezzo, attri- 
buito ad Adriano I (cf. Jaffé, n. 2421), fu in- 
serito nella bolla di Innocenzo III dell' anno 1213 
(PoTTHAST, Reg. n. 4756), tale e quale allora si 
leggeva in un lacero e monco papiro. Noi 
credemmo opportuno di completarlo coli' aiuto 
delle altre bolle meglio conservatesi. 

Noi abbiamo in queste, e nelle altre bolle o 
corsivi quelle parti che, secondo noi, 1' autore 
stava dinnanzi. 



Supposta bolla di Marino II, 
fabbricata poco dopo l'anno 989, 
sull'altra rifatta di Stefano V ^^\ 



Dal testo della citata bolla d' Innocenzo III, 
quale si trova nell' originale lacero, e in tre copie, 
una semplice e due notarili, esistenti a Nonantola. 
Il Marini stampò la bolla d' Innocenzo nei Pa- 
piri diplomatici a pp. 9-12 ; ma essa trovasi anche 
nelle edizioni delle lettere di questo pontefice, 
tolte dai suoi regesti, p. es. nel Baluze. Epp. 
Inn, III, II, 776. 



diplomi alterati che seguono, riprodotte in caratteri 
di ciascuna alterazione aggiunse al modello che gli 



(l)Stephanusservusservorum Dei Marinus episcopus servus servo- 

Theoderico religioso abbati venerabilis rum Dei Theodorico religioso abbati 
monasterii Sancii Silvestri siti Nonan- venerabilis monasterii Sancii Silvestri 

(i) Sergio III avrebbe, colla bolla precedente, ricevuto il monastero 
sotto la protezione della Chiesa romana, senza assoggettarlo direttamente 
alla giurisdizione della medesima. Esso aveva affermato, per altro, che di sif- 
fatta protezione il monastero aveva goduto sempre, e confermati i privilegi 
dei suoi predecessori senza ammettere che a questa essi si riferissero, anzi 
supponendo, pare, che contenessero, siccome nel fatto accadeva, altre con- 



(2) V. a p. 73 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 71 

tuia territorio Motinensi cura omni- [siti Nonantula] territorio Mutinensi 
bus subiacentibus ei et prò co in nec non omnibus subiacentibus [ei et 
eodem venerabili monasterio in per- prò eo in eodem venerabili monaste- 

cessioni. Per avanzare dì un nuovo passo sulla strada presa, e far dipendere 
il monastero unicamente dalla Sede apostolica, si volle dare a questi pri- 
vilegi anteriori forma concreta. Un elenco completo dei medesimi si 
trova nel diploma rifatto di Lodovico Ili (vedi più sotto) : che ricorda i pri- 
vilegi di Adriano (I), Marino (II), Stefano (V), Formoso, e Giovanni (IX) ; 
ma il nome dì Adriano fu qui certamente sostituito all' altro di Gio- 
vanni Vili. Gli originali di quelli, per altro, al tempo dell'abbate Giovanni, 
erano stati sottratti dai vescovi, i quali, contro il tenore dei medesimi, si 
erano intrusi nel monastero, e più precisamente da Guido. Solo della bolla 
di Stefano, perchè copiata per caso insieme al diploma, già da noi stam- 
pato, di Carlomanno, si era conservato il testo, unico possibile modello per 
una ulteriore elaborazione. Per procedere a questa, prima colle mani, poi 
colle forbici, la pergamena che la conteneva fu divisa in tre frammenti, e in 
due volte fu praticato un taglio triangolare nella estremità inferiore del primo, 
per congiungerlo artificialmente con quello che fu sostituito al secondo di- 
strutto. Il frammento perciò fabbricato o per meglio dire rifabbricato, è questo, 
che più tardi si volle opera di Adriano I: il disposto del reciso in parte 
può indursi innanzi tutto dalle due lettere di Giovanni Vili (Mansi, Coìhctio, 
XVII, 43, 44) che annunziano la scomunica di Adelardo vescovo di Verona 
« quoniam coenobium Nonantulae, quod semper apostolicae Sedis et no- 
«strae ipsius auctoritatis privilegio munitum nuUius invasione 
« detinebatur, sed soHus hucusque ahbatis e gremio fratrum electi atque prae- 
« lati moderamine regebatur, subripuit suisque usibus applicavit ». E vera- 
mente la bolla di Stefano V, come in essa è detto, confermava quella di 
Giovanni, violala da Adelardo, e che doveva sancire il diritto esclusivo del- 
l'abbate di governare il monastero, e il diritto esclusivo dei monaci di sce- 
gliersi l'abbate. Ma i pontefici successivi, e primo tra questi Marino, il quale 
nell'anno 883 si era trovato a Nonantola coli' imperatore Carlo il Grosso, 
erano andati più in là ed avevano anche accordato al monastero la esenzione 
della podestà vescovile. Questo appare dalla lettera di Leodoino, stampata 
dallo Zaccaria nella sua Biblioteca di storia letteraria, e da noi riportata a p. 322, 
nota 2, nella quale il vescovo di Modena si lamenta coli' abbate Teodorico, 
perchè egli, facendosi forte dei privilegi della Sede apostolica, non gli lasciasse 
esercitare il suo ministero nelle terre del monastero, se non col suo permesso, 
e gli riservasse soltanto il diritto di ordinare i preti e di consacrarne le chiese: 
ciò che, secondo lui, era contrario ai canoni: motivo per cui, lo si capisce 
bene, egli non riconosceva i privilegi in questione, anzi li considerava come 
nulli senz'altro In sostanza, adunque, il frammento più tardi attribuito ad 



^2 A. GAUDENZI 



pctuuni ♦ ♦ * ♦ ♦ Q.ucquc ad laudem rio] in perpetuo. Q.ueque ad laudcni 
rcdcmptoris Dei domini nostri et sai- rcdcmptoris Dei et domini salvatoris 
vatoris nostri Ihesu Christi pertinere nostri Ihesu Christi pertinerc noscun- 

Adriano I riproduceva il contenuto degli antichi privilegi : ma vi aggiungeva 
l'esenzione, in quelli non contenuta, dall' obbligo di pagare le decime, e si 
sforzava di meglio precisare e determinare le altre, e possibilmente di esten- 
derle. Se i privilegi genuini consuonavano alla formula xxxii del Liber 
diurnus, dovevano suonare così : « ideo omnem cuiuslibet ecclesiae sacerdotem 
« in prefato monasterio dicionem quamllbct habere hac auctoritate preter 
« Sedem apostolicam prohibemus, ita ut, nisi ab abbate monasterii fuerit 
« invitatus, nec missaram ibi ibidem sollemnitatem quispìam presumat cele- 
«brare». Perciò il nuovo frammento può dirsi fabbricato di sana pianta a 
Nonantola, come del resto accennano la sintassi difettosa e la frequente ri- 
petizione di certe espressioni come « sed et», « sed neque ». Io anzi avevo 
supposto, che l'esenzione, allegata da Teodorico, non fosse contenuta nelle 
antiche bolle per ciò che il diploma di Berengario (Schiaparelli, / diplottii 
di Berengario I nei Fonti per la storta d^ Italia pubblicati dall'Istituto Storico 
Italiano, n. xxix) confermando il disposto di quelle, alla esenzione non ac- 
cenna neppure. Ma a questo si può opporre che il re voleva confermare i 
privilegi temporali, e non gli spirituali del monastero, e fors' anche che egli non 
voleva disgustarsi il vescovo di Modena. Può anche sembrare, a prima vista, 
che non ci fosse ragione di creare il falso privilegio di Sergio, se fossero esi- 
stite le bolle, che esimevano il monastero dalla giurisdizione vescovile. Ma, 
prima di tutto, con questo privilegio si contrastava al vescovo di Modena 
anche il diritto, in quelle riservatogli, di consacrare le chiese: in secondo 
luogo, allorché quello fu fabbricato, le bolle erano già state sottratte da Guido 
e non ancora rifatte. Io dunque credo fermamente che all'abbate Giovanni 
si debba e la manipolazione della bolla di Stefano, e la creazione di quelle 
di Marino e Formoso, anche per un altro argomento più positivo. Nel di- 
ploma con cui Ottone II concesse nel 982 l'abbazia a Giovanni, e nel quale 
si confermano tutti i privilegi del monastero (A/on. Germ. hist. Dipi. Oli. II 
et III, p. 330), nulla si dice della sua esenzione. Invece nell'altro con cui, 
nell'anno 997, Ottone III nominando Leone a successore di quello, conferma 
gli stessi privilegi (loc. cit. p. 654), si contengono queste parole: «Addimus 
«etiam ut sicut a presulibus sancte Romane Ecclesie nostrisque predeces- 
« soribus imperatoribus per privilegia et precepta antiquitus est institutum, hac 
« nostra corroborationis pagina predicte abbaile monachos, presbiteros, clericos, 
« ecclesias nullusarchiepiscopusautepiscopus suo regi- 
«mini dominioque subicere presumat; sed sicut antiquitus 
«a Romanis presulibus, nostris quoque imperatoribus predecessoribus 
« est concessum, ita sub eiusdem abbatis dominio et nostra tuitione libera 
« perpetuo et penitus inconcussa permaneat ». Dove è da notare la confusione 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 75 

noscuntur et ad stabilitatem venerabi- tur et ad stabilitatem venerabilium 
lium locorum respiciunt cum magno locorum respiciunt cum magno solli- 
sollicitudinis studio nos convenit ape- citudinis studio nos convenit aposto- 
fatta tra imperatori e re, come nella falsa lettera dell'arcivescovo Giovanni; 
confusione nata qui probabilmente dall'essere stati presentati ad Ottone III 
anche i tre falsi diplomi, che più sotto riconosceremo, dove Astolfo, Adelchi 
e Desiderio sono detti imperatori. 

(2) Delle bolle pontificie mancanti dall' archivio del monastero doveva 
essersi conservato un elenco presso a poco in questa forma: «Privilegium 
« Marini papae concessum Theoderico abbati indictione prima, privilegium 
« Formosi papae concessum Benedicto abbati indictione decimaquarta et cet. ». 
Coir aiuto del quale e della bolla rifatta di Stefano si fabbricò più tardi que- 
st' altra, sostituendo il nome di Marino all' altro di Stefano, e in luogo di 
« predecessoris nostri domini lohannis et Marini», ponendo «Adriani atque 
« lohannis ». Che si pensasse ad Adriano III, benché questi fosse venuto 
dopo Giovanni, non dovrebbe meravigliare: se persino Innocenzo III fece di 
Giovanni IX un predecessore di Marino, perchè lo credè nominato nella bolla 
di lui, anzi clie Giovanni VIII. Ma poi dopo che nel privilegio di Sergio il 
papa Adriano, che era stato sepolto a Nonantola, figurava quale contempo- 
raneo di Astolfo, ciò era troppo naturale. Rettamente per altro si appose alla 
bolla l'indizione i invece della iv, forse allora cancellata dall'altra di Stefano. 
Ed a completare poi il senso di questa, là dove per la mancanza delle parole 
da noi supplite era interrotto, si aggiunse, dopo un « permanenda », assai 
inettamente « idest monasterium Sancti Silvestri quod vocatur a Nonantula »; 
quindi, dopo la invocazione della potestà delle chiavi, si ripetè « promulgantes 
« decernimus»; benché potesse anche darsi che, cosi il «permanenda» come 
il « quapropter » con quel che segue si trovassero già nell'originale. Alla 
bolla non si appose sottoscrizione; ma per darle autenticità, la si ricopiò in pa- 
piro, forse già mutila in fine. Papiro a Nonantola, come in genere nell' aha 
Italia, non doveva esserci : tanto é vero che il supposto originale privilegio 
di Sergio nel 971 fu scritto in pergamena. E il Bresslau (op. cit. p. 885) con 
ragione ammette, che il più antico originale conosciuto di bolla pontificia 
in pergamena sia stato scritto nel 967 a Ravenna, perché esaurita la provvista 
di .papiro recata da Roma, era impossibile trovarne altro nel luogo. Ma l'ab- 
bate Giovanni, se non lo aveva portato seco a Nonantola, certo lo fece ve- 
nire dalla Sicilia, o anche dalla Calabria dove lo si importava dalla Sicilia. 
Giacché deve essere stato lui quello che iniziò tra il monastero di Nonantola 
e gli altri dell' Italia meridionale quei rapporti, a cui accenna un poco più 
tardi la cosrispondenza tra il monaco nonantolano Gregorio e il materese 
Cosma (cf. Bortolotti, op. cit. p. 18). Il papiro così provveduto servi 
anche per le fabbricazioni posteriori del 1026. 

5* 



74 



A. GAUDENZI 



stolica et rationall censura procurare, 
quatenus ex hoc iuges eiderrj propicia- 
tori nostro domino Deo efficacius per- 
solvi possint carminum laudes, et 
nobis qui, licet immeriti, divina tamen 
gratia preveniente pastoralis regimi- 
nis curam gerimus, opima in side- 
reis arcibus remunerationis proemia 
adscribantur. igitur quia constat reli- 
giositatem tuam nobis detulisse pr$- 
ceptum predecessoris nostri domini 
lohannis et Marini reverende memo- 
ri? pontificum de pr^fato monasterio et 
omnibus ei pertinentibus locis ac pos- 
sessionibus, qu? petistis ut per nostri 
apostolici privilegii paginam confir- 
maremus; unde nos precibus vestris 
inclinati ecce a [presenti quarta] in- 
dictione in perpetuum pr?dictum mo- 
nasterium [sub tua et successorum tuo- 
rum abbjatum dicione et potestate 
cum omn[ibus sibi pertinentibus] i[re- 
fragabili iure] decernimus [perma- 
nere]. 



PrIVILEGIUM (0 DOMINI ADRIANI PAPE. 

(II) [et firma stabilitatis censura sta- 
tuimus, ut ipsum venerabile monaste- 



lica et rationali censura procurare, 
quatenus ex hoc iuges eidem propi- 
ciatori nostro domino Deo efficacius 
persolvi possint carminum laudes, et 
nobis qui, licet immeriti, divina tamen 
gratia praeveniente pastoralis regimi- 
nis curam gerimus, opima in side- 
reis arcibus remunerationis premia 
adscribantur. igitur quia constat reli- 
giositatem tuam nobis detulisse pre- 
ceptum predecessoris nostri dotnpni 
Adriani et lohannis reverende memo- 
riae pontificum de prefato monasterio 
et omnibus ei pertinentibus locis ac 
possessionibus, que petistis ut per no- 
stri apostolici privilegii paginam con- 
firmaremus: unde nos precibus vestris 
inclinati ecce a presenti prima indi- 
ctione in perpetuum sepedictum mona- 
sterium sub tua et successorum tuorum 
abbatum dicione et potestate cum om- 
nibus sibi pertinentibus confirmantes,ÌT- 
refragabili iure decernimus /?er77ia«eKÌa; 
idest monasleriiim Sancii Silvestri qu\od 
voclaltur"] Nonantula territorio Muti- 
nensi. quapropter auctoritate beati Petri 
apostoli, cui a domino Deo nostro celo- 
rum regni claves tradite sunt et potestas 
ligandi atque solvendi celo terraque con- 
cessa est, promulgantes decernimus et 
firma stabilitatis censura statuimus, 
ut ipsum venerabile monasterium cum 



(i) Se questo frammento, che già esisteva nel 997, fosse stato fin da 
principio attribuito ad Adriano, come già io supposi, sarebbe certamente stato 
inserito nella Vita di questo pontefice scritta verso il io 17, o almeno nel- 
l'altra di sant'Anselmo, anteriore di poco al 1020. Invece l'autore di questa 
seconda, fabbricando di sana pianta una bolla di Adriano I Gaffe, Reg. n. 2421; 
ed. BoRTOLOTTi, p. 1 27), si sforza di dimostrare, con un richiamo al registro di 
Gregorio I, che un privilegio di quello a favore del monastero, quale era 
menzionato nelle false bolle di Marino e di Giovanni, poteva avere esistito. 
Io credo adunque che nell' anno 1026, quando il monastero fu, o stava per 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



75 



rium curri omnibus locis, mansis, fun- 
dis, casalibus,] domibus atque familiis, 
servis originalibus simulque rebus et 
possessionibus nec non aquimolis, oli- 
vetis, vel quicquid in quibuscumque 
locis habere vel tenere videtur, vel si 
quid in potestateC») legaliter donatum 
vel largitum fuerit aut quolibet modo 
iuste evenerit tenere et possidere sine 
qualibet controversia perpetuis tempo- 
ribus valeat. et nulli unquam liceat 
regum, epìscoporum, ducum vel acto- 
rum parve vel magne persone in 
predicto venerabili monasterio [vel eis 
que eidem venerabili monasterio] per- 
tinere(b) [videntur quocumque modo 
incumbere aut invasionem facere, nec 
quisquam sacerdotum ibidem presu- 
mat accedere vel missarum solemnia 
celebrare nisi ab abbate fuerit invi- 
tatus ; quatenus hoc quod ad laudcm et 
iitilitalem supradicti nionasterii staiuimus 
firma] slahilitaU pennan&at. interdicen- 
tes omnino episcopo, in cuius parochia 



omnibus locis, mansis, fundis, casa- 
libus, domibus atque familiis, servis 
originalibus simulque rebus et posses- 
sionibus necnon aquis molis, olivetìs, 
vel quicquid in quibuscumque [locis 
habere vel tenere] videtur, vel [si quid 
in] potestate legaliter donatum vel 
largitum fuerit aut quolibet modo iu- 
ste evenerit tenere et possidere sine 
qualibet controversia perpetuis tem- 
poribus valeat. et nulli unquam li- 
ceat regilm, episcoporum, [ducum] 
vel actorum parve vel magne perso- 
ne in predicto venerabili monasterio 
vel in eis que eidem venerabili mo- 
nasterio pertinere videntur quocum- 
que modo incumbere aut invasionem 
facere, [nec quisquam sacerdotum ibi- 
dem prcsumat] accedere vel missarum 
solemnia celebrare nisi ab abbate fue- 
rit invitatus; quatenus hoc quod ad 
laudem et utilitatem supradicti mona- 
sterii statuimus firma stabilitate per- 
maneat. interdicentes omnino epi- 



(a) La lolla di Stefano V doveva avere in posterum (b) Nella bolla non è se- 
gnata alcuna lacuna tra monasterio e pertinere certo perche nel papiro erano state omesse 
le parole vel eis que eidem venerabili monisterio 

essere, assoggettato all' arcivescovo Eriberto, e il vescovo di Modena aveva 
ottenuto un diploma che annullava le sue pretese d' indipendenza, per pro- 
durre nella forma più efficace e più solenne i suoi privilegi, esso volle ag- 
giungere alle dette bolle di Marino e di Giovanni, quella da esse confermata 
di Adriano I ; alla quale, la Vita di questo papa scritta da poco, il culto tri- 
butatogli a Nonantola e i creduti miracoli di esso, dovevano conferire grande 
prestigio. E allora, dimenticata forse la primitiva destinazione di questo 
complemento della bolla di Stefano, si pensò di attribuirlo al presunto se- 
condo fondatore del monastero. E poiché tutte queste manipolazioni si 
compievano sempre in modi estremamente primitivi e rozzi, è possibile che, 
incollando sopra il frammento una striscia di pergamena con scritte le pa- 
role « privilegium Adriani pape », avanti di ricopiarlo in papiro, esso restasse 
mutilo in principio : se pure non si pensò, che il cominciare esso a mezzo di 
un periodo, lo facesse pigliare più facilmente per un avanzo di vecchia bolla. 



76 



A. GAUDHNZI 



esse videtur suprascriptum momisUrUnn scopo, in cuius parochia esse videtur 
constittitiim, [ut nihil] centra tcnorem suprascriptum monasterium constitu- 
prcsititis dciUti pia postiilatione indulti tum, ut nihil centra tenorem prae- 
qnicquam aitcmptd. sed ncque nìlo modo sentis decreti pia postulatione indulti 
eius baptismaìes ecchsias sibi vendicd, quicquam attemptct. scd neque uUo 
ncque ipsc suique successores prcsumant modo baptismaìes ecclesias sivi vin- 
probibita contingere, sed neque niissa- decct. 
rum soìemnia ibidem pcrsolvcre presu- 
tnut nisi ab abbate stcprascripti mona- 
steriifuerit invitatus, neque ordinationem 
sacerdotum quilibet episcoporum in pre- 
fato monasterio vel eius iure {aut de 
suo clero] celebrare audeat, nisi, ut 
prediclum est, ab abbate fuerit invita- 

tus. chrisma igitur vel quicquid ad sacra 

ministeria periinet, si a parte monasterii 
fuerit postuìatum, a quocumque previ- 

derit concedivius tribuenda. sed neque 

decimas usquam dare concedimus, nisi 

ecclesiis supradicti venerabilis mona- 
sterii ad nostrani diocesim pertinentis. 

sed et hoc statuimus et inviolabili 

sanctione auctoritate apostolica fir- 

mamus, ut nnllus aliquando in prcdicto 

monasterio de aliis monachis seu quibus- 

cumque ecclesiis [alque locis] abbas [esse 

prcsumat neque a quacumque potestate 

in eis introducatur, sed cum] divina 

vocatione abbas prefati monasterii 

pertransierit, et resolutionis tempus 

advcnerit, de propria semper congre- 

gatione eligatur abbas, qui ab omni[um 

monachorum consensu in eis consti- 

tuatur ad augmentum et solertissimam 

gubernacionem ibidem prò Dei amore 

morantium monacbico ordine niilitan- 

tium. nichilominus omnibus buie nostri 

pontificii interdiclione inbibemus aliquam 

scripturam vel confirmationem de pre- 

dicli monasterii rebus vel de prenominata 

abballa quoquo ingenio cantra boc no- 
strum preccptum petere. si qua scripta 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 77 

vel pditio impetrata fiierit, aiit in leliquo 
apparnerit, has irritas esse vacuasque 
ornili rotore itcbentus. si quis preterea, 
quod non credimus, presumpserit 
hoc nostrum apostolicum privilegium 
atque constitutum in aliquo transgredi 
aut contemnere, sciat se auctoritate 
beatoruni Petri et Pauli apostolorum 
principimi et trecentorum decem et 
octo patrum anathematis vinculis esse 
innodatum, et cum diabolo et eius 
atrocissimis pompis atque cum luda 
traditore domini nostri lesu Christi 
eterni incendii supplicio concreman- 
dum deputatum et a regno Dei pe- 
nitus segregatum. porro qui obser- 
vator et custos extiterit, benedictionis 
gratiam a misericordissimo domino 
Deo nostro et vitam perpetuam feli- 
citer consequatur]. 

(Ili) Scriptum per manum Leonis 
scriniarii sanct? Sedis apostolice in 
mense martio indictione quarta, bene 
VALETE >^ 

Data .VI. idus martias per manum 
Stephani secundiceri sanctae Sedis 
apostolica, imperante domino piissimo 
perpetuo augusto Karolo a Deo coro- 
nato magno imperatore anno sexto, et 
postconsulatus eius anno sexto, indi- 
ctione .mi. 

XVIII. 

Anno 997. 
Giuramento prestato da Ermenfredo, abbate di S. Ellero di Ga- 
leata, alla chiesa vescovile di Ravenna (■). 

Dall'originale conservato nell'Arch. di Stato di Bologna. 

In nomine Patris et Filii et Spiritus sanctì. anno Deo propicio ponti- 
ficatus domini Gregorii quinti et universalis pap? in apostolica sacratissima 

(i) Questo documento ho qui inserito, perchè da esso appaia quali erano 
in questo tempo i rapporti tra gli arcivescovi di Ravenna e i Romani pon- 



-8 A. GAUDENZI 



beiti l'etri apostoli sede socundo, atque imperante domno Ottone lercio, iuniore 
sccundo, die quinto decimo mensis septembri, indictione .xi., Ravenn?. ego 
Hermenfrcdus, fiiturus monachus et electus a congregacionc monasterii Beati Mil- 
iari in Galligata, iuro per hoc sanctum altare et sanctas ibidem conditas reli- 
quias et h?c sancta Dei quattuor evangelia,quia ab hac bora in antea fidelis sum 
et ero omnibus diebus vite me? sanct? domin? m[e?] Ravennati ecclesi?, et 
tibi domino meo lohanni archiepiscopo eiusdem sanct? ecclesie per recta 
fide luisque successoribus in perpetuum, et omnem iussionem et volumpta- 
tem seu consuetudinem sanct? Ravennati ecclesi? polliceor sccundum meum 
posse completurum esse; et cum inimicis vestris numquam ad dampnietatem 
sanct? Ravennatis ecclesi? et vestram infidelitatem me sociabo, sed totis vi- 
ribus meis contra illos stabo prò vestra fidelitate, et quicquid ab illis scire 
poterò, per me aut per meum missum nunciare vobis aut vestris fidelibus 
studebo cito ut potuero. et hoc polliceor uti numquam diebus vit? me? aut 
ad papam aut ad maiorem vel coequalem patriarcham, aut ad imperatorem 
aut regem, aut aliquam personam vadam aut missum mittam contra sanctam 
vestram, dominam meam, Ravennatem ecclesiam aut contra vestram succes- 
sorumque vestrorum agens almitatem per nullum ingenium, sine vestra vel ve- 
strorum successorum licencia. et de rebus monasterii Sancti Hillari, in quo 
me ordinare disponitis, ad nullam minoracionem ab hac hora in antea ali- 
quam scripturam aut kartam facere presumam, nisi tantum per libellos aut per 
infiteusim renovandam sicut per nostros antecessores firmati sunt; sed prrut me- 
lius potuero res eiusdem monasterii et possessiones omnes ad melio'acionem 
revocabo. 

ì^ Ego Ermenfridus futurus monachus in hac promissione ad me facta 
iuravi et subscripsi. 

tefici; e quindi come le falsificazioni dell'abbate Giovanni, colle quali si vo- 
leva far credere che i papi del secolo antecedente avessero sottratto il mona- 
stero all'obbedienza di qifella metropoli, dovessero trovare facile fede, e 
non suscitare opposizione nella curia romana. Io ho già supposto, che 1' ar- 
civescovo di Ravenna fosse allora in guerra col marchese Tedaldo, fautore 
del papa. 

Sul monastero di S. Ellero, che erroneamente io ritenni d'origine longo- 
barda, e che fu invece costruito nell' età gotica, e sul fondatore di esso ve- 
dansi le poche notizie, che si hanno, negli Ada sanctorum mali, III, 472, 
Esso costituiva una specie di fortezza, che dominava la strada, la quale da 
Ravenna conduceva in Toscana : e fino nei secoli xii e xiii vediamo gli abbati 
di esso, con turbe di cavalieri e di fanti, fare incursioni in Romagna. Fu 
gravissimo danno per la storia di questa regione che le carte di questo mona- 
stero si perdessero quasi tutte; e doppiamente preziosa è quindi la presente. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 79 



XIX. XX. 

Anno 899. Anno 752. 

Supposta bolla di Giovanni IX Supposta bolla di Adriano I 

fabbricata intorno al 997. fabbricata intorno al 1049 ^'^ 

Dalla citata bolla d' Innocenzo in [A], e da Dall'originale esistente nell'archivio dei- 

copia, mutila in fine, dell' xi secolo, secondo 1' abbazia. 

(i) Il Pflugk-Harttung stampa questa bolla insieme all'altra inserita nella 
Vita di sant'Anselmo (jAFFÉ-EwALD,Ki;g'.n. 25 29; Bortolotti, op. cit. pp. 126- 
127), e dice che entrambe sono contenute in tre copie, che hanno le seguenti 
dimensioni: m. 0,2 X 0,565, m. 0,365 X 0,78, m. 0,3 X 0,73. Ma invece la 
prima contiene soltanto la bolla da noi riprodotta, e deve considerarsi come 
l'originale della medesima. Giacché da essa appare, che quando al fram- 
mento attribuito ad Adriano I volle sostituirsi una bolla completa, si copiò, 
col procedimento altra volta seguito, la bolla papiracea di Giovanni IX, mu- 
tando il nome di Giovanni in quello di Adriano, il nome di Benedetto nel- 
r altro di Anselmo. Ma poi le parole « predecessoris nostri domni Adriani 
« et lohannis sive Stephani reverende memorie pontifìcum » che non stavano 
più, furono sostituite, da mano e con inchiostro diversi, colle altre « domni 
« piissimi regis Aystulphi », utilizzando il « domni», che fu conservato, e 
raschiando il resto: per cui rimase una lacuna prima di « domni » là dove 
era scritto « predecessoris nostri » , e una seconda dopo « Aystulphi », non 
riempiendo le tre parole riscritte lo spazio delle cinque raschiate. Di più 
al testo di Giovanni furono aggiunte sopra la linea dopo « possessionibus » 
le parole « et frugibus et decimationibus », e dopo « episcopo » l'altra « Mu- 
«tinensi)>. Così, nella sottoscrizione, « domni Adriani » sembra sostituito 
a « lohannis » raschiato, e la cifra V all'altra II. Da ultimo la stessa seconda 
mano aggiunse la data « anno domimicae incarnationis .dcclii. ;>, forse perchè 
in questo anno si credeva cadere il terzo di regno di Astolfo, durante il quale 
il monastero di Nonantola si sapeva essere stato fondato; se pure non si vo- 
leva il privilegio di Adriano anteriore di un anno all' altro di Sergio, che 
era del 753. Ad ogni modo la bolla fu inserita, senza data, nella Vita di 
sant'Anselmo, congiungendola all'altra per mezzo delle ultime parole della 
stessa « et iussimus huic opusculo subtuscribi », se queste già vi si trova- 
vano e si riferivano alla lettera di Gregorio Magno riportata in appendice; 
ovvero aggiungendo queste parole di nuovo, se non ci erano. E dalla Vita così 
ampHata furono estratte le due copie di entrambe le bolle registrate dal Pflugk- 
Harttung. Ma quando accadde tutta questa manipolazione? Una notizia con- 
servata in fine del ms. Sessoriano n. 30 e riprodotta dal Tiraboschi {Coi. 
diplotn. Nonant. n. coi) ci avverte, che tra gli altri doni che papa Adriano largì 



8o A. GAUDENZI 



noi del 1002 o lOO}, esistente nell'archivio del- Pflugk-Harttung, Ada ineiUla ponlificiim 

Y abbazia [B]. Romanorum, II, 22. 

Il TiRABOSCHi {Slor. di Noiiaiil. p. 192) ri- Il Jaffé (Reg, n. 2421) fa di questa bolla 

corda altre due copie dei secoli xii e xiii che tutta una cosa col ft-ammcnto da noi intramez- 

non si trovano più. zato all' altra di Stefano V. 

Jaffè, Reg. nn. 3524 e 3525. 

al monastero fu la totale esenzione dalla giurisdizione del vescovo di Modena: 
ma che talvolta, per la ignavia dei suoi pastori, il monastero si abbassò fino 
a pagare al medesimo le decime per l'amministrazione del crisma: che per 
altro esso si rivolse a papa Alessandro II contro il vescovo modenese 
Eriberto, che non solo pretendeva da esso le decime, ma lo voleva soggetto 
anche nel resto alla sua giurisdizione ; ed Alessandro II comminò allora la 
scomunica a chiunque a ciò si attentasse : più tardi, poi, avendo il vescovo 
Benedetto mossa di nuovo lite per le decime, la contessa Matilde giudicò 
« ut canonicum illud, sic enim vocabatur decima illa, cum onmibus que 
« persolvi videbantur Mutinensi episcopo, exhinc in edificio huius sancte No- 
ce nantulane aecclesie cederet ». Certo la sentenza si fondò sull' inciso della 
bolla di Adriano « sed neque decimas usquam dare concedimus nisi ecclesiis 
« supradicti venerabilis monasterli ». Ma anche l'anatema lanciato contro Eri- 
berto era contenuto nella bolla Adrianea, riprodotta letteralmente da Ales- 
sandro II nella sua del 1067 (Cod. diplotn. Nonant. p. 196), allorché 1' abbate 
Landolfo glie ne aveva chiesta la conferma. Si potrebbe dunque supporre, 
che essa fosse stata proprio allora fabbricata: se la non si trovasse inserita 
in un' altra di Leone IX (Pflugk-Harttung, Acta eh. Il, 76), alla quale in 
copie tarde è attribuita la data del 1049. Vero è che questa bolla è ai più 
sospetta, ma a torto; perchè, sembra a me, essa avrebbe potuto esser creata 
solo per mostrare a Matilde, che i genitori di lei credevano tanto al privi- 
legio di Adriano, da presentarlo in persona alla sanzione di Leone IX; e in 
questo caso essa non sarebbe rimasta ignota al monaco, che del giudicato 
di Matilde ci tramandò la memoria. Io credo adunque che la questione delle 
decime, risorta più clamorosamente sotto Alessandro lì, si fosse agitata già 
sotto Leone IX, e che allora si fabbricasse, o per meglio dire si completasse 
la bolla di Adriano. La venerazione che il nome di Adriano ispirava, indusse 
Bonifacio e Beatrice a presentare la sua bolla a Leone IX, senza bisogno 
del papiro per accreditarla. Ma al tempo di Innocenzo III invece, quando 
il culto del santo si era intiepidito, si esumò la prima e più rudimentale 
forma della falsificazione in papiro, per circondarla del rispetto della vec- 
chiaia. Comunque sia di questo, da quanto prima dicemmo appare, quanto dalla 
verità si sia allontanato il Klinkenborg (meni, cit.) ostinandosi a ritenere vera 
la bolla di Adriano, e derivando da essa le due, o meglio l'unica in doppia 
forma, di Giovanni IX ; e come abbiano errato anche coloro (cf. Jaffé, 
Reg. lì. 2421), che alla bolla stessa attribuirono la data del 776, a cagione 
della indizione xiv, mentre il suo autore la volle spedita nel 752. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



Privilegium do.mni Iohaxnis papae ^Jr/aK;(5, servus servonim Dei, saii- 

cte Romane aecclesi^ apostolicus, An- 
lohannes episcopus servus servorum selmo religioso abbati venerabilis mona- 
Dei BenedictoC") religioso abbati mo- sterii Sanctì Silvestri siti Nonantulae, 

(a) Privilegium - iunioris manca in A. (b) B Leopardo 

(i) Questa maniera d' intestazione, insolita nelle antiche copie di bolle, 
deve essere stata tolta dall'elenco, a cui accennammo, dove Giovanni nono 
era appellato « iunior » per distinguerlo dall'ottavo, del quale pure era ivi 
indicato un privilegio. La bolla fu presentata nel 1002 o IG05 alla sanzione 
di Arduino (v. Bull. n. 22, p. 163) perchè, essendo allora più che mai viva la 
questione della consacrazione della chiesa, si voleva che il re in questo modo 
riconoscesse che il vescovo di Modena in quella non doveva entrare, e l'arci- 
vescovo di Ravenna poteva entrarci solo se fosse invitato dall'abbate. Questo 
risulta chiaramente dalla storia della fondazione del monastero, la quale pre- 
cede la bolla, e che qui riportiamo per metterne in luce il vero significato: 
« Quin etiam scire volumus serenissimam ac regalem misericordiam vestram 
« erga nos, qualiter locus iste Nonantula edificatus est, quemadmodum in ca- 
« talogum dorani Anselmi abbatis apud nns scriptum habernus. donatus est 
« locus iste Nonantulensis per domno Aistulpho rege domni Anselmi abbatis, 
« ut hic sanctum construeret monasterium,anno regni eiustertio; et, adiuvante 
« superna dextera, per ipso dorano Anselmo predicto anno designatus est locus 
« ipse, et fundamenta templi huius et monasterii claustra; quod ipse, prestante 
« Domino, de deserto cum suis monachis, laborantibus omnes cum ipsas 
« suis manibus, ad perfectionis culmen perduxit. quarto regni eius anno per 
«domno Geminiano Regiense ecclesie episcopo consecratio 
« facta est octavo die mense octobrii oratorii et altaris sancte Marie et beati 
« Benedicti. item quarto anno regni eius, ab ipso rege invitato et tota 
«congregatione,venithic domnus Sergi us archiepiscopus se- 
«dis Ravennate ecclesie, et consecravit templum et altare ad 
«nomen et reliquias omnium apostolorum die nono mense iunio, et fuit hic 
«per triduo, octavo anno regni eius, et perni isso archiepiscopi, die 
« vicesimo mensis novembris dedicatio facta est et corpus recon- 
«ditum beati Silvestri confessoris Christi et summi pontificis urbis 
« Rome, cuius corpus hic Anselnms abba de Roma adduxit, et ora to rio cum 
«altare in eius nomine consecravit Romanus Bononiensis epi- 
«scopus seu Apolenaris Regiensis episcopus. animadvertere 
« potestis quia in hac vocatione et cons ecration e ecclesiae et 
«altariorum defuit Motinensis episcopus, quasi prò nihilo depu- 
« tatus a patriarcha Romane ecclesie Adriano et a Sergio Ravennatis ecclesie 
« archiepiscopo ». Dopo che si era invocata la consacrazione seguita alla di- 
struzione degli Ungari, prima ammettendo e poi negando in essa l' ingerenza 



32 A. GAUDENZI 



nasteriiqnodvocaturNonantulaetper territorio Mutinensi, et per te in eo- 
te in eodem venerabili monasterio in dcm venerabili monasterio in perpe- 
perpctuo. Q.U? ad laudem redem- tuuni. Quaetjue ad laudem redempto- 
ptoris Dei et domini salvatoris nostri ris nostri domini Dei et salvatoris 
Ihcsu Christi pertinere noscuntur et pcrtinere cognoscuntur et ad stabili- 
ad stabilitatem venerabilium locorum tatem venerabilium locorum respi- 
respiciunt, cum magno sollicitudinis ciunt, cum magno sollicitudinis studio 
studio nos convenit apostolica et ra- nos convenit apostolica et rationali 
tionali censura procurare, quatenus ex censura procurare, quatenus ex hoc 
hoc iuges eidem propitiatori nostro iuges eidem propiciatori nostro do- 
domino Deo eficacius persolvi pos- mino Deo efficacius persolvi possint 
sint carminum laudes, et nobis qui, carminum laudes, et nobis qui, licet 
licet immerlti, divina tamen gratia immeriti, divina tamen gratia pre- 
preveniente, pastoralis regiminis cu- veniente, pastoralis regiminis curam 
ram gerimus, opima in sidereis arci- gerimus, opima in sydereis arcibus 
bus remunerationis premia adscri- reraunerationis premia ascribantur. 
bantur. igitur quia constat tuam nobis igitur quia constat religiositatem tuam 
religiositatem detulisse preceptum nobis detulisse preceptum domni piis- 
predecessoris nostri domini Adriani simi regis Aystulfi de prefato mona- 
et lohannis sive Stephani reverende sterio et omnibus ei pertinentibus 
memorie pontificum de prefato mo- locis ac possessionibus, aique petistis 
nasterio et omnibus ei pertinenti- ut per nostri apostolici privilegii pa- 
bus locis ac possessionibus, qu? pe- ginamreconfirmaremus. onde nos pre- 
tistis ut per nostri apostolici privilegii cibus vestris inclinati hac bora presenti 
pagìnam confirmaremus. unde nos .xiiii™-''. indictione in perpetuum se- 
precibusvestris inclinati et a presenti pedictum monasterium successorum- 
quartadecima indictione in perpe- que tuorum abbatum ditione et po- 
tuum predictum monasterium [sub tua testate cum omnibus sibi pertinentibus 
et] successorum tuorum abbatum di- confirmantes, irrefragabili iure decer- 
tìone et potestate cum omnibus sibi nimus permanenda. idest mona- 
dei vescovo di Modena (v. docc. xiv e xv), si andarono a ricercare le prime 
origini del monastero, per escluderlo del tutto da quelle. Il nome di Adriano 
fu qui ricordato, non già perchè la sua supposta bolla fosse presentata ad Ar- 
duino : giacché questa, nel caso, avrebbe escluso cosi il vescovo di Modena 
come l'arcivescovo di Ravenna: ma perchè ormai egli passava come il se- 
condo fondatore del monastero. Il tono con cui si parla di Sergio, poi, dimostra 
che, quando l'abbate Leone era stato fatto arcivescovo di Ravenna nel 998, il 
monastero si era riconciliato con la metropoli: motivo per cui l'autore della 
Vita di sant'Anselmo le attribuisce una specie di diritto di protezione su quello, 
pur considerato come soggetto direttamente a Roma, e quindi stabilisce un 
rapporto inverso a quello che la falsa bolla di Sergio III consacrava. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 83 



pertinentibus confirmantes, irrefraga- sterium Sancii Silvestri quod et No- 
bili iure decernimus permanenda, id- nantula, territorio Mutinensi. qua- 
est monasterium Sancti Silvestri quod propter auctoritate beati Patri apostoli, 
et Nonantula, territorio Motinensis. cui a domino Deo nostro caelorum 
quapropter auctoritate beati Petri apo- claves tradii? suni et potestas ligandi 
stoli, cui a domino Deo nostro c?lorum atque solvendi caelo lerraque con- 
regni claves tradite sunl et potestas cessa est, promulgantes decernimus 
ligandi atque solvendi celo lerraque et firma stabilitale censura statuimus, 
concessa est, promulgantes decerni- ut ipsum venerabile monasterium 
mus et firma stabilitale et censura (a) cum omnibus locis, massis, fundis, 
statuimus, ut ipsum venerabile mona- casis, casalibus, domibus atque famu- 
sierium cum omnibus locis, massis, lis, servis originalibus simulque rebus 
fundis, casis, casalibus, domibus atque et possessionibus et frugibus et deci- 
familiis, servis horiginalibus simulque mationibus, necnon aquis molis, oli- 
rebus et possessionibus nec non aquis vetis vel quicquid in quibuscumque 
molis, olivetis vel quicquid in qui- locis habere vel tenere videtur, vel 
buscumque locis 0>) habere vel tenere si quid in potestale legaliter donalum 
videtur, vel si quid in potestate (0 le- vel largitum fuerit aui quolibet modo 
gal iter donalum vel largitum fuerit aut iuste eveneril, tenere et possidere sine 
quolibet modo iuste eveneril, tenere qualibet controversia perpetuis tem- 
ei possidere sine qualibet controversia poribus valeat. et nulli unquam li- 
perpetuis temporibus valeat. et nulli ceat regum, episcoporum, ducum vel 
unquam liceat regum W, episcopo- actorum magnae vel parvae personae 
rum, docum vel actorum parve vel in prediclo venerabili monasterio vel 
magne persone in prediclo venerabili in eis quae eidem monasterio perii- 
monasterio vel in eis que eidem mona- nere noscunlur quocumque modo in- 
sterio perlinere noscunlur quocumque cumbere aul invasionem facere. nec 
modoincumbereaulinvasionemfacere. quispiam sacerdotum ibidem presumat 
aut quispiam sacerdotum ibidem pre- accedere vel missarum solemnia ce- 
sumal accedere vel m.issarum solem- lebrare. et neque episcopus ncque 
pnia celebrare, et neque episcopus abbas vel comes aut quelibet magna 
neque abbas vel comes aut quelibet parvaque persona in prefalo mona- 
magna parvaque persona in prefato sterio vel in eius celiis aut aeccle- 
monasterio vel in eius ecclesiis aut siis mansiones facere aut expensas 
celiis mansionem facere aut expensas expetere aut aliquod per poiestatem 
expetere aut aliquod per poiestatem servicium, preler peregrinos et legi- 
servitium, preler peregrini et legitimi timos hospiies. et neque coUoquium 
ospites. et neque coUoquium quale- qualecumque aut placitum in ipso 
curaque aut placitum in ipso mona- monasterio aul in eius prenominaiis 

(a) firma - censura] B stabilitale censura (b) Iti A segue qui a torlo una la- 
cuna, (e) Correggi posterum (d) In B fu cancellato regum, certamente per de- 
ferenxa alla persona del re Arduino, 



84 



A. GAUDENZI 



slcrio aiit in eiii? prcnominatis locis 
tenere (•) quis aiidcat, nisi ab abbate 
fucrit invitatus. quatenus hoc quod 
a.i laudcm Dei et stabilitatem pre- 
dicti nionasterii statuimus firma stabi- 
litale permaneat. interJicentes om- 
nino episcopo C") in cuius parochia 
esse videtursupradictum monasterium 
constitutum, ut nihil contra tenorem 
presentis decreti pia postulatione in- 
dulti quicquam attemptet, ncque ullo 
modo eius baptismales ecclesias sibi 
vindicet, ncque ipse suique succes- 
sores presumant prohibita contingere, 
sed ncque missarum sollcmnia ibidem 
persolvere presumat, nisi ab abbate 
suprascripti monasterii fuerit invitatus. 
ncque ordinationem sacerdotum qui- 
libet cpiscoporuni in prefato mona- 
stcrio vel eius iure aut de suo clero 
celebrare audeat, nisi, ut prelatum 
est, ab abbate fuerit evocatus. chrisma 
igitur velquicquid ad sacrum ministe- 
riura pertinet, si a parte (0 monasterii 
fuerit postulatum,a quibuscumquepre- 
viderit concedimus presulibus (?) tri- 
bu^nda. sed ncque decimas usquam (^i) 
dare concedimus, nisi ecclesiis supra- 
dicti venerabilis monasterii ad no- 
stram dioccsim pertinentis. sed et hoc 
statuimus et, inviolabili sanctione, apo- 
stolica auctoritate firmamus, ut nuUus 
aliquando in predicto monasterio de 
aliis monachis scu quibuscumque ec- 
clesiis ncque locis (=) abbas esse presu- 
mat, ncque a quacumquc potcstate in 
eis introducautur ffj; sed cum divina 
vocationc abbas prefati monasterii per- 
tiaxcrit(g), et resolutionis tempus 



ceììis tenere quis audeat, nisi ab ab- 
bate fucrit invitatus. quatenus lioc 
quod ad iaudcm Dei et stabilitatem 
predicti monasterii statuimus firma 
stabilitatc permaneat. interdicentes 
ommino episcopo Muiiiunsi, in cuius 
parrochia esse videtur supradictum 
monasterium constitutum, ut nihil con- 
tra tenorem presentis decreti pia po- 
stulatione indulti quicquam attemptet, 
ncque ullo modo eius baptismales ec- 
clesias sibi vindicet, ncque ipse 
suique successores presumant prohibita 
contingere, sed ncque missarum sol- 
lcmnia ibidem persolvere presumat, 
nisi ab abbate suprascripti monasterii 
fuerit invitatus. ncque ordinationem 
sacerdotum quilibet episcoporum in 
prefato monasterio vel eius iure aut de 
suo clero celebrare audeat, nisi, ut 
prelatum est, ab abbate fuerit evo- 
catus. chrisma igitur vel quicquid ad 
sacrum ministerium pertinet, si a parte 
monasterii fuerit postulatum, a qui- 
buscumque previderit presulibus con- 
cedimus tribuenda. sed ncque de- 
cimas usquam dare concedimus, nisi 
aecclesiis supradicti venerabilis mo- 
nasterii ad nostram diocesim perti- 
nentis. sed et hoc statuimus et, 
inviolabili sanctione, apostolica aucto- 
ritate firmamus, ut nuUus aliquando 
in praedicto monasterio de aliis mo- 
nasteriis seu quibuscumque aecclesiis 
atque locis abbas esse presumat, nc- 
que a quacumquc potcstate in eis in- 
troducatur; sed cum divina vocationc 
abbas prefati monasterii pertincxcrit, 
et resolutionis tempus advenerit, de 



(a) A esse (b) B episcopus (e) A patre (d) .■/ uaquam (e) A omette 

neque locis segnando una lacuna. (f) A ìq postero ducantur (g) Corr. per- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



advenerit, de propria senipcr congre- propria semper congregatione eliga- 

gatione eligatur abbas, qui ab ora- tur abbas, qui ab omnium monacho- 

nium monachorum consensu [in eis rum consensu in eis constituatur ad 

constituatur ad augjmenium et soller- augumentum et sollertissimam guber- 

tissimam gubernationem eorum (a) prò nationem eorum prò Dei amore mo- 

Dei amore morantium(b) monachico rantium monachico ordine militan- 

ordine militantium. nihilominus om- tium. nichilominus omnibus huic no- 

nibus huic nostri pontificii inter- stri pontificii interdictione inhibemus 

dictione inhibemus aliquam scriptu- aliquam scriptionem vel confirmatio- 

ram vel confirmacionem de predicti nem de predicti monasterii rebus vel 

monasterii rebus vel de prenominata de prenominata abbatia quoquo inge- 

abbatia quoquo ingenio contra hoc nio centra hoc nostrum preceptum 

preceptum petere. si qua scripta \ el petere. si qua vero scripta vel peticio 

petitio impetrata fuerit aut in reliquo impetrata fuerit vel in reliquo appa- 

apparuerit, has irritas esse vacuasque ruerit, has irritas esse vacuasque omni 

omni robore iubemus. si quis pre- robore iubemus. si quis preterea, 

terea, quod non credìmus, presumpse- quod non credimus, presumpserit hoc 

rit hoc nostrum privilegii constitutum nostrum apostolicum privilegii consti- 

in aliquo transgredi aut contempnere, tutum in aliquo transgredi aut con- 

sciat se auctoritate beatorum Petri et temnere, sciat se auctoritate beatorum 

Pauli apostolorum principum anathe- Petri et Pauli apostolorum principum 

matis vinculo esse innodatum et a anathematis vinculo esse innodatum 

regno Dei penitus segregatum. porro et a regno Dei penitus segregatum. 

qui observator et custos extiierit be- porro qui observator et custos extite- 

nedictionis gratiam a misericordis- rit benedictionis gratiam a misericor- 

simo domino Deo nostro et vitam dissimo domino Deo nostro et vitam 

perpetuam feliciter consequatur. perpetuam consequatur. 

Scriptum per manum Sergii, sancte Scriptum per manum Sergii, seri- 
Romane Ecclesie scriniarii, in mense niarii Romanae Ecclesiae, indi- 
ianuarii, indictione suprascripta (0. ctione quartadecima. 

Bene valete. Data idus ianuarias per manum 

(a) D'incerta lettura in B. (b) A orantium La prima m fu aggiunta sopra la 
linea. A questa parola si arresta, perché tagliata colle forbici, la copia B. 

(i) La sottoscrizione di questa bolla di Giovanni IX, a giudizio non solo 
mio, ma anche del Kehr, è autentica: ma si capisce difficilmente che, sup- 
ponendone il testo, si sia cambiata l' indizione seconda nella decimaquarta 
(vedi sopra a p. 82). A mio avviso, poco dopo il 989, nello stesso modo che la 
bolla di Marino, se ne fabbricò una di Formoso, ponendovi la indizione giusta 
che era proprio la decimaquarta, e il nome dell'abbate Benedetto, a cui ve- 
ramente essa era stata spedita. Ma nel 997, quando si vollero presentare 
ad Ottone III gli antichi privilegi imperiali e papali, rovistando 1' archivio, 
si trovò il frammento di papiro contenente la sottoscrizione della bolla gè- 



86 A. GAUDENZI 



Ego Sergius idiis ianuarias per ma- Anasii primi episcopi deccssorum san- 

mim Anastasii primiceri! defensoris cte Sedis apostolice, anno Deo propi- 

sanctac Sedis apostolicae, anno Deo ciò pontifìcatus domni Adriani summi 

propitio pontifìcatus domini lohannis pontificis et universali pape in sacra- 

in sacratissima sede beati Petri apo- tissima sede beati Petri apostoli .v. 

stoli secundo, indictione secunda. Anno dominicfincarnationis.DCCLii. 

Bene valete. 



nuina di Giovanni IX, spedita nella indizione seconda; e si pensò di appic- 
cicarla a quella rifatta di Formoso, priva di sottoscrizione come le altre fab- 
bricate dal Filagato, cambiando bensì il nome del papa Formoso nell'altro di 
Giovanni, ma lasciando intatti quello dell' abbate e l' indizione. Sorse così 
r esemplare in papiro che passò nella bolla di Innocenzo III. Ma poi quando 
si ricopiò la bolla in pergamena per Arduino, si sostituì, pur conservando 
nel testo l' indizione xiv, al nome di Benedetto quello di Leopardo, che era 
stato contemporaneo a Giovanni IX, A torto, secondo me, il Tiraboschi 
radiò Benedetto dal novero degli abbati Nonantolani. Nel catalogo Mura- 
toriano, derivato da una fonte ignota, ma che deve in parte risalire all'anti- 
chissimo di sant'Anselmo, egli è registrato come il xvi, fra Teodorico e Leo- 
pardo; benché, per la caduta di alcune linee, manchi in esso l'indicazione del 
tempo del governo suo e di Leopardo suo successore. Ma neanche il catalogo 
conservato in appendice alla Vita di sant'Anselmo è qui scevro di mende, 
notate anche dal Tiraboschi (Star, di Nonant. pp. 85, 86). La bolla di For- 
moso a Benedetto, se è genuino il documento lui del Cod. diploiii. Noiiant., 
dovrebbe essere stata spedita tra il 1° settembre e il io dicembre del- 
l'anno 895: e quindi facilmente dopo la calata in Italia di Arnolfo, del 
quale il monastero era fautore. E forse nello stesso tempo Formoso largì 
al vescovo di Bologna, anch' esso partigiano di Arnolfo, il privilegio ricor- 
dato nella bolla di Gregorio VII del 1074 (Savioli, Ann. I, 2, p. 118; 
Pflugk-Harttung, Ada ined. II, 122). E lo stesso Arnolfo poi dovè con- 
cedere al monastero il diploma ricordato da Lodovico III (v, sotto). 

La bolla presente è del 13 gennaio 899, e perciò di poco posteriore al 
ritorno di Giovanni dal sinodo di Ravenna, dove forse l'abbate Leopardo 
gli presentò l'altra di Formoso, perchè la confermasse. Lo scriniario Sergio 
è menzionato in tre bolle di Benedetto IV degli anni 900 e 901 (Jaffé, Reg. 
nn. 3527-5529) e in due altre di papi successivi fino all'anno 908 (Jaffé, Reg. 
nn. 3532, 3544): Anastasio, che sembra aver avuto veramente il titolo di « pri- 
« micerius defensor » anziché « defensorum », in una bolla dell'anno 901 (Jaffé, 
Reg. n. 2529). Non è dunque dubbio che entrambi abbiano funzionato anche 
nell'anno 899, del quale non ci pervenne memoria di altre bolle da questa 
in fuori. L' « Ego Sergius » invece di « Data » è un errore di interpretazione 
del tempo di Innocenzo III: come 1' « Anasii primi episcopi decessorum » 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 87 

XXI. 

Anno 1279. 

Transunto di falsi diplomi regii od imperiali fabbricati insieme 
alle precedenti bolle (0. 

Dall' originale esistente nell' archivio dell' abbazia. L' inchiostro è spesso cosi sbiadito che 
molte parole, le quali leggevansi al tempo del Tiraboscbi, ora sono scomparse. 

Ed. TiRABOSCHi, Cod. dipi. Notiant. pp. 1-5, dove naturalmente è stampato intiero il transunto 
di cui noi riproduciamo solo il principio e la fine, dopo la quale il Tiraboschi scrisse : « reliqua 
« desunt » ; mentre invece non manca nulla, perchè la scrittura cessa, e la pergamena è vuota, e 
quindi si vede che l'opera fu interrotta dal suo autore. 

Quoniam ego novi quod in hoc cenobio multi sunt fratres, qui ignorant 
[rationes et iura] illorum et huius monasterii, idcirco infra memetipsum cogi- 
tans, volui breviter retrahere substantiam omnium nostrorum privilegiorum, 

per « Anastasii primiceri! defenso[ris] » è un errore del tempo di Leone IX, 
nel quale si seppe tuttavia bene interpretare il nesso k dat ». Quindi, come 
si vede, gli scrittori della falsa bolla di Adriano I e della vera di Innocenzo III, 
storpiarono, ciascuno in modo diverso, lo stesso supposto originale papiraceo 
di Giovanni IX. Forse però non da questo fu tolta la bolla Adrianea, ma dalla 
copia [B] a noi pervenuta. Giacché la parte recisa di questa copia era forse 
destinata ad integrare il frammento intitolato « Privilegium Adriani papae», 
cominciando quella dove questo si arrestava. È dunque naturale il supporre, 
che volendosi più tardi completare il frammento stesso non solo in fine ma 
anche in principio, ci si servisse della medesima copia della bolla di Gio- 
vanni IX: copia nella quale, del resto, trovansi già tutti gli errori passati 
nella bolla Adrianea, e poteva quindi anche trovarsi r« Anasii primi episcopi ». 
Difficile è poi stabilire che cosa poteva, dopo la storia della fondazione del 
monastero e la bolla di Giovanni IX, la pergamena contenere, a provare che 
Adriano I e l'arcivescovo Sergio avevano tenuto in non cale il vescovo di 
Modena. Forse il falso privilegio di Sergio, o qualche atto ora perduto, o 
niente? Certo ad ogni modo è, che codesta dimostrazione documentata, che 
il vescovo di Modena non aveva diritto a consacrare la chiesa di Nonantola, 
appena la questione cessò di avere importanza pratica, si era messa da parte, 
come cosa inutile : e la pergamena aveva servito, nella parte bianca, ad 
accogliere una specie di registro di prestazioni dovute al monastero: e questo, 
già nel principio del secolo xi. 

(i) Difficile è seguire il processo di formazione dei falsi privilegi qui com- 
pendiati, essendo questi stati soppressi per far luogo a un testo unico, come 
ora si direbbe, dei medesimi : testo che non riproduce già integralmente, come 
s'affatica a credere il Tiraboschi, i primi quattro di essi; giacché, oltre alle 



88 A. GAUDENZ[ 



tam pnpalia qua in preccpta inipcrialin, ideo noverit universitas vestra, ka- 
rissimi fratrcs, quoil omnia bona que possidctis, et etiam illa que olim possessa 
fucrunl a nostro nionasterio que tamen amisimus, acquisivimus solumniodo 

intestazioni e alle sottoscrizioni di ciascuno, vi mancano nella parte dispo- 
sitiva le conferme che gli ultimi tre contenevano dei precedenti, trovansi ri- 
dotte ad una le disposizioni che in forma diversa erano comuni a più, e tutte 
quattro le parti poi hanno traccia di modificazioni od aggiunte posteriori : 
per cui, anzi che una semplice fusione, ci fu conservata una completa elabo- 
razione dei quattro diplomi. Che questi per altro idealmente formassero già 
un complesso unico, appare da ciò che ciascuno confermava, coinè ora ab- 
biamo osservato, i precedenti: e quindi essi debbono avere ricevuta la loro 
ultima forma nello stesso tempo, io credo intorno all'anno 1026. Le minacele 
che si trovano in fine del grande diploma di Astolfo contro i re od impe- 
ratori che dessero il monastero in beneficio ad alcuno debbono essere state 
dirette contro Corrado, che lo attribuì in quell'anno ad Eriberto: né esse proba- 
bilmente mancarono di effetto, giacché questi (Tiraboschi, Stor. di Nonant. 
p. 105) ne lasciò il godimento e l'amministrazione all'abbate Rodolfo. Ma 
poi la stranissima disposizione per cui il monastero in quel caso poteva darsi 
a qualunque papa o re cattolico può essere stata solamente ispirata: dal ri- 
cordo ancor vivo di quanto esso aveva operato, allorché concesso da Enrico II 
al vescovo di Parma si era assoggettato ad Arduino: e dalla coscienza di 
quanto veniva operando col fabbricare privilegi, che alla supremazia impe- 
riale sopra di esso sostituivano la papale. E veramente, che altro significava 
la supposta off'erta del monastero fatta da Astolfo ad Adriano nella Vita di 
sant'Anselmo, e per la quale nelle bolle pontificie posteriori il monastero 
stesso si chiamò «dotazione della Chiesa Romana»? 

D'altra parte i quattro diplorai sorsero certo dopo la Vita di sant'An- 
selmo, scritta intorno all'anno 1019; la quale conserva ancora inalterata la 
tradizione delle origini del monastero, che quelli invece trasportano da Panano 
a Nonantola. E non sorsero molto dopo di quella: perchè, ad esempio, la 
bolla di Adriano I, scritta prima del 1049 in pergamena, dimostra già esaurita 
la provvista di papiro fatta dall'abbate Giovanni, e che servì non solo per i 
diplomi di Astolfo, ma per gli altri dei suoi successori fabbricati con quella. 
Tutti e quattro poi prendono le mosse dal diploma col quale Ottone II con- 
cesse a Giovanni l'abbazia: ma qualcuno di essi fu certo presentato, insieme 
colle false bolle pontificie, siccome appare dalle parole surriferite, ad Ottone III 
nel 997 per dimostrare la indipendenza del monastero dalla autorità metro- 
politana e diocesana. Io attribuisco dunque la fabbricazione del secondo e 
del terzo, che hanno maggiori traccie di antichità, all'abbate Giovanni, e il 
loro rifacimento, insieme colla fabbricazione degli altri due. all' abbate Ro- 
dolfo. Si vollero certamente difendere in questo modo le proprietà e le giù- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



ab imperio Romano largitione ducum, marchionum, coniitum seu oblatione 
fidelium hominum ac mulierum. ab Ecclesia vero Romana habemus tantum 
iura spiritualia, scilicet exemptionem nostri monasterii et ecclesiarum nobis 

risdizioni del monastero contro i vicini signori, sopratutto contro gli Attoni: 
ma anche le controversie cogli arcivescovi di Ravenna e i vescovi di Modena 
e di Bologna determinarono la falsificazione. Per altro non andando alla 
autorità del metropolita sul monastero unito alcun vantaggio materiale, la 
ribellione non generò lunga lotta: e quindi non solo spari di essa ogni traccia 
nella redazione ultima del secondo e del terzo diploma, ma nella Vita di 
sant'Anselmo vedesi già, colla falsa bolla Adiianea, invocata la protezione 
delParcivescovo di Ravenna contro il vescovo di Modena. Invece sotto alla 
contesa sulla consacrazione della chiesa col diocesano stava un' aspra que- 
stione d'interessi: che sorse quando il successore di Guido, perduta la spe- 
ranza di avere l'abbazia, pretese almeno le decime delle terre del monastero 
poste nella sua diocesi; e durò per tutto il secolo undecime. Questa, credo, si 
svolse in base al falso diploma di Astolfo, fabbricato contro il vescovo di Bo- 
logna, che concedeva al monastero « omnia que depertinet ad decima de rebus 
(c quantis que depertinet per cartulas nostras ad ipsius cenobio». Giacché 
bastava che la donazione di una terra risalisse ad Astolfo, o si supponesse 
da lui confermata, perchè le decime di essa appartenessero al monastero. 
Per questo, parmi, ad Astolfo anziché a Carlomagno si fece risalire la dona- 
zione del Rondano. Ma del resto, in generale le terre, che qui suppongonsi 
donate da Astolfo, sono quelle stesse indicate nel citato diploma di Ottone II, 
che contiene la conferma « nominative de curte que vocatur Fainano, Li- 
ft zano et Gabba simul cum Silva malore, usque ad fines Capuniano et usque 
«ad flumen vocato Leo: et de insula que dicitur Panario usque in Fossa 
« munda et in silva communi: Sanctum Petrum in Siculo; castrum Kanido- 
« lum, ubi piscatores ipsius monasterii piscari debent tam sursum usque Man- 
« tuam quam deorsus usque Ravennani; et de aqua que currit iuxta castellum 
« Pancianum et vocatur Gena, in qua nullus audeat molendina facere sine 
« iussione abbatis, preter ipsa duo que ibi sunt constructa eidem monasterio 
« pertinentia; simul cum aliis castellis... curtibus, que dici et nominari pos- 
te sunt eidem monasterio pertinentibus legaliter et de quibus precepta 
«habentur in eodem loco con firmata a predecessoribus no- 
(fstrìs imperatoribus et regibus Aistulfo, Karolo, Ugo ne». Di 
qui però non dee indursi, che di tutti i possessi del monastero esistessero 
nel 982 precetti di Astolfo e di Carlomagno: potendo, a modo d'esempio, le 
conferme di Ugo aver tenuto luogo dei documenti originali di donazione. 
Nel fatto io credo che il vescovo Guido avesse già sottratti, insieme colle 
antiche bolle pontificie, i precetti dei re longobardi, che' potevano riuscir mo- 
lesti alla chiesa di Modena, e che per questo sopratutto doverono esser rifatti. 

6* 



90 



A. GAUDENZI 



spectantium; confirmationem [quoque] imperalium rerum largita a supradictis, 
et alias indulgentias, ut notata sunt inferius, et etiam mitra, dalmatica, [ciro- 
thecas] et sandalia et omnia insignia episcopalia, que [pertinjent ad abbatem 
nostrum. quibus singulis reduco in scriptis [ut cesset] ambiguitas et igno- 
rantia [propter nostrorum] certitudinem vero iurium ac privilegiorum [ipsorum 
vobis series sit cognita congruejnter. annotare enim dis[posui] omnia et 
singula privilegia supradicta papalia et imperialia [que nostrum] nionasterium 
Dunc habet, tempore c[ustod]ie (0 mee par[vitatis] que est anno millesimo 
ducentesimo septuagesimo no[no, indictione septima, vacante] sede abbatie, 
tempore domini Nichelai p[ape III. et ideo volui iacipere] a papiris impe- 
ratorum [propter vetustaiem] W. 

[I] (3), In primis privilegium Flavii Aystulphi regis in papiro: ille enim 
est exordium nostri monasteri! Nonantulani: qualiter donatur monasterio in 

(i) L'autore del presente transunto era dunque « custos chartarum », cioè 
archivista: un ufficio che sorge assai presto nei monasteri; e che è menzio- 
nato, ad esempio, nella Istruzione di Guala, abbate di Bobbio, importante 
documento del secolo ix, stampato dal Muratori nelle sue Anliq. hai. 

(V, 379) 

(2) Di qui appare che, spedita la bolla di Innocenzo III che confermava 
le vecchie papiracee, di Adriano, Giovanni e Marino, queste erano andate 
perdute: come poi si perderono i quattro precetti di Astolfo qui compendiati, 
dopo che furono accolti nel grande diploma dello stesso re. 

(3) Questo primo diploma fu, credo io, fabbricato nel 1026 sul secondo, 
già esistente, ed allora rifatto. Forse esso doveva contrapporsi all'altro, col 
quale Corrado confermava al vescovo di Modena, oltre al resto, il possesso 
della corte di Zena e della sua decima (Tiraboschi, Coà. diplom. 
Moden. II, 22); per cui quello doveva pretendere la decima della corte di 
Nonantola che in quella di Zena volevasi compresa, come il Tiraboschi 
(Di>. top I, 54) credè che nel fatto fosse. Anzi questo scrittore {Stor. di 
Nonant. p. 236) ritenne falso il precetto, indubbiamente vero, col quale Astolfo 
aveva donato al vescovo di Modena una parte della selva di Zena, a richiesta, 
come qui, della regina Gisaltruda: perchè il precetto stesso gli sembrò con- 
traddetto da questo. Nel fatto la corte di Zena e la sua selva possono es- 
sere state divise, e la parte superiore essere stata attribuita -al vescovo, la 
parte inferiore al monastero. Veramente la storia della fondazione di questo 
e la Vita di sant'Anselmo non ne parlano: ma nel falso diploma di Astolfo 
relativo alle decime quello dicesi posto nelle selve (e il plurale potrebbe 
essere significante) di Z ena. E la chiesa di S. Salvatore di Zena, in questo 
nominata, potrebbe anch'essere, come suppone il Tiraboschi, uno dei primi 
due oratorii di esso: e l'altro quello, ivi pure nominato, di S. Maria della 
corte vecchia. Ad ogni modo l'esistenza di questa, attestata anche da 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 91 



sanctissimo abbate Anselmo fluvius W et silva de Gena, que est curtis Nonan- 
tule cura confine: strata publica, Panarinus, (;esa que est inter Persicetanos (b) 
usque in Rivo Mortuo, et paludes una cum basilica Sancti Martini in Co- 
tiano ; et ipsa silva cum fluvio Gena usque in Rosalese. et ut nuUus audeat 
edificare molendina a strata publica inferius sine consensu rectoris mona- 
steri preter duo in curte Panciano, neque cum sandonibus et navibus na- 

(a) // Tiraboschi legge Fananum (b) Supplisci et suprascripta silva 

altri documenti, accenna ad uno smembramento dell'antica corte di Zena in 
una vecchia e una nuova. Tuttavia la notizia dovè essere attinta dalla tra- 
dizione locale: perchè la Vita di sant'Anselmo parla della donazione di No- 
nantola in modo, da lasciare intendere che nessun documento ne rimaneva. 
Cosi anche il precetto di Astolfo relativo alla corte di Canetolo, ricordato 
nel placito del conte Guido (v. sopra a p. 42), che deve essere dell'anno 755 
e quindi posteriore a questo supposto, non fu conosciuto dall'autore di esso: 
il quale invece si valse del giudicato di Adelardo ivi pure ricordato, per trarne 
la seguente descrizione ed enumerazione di luoghi. E non è pure escluso, 
che anche il placito di Guido, di cui la copia a noi pervenuta deve risalire 
a questo tempo, possa essere stata sua fonte. Ad ogni modo è curiosa la 
notizia qui omessa, ma riportata nel grande diploma di Astolfo, che la 
chiesa di S. Pietro in Loneta nel vico Siculo era stata edificata dai mas- 
sari di Astolfo; ciò che escludeva ogni idea di proprietà del vescovo di 
Modena su di essa. Giacché questa chiesa al vescovo di Modena era espres- 
samente attribuita nel citato diploma del 1026, dove dicesi che essa sorse 
nella corte di Roncaglia, e non quindi nell'altra di Canetolo. Ma poi anche 
della selva di Lovoleto attribuisconsi qui due terzi al monastero: mentre 
Corrado dava al vescovo interi Lovoleto maggiore e minore : e un secolo 
dopo i monaci riuscivano ad ottenere per sentenza papale (Tiraboschi, 
Di^. top. I, 410) tutta la selva. Non col vescovo di Modena, alla diocesi 
del quale non apparteneva, ma forse con qualche altra chiesa monastero 
erano essi in conflitto per la corte del Bondeno, o per la sua decima, che 
più tardi troviamo in loro pacifico possesso: e dalla donazione dì Carlomagno, 
o dalla decisione di una contesa posteriore fu tolta la minuta descrizione 
dei confini di essa qui contenuta. Le altre concessioni d' indole generale 
sembrano attinte dal secondo e dal terzo privilegio: giacché tra le disposi- 
zioni di questi trovansi inserite nel grande diploma di Astolfo. E per con- 
verso, la donazione dell'isola del Panaro e della selva di Gaio Lamese, che 
facevano parte, come appare dal diploma di Ottone IV dell'anno 1210, dì 
questo primo, furono omesse nel sunto di esso, e inserite nel sunto del terzo: 
mentre invece nel grande diploma di Astolfo si trovano ancora tra Je dispo- 
sizioni del primo. 



93 A, GAUDENZI 



viearc, ncque pontcìn vcl transitum facere ncque piscare in ipsis fluniinibus 
Panano et Gena: et ad singula illorum fluminum ab utraque parte .xii. pedes 
via. curtem quoque Canetulum in territorio Motinensi cum omnibus per- 
tinentiis suis. et duas partes de silva Lupuleto scu de silva Murianese, 
Mademaiicuni, Caprianam Pontenariani; et paludes Grumulenses usque in 
limite Decimano qui percurrit inter Gautianum et villam Ullianam et de 
ipso limite in Panariuni veniente; et casale Modenula et Luduria intrante 
Modena sicut vadit argine Salese cum fossa Quintana ; seu vico Siculo, qui 
dicitur Sancii Petri in Loneta cum ipsa ecclesia et cum omnibus pertinentiis 
suis; item silvis, fossis omnibus, campis, paludibus et piscariis in supradictis 
omnibus locis usque in Rosalese per supradictos confines. item silvis, fossis 
omnibus, campis, lacis, piscariis, fluniinibus et cuncta que nobis pertinent in 
Bondeno, cum omnibus iurisdictionibus et piscariis in territorio Mantuano. 
et quod possumus piscare Padum a loco Sarmate usque in mare. et quod 
in omni loco ubi habemus cellas aut habebimus in futuro semper nostrani 
portionem de silvis et piscariis debemus habere, si ibi sunt. et ut nullus 
presumat in Ytalico regno servos vel ancillas monasteri! qui fuga lapsi fue- 
rint quoquo modo retinere. et in tota Ytalia ripaticum vel teloneum non 
solvere ncc puplicam functionem facere. conccdit etiam mercata in propriis 
nostris terris et in omnibus mercimoniis. et quod quicumque voluerit refu- 
gium facere monasterio et res suas offerte, nemo obsistere audet. 

[II] (0. Item aliud privilegium Flavii predicti [Aystulphi] prefato Alselmo 
confirmans supradictum, adiungens medietatem porti in Aqua Longa que est 

(i) È difficile giudicare sicuramente di questo secondo privilegio, anche 
perchè s' ignora quale parte di esso passasse nel maggiore di Astolfo. Il 
quale, dopo la disposizione che nel presente transunto è l'ultima del terzo, 
ha: <.< Concedimus etiam vestre reverentie successorumque vestrorum in sem- 
« piternum, ut habeatis licentiam retia trahendi per Padum ad pisces maiores 
« minoresve capiendos a loco qui dicitur Fossatum usque in mare, et ubi- 
« cumque in omni regno nostro [cellas] habeatis nunc vel habueritis in 
« futuro, sylvas communes habeatis et piscarias si ibi sunt [non aliter] ac 
« celeri homines ; una cum medietate de porto in Aqua Longa que [corr. 
« qui] est iuxta stratam publicam et pertiauit de curte nostra Civitatis 
« Nove, unde reliqua[m] medietate[m] ecclesia Sancti Geminlani habere pro- 
« batur; atque granum illud quod annue colligitur de portatico de curte no- 
« stra que est sita in Civitate Nova, de quantum prò ipso colligitur portatico ». 
Ora le due prime disposizioni che si trovavano anche nel primo diploma, ma 
nel transunto erano state omesse, furono certo tolte da questo secondo, perchè 
contenute in esso in forma pm ampia, essendo il Fossato sul Po più indietro 
di Sermide: ma nel transunto di questo non sono ricordate, se non dove 
dicesi ehe esso conferma il primo. È dunque da credere che, anzi che 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 93 

Situla, scilicet a strata publica incipiens in loco Citanova. et etìam massa 
Lizzani et Gabbe cum omnibus pertinentiis et familiis suis. 

una conferma generica di questo, esso contenesse la sostanza delle con- 
cessioni medesime, aggiuntavi solo la donazione di Lizzano e Gabba, e 
del passaggio di Secchia. La prima, omessa qui perchè già riportata in 
forma più ampia dal quarto privilegio, è una prova che questo secondo 
è anteriore a quello, e quindi dev'essere di Giovanni. La seconda mi pare, 
che debba esser vera, perchè fu male intesa da costui, o da chi per suo or- 
dine fabbricò questo privilegio. Difatti, donata al monastero la metà del 
passaggio di Secchia da Cittanova in giù, se questo si pagava in grano, era 
naturale che la metà del grano stesso andasse al monastero. Qui invece 
gli si concede tutto il grano, che pel passaggio si esige nella corte di Citta- 
nova: segno non dubbio, che questo solo, e non quello degli altri porti di 
Secchia da Cittanova in giù, era stato assegnato al monastero: ma il fal- 
sario, ignorando che « porto » e « portatico » erano la stessa cosa, e solo 
sapendo che era meglio avere intera che mezza una quantità di grano, in- 
vece che c( medietatem de quantum colligitur » scrisse « de quantum colli- 
« gitur » dimenticando di espungere il « de » e non pensando più ai passi 
inferiori di Secchia. La metà, appartenente alla chiesa di Modena certo per 
concessione dei re anteriori, crede il Tiraboschi {Cod. diplom. Nonaiit. p. 15, 
n. 28) che possa esser stata compresa nei diritti a questa concessi dal re Il- 
debrando. Ma a lui sfuggi che Ottone I donò più tardi a questa stessa 
chiesa « omnem districtum et castrum Civitatis Nove deinde Aqua Longa et 
« exinde in Sicla, teloneum quoque et curaturam necnon et redhibitionem 
« ipsius ripe et ligaturam navium et quicquid pars publica inibi habere et 
« exigere potesi usque in flnvio Pado tam infra aquam quam extra ». E certo 
questa donazione indusse l'abbate Giovanni a rievocare l'altra. Qui però della 
corte regia di Cittanova non si parla più : essa doveasi essere trasformata 
nella comitale occupata poi dal conte Auteramno e dal conte Rodolfo: 
centro della quale era il castello di Sabbione, passato poi al capitolo di Parma 
e ricordato tra i possessi di questo colla appellazione di Sassamassa nel 980 
(Affò, Storia di Parma, I, 363). Ora è interessante osservare come Ottone III 
nel 997 confermasse al monastero di Nonantola anche il possesso della corte 
di Sassamassa, della quale in tutte le altre carte Nonantolane non si parla 
mai né prima né dopo: certo perchè Giovanni volle rivendicarla al mona- 
stero insieme colla metà del passaggio di Secchia, che si operava là dove 
ora sorge il ponte di Rubbiera. Questo ponte esistè già nell'epoca romana: 
ma fu lasciato cadere, forse a bella posta, quando da Agilulfo a Rotati 
fu ivi il confine tra Longobardi e Bizantini; e sino alla fine del secolo xi 
non risorse (Tir.-xboschi, Dq. top. I, 184). Il passaggio, molto importante, 
e che nel secolo xi diede origine al castello di Rubbieia, forse non era più 



94 A. GAUDENZI 



[IH] (0. Itcm aliud privilegium antedicti Flavii concesso abbati predicto 
Anselmo in papiro, conlirmans supradicta, adiungens insulam que est Inter 
Pan.iriiim et fossa que dicitur Munda; confines: ipse Panarius, Salicetum, 

in possesso nò del monastero nò del vescovo di Modena: il quale deve aver 
tentato nel 970 di ricuperarlo, non per metà ma per intiero, e in una tale 
estensione che al Tiraboschi stesso parve impossibile (cf. Cod. dipìom. Modcn. 
I, 156, n. i). Vero è che nel diploma di Berengario e Adalberto del 951 
pubblicato dal Tiraboschi (op. cit. n. e) sopra una copia guasta, essendosi 
smarrito l'originale, sembrano già concedersi al vescovo di Modena gli stessi 
diritti: ma le parole « deinde Aqua Longa, exinde in Sieda », che sono le più 
importanti a questo riguardo, non vi si trovano. Per altro essendo anche 
questo tentativo del 970 fallito, il vescovo di Modena al pedaggio di Citta- 
nova non pensò più: e quindi nel diploma del 1026 esso non è pur men- 
zionato. Secondo me adunque un precetto originale di Astolfo, contenente 
la donazione della metà di questo pedaggio al monastero, e che il vescovo 
Guido, non attribuendogli, per la ragione ora detta, alcun valore, lasciò 
nel monastero, strvx di base al presente rifacimento: e da esso fu tolta la 
parte che segue del grande privilegio di Astolfo, fino alla « sanctio » esclusi- 
vamente, come accennano le parole « nuUus dux, comes, gastaldius vel « aclio- 
« narius noster aut quisquam magnusparvusque g a sin di us »; giacché 
alla fine del secolo x difficilmente dei gasindii longobardi durava la memoria. 
Q.UÌ doveva arrestarsi la produzione dell'abbate Giovanni, alla quale nei 1026 
fu aggiunta forse la parte rimanente sino alla fine, conservando la sottoscri- 
zione tolta dall'originale di Astolfo, storpiata in modo, da lasciare ancora 
apparire il pessimo stato del papiro. E veramente in papiro doveva esser 
scritto così questo, come l'altro che servì di base al terzo diploma falso: e 
per ciò deve esser sorta a Nonantola l' idea di rifare in papiro così questi due 
come gli altri precetti dei re longobardi. L' indurre per altro da questo, come 
dai più si fa, che del papiro si servisse ordinariamente la cancelleria dei re 
longobardi, mi pare arrischiato. Questo può essere stato fatto quando Astolfo, 
risedendo a Ravenna nel palazzo degli imperatori bizantini, si studiava di 
imitarne gli usi. Così possono i duchi di Spoleto avere adoperato il papiro, 
come crede il Bresslau (op. cit. p. 881, n. 6), per l'esempio della curia ro- 
mana. Ma l'unico documento originale della cancelleria longobarda a noi 
pervenuto essendo in pergamena (Chroust, op. cit. p. 20), io credo che 
questa fosse la materia comunemente adoperata dalla medesima. 

(i) Questo terzo privilegio, che s' ignora in quale modo confermasse i 
due precedenti, fu inserito mutilo nel maggiore di Astolfo, anche perchè le 
disposizioni relative all' isola del Panaro e a Gaio Lamese erano state ivi 
riportate tra le altre del primo. Una di esse era stata tolta dall'undecimo, 
e un'altra dal duodecimo dei diplomi di Carlomagno qui compendiati. Ma 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 95 

ipsa fossa et Militarla intrante in Panarium, et silvani unam in Gaiuni La- 
mese, et etiam monasterium domini Salvatoris de Panano et massam Lizano, 
ut omnes homines habitantes ibi faciant operas cum bobus et manibus. nec 

è da osservare, che nel falso privilegio ravennate diretto contro il vesovo di 
Modena si parlava degli oratori! di S. Martino e, sembra, di S. Maria in 
Gaio Lamese, e che il vescovo stesso nel citato diploma del 1026 rivendi- 
cava come sua « decimam de Lamise cum capella Sanctae Mariae et San- 
« cti Martini ». È dubbio poi, se la donazione della chiesa di S. Salvatore di 
Panano si debba a un equivoco, per essere stato questo falso diploma inti- 
tolato, come r altro vero di Canetolo, al monastero di S. Salvatore e di 
S. Maria di Panano: ad ogni modo nel diploma del 1026 al vescovo di Mo- 
dena assegnavasi anche la decima di Panano. La donazione poi di Lizzano, 
scompagnata da Gabba, farebbe ritenere che questo terzo privilegio fosse an- 
teriore al secondo. Da un precetto originale di Astolfo esso deve aver presa 
la conferma dei XLViii Persicetani. Le disposizioni che seguono nel grande 
diploma di Astolfo formano tale un garbuglio, che l'abbreviatore le omise, 
fuori di quella relativa ai notai, e dell'altra sulla via per Vilzacara. Que- 
st'ultima dev'essere tratta da un diploma di Lodovico il Pio, il diciannove- 
simo qui compendiato, che forse conteneva anche l'altra sulla immunità delle 
trenta lire d'argento. La disposizione sui notai, simile ad una inserita nel 
diploma concesso da Ugo e Lotario alla chiesa di Reggio nel 942 (Tira- 
boschi, Cod. diplom. Moderi. I, p. Lxxxviii), deriva forse dall'altro di Ugo a fa- 
vore di Nonantola, e dalla fusione di questo e dell'altro di Lodovico il Pio 
sono uscite forse le rimanenti. Si ritorna invece al primitivo diploma di 
Astolfo colla conferma delle donazioni di Guidoaldo e di Anscauso. La con- 
cessione di eleggersi 1' abbate, e le disposizioni relative, all' immunità, abil- 
mente collegate alla donazione dei XLViii Persicetani, furono tolte dal diploma 
di Berengario (ed. Schiaparelli, nei Fonti per la storia d' Italia pubblicati 
dall' Istituto Storico Italiano, n. xxix). Il divieto di disporre dei beni del 
monastero all'abbate senza il consenso dei monaci, e ai monaci senza il con- 
senso dell'abbate, è aggiunto di nuovo, e ci riconduce al tempo in cui rise- 
dendo Giovanni a Piacenza, i monaci dovevano fare quel che volevano: 
tempo sul quale proietta una luce sinistra la uccisione del preposto Martino 
avvenuta forse per opera dei monaci stessi. Da ultimo la donazione del- 
Poliveto presso il castello di Aginulfo risale al precetto di Astolfo: mentre 
l'obbligo pel monastero di offrire quaranta lucci all' imperatore, in Pavia, 
Mantova o Ravenna, quale omaggio feudale, fu inventato forse da Giovanni 
per affermare la dipendenza del monastero da quello, a danno della auto- 
rità del metropolita. Ma qualche cosa di più esplicito in proposito doveva 
qui trovarsi, e fu tolto quando nel 1026 il monastero era tornato ad appog- 
giarsi sull'arcivescovo di Ravenna contro il vescovo di Modena. 



96 A. GAUDENZI 



non et angarias atque portaticum exigere, ubi oportunum fuerit. similiter 
naiuquc .XLViii. prcccptales Per.sicilanos, quos Ursus cÌua donavit hoc mo- 
nasterio. et etiani ut notarli possint fieri cartas de onini condizione que 
pcrtinent ad monastcriiim, sine alicuius contradictionc, et adiungens quam- 
dam viam per Wilzachara. confirnians donatioilla, quani nobis Anscausus 
cpiscopus et Guidoaldus medicus feccrunt. tt quod quando obierit abbas, 
semper de ista congregatione eligatur. et quod de navibus nostris, in omni 
loco ubi habebimus, portaticum toUere. et ut nulla persona ecclesiastica 
ve! secularis audeat niansiones facere sine nostra licentia in nostris locis, 
ve! freda exigenda, sive parafredos aut fideiussores extollere aut in placitum 
conducere, sive homines, servos, livellarios et emphiteoticarios ad aliquid 
functionis publice coercere vel distringere, nec etiam suprascriptos preceptales 
Persicitanos ullo modo distringendos, aut retributionem ullam vel inlicitas 
occasiones requirendas consurgere audeat, [nec etiam] scriptiones facere sine 
consensu omnium monachorum [nec etiam] monachorum sine consenso ab- 
batis. concedens etiam olivetum unum prope castellum Aginulfi in comitatu 
Lucense, et duas casas massaritias. et prò benedictione debemus impera- 
tori .XL. luceos in quadragesima maiore et sancti xMartini, in Papia, in Mantua 
et in Ravenna. 

[IIII](0. Item aliud privilegium prelibati Flavii in papiro emisso in se- 
pedicto venerabili Anselmo contìrmans antedictis. adiungens castrum Fanani 



(i) Nella Vita di sant' Anselmo si legge che Astolfo « in primo anno 
« regni sui per suum preceptum. concessit venerabili viro Anselmo locum 
« qui nuncupatur Fainanus, in quo idem vir Dei Anselmus monasterium ad 
«honorem Dei et salvatoris nostri Ihesu Christi construxit». Ma con siffatto 
precetto non ha rapporto di sorta questo diploma, che al pari del primo è 
tutta menzogna. Giacche è risaputo che al monastero di S. Maria e di S. Sal- 
vatore di Panano fu donato il luogo, dove sorse l'altro prima di S Maria e 
S. Benedetto, poi dei Ss. Apostoli e di S. Silvestro di Nonantola: e qui in- 
vece si suppone, che a questo già fondato sia stato donato quello colle sue 
pertinenze, e col castello di Sestola, la selva di Scopiano, Monte Calvo e 
Cervarola. Di più ampliando la donazione contenuta nel secondo diploma, 
gli si attribuiscono oltre a Lizzano e Gabba, luoghi del territorio bolognese, 
Grecchia, Viticiatico, e altri vicini. E poi, secondo il solito, poiché a pro- 
posito della chiesa di Lizzano era nata nell'anno i oi una lite tra 1' abbate 
Anselmo e il vescovo di Bologna, si vollero fissare i diritti di quest'ultimo 
sulla chiesa in questione, nella forma precisa in cui erano stati definiti da 
Carlomagno (Cod. diplom. Nona)2i. p. 34). Questo prova già che la falsifi- 
cazione fu determinata per un verso dalle ingiuste pretese, che il vescovo 
Frugerio elevava sulle terre dal monastero possedute nella montagna: per 
un altro dalla concessione fatta dall'imperatore Corrado nel 1026 della de- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 97 

cum ecclesia, cum universis eius pertinentiis, alpibus, rupinis, planitiebus, 
cultis et incultis, aquis aquarumque decursibus; seu castrum Sclopanum, Se- 
stula, Montecalvo, Cervariolo, et alpe currente rivo Cerciliense et DardaniolaW 
fluvio; nec non plebem Sancti Mamm'e in Lizano cum iurisdictionibus rerum 
temporalium, et etiam universis que pertinent ipsis suprascriptis Lizano et 
Gabba, idest Acquaviva, Rivo Frigido, Viliciatico, Saxo Ciurlano C'), Grida, 
Variana et Porcile; cum montibus, vallibus et silvis, hominibus et domibus 
que nunc sunt vel in futuro erunt. 

[V] (0. Item in papiro privilegium Adelchisi imperatoris in Silvestro (0 
abbate, confirmans omnia privilegia superius annotata cum universis rebus mo- 
bilibus ac immobilibus. 

[VI] (2). Item aliud preceptum Flavii Aystulphi in papiro, in Urso duce, 
donans ilio Ursoni .xlviii. preceptales Persicitanos, quos rex Flavius con- 
firmat nobis; et etiam Salto Spano, Suxiano W, et .l. iuges terre in loco 
Casale, qui vocatur Castellione, ac in loco Verdeta : quarum rerum ipse 
Ursus videtur nostro monasterio concessisse. similiter in ipso Ursoni 



(a) Carta Lardiniola (b) Nome alterato. Il diploma di Astolfo ha Ciliciano 

(e) Sovrapposto ad altra parola. (d) Di lettura incerta. 



cima di Panano al vescovo di Modena. Si deve per altro osservare, che 
questi possessi del monastero trovansi confermati e nei due diplomi di Ot- 
tone II e Ottone III e in tre dei falsi di Astolfo qui compendiati, certo perchè 
furono più particolarmente minacciati dai vescovi di Bologna, ai quali co- 
desto cuneo penetrante nella loro diocesi, là dove i confini di questa erano 
più naturalmente delineati, era una spina conficcata nel cuore. 

(i) Q.uesto diploma fu certamente fabbricato dall'abbate Giovanni per 
accreditare i supposti di Astolfo. Il nome di Silvestro, per altro, è tratto 
quasi certamente da un precetto genuino (cf. Tiraboschi, op. cit. I, 73). 

(2) Di questo diploma io ho già sostenuto l'autenticità, ma ora ne du- 
bito, e mi pare più verisimile che sia stato rifatto sopra il precetto originale 
di Astolfo sopra ricordato (v. p. 22, nota 3) quando fu fabbricata la falsa do- 
nazione del duca Orso. Tuttavia le conseguenze che ne trassi sulla attri- 
buzione di Bologna ed Imola al duca Orso, la quale era certamente conte- 
nuta nell'originale, per questo non variano. Un ricordo della medesima è 
la supposta donazione fatta al monastero di terre bolognesi ed imolesi (v. sopra 
a pp. 58 e 59) da Orso chierico, che dovè essere confuso con Orso duca o 
almeno essere considerato suo erede. Questo diploma, del resto, è stretta- 
mente connesso al terzo dei già ricordati a cagione dei XLvni precettali Per- 
sicetani, e quindi deve essere, come quello, opera dell'abbate Giovanni, a cui 
accenna anche il titolo di imperatore attribuito ad Astolfo, solita marca di 
fabbrica di quel falsario. 



98 



A. GAUDENZI 



precepto continetur qualiter doiiaverat illi ipse Flavìus imperator Bononiam 
et Ymolam atque castellum quod dlcitur Brentum in ilio et in suis heredibus. 
rVII]('). Item privilegium clementissimi Karoli imperatoris, in cartula 
tantum emisso, in predicto Anselmo abbate, confirmans privilegia Astulfi 
et Desideri! imperatorum. sed privilegium Desiderii (»), de quo facio men- 
tionem, superius ideo non scripsi sicut illa Astulfi et Adelchisi, quia con- 
sumptum est et dissolutum prò vetustato, quod fuit in papiro, ita quod non 
potui ex ilio extrahere bonum quid, unde dimisi, etiam istud supradicti Karoli 
comprehendit, confirmans, illum Desiderii et Astulfi in omnibus, similiter ut 
ipsi dicunt, adiungens ut homines de Panano, Lizano et Gabba non audeant 
conducere extraneos homines in ipsis curtibus et locis prenominatis; item 
de aqua Gene veniente per Guilzachara ad molendina nostra. 

[XVII.] Item privilegium piissimi imperatoris Ludovici in Petro abbate, 
confirmans precepta Astulfi, Desiderii, Adelchisii et serenissimi patris sui 
Karoli magni imperatoris. 

[XXI.] Item aliud privilegium dicti Ludovici in predicto Petro simili 
modo conce • • 

(a) Sovrapposto ad altra parola. 

(i) Anche il privilegio di Desiderio, appellato imperatore al pari del 
figlio, è opera dell'abbate Giovanni. Lo stesso dicasi di questo di Carlo e 
del seguente di Ludovico, qui soltanto e non nel transunto dei suoi diplomi 
genuini, detto piissimo imperatore : appellazione che, invece, nel seguente 
falso diploma di Ludovico III è data a Ludovico II. La disposizione inserita 
nel diploma di Carlomagno, che gli uomini di Lizzano e Gabba non chia- 
mino altri di fuori nelle loro corti, si trova anche nel terzo dei diplomi di 
Astolfo. Essa si connette in parte al divieto, contenuto sempre nelle po- 
steriori concessioni del territorio Persicetano, di trasferirle in estranei: e in 
parte prelude al metodo seguito dai vescovi di Bologna, per esempio in 
Cento, di appellarvi immigranti; e deve quindi considerarsi come uno degli 
episodi della lotta tra questi vescovi e il monastero per la dominazione della 
montagna. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 99 

XXII. 

Anno 901. 

Falso diploma dell' imperatore Lodovico III, forse fabbricato 
intorno all'anno 1026 e rifatto verso la fine del secolo xiii. 

Da estratto dell'anno 1440 inserito in un processo contro Gaspare Petrizani, rettore della 
chiesa di S. Michele di Zena, esistente nell'Archivio di Stato di Modena tra gli atti delle Corpo- 
razioni soppresse, monastero di S. Pietro, n. 1996', J B. 

Ed. TiRABOSCHi, Cod, diplom. Nonant. p. 84 (i). 

Copia precepti Ludovici imperatoris 
concessi monasterio Nonantulensi. 

(2) In nomine sancte et individue Trinitatis. Ludovicus divina favente 
clementia imperator augustus. cura imperialis clementia sibi famulantium 
rationabilem petitionem effectui mancipare satagit, profecto eorum animos 

(i) Il Tiraboschi stampa questo diploma sopra un' altra copia, ora per- 
duta, crie aveva la chiusa qui omessa, e conteneva intero, pare, il grande 
diploma di Astolfo. Essa apparteneva, come questa, al monastero di S. Pietro 
in Modena; ed era unita, credo io, alla copia del falso diploma di Beren- 
gario stampata dal Muratori (Antiq. Ital. II, 155). Aveva dunque, come si 
vede da un antico indice di quell'archivio, esistente nell'Archivio di Stato 
di Modena (to. I, n, 2170, pp. 168, 169), la segnatura 4 A 2, che è quella di una 
filza, dove trovavasi anche un accordo concluso nell'anno 1284 tra il mona- 
stero di Nonantola e la chiesa di S. Michele di Zena sulla proprietà o sul- 
r uso di questo corso d' acqua. Se V accordo era stato la conseguenza di 
una lite, dove fossero stati prodotti i due diplorai di Berengario e di Ludo- 
vico, questi dovevano esistere già nel 1284. Ma ad ogni modo, poiché una 
copia del diploma Berengariano, unita alla nostra del Ludoviciano, è tolta 
da altra del 1293, il termine ultimo del loro rifacimento può essere spostato 
di poco. 

(2) Per accrescere fede ai falsi privilegi di Astolfo e specialmente al 
primo, lo si inseri, pare, negli altri due, appositamente rifatti, di Berengario I 
e di Ludovico III. Vero è che uno di questi contiene, e l'altro pare aver 
contenuto, intero il privilegio maggiore di Astolfo, il quale, come vedremo, 
sorse verso la fine del secolo xiii. Ma la espressione 'c primum omnium 
« preceptorum Flavii Aistulphi » che accenna piuttosto al primo dei quattro 
cinque diplomi sopra ricordati, sembra provare che questo solo vollesi in 
origine confermato da Berengario e da Ludovico, e che ad esso, sulla fine 
del secolo xiii, si sostituì senz' altro la nuova pancarta. E veramente è 
poco probabile che, ad accreditar questa, allora si dissotterrassero due re, il 



100 A. GAUDENZI 



ers^a siiiim sinceriores efficit obsequio. nani si saccrdotum ac servorum Dei 
iustis suggcstionibus aurem libenter accommodavcrimus, ad eterne retribu- 
tionis mercedem nobis talia facta profutura confidimus. igitur notum sit 
omnium lìdelium nostrorum magnitudini, presentium scilicet et futurorum, 
qualiter vir religiosus Leopardus, abbas ex monasterio Nonantule, quod est 
constructum in honore beatorum omnium apostolorum atque sancti Silvestri 
confessoris Christi in territorio Motinense, una cum Andrea venerabili Me- 
diolanensi archiepiscopo et Adalberto ac etiam Sigifredo ducibus sive episcopis 
et comilibus in Italia commorantibus, nostris dilectis fidelibus, ad nostram 
accessit clementiam, ferens in manibus privilegia dorani Adriani, Marini, 
Stephani, Formosi atque lohannis pontificum, et precepta gloriosissimorum 
regum Longobardorum, Aistulfi videlicet ac Desiderii seu etiam Adalgisii, atque 
Karoli maioris, Ludovici etiam maioris, Lotharii, Ludovici piissimi imperatoris, 
Karolomanni, Karoli iunioris, Arnulfi, Widonis, et Lamberti imperatorum, 
quibus illi seu etiam ceteri fidelibus ad predictam ecclesiam donatioue lar- 
gita sunt, et res fidelium eiusdem ecclesie per eadem precepta auctoritatis 
oraculo confirmaverunt; necnon et omnia m-emoratorum precepta nostra aucto- 
ritate vel liberalitate firmaremus, simul et privilegia pontificum Roraanorum. 
cuius petitionera, quia iusta et rationabilis nobis esse videbatur, recipiendam 
atque implendam iudicavimus. Inter quorum primum omnium prece 

secondo specialmente, da lungo tempo dimenticati; mentre invece nel 1026 
avevansi ancora tra le mani i loro diplomi originali, o le copie dei me- 
desimi, presentati ad Arduino, Quello di Berengario (ed. Schiaparelli cit. 
n. xxix) ci fu conservato in una copia proprio di quel tempo; e ad esso 
si vede che fu applicato presso a poco lo stesso procedimento che alla bolla di 
Stefano V: si conservarono cioè il protocollo, e il testo fino alla parte dispo- 
sitiva; questa si mutò completamente; quindi la corroborazione si prese, se- 
condo lo Schiaparelli (op. cit. p. 373), da un altro diploma di Berengario. 
Non altrimenti deve essere stato trattato questo di Ludovico, il quale, enu- 
merando i privilegi pontifici, regi ed imperiali presentati alla sanzione so- 
vrana, apparve singolarmente atto ad accreditare la lista delle nuove falsifica- 
zioni. Alla fine di esso poi, per dare maggiore forza alla corroborazione, si 
finse che il nuovo privilegio fosse stato deposto sul corpo di san Silvestro: 
e il Tiraboschi ingenuamente si domandò, come fosse possibile far ciò in 
Pavia; ma non per questo ritenne sospetto il diplom.a. In tutto simile a 
questo è, fuori che nella chiusa, il falso diploma di Berengario, il quale anche 
ha le parole « inter quorum primum omnium preceptorum et cet. »; le quali 
io non posso escludere che siano dell'autore del grande diploma di Astolfo, 
e significhino « tra i quali, il primo di tutti i precetti, di Flavio Astolfo, si 
« leggeva cosi ». Ma anche in questo caso io attribuirei i due diplomi di 
Berengario e di Ludovico piuttosto all' xi che al xiii secolo. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



ptorum Flavii Aistulphì regis legebatur sic: « Manifesta causa estC») quoniam 
« ante hos dies concessum est venerabili viro Anselmo abbati vel omnium 
«fratrum monachorum monasterio Nonantule silva ex curte nostra que dicitur 
« Gena et loca designata, coherente ab uno latere fluvio Panario, et ab alio 
« latere cesa que est inter Persecetanos et suprascripta silva usque in Rivo 
« Mortuo, a tertia parte strata publica, a quarta vero parte silvas et paludes 
«una cum basilica Beati Martini confessoris Christi: quatenus ibi iam fatum 
« cenobium construeretur, sìcut et factum est. nunc autem postulavit vene- 
« ratio vestra nostrani precelsam potestatem ut in ipso sancto monasterio 
« vel tue venerationi iam dictam silvam, sicut coherentia dieta est, per no- 
te strum preceptum confìrmare deberemus, et aqua de fluvio Gene, ut ad cuius- 
« piam hominis potestatem subtracta non fieret, neque cum navigio pergere, 
« aut pontem vel transitum super eum construere sine licentia rectorum mo- 
te nasterii, et utrasque ripas fluminis ad duodecim pedes perdonamus; atque 
« subtus strata publica nuUus molendina edificare presumerei usque fines 
« illorum fluminum, preter duo molendina in curte Panciano, sine predictorum 
« licentia monachorum. et si naves cum mercimonia in predicto flumine 
« venerint infra prenominatas fines, liberam potestatem habeatis vos vestris- 
« que posteris ripaticum legaliter exigere. nos &c. ». [et ut hoc ab omnibus 
credatur atque inviolabiliter observetur, congregatis Ticinum in ecclesia Beati 
Michaelis arcangeli, que dicitur maior.multis fidelibus nostris, videlicet archie- 
piscopo Mediolanensi Andrea, epìscopis, abbatibus, ducibus, comitibus seu 
ceteris nobilibus regni Italici, manu propria coram eis firmavimus, et super 
beati Silvestri corpore obtulimus, et anuli nostri impressione adsi- 
gnari iussimus]. 

Signum domni [M.] Ludovici dignissimi imperatoris augusti. 

Aginulfus notarius ad vicem Livelardi Q>) episcopi et archicancellarii re- 
cognovi et publicavi (0. 

Data .III. idus februarii anno incarnationis dominice .Dcccci., indictione .v., 
anno vero imperante domino Ludovico glorioso imperatore in Italia primo, 
actum Papié. 

XXIII. 

Avanti l'anno 1180. 

Estratto di una allegazione presentata in giudizio dall'abbate 
di Nonantola contro il priore di S. Cesario. 

Dall'originale esistente nell'archivio dell'abbazia. 

Causa talis est. abbas Nonantulanus quasdam possessiones habet ad 
suum donicatum in curte Crevacorii, districtum et dominium cuius curtis 

(a) Tiraboschi Maaifesta causa est et cet. [Refertur edictum Aystulphi et confir- 
matiir]. (b) Tiraboschi Liutuardo (e) Tiraboschi ss. 



102 A. GAUDENZI 



totum pertinct ad abbatem Nonantulanum ex donatione ducis Ursi (0, 
exceptis .XL. iugeribus, que data fuerunt ecclesie Bononiensi et ecclesie Mu- 
tinensi. hoc probatur et per instrumenta [et per testes qui scìunt quod] 
ex antiquo tempore tam iste abbas quam et predecessorcs eius tali modo 
detenuerunt et possederunt. has possessiones petit prior Sancti Cesarli , . . 

que sunt de curte Crevacorii, proponendo has possessiones esse 

sibi ablatas per vim a Bulgaro et a fratre eius et postea devoluta s esse ad 
ecclesiam [Nonantulanam] . . . demum asserunt iudices prioris quod si pos- 
sessorium [non valet], petitorium proponimus, scilicet actionem in rem, 
salteni utilem, quia dicimus has res esse sibi datas a comitissa Mathilde, ex 



(i) Ottone II, prima di concedere a Giovanni 1' abbazia, dispose che 
nessuno contro il monastero potesse rivendicare un immobile fondandosi 
sul lungo possesso, ma dovesse e col giuramento e col duello giudiziale pro- 
vare, che nessun diritto su quello spettava al monastero (Man. Germ. hist. 
Dipi. Otlonis II, n. 283). Si capisce che a questa prova difficilmente alcuno 
s' avventurasse, quando esisteva già una carta a favore del monastero. E per- 
ciò io credo che Giovanni Filagato, per mezzo di documenti nuovamente fab- 
bricati, formasse una specie di catasto probatorio dei possessi Nonantolani, 
completando e correggendo quello iniziato da Guido. A questo Giovanni si 
debbono adunque, non solo i falsi diplomi di Carlomagno e di Ludovico il Pio 
relativi ai beni della Tuscia e della marca Spoletina, che egli fece compilare 
dall' autore istesso delle carte di Orso chierico e di Rotari e Mechi: ma anche 
la falsa donazione del cremonese Ariprando (Tiraboschi, Cod. diploni. Nonant. 
n. vii), dove Astolfo, secondo il solito, compare come imperatore. Nel ter- 
ritorio Modenese Giovanni ripetè da Astolfo, nel secondo e terzo dei diplomi 
surricordati, la donazione delle terre della montagna, e di quelle della pia- 
nura, poste sulla sinistra del Panaro: ma durando la tradizione che le altre, 
poste sulla destra del fiume, fossero pervenute al monastero dai duchi di 
Persiceta, ai quali erano state attribuite dai re longobardi tutte o quasi le pro- 
prietà fiscali del territorio, si ricorse ad essi per creare nuovi titoli d'acquisto 
delle medesime, ampliando e sformando gli originari. L' ultimo rappresen- 
tante di quella famiglia era stato, secondo 1' ordine d' idee che ispirò il falso 
privilegio dell' arcivescovo Sergio, trasformato in un chierico ravennate figlio 
di un duca ravennate: ma all'abbate Giovanni, ostile a Ravenna, questo per- 
sonaggio non poteva più convenire. E perciò egli ricorre al primo duca 
Orso, padre del duca Giovanni, ed avo del secondo Orso. Di questo primo 
Orso doveva esistere veramente nel monastero la donazione dei XLVlii pre- 
cettali Persicetani: e, insieme con quella, il precetto di Astolfo che a lui li 
aveva assegnati, e che menzionava, non sappiamo bene a quale proposito, 
anche 1' attribuzione fattagli di Bologna, Imola e Brento. Possibile è che 
Astolfo, collo stesso precetto, gli avesse anche donato il territorio di Verdeta 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 103 

qua datione [directa in rem actio] competit, et per .xl. annos quiete pos- 
sedimus: ex diuturnitate cuius possessionis saltem utilem actionem habemus. 
huic actioni taliter respondemus et dicimus : comitissa per potentiam iniit 
pactum cum precariis ecclesie ut redditum certum darent harum possessionum 
comitisse, pacto tali apposito, ut post mortem suam ecclesia Sancti Silvestri 
quiete haberet, vel antea, si sibi placeret. et hoc probatur per quoddam in- 
strumentum ecclesie quod ostendimus. et non sunt ni si sexaginta 
et quinque anni, quod per potentiam comitissa hoc fecisse probatur 
per presbiterum Martinum, per Petrum Lombardum et Albertum Sarace- 
num . . . 



o parte di esso. Ad ogni modo, ritoccando questi due documenti, era facile 
ampliare di assai le possessioni del monastero verso Bologna : ed è quello 
che si fece, sopratutto per le terre della bassa pianura. Da questa parte, 
dove erano state, e in parte erano ancora, paludi, i confini erano molto in- 
certi, e divenivano controversi quando le terre emergenti dalle acque acqui- 
stavano valore: importava quindi determinarli. A ragione od a torto dun- 
que il monastero si attribuì Saltospano, che in questo tempo o poco dopo 
comincia a cambiare il suo nome nell'altro di Saltopiano: quando il signifi- 
cato dell' antica denominazione di esso, che deve esser stato quello di una 
colonia spagnuola, forse di Visigoti, collocata in un dominio imperiale o 
regio, non s'intese più; e la nuova sembrò megHo convenire all'aspetto 
esteriore di una pianura boscosa abbandonata dalle acque. E veramente Sal- 
tospano è nominato nel succitato quinto diploma di Astolfo, come uno dei 
territori donati da questo re al duca Orso e dal duca Orso al monastero ; 
ed a Saltopiano sopratutto si riferisce la falsa donazione del marchese Aime- 
rico alla chiesa di Bologna. Ma la forma più recente del nome s'incontra 
anche in documenti Nonantolani. Difatti nella carta lacera e corrosa del- 
l' anno 1026, che il Tiraboschi {Cod. diplom. Nonant. n. cxxi) riproduce assai 
male, deve leggersi: « alia[s res concedijmus vobis reiacent[es] in fundo Canito 
«Salto pIa[no] »: indicazione questa di somma importanza, perchè altrove 
(cf. Tiraboschi, op. cit. p. 501) il fondo Canneto dicesi posto «in curia 
« Crevalcoris ». La corte di Crevalcore adunque si considerò come parte 
di Saltopiano: e per questo forse Crevalcore qui dicesi donato al monastero 
dal duca Orso, mentre la falsa donazione di costui parlava di Saltopiano. 
Ma la ambiguità della espressione fu forse la causa, per cui più tardi si rifece 
il diploma di Astolfo, che abbiamo stampato, per introdurvi espressamente 
la donazione di Crevalcore. Nella succitata carta del 1026 poi è anche 
nominato un « casale Suxiano quod vocatur Fabiano [// Tiraboschi legge Fa- 
«briano] prope Montebelio ». E Susiano sembra proprio l'altro luogo men- 
zionato nel transunto del diploma d'Astolfo, oltre Saltopiano e Verdeta. 



104 A- GAUDENZI 



XXIV. 

Anno 1148 o 1149. 

Locazione di due pezze di terra, già donate al vescovo di 
Bologna dal canonico Oddone per la ricostruzione della chiesa 
di S. Pietro fatta nell'anno 1019. 

Da pergamena (i) conservata nell'archivio Arcivescovile di Bologna nel lib. A, n. 3. 

In nomine Domini. millesimo [centesimo] (2) quadragesimo octavo, 
indictione .xii., die septimo exeunte martio, presentibus Ugone et Martino ca- 
nonicis maioris ecclesi? S. Petri et aliis. iure locationis hinc usque ad .xxvini. 
annos, et exinde semper ad renovandum in capite .xxviiii. annorum .ni. so- 
lidis datis prò qualibet renovatione, dominus G[erardus] episcopus Bononi? 
investivit de novo prò ipsa ecclesia Andream Teutonici de .11. petiis terre 
in porta S. Petri, prima ad vineam et vites plantandas: ab .1. parte domus 
solariata, ab alia via; secunda piantata ad vignectam et ad plantandum: ab 
una parte dominus episcopus, ab alia ecclesia Sancti Thom?; et que petie 
terre fuerunt donate per quondam Oddonem canonicum olim domino 
F.[rogerio] episcopo Bononi? in millesimo .xviiii. ad honorem sancti Petri 
et prò laborerio et fundatione diete ecclesie facte in dicto millesimo de- 
cimo nono (3), in festivitate dicti sancti Petri; eo ordine quod idem Andreas 

(i) Può essere incerto a prima vista se questa sia originale; ma la forma 
delle maiuscole sopratutto ci induce a ritenerla scritta nel secolo xii: e gli 
errori, specialmente di omissione, che vi si incontrano, meglio si addicono 
a una copia. 

(2) Che la data del 1048 non possa essere la vera, risulta da ciò, che 
r indizione in quel caso avrebbe dovuto essere la prima e non la duodecima. 
Vero è anche che nel 1148 correva l'undecima indizione; ma qui l'errore 
essendo piccolo, può attribuirsi al notaio: se pure, come è probabile, nel- 
l'originale r anno, scritto in cifre, non era il mcxlvuh. Ad ogni modo, 
che r atto debba spostarsi proprio di un secolo appare dalla iniziale del nome 
del vescovo, che nel 1048 sarebbe stato Adalfredo, nel 1248 Ottaviano. 

(3) Questa data è confermata dalla Trasla:{ione dei santi Vitale ed Agri- 
cola (ms. della bibl. Universitaria di Bologna n. 1475) che ha: « Hac itaque 
«sanctissima et evangelica fulcitus auctoritatc, dominique Frugerii venera- 
« bilis eiusdem sancte Bononiensis ecclesie episcopi accepta licentia, canonico- 
« rumque eiusdem sacre sedis consensu, vicinorumque concesso adiutorio et 
« favore, cura sacro ordine monachorum, premisso ieiunio et oratione, eadem 
« corpora sanctorura quinto nonas martii, anno ab incar natio ne Domini 
«millesimo nono decimo, indictione secunda, prefatus dominus Mar- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 105 

et eius heredes et cui suo pari, rustico vel negotiatori in Bononia habitanti, 
hoc suum ius vendere, donare, prò anima iudicare vel impignorare volue- 
rint, habeant et teneant iure predicto ab eodem episcopo et a suis successo- 
ribus ad suum fitura solvendum. si tamen vendere voluerint, debeant 
domino episcopo prò .111. solidis minus quam alii ; et si dominus episcopus 
infra octo dies post denuntiationem non acceperit, dent postea cui voluerint, 
ut dictum est, sine calumuia; cum access[u] et ingress[u] et omni iure sibi 
pertinenti, melior[ando] et non peior[ando]. solvere inde debent in dieta 
ecclesia et ubi episcopus voluerit tertiam partem pomellarum et vini de ista 
responsione, ut dictum est: alias sicut hec inter eos, si[c] debent conser- 
vare, et deferre debent omnino uve partem in cano[v]e. et quelibet pars 
centra hec fecerit, alteri nomine pene componat solidos .xxiiii. ; qua soluta, 
hec omnia firma esse debent. 

« tinus abbas transvexit ad confessionem, quam ipse miro labore pulcherrimo 
«opere construxit in ecclesia beatissimi lohannis Baptiste». E veramente 
i corpi suddetti dalla cattedrale doverono essere trasportati nella confessione 
della chiesa attigua di S. Giovanni Battista, prima che si mettesse mano ai 
lavori di ricostruzione di quella; come a Nonantola erano stati trasferiti, 
siccome diremo, a S. Michele i corpi santi, avanti di rifare la chiesa di 
S, Silvestro. Q.uanto tempo durassero i lavori non si sa; ma, prendendo 
alla lettera questo documento, parrebbe che nel corso dell'anno 1019 do- 
vessero essere già compiuti; nel qual caso essi avrebbero dovuto consi- 
stere in un riattamento, anziché in una ricostruzione, della chiesa. Tuttavia 
il Tomba nella sua Serie dei vescovi di Bologna (2° ed. p. 55) riporta il sunto 
di un documento del 1028, a' suoi tempi già perduto, nel quale era menzio- 
nato un terreno, donato dal marchese Bonifazio e da Beatrice sua consorte 
al vescovo di Bologna, contiguo per tre parti alla nuova chiesa di 
S . Pietro e per la quarta all' Aposa. Questo terreno dovea essere nelle 
vicinanze di caste! Tedaldo; e la donazione di esso conferma l'opinione che 
Bonifazio, come suo padre Tedaldo, abbia comandato a Bologna. Ad ogni 
modo mi par certo che il vescovo Frogério abbia, rifacendo la cattedrale, imi- 
tato l'esempio dell'abbate Rodolfo, che aveva finito di ricostruire la chiesa 
di S. Silvestro a Nonantola; e che, come a Nonantola, così a Bologna la 
nuova opera sia stata il punto di partenza di novelle falsificazioni di docu- 
menti. Quindi al vescovo Frogério, e non più al suo predecessore, attribuisco 
io ora le false bolle di Agapito, Pelagio e Gregorio, ispirate, come dissi, 
dalla Vita di sant'Anselmo. 



io6 A. GAUDENZl 



XXV. 

Anno 946. 

Falsa donazione del marchese Americo e di Franca sua moglie 
alla chiesa di Bologna, fabbricata tra gli anni 1054 e 10^2. 

Copia dell'anno 1179 esistente nell'Archivio di Stato di Bologna tra gli atti della Cattedrale, 
nella capsula 20/207 (j). 

Savioli, Annali Bolognesi, I, 2, 42. 

Esemplar antiquissimi instrumenti, factum anno Domini millesimo centesimo 
septuagesimo nono, imperante Frederico Romanorum imperatore semper 
augusto, idus februarii, indictione duodecima (2). 

In nomine Patris et Filli et Spiritus sancti. pontificatus vero domno 
nostro Agapito anno primo summo et universali papa in apostolica sacra- 
tissinia beati Petri apostoli Domini sedi, sicque imperante domnis nostris 
Ugo et Lotharius filius eius anno quinto decimo, et decimo die mensis si- 
tembrio, per indicione quarta desima, Bononie. profitens profìtemur nos 

(i) Nel maggio dell'anno 1179 ^^ stipulato tra i comuni di Bologna e 
di Modena un trattato, pel quale ciascuna delle due città si obbligava ad 
aiutare l'altra entro i confinì del suo vescovado, e a lasciarle entro gli stessi 
confini mano libera. Io suppongo, che con tanta solennità ed alla presenza 
dei suoi notai, consoli e giudici il comune di Bologna facesse esemplare 
l'atto presente da un altro suo notaio, per stabilire che le terre, che suppo- 
nevansi donate dal marchese Americo, trovavansi nel vescovado di Bologna. 
Per un motivo simile noi vedemmo inserito più tardi nel Registro grosso il falso 
placito di Rachi. Ma probabilmente il vescovo di Bologna aveva già tratto 
profitto dalla falsa donazione di Americo per concedere in enfiteusi agli 
uomini del territorio Persicetano alcune delle terre in essa comprese, benché 
né il vescovo né il capitolo avessero osato mai di farsi confermare da nessun 
papa o imperatore il contenuto di questa smaccata falsificazione. 

(2) Anche questa copia è piena di errori difiìcili a correggersi, special- 
mente nelle indicazioni locali. Si possono notare tra gli scambi di lettere 
i soliti di i ed e , ad es. in « sitembrio », «divirsique », « Perscicita », o di o 
ed u in « froctiferis » e « dooxibilibus » per « ductibilibus »; oltre a quelli di 
s con e o t in « licensia » e « Desiano » per « Deciano ». Ma poi si lesse 
« proenda » per « promerenda », « avetas » (il SavioH stampò « auctas ») per 
« aveatis » e «ad avetas» per «ut aveatis», e peggio ancora. Talvolta il 
notaio, dove non intese, lasciò una lacuna, che più tardi riempì con lineette, 
quando essa non gli sembrò giustificata. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 107 

quideni in Dei nomine Americus gloriosissimus marchio et Franca glorio- 
sissima femina iugalibus prò rimedio animas nostras [nec non] parentorum 
nostrorum omnium defunctorum, qui in eterna beatitudine consortio iustorum 
participandi habeamus proinde redemptione perpetua eterni seculi. ideoque 
tradamus et offerimus in sancta canonica (0 sagrosancta Bononiensi ecclesia 
sancta religione consorti eorum apparende cotidie missas et divina officia 
prerog[a]tiva decanenda per omniumque fidelium defunctorum, idest ad 
avetas a presenti die omnia rebus nobis leibus pertinet in territorio Bo- 
noniensi vel Motinensi pago Perscisita et Saltus plano vocatam per loca 
vocavula subtus scripta (2): quod est curte Caldelaria cum suis fundoris duo- 

(i) Tutti fin qui ritennero che la donazione dovesse andare a profitto 
del vescovo; ma in questo caso non si capirebbe perchè del primo dona- 
tario diretto non l'osse pur menzionato il nome. Invece con (t canonica », 
credo io, volle indicarsi il capitolo, dove Adalfredo aveva introdotto di nuovo 
la « vita canonica », cioè comune secondo i canoni, verso il 1054 : come 
dimostra 1' espressione usata da lui nel documento di questo anno stampato 
dal Savioli (op. cit. n. lui): « canonicam obnixius instituimus ». Ed 
al capitolo poi accenna più chiaramente quel « con s orti [o] eorum ap- 
« par[ten]ende ». Per questo il supposto originale della donazione deve essere 
rimasto nell'archivio del capitolo, tra le carte del quale sta la presente copia. 
L'originale stesso poi deve esser sorto dopo il falso diploma di Enrico III (Sa- 
violi, op. cit. doc. Lv), fabbricato, secondo lo Schronn (Neues Archiv, 1, ì 34), 
nel 1055; giacché nessuna delle terre comprese nella donazione è ricordata 
nella supposta conferma imperiale dei beni del capitolo. Interessante è poi 
il fatto, che il falso diploma di Enrico II (Savioli, op. cit. n. xli), che io già 
credei vero; essendo, come osservali Bresslau {Mori. Gertn.hist. Dipi. Henricill, 
n. 519), dello stesso carattere dell'altro di Enrico III, deve avere lo stesso 
autore; e quindi nel fatto essere stato diretto anziché contro Giovanni, contro 
Adalfredo, del quale mettemmo in luce le dilapidazioni. 

(2) I luoghi qui nominati, benché compresi nei paghi di Persiceta e Salto- 
piano, che non voUersi attribuire alla giurisdizione modenese, non si pos- 
sono identificare che in parte. « Caldelaria », cosi chiamata anche nel 
Breviario del preposito cassinese Giovanni (Tiraboschi, Cod. diplom. No- 
nant. I, 448), coi suoi dodici fondi, sembra essere Calderara, indicata anche 
nella falsa donazione di Orso chierico; anche Ducentola, Susiatico, Lilionitico, 
Nerpolino, Cudognido, cioè Codonedo, s'incontrano ivi; mentre il Casale, no- 
minato accanto al Rosalese, potrebbe essere quello di Cento. La Selva 
maggiore è nominata nelle donazioni di Rotari e Mechi e nel Breviario ora 
ricordato; e così la Selva alta, ivi attribuita al monastero di S. Donnino in 
Argile. « Mantiateco » è Dalmanzatico, volgarmente detto « il Manzatico»; 
Argile è luogo esistente anche oggi, vicino a Cento, fra Cento e S. Giovanni 



io8 A. GAUDENZI 



decini a se pertinentibus, Prato Mercuri, Carataldi, Castellione, Desiano, 
Roca Vaine (»), Spesia, Casale Marciano, Riva, Gratiniano, Allianello, Gasala, 
Silvatella ; siniulque Silva Tauriana cum novem fundoris siiis; seu Silva 
malore cnm novcm fundoris suis; sicquc Codotio et Rivolo seo Galiano; 
et curte Tanaria cum duodccim fundoris suis; atque Ducentola cum octo 
fundoris suis; seu Bruntianiticus; simulquc fundo Argele et curte Gusio- 
lini; sitquc casa de Sorbo; seo Curtile et Ponte maiore, seo Ponte via 
donica. Posto vario; sitquc Susiatecus et Lilionitecus seo Nirpiolini, atque 
Cudognito ; seo Villagotica cum duodecim fundoris suis Prunario, Frina- 
tiolo, Casa mobila, Campo Aucario, Casale Androano, Britisia, Salliano, 
Laco lama, Fundore quinto, Bronito, Taulita; una et Silva alta atque 
Silva bella, fundo Mantiatecus; Casole in fundo Casale Rosalisi et Cerva- 
nitica; excepto mansos tres im sancta Motinensi ecclesia plebe Sancti Mar- 
tini, ipsa suprascriptas res omnia comisimus in suprascripta sagrosancta 
canonica sancte Bononiensis ecclesie cum omnibus suis pertinentiis et [adia- 
centiis], cum omnibus appenditiis seo iuribus generaliter vel specialiter 
pertinentibus vel adiacentibus; constituta territorio Bononiensi sive Motinensi, 
pago Perscisita et Saltus plano, possidentes vel reiacentes per suprascripta 
loca vocavola ; una terris, vineis, campis, pratis, pascois, selvis, saltibus, satio- 
nabilibus, aquis, rivis, rivolis, aquis fluentibus et stantibus, paludibus, piscatio- 
nibus, venationibus, occupationibus, iura fluvioro, at[que rivoro], usus puteoro, 
dooxibilibus, seo arbustis, arboribus pomeferis froctiferis et infroctiferis, di- 
virsique generibus, et cum omnia ad easdem suprascriptas res generaliter vel 
specialiter pertinentibus vel adiacentibus; cod sunt per apodismo per supra- 
scripta loca vocavola mansos duomilia. et si de suprascriptis rebus de plus 
invente fuerint in hac cartola, consistere volumus in iura et dominia sa- 
grosancte Bononiensis ecclesie beati Petri apostoli domini principatus 0>) ; 
licensia avetas suprascripta sagrosancta ecclesia adeundi, tenendum, in per- 
petuis temporibus possidendum. promittimus nos simulque ereditas nostras 
ad omnia suprascriptas res auctoriandi defensioni; ne sì nos, suprascripto 

(a) La carta sembra avere Rocavame (b) Correggi apostolorum domini prin- 

cipis 

in Persiceta; Villagotica sembra poi esser dove oggi sorge S, Matteo della 
Decima; e la Selva Torana dev'essere identica a Massa Torana, di cui la con- 
tessa Matilde concesse più tardi la metà al capitolo bolognese (Savioli, op. 
cit. doc. Lxxxix). Così si rende probabile, che s' intendesse da un lato di 
approfittare della minorità di Matilde per usurparne i dominii, da un altro, 
della lontananza di Montecassino, per appropriarsi l'eredità dei monasteri 
Persicetani soggetti a quello; e finalmente che si volesse portare un colpo 
al monastero di Nonantola colla sua stessa ben nota arma. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 109 

Americus gloriosissimus marchio et Franca inclita femina iugalìbus, sive 
hereditas nostras, centra suprascripta sagrosancta veneranda ecclesia catlio- 
lica orthodoxe fìdei imbuta vel centra yconoraum vel quivis amministra- 
torera eius ductori(a), promisimus pena auri optimi mancosos duodecim; et 
cartola quam repromisimus ferma et inconvulsa permanad cum enixa stipu- 
latione et obligatione. unam 0) vero cartola Adriano tabellio scrivere ro- 
gavimus et in coram testibus obtulimus rovoranda Bononie. 

>J< Ego Americus marchio hac cartola tradidi in sancta Bononiensi 
ecclesia de suprascriptis fundoris et de suprascriptis casalibus seo de supra- 
scriptis castris et villis atque silvis et paludibus, et testibus a me rogatis 
obluli rovoranda. 

)J< Signum de manibus suprascripta Franca iugalìbus, que cartola con- 
tradidi et testibus a me rogatis obtuH roboranda. 

^ Ego Leo tabellio rogatus . . . me teste scrivivi. 

>J< Ego Damianus rogatus testis subscripsi. 

Notìtia testium : luliano de Maria, Mercurio filio Dominici, Totila de 
Prunario, lanuario de Lilionitecus, Stephanus filius Petri. 

Ego lohannes, communis Bononie tabellio, ad audiendum et legendum 
antìquissimum instrumentum et hoc novum exemplar eiusdem instrumenti 
interfui, et testis rogatus subscripsi. 

Ego Guido, communis Bononie notarius, ad audiendum et legendum an- 
tiquissimum instrumentum et hoc novum exemplar eiusdem instrumenti in- 
terfui, et testis rogatus subscripsi. 

Ego Tetacapra, Dei gratia notarius, ad audiendum antiquissimum instru- 
mentum et hoc novum exemplar eiusdem instrumenti interfui, et testis rogatus 
subscripsi. 

Ego Ugo notarius ad audiendum antiquissimum instrumentum et hoc 
novum exemplar eiusdem instrumenti interfui, et testis rogatus subscripsi. 

Dominus Guido Perticonis, Rolandus Arduini nepos eius, et dominus 
Rolandus Rodulfì de Guarino et Galicianus iudex cum predictis tabellionibus 
ad audiendum vetus et hoc novum instrumentum eiusdem veteris instru- 
menti interfuerunt, et eiusdem rei testes rogati sunt. 

Ego Lambertus communis Bononie notarius 

quod vidi in antiquissimo instrumento et diligenter inspexi, ita exemplavi 
et sic scripsi et subscripsi. 

(a) Corredai vel conductori (b) Correggi quam 



A. GAUDENZI 



XXVI. 

Anno 1059 circa. 

Formula colla quale i monaci di Nonantola chiedono all'im- 
peratore la conferma dell'abbate. 

Dal codice Sessoriano n. 30, ultima carta. 

Domino inclito ac piissimo imperatori (0 tota congregacio sancti ili. coe- 
nobii perpetu? fìdelitatis munus et orationum suffragia. omnipotentis Dei 
iuditio nostri pastoris domni ili. destituti solatio, vestrae pietatis magni- 
tudinem adire curavinius, quatenus, iusta vobis W insitam benignitateni, 
quos tristes ac sollicitos invida mors reddidit auferendo gubernatorem, re- 
formare in gaudium et securitatem dignemini, electum nobis confirmando 
pastorem. quia enim ex culpa primi parentis nostri, qui contra suum facto- 
rem intumuit, human! generis dignitas est vitiata, ut qui creatori subesse humi- 
liter noluit, sibimet ipsi subesse compelleretur, provida dispensatione fidelium 
suorum coetibus pastores ac gubernatores Deus instituit, ut horum monitis 
rugientis leonis caverent insidiis, et homo qui forsan periret suae potestati re- 
lictus, salvaretur alterius curae vel ditioni commissus. 

Hac ergo et nos conditione astricti per eius prevaricationem in qua 
omnes peccaverunt, et destituti solatio boni ac benignissimi pastoris preventu 
mortis, ex nostr? parvitatis collegio, virum per omnia prudentem et huma- 
narum ac divinarum rerum peritissimum, domnum ili , more nobis solito et 
a gloriosissimo rege ili. qui ipsum monasterium construxit instituto, pastorem 
et abbatem eligimus, et hunc nobis vestra clementia concedi rectorem postu- 
lamus, quatenus eius doctrina et exemplis informati sive edocti, et presentis 
vit? labores honeste transcurrere, et futur? possimus gaudia comprehendere, 
Dei misericordia annuente. 

(a) Cod. nobis 

(i) Sopra le parole «domino, inclito, piissimo, imperatori» sono rispet- 
tivamente notate le varianti «domine, inclite, piissime, imperatrici », le quali 
ci riconducono al tempo della minorità di Enrico IV, e della reggenza di sua 
madre Agnese. E poiché durante questo tempo si ebbe una sola vacanza 
dell'abbazia dopo la morte di Gottescalco, avvenuta, sembra, nell'anno 1058 
(TiRABOscHi, Stor. di Nonant. p. 106), è probabile che la tardanza alla nomina 
di Landolfo, che compare come abbate solo nel 1060 (Tiraboschi, loc. cit.), 
dipendesse dalla necessità di aspettare la conferma imperiale. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



XXVII. 

Anno loii. 

Falsa bolla di Sergio IV a favore della chiesa parrocchiale di 
Nonantola, fabbricata forse verso la fine del secolo xi o il prin- 
cipio del XII ('\ 

Da copia del secolo xii avanzato, esistente nell'archivio dell'abbazia. 
Muratori, Anliq. Ilal. V, 341. 
Jaffé, 2* ed. n. 3971. 

y^ Sergius episcopus servus servorum Dei. apostolatus nostri est 
proprium quotiens, si qua sancta ecclesia adiutorii aliquid seu corroborationis 
ab eo poposcerit, totiens cum orani alacritate sese impetrasse congaudeat. 

(i) « Insueta quidem, fateor, videatur subscriptio monachorum et for- 
ce mula ìlla b iblioth ec a rii sacri palatii». Cosi il Muratori nel 
luogo citato delle Antichità Italiche: ma perchè la datazione è, secondo egli os- 
serva, ciò non ostante giusta, né lui né altri pensò che la sottoscrizione, non 
pur insolita ma assurda, dell'abbate e dei monaci bastava a togliere ogni auten- 
ticità alla bolla. La quale fu fabbricata non nel monastero, ma sibbene nella 
canonica di S. Michele contro 1' abbate e i monaci stessi, dai quali si volle 
perciò confermata. E fu ispirata dal timore che l'abbate concedesse in feudo 
le decime spettanti alla canonica. E per dimostrare, che queste non avevano 
mai appartenuto al monastero, si finse che alla canonica incominciassero ad 
essere pagate. Nel fatto è probabile, che una disposizione dell'abbate Rodolfo 
confermata, secondo il catalogo Muratoriano (Antiq. Ital. V, 678), da Enrico II, 
e secondo una bolla, per me sospetta, di Clemente III {Cod. Nonant. p. 317), 
fors' anche da Sergio IV, alla canonica veramente le attribuisse. E se la bolla 
genuina di Sergio fornì, secondo il solito, la datazione all'apocrifa, dalla con- 
ferma di Enrico poterono esser tolte le espressioni, più proprie di un diploma 
imperiale: «nostrani deprecatus est raagnificentiam» e « quod ut verius credatur 
« diligentiusque ab omnibus observetur, hoc decretum nostro cancellarlo scri- 
« bere precepimus, nostrisque litteris... ac impressione nostri sigilli corrobora- 
« vimus », Su di che è da osservare, che la frase «quod ut verius credatur dili- 
« gentiusque ab omnibus observetur » s' incontra molto spesso nei diplomi di 
Enrico II (ad es. nei nn.237, 254,278, 280 Sic. della edizione deìMoìt.Gertn.hist.), 
mentre l'altra «hoc decretum nostro cancellano scribere praecepimus », che 
non vi si trova mai, può essere stata suggerita al falsario dalla vis. a del diploma 
firmato dal cancelliere imperiale. Io poi ho trovato in fine del codice Ses- 
soriano 52, che appartenne già al monastero di Nonantola, questa notizia: 
« Et salva plebis NonantuUe iustitia in decimarum perceptione et in mor- 



I,, A. GAUDENZI 



et ne ;iliqua iniprobonim calliditas sive adversantium sanct? Ecclesi? astutia 
in posterum cidcm addcre prcsumat calumniam, non solum dictis scd etiam 
scriptis quicquid a nobis sibi concessum fuerit in pcrpctuum confirmare 
dignuni duximus. quapropter notum forc volumus omnibus christianis fide- 
libus, qualiter Rodulfus venerabilis abbas ecclesi? sanct? Nonantulensis una 
cum omni congregatione fratrum seniorum monachorum nutu divino et in- 
sticatione Spiritus sancti, qui mentes quas repleverit ad omnipotentis Dei 
obsequium eiusdemque sponse, scilicet sanct? Ecclesi?, ineffabiliter accendit, 
predicatione quoque fìdelium predictorum fratrum coegit habitatores atque 
agricultores iam praefatc abbati? nostrae et parroechi? decimas Deo dare, qui 
actenus usque rerum suarum decimas Deo minime tribuebant: quod [maxijmum 
scelus arbitrabantur eo quod in veteri ac novo Testamento precep[tum] me- 
minerant non solum [rerum sed eti]a[m] a Deo conferre decimas dierum. 
ad quorum exhortationes, venerabilis videlicet abbatis et predi[ct?] congre- 
gationis, omnes unanimiter sua corda inclinantes, contrito corde decimas Deo 
per annos singulos de omnibus qu? possessuri erant ofìerre voverunt, atque 
obnixe petierunt ut predictas decimas quas libenter Deo reddere disponebant, 
ne in futuro laicis honiinibus in benefìcio darentur, nostro apostolico inter- 
diceretur precepto. propter hoc autem iam fatus abbas una cum conscilio 
fratrum nostrani deprecatus est magnificentiam, ut constitueret de iam dictis 
decimis nostro largimine unam canonicam, su? etiam abbati? subiectam, 
in qua clerici diurnis ac nocturnis horis Domino et ibidem convenienti po- 
pulo soUicite divina exhiberent obsequia. h? autem sunt fines decimarum 
illius prefate canonie? : a Claudii strata usque ad Porciolam, a Mucia 
vero usque ad Panarium flumen, et ultra quicquid et quantum a predicti 
fluminis vill[? hominijbus seu a Nonantul? habitatoribus laboratur, et quicquid 
clerici in prefata canonica Deo communiter s[ervie]ntes iuste adquirere 
possunt. nos vero precibus illius annuimus, quod cognovimus iuste peti[tum 
esse]. denique constituta est in honore sancti Michaelis canonica, ordinati 
sunt clerici, archipresbiter p[residens ijllis : cui etiam archipresbitero liane 
potestatem concessimus, ut de criminalibus culpis ipse iudicium indicat p?ni- 

« tuariis et sepulturis: cui plebi in alliquo in predictis non intendunt preiudi- 
« cium generare, hec supradicta continentur in privillegio mo- 
«nasterii Sancti Senexii de Nonantula». Ora questo monastero, 
e quindi anche il suo privilegio, deve essere sorto insieme colla basilica dei 
Ss. Senesio e Teopompo al tempo dell'abbate Rodolfo: e per ciò si con- 
ferma r attribuzione delle decime alla chiesa di S. Michele nei primi anni 
del secolo xi. Nel fatto è verisimile, che la creazione di questa fosse con- 
seguenza di quella delle altre pievi fondate, come già noi congetturammo, 
dai vescovi di Bologna sulla fine del secolo x nel territorio Persicetauo, per 
organizzare la riscossione delle decime. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 113 

tentibus. attamen, si necessitas incubuerit, ab aliquo episcopo expe[c]tat 
iudicium, ne desideranti animae penitentiam interim negare videatur. eidem- 
que vero archipresbitero cura sit pre omnibus, in divinis videlicet officiis, in 
luminariis, et architectis, in hospitibus, in decimis et oblationibus dividendis 
inter ceteros sic, qualiter se recognoscat Deo redditurum rationem in die iudi- 
cii : eique concessa est decima unius ville, que dicitur Salicetus, ante alios, 
propter curam sollicitudinis. statuentes apostolica auctoritate ut quicumque 
hanc ordinationem, quam, Deo auxiliante, prò salute animarum fidelium or- 
dinare iussimus et ut ab errore pristino liberarentur, ampliare vel observare 
studuerit, nostra solidetur benedictione. qui autem, quod non optamus, vio- 
lare temptaverit aut conscilium violandi dederit, aut a subiectione sancti mo- 
nasterii canonicam subtrahere cupiverit, seu laicis hominibus in beneficio dare 
voluerit, anathematis vinculo feriatur. quod ut verius credatur diligentiusque 
ab omnibus observetur, hoc decretum nostro cancellarlo scribere precepimus, 
nostrisque litteris ut superius prelibavimus ac impressione nostri sigilli cor- 
roboravimus, et prefato abbati Rodulfo atque omnibus fratribus in hoc decreto 
unanimiter facto scribere precepimus. 

>^ Bene valete. 

>J« Datum per manum Petri episcopi sancte Prenestine ?cclesi? et bi- 
bliothecarii sacri palacii anno Domini millesimo undecimo, .vi. kalendas iunii, 
indictione .vini. 

Rodulfus abbas iussione apostolica Sedis in hoc decreto manu propria 
subscripsit. 

Ego Frogerius prior manu mea subscripsi. 

Laurentius presbiter et monachus manu mea subscripsi. 

Gulferius monachus manu mea subscripsi. 

Gregorius presbiter et monachus manu mea subscripsi. 

Liuzo monachus subscripsi. 

XXVIII. 

Anno 1185. 

Accordo tra il vescovo di Bologna e i Centesi per l'esercizio 
del bando, della giurisdizione, e di certe regalie '•'\ 

Copia notarile della fine del secolo xiii, esistente nell'archivio Comunale di Cento. 

Exemplum cuiusdam instrumenti cum die et consule sic incipientis: 

Anno Domini millesimo centesimo octogesimo quinto, die undecima in- 
trante apreli, inditione tercia, in presentia lacobi Alberti de Urso, libertini 

(i) Questo atto e il seguente soli rischiarano le oscure origini della 
signoria del vescovo di Bologna sul territorio Persicetano. Attributo essen- 



1,4 A. GAUDENZI 



Pctri i.ie Uberto indicis domini episcopi, et Tetacavre notarii communis Bo- 
nonic. breve recordationis ad memoriam retinendam qualiter dominus lohan- 

ziale della medesima fu, come sempre, il bando; poi la costrizione giudi- 
ziaria chiamata, come nella età Carolingia, « districtus » o « districtum», ed 
esercitata dal vescovo per mezzo di un giudice proprio, che compare qui 
come testimonio: diritti che il vescovo fu obbligato a dividere coi comuni 
in forza di accordi, in cui determinaronsi le condizioni per l'accettazione del suo 
dominio. Sui precedenti di questi accordi ci fornisce preziose notizie la let- 
tera diretta da Alessandro III al vescovo e ai consoli di Bologna, che comincia 
(TiRABOSCHi, Cod. diplom. Koiiant. doc. 208): « Sicut abbas predicte [Nonan- 
« tulane] ecclesie nobis litteris suis intimavit, eamdem ecclesiam et homines 
« ipsìus centra tui offici! debitum graviter infestas, et eorum bona vio- 
« lenter diripere et possessiones auferre non times ». E veramente, quantunque 
libando Matildico fosse concesso al vescovo dal papa nel 1153 o 11 54, diffi- 
cilmente, finché prevalse in Bologna Federico, che sul medesimo aff"acciava 
pretese legittime, egli potè esercitarlo. Ma ucciso nel 1164 il legato impe- 
riale, restaurata nel 1165 la libertà cittadina, e quindi fondata la nuova cat- 
tedrale consacrata poi dopo la pace di Costanza, noi vediamo i comuni di 
Bologna e di Modena collegarsi tra loro nel 1166 (Savioli, op. cit. doc. 197) 
certo contro l'imperatore, e quindi ciascuno dalla parte sua impugnare il 
monastero di Nonantola (Tiraboschi, Cod. diplom. Nonant. docc. 202, 20S), 
che quantunque fedele al legittimo pontefice, consideravasi cittadella imperiale. 
A capo dei Bolognesi era il vescovo, che rubava per conto suo le possessioni 
del monastero: ma i consoli obbligavano i sudditi del medesimo, appartenenti 
all'episcopato di Bologna, a rifiutargli ogni obbedienza: certo perchè ne! di- 
stretto loro ninno vi fosse che dell'imperatore dovesse abbracciare le parti. 
La invasione del vescovo si era spinta fino nella Palata, cioè nell'antica 
corte- Sabiniana: ma se, per intromissione del papa, questa e la corte di 
Crevalcore rimasero a Nonantola; certo S.Giovanni, e probabilmente anche 
Cento, dalla alleanza o dalla soggezione del monastero passarono sotto quella 
del vescovo- per forza delle armi bolognesi, sotto il colore del bando Ma- 
tildico, e coU'assenso più o meno spontaneo degli abitanti, che procurarono 
almeno di stipulare condizioni vantaggiose: cioè a dire quelli di S. Giovanni la 
partecipazione al bando e alla amministrazione della giustizia, quelli di Cento 
la esenzione da ogni gravezza. Sono queste le concessioni fatte al vescovo 
dai « comuni delle terre », che Federico II confermava al medesimo nel 1220, 
insieme colle imperiali e le pontificie. Ma perchè, si chiederà, di questa si- 
gnoria non facevasi parola nella bolla del 1187? Da un lato perchè inten- 
devasi compresa nel bando: da un altro perchè, a voler specificar troppo, si 
sarebbero anche ricordate le violenze e le rapine, al vescovo rimproverate da 
Alessandro III. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 115 

nes, Dei gratia sancte Bononiensis ecclesie episcopus, concexit Lambertucio 
Guidonis, Cani et Martino de Funi,tunc temporibus consulibus, et Falchito re- 
cipienti (.a) prò se et prò toto communi de Cento omnem usum et consue- 
tudinem in bandis et in districtis, quos antiquitus homines Sancti lohannis 
in Persexeta prò episcopo Bononiensihabere consueverunt; et alliis consue- 
tudinibus, usibus, quos et quas dominus episcopus habet in predicto loco Cento 
in suo statu permanentibus (0. et hoc fuit factum ne discordia aliquo tem- 
pore inter dominum episcopum et homines de Cento oriretur. insuper statuit 
preJictus episcopus cura predictis hominibus recipientibus prò se et prò toto 
communi de Cento, ut custodiant guardatam (2), que modo noviter facta est 
ab inferiori parte Centi, omnibus eorum expensis; et tempore incixionis ha- 
beant medietatem lignorum predicte guardate vel precii accepti inde. 

Actum in domo predicti domini episcopi, indictione predicta. 

Ego lohannes Bononiensis episcopus mea manu scripsi. 

Ego Albertus ecclesie Sancti Petri notarius huic concessioni interfui et 
iusu predicti domini episcopi scripsi et firmavi. 

(a) Certo dee leggersi recipientibus L'originale doveva avere recipient. 

(i) Gli usi e le consuetudini, che il vescovo .iveva in Cento, si dedu- 
cono chiaramente dai documenti posteriori. Essi consistono prima di tutto 
nelle decime dei frutti del territorio che al vescovo, come tale, erano dovute, 
come si dice in una locazione del 1294, « secundum antiquam consuetudinem 
«terre Centi»: poi nel diritto di proprietà delle terre incolte, conseguenza 
della giurisdizione, secondo il diritto d'allora. 

(2) Io credei già che questa parola significasse «colmata»: perchè in 
Cento tutte le terre, dove sorsero simili guardate, furono veramente terre di 
colmata. Ma una interessante prova testimoniale in una causa tra il mona- 
stero di Nonantola e gli uomini di Crevalcore (cf. Cod.diplom.Nonant. p. 356) ha 
questa preziosa indicazione: « Itera dicitur quod gualdemannia appellatur illud 
« quod datur saltariis sive silvanis cum sbanditur silva sive guardia [prima 
« era scritto guardata] aliqua, et in ea incidit[ur] publice, et ordinatum est 
« quantum accipitur prò carro lignorum ab illis cuius est silva sive guardia ». 
Più sotto però in luogo di « guardia » si adopera <f guardata » per denotare 
la stessa cosa: cioè a dire una selva limitata come una proprietà privata 
qualsiasi. E si vede che, almeno a Crevalcore, in certi tempi si annunziava 
nel pubblico arringo, che chiunque voleva tagliare ivi legna, lo potesse fare, 
pagando la « gualdimannia » o « sterpatico », purché fosse del luogo. Se 
poi egli asportava legna di nascosto, allora incorreva nel « bando », o « multa », 
che nel caso in questione si pagava al comune, a cui l'abb.ite aveva ceduto 
la selva riservando solo, secondo il diploma di Astolfo, al monastero le 
decime : che raccoglievansi sulla « gualdimannia », e nel caso che la selva 
fosse ridotta a coltura, sui frutti del campo. 



ii6 A. GAUDENZI 



Et ego Ubaldinus filius Martini Gilii de Cento, imperiali auctoritate no- 
tarius, sicut inveni in dicto instrumento, nil addens nec minuens, de voluntate 
communis Centi exemplavi et scripsi, subscripsi. 

XXIX. 

Anno 1209. 

Concessione di pesca, e accordo sulla proprietà delle future 
guardate tra il vescovo di Bologna e i Centesi. 

Copia notarile della fine del secolo xiii, esistente nell'archivio Comunale di Cento. 

Exemplum cuiusdam instrumenti cum die et console sic incipientis : 

Anno Domini millesimo .ce. nono, die nono exeunte mense februarii, 
indictione .xii. testis presbiter Andreas capellanus domini episcopi, Gual- 
cherius de Riosto, Martinus de Riosto, Raynaldinus, Falchetus de Cento, Mi- 
chael de Balbone et alii. domìnus Gerardus Bononiensis episcopus concessit 
in perpetuum per se suosque successores Gilio de Cagnolis consuli de Cento 
et Rolando Maleinverso massario eiusdem terre, recipientibus prò communi 
de Cento, in perpetuum totam valem positam in curte de Cento et ius pi- 
scandi in ipsa vale; et hoc ideo quia ipsi promiserunt ei dare, nomine de 
Cento, et eius successoribus omni anno prò quolibet homine qui cum navi 
piscabitur in ipsa valle .vi. imperiales ; et alii .vi. imperiales dabuntur com- 
muni eiusdem terre in festivitate sancti Petri: et unam somara gambaris pridie 
iovis sancti; et dimidiam somam in festivitate sancti Petri (0. item, dictus 

(i) Il vescovo in forza della giurisdizione attribuitagli esercitava anche 
le regalie a questa annesse: tra le altre il diritto di pesca e di caccia nelle 
valli e nei boschi: quindi in un documento dell'anno 121 3 egli affittava ai Cen- 
tesi un vasto terreno « reservato sibi et suis successoribus usu venandi et 
«piscandi in dictis terris, nemoribus, vallibus et aquis fluminum antedictis, 
« necnon omni iure tam regali quam alio quocumque quod hactenus 
« habuit ipse vel eius predecessores ratione piscacionis et venationis ». 
Q.UÌ egli cede il suo diritto sulla valle di Cento, contentandosi, secondo la 
divisione iniziata nell'atto precedente, della metà del provento del medesimo: 
e stabilisce una volta per sempre, che la metà delle future guardate fatte dai 
Centesi appartenga ai medesimi: e si assicura cosi un reddito certo, senza 
metter fuori nulla del suo. E quando poi i Centesi trasformeranno queste 
guardate in fertili campi, e (.< colle loro fatiche, i loro sudori, e le loro spese », 
sottrarranno nuove terre all'alveo del Reno, il prezzo di queste, o il loro red- 
dito, servirà a pagare i debiti del vescovo di Bologna, o ad erigere il suo 
nuovo palazzo. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 117 

dominus episcopus concexit eisdem recipientibus prò communi de Cento, ut 
ubicumque fecerint guardatam in cune Centi cum voluntate domini episcopi, 
quod medietas illius guardate sit communis de Cento sine aliquo impedimento 
faciendo communi de Cento ab episcopo qui prò tempore fuerit vel eius 
nuncio : allia medietas sit domini episcopi, eo tempore fìat hec divisio cum 
voluerint eam incidere vel dividere, et hec omnia dictus dominus episcopus 
prò se suisque successoribus in perpetuum promisìt observare, sub pena per 
stipulationem .e. librarum bononinorum dictis consuli et massario [prò] com- 
muni de Cento stipulantibus, promittentibus per stipulationem prò communi 
de Cento in perpetuum observare, sub pena .e. librarum bononinorum. et 
predicta soluta, si comisa fuerit, omnia supradicta in sua maneant firmitate. 

Actum in civitate Bononie in palatio domini episcopi, indictione predicta. 
dominus episcopus predictus et dictus consul et massarius scribere rogaverunt. 

Ego Gerardus Bononiensis episcopus mea scripsi manu. 

Ego Horabona, quondam ecclesie Sancti Petri notarius et quondam Fe- 
derici imperatoris auctoritate confirmatus, his omnibus supradictis interfui et 
rogatus scripsi, subscripsi et emendavi. 

Et ego Ubaldinus filius Martini Gilii de Cento, imperiali auctoritate no- 
tarius, sicut inveni in dicto instrumento, nil adens nec minuens, ex voluntate 
communis Centi exemplavi et subscripsi. 



XXX. 

Anno 1209. 
Bolla d'Innocenzo III a favore del monastero ('). 

Dal codice Romano-Nonantolano a e. l8 b sgg. 
Inedita e non registrata dal Potthast. 

Innocentius episcopus servus servorum Dei dilectis filiis abbati mona- 
steri Sancti Silvestri de Nonantula eiusque fratribus tara presentibus quam 
futuris regularem vitam professis in perpetuum. apostolice Sedis auctoritate 

(i) Questa bolla, ricalcata su quella di Celestino III indicata dal Tira- 
boschi nel Cod. diplom. Nonaiit. a p. 285, nota i, più che per sé e' interessa 
pel rapporto in cui sta coli' altra dell'anno 1213, da noi accennata a 
p. 70. E veramente per tutto il secolo xi i privilegi pontifici concessi al 
monastero riproducono quello di Stefano V alterato, come vedemmo, dal Fi- 
lagato, col quale confermansi genericamente i suoi possessi, lo si esime dalla 
giurisdizione vescovile, e sopratutto gli si attribuiscono le decime. Ma quando 
le pretese del vescovo di Modena su queste per effetto del giudicato Matil- 
dico (Cod. diplom. Nonant. n. cci) si furono quietate, il monastero invocò da 



1,8 A. GAUDHNZI 



debitoque conipellimur prò universaruni ecclesiarum statu satagerc et earum 
quieti quae specialius cidcm Sedi adhaercnt auxiliante Deo salubriter pro- 
videre. capropter, dilecti in Domino fìlli, vestris iustis postulationibus be- 
ni'^nitate debita duximus annuendum, et praefatum Nonantulanum Beati Sil- 
vestri monasterium in quo, auctore Deo, divino estis obsequio mancipati, quod 
utique ab Astulpho Langobardorum rege eiusdem loci fundatore beato Pctro 
oblatum est, praedecessorum nostrorum felicis memoriae Leonis, Alexandri, Pa- 

Pasquale II nel 1113 la conferma specifica delle sue possessioni, quale so- 
leva ottenere prima dall'autorità imperiale: e questo certamente per la cre- 
sciuta autorità del pontefice, e pei suoi rapporti colla contessa Matilde. La 
bolla di Pasquale II (Muratori, Antiq. hai. V, 343) servi di modello alle suc- 
cessive di Callisto II (Perini, Storia del moti, di S. Silvislro di Verona, II, 5), 
Innocenzo li (Muratori, voi. cit. col. 429), Anastasio IV (inedita), Alessan- 
dro III (Cod. diplom. Nonant. n. cccxxiii), Celestino HI (ibid.), e finalmente alla 
nostra, nonché alle altre, ora perdute, da questa menzionate: di Eugenio III, 
Adriano IV e Clemente III. Soltanto la enumerazione dei possessi del mo- 
nastero, in principio ristretta ai più minacciati, andò diventando sempre più 
ampia e completa. Per altro la curia sembra che fosse riluttante (cf. Ti- 
RABOscHi, Stor. di Nonaiit. p. 126) a introdurre ogni altra modificazione nel 
tenore di queste bolle, che finirono col diventare semplici atti di cancelleria, 
senza importanza pratica, e quindi non si inserirono neanche nei Regesti. 
Ma nel principio del secolo xiii nell'alta Italia cominciò una formidabile op- 
posizione al pagamento delle decime da parte dei laici, che in genere con- 
dusse poi alla abolizione delle medesime nei territori non soggetti alla autorità 
temporale della Chiesa. E quindi vediamo che nel 1204 Innocenzo III si 
lagna perchè il podestà di Modena « ut divine legis regulas vacuaret in divine 
« maiestatis oflFensam, tam vetus quam novum volens solvere Testamentum, 
« decimas et pecunias quas Dominus in horrea sua precepit inferri et filiorum 
« Levi usibus applicari, clericis et ecclesiis prohibuit exhiberi » (Tiraboschi, 
Cod. diplom. Moden. n. dclx). Ora sia perchè questo contagio si fosse pro- 
pagato a Nonantola, sia perchè il vescovo di Modena volesse esigere dai 
sudditi dell'abbate le decime che i suoi non gli pagavano, nell'anno 121 3 
il monastero si trovò certamente a mal partito, e presentò solennemente alla 
sanzione del papa le vecchie falsificazioni in papiro, che gli attribuivano 
le decime nel modo più esplicito. E questo è tanto più notevole, perchè 
nella bolla del 1209 e nelle altre del secolo xii, si ricordavano le antece- 
denti solo a cominciare da Leone IX, senza tener conto delle più vecchie 
e apocrife. La bolla del X213 a differenza della precedente fu inserita nei 
Regesti, e di essa si fecero nell'abbazia diverse copie notarili; mentre 
questa del 1209 '^^ f" solo conservata per caso nel codice Romano-Nonan- 
tolano. 



IL MON'ASTERO DI NONANTOLA ECC. 119 

schalis, Calisti, Innocenti!, Eugenii, Anastasii, Adriani, Alexandri, Clementis 
et Celestini Romanorum pontificum vestigiis inhaerentes, sub beati Retri et 
nostra protectione suscipimu?, et praesentis scripti privilegio communimus. 
imprimis siquidem statuentes ut orde monasticus, qui secundum Deum et 
beati Benedicti regulam in eodem monasterio noscitur institutus, perpetuis 
ibidem temporibus inviolabiliter observetur. praeterea quascumque posses- 
siones, quaecumque bona idem monasterium in presentiarum iuste et canonice 
possidet aut in futurum concessione pontificum, largitione regum vel prin- 
cipum, oblatione fidelium seu aliis iustis modis, praestante Domino, poterit 
adipisci, firma vobis vestrisque successoribus et illibata permaneant; in quibus 
hacc propriis duximus exprimenda vocabulis: ipsum videlicet castellum No- 
nantulanum, Castellum Vetus et ecclesiam cum capellis suis, Gallianum, Ca- 
tinianum, Fannanum et ecclesiam cum capellis suis, Lizzanum et plebem 
cum capellis suis, Sclopanum et ecclesiam cum capellis suis, 'Samorum, 
Campilium cum ecclesia sua, Maranum cum ecclesia sua, ecclesiam San- 
cte Marie in Torciliano, Montem Olivetti cum ecclesia sua, Pratum Albini, 
monasterium Sanctae Luciae cum ecclesiis et omnibus pertinentiis suis, ec- 
clesiam Sanctae Trinitatis de Sanvigno, Manzolinum cum ecclesiis suis, Tai- 
volum cum ecclesia sua, Rastellinum cum ecclesia et omnibus pertinentiis 
suis, ecclesiam Sanctae Mariae in Grumulo, Spinam Lamberti cum ecclesia 
Sancti Barthoiomei, Solarium cum ecclesiis suis, Sorbariam cum ecclesia 
Sancti Laurentii, Roncaliam et ecclesiam cum capellis suis, Camuranam et 
ecclesiam cum capellis suis, Curtiolam et ecclesiam cum capellis suis, cellam 
Sanctae Mariae de Brasanditiis cum pertinentiis suis, Sicum cum ecclesia 
Sancti lohannis et cum capellis suis, plebem de Bernuntio cum capellis suis, 
ecclesiam Sanctae Mariae de Canetuln quae dicitur Prab[ov]i[n]um, castellum 
Pellagi, castellum quod dicitur Crepalcor cum ecclesia Sancti lohannis, Tre- 
centulam et ecclesiam cum capellis suis, Bondenum cum ecclesiis omnibus et 
pertinentiis suis, Nogariam cum ecclesiis et pertinentiis earum, castellum Cel- 
lulam cum ecclesia Sancti Silvestri, et Mazaliam cum pertinentiis suis, pre- 
terea castellum Cellulae, curtem Regusae et castellum Tedaldi cum ecclesia 
Sancti Ioannis et omnibus allodiis quae in comitatu Ferrariensi Bonifacius mar- 
chio acquisita possedit, vestro in perpetuum monasterio confirmamus: quae co- 
mitissa Mattildis de oblatione quam sancto Retro et Romanae Ecclesiae dederat, 
vobis olim dedisse cognoscitur, sub censu scilicet unius aurei annuo, in Pa- 
piensi civitate ecclesiam Sancti Q.uiritii,in Placentia ecclesiam Sancti Silvestri, 
in Monticelli ecclesiam Sancti Georj^ii, in Cremona ecclesiam Sancti Silvestri, 
ecclesiam Sanctae Crucis, ecclesiam Sancti Benedicti; in Parmensi ecclesiam 
Sancti Sylvestri, in Mantua ecclesiam Sancti Sylvestri, in Verona ecclesiam 
Sanctorum Sylvestri et Pauli, in suburbio Vicenti? cellara Sancti Sylvestri 
et cellam Sanct? Mari? in Fabrica, in Libertino ecclesiam Sancti Sylvestri, 
in Monte Silice ecclesiam Sancti Danielis cum omnibus ad ipsam perti- 



cao A. GAUDENZI 



nentibus, in suburbio PaJu? ecclesiam Saucti Leonardi a bon? memori? 
Bellino Paduano episcopo vobis concessam et ecclesiam Sancti Sylvestri 
de Mistrino (■>) cuni omnibus pertinentiis suis, in Tervisina civitate ecclesiam 
Sancte Mari? et ecclesiam Sanct? Fuse? cura libertate, capellis et omnibus 
ad eani pertinentibus. in territorio Mutin? cellam Sancti Salvatoris de Mon- 
tirone, ecclesiam Sancti Ioannis de Gaio, ecclesiam Sancti Ambrosii, ecclesiam 
Sancti lohannis de Roncho, ecclesiam Sancti lohannis de Panario, ecclesiam 
Sancti Antonini, ecclesiam de Baezano, ecclesiam Sancti Petri de Rubiario 0>), 
ecclesiam Sanct? Mari? de Rcdutto, ecclesiam Sancti Martini in Cotiano W, 
ecclesiam Sancti Damiani de Ravarino, ecclesiam Sanct? Mari? de FoUio, 
ecclesiam Sancti Nicolai de Pallata, ecclesiam de Roncho Prepositi, castellum 
Verax cum cella Sancti Gregorii. in civitate Bononiensi ecclesiam San- 
cti Georgiì propciBurgum novum, ecclesiam Sancti Silvestri de Busco et 
ecclesiam Sanct? Mari? in Farneto cum omnibus pertinentiis suis. in Tusia 
apud Florentiam ecclesiam Sancti Felicis cum omnibus pertinentiis suis et 
ecclesiam Sancti Michaelis, ecclesiam Sanct? Mari? in Mama W in castro San- 
cti Mariani cura omnibus ecclesiis et pertinentiis suis,curtem de Avena cum ec- 
clesiis et pertinentiis, [ecclesiam] Sanct? Mari? in Valle (e) Fabrica cum castellis 
et omnibus ecclesiis et pertinentiis suis, castrum Sassiferati cum ecclesiis 
et omnibus pertinentiis suis, ecclesias Sancti Petri de Agillone cum omnibus 
pertinentiis suis, castrum Venatoris cum ecclesiis et omnibus pertinentiis suis, 
ecclesiam Sancti Abondii cum omnibus pertinentiis suis, plebem de Clan- 
dida cum omnibus pertinentiis suis, collera Gauditii (0 cum ecclesia San- 
ct? Mari? et cum omnibus pertinentiis suis, Ferbula cum ecclesia Sancti Martii 
et omnibus pertinentiis suis, ecclesiam Sanct? Mari? in Getam(g)cum omnibus 
pertinentiis suis, ecclesiam Sanct? Mari? in Porton cum omnibus pertinentiis 
suis, ecclesiam Sancti Angeli in Gasalo cum pertinentiis suis. sane nec 
Mutinensi omnino nec alieni cuiquam episcoporum (h) vel principum aut alicui 
ecclesiastic? s?cularive persone liceat prò monasterio aut eius celHs vel ec- 
clesiis alliisve possessionibus gravamen inferre, exactiones imponere, placitum 
atque coUoquium preter abbatis ac fratrum voluntatem indicere vel tenere, 
sepulturam quoque ipsius monasterii liberam esse concedimus ut eorum devo- 
tioni et extrem? voluntati qui se illic sepeliri deliberaverint, nisi forte excom- 
municati vel interdicti sint, nullus obsistat, salva tamen iustitia illarumeccle- 
siarum a quibus mortuorum corpora assumuntur. obeunte vero te, nunc 
eiusdem loci abbate, vel tuorum quolibet successorum, nullus ibi qualibet 
subreptionis (') astutia seu violentia pr?ponatur, nisi quem fratres communi 
consensu vel fratrum pars consilii sanioris secundum Dei timorem et beati 



(a) Cod- Ministro (b) Cod. Rubiano (e) Cod. Contrario (d) Cod. immama 
(e) Cod. villi (f) Cod. Garuditii (g) Corr. Gotuli (h) Cod. ipsorum 

(i) Cod. subrectionis 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC 121 

Benedicti regulam providerint eligendum,qui nimirum ad apostolica Sedis pr$- 
sulem benedicendus accedat. crisma vero, oleum sanctum, consacrationes (*) 
altarium seu basilicarum, ordinationes monacorum qui ad sacros ordines fuerinv 
promovendi sive clericorum eiusdem monasteri! cellis vel ecclesiis pertinen- 
tiis (b), a quo malueritis catholico suscipìetis episcopo, si quidem gratiam et 
communionem apostolica Sedis habuerint, et si ea gratis et sine pravitate vo- 
luerit exhibere. non enim episcoporum cuiquam permittimus [ut], invito 
abbate, in monasterio vestro vel monasteriis, cellis seu ecclesiis ordinationes 
facere, missas publicas celebrare, vel earum decimas vindicare, nec de ipso 
monasterio vel eius rebus rescriptum subripere aut quolibet modo impetrare 
cuicumque person? facultas sit. quod si forte pr?sumptum fuerit, irritum pe- 
nitus habeatur, nec episcopis facultas sit monasterii vestri clericos sine tui 
consensus deliberatione interdictionis aut excommunicationis sententia coher- 
cere. porro illa dignitatis insignia, quibus antecessores tui Inter missarum 
solemnia usi noscuntur, nos person? tu? ex apostolica Sedis benignitate conce- 
dinius, ut videlicet in diebus solemnibus ad ofìfìtia missarum celebranda dalma- 
tica, mitra, cirothecis et sandaliis induaris. decernimus ergo ut nulli omnino 
liceat prefatuni ijenobium temere perturbare vel eius possessiones auferre, 
ablatas retinere, minuere seu quibuslibet vexationibus fatigare; sed omnia in- 
tegra conserventur eorum prò quorum gubernatione et sustentatione concessa 
sunt usibus omnimodis profutura, salva Sedis apostolica auctoritate. si qua 
igitur in futurum ecclesiastica sfcularisve persona, hanc nostre constitutionis 
paginam sciens, centra eam temere venire temptaverit, secando tertiove com- 
monita, nisi reatum suura digna satisfactione correxerit, potestatis hono- 
risve sui careat dignitate, reamque se divino iudicio exibere de perpetrata 
iniquitate cognoscat et a sanctissimo corpore ac sanguine Dei et sanctissimi 
redemptoris nostri lesu Christi aliena fiat, atque in extremo examine district? 
ultioni subiaceat, cunctis autem eidem loco iura sua servantibus sit pax 
Domini nostri lesu Christi, quateuus et sui fructum bone actionis percipiant, 
et apud districtum iudicem premia ?tern? pacis inveniant. amen. 

[L. R.] 
Datum Viterbii, per manum Ioannis Sanct? Mari? in Cosmedin diaconi 
cardinalis, sanct? Roman? Ecclesi? cancellarli, .1111. nonas iulii, indictione duo- 
decima, incarnationis dominic? anno .m°cc°. nono, pontificatus vero domini 
Innocenti! pap? tertii anno .xii°. 

(a) Cod. consacratiouis (b) Corr. pertinentium 



142 A. GAUDENZI 



XXXI. 

Anno 1209? 

Diploma dell'imperatore Ottone IV a favore del monastero di 
Nonantola, alterato dopo la metà del sec. xiv. 

Da due copie contenute, l'una, nel codice Romano-Nonantolano a e. 44 [A], l'altra, nel co- 
dice Estense-Nonantolano a e. 29 [B]. 

De Angelis, Synodus Nonantulana, App. V, p. 2}. 

Copia privilegi! Ottonis imperatoris, cuius originale est in episcopstu Bo- 
nonie, registratum apud ser Laurentium Cattaneum notarium episcopatus (0. 

(2) In nomine sancte et individue Trinitatis, Otto divina l'avente clementia 
quartus Romanorum imperator semper augustus. si res ecclesiarum Dei 

(i) Due notai cosi appellati ebbe il vescovado di Bologna. Gli atti del 
primo, dall'anno 1545 al 1608, si conservano nell'archivio Notarile della 
città: quelli del secondo, dall'anno 1615 al 1622, dovrebbero essere, secondo 
l'Amorini, nell' archivio Arcivescovile, ma di fatto non vi si trovano. Pro- 
babilmente si accenna a quest' ultimo che, trattando le pratiche relative alla 
collazione dei benefici, forse, a dimostrare che una chiesa, sulla quale il 
monastero affacciava pretese, non gli aveva mai appartenuto, registrò il pri- 
vilegio di Ottone: del quale il vescovado, anzi che il preteso originale, deve 
aver posseduto una copia autentica. 

(2) Questo diploma fu dal Tiraboschi passato sotto silenzio, come se non 
esistesse o fosse così apertamente falso, da non meritare neanche un ricordo. 
Io lo credo in complesso genuino, e coli' altro del 1210 spurio, ma fabbricato 
su uno autentico (Cod. diplom. Nommt. n. ccccvii), presso a poco nello stesso 
rapporto, in cui stanno le due bolle di Innocenzo ili. Secondo me il mo- 
nastero, in questi per esso torbidi anni, si fece prima confermare dal papa 
i suoi possessi nella forma tradizionale. Ma poi quando l'imperatore discese, 
nell'estate del 1209, in Italia, eccitando le speranze di tutti i suoi partigiani, 
e si accampò a Spilamberto (cf. Muratori, Ann. ad ann.), esso gli chiese, 
oltre la conferma degli stessi e di altri possessi, la facoltà di rivendicare quelli, 
che da lungo tempo aveva perduti per opera di potenti. Di questi possessi 
indicansi qui, assai sommariamente, i lontani, e dei vicini, tralasciati gli altri 
della montagna modenese, enumeransi diligentemente quelli della pianura bo- 
lognese; onde è a ritenere che la concessione fosse diretta sopratutto contro 
il vescovo e il comune di Bologna: dei quali l'uno, ad esempio, teneva S. Gio- 
vanni in Persiceto, e 1' altro Piumazzo. Neil' anno seguente, forse minacciato 
dal comune di Modena, il monastero chiedeva all' imperatore un più solenne 
riconoscimento dei suoi diritti, non so se in forma di conferma dei privilegi 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 123 

defendere et custodire studuerimus, credimus et indubitanter scimus quod 
tranquillius et felicius regnare et in statu prospero permanere poterimus. 
quapropter omnibus Christi nostrique fidelibus tam futuris quam presentibus 
notum facere volumus, qualiter nos, prò salute anime nostre nostrorumque 
antecessorum regum et imperatorum, monasterium quod est constructum in 
loco Nonantula ad honorem omnium apostolorum ac beati pontificis et con- 
fessoris Christi Silvestri, ubi etiam eius ossa humata requiescunt, ac venera- 
bilem eius abbatem nomine Raymundum et omnes terras, castella, bona et 
possessiones quas habet et in posterum Domino largiente rationabiliter adi- 
pisci pottrit, sub nostra imperiali protectione atque tutella suscepimus, ad W 
augmentum quoque (b) gratie nostre omnia que nunc habet vel in futurum 
legitime habebit ei auctoritate imperiali concedimus et corroboramus. et 
quoniam celsitudini nostre idem Raymundus abbas plura privilegia, prece- 
pta (e) regum et imperatorum presentavit, et maxime Aystujphi Longobar- 
dorum regis, domni Karoli, Ludovici, Hlotharii, Ber[en]garii, Othonis, Hen- 
rici et aliorum imperatorum et regum, necnon Adriani (<l), Leonis, Alexandri, 

(a) Codd. et (b) B om. quoque (e) B aggiunge donationes (d) A Andriani 

di Astolfo: proprio nello stesso modo che dal papa invocava la sanzione della 
bolla di Adriano. Ma, o perchè esso si fosse riconciliato coi Bolognesi, o 
perchè Ottone non volesse a questi dispiacere, dei due luoghi sopra nomi- 
nati e di altri di quel vescovado non parlava più. E naturalmente poi, 
come la seconda bolla di Innocenzo III la prima, così il nuovo diploma di 
Ottone IV faceva dimenticare il vecchio. 11 quale, del resto, nella sua forma 
odierna ha traccie sicure di alterazioni posteriori : sopratutto là dove parla 
del Panaro. E veramente, pur non considerando che sopra di esso dicevansi 
costrutti i due molici che si trovavano sulla Zena, è certo che la conces- 
sione al monastero del letto e delle rive del canale che scaricava questo 
fiume nel Po potè fingersi soltanto molto dopo che, nel 1347, il Panaro per 
mezzo del navile di Modena fu immesso nel Po. E si capisce anche, che 
per appropriarsi quel canale, il monastero, non potendo alterare né il grande 
diploma di Astolfo, né l'altro di Ottone IV, del quale esistevano molte copie 
notarili, ricorresse al primo obbliato privilegio di questo imperatore e ne sop- 
primesse la data, perchè non apparisse abrogato dal secondo. Le altre mu- 
tazioni del testo originario sono difficili a riconoscere. Certo tra queste è la 
sostituzione della prescrizione di trecento anni ad altra più breve. Fa anche 
impressione sulla fine quell'appello dell' imperatore non solo ai suoi successori, 
ma anche ai pontefici e vescovi, « per quanto hanno caro che le loro buone 
(c azioni siano dai posteri rispettate», alla osservanza del diploma: quasi che 
un papa altro prelato ecclesiastico avesse l'autorità di infrangerlo. Ma 
questa aggiunta si spiega coU'avvilimento, in cui cadde sulla fine del secolo xiv 
l'autorità imperiale in Italia. 



124 ^- GAUDENZI 



Pascalis, Callisti et Iniiocentii Romanorum pontifìcum, quibus continentur 
donationes multorum honorum, castrorum, molendinorutn, montium, alpium, 
planorum, campestrium, vallium, nemorum, aquarum et aqueductuum cum 
multls aliis rebus ad favorem diete abbatiede Nonantula, quarum rerum alique 
fuerunt iniuste et malo modo occupate per multas personas et comites, mar- 
chiones et alios potentes, volumus et mandamus, sub pena indignationis nostre 
celsitudinis, omnibus episcopis, ducibus, coniitibus, marchionibus et aliis magnis 
parvisque personis que obtinent et occupant aliquid de rebus, bonis et iuribus 
diete ecclesie Noaantulane centra formam privilegiorum ipsius sine licentia 
dominorum imperatorum antecessorum nostrorum ac pontifìcum Romanorum, 
etiam cum consensu monacorum, statini debeant illi dimittere et relaxare ac 
consignare dicto domino Raymundo abbati et suo cenobio eiusque successo- 
ribus in futurum omnia usurpata, possessa, tenta et occupata, non obstante 
prescriptione, etiam si esset trecentorum annorum, nisi a iusto titulo cum 
consensu imperatorum atque pontifìcum originem habuisse constaret. et ut 
clarius appareat de omnibus, omnia ei auctoritate imperiali concedimus et 
corroboramus ; videlicet in primis ipsum castrura Ncfiantule cum suis villis 
contiguis prout aliquando tenuit et possedit et nunc tenet et possidet; item, 
in Mutinensi Castrum Novum, Spinalambertum, Castrum Vetus, Campilium, 
Maranum, Castrum Crescente nec non curiam Solarie, curiam Sorbarie, Ron- 
caliarum, Camurane, Grumuli, Sancti Martini in Spino, curte[s] Curtilis, Ga- 
velli, Sancti Felicis et Albareti, atque Trecentule et Pontis Ducis. item, 
concedimus et corroboramus eidem sancto cenobio predictoque Raymundo 
abbati (a) et suis successoribus in Bononiensi: castrum Sancti lohannis in Per- 
siceto, castrum Crevalcorii, Roncolamberti C»), castrum Sancte Agate, necnon 
Rastelini, Manzolini, Taivali, Monterionis, Pantiani, Castelionis, Celule, ca- 
strum Pactiani cum tota curia, castrum Piumati! ac curiam Vilzacare, ca- 
strum Crespellani, Montis Velii, Seravalis, Samorii, Savigni, Rufeni, Montis 
Cereris, Roche Comete, lani, Beliverii (<=) ac terram Bagni, item, concedimus 
et corroboramus in Ferrariensi : curiam Bondeni, insulam Vicianam, castrum 
Tedaldi, et quicquid iacet Inter Padum, Buranam et Volvulum et in Corigio 
inde, item, in Veronensi : totam curtem Nogarie et curtem ad Duas Robores 
et silvani Ostilie in confinibus Mantuanorum. item, in Regiensi: castrum Cur- 
tioli cum curia Cela W, curiam Quarantole cum castro Mirande,, item curiam 
Sancti Ambrosii de Situla et curiam totam Curticelle. et in Parmensi: castrum 
Arquatum. item, in Assisino, Eugubino et Nucerino castrum Saxi Ferrati 
cum pertinentiis suis, castrum et curiam Vallis Fabrice, serram Sancti Abundii 
et curiam Sancti Donati; omnia in omnibus (=). item, intra civitates Bo- 
nonie. Mutine, Regii, Ferrane, Parme, Placentie, Papié, Cremone, Verone, 
Tarvisii, Mediolani et alias civitates omnes ecclesias, iura et bona, que nunc 

(a) B om. abbati (b) B Ronchi Lamberti (e) B Beriverii (d) B terra Silva 
(e) A om. omnia in omnibus 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 125 

possidet seu a trecentum annis ultra possidebat, omnia in omnibus, cum 
suis ecclesiis, campis, pascuis, planis et montuosis, cultis et incultis, rupibus, 
rupinis, silvis, nemoribus, molis, molendinis, aquis et aquarum decursibus. 
concedimus quoque et corroboramus predicto Raymundo abbati et successo- 
ribus suis flumen Scultennam quod dicitur Panarius, ubi derivatur usque in 
Padum, et ripas eiusdem usque ad C-») duodecim pedes in latitudine ab uno- 
quoque latere dicti fluvii, [ita] quod nuUus audeat vel presumat aquam de 
dicto flumine Scultenne vel Panarii quoquo modo extrahere; et utrasque ripas 
predicti canalis usque ad duodecim pedes sicuti quantum decurrit; et nullus 
audeat vel presumat niolendina, pontes, transitus vel edificia aliqua super 
eum construere vel edificare sine expressa licentia predicti abbatis et suorum 
successorum, preter duo molendina que pertinent ad curtem Pantianum. et 
qui contrafecerit cadat in penam librarura centum auri. rogamus W etiam 
omnes successores nostros imperatores et reges, omnesque pontifices et epi- 
scopos, ut prò Dei amore et per quantum carum habent sua recte facta a 
posteris custodiri, ut centra nostrum hoc preceptum nullo modo cogitent 
tollere vel immutare, sed permittant omnia ad usum dicti sancti cenobii in- 
tegra (<^) permanere, et ad substentationem pauperum et monacorum, prout ab 
initio donata et concessa fuerant. quod W sì quis dux, marchio, comes, aut 
alia parva magnava persona ausu temerario contravenire presumpserit, penam 
lib, qu^ngentarum puri auri sciat se compositurum, medietatem fisco nostro 
et medietatem eidem cenobio sciat se compositurum. quod ut certius credatur 
et a posteris observetur, de subtus manu nostra signari et de anuli nostri 
iussimus impressione communiri. 

XXXII, I. 

Anno 423. 

Falso privilegio dell' imperatore Teodosio in favore di Bo- 
logna, concernente lo Studio della medesima e il suo distretto, 
fabbricato tra gli anni 1257 e 1258. 

[A] Copia contenuta nei Registro del comune di Bologna, detto anticamente Piccolo ed ora 
Nuovo, la quale può considerarsi come l' originale della falsificazione. Da questa si trassero più 
tardi molte copie notarili, delle quali ricordiamo quella contenuta nell'Archivio di Stato di Bologna 
{Mise. VI, n. io), che il Savioli (Annali, III, :, 314, n. G.) credè avanzo di un secondo registro 
contemporaneo alla creazione del privilegio ed in gran parte distrutto, mentre invece essa fu fatta 
sullo stesso Registro Piccolo dal notaio Iacopo dei Bianchetti, probabilmente nell'anno 1387. Una 
seconda copia, eseguita nell'anno 1418 da tre notai, certo per incarico del comune, fu trascritta 
a e. 31 del codice Vaticano 1989, che forse è quello stesso indicato col n. 910 dal Ghirardacci 
nell'indice al volume primo delle sue Istorie, alle parole « Privilegio di Teodosio ». La prima 
carta del Registro Nuovo contiene il testo del diploma, scritto come il rimanente del registro stesso, 
dal notaio Bernardino da Stigliatico. Invece a e. 2 di carattere diverso, e non più notarile ma 
librario, segue l'aggiunta che comincia colle parole « Venerabilis pater Petronius » e la supposta 

(a) B in (b) B rogantes (e) B integre (d) B om. quod 



126 A. GAUDENZI 



lettera Ji sant'Ambrogio. [B] Copia dell'anno 1350 circa, contenuta nel ms. 1456 della biblioteca 
Universitaria di Bologna, in principio della cronaca del Villola, e preceduta da questa indicazione : 
oRcperitur in quodam libro qui nuncupatur Register parvus, qui est in camera actorum co- 
li munis Bononie, infrascriptum privilegium inter alia in hunc modum, quod privilegium concepsum 
« fuit per Thcodoxium imperatorem civitati Bononie curentibus annis Domini .iin<^ xxiii. ». 
Henclii derivata da A , questa copia ha qualche valore a cagione della variante « Equitaniensem » 
per « ritaviensem ». [C] Copia contenuta, a e. i, nel primo volume del registro, intitolato lura 
confinium, scritto nell* anno 147), che riproduce un testo volontariamente alterato, e di cui è caratte- 
ristica, nella conferma, li dove il diploma originario ha Frenandus frater regis Galitie », la variante 
«Sicilie vel Galitie». Questo nuovo testo ufficiale si trova riportato nelle Co//«/a«<a di Pelle- 
grino Prisciano, conservate nell'Archivio di Stato di Modena, al voi. II, e. 310, con qualche variante; 
e si trova inserito nella leggenda volgare di san Petronio nel ras. della biblioteca Universitaria di 
Bologna, n. 1680, a e. 4. [D] Magnifico esemplare in pergamena, conservato nella stessa biblioteca 
sotto la segnatura 125, 2, di un testo riveduto e corretto per uso dello Studio. Questo esemplare 
deve essere rimasto affisso, non sappiamo per quanto tempo, insieme coi Roluli, che al piivilegio 
espressamente si richiamavano. È scritto nella seconda metà, e fors' anche sullo scorcio del sec. xv 
con caratteri che si studiano di imitare quelli del secolo xiii, e vi riescono cosi bene da produrre 
sulle prime incertezza sulla loro età. Esso contiene il privilegio e la conferma, ma non l'editto di 
sant'Ambrogio. LE] Lapide in marmo nero, che si trova ancora nella chiesa di S. Domenico in 
Bologna, in faccia alla porta della sagrestia, con questa intestazione « Privilegium aureum con- 
ti cessum almo Bononie studio per sacratissimum imperatorem Theodosiura hic locatum per claris- 
c< siraura iureconsultum Ludovicum Bologninum anno Domini .mdvii., lulio II pontifice maximo 
«feliciter regnante et .xi.. consiliariis ab eodem creatis prò sac. Ro. Ecclesia ac S. P. Q. Bono- 
«niensi, quos inter dictus d. Ludovicus Bologninus unus est». Qui manca, come nella edizione 
che ora ricorderemo, la conferma del privilegio. [F] Ms. della biblioteca Universitaria di Bologna 
n. 1582, contenente le costituzioni del collegio generale dei giudici, consiglieri ed avvocati di Bo- 
logna, scritte, pare, nell'anno 1467. [G] Nel cod. n. 1473 della biblioteca Universitaria di Bologna, 
finito di scrivere nell'anno 1180 nel monastero di S. Stefano in Bologna, trovasi a ce. 263 d, 264 a b, 
inserita nella Vita di san Petronio, la supposta lettera di sant'Ambrogio. 

La prima stampa del privilegio è quella che Ludovico Bolognini premise alla sua Teodo- 
siatia, che è un amplissimo commento del privilegio stesso, considerato come una costituzione 
estravagante del Corpus iuris. Fu impressa a Bologna nel 1481, ed è cosi rara, che il Savigny 
non riusci a trovarla. A Bologna se ne conservano due esemplari, uno nell'Archivio di Stato, e 
l' altro nella biblioteca Universitaria. Il Bolognini si occupa del solo privilegio, e passa sotto 
silenzio la conferma di esso, certo perchè da lui riconosciuta falsa, come la lettera di sant'Ambrogio. 
L'Ughelli neW Italia sacra (2» ed. II, 9-10) stampa come testo il transunto del privilegio inciso 
in marmo nella basilica di S. Petronio, che ancora vi si legge, e che noi riproduciamo sotto il 
n. XXXII, 3. Il Muratori invece (Ani, II. III, 21) ci offre il testo del Bolognini, come se fosse 
quello ivi inciso. Il Savioi.i (Annali, III, 2, 489) stampa con molti errori l'esemplare del Re- 
gistro Nuovo, riprodotto poi assai meglio dal Ricci nei Primordii dello Studio di Bologna (Bolo- 
gna, 1888) a p. 178. 

In primis de civitate Bononia per imperatorem Theodoxium constructam 
et ordinatam ad scientias in facultate qualibet "instruendas, et de districtu 
ipsius civitatis confinato per eundem CO. 

Tenor cuiusdam privilegii sic incipientis C^). 

(a) In primis - incipientis] Queste parole si trovano naturalmente solo in A 

(i) Le origini del privilegio di Teodosio, i suoi rapporti colla leggenda 
di san Petronio, e le vicende successive dell'uno e dell'altra formeranno og- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 127 

(a) Theodoxius Dei gratia Romanorum imperator semper augustus, in 
imperium constitutus a Theodoxio W suo patruo, qui per potentiam iraperiuni 
acquisivi! Gothorum, Ardeque (0, Libie et Asyrie W atque Parthie et Indiarum 

(a) D In nomine domini nostri Ihesu Christi. anno nativitatis eiusdem quadrin- 
gentesimo vigesimo lercio, indicione sexta (b) E ab Honorio (e) D E Archadie- 
que B atque (d) B Asie 

getto di speciale trattazione altrove. Qui basterà avvertire che, a parer 
nostro, quello fu fabbricato in due volte durante la composizione del Re- 
gistro Nuovo, e quindi tra il luglio del 1257 e il febbraio del 1258; e non 
tanto per rivendicare a Bologna la prerogativa di uno Studio esclusivo, 
quanto per ridonarle il confine bizantino del Panaro, e attribuirle il terri- 
torio, dove sorgeva Nonantola. Per questo il vescovo di Bologna, che an- 
ch'esso agognava alla preda dell'abbazia, corroborò colla sua autorità il re- 
gistro, che dalla falsificazione aveva principio. Ma questa fu opera della 
fazione allora imperante in Bologna, e che s'impersonava in Fabbro dei Lam- 
bertazzi e in Castellano e Loderengo degli Andalò: come appare dal giura- 
mento che nelle mani di Brancaleone, nipote di costoro, prestò Alberto 
Greco, assessore dello stesso Brancaleone, allorché accettò la podesteria di Bo- 
logna pel 1258 (Savioli, Ann. doc. n. dccxix). Il privilegio adunque nacque 
o dalla ispirazione diretta di Brancaleone, o da quella dei suoi pii^i stretti 
parenti, o dei suoi più fidi seguaci: ed è quindi la più vera espressione delle 
sue idee, e la migliore illustrazione della leggenda delle sue monete: « Roma 
« caput mundi ». E veramente Teodosio, che ha il soglio della sua dignità 
nel Campidoglio, nel fatto è il capo del sacro romano impero, e più preci- 
samente è l'antecessore di Federico IL Solo egli non è, come Enrico VI, 
venuto dalla Germania ad occupare la Sicilia: ma di qui ha col suo valore 
acquistato l'impero dei Goti, cioè dei Tedeschi: e quindi l'idea nazionale, 
che con Buoncompagno eruppe potentemente dalla scuola di Bologna, riap- 
pare qui. Ed al regno di Sicilia Teodosio unisce forse quello di Sardegna : 
giacché io non so spiegare quell' « Arde », se non con una erronea trascri- 
zione di « Ardare », che era il regno sardo da Enzo, allora prigioniero dei 
Bolognesi, ereditato. Che Teodosio per altro comandi anche in Francia, in 
Inghilterra e in Ispagna, non si sa concepire; ma si vedono i re di questi 
paesi rispondere premurosamente ai suoi inviti, come vassalli: solo quello 
di Aragona, emulo del castigliano, deve cedere il luogo ad un magistrato 
romano di grado inferiore, cioè a quel Parso « in Hispania citeriori proque- 
« stor ». A Costantinopoli, che in quel momento è sede del nuovo e già 
decrepito impero latino, Teodosio ha posto un vicario. Egli è invece si- 
gnore diretto ed immediato di tutte le popolazioni slave d'Europa, e di tutte 
le terre d'Affrica e d'Asia, che le crociate, ed i conseguenti commerci col- 
r Oriente, hanno fatto conoscere: anzi delle crociate ha realizzato l'ideale 



128 A. GAUDENZI 



et Tarsie diix et princeps, et Persie et Babilonie magne et Egypti et Macedonie, 
Ciimanie (»), Blachie (•) et Rufie (b), Herminie et Phiopie (=), Sclavanie W, et 
Affrice et Sicilie rex, omnibus studentibus et studere volentibus in civitate Bo- 

(a) E Caramanie (d) D Balchie E Vallachie (b) C Rusie D Russie 

B om. Blachie et Rufie (e) CD Ethiopie (d) Cosi tutte le copie. 

diventando padrone di tutte le terre allora tenute dai Musulmani. Roma è 
dunque la sede di un impero che in Europa si è esteso verso oriente per 
lo meno di tanto, quanto ha perduto nell'occidente; e che abbraccia tutto 
il resto della terra; e perciò nelle monete di Brancaleone essa appellasi « Ca- 
« put mundi». Ma questo non distrugge la sua autonomia comunale: a si- 
gnificare la quale si rievocò, come un secolo dopo da Cola di Rienzo, la 
tradizione repubblicana ; e quindi vengono in iscena e i cento padri coscritti 
pel senato, e i due pretori pel duplice ufficio del senatore avanti Brancaleone, 
e il prefetto dei vigili che porta l'ascia, scambiata colla scure consolare, 
come esecutore della loro giustizia. E da ultimo compare, come notaio 
imperiale, Cicerone, di cui la memoria fu sempre viva in Roma. L'azione 
poi, descritta nel privilegio, ha tre fasi, delle quali la prima si svolge in Roma, 
la seconda presso Bologna, e la terza in Roma di nuovo. Perchè a Teo- 
dosio nell'aprile, e quindi probabilmente durante la Pasqua, di un anno non 
ben determinato, si rivolgono i filosofi, i poeti, e i maestri di tutte le arti 
e di tutte le scienze, che andavano piangenti e raminghi pel mondo, affinchè 
egli in qualche parte del suo impero fondi una città atta agli studi. Teo- 
dosio ci pensa sopra venticinque mesi : e poi destina a ciò Bologna, posta 
là dove s'incontrano le vie di comunicazione di quattro regioni: e la costi- 
tuisce armadio dei suoi segreti, cioè a dire capitale di fatto del suo impero. 
Ma a conferma di questa deliberazione fa convocare in Roma da papa Ce- 
lestino un concilio ecumenico, ed in esso sancire che lo Studio debba rima- 
ner sempre incorrotto ed inviolato in Bologna, retto dalle costituzioni che 
annuncierà. Questo fu escogitato per impedire che il papa con una scomu- 
nica, quale già si aspettava nel 1257 e quale poi sopravvenne nel 1259, in- 
terrompesse od anche sopprimesse lo Studio. Ad ogni modo, appena fer- 
mato questo, il giorno nove di maggio, Teodosio in fretta s'avvia verso 
Bologna, e vi arriva il primo giugno: cioè a dire nel tempo in cui allora, 
percorrendo venti chilometri al giorno, ci si doveva giungere con un eser- 
cito: e in un mese la rifabbrica completamente. Qui per altro nella testa 
del falsario si produce una strana confusione: perchè egli in omaggio alla 
dottrina che Bologna sia città regia perchè costruita da Teodosio, vorrebbe 
che questi la riedificasse colle sue mani: ma davanti alle difficoltà, che que- 
st'opera muraria dell'imperatore suscita, par che si contenti, ch'egli la forni- 
sca di tutte le scienze, consegnando magari colle sue mani i libri ai maestri, 
o facendo qualche cosa di simile. Ad ogni modo incerta è la costruzione 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 129 

nonie salutem, et scientiarum felici gloria mundum C*) omni tempore guber- 
nare (*). 

Nostre maiestatis clementia philosophorum ac poetarum, omniumque 

(a) A mugdum (b) D gubernandum 

del periodo, che io, supponendo il genitivo « scientiarum » retto da « premuni- 
« tam », spiegherei così: « Riedificammo colle nostre mani la città già premunita 
« di tutte le scienze, e la compiemmo circondandola di forti muri, con fortifica- 
« zioni di torri e di spaldi ». Fatto questo, Teodosio promulga le tre costi- 
tuzioni approvate dal concilio; ma pensa che la città abbisogna anche di un 
distretto. E quindi lo determina: e prende poi gli abitanti di quella e di 
questo sotto la sua speciale protezione. E a questo punto si arresta il pri- 
mitivo testo del privilegio: il quale io non dubito che si supponga dato a 
Bologna: presso la quale era già stata promulgata l'autentica « Habita », di 
cui la disposizione è qui ripetuta: e dove si credeva che il privilegio potesse 
essere confermato da Riccardo di Cornovaglia, quando egli si sarebbe recato 
a prendere la corona imperiale. Ma allorché questa speranza cadde, e i Bo- 
lognesi si voltarono ad Alfonso di Castiglia, il quale trattava Brancaleone 
come suo amico (cf. Bòhmer, Reg. imp. V, i, p. 1028, n. 5492"), si credè 
opportuno di corroborare il privilegio stesso di nuove sanzioni. E prima lo 
si suppose munito di sigillo aureo, e consegnato a san Petronio, vescovo di 
Bologna. Poi si finse che Teodosio, ritornato a Roma, lo annunziasse uffi- 
cialmente dal Campidoglio alla presenza, e quindi coll'assenso, del papa, dei 
cardinali, degli inviati dei re di Francia, d'Inghilterra, di Castiglia e di Ga- 
lizia, dell'imperatore di Costantinopoli e del re di Tessalonica, e di altri 
principi, prelati e baroni così citramarini come ultramarini. Di qui si vede 
che, secondo le idee di Brancaleone, il papa, che egli aveva costretto a se- 
dere in Roma, non solo doveva esercitare a profitto della civile la sua auto- 
rità religiosa, ma doveva anche rendere più solenni e più efficaci gli atti 
propri di questa colla sua cooperazione ed assistenza. E infatti Celestino, 
il quale, per stabilire la inviolabilità e perpetuità dello Studio, secondo gli 
ordini di Teodosio aveva convocato lui il concilio, ora che si trattava di 
determinare il distretto di Bologna, veniva semplicemente ad ascoltare la 
parola imperiale, come gl'inviati dei principi laici. È poi curioso il fatto 
che, tra questi ultimi, i re d'Inghilterra e di Francia avevano mandato due 
semplici conti, ma quelli di Castiglia e di Galizia i loro fratelli, di cui uno 
era canonico di Compostella: curioso dico, perchè si sa che in quel mo- 
mento Alfonso, re di Castiglia e di Galizia, era rappresentato in Roma dal 
fratello Emmanuele, e da un canonico Giovanni di Compostella (Reg. cit. V, 
2, p, 1430, n. 9140). E del resto anche la presenza di altri personaggi ec- 
clesiastici, ad esempio quella del cardinale diacono di S. Maria in Via Lata, 
che nel 1257 era Ottaviano degli Ubaldini: ovvero del priore dei Camaldo- 



130 A. GAUDENZI 



facultatum et liberalium artium (») errando deflentium(b) per diversa, eo- 
rum(":) preceps hum il li mas 00 decrevimus exaudire, qua uciquam(e) parte 
nostri imperii civitatem aptani studio construere debeamus, in qua philo- 
sophy et poete, et periti legum et omnium liberalium artium et facultatum 
omnium, scolaribus (0 scientias affectantibus debeant liquide promulgari (g) 
cum ingenti studio (^) doctrinam studentibus tribuendo. unde a nobis 
pienissima deliberationc habita (') per spatium vigintiquinque mensium(k) ab 
eisdem philosophis et poetis et peritis, civitatem Bononie G) que in quadrivio 
quatuor provintiarum permanet, scilicet Ligurie seu Lombardie, Marchie Ve- 
la) Devesi supplire qui peritorum o magistrorum (b) B CD defluentium (e) C 
aggiunge territoria D ha per diversas mundi partes, preces etc. (d) B earum pre- 
cem humilimaai (e) qua unquam cioè «in quale mai» Così ho emendato il quocunque 
di A BCDE uno quo F in qua (f) C agg. studentibus (g) CDEF pro- 

mulgare (h) C agg. earum (i) CD pre'aabita (k) D agg. et (1) D agg. 

studio tamquam magis aptam 

lesi, nella chiesa dei quali si radunava a Bologna la università degli Ultra- 
montani; si spiega coi rapporti di quel tempo. Nel resto l'assemblea somi- 
glia a quelle, nelle quali si promulgavano le assise del regno di Sicilia: il 
che fa supporre, che ad esso appartenesse lo scrittore del privilegio, certo 
uno scolaro di rettorica. E l'attribuzione di quel regno a Teodosio, e so- 
pratutto poi il « notariato della magna curia » conferito a Cicerone sembrano 
confermarlo. Ad ogni modo questo strano falsario non era un bolognese: 
come accenna la storpiatura del fiume « Senio » in « Senso », e l' appella- 
lazione, del resto inaudita, di « Sanubio», appiccicata ad esso per fare il 
paio coir altra di Scoltenna e Panaro: e certamente suggerita dalla rifles- 
sione, che essendoci presso Bologna il Reno, era opportuno metterci anche 
un rappresentante del Danubio. Opera di un notaio bolognese invece 
furono le tre costituzioni dello Studio, e la sanzione del privilegio: ma avendo 
questo notaio aggiunto così alle une come all'altra un « eccetera », per dire 
che a queste doveva seguire il resto, l'autore di quello credè che anche gli 
« eccetera » facessero parte del testo, e li conservò. Inutile dire che a queste 
goffaggini di concetto vanno congiunte goffaggini di forma: delle quali una 
sola importa qui notare, perchè rende spesso diffìcile l'intelligenza del testo: 
ed è l'aggiunta di un « que » ad alcune parole, per renderne il suono più 
pieno, anche quando il sènso vi ripugna: per cui egli scrive « omnibusque » 
per «omnibus», « omniumque » per «omnium» e cosi via. Dopo questo 
sembra impossibile che una scempiaggine simile potesse essere presa sul 
serio : eppure noi mostreremo, che intorno al supposto privilegio ed alla 
leggenda di san Petronio per esso modificata, si aggirarono i maggiori avveni- 
menti della storia di Bologna nel medio evo : e che nella età moderna, esso 
si considerò come il palladio dello Studio fino al tempo di Benedetto XIV, 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 131 

ronensis, RomanioleC») et Tuscie, ad perempne studium ordinamus, quam 
ab hodierna die in antea nostrorum secretorum armarium reputamus. ad 
hec autem peragenda et fìnnanda, in(b) Romana urbe, in concilio siquidem 
generali, omniumque (0 Christianorum regibus convocatis, omniumque prela- 
torum Ecclesie existentium W per summum pontificem C[elestinum](e), su- 
per (f) studium et studentibus spetialiter civitatis(g) Bononie memoratum(h), 
per papales litteras Cliristianisque (0 omnibus amonitisC'), confirma[vi]mus G) 
quod incorruptum et inviolatum semper in ipsa civitate Bononie debeat per- 
manere, cuni constitutionibus studii et studentibus infrascriptisC™) civitatis 
eiusdem lectis et approbatis in concilio memorato in Romana nostra excel- 
lentissima civitate die nono intrante madio. nostra autem imperialis maie- 
stas discedens a civitate Romana et dirigens gressus nostros usque in (°) ci- 
vitatem Bononie supradictam (o), quam die primo iunii intrante nostris propriis 
raanibus omniumque (p) scientiarum (q) rehedificavimus premunitam, muris 
etiam vallidis circumdatam cum munitionibus turrium et vallorum usque 
ad secundum (0 diem iulii secuturi perfecimus; et effectui fecimus («) pre- 
dieta omnia demandari, etW ut prediximus, statuentes ("). si quis autem cauxi- 
dicus sive iudex sententiam aliquam tulerit, nisi in civitate Bononie supradicta 
per quinquennium studuerit, ipsamque (') sententiam vel sententias anichila- 
mus, irritamus et volumus essenullam tt nuUius momenti etiam W vel valoris. 
et si quis ad magistratus dignitatem pervenerit, et librum ab archidiacono maio- 
ris ecclesie non susceperit magistralem, quamquam a peritis cuiuslibet facul- 
tatis fuerit approbatus, ab ipsa dignitate et dominio privamus. et si quis 
scolarem aliquem in terra vel aqua offenderit ad studium (y) veniendo seu re- 
deundo a studio, modo aliquo vel ingenio, in persona vel rebus, capite puniatur 
a presule civitatis vel castri vel ville vel curie aut loci ubi deliquerit malefactor. 
quod si(z) presul, dominus vel potestas aliquorum predictorum locorum facere 
desierit, penam eandem patiatur omnino et cet. C^^) ('). civitati autem nostre 



(a) DEF Romandiole (b) CD agg. nostra B om. in Romana (e) D om- 

nibusque (d) D omaibusque prelatis ecclesie existentibus (e) C\ DEF Cele- 

stinum (f ) D agg. prefatum (g) D £ in civitate (h) B memoriatum C in 

dieta DEF memorata (i) EF Christianis (k) D agg. quod (1) D agg. et 

(m) infrascriptis] CD in scientiis (n) D ad (o) CD agg. eandem studio ge- 

nerali omnium facultatum gratiose decoravit et (p) D omnium (q) CD agg. 
robore (r) D secundam (s) C om. fecimus (t) B D om. et (u) £ 

om. statuentes C agg. quod (v) CD ipsara (x) CD E om. etiam (y) C 

DF agg. Bononie (z) B om. vel ville - quod si (aa) DEF om. et cet. 



(i) Questo «eccetera», come l'altro che trovasi più sotto aggiunto alla 
sanzione, non ha senso. Ma siccome doveva trovarsi alla fine delle dispo- 
sizioni da un notaio bolognese fornite al redattore forestiero del privilegio 
fu dalla ignoranza di quest'ultimo, come notammo, mantenuto. 



IJ2 A. GAUDENZI 



Bononic in (■') districtu eius volumus providere: sicut ab orientali parte currit 
Sanubium sive Sensum de alpibus nivosis in vallibus Padi et in ipsa aqua 
Padi, et sicut a meridionali parte hec protenduntur (b) usque ad alpes Scala- 
rum, et sicut ab occidentali parte currit Leo de Alpibus in Scoltenam CO, et 
sicut Scoltena seu Panarium defluit in Padum, et sicut a septentrionali vel ab 
aquilonea parte decurrit Padum W usque ad Badalenum, precipimus et (0 volu- 
mus et (f ) iubemus in (g) districtu Bononie permanere : hoc W salvo, quod si Fer- 
rariola, que de ducatu Comaclensi consistìt, ultra Padum pertransire voluerit, eis W 
usque (i) ad duos annos proximos liceat peremptorie pertransire et civitatem 
hedificare ; ita tamen quod in ipsa aqua Padi non liceat eis aliquod hedificium 
lapideum attemptare, sed solum iter prebeant securum per aquas Padi et in val- 
libus earumdem, sine aliqua datione muneris euntibus omnibus et redeuntibus 
per civitatem W et loca predictaC) omni tempore ob reverentiam Crucifìssi et 
propter imperii celsitudinem (™) cognoscendam, ad quem (°) pertinet reditus 
Padi fluminis et aquarum; et hoc ad postulationem summi pontificis Cele- 
stini; alioquin sub iurisdictione et protectione rectoris communis Bononie de- 
beat permanere, firmiter statuentes, ut (o) nuUus rex, princeps, dux, marchio 
vel Comes, nulla civitas, nuUum commune, nulla denique persona secularis vel 
ecclesiastica alta vel humilis dictam nostrani civitatem Bononie nec suos cives 
vel comitatinos nec aliquos alios qui sub eius protectione sint vel fuerint in 
aliquo, contra(p) hasnostras constitutiones predictas, in rebus vel personis audeat 
perturbare nec modo aliquo molestare, quod qui facere presumpserit, in ul- 
tionem sue temeritatis libr.(<0 decem millia auri purissimi prò pena componat 
quotiescumque presumperit contraire (0; dimidium imperiali camere, reli- 
quum civitati Bononie integre persolvatur; et in raunitione civitatis eiusdem 
penam predictam volumus devenire et cet. (*). ad cuius rei certam in poste- 
rum evidentiam, presentem paginam conscribi inde iussimus, et (0 sigillum 
nostrum impendenti (") fecimus auri purissimi roborari (0. venerabilis pater 
Petronius, natus in urbe nostra Constantinopolitana Grecorum de genere W 

(a) E et (b) C hec Alpes protenduntur (e) B CD Scoltennam e cosi sotto 

Scoltenna (d) D Padus (e) D om. et (f) C agg. mandamus et (g) E de 

(h) E hinc (i) D om. eis (j) CD agg. tamen (k) B om. civitatem D agg. 

Bononie (1) B C locum predictum (m) D excelsitudinem (n) C ad quod 

F ad quam (o) C firmiter permanere, statuentes quod (p) centra] Codd. et 

(q) B libro (r) B extraire (s) CD EF om. et cet. (t) B om. et (u) £ in 

pendenti (v) C de grecorum genere 

(i) Qui finisce il privilegio nella sua originaria redazione: e l'aggiunta 
successiva comincia naturalmente in AB CD con un a capo; e in D anzi 
con un «et». Ma io ho creduto, che per la intelligenza del testo, fosse 
meglio congiungere la prima parte dell'aggiunta al diploma, che essa deve 
integrare; e di andare a capo solo là, dove si descrive la solenne promul- 
gazione del medesimo. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 133 

Cesarum, urbis eiusdem, nunc Bononiensis (a) episcopus, precibus suis inter- 
venientibus, interposuit partes suas. cui et (b) exemplar huius sancte (0 con- 
stitutionis, bulla aurea nostre maiestatis impressa W et scriptum (e) manu Ci- 
ceronis nostre magne curie notarli, ad perhempnem (f) memoriam et utilitatem 
sancte (g) et fertilis civitatis Bononie tradidimus (h) gubernandum. 

Sedentes in Capitolio(') in solio dignitatis nostre hoc soUempniter privile- 
gium pronuntiamus : ad quod faciendum, principes et reges et barones et prelatos 
ecclesiarum tam citramarinos quam ultramarinos (k) fecimus convenire ('). in 
quo prior (m) venerabilis pater Celestinus, apostolice Sedis et sacrosancte Romane 
ac universalis Ecclesie pontifex generalis, interfuit. interfuerunt (") etiam 
duodecim cardinales, Frenandus frater regis Gallitie (») CompostelHtanus (p) 
canonicus, episcopus Penestrinus, Garsias frater regis Castelle (q), episcopus 
Hostiensis, Vincentius (0 Campanus Sancte Marie in Via Lata diaconus cardi- 
nalis, Samuel patriarcha lerosolimitanus, Paulus prior Camaldulensis, Lotthe- 
rius archiepiscopus Ravennas, Manuel Constantinopolitanus (s) imperator aucto- 
ritate nostra, Andronicus rex Tesalonicensis. appellavimus 0) Lodoycum 
illustrem regem Francie et Philippum (") serenissimum regem Anglie, a quibus 
recepiraus (") litteras continentes, ipsos variis et arduis negotiis esse taliter (») 
impeditos, quod ad nos venire nequibant. verumtamen rex Frantie transmissit 
Baldoynum comitem Flandriensem (y), et rex Anglie transmisit Gualterium 
comitem Pitaviensem (0, ipsorura ad hoc (^a) nuntios et procuratores specia- 
liter constitutos. interfuerunt etiam patres conscripti centum numero sena- 
tores, Cornelius, Tiberius ibb) pretores, Parso («) in citeriori Yspania {<^<^) pro- 
questor, PirrusC") prefectus vigilum ferens dolabrum, et alii reges, principes 
et barones (ff) et ecclesiarum prelati, quorum nomina presens calamus non 
sufficeret ad scribendum. predicto (gg) Ciceroni magne nostre curie notarlo 
damus et concedimus liberam licentiam et potestatem ut cunctis regibus et 
baronibus et personis volentibus et petentibus huius sancte (hh) constitutionis 
exemplar, ubi nostra non possit adesse presentia, possit et debeat exhibere. 

Servus Christi Ambrosius episcopus dilectisC") fratribus universis utriusque 
ordinis, maioris scilicet (kk) et minoris, in Domino eternam salutem. cunctis 



(a) F Bononie (b) cui et] ABD caius C cui (e) CD E sacre (d) B 

impensa (e) C et scripta (f) B perpetuam (g) CD sacre (h) B tradimus 

(1) AB capitlo, che ordinariamente significa apitaìo CDi? Capitolio (k) B D Um 
citramontanos quam ultramontanos R tam citramontanos quam ultramarinos (1) B 
premette convocar! et (m) C primo (n) B om. interfuerunt (o) Gallitie] 

C Sicilie vel Gallitie (p) Certo per Compostellanus D Constantinopolitanus E 

Compostelanus (q) Castelle] C Castelle vel Hispana (r) B Vincentinus (s) B 
Costantipolitanus (t) 5 apelavimus C appellamusque (u) C a^g'. nobilissimum et 
(v) B recipimus (x) B totaliter (y) C Pladiensem (z) E Equitaniensen 

(aa) C hec (bb) B Coronellus, Tyibenus (ce) D Parsus (dd) CD in ter- 

ritorio Yspaniae (ee) B prior (flF) B reges et principes om, barones (gg) C 

agg. autem (hh) CD sacre (ii) G dilectissimis (kk) B om. scilicet 



,34 A. GAUDENZI 



Italie TC"n\ subversionem Bononie civitatis credimus fore notissimam,quam non 
vera iustitia sed calva occasione Teodosica W rabiesCb) crudeliter perpensa(=) 
est. quamobrem dignum equumque fore censuimus, ut ex parte Dei et sancti 
Petri, cuius vocabulo Bononiensis ecclesia decoratur, dampnatam ac irrevo- 
cabilem sententiam anathematis obnoxie statuimus atque fìrmamus, ut nemo re- 
guni ('^) aut aliquorum magnatum urbem Bononiam ingrediatur sive (0 deci- 
piat. si quis autem tam audax (f) forte extiterit qui huic sententie non satisfe- 
cerit, et predictam urbem temere ingressus fuerit, presenti anno illlus vita finiatur 
et non (g) ultra dilatetur, corpus quoque mortui minime deferatur in urbem, 
ne simili occasione civitas illa tale amplius detrimentum patiatur. 

Currebant .ccccxxiii. quando fuit coronatus Theodosius, et regnavit 
.XXVI. annis in imperio: in quo anno dicitur fuisse factum dictum privi legiumC'). 

xxxir, 2. 

Testo volgare del privilegio di Teodosio. 

Dal codice della bibl. Labronica 2, 3, il. Dal ms. della bibl. Com. di Bologna K, i, 34 
lo pubblicò il SoRBELLi nella nuova ed. dei Rer. It. Script. XVIII, par. i, 78, 

Al nome de Dio. Qui disoto si è schrito lo breveliezio, zoè la chopia 
del breveliezio, lo quale è schrito a la chamara dagli ati del chomune de 
Bologna; lo quale breveliezio si è del Studio e de le chonfine del chontado 
de Bologna, chonzesso per Teoduoxo imperadore, chorendo gli ani del nostro 
signore messer Yesliu Christo in so 423, chomenzando a imperare Teduoxio 
imperadore in lo mondo; segnorezò agni 2$. 

Teduoxio per la Dio grazia imperadore de li Romani e sempre agusto, 
chonstituito in lo imperio a Teduoxio suo barbano, lo quale per la sua po- 
sanza aquistoe lo imperio de quili de Gote e d'A[r]chadia, de Libia e d'Axia 
e de Parchia e d'India e de Tarsia, ducho e prinzipo de Persia e de Babi- 
lonia grande e de Ezito e de Mazedonia e de Zirchaxe, Vlachie e Russia, 
e d'Erminia e d' Etiopia e de Schiavonia, e de tuta l'Africha e de la Sizilia 
re ezetara; a tuti li studianti e vogliante studiare in la zitade de Bologna 
saluti e posanza de governare ogni tempo el mondo [con] felize gloria de 
sienzie. per la benegnitade e chleme[n]zia de la nostra (0 maiestade e an- 
chora di filoxofi e poeti e d' ogne altra fachultade huomeni asenziadi abiamo 
disposto de exaudire le soe pregiere, donde et in quale parte del nostro imperio 
dobiamo hordenare una zitade ata al studio, in la quale li filoxofi e li poeti 

(a) B Teodosicha (b) Corr. rabie (e) Corr. perpessa (d) G nemo regum 
amodo omettendo aut aliquorum magnatum (e) B aut (f) B agg. fuerit (g) G 

om. non (h) Questa notizia trovasi in A e C ; in B e D e sostituita dalle altre sopra 
riportate, ed in F dalla semplice indicazione : Knno Domini .ecce, xxx.iii. In E poi 
e storpiata in modo da essere irriconoscibile. (i) Copia vostra 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 135 

e li doturi de leze e de dechretale e li schulari W deli arte liberale e d'ogne 
altra fachultade possa tribuere e maestrare de dotrina chon gran studio. Per 
la quale chosa abindone piena informazione per lo spazio de vintizinque mixi 
da quali filoxofi, poeti e doturi de leze e de dechretale, hordenemo la zitade 
de Bologna a perpetuo Studio, la quale romane in lo quatrivolo de quatro 
provinzie, zoè : de Lombardia e dela Marcha Veronese, dela Romagna e dela 
Toschana: la quale zitade d' anchuo innanzi deputemo armario de li nostri 
sechreti. e anche a formare e a chompire questo foe chonvochadi le ri 
de tuti li Christian! in chonzilio zenerale in la zitade de Roma, e tuti li pre- 
lati dela Giexia per papa Zelestino. e nui simele mente con quili, in prima 
mente amunidi tuti li Christian! per letere papale, chonfermemo la ditta zi- 
tade, e lo Studio debia sempre stare inchoroto W e inviolabele in la ditta 
zitade de Bologna chon le chonstituzione (<=) del Studio e de li studiami in- 
fraschriti de quela zitade, lieti e aproadi in lo chonzilio de quelo predito in 
Roma nostra zitade eszelentissima. a dì .vini", intrante mazo la nostra 
imperiale maestade partandose dela zitade di Roma verso la zitade de Bo- 
logna preditta, la quale lo primo dì de zugno abiamo redifichada chon le 
proprie mani e de hone sienzia fornida e zirchondada di muro e de palan- 
chadi e de fornimenti e de ture de fino a dì segondo del [luglio, el] 
Studio dobiandose hordinare,abiemo chompiuto e ad efeto W abiamo a mandare 
chome abiemo preditto hordinare. se alchuno chaxodiecho overo (•) judexe 
ara dato sentienzia alchuna no abiando studiato nela zitade de Bologna 
sopra ditta almeno per zinque agni, anichilemo quela e quele sentenzia et 
[ijritemo et volemo che s[i]ano nule e de nesuno momento overo valore, 
e se alchuno sera previguando a dignitade o a feto del so chonvento ho ma- 
zistramento, e none ara avuto lo libro de lo archidiachono de la giexia de 
Bologna mazore, ben eh' elo sia stado aproado da maistri de zaschuna fa- 
chultade peritissimi, privemo quigli da ogni dignitade e honore. e se al- 
chuno averà ofexo (0 alchuno scholaro in tera hovero innaqua vignante al 
Studio hovero ritornando per modo alchuno o per inzegno in la persona 
hovero in le soe chose, li sia tronchada la testa dal busto dal podestà de 
quela zitade o de quelo chastelo o de quela chontrada de quelo luogo 
donde lo malo fatore averà fato. e se lo signore lo podestà de quella 
terra non ara punidi li ditti malfaturi, siano ponidi loro de quela medexema 
pena. ma vogliando provedere a la vostra zitade de Bologna e al suo di- 
streto, chosì chome dala parte orientale dela zitade dischora uno fiume che 
se chiama Zanobio overo Sanjo suxo da le alpe nevoxe piene de neve e 
va in la vale de Po e in quel'aqua: e chosì chome dala parte meridionale 
queste alpe se destendano fino ale alpe dele Schale; e chosì chome dala 
parte hozidentale dischore uno fiume che si chiama Leo dale alpe e Schol- 

(a) Copia sechulari (b) Copia inchoreto (e) Copia chonstutizione (d) Co- 
pia a defeso (e) Copia chovero- (f) Copia chofexo 



i}6 A. GAUDENZI 



lena, zoè per altro nome detto Panaro; e chosì chome Scholtena overo Panaro 
dischore in Po de fino a Badalieno (a) ; chomcndemo e vogliemo che per- 
mangano e siano del distreto de Bologna: salvo e riservado se la Ferrariola, 
la quale è del duchato dela zitade de Chomachio, voglia pasare holtre, glie 
sia lezito de passare de fino al termene de dui agni prosimi ; e per[en]toria- 
lemente edifichare si possa zitade sie e in tale modo, eh' el no glie sia lizito 
de fare alchuno hedefizio de prede in suxo la ditta aqua, ma solamente a 
fare lo chamino seguro, e le aque del Pò e le sue vale, no togliando ne 
dazio né gabela ad alchuna persona per alchuno tempo, la quale andasse o 
retornasse per lo ditto luogo. e questo chomandamento chomandemo per 
la reverenzia del Chrozefisso e per la (b) eszelsitudine del nostro imperio, al 
quale pertene tutte le rendede del ditto fiume de Po e dele soe aque : e questo 
a petezione de papa Zelestino: altramente la ditta Ferariola debìa stare e sia 
sogieta (e) a la iuridizione e defenssione de rezemento del choraune de Bo- 
logna, ordenante fer[ma]mente che nesuno re, ducha, prenzepe, marchexe, 
conte né alchuna zitade né alcuna chomunitade e finale mente alchuna per- 
sona sechulare [o] eclilesiasticha, alta overo umele, hosi né presuma pertur- 
bare [o] per alchuno modo molestare la dita nostra zitade de Bologna né 
li suo zitadini né chontadini né anchora alchuno altro che fosse soto loro 
defenssione e iurede(n)zione [o] siano stadi, per alchuno modo né in avere né 
eziandio in le soe persone ; e simigliante mente no hosi né prexuma de pertur- 
bare queste nostre chonstituzzione, sabiando che, [se] chontrafarà ale preditte 
chose, per zascuna volta pagarà diese (<J) milia livre d'oro purissimo: la mi- 
tade ara la chamara imperiale, l'altra mitade arae dela ditta pena lo cho- 
mune dela ditta nostra zitade de Bologna a defenssione dela ditta nostra 
zitade. e a perpetua memorazione [et] evidenzia abiamo fatto schrivere la 
prexente pagina e roborare con suzelo d' oro purissimo pendente. lo ve- 
nerabele padre Petronio, nasudo in la nostra zitade Chostantinopolitana 
di Grezi de la zenerazione de Zesari de questa medexima zitade, adesso 
veschovo de Bologna, intrevignante le soe pregiere, intrepoxe la so auto- 
ritade. alo quale abiamo dato a governare lo esempio de questa sachra 
chonstituzione chon le bole d'oro impremude per respeto dela nostra maie- 
stade, e schrite per mano de Zizirone nodaro dela nostra grande chorte a 
perpetua memoria e a utilitade de la sagra e grasa zitade nostra de Bologna. 
E nui sedando in lo chapitolo suxo lo tribunale dela dignitade no- 
stra, solenemente avemo provezudo e pronunziado questo preveliezio. alo 
quale ato fo prexente li prinzipi e barunni chosi zitramontani chome oltra- 
montani, li quali fesemo chonvochare. e imprima mente se li foe prexente 
papa Zelestino cho .xii. chardenali, Frenando fradelo de re de Galizia, Chon- 
postuliero chanonicho e veschovo, Grasso fradelo de re de Chastela, veschovo 
d' Ostia, Vizenzo de Champagna de Santa Maria in Viola diachono chardi- 

(aj Copia Badaliero (b) Copia lo (e) Copia soglieta (d) Copia dicle 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 137 

naie, Samuele patriarcha, Paulo priore del Charmene, Loterius arziveschovo 
de Ravena, Manuel Chostantinopolitano imperadore per la nostra autoritadc, 
Andronicho re de Texenolixe. [Fesemo] domandare Ludovicho lustro re de 
Pranza, Ludovigo serinissimo re d'Anglia: dali quali avemo avute letere, in 
le quali se chontenia chomo loro erano impediti de grandi e varii suo fati 
si e in tale modo, che non poseano vegnire da nue. nientedemeno lo re 
de Pranza mandò Balduino chonte de Plandria, e lo re d'Anglia mandò Gual- 
tiero chonte, e quisti chomo loro prochuraduri spiziali. anchora li foe 
prexente li padri e inchoscripti (>) zento in numero senaturi de Roma e altri 
e i prinzipi, marchixi e baruni, li nomi di quai a schrivere non bastarave la 
prexente pena. al preditto Zizerone nodaro dela nostra gran chorte da mo 
inanzi è conzedudo lizenzia libera e posanza che a tuli li ri e baruni e altre 
persone vogliante e domandante lo esempio del dito preveliezio possa e dibia 
dare la chopia de quelo in tuti quigli luogi, donde no posa esere la posanza W 
nostra. 

E questo si è lo preveliezio chonzesso a Bologna e a lo so Studio per 
lo imperadore Teodoxio de Chostantinopoli al tempo de Zelestino papa de 
Roma e de messer sam Petronio veschovo de Bologna, che Dio sempre 
chonsiervi in ben stado. Amen. 



XXXII, 3. 

Compendio del privilegio di Teodosio inciso nella chiesa di 
S. Petronio nell'anno 1510. 

Ughelli, voi. e pag. cit. 

Epitoma ex indulto gymnasii. 

Ne bonae artes, cunctarum disciplinarum dogmata depereant; cum mo- 
res, sanitas, iudicia caeteraque id genus optimis doctrinis gubernentur ; nos 
Theodosius, Dei gratia Romanorum imperator augustus, commoditate et fer- 
tilitate loci capti, .v. ac .xx. mensium pensitato Consilio, in dignitatis nostrae 
solio sedentes, generali Christianorum convocato concilio, summo pontifìce 
Caelestino, cardinalibus .xii., archiepiscopis episcopisque innumeris, aliisque 
in variis dignitatibus constitutis principibus ac ducibus christianis; Balduino 
quoque Flandrensi ac Gualterio Pictaviensi comitibus legatis, quorum alter 
Ludovici Franciae, alter Philippi Angliae regum, illis arduis negotiis addictis, 
vicem gessere, sedente etiam centum senatorum collegio ; Bononiam omnium 
scientiarum fontem, arcanorum nostrorum armarium, perennem studii sedem 
fere, hac inviolabili indulgentia decernimus. volentes ìnsuper ut omnes 
sententìae a iudicibus, qui in alma hac civitate per quinquennium saltem non 



(a) Copia inchonspicti (b) In luogo del lat. presentia 



i}8 A. GAUDENZI 



studuerint latae, niiUae penitus existant: et si quis ad magistratus promotus 
dignitatem, ab alio quam archidiacono Bononiensi librum magistralem susce- 
perit, quamquam id quarumlibet facultatum periti praestiterint approbave- 
rintque, eum auctoritate nostra omni dignitate privamus. si quis vero scho- 
lasticos ad studium hoc euntes abeuntesque ausu temerario otfenderit, capite 
puniatur. hoc ni praeses exequatur, eadem illum poena affici iubemus. 
huius autem sacrae constitutionis exemplar, bulla aurea maiestatis nostrae 
munitum, manuque Ciceronis curiae nostrae notarli scriptum, ad perpetuam 
rei memoriam Petronio episcopo Bononiensi, ex Caesarum Constantinopoli- 
tarum sanguine orto, idem summis precibus efflagitanti ac procuranti, gu- 
bernandum, custodiendum omnibusque vicibus exequendum tradimus ac 
concedimus. 

Romae in Capitolio, anno dominicae nativitatis .ccccxxxiii., die .ix. mali, 

Johannes Franciscus Aldrovandus .vii. dictator aere publico posuit 
anno .mdx. 



XXXIII. 

Anno 12 IO. 

Falso diploma di Ottone IV, fabbricato verso l'anno 1261 (') 
probabilmente su altro genuino dello stesso imperatore. 

Di questo diploma esistono nell'archivio dell'abbazia due copie notarili, una dell'anno 1290 [A], 
l'altra del 1294 [B]; intera la prima, e solo in un luogo guasta dall'umidità, rovinata la seconda 
da questa per modo, che molti brani caddero, lasciando dei buchi. Il Tiraboschì stampò quindi la 
prima, senza accorgersi che la seconda, essendo sana dove l'altra aveva sofferto, poteva completare 

(i) L'abbazia di Nonantola fu dall'anno 1203 all'anno 1250 governata 
dall' abbate Raimondo, della famiglia bolognese dei conti di Casalecchio, 
che a Bologna incominciò a risiedere; dovè naturalmente favorire gl'inte- 
ressi dei suoi concittadini. E quindi se anche impetrò contro di questi, o 
piuttosto contro coloro che allora li governavano un diploma da Ottone IV 
nel 1209 (v. sopra n. xxxi), uà altro molto più ampio ne ottenne nel 1210 
dallo stesso imperatore contro i Modenesi. E curiosissimo è il fatto, che 
quello, come dimostrerò altrove, fu rimaneggiato verso la fine del secolo xiv 
dagli Estensi, allora padroni di Nonantola, contro i Bolognesi: questo fu in- 
vece rifatto da un abbate bolognese contro i Modenesi, perchè doveva es- 
sersi conservata la memoria, che Ottone IV in definitiva era stato contrario 
a questi ultimi. E nel fatto a Raimondo succede, sembra, un Modenese 
che fu Cirsacco : ma i Bolognesi o per denaro o per intrighi ottennero che 
questi nel 1255, sotto il pretesto della grave età, rinunziasse alla sua carica: 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 139 



il testo, là dove questo è nella edizione sua rappresentato da puntini. Oltre a queste nel codice 
Romano Nonantolano, a e. 22, è trascritta una copia notarile dell' anno 1444, tolta alla sua volta 
da altra dell'anno 1345 e completa. Ed anche di questa [C] ci siamo valsi. 

Ed. TiRABOSCHi, p. 341. 

BÓHMER, Regesta imperii, voi V, n, 404. 

Noi abbiamo stampato in corsivo solo quei brani o quelle parole, che furono sicuramente 
aggiunti dal raffazzonatore o più tardi introdotti nel testo. 



Exemplum ex autentico sumptum. 

In nomine sancte et individue Trinitatis. Otto quartus, divina favente 
clementia, Romanorum imperator, et semper augustus. 

e fosse in questa sostituito da Buonaccorso, abbate del monastero di S. Pro- 
colo, il quale continuò per tutta la vita ad abitare in Bologna. Tra il 1257 
e il 1258 fu fabbricato, come dissi, a Bologna, e non so se d'accordo collo 
stesso Bonaccorso, il privilegio che attribuiva a quella città il territorio, 
dove sorgeva Nonantola. Era facile prevedere che, se esso avesse ottenuto 
il suo effetto, sarebbe divenuto un pretesto per estendere la dominazione di 
Bologna anche a quei luoghi del Modenese, che a Nonantola erano soggetti. 
A questa perciò i Modenesi mossero una fiera lite, per rivendicare subito la 
giurisdizione temporale delle terre stesse : e questa fu decisa a loro favore 
nel 1261 col lodo, che citerò tra poco. Per occasione di quella lite, come 
cercherò ora di mostrare, fu fabbricato il presente diploma: opera di un 
monaco nonantolano in quella parte, in cui rimette a nuovo i vecchi di 
Astolfo: ma al quale un giurista bolognese deve avere dato l'ultima mano, 
là dove stabilisce che i contradditori del monastero non possano, in base a 
una nota massima del diritto romano, invocare le stesse prerogative. 

Su questo privilegio il Tiraboschi non elevò dubbio di sorta, ed an- 
che il Ficker, nel luogo citato, lo registrò come vero, certo perchè tali 
sono il protocollo e l'escatocollo; e soltanto osservò, che esso occupava 
ben cinque pagine in folio. Ma l'escatocollo dovè, secondo il solito, es- 
sere tolto dal diploma genuino, che fornì anche il sigillo all'originale della 
impostura; e il testo, di cui la lunghezza è comune alle falsificazioni no- 
nantolane del secolo xiii, fu, almeno in gran parte, supposto, e formò 
l'anello di congiunzione tra i quattro diplomi minori e il maggiore, falsi, 
di Astolfo. Nel fatto. Ottone IV finge di confermare le disposizioni di costui: 
ma poi, ad esempio, ripete la concessione di Gaio Lamese « veluti ad curtem 
« nostram pertinuit », quasi che le corti di Astolfo fossero state anche sue; 
e così riconferma al monastero i quarantotto Persicetani, morti da quat- 
trocent'anni almeno, colla determinazione « qui nunc sunt, aut futuris 
« temporibus ex ipsis aut ex aliis esse voluerint ». E cosi egli afferma, 
che il monastero dal tempo dell'abbate Gerolo all'attuale, fu privo di ab- 



,^0 A. GAUDENZI 



Si liberalitatis nostre munere locis Deo dicatis quiddam conferimus be- 
nefici!, et necessitates ecclesiasticas ac petitiones servorum Dei nostro rele- 
vamus iuvamine atque imperiali tuemur munimine, id nobis cum ad mortalem 

bati. Ora che si trattasse di Gerlone, morto nell'anno 947, lo vide anche il 
Tiraboschi, il quale suppose omesse dal copista alcune parole, che cam- 
biassero il senso della proposizione : ma l' esistenza di tre diverse copie 
notarili, in questo concordi, esclude siffatta omissione. Anche più strana, 
peraltro, appare la disposizione che annulla tutte le precarie, i livelli, le 
scritture, le infeudazioni, le permute, insomma tutti i contratti conclusi dopo 
il tempo dello stesso abbate Gerolo, cioè a dire da duecento sessantatre 
anni indietro, senza neanche sapere nemmeno chi fosse colui, e mettendo 
tutti gli atti a lui posteriori in fascio con quelli di Bonifacio, deposto sul 
principio del secolo xii: e tutto questo, purché non ostasse la prescrizione 
centenaria. Ma, per esser logici, bisognava ricorrere almeno alla trecente- 
naria, introdotta più tardi nell'altro diploma di Ottone IV sopra stampato. 
D'altra parte poi si stabilisce, che le carte di proprietà del monastero, anche 
se distrutte per caso fortuito o per dolo, debbano valere, come se si aves- 
sero innanzi agli occhi; e questo senza neanche dire in qual modo si 
possa provare che sono esistite. Poi, dimenticando che di fronte alla pre- 
cedente disposizione poche precarie potevano resistere, si aggiunge : « quod 
«si quis debitam pensionem per biennium vel trienniura, secundum quod 
« lege cavetur, non solverit; vel ahenando, vel aliquo modo a iure suo ceci- 
« derit; dictus abbas et sui successores libere possint repetere et recuperare, 
«non obstante statuto Mutinensis vel alterius civitatis super extimis facto ». 
Questo ci svela quando e contro chi fu creato il falso. Perchè nel lodo 
del 1261, che pose fine alla controversia tra il monastero e il comune di 
Modena, e che è stampato nel Libro delle provisioiii, decreti &c. per beneficio 
della magnifica città di Modena (Modena, 1578, per Paolo Gadaldino), leggesi 
nel libro IIII, p. 8: « Item laudamus, sententiamus et arbitramur quod 
« cives et comitatini Mutinae et alii habitantes in civitate Mutinensi vel epi- 
« scopatu vel districtu et dioecesi qui nunc sunt vel in futurum erunt, 
« propter pensionem, fictum vel canonem sua die, vel infra biennium vel 
«post, non solutum, possessiones non amittant neque a iure suo cadant ». 
Il diploma fu dunque creato in occasione di quella lite. E veramente og- 
getto principale della medesima era, come leggesi nel citato lodo a p. 3, la 
giurisdizione che il monastero diceva appartenergli « ex concessione impera- 
«torum et regum... tara in castro Nonantulae quam in castro Crescentis et 
« Corte Sicchi et Solarla et Ronchalea et Camurana et eorum curiis et 
« horainibus et personis, et omnibus aliis castris et terris, villis et locis,... 
« ubicumque sint in episcopatu et dioecesi sive districtu Mutinae ... et loco 
« S. Ambrosii, Bagazani &c. ». E proprio in questo diploma imperiale trovasi 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 141 

vitam temporaliter transìgendam, et(») ad eternam feliciter obtinendam liquido 
credimus profuturum (0. quapropter omnium fidelium sancte Dei Ecclesie 

(a) Si volle qui mutare /'et -et dell' arengo, di Berengario (v. sotto n. XXXV) nel 
correlativo cum-tum; ma la prima correzione fu eseguita, la seconda no. 

aggiunta alle altre di Astolfo la concessione espressa della giurisdizione civile 
e criminale al monastero, dopo l'attribuzione di molti dei luoghi nominati 
espressamente nel lodo. Ma, oltre ad esercitare la giurisdizione, il comune 
di Modena voleva naturalmente addossare le collette e imporre il servizio 
militare ai sudditi del monastero. E perciò agli altri privilegi, contenuti nel 
diploma di Astolfo è qui aggiunto che nessuno « aut collectam seu bovate- 
« riam auferre aut in hostili exspeditione gravare, vel eos », cioè i sudditi del 
monastero, « in aliqua factione civitatum cogere presumat ». E di colletta e 
di boateria si parla specialmente nel lodo. Si sono poi tirati in ballo i qua- 
rantotto Persicetani, non solo perchè alla giurisdizione su di essi si con- 
nette quella sugli altri abitanti delle terre del monastero, ma perchè essi 
avevano il diritto di andar dovunque i monaci credessero di spedirli, e s' in- 
tendeva quindi che fossero sottratti ad ogni estranea soggezione. Ora è 
interessante il vedere, che il detto lodo, a p. 8, stabilisce : « quod dictum 
« monasterium possit habere et tenere liberos et immunes ab omnibus factio- 
« nibus et prestationibus coramunis Mutine viginti quatuor tezolanos forenses 
<r tantum ; exceptis exercitibus et cavalcatis communis Mutine, in quibus 
« vadant, sed non teneantur ducere boves et plaustra ; qui tezolani debeant 
« laborare solummodo terras dicti monasterii ». Ecco adunque, per una 
transazione, i quarantotto precettali ridotti alla metà, e colla libertà quasi 
dimezzata. Ed è curioso, che pochi anni dopo avendo il comune di Modena 
ordinato, pare, a quattro di questi tezolani di lavorare per lo scavo di un fos- 
sato in Nonantola, sorse una nuova lite, che fu portata avanti al papa (cf. Cod. 
Konant. doc. cccclxxx). Si vede dunque di qui, quale importanza avessero, 
e in questa e nella grande falsificazione del diploma di Astolfo, i xlviii Persi- 
cetani. Quanto ai «tezolani», che nel Du Gange (2* ed. Vili, 92) trovo 
trasformati in tessitori, quasi che il loro nome derivasse « ab italicis vocibus 
« textore et lana », essi altro non furono, che lavoratori della terra, così ap- 
pellati forse dal vocabolo dialettale emiliano « tiza » o «teza», che significa 
«fienile»: essi dovevano in origine essere bifolchi. 

(i) Questa arenga, come osservò già lo Schiaparelli (Dipi. Ber. p. 86) 
è tolta dal diploma dì Berengario da lui pubblicato col n. xxix: dal quale 
essa passò nell'altro falso dello stesso Berengario, che noi riprodurremo col 
n. XXXV. Per altro questo secondo dev' essere, credo io, stato preceduto 
da un altro ugualmente falso, sempre di Berengario, dal quale fu presa l'a- 
renga del nostro di Ottone IV, insieme coli' idea di fare in esso parlare 
Astolfo per bocca dello stesso Ottone. Ed a me più di una volta si è 



142 A. GAUDENZI 



nostrorumque, presentium scilicet ac futurorum, noverit industria, qualiter 
dominus Raymundus venerabilis abbas Nonantulensis (») nostrani adiit clemen- 
tiam postulans, ut prò Dei honore nostreque anime remedio Nonantulensi (b) 
monasterio per nostrum preceptum concederemus et confirmaremus omnia, 
que sibi pertinere videntur in regno Italico, sicut ab antecessoribus nostris 
regibus et imperatoribus sive etiam a pontificibus Romanis eideni monasterio 
collata sunt, vel etiam cuncta quecumque fideles viri vel femine per quam- 
cumque scriptionem prò suis animabus eidem monasterio largiti sunt. cuius 
petitionibus annuentes, ad imitationem serenissimorum antecessorum nostro- 
rum Ottonis et Federici (') Romanorum imperatorum divorum augustorum, et 
aliorum, sicut ipsos ex suis authenticis privilegiis aperte fecisse cognovimus, 
concedimus et confirmamus eidem venerabili monasterio in perpetuum. 

In primis, siculi Flavius Aystulphus rex Longobardorum Anselmo ab- 
bati, fundatori ei[us]dem Nonantulani monasterii, concessit, silva que di- 
citur Gena et W loca designata: coherente ab uno latere fluvio Panario, ab 
alio latere cesa que est Inter Persecetanos et suprascriptam silvam usque 
in Rivum mortuum, a tertia parte strata publica, a quarta vero parte silve et 
paludes: una cura basilica Beati Martini confessoris Christi. concedimus 
etiam et perdonamus predicto monasterio Nonantulensi, quemadmodum et 

(a) A Nonantulensis B forse Non[antulanus) come C (b) Cosi A B No- 

nantul. C Nonantulanum; e così sotto. (e) Corr. per 

affacciato il dubbio, che 1' arenga del diploma vero di Ottone IV, sul quale 
il nostro fu fabbricato, possa esser stata adattata più tardi all' altro sopra 
stampato dello stesso imperatore, privo di escatocoUo: e che quindi a No- 
nantola abbia esistito un solo diploma genuino di Ottone IV, che abbia for- 
nito ad uno dei falsi il principio, all'altro la chiusa. Tuttavia Pho re- 
spinta per questo, che nel n. xxxi arenga e narrazione sono fra loro cosi 
strettamente connesse, che debbono aver formato un complesso unico, inte- 
ramente genuino, e che le parole del nostro « sicut ipsos ex suis authenticis 
« privilegiis aperte fecisse cognovimus » trovano riscontro in altri non so- 
spetti di Ottone IV (cf. Bòhmer, Reg^. lo continuo quindi a credere che 
questi ne abbia veramente concessi due al monastero. 

(i) II diploma di Federico è certo quello stesso di cui riproduciamo più 
sotto l'estratto: l'altro di Ottone, quello più volte citato, del terzo imperatore 
di questo nome. Nel privilegio del 1209 (v. sopra p. 123) oltre a questo è 
ricordato, dopo gli altri di Astolfo e dei suoi successori, il diploma di un Enrico, 
che io suppongo sempre essere il quarto. La ragione per cui nel 1210, in- 
vece di quest'ultimo fu presentato aU' imperatore P altro del 115 5, è che que- 
sto era stato diretto contro Modena, come fu il presente di Ottone IV, a 
differenza dell'altro del 1209, che doveva difendere il monastero contro i 
Bolognesi. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 145 

predictus rex Aystulfus concessit, ut in prenominato (0 fluvio Gena nullus 
hominum potestatem habeat cum navigio pergere aut pontem vel transitum 
super eum construere, sine licentia abbatis aut rectorum monasterii qui prò 
tempore fuerint. perdonamus etiam eidem monasterio et utrasque ripas pre- 
dicti fluvli usque ad duodecim pedes, sicuti quandoque W decurrerit; ac sub- 
tus stratam publicam, ut nullus mqlendìna ibidem edificare presumat usque 
ad fines illius fluvii absque licentia prefati abbatis suorumque successorum, 
preter duo molendina que pertinent ad curtem Pantianam. et si naves 
cum mercimoniis in predictum flumen venerint infra prescriptos fines, liberam 
potestatem habeat predictus Raymundus abbas suique successores ripaticum 
legaliter exigere. confirmamus etiam eidem monasterio Nonantulensi in- 
sulam unam que esse videtur Inter Panarium et fossam que dicitur Munda per 
designata loca (2) : ab oriente predictus flumen Panarius, a meridie villa Sa- 
licetum, ab occidente predicta fossa Munda et Militarla fossa usque in silvam 
communem, et de suptus fossa Mortua exiens in Panarium: ut nemo in predictìs 
fossis vel fluminibus audeat molendina edificare absque concessu abbatis sive 
rectorum monasterii. nec non confirmamus predicto monasterio Nonantulano 
Canetulum in territorio Mutine cum omnibus pertinentiis suis: sive duas por- 
tiones de silva Lupoleto, seu silva MutianeseC'), Madematica et Caprinam (0, 
Pontenariam et paludes Grumulenses usque in limitem Decimanum, qui per- 
currit .in Gaucianum et villam Ulianam,etde ipso limite in Panarium veniente 
et de via Decimanese, ut habeat omnia usque in fossatum Finalem cum De- 
cimanese et Ulianese secundum eorum coherentias: atque ex alia parte fines 

(a) ABC qnq. Tiraboschi ubicunque (b) B Mucianese C Mutinense (e) B 
Madematica et Caprianam C Madamaticam et Caprinam 

(i) È strano, che dicasi « prenominato » il fiume Zena, del quale non 
si è pur accennata la esistenza. Probabilmente il nostro testo riposa su di 
una elaborazione del primo diploma di Astolfo, la quale, come accenna il 
transunto del 1279 (^- sopra p. 91), conteneva « qualiter donatur monasterio,. , 
«fluvius et silva de Gena»: e forse anche il nominativo «silva» si spiega 
colla costruzione del periodo ivi trovata. Siccome però «fluvius», aggiunto 
per causa della lite con Modena, non si legava alla determinazione seguente, 
motivo per cui l'epitomatore del 1279 a « silva de Gena » aggiunse « que est 
« curtis Nonantule » ; il nostro lo soppresse, pur mantenendo dopo il « pre- 
« nominato», quasiché nella menzione della corte fosse implicita quella del 
fiume. 

(2) Secondo il transunto del 1279 (v. sopra a p. 94) la donazione del- 
l'isola del Panaro, come l'altra del Gaio Lamese, era ripetuta nel f-erzo diploma 
di Astolfo: nel nostro potrebbe esser messa qui per ragione di topografia; 
ma più probabilmente onde mostrare come i possessi del monastero for- 
massero un minuscolo stato, col raggrupparli secondo la loro situazione. 



144 



A. GAUDENZI 



de Lamese in casale Modenula et Luduria, et sicut vadit argine Salese cum 
fossa duintana seu vico Siculo cum omnibus pertinentiis suis in integrum, cum 
ecclesia Beati Petri apostoli que ibi ab ipsis massariis ipsius tnonasterii edificata 
est, una fine tenente in vico Cucutio (0 atque Tostctum veniente in Panario, 
ex alio vero latere in fine Lamese. et fluvium Scultennam (b), qui et Pana- 
rius dicitur, deducendi habeat licentiam ubicumque illis melius visum fuerit, 
et ut nuUus inferioris magneve potestatis homo molendina vel portus cum 
sandonibus aut naves in ipso fluvio vel Lavaturia edificare audeat aut pisca- 
tiones facere aut cum navigio pergere sine licentia abbatum suorumque suc- 
cessorum. igitur hoc nostro precepto corroboramus prefato monasterio No- 
nantulano silvas ac paludes, sive predictam fossam Lavaturiam cum omnibus 
fossis et campis et (<=) legittimas fine[s] percurrentibus : item et W alia parte 
fluvius Gena coniungente se in Rosolese, et utrasque ripas fluvii Panarli usque 
ad duodecim pedes in latitudine, sicut ad publicum pertinuit (=) et siculi fluvius 
decurrit undecumque et quandocumque (0. corroboramus quoque predicto Ray- 
mundo Nonantulensis monasterìi [abbati] suisque successoribus in perpetuum 
silvam unam in Gaio Lamese, veluti ad curtem nostram pertinuit, per designata 
loca: ex uno latere currit fluvius Lama, de alio latere fluvius Modena, tenente 
uno capite in limite Polito et alio capite in loco Cornio(f) et Fraxeno usque in 
casale Modenula ac Luduria intrante Muclena, et a strata publica usque in 
Padum. et in ipsis fluviis Muclena seu in Luduria [et] Lama nuUus audeat 
facere molendina nec portum edificare preter abbatum monachorumque licen- 
tiam in quantum fines illorum continent (g) : et per Padum de subtus usque in 
fossam que vocatur Cararia, atque ex alia parte per Muclenam in iusum usque 
in capite predicte fosse. et medietatem ex piscariis in territorio Mantuano 
in loco Sarmata et Bondeno, atque alias piscarias in finibus Regianis et 
Flexixianis in integrum: ex una parte currente fluvio Muclena, de alia parte 
fluvio Bondeno: uno capite tenente in fossa que dicitur Firmana seu Villula 
et Lacum per Floriana sive per fossas Scavarioram seu Albaretum usque in 
Spinum, alio autem capite in Pado tenente, una cum arboribus et limitibus 
que infra prescriptas coherentias esse videntur: omnia predicto Raymundo 
abbati Nonantulensis monasterìi suisque successoribus in perpetuum confirma- 
raus; tam silvas quam pascua seu limites ac paludes omnesque alias fossas 
et campos seu paludes; undecumque qualescumque piscationes fieri solent, 
exientes vel(h) intrantes a Trepontio in iusum usque ad Fossam Latam et 

(a) Tiraboschi Cuentio (b) Il periodo fu, poco dopo la scrittura del diploma, 

sottosegnato. (e) Corr. per (d) Tiraboschi in (e) Tiraboschi pertinent 

(f) Tiraboschi Carpio, come erroneamente nel diploma d'Astolfo. (g) C pertinent 

(h) C et etiam 

(i) Queste parole furono certo aggiunte dopo la creazione del diploma 
di Astolfo. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 145 



Gambarionam; cunctas fossas ac paludes que fiunt de fluvio Bondeno et de 
Muclena; itera- Tresseclaria cum carapis suis. in perpetuum concedimus 
predicto monasterio Nonantulano ut horaines eius et suarum ecclesiarum 
piscationes licenter exerceant ubicumque eis libuerit, et in toto flumine Padi 
et in toto nostro imperio, necnon et hoc concedimus prefato monasterio, ut 
homines illius ncque Papié neque Verone neque Ferrane neque Cumaclo 
neque in Concinno W (0 neque in aliquo mercato Italie teloneum reddant. 
mercata etiam in propriis terris et agris construendi licentiam habeatis, [et] 

(a) Tiraboschi Conquitio (sic). 

(i) Il grande diploma di Astolfo (v. sotto) parla qui soltanto di Ferrara 
e di Coraacchio: e potrebbe credersi che la menzione di Pavia e di Verona 
fosse aggiunta, perchè passasse inosservata l'altra, interessante il monastero, 
del Concenno. Ma sotto questo nome non può intendersi che un fiumicello, 
il quale passava nel secolo xiii fra Cento e Galliera, e che è chiamato « Cau- 
« zinum » nella delimitazione delle due corti avvenuta nell'anno 1203 (cf. i 
mici Documenti della causa tra il comune di Cento e la mensa arcivescovile di 
Bologtia a p. 19). Nel 1282 poi (ibid. p. 59) il vescovo di Bologna ricono- 
sceva « commune et homines terrarum Centi et Plebis iure proprio in per- 
« petuum emisse a domino Monte, quondam nobilis viri domini Guidonis 
« Patene de Cacanimicis, totani valem, buschum, breteletam, glaram seu glaras, 
« aquam et aquas et totum flumen Conceni et fundura ipsius fluminis 
« husque flumen Livernoli et Canolis prò indiviso a dicto Monte: quam terram 
« et aquas et buschum dictus Monte habebat et possidebat in contrata thombe 
« Ricardi, Con ceni, Canolis et Livernolis infra hos confìnes: scilicet a mane 
«esse buschum hominum Gallerie tenentes capita et confinantes cum Con- 
«ceno; a latere mane ripe de suptus possidere dictum venditorem, a sero 
«esse curia Centi». Per cui non può dubitarsi della identità del « Cauzi- 
« num » col « Concennum » o « Concinnum ». Ma allora sorge naturale il 
sospetto, che questo fosse lo stesso corso d' acqua, che aveva dato il nome 
a S. Martino « de Culcino » (Tiraboschi, Stor. di Nonant. p. 249) o « Caucino » 
{Cod. diplom.Nonant. p. 313), e al luogo detto ugualmente «Caucino» (ibid. 
pp. 207, 312) che era in Crevalcore, e che il Tiraboschi (Cod. diplom. Nonant. 
p. 503) confonde a torto con « Cotianura ». E questo suppone, che esso 
in origine avesse molto maggior importanza, che non quando passò dal do- 
minio dei Caccianemici sotto quello di Cento, dopo avere forse accolto nella 
parte superiore del suo letto il Panaro. È quindi probabile, che il diploma 
di Ottone ci abbia conservata più fedelmente che non quello falso di Astolfo, 
la disposizione primitiva, non diciamo già di questo re, ma almeno di Ugo. 
E veramente il diploma di Berengario I, il quale stabilisce che nessun Pa- 
vese o Cremonese, Ferrarese, Comacchiese ossia Veneto rossa transitare o 



,46 A. GAUDENZI 



coiuiucendi diversa mercimonia [et] negotiatores (a) ; cunctumque teloneum 
velt'O quidquid di- ipsis mercatis exigi potest fratribus ibidem Deo famulantibus 
pertineat sine uUias contradictione (0. curtem que dicebatur Duas Robores, 
quo nunc dicitur Nogarii, cum pertinentiis suis et predia quedam locata in 
porti! et fundo Roverscelle una cum capella in honore sancti ^enonis edifi- 
cata finibus Veronensium; Spinam quoque Lamberti cum pertinentiis suis et 
Castrum Vetus cum suis pertinentiis et panterìisCO; et monasterium San- 
cte Lucie cum ecclesia et omnibus pertinentiis suis; et Campilla et Gal- 
liani W et Samoni et Gadeliano et Verleia et Monteoliveto et Prada Albini 
et Manculini et Rastillini; et castrum et curtem Ceole cum pertinentiis suis, 
et curtem Raigose; et Solariam et Camuranum et Runcaliam et Siccum cum 
omnibus suis. pertinentiis; Fanianum (0 quoque cum universis legalibus et 
pertinentiis suis in integrum, cum silva de Sclopano et castro Sextula et 
Monte Calvo usque in alpem currentem; nec non massam Licano et Gabba 
cum omnibus viculis suis in integrum, cum montibus et vallibus, alpibus ac 
silvis, servis prò servis, seu ancillis, cum omnibus que dici vel nominari 
possunt eidem monasterio firmamus. sa'icimus ergo ut nullus illorum qui 
in predictis locis habitant vel resident alios homines illuc vocare, nec placi- 
tum illic qu'squam tenere presumat nisi rectores raonasterii per se et suum 
nuntium. quod si in ipsis silvis aliquis roncora(f) fecerit aut si peculia (g) pa- 
bulaverit, reditum escaticum seu caseum ad fratres Nonantulani monasteri! 
pcrducat. ecclesiam quoque Sancti Mamme in Lizzano cum omnibus suis ca- 
pellis et hospitale Vallis Lamule(h)cum omnibus suis pertinentiis; ecc]esia[m] 
Sancti Silvestri in Panano cum omnibus aliis ecclesiis que in suprascriptis 
curtibus site sunt cum omnibus earum pertinentiis predicto monasterio cor- 
roboramus; sicut etiara quantumcumque ipso monasterio pertinere videtur 
in toto territorio Bononiense, Mutinense, Regiense et Parmensi et in San- 
cto Domnino, seu in Aucense (0, sive in comitatu Piacentino, Cremonense, 

(a) C negotiationes (b) ABC ut (e) Cf. Du Gange, s. v. (d) B Cam- 

pella et Galliano C Capella et Galiano Tirahoschi Campo Galliano (e) A Fa- 

ginianum C Fagaianum In B la parola non si legge. (f) B C rancora (g) Ti- 
rahoschi pascua (h) A B Lomole (i) A Auceps C Anceps 

pescare nelle valli del monastero (ed. Schiaparelli, n. lxxxi), mostra che 
esso aveva possedimenti in tutti questi luoghi, e a Verona sappiamo che ne 
acquistò d'importanti sotto il regno dello stesso Berengario (Dipi. Ber. 7, ed. 
cit. nn. Lxxix, Lxxxviii). È quindi più probabile, che anche la menzione di 
Pavia e di Verona sia stata soppressa nel testo di Astolfo, anziché introdotta 
in questo di Ottone. 

(i) Fin qui giungono gli estratti del primo dei falsi precetti di Astolfo. 
Quello che segue immediatamente doveva trovarsi nel diploma genuino di 
Ottone IV. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 147 

Papiense et Brixiense, Laudense, Lumiense, Mediolanense, Taurinense, Co- 
mano, Veronense, Tridentino, Trivisio, sive quantum ex illa parte Padi sibi 
pertinere videtur ; nec non etiam in Lunensi comitatu, [et] Pistoriensi; ei in 
Fiorentino comitatu ecclesiam Sancti Michaelis cum aliis ecclesiis ibi positis, 
et Sanctam Mariam que dicitur Mamme cum hospitale Mentis Mariani et cum 
hospitale Camplani et cum omnibus ecclesiis aliisque pertinentiis suis, et 
Sanctam Mariam in Avena et Sanctorum Martini et Cipriani cum eorum per- 
tinentiis; et in marchia Camerina seu Spoletina Sanctam Mariam que dicitur 
Vallefabrica cum omnibus suis pertinentiis, et castrum Saxi Ferrati; adii- 
cientes ut nulli hominum liceat homines habitantes vel in futurum vo- 
lentes habitare in suprascripto castro Saxi Ferrati exinde removere vel 
aliquo modo prohibere aut inquietare uUo modo ; seu omnia quecumque in 
Italico regno prefato monasterio Nonantulano pertinere videntur, idest ec- 
clesias, cellas, villas, castella, curtes cum terris, vineis, campis, pratis, pa- 
scuis, silvis, paludibus, piscariis, molenJinis, aquis, rivis, aquarum decursibus, 
servis, ancillis, aldionibus preJicto monasterio corroboramus. (0 sed hoc 
sancimus, ut in omnibus silvis monasterii eiusdem nuUus comes sive castal- 
dius seu quilibet homo cum canibus vel quocumque ingenio venationes W 
exercere presumat sine licentia abbatis aut rectorum monasterii. precipimus 
etiam ut nullus cuiuslibet ordinis servos vel ancillas qui fuga lapsi fuerint 
contra abbatem aut prepositum vel advocatum, cum inventi fuerint, audeat 
retinere. simulque etiam confìrmamus eidem monasterio preceptales Perse- 
cetanos .XLViii., qui nunc sunt vel futuris temporibus ex ipsis aut ex aliis 
esse voluerint, ut liberam ad monachorum utilitatem peragendam habeant 
potestatem. concedimus etiam eidem monasterio, sicut a pontificibus et ab 
imperatoribus antiquitus constitutum est, ut nullus episcopus ab omni terra 
monasterii exigat donationem, nisi abbas, aut quamlibet publicam functionem; 
atque in negotiis sive instrumentis cartarum disrumpendis, seu de advocatis, 
quales et undecumque eligere voluerint, liberam habeant potestatem causam 
monasterii peragere absque alicuius potestatis iniuria, nec non et de iuquisi- 
tionibus faciendis per idoneos homines de rebus monasterii per .xx. annos 
et eo amplius ; seu de placitis et de pignorationibus suorum hominum de 
immunitate, que est in .xxx. libris argenti, addimus quippe vobis ut quecum- 
que persona nobiUs aut ignobilis in toto imperio nostro de sacro vel secu- 
lari ordine ad predictum cenobium refugium facere volueri(n)i, aut res suas 
ibidem conferre quesierit, non comes aut minister publicus neque missus no- 
ster contradicere audeat, sed liceat libera potestate de se suisque rebus quid- 
quid voluerit in eodem monasterio conferre. volumus et concedimus ut 
quando vocatione divina abbas ipsius monasterii de hac luce migraverit, ipsi 

(a) A B venatores 

(i) Ricominciano qui gli estratti di uno dei falsi diplomi di Astolfo. 



,48 A. GAUDENZI 



monachi de ipsa congregatione qualem Inter se dignioreni invenerint licen- 
tiam habeant eligendi abbateni statuimus et raodis omnibus iubemus qua- 
tenus in prefati nionasterii res nuUus C-^) superìoris vel inferioris ordinis, nec 
episcopus nec dericus, non comes aut castaldius vel reipublice procurator 
vel quelibet persona invasionem facere audeat in loco ullo, non ad causas 
iudiciario more audiendas vel fredaW exigenda aut mansiones vel paratas 
faciendas, aut parafredos seu fideiussores tollendos, aut colUctam seu bovaie- 
riam auferre aut in hostili exspeditione gravare vel eos in aliqua factione civita- 
tum cogere presumat, aut homines tam ingenuos, libellarios quamque et servos 
super terram seu proprietatem ipsius ecclesie manentes, emphyteoticarios et 
suprascriptos praeceptales Persecetanos nullo modo distringendos nec ullas 
publicas functiones W aut redibitiones vel illicitas occasiones requirendas con- 
surgere audeat vel esigere presumat; sed liceat abbati ipsius monasterii cum 
omnibus eidem monasterio subiectis atque hominibus [sub] immunitatis nostre 
ac defensionis quieto ordine constare, ac prò nobis totiusque imperli nostri sta- 
bilitale Domini misericordiam exorare. omniumque suprascriptorum causas 
per se, vel per alium cui commiserit, dictus abbas possit cognoscere et termi- 
nare, et super eis plenissimam habere iurisdictionem, absque obiectu alicuius, 
et correctionem omnium, et concedimus eidem abbati eiusque successoribus 
potestatem dandi tutores et curatores eosque removendi, ubi ius exegerit, per 
omnes terras et homines abbatie W ubicumque in nostro imperio fuerint. pre- 
cipimus quoque ut nec vos idem Raytnundus abhas nec suis successoribus (e) audeant 
aliquorum hominum potestatem conferre scriptiones sine consensu et Consilio 
omnium monachorum aut in virtute disponendarum rerum minoratione dele- 
gare (f): sed nec uUus monachus aliquam consenciat scriptionem(g) qui sue 
probatur non esse potestatis : quod si faceret, robur nullum obtineat. conferimus 
etiam sepe iam dicto monasterio olivetum unum ad luminaria ecclesie Nonantu- 
lensis prope castellum Aginulfi et duas casas massaricias. quin etiam volumus 
atque iubemus, quod firmitates eiusdem monasterii iuste ac legaliter affecte, si 
aliquo modo per aquam aut per ignem sive per pravos homines depredate aut 
per vetustatem consumpte fuerint, ipse Deo oblate res firmissimum in ipso ce- 
nobio (t), per istud nostrum preceptum, robur obtineant tamquam ipse firmi- 
tates pre oculis habeantur. et perdonamus predicto monasterio in perpetuum, 
ut ex ipso cenobio et de rebus quas vobis et illi(') contulimus,vel futuris tempo- 
ribus Deo propitio acquirere poteritis tam ipse abbas quam posteri sui, nullum 
servitium a nobis vel futuris regibus seu imperatoribus exinde exigatur, nisi prò 



(a) ABC nuUas (b) A froda C feuda In B la parola manca. (e) In 

A sono sottosegnate le parole nec ullas publicas functiones (d) concedimus - homi- 
nes abbatie sottolineato in A (e) La mancania di sintassi accenna qui a una alte- 
razione della primitiva fonte. (f) C rerum minorantium delegare (g) Le due 
parole in A sono in parte, in B del tutto, illeggibili C om. consenciat (h) Cosi B 
C Concilio (i) Tirahoschi nos ibi 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 149 

benedictione in quadragesima maiore quadraginta luceos et in quadragesima 
sancti Martini sirailiter, et per missuni ipsius monasterii consignatos in Papiam, 
aut in Mantuam, sive fuerimus Ravennani (0. proinde, quoniam comperimus 

(1) Terminano qui gli estratti del terzo diploma falso di Astolfo, e co- 
minciano quelli di un vecchio diploma, autentico, non sappiamo di qual so- 
vrano, ma probabilmente di un successore immediato di Ottone III, se fino 
ad esso o poco prima il monastero era stato senza abbati. Anche la men- 
zione dei «prepositi» accenna a quel tempo; giacché il vecchio catalogo del 
monastero ha, a proposito di Guido, « tunc ceperunt prepositi locum abbatis 
« tenere et locum in omnibus annuUari ». La trascrizione errata del nome di 
Gerlone poi dimostra, che si aveva innanzi agli occhi l'originale, o una copia 
molto antica del medesimo. Per identificarlo, io osservo che Ottone III 
nel 997 (Monum. Germ. hist. Diplomata Ottonis IH, n. 237) concedette 
a Leone <f ut omnes commutationes, precarias, libellarias, quecumque super 
« aliquo ipsius abbatie damno a temporibus Gerloni bone memorie, ipsius 
« monasterii abbatis, usque ad suum tempus facte sunt, nostra imperiali au- 
« ctoritate ei liceat dissolvere, infringere, penitusque ad nichilum denodare, 
« aliasque commutationes, precarias, libellarias, super quibus abbatie status 
« augeri videatur, facere confirmare sibi liceat ». E che nel fatto la di- 
sposizione sia stata eseguita, e le carte, secondo l'uso d'allora, lacerate, 
come accenna l'espressione del diploma di Astolfo « atque [de] negotiis 
«sive de instrumentis chartarum dirumpendis », lo dimostra il Codice 
diplomatico Nonantolano, che dalla morte di Gerlone all'avvento di Leone ha 
un solo livello (n. lxxvii), perchè contiene una colonia parziaria, una sola 
precaria (n. xcviii) coi donatori stessi dei beni livellati, e quattro permute 
(nn. xc, xcii, xciiii, xcvi), che si ritennero utili al monastero. Di più il 
diploma di Ottone II del 982 (ed. cit. n. 283) dice il monastero «pene iam 
« annullatum atque fundotenus depopulatum iniquorum pravitate hominum, eo 
« quod per longa curricula annorum amminiculo caruit abbatum ». Per altro 
non è da queste fonti che il nostro attinse, perchè altrimenti di Ottone III 
avrebbe riportata intera la disposizione, e di Ottone II avrebbe riferito più 
fedelmente le espressioni, e non avrebbe inventato di sua testa frasi, che in 
bocca di Ottone IV erano prive di senso. Neanche può pensarsi a quel di- 
ploma di Enrico, che è citato nell'altro di Ottone IV stampato di sopra 
(a p. 123), perchè ad Enrico II, che diede in beneficio il monastero al ve- 
scovo di Parma, non si possono attribuire le parole «quoniam comperimus &c.»; 
ed Enrico III è già troppo lontano dall' ultimo abbate commendatario del se- 
colo XI, per aver annullato tutti i contratti fatti dal tempo di Gerlone in poi : 
lasciando stare, che al suo tempo il monastero non era rovinato. Io credo 
adunque, che qui si abbiano gli avanzi di un diploma di Arduino, il quale 
.certo confermò la disposizione di Ottone III; ma non sappiamo se annul- 
lasse anche gli atti dei tre successori di Giovanni anteriori all'abbate Ro- 



,jo A. GAUDENZI 



ipsum Nonantulanum monasterium iamdiu per multa tempora in benefitii («) 
principibus Italie concessum et per hos nefandis C') et a christianitate abi- 
cieiidis precariis et libellariis pene desolatum et iniquis scriptionibus ad nihil re- 
dactum, utpote monasterium quod a tempore(0 Geroli abbatis absque abbatibus 
fuit; propterea secundum commune consilium nostrorumque fidelium iudicium 
statuimus, ut omnes precarie, libellarie, coramutationesW, $ive omnes scriptio- 
nes vel infeudationes, que ab episcopis vel monacis vel prepositis('=) a tempori- 
bus suprascripti Geroli abbatis vel in tempore Bouifacii abbatis (0 et per ipsum 
Bonifacium vel monacos eius facte sunt evacuentur, ut nuUum roborem ha- 
beant. et inquirendi rebus prefate ecclesie nulla prescriptio obici possit, nisi 
centum annorum: non obstante lege aliqua que dicat excludendam esse ec- 
clesiam prescriptione quadraginta annorum, excepta Ecclesia Romana; sed 
similiter cum ea, quantum ad prescriptionem pertinet, ex munificentìa nostra 
hec ecclesia habeat prerogativam. et hoc mandamus omnibus iudicibus, 
ante quorum presentiam abbas Nonantulamjs per se vel per legitimum nun- 
tium negotia sui monasteri! tractaturus astare voluerit, prò certo scire et in 
veritate cognoscere, quod illi nostra auctoritate sacramentum calumnie pre- 
standi quadam speciali ecclesiastica prerogativa remisimus, ita quod a ne- 
mine iudicum occasione legis vel alia qualibet iuris occasione prefatum sa- 
cramentum prestare cogatur, prestando eo semper ab adversario, scilicet [si] 
dictus abbas vel nuntius petere ab eo voluerit, ut simili contra eum valeat 
uti prerogativa (0. item statuimus ut in inquirendis rebus et recuperandis 
dicti monasteri! Nonantulani nullo unquam tempore constituta seu constitu- 

(a) Corr. beneficio C ha qui prem (prolude) permanere benefEciis vel beneffi- 
ciorum; certo per avere trasportata nel testo una annotazione marginale fatta per 
rettificare 1' in beneficii invece di cui C sembra avere in cunctu forse per in cunctum 
(b) Tiraboschi legge qui: partibus Italie... nefandi et cet. (e) Tiraboschi omette 

quod a tempore (d) Tiraboschi precarie et libellarie concessiones In B manca il 

tratto. C omette statuimus ut omnes precarie, libellarie (e) Tiraboschi vel aliis 

(f) Le parole vel in tempore Bonifacii abbatis /urono aggiunte per postilla in A 

dolfo. Certo è che anche questi anni doverono essere pel monastero assa 
torbidi, perchè il primo Leone dopo due anni lasciò il monastero, e questo, pare, 
avanti di diventare arcivescovo di Ravenna: Giovanni suo successore resse per 
due soli anni, e dopo due anni anche il secondo Leone rinunziò all'abbazia 
(cf. Tiraboschi, Storia di Nonant. pp. 97-100). 

(i) Questa disposizione, come tutte quelle che seguono, è più che so- 
spetta. Al più la remissione del « sacramentum calumniae » potrebbe risalire 
al diploma di Ottone IV: ma la maniera con cui è formulata lascia luogo 
a dubbi. E la straordinaria importanza che le si dà, fa supporre che sia stata 
escogitata proprio per la lite che allora si agitava tra il monastero ed il co- 
mune di Modena. È notevole poi la ripetizione di quanto si attiene alla 
prescrizione centenaria. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 151 

tìones civitatum sive comitum (a) vel alterius centra ìus commune dicto rao- 
nasterio valeat opponi aut impedimentum prestare, de imperiali quoque 
benignìtate dicto monasterio Nonantulano addimus ut omnia que aliquo 
modo alienata sunt vel donata non iure a dicto Bonifatio vel aliis monachis 
de re^us sive possessionibus monasteri! Sancti Sylvestri de Nonantula vel 
quondam a monasterio Sancti Sylvestri fuerint detenta vel possessa, ut abbas 
dicti monasteri! eiusque successores libere possint repetere ac recuperare, non 
obstante prescriptione .XL. annorum vel aliqua alia, nisi sola centum annorum 
prescriptione ; adicientes ut, si quid de rebus vel possessionibus ipsius mo- 
nasterii vel de his que quondam possessa vel detenta per dictum monaste- 
rium fuerit (b), ab aliquo vel aliquibus detinetur, libere ad monasterium rever- 
tatur, nisi detentatores (0 iustum titulum et pretium iustum vel investituram 
iustam et in utilitatem ecclesie versam [Jemonstraverint]. et dieta omnia 
dictus abbas et eius successore? libere possint repetere et recuperare, nulla 
nisi sola centennali prescriptione obstante, et non obstante lege [Si quis] 
tituli quod quisque iuris in alterum statuerit (0: ita scilicet quod adversarius 
contra monasterium eodem iure non possit uti, nec penam in contractibus 
talibus promissam W monasterium teneatur solvere, statuentes quod, si quis 
debitam pensionem per biennium vel triennium secundum quod lege cavetur 
non solverit, vel alienando vel aliquo modo a iure suo ceciderit, dictus 
abbas et eius successores libere possint repetere et recuperare, in nullo 
predictorum omnium vel aliquo alio aliqua civitatis vel loci consuetudine, 
statuto [obstante], et specialiter consuetudine qua dicitur quod quis non amittat 
terram propter pensionem non solutam, et non obstante statuto Motinensis 
vel alterius civitatis super extimis (e) facto, statuentes et imperiali edicto 
firmiter sancientes, ut nullus archiepiscopus, episcopus, dux, marchio, comes, 
vicecomes, capitaneus, nulla civitas, nullum commune, nulla denique persona 
ecclesiastica vel secularis, alta vel humilis, huius nostre institutionis, confir- 
mationis et preceptionis paginam in aliquo predictorum ullo modo infringere 
presumat: quod si fecerit, in ultionem sue temeritatis centum libras auri puri 
prò pena componat, medietatem fisco imperiali et medietatem dicto mona- 
sterio Nonantulano. ad cuius rei certam in perpetuum evidentiam hoc inde 
privilegium conscribi iussimus et nostre maiestatis sigillo communiri. 

Huius rei testes sunt Henricus Mantuanus episcopus vicarius curie, lo- 
hannes Brixiensis episcopus; Hartamannus comes de Wurntinberc (0, Cuno 
de Mi^emberg, Henricus de Ravensburg imperialis aule camerari!; Salin- 

(a) C comitatuum (b) C fuerint (e) C detentores (d) Tiraboschi permis- 
sutn (•) C super extantis In A e quindi in Tiraboschi le due parole mancano. 

(f) B Wutermberg C Waube 

(i) Dig. II, 2, 5: «Si quis iniquum ius adversus aliquem impetraverit, 
« eo iure utatur ». 



152 A. GAUDENZI 



guerra de Ferrarla, Albertus Stru^ius, Ruffinus presbiter et lohannes, impe- 
rialis aule iudices, et alii quamplures. 

Signum domini Ottonis quarti Romanorum imperatoris augusti. 

Ego Conradus Spirensis episcopus (^^ imperialis aule cancellarius, vice 
domini Theodorici Coioniensis archiepiscopi et in Italia archicancellarii. 

Acta sunt hec anno salutifere incarnationis millesimo ducentesimo decimo, 
mense madii, decimo tertio hai. iunii, imperante gloriosissimo domino Ottone 
Romanorum imperatore augusto, anno regni eius duodecimo imperii vero primo. 

Datum per manum Waltharii prothonotari, apud Brixiam, indictione ter- 
tiadecima (b). 

Ego Cincius condam Pancagnani auctoritate imperiali, et nunc dicti mo- 
nasteri Nonantulani notarius, dictum exemplum ab autentico privillegio do- 
mini Ottonis ini illustris Romanorum imperatoris, non viciato, non cancel- 
lato ncque in aliqua sui parte abolito, sed cum vero et integro sigillo cereo 
pendenti, in quo erat ymago imperialis sculpta sigillato et comunito, sumpsi 
et fideliter exemplavi, nichil diminuens quod sensum mutet vel intellectum, sed 
ut in ipso autentico legitur ita scripsi; deinde una cum suprascriptis Fran- 
cisco, lacobo, Oliverio, Bartholomeo notariis in presentia dicti domini [Ge- 
rardi] vicarii [domini Octaviani Bononiensis episcopi] insinuavi et ascultavì, 
et quia utrumque in omnibus concordare inveni, mandato dicti vicarii me in 
testem subscripsi. qui dominus vicarius ut eidem exemplo adibeatur de ce- 
lerò piena fides adhibeatur, suam et episcopatum Bononie auctoritatem et 
decretum interposuit in .mcc. nonagesimo .mi. indictione septima die ultimo 
mensis iunii. 

XXXIV. 

Anno 1115. 

Falso diploma, in cui la contessa Matilde afferma che il padre 
suo Bonifacio aveva ricevuto in enfiteusi dall'abbazia di Nonan- 
tola la corte di Quarantola, che quella possedeva fino dal tempo 
di Astolfo, fabbricato tra gli anni 12^3 e 1267 ('). 

Dal codice Estense Nonantolano a ce. 3} a b, 34 a. 

Edd. CoNTELORi, Mathildis genealogia, p. 131, dal supposto originale, conservato a Nonan- 
tola; donde il Fiouentini, Memorie della gran conlessa Matilde, 2" ed. Documenti, p. 262; in- 
completa, colla omissione dei confini, e di altre parti essenziali del testo, e dei testimoni (cf. Over- 
MANN, Grafiti Malhilde, Regesten, n. 158). 

In nomine sancte et individua Trinitatis. Matilda, Dei gratia si quid 
est, filia Bonifacii ducis. omnibus Christi nostrisque fidelibus tam presentibus 

(a) Tiraboscbi Conradus Star... (b) Le autenticaiioni che seguono sono di B 

(i) Questo documento dal Muratori (Ani. It. Ili, 782) fu giudicato 
spurio «non unam ob causam »; ma il Tiraboschi (Stor. di Nonant. p. 281) 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 153 

quarti futuris notum esse volumus, dominum Bonifacium inclitum patrem no- 
strum olim a religioso viro domino Rodulpho, abbate ecclesie que est sita 
loco Nonantula, ubi beatus Sylvester corpore requiescit, accepisse, sicut ac- 

si sforzò di mostrarlo vero sostenendo, secondo il solito, che esso dovesse 
esser « copia fatta da qualche ignorante notaio, il quale, ove non intendeva 
« il carattere, scriveva ciò che parevagli meglio ». Certamente esso si con- 
nette alla concessione riportata dal Prisciano, e dal Muratori (voi. cit. 
col. 780) in parte riprodotta, che l'abbate Landolfo avrebbe fatta nel 1263 
ai figli di Manfredo delle corti di Cortile, Gavello, S. Martino in Spino, Sor- 
bara, Roncaglia, S. Felice &c.: concessione la quale, nella forma in cui ci sta 
davanti, non solo è sospetta, ma può ritenersi addirittura falsa: perchè non 
è possibile che il monastero, privato dal lodo del 1261 della giurisdizione 
di quasi tutte quelle terre, le concedesse subito in feudo ai figli di Manfredo. 
Io credo per altro, che la carta riferita dal Prisciano sia un rifacimento po- 
steriore di un'altra, colla quale nel 1265 il monastero avrebbe concesso ai 
figli di Manfredo, in feudo, la corte di Quarantola : la quale, appartenendo 
allora al territorio di Reggio, non aveva formato oggetto della controversia, 
decisa col citato lodo. E credo che quest'altra stia in rapporto con quella 
del 1049, ora perduta, ma ricordata nell'elenco Muratoriano (Ant. II. V, 680) 
con queste parole: «Leo IX papa anno 1049 ^^ preces Bonifacii marchionis 
« eiusque coniugis Beatricis confirmavit abbatiae Nonantulanae privilegium 
« Hadriani papae primi Anselmo abbati concessum. Subinie ciirtem Ouaraii- 
« tulae ciim castello Mirando et ecclesia Sanctae Mariae et Sancii Possidonii idem 
« Bonifacius marchio a Rodulfo abbate precario iure accepit: quam curtem postea 
« Matildis eitis jilia dono dedit Hugoni de Manfredis, salvo iure abbatiae » ; dove 
è notevole anche la storpiatura di « Mirandula » in « Mirando », comune al 
presente atto. Ma codesta carta dell'abbate Rodolfo era falsa; perchè lo 
stesso marchese Bonifacio nell'anno 1038 aveva data in enfiteusi al ve- 
scovo di Modena la corte di Gavello con altre due: e il relativo documento, 
pubblicato in gran parte dal Muratori (Ant. It. III, 177), si conserva ancora 
nell'archivio Capitolare di Modena. Ora il supposto atto dell'abbate Rodolfo 
doveva appunto giustificare questo, ugualmente supposto, di Matilde. Il quale 
non ci sta innanzi nella sua forma originaria: ma fu alterato più tardi, come 
alterato fu l'altro di Landolfo del 1263. Forse questo di Landolfo fu rifatto 
nel 1328: quando l'abbate Niccolò dei Barati (cf. Tiraboschi, Stor. di Nonan- 
tola, p. 207) rinnovò ad alcuni dei figli di Manfredo l'investhura di certi beni 
posti in Sorbara, e forse anche di altri nominati nel documento del Prisciano. 
Ma nel nostro le espressioni « excellentissimum capitaneum dominum Ugo- 
« nem », o l'altra « donamus et cett. cum hoc quod ipse et eius successores », 
che già diedero nell'occhio al Tiraboschi {Stor. di Nonant. p. 282), si direbbe 
quasi che accennassero al secolo xv. Tuttavia il rimaneggiamento è ante- 
io* 



154 A. GAUDENZI 



cepit, precario et emphiteoticario iure totam curtem Q.uarantul? in castro 
Mirandul? et ciim duabus ecclesiis in dieta curte constructis, una ad ho- 
norem beate Marie virginis, altera ad honorem sancti Possidonii, cum aquis 
et aquarum decursibus, molis et molendinis, campis, pratis, vallibus et ne- 
moribus et cum iure piscandi, cazandi et augolandi in omnibus vallibus et 
silvis diete abbatie sitis Inter fluvios Padum et Burianam ae fossam Tartaram, 
sìcuti tente et possesse semper fuerant prò dieta abbatia usque a tempore 
Aystulphi regis Longobardorum, et post mortem inclyti patris nostri nos 
omnia predieta possedisse [videmur] prout nunc possidemus precario iure ab 
ipsa abbatia sub pensione seu fleto denariorum .xii. lue. omni anno et medie- 
tatis de aucellis, piscibus et porcis eaptis in locis supradictis offerendis in loco 
Camurana castaldioni diete abbatie. et quia nos ad presens volumus remu - 
nerare de servitiis nostr? clementi? factis in guerra et pace excell. capita- 

riore alla pretesa dei Piehi, di ripetere dall'imperatore Costanzo la conces- 
sione di Mirandola per crearsi un tìtolo di acquisto anteriore alla supposta 
donazione, che della corte di Gavello T imperatore Gioviano avrebbe fatta a 
S. Geminiano. Ora il Prisciano, a favore di quella invenzione, adduce la 
testimonianza di un filosofo, che io credo essere stato Pico della Mirandola. 
Vero è che l'assurda favola si trova già nella cronaca di Ingamo dei Brati 
{Meni. star. delV antico ducato di Mirandola, Mirandola, 1872), che sembra scritta 
sulla fine del secolo xiv: ma essa fu rifatta e continuata nel xvi da un Pa- 
pazzonì; e non è più possibile discernere la parte originaria dalla aggiunta. 
In conclusione il presente atto deve essere stato rimaneggiato tra il secolo xiv 
e il XV, e creato o nel 1263 o poco dopo. E la creazione di esso si spiega 
certamente col fatto, che ì figli di Manfredo cederono ai Prendiparti di Bo- 
logna nel 1267 tutti i beni che avevano nel Modenese e nel Reggiano (Tira- 
boschi, Meni. Moden. IV, 182): e che, o nello stesso anno 1267 fabbricarono 
la investitura di Landolfo, o nel 1263 in previsione della meditata cessione 
crearono la investitura stessa, per giustificare il loro possesso di Mirandola. 
Nel fatto essi avevano già ricevuto (Tiraboschi, ibid. p. 176) da Onorio III 
per mezzo del card. Ugolino di Ostia la investitura di Mirandola, come di 
un possedimento Matildico passato alla S. Sede: ma non avrebbero potuto, 
senza il consenso del papa, cederlo ai Bolognesi, se del papa avessero rico- 
nosciuto l'alto dominio. Sembrò dunque opportuno il fingere, che Miran- 
dola appartenesse al monastero di Nonantola, e da questo Bonifacio l'avesse 
ricevuta, e Matilde l'avesse quindi concessa ad Ugo di Manfredo, e morta Ma- 
tilde il diretto dominio di Mirandola fosse tornato al monastero, che avrebbe 
rinnovata la concessione Matildiea a favore dei figli di Manfredo. E il diritto 
di proprietà del monastero si ripetè dal grande diploma di Astolfo, il quale 
contiene la donazione di tutto un territorio, che evidentemente corrisponde 
a Iposteriore ducato di Mirandola, come tra poco vedremo. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 155 

neum nostrum d. Ugonem de Manfredo, ad memoriam posterorum, per hoc 
scriptum nostra auctoritate suffultum, cum Consilio et consenso venerabilis 
domini Ioannis Nonautulani abbatis et suorum monachorum, dictam curtem 
Q.uarantul? cum castello Mirando et arce a nobis inibi constructa et cum ec- 
clesiis et aliis iuribus et pertinentiis predictis, qu? per precariam ab eodem 
monasterio antiquitus possidemus, donamus, tradimus, mancipamus, obnoxia- 
mus dicto d. Ugoni capitaneo nostro suisque successoribus in perpetuum: cum 
hoc quod ipse et eius successores recognoscant se vassallos et fideles dicti 
monasteri!, cui etiam dent medietatem bona fide de rebus quas capient, et 
solvant singulis annis denarios .xii. lucen. et si bis cessaverint, cadant ab 
omni iure suo; et omnia ad dictum monasterium, cuius est dominium et pro- 
prietas, libere revertant cum omnibus melioramentis si vero fideles vas- 
salli W fuerint, expelli non possint per abbatem nec per nostros heredes, pro- 
heredes vel successores. quod si quis huius nostr? concessionis paginam 
temerare pr?sumpserit, nostram malam voluntatem incurrat, et mille lib, lue. 
componat, medietatem fiscali indici, medietatem vero ipsi monasterio: hoc 
tamen scripto in suo robore persistente, quod ut verius credatur et firmius 
futuris temporibus habeatur, nostr? propri? manus et Ioannis abbatis, et ipsius 
Ugonis et eorum qui testes interfuerunt firmavimus subscriptione. 

Actum apud Bondenum Diaconi, feliciter. 

(M) Matilda Dei gratia, si quid est, ss. 

Ego Ioannes abbas consensi et m. m. ss. 

Ego Ugo Manfredi acceptavi et m. m. ss. 

Ego Bernardus, Parmensis episcopus, testis interfui. 

Vuido de Sala testis affuit. 

Bonus index testis interfuit. 
Datum per manum Ubaldi capellanum anno dominic? incarnationis .mcxv., 
indictione .vii., .vii. kal. februarii. 

XXXV. 

Anno 1155. 

Estratto di un falso diploma dell'imperatore Federico I fab- 
bricato col precedente di Ottone IV e rimaneggiato insieme al 
diploma seguente di Berengario ^'\ 

Da copia nell'Arch. di Stato di Modena insieme a quella del diploma di Lodovico III n. xxii. 

In nomine sancte et individue Trinitatis. Fridericus divina favente cle- 
mentia Romanorum rex augustus. ne temporum decursu et rerum commu- 

(a) Copia vos 

(i) Che Federico I abbia concesso un privilegio al monastero, e questo 
avvenisse allorquando egli nel 1155 si accampò presso Bologna sull'isola 



156 



A. GAUDENZI 



latione a posteritatis memoria decidat quod antecessores nostros reges seu 
imperatores ecclesiis Dei per Romanum imperium constitutis pia devotione 
contulerunt, nos quoque usibus earum profuturum eternaliter privilegi! nostri 
attestatione firmamus et pari donationis voto stabilimus, omnibus igitur tam 
futuris quam presentibus Cliristi regnique fidelibus cognitum esse volumus 
quod petitione Alberti Nonantulane ecclesie venerabilis abbatis nec non in- 
terventu principum nostrorum ecclesiam vestram Nonantulensem, a prede- 
cessoribus nostris regibus et imperatoribus constructam et beneficiis regalibus 
fundatam et dotatam, in pristinum honoris sui statura reformare intendimus, 
et omnia sibi donatione regum, oblatione pontificum seu quorumlibet aliorum 
Christi lìdelium collata, nostra regali auctoritate firmamus. ex quibus que- 
dam propriis duximus exprimenda vocabulis: scilicet silvam unam ex curte 
Zena per loca designata: coherente ab una parte fluvio Panario et ab alia parte 
cesa que est Inter Persecitanos et prescriptam silvam in rivo Mortuo; a tertia 
parte strata publìca ; a quarta vero parte silva et paludes, una cum basilica 
beati Martini • • sicut a regibus et imperatoribus suprascripto cenobio con- 
cessa sunt: idest cum omnibus legalibus et decimationibus et pertinentiis et 
reddibitionibus, que exigi possunt aut poterunt de omnibus rebus que videntur 
esse infra suprascriptas coherentias. que omnia ut concessa sunt eidem 
monasterio confirmamus cum coherentiis et cum omnibus que superius dieta 
sunt, et aqua de fluvio Gena a cuiuspiam homine potestatem subtracta non 

del Reno, appare naturale dalle relazioni che passarono tra Nonantola, Bo- 
logna e Modena in questo tempo, quali le esponemmo in questo Bulkttino 
n. 22. Ma poi la data completa, comune ad altri atti genuini (cf. Stumpf, 
Regesta, n. 3708 = Savioli, doc. cliv), non può essere inventata, come neanche 
la introduzione del diploma. Invece fu alterata certamente la disposizione: 
prima quando la si foggiò a somiglianza dell'altra di Ottone IV, poi quando 
la si modificò, sia nella tipica frase sgrammaticata relativa all'acqua di Zena 
« ne a cuiuspiam homine potestatem subtracta non fiat », che manca nel di- 
ploma di Ottone e si trova nel grande di Astolfo: sia nella menzione delle de- 
cime, di cui si può osservare lo stesso. Sulla origine di queste alterazioni vale 
quanto si dirà sulla falsificazione Astolfina, e quindi sulle altre dipendenti dei 
diplomi di Berengario e di Lodovico. Qui giova semplicemente notare che 
nel 1261, dovendosi creare una intera serie di falsificazioni, si pensò di at- 
tribuirle ai sovrani di cui la memoria era più fresca; cioè ad Ottone IV e 
Federico I; ma per accreditarla, si finse che il primo di essi rinnovasse le 
concessioni di Astolfo. Più tardi si fece parlare Astolfo in persona prima, 
ma si inserì il suo diploma in quelli di Berengario e di Lodovico. Da ul- 
timo si emancipò Astolfo anche da questa tutela, ed egli comparve solo ad 
accreditare il grande guazzabuglio, che appunto per essere cosi torbido e 
oscuro, incusse rispetto alla posterità. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. IS7 

fìat, atque subtus stratam publicam nullus molendinum edifficare presumat, 
usque in fines illius fluminis, preter duo molendina in curte Panciano edi- 
ficanda, sine licentia ipsorum monachorum. confirmamus etiam ibidem in- 
sulam unam que esse videtur inter Panarium et fossam que dicitur Munda 
per designata loca: ab oriente predictus fluvius Panarius, a meridie villa Sal- 
licetum, ab occidente predicta fossa Munda et Militarla usque ad silvani 
communem, et de suptus fossa Mortua exeunte in Lupuleto cum omni in- 
tegritate que superius legitur. et ut nemo in predictis fossis vel flumine au- 
deat molendinum edifficare absque concessione abbatis et monachorum et cet. 

Signum domini Friderici regis invictissimi. 

Ego Arnoldus Coloniensis archiepiscopus et Italici regni archicancella- 
rius recognovi, subscripsi presen. Adigerium istius. 

Actum in territorio Bononiensi .111°. idus mail anno dominice incarnatio- 
nis .M°CLV., indictione quarta, regnante domino Friderico Romanorum rege 
glorioso, anno vero regni eius quarto in Christo feliciter. amen. (M). 

XXXVI. 

Anno 899. 

Falso diploma del re Berengario I, fabbricato forse verso 
l'anno 1026, e rifatto tra l'anno 1279 e l'anno 1290, per intro- 
durvi il grande diploma falso di Astolfo allora creato ^^\ 

Da copia [B] cartacea del secolo xv nell'Archivio di Stato di Modena {Corp. sopp. Ber.ed. 1996') già 
del monastero di S. Pietro, in un fascicolo segnato 5 .B.2 e colla soprascritta: 1^40, Diversa instru- 

(i) Su questo diploma vedasi quanto si disse, a p. 99 sgg., dell'altro di 
Lodovico III, prima fatto e poi rifatto insieme con esso. Resta sempre in- 
certo se le parole « inter quorum primum omnium et cet. » in forma più 
corretta si trovassero già, seguite da uno dei quattro minori diplomi di 
Astolfo, nella primitiva falsificazione del principio del secolo xi, o vi fos- 
sero aggiunte alla fine del xiii secolo col grande diploma di Astolfo, ora 
inseritovi, e colla disposizione sull'annullamento delle scritture ingiustamente 
fatte dagli abbati e dai monaci. Io per altro, considerando che questa que- 
stione, dopo cinquant'anni di dissipazioni e di latrocinii, doveva essere vitale 
pel monastero al tempo dell'abbate Rodolfo, come mostra il surricordato di- 
ploma di Arduino, ed avere scarsa importanza pratica alla fine del xiii, sto 
sempre per la prima ipotesi. Il principio del presente diploma, come os- 
servò lo ScHiAPARELLi (ed. cit. p. 86), fu tolto dall'altro genuino di Beren- 
gario, da esso pubblicato sotto il n. xxix, il quale manca di escatocollo. E 
io credo che l'escatocoUo, secondo il metodo Nonantolano, sia stato insieme 
colla corroboratio reciso da quest'ultimo, e poi applicate al nostro falso: 



,58 A. GAUDENZI 



menta in causa Ztne; cui fu aggiunto cantra Gasparem Pclre^anum(i). Item coppia privilegiorum Conradi 
rtgis, Berengarii, Federici. E difatti vi è unita la copia del diploma di Corrado II a favore del vescovo 
di Modena (Tiraboschi, Cod. dipìom. Mode», n. CLXXi), prodotta dal Petrizzani, e gli estratti da 
noi stampati dei diplomi alterati di Lodovico III e Federico I; e perdi più una copia completa [L] 
dello stesso diploma Lodoviciano; il quale dalle parole « Inter quorum primum » fino alle altre «et 
n lioc ut vcrius credatur » (v. sopra, pp. loo, lOi) concorda interamente col Berengariano, sia nel 
testo del precetto di Astolfo, sia nella conferma di questo, sia nella disposizione relativa all'annul- 
lamento degli atti compiuti ingiustamente dagli abbati e dai monaci. EJ ha poi l'escatocollo più 
completo, che l'estratto stampato di sopra. 

Edd. Muratori, Antiq. Ilal. II, 155, da una copia più antica della nostra, contenuta nel fa- 
scicolo 4. A. 2 dell'archivio del monastero di S. Pietro; Sciiiaparelli, / diplomi di Berengario I, 
p. 373, senza il diploma di Astolfo, del quale abbiamo qui il testo più antico e genuino, e per 
causa del quale noi riproduciamo questo Berengariano. 

In nomine domini nostri lesu Cliristi Dei eterni. Berengarius divina 
favente clementia rex. Si liberalitatis nostre munere locis Dee dicatis quid- 



e che più- tardi, allorché si ricopiò il genuino, gli sia stata appiccicata una 
corroboratio tolta da un diploma di altro re e che ad ogni modo non 
trova riscontro in nessuno di Berengario. Secondo me, dunque, la presente 
falsificazione ci avrebbe conservata la data del citato diploma n. xxix. E 
veramente che questa cada fra gli anni 896 e 899, lo vide anche lo Schia- 
parelli, a causa dell'intervento del vescovo Landolfo. Che sia poi poste- 
riore all'anno 898, lo mostra il fatto che in questo anno, come dimostra il 
placito del conte Guido, a Nonantola sembra essere stato riconosciuto come 
imperatore Lamberto. E finalmente, che debba essere proprio dell' 899 si 
rende verosimile per ciò, che confermate da esso le bolle di Giovanni Vili, 
Marino, Stefano, Formoso e Giovanni IX, quest'ultima dell'anno 899, il mo- 
nastero non ne richiese più altre ai successivi pontefici. È dunque proba- 
bile che nell'agosto dell'anno 899 Berengario si stabilisse nella corte regia 
di Vilzagara, dove già Adriano III era morto, per affermare solennemente il 
suo dominio sulle nostre provincie. Qui egli può aver concesso a Nonan- 
tola diversi diplomi: e se anche non fosse vero che nel nostro si ritrovi 
l'escatocollo del citato n. xxix, rimarrebbe sempre probabile che questo fosse 
spedito in quella occasione. 

(i) Su questa causa contro Gaspare Petrizzani ci fornisce notizie il Laz- 
ZARELLi nella sua Storia manoscritta del monastero di S. Pietro, conservata 
nella biblioteca Estense colla segnatura R.8.1-7; e queste nel primo volume 
sotto gli anni 1284 e 1475. È quella stessa causa, nella quale il Petrizzani 
produsse il falso diploma di Carlo il Grosso, pubblicato dal Muratori nelle 
Antiq. hai. Ili, 27; del quale, secondo il Lazzarelli, si trovava nel fase. 4. A. 2, 
ora perduto, una copia notarile dell'anno 1274, insieme colla surricordata 
convenzione del 1284 tra il monastero di Nonantola e la chiesa di S. Mi- 
chele per l'acqua di Zena: convenzione registrata nel codice dell' arch'vio 
municipale di Modena intitolato Privihaia nolnlitatis, e ritenuta falsa dal Ti- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 159 

dam conferimus benefìcii et necessitates ecclesiasticas ac religiones servorum 
Dei nostro relevamus iuvamine atque regali tuemur munimine, id nobis et 
ad mortalem vitam temporaliter transiendam et ad eternam feliciter obtinen- 
dam liquido credimus profuturum. Quapropter omnium fidelium sancte Dei 
Ecclesie nostrorumque presentium scilicet et futurorum noverit industria, quia 
vir venerabilis Leopardus abbas ex cenobio Nonantulensi per Landulfum re- 
verentissimum archipresulem nec non etiam Adelardum venerabilem episco- 
pura, dilectissimos cousiliarios nostros, imploratus est nostram magnificen- 
tiara, quatenus prò amore Dei omnipotentis nostreque mercedis intuita omnia 

RABOSCHi {Storia di Nonant. p. 238), perchè vi si nomina un abbate di No- 
nantola di nome Niccolò. Ma io, innanzi tutto, non capisco perchè agitan- 
dosi, secondo il Lazzarelli, la detta lite tra il Petrizzani e uno dei Boschetti, 
ci entrasse il monastero di S. Pietro; e non capisco neanche perchè litigan- 
dosi, sempre secondo il Lazzarelli, unicamente per l' acqua di Zena, contro 
il falso diploma del Petrizzani che ne attribuiva la proprietà a Nonantola, il 
monastero di S. Pietro ne producesse altri che dicevano la stessa cosa. Io 
dunque suppongo l'esistenza di un'altra fase della controversia, nella quale 
tra il Petrizzani e il monastero si litigasse non per l'acqua, ma per la corte 
di Zena, e quindi anche per la sua decima: e che in questa il Petrizzani pro- 
ducesse il diploma di Corrado II, che attribuiva questa decima al vescovo 
di Modena, e il monastero di S. Pietro i diplomi che attribuivano e la corte 
e la sua decima all'altro di Nonantola, del quale esso doveva arrogarsi la 
successione. E forse le copie di questi diplomi esso possedeva, perchè 
nell'anno 1440, cioè subito dopo la donazione fatta ai monaci di Polirone 
della corte di Vilzagara, il monastero di Nonantola glie l'aveva contesa, ed 
aveva in quella occasione prodotti contro di esso i diplomi stessi. E cosi 
si spiegherebbe la prima soprascritta del fascicolo. Ma più importante sa- 
rebbe per noi il sapere se la convenzione del 1284 fu inventata dal Petrizzani, 
come crede il Tiraboschi, o da lui solamente alterata e interpolata, come 
a me sembra più verisimile, sopratutto sostituendo la chiesa di S. Michele 
ad altra. Essa, come il Lazzarelli apprese dal citato fascicolo 4. A. 2, sa- 
rebbe stata conseguenza di una lite agitatasi innanzi a Bernardo, vescovo 
Portuense, legato pontificio a Bologna in questo tempo: e del quale il Pe- 
trizzani non doveva conoscere l'esistenza, e molto meno essersi affaticato a 
ricercarla, se non curò neppure di sapere chi era in quel tempo abbate di 
Nonantola. Io dirò anzi, che quel nome di Niccolò deve essere stato da 
lui creato, perchè essendo Nonantola nel 1284 priva di abbate, egli trovava 
naturale di attribuirgliene uno qualunque. Purtroppo a Nonantola i docu- 
menti riguardanti l'acqua di Zena non si trovano, perchè inviati a Modena per 
una causa, secondo mi narrò l'ing. Reggiani, non tornarono più: e quindi 
non è possibile verificare in quell'archivio come andassero veramente le cose. 



,6o A. GAUDENZI 



privilegia pontificum RomaDoruni et prccepta regum Loiigobardorum Fran- 
corumque imperatorum, predect'ssorum nostrorum, qiiibus illi seu et ceteri 
fiJeles ad predictam ecclesiam donatione largiti sunt, et res fìdelium eiusdem 
ecclesie per eadem precepta auctoritatis oraculo confìrmaverunt, nec non et 
omnia memoratorum precepta nostra auctoritate ve! liberalitate firmarenius, 
simili et privilegia Romanorum pontificum. cuius petitionem, quia iusta et 
rationabilis nobis esse videbatur, recipiendam atque implendam iudicavi- 
mus. Inter quorum primum omnium preceptorum Flavi! Astulfi regis le- 
gebatur sic. 

«Manifesta causa est, quoniam ante hos dies est concessa venerabili viro 
Anselmo abbati vel omnium fratrum monachorum monasterii Nonantule sii ''a 
ex curte nostra que dicitur Zena per loca designata: coherente ab uno latere 
fluvio Panario, ab alio latere cesa que est Inter Persecitanos et supr;i scripta 
Sylva usque in Rivo Mortuo, a tenia parte strata publica, a quarta vero parte 
silvas et palludes(a); una cum basilica Beati Martini confessoris Christi; qua- 
tenus(b) ibi iam fatum cenobium construeretur, sicut et factum est. nunc 
autem postulavit veneratio tua nostrani precelsam potestatem, ut in ipso san- 
ato monasterio vel tue venerationi iam dictam silvani, sicuti coherentia dieta 
est, cum omnibus que supra leguntur per nostrum preceptum confirmare de- 
beremus; et aqua de fluvio Gena, ut ad cuiuspiam hominis potestatem sub- 
tracta non fieret, neque cum navigio pergere aut pontcni vel transitum super 
eam construere sine licentia rectorum monasterii, et utrasque rlpas fluminis 
ad duodecim pedes perdonamus, atque subtus strata publica nullus molendi- 
nuni edifficare presumeret usque fines illorum fluniinum, preter duo molendìna 
in curte Pantiano (0, sine predictorum licentia monachorum, et si naves cum 
mercimonia in predicto flumine venerint, infra prenominatas fines liberam pote- 
statem habeatis vos vestrique posteri ripaticum legaliter exercere. nos vero 
Dei omnipotentis considerantes misericordiam et vestram congruam obau- 
dientes petitionem, confirmamus in ipso sancto(<i) monasterio vel venerationi 
vestre iam dictam silvani iuxta ut coherentia dieta est. confirmamus etiam 
in eodem (0 monasterio insulani unani que esse videtur inter Panarium et 
fossam que dicitur Munda per designata loca : ab oriente predictus fluvius 
Panarius, a meridie villa Salliceto, ab occidente predicta fossa Munda et Mi- 
litarla usque Silva communis, et desubtus fossa Mortua exiente in Panario; 
ut nemo in predictis fossis vel flumine audeat molendinum edificare absque 
consensu abbatis aut monachorum. nec non et confirmamus tibi omnes res 
illas quas ante hos dies tue largite sunt venerationi. curtem quoque Ca- 
netulum in territorio Mutinensi cum omnibus pertìnentiis suis: sive duas 
portiones de silva Lupuleto, seu silva Mucianese, Madematicum, Capria- 
nuni(f), Pontenarium et paludes Grumulenses usque in Limitem Decimanum 

(a) L paludes (b) L quatinus (e) L Panziano (d) L om, sancto 

i*^) L "SS- sancto (f) L Caprianam 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. i6r 

qui percurrit inter Gaucianum W et villam Ulianam (b), et de ipso Limite in 
Panarium veniente. et de via W Decimanese habeatis communiter usque 
in fossatum Finalem cum Decimanese et Ulianese W secundum eorum 
eoherentias, atque ex alia parte fines de Lamese in casale Modenulam et 
Luduriam, et sicut vadit argine Salise cum fossa Quintana; seu vico Siculo 
cum omnibus pertinentiis suis in integrum cum ecclesia Beati Petri apostoli, 
que ibi ab ipsis massariis nostris edificata est, una fine tenente in vico Cu- 
guro (e) atque Tostetuni veniente in Panario, ex alio vero(f) latere in fine 
Lamese. et fluvium Scultenam, qui et Panarius, deducendi habeant li- 
centiam ubicumque raelius visura fuerit; et ut nullus inferioris magneve po- 
testatis homo molendina vel portus cum sandonibus aut naves in ipso fluvio 
vel Lavaturiam edificare audeat, aut piscationes tacere, aut cum navigio per- 
gere sine vestra licentia. igitur secundum hoc nostrum preceptum silvas 
ac paludes sive predictara fossam Lavaturiam cum omnibus fossis et campis 
per legiptimos (g) fines percurrentibus, item ex alia parte fluvium Genam con- 
iungenteni se in Rosaleso, et utrasque ripas fluvii Panarli usque duodecim 
pedes in latitudine, sicut ad publìcum pertinent. stabilimus autem W vobis 
vestrisque successoribus qui in seculum seculi in iam dicto Beati Silvestri No- 
nantulensi monasterio prò tempore Christo servierint silvam unam in GaiumO) 
Lamense, veluti ad curtem nostrani pertinuit, per designata loca: ex uno la- 
tere fluvius Lama, de alio latere fluvius Modena, tenente uno capite in Li- 
mite Pollito et alio capite in loco Cornio et (k) Fraxeno(l) usque in casale 
Modenula ac Luduria intrante Modena et a strata publica usque in Padum. 
et ut in ipsis fluviis Modena, Lama seu Luduria (™) nullus audeat facete mo- 
lendinum nec portum edificare preter abbatis et monachorum molendina, 
quantum fines illorum continent; et per Padum de subtus usque in fossam 
que vocatur Carraria, atque ex alia parte per Moclenam in iosum usque in 
caput de predicta fossa, et medietatera ex piscariis nostris in territorio Man- 
tuano in loco Sarmata (°) et Bondeno, atque alias piscarias in finibus nostris 
Regisianis et Flexisianis, sicuti usque modo habuimus ad curtem regis in in- 
tegrum: ex una parte currente fluvio Modena, de alia parte fluvio Bondeco 
unum caput tenente in fossa que dicitur Firmana seu Villula (°) et lacu per 
Floriana sive per fossam Scavariolum seu Albaretum usque in Spinum, alio 
autem capite in Pado tenente; una cum arboribus et limitibus qui infra pre- 
scriptas eoherentias esse videntur, omnia vobis et posteris vestris in perpe- 
tuum confirmamus, tara silvas quam pascua seu limites et paludes omnesque 
alias fossas et campos seu paludes unde qualescumque piscationes fiunt, ex- 
ientes vel intrantes a Trepontio in iosum usque fossam Latam et Gamba- 

(a) L Gauzianum (b) L Ullianam (e) L vico (d) L Ullianese 

(e) L Cuentio (f) B om. vero (g) L legiptimas (h) L om. autem (i) L 

Graum (k) L om. et (1) L Fricieno (m) B Uldria (n) L Sarmelo 
(o) B Viruia 



,62 A. GAUDENZI 



rionem; cunctas fossas et palludes que fiunt de fluvio Bondeno, idest Tre- 
seclaria cum campis suis et campum Formigosum Inter Ponticlum («) et 
lacum Fatuum cum ipso PonticIoC'), et omnes lacoras usque ad Grumum 
seu silvam et Lacorianum atque terram, et ipsas lacoras per Trepontium que 
de Bondeno exeunt, et Spino atque Trepontio in Bondenum, et lacum de 
Vulpino simulque Tubum (<=) qui exit de Bondeno in Porcaria et Saicla W, 
exiente de Vulpino intrante in lacum de Duracino C=), Bundeneto (0 qui exit 
de Tubo(g) Mortuo intrat in Canarise W, tenente unum caput in Canaliclo 
et aliud in Duracino. simul etiam et campum de Duracino atque Bono- 
sula(') que ponit caput in Arculas, similique modo (k) duas Arculas contra- 
ctionis lacoras, et lacum de Fulginio ponentem caput in Bondeno, necnon 
et Virginiuna cum omibus lacis ac fossis quibuscumque piscariis, sìcuti nos 
usque nunc ad nostras tenuimus manus ; et nuUus magnus aut parvus homo 
in omnibus suprascriptis piscariis absque vestra licentia successorumque ve- 
strorum piscare audeat. insuper etiam propter vestram insignera ratam pre- 
dictam petitionem iuste concedimus vobis et successoribus vestris confirma- 
mus monasterium domini Salvatoris situm in Fainanum (l) cura universis 
legalibus pertinentiis et adiacentiis, finibus, terminis, accessionibus, casalibus, 
alpibus, ripis, rupinis, planiciebus, cultis et incultis, aquis aquarumque decur- 
sibus, finibus monte et flumine; seu silva de Scoplano cum castro et Sextula, 
Monte Calvo, CervarioloC™), et alpe currente rivo Cerciliense et Lardaniola 
fluvio percurrente, necnon et Masalizano et Gaba cum viculis suis, idest 
Aquaviva, Rivo Frigido, Viliciatico ("), Saxo Ciliciano, Gricclam (o), Varia- 
nam et Porcile, cum montibus et vallibus, alpibus, silvis, servos prò servis, 
liberos prò liberis, cultura et incultura, cum casis omnibus que modo ibidem 
edificate sunt vel futuris temporibus edificabuntur, percurrentibus ipsius masse 
finibus: ab uno latere fine Capuanense et fluvio Cella (p), ex alio latere Lar- 
danula iugale desuper ponente capite in monte Muscheto (q), veniente usque 
in Gaium Regine, desubtus autera veniente in fluvio Lio (O. sancimus ergo 
ut nuUam potestatem habeant horaines ibidem residentes de ipsa massa vel 
eius finibus prenominatis vendere per quemlibet titulum, neque extraneos ho- 
raines illuc vocare aut introducere, nec placitum quis tenere presuraat nisi 
rectores et prepositi monasterii. et si per licentiam rectorura ipsius raona- 
sterii Inter se vendiderint, censura solitura ad partem monasterii emptor per- 
solvat. nam si ipsi horaines substantiam ab extraneis ubicuraque eme- 
rint, ad ius dorainiumque et potestatem perveniat monasterii. et homines 
residentes in ipsa massa opera cum bovibus et manuales(s) in iara dictum 

(a) BL Trepontium (b) B Pomicio L Pontificio (e) L lacum (d) B 

Sagicla (e) L ha qui una lacuna. (f) B Buceneto (g) L tumo (h) L Ca- 

taria (i) B Bonosora (k) B L simulque modum (I) L Faginanum (m) B 

Cervarioso (n) B inliciatico (o) B Griglum (p) L Celi (q) B Mischeto 

(r) L Fluviolo (sj B manualibus 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 163 

dominiuni monasteri! domini Salvatoris faciant, necnon et angarias atque por- 
taticum, ibi et alibi, ubi oportunum fuerit. quod si in ipsis silvia runco- 
ras(a) fecerit, aut si peculia pabulaverit, redditum escaticum (b) seu caseum 
ad fratres Nonantule famulantes totum perveniat. simul etiam plebem San- 
ai Mamme in Lizanum constructam (e) concedimus vobis vestrisque succes- 
soribus eo ordine, ut nullus episcopus Bonon'ensis vel aliunde in ea aliquid 
agere aut ordinare presumat, nisi tantum consecrationem, confirmationem 
predicationemque faciat, et presbiterum quem vos vel vestri successores ido- 
neum ibidem constitueritis de potestate vestra nullatenus submovere presu- 
mat, neque aliquim dominationem in condictam plebem facere aut exinde 
quidquam toUere temptet. et ut in omnibus silvis iam fati cenobi! nullus 
Comes sive castaldius seu quilibet nobilis vel ignobilis cum canibus aut quo- 
cumque ingenio venationes exercere presumat propter inquietudinem anima- 
lium monasterii. nec non et concedimus ut in quibuscumque comitatibus 
vel locis cellas acquisiveritis aut villas ubi silve communes sunt, vestram 
semper portionem habere. prec'pimus etiam ut nullus W in regno nostro 
Italico ve! Romano cuiuslibet ordinis prefati monasterii servos aut ancillas, 
qui fuga lapsi fuerint, contra abbatem aut prepositum vel advocatum, cum 
inventi fuerint, quoque modo audeat retinere. simulque etiam donamus pre- 
ceptales Persicetanos, videlicet quadraginta octo, qui nunc sunt vel futuris 
temporibus ex ipsis aut ex aliis esse voluerint, ut liberam ad monachorum 
utilitatem peragendam habeant potestatem, remota totius potestatis inquietu- 
dine, igitur perdonamus vobis et eidem sancto cenobio vestro, ut notarli 
in omni regni nostri dictione chartas, indicata, emphyteosis et libellos scri- 
bant absque ullius persone impedimento. confirmamus etiam vobis et pre- 
dicto monasterio vestro ut de ripatico vel teloneo singularum civitatum, sive 
de Ferrarla vel Cumaclo, ut quamlibet publicam functionem neque telo- 
neum in quibuslibet locis et civitatibus seu clusis regni nostri atque nego- 
tiis, sive (e) de instrumentis cartarum disrumpendis, seu de advocatis, quales 
et undecumque eligere volueritis, liberam (0 habeatis potestatem causas mo- 
nasterii peragere, nec non et de inquisitionibus faciendis per idoneos homines 
de possessionibus et rebus monasterii per viginti annos et eo amplius, seu de 
placitis et de pignorationibus vestrorum hominum, de immunitate, que est 
trìginta libras argenti; et de via per Vilzacharam(g) seu de aqua fluvii Gene 
ad molendina, et de portu sive ponte in Aqua lunga. similiter et confir- 
mamus vobis et in prefato cenobio vestro chartulas illas donationis, quas 
vobis Anscausus(h) episcopus et Gaidoaldus(') medicus emiserunt cum om.- 
nibus rebus illis quibus in eis liberi homines per chartulas scriptas W con- 
tulerunt, ut firmiter vos et prefatum cenobium vestrumC) possideatis. mer- 

(a) L runcorias (b) B excuticum L estaticum (e) L constructum (d) /n 
I lacuna invece di ut nullus (e) L seu (f) B licentiam (g) L Vuilzacharum 
(h) B Anastansus (i) L Vaidoaldus (k) B prescriptas (I) L om. vestrum 



it,4 ^ A. GAUDENZI 



cata ctinni in propriis eiusdcm ecclesie agris et terris construendi licentiam 
habeatis et conducendi ibidem diversa mercìmonia et negotiatores; cunctum- 
que tcloncum et quicquid de ipsis mercatis exigi potest, fratribus ibidem Deo 
famulantibus pertineat sine ullius contradictione. iubemus itaque, ut qui- 
cumque ex liberis hominibus voluerit advocatus eorum fieri qui causas suas 
pcragere nesciunt, absque alicuius potestatis iniuria libera potestate persistat. 
et si quis wadiam eorum recipere voluerit, et abbas vel prepositus seu advo- 
catus aut raissus eorum reddere voluerit, nuUus impedire presumatC»). addi- 
dimus quippe vobis vestrisque posteris et in prefato monasterio vostro, ut 
quecumque persona nobilis vel ignobilis in omnì regno nostro de sacro vel 
seculari ordine ad predictum sanctum cenobium refugere voluerit, aut res suas 
ibi conferre quesierit, non comes aut minister publicus nec missus noster ei 
contradicere audeat, sed liceat ei libera potestate de se suisque rebus quic- 
quid voluerit in eodem monasterio conferre. volumus quoque et concedi- 
mus, ut, quandocumque divina vocatione abbas ipsius monasteri! eiusque suc- 
cessores do hac luce migraverint, ipsi monachi de ipsa congregatione qualem 
inter se digniorem invenerint licentiam habeant eligendi abbatem. iterum- 
quc concedimus vobis vestrisque successoribus, ut de singulis navibus porta- 
ticum libera exigatis potestate C'). statuimus et modis omnibus iubemus, 
prout supra dictum est, quatenus in prefati monasterii res nullus superioris 
vel inferioris ordinis, nec episcopus aut clericus, non comes aut castaldiusCO 
vel reipublice procurator nec quelibet persona invasionem facere audeat ullo 
in loco, non ad causas iudiciario more audiendas vel freda exigenda aut man- 
siones W vel paratas faciendas aut parafredos seu fideiussores toUendos, aut 
homines tam ingenuos (e) et libellarios quamque et servos super terram ipsius 
ecclesie manentes, emphiteoticarios et suprascriptos preceptales Persecitanos 
ullo modo distringendos, nec uUas publicas functiones aut redhibitiones vel 
illicitas occasiones requirendas consurgere audeat vel exigere presumat. sed 
liceat vobis et vestris posteris cum omnibus rebus vobis subiectis atque ho- 
minibus sub immunitatis nostre defensione (f) quieto ordine consistere ac prò 
nobis nostraque coniuge totiusque regni nostri stabilitate Dei misericordiam 
delectabilius exorare. precipimus iisuper ut nec vos nec futuri abbates au- 
deant aliquorum hominum potestatem conferre scriptiones sine Consilio vel 
consensu omnium monachorum, aut iniuste disponendarum rerum minora- 
tione (g) delegare, sed nec ullus monachus aliquas conferre scriptiones, que 
sue probatur non esse potestatis: quod si fecerit, robor nuUum obtineat. 
conferimus etiam vobis et in ipsum vestrum sacrum cenobium olivetum unum 
in luniinaribus ecclesie positum prope castellum Aginulfi, quod pertinuit de 
curte nostra Lucense, et duas casas massaricias ex ipsa curte, que regeban- 

(a) B et si quis in vadia eorum recipere voluerit, nullus impedire presumat (b) B 
liberum exigatis potestatem (e) L vastaldius (d) L vasiones (e) B ingenios 

(f) li defensionis (g) E minorare 



IL MONASTERO DI'HONANTOLA ECC. 16$ 

tur per Munifrith et Fuscolonem W germanos et nepotes eorum Crispulo, 
Lucido et Bertulo. quin etiara perdonamus sanctitati vestre vestrisque po- 
steris in perpetuum, ut ex ipso sancto cenobio et rebus quas vobis et ibi con- 
tulimus vel futuris temporibus acquirere, Deo propicio, potueritis tam vos 
quam posteri vestri nullum servitium vel donationem a nobis vel futuris re- 
gibus exinde exigatur, nisi prò benedictione in quadragesima malore quadra- 
ginta lucios, et in quadragesima sancti Martini similiter, per missum ipsius mo- 
nasterii consignatos in Papiam aut in Mantuam, sive si fuerimus Ravennani, 
concedimus etiam vestre reverentie successorumque vestrorum in sempiter- 
num, ut liabeatis licentiam retia per Padum trahendi ad pisces maiores mi- 
noresve capiendos a loco qui dicitur Fossatum usque in mare; et ubicumque 
in omni regno nostro habetis nunc vel habueritis in futuro silvas communes, 
habeatis et piscarias, si ibi sunt, sicut et ceteri homines; una cum medietate 
de porto in Aqua lunga, que est iuxta strata publica et pertinuit de curte 
nostra Civitati Nove; unde reliquam medietatem ecclesia Sancti Geminiani 
habere probatur; atque granum illum quod annue coUigitur de portatico in 
curte nostra que sita est in Civitate Nova de quantum prò ipso colligitur 
portatico. quatenus habentes ab hodierna die nostrum serenissimum pre- 
ceptum, ipse sanctus monasterius vester vel vos successoresque vestri fìrmiter 
superius coraprehensa valeatis possidere. et nullus episcopus vel clericus, 
dux, Comes, castaldus O') vel actionarius noster aut quispiam magnus par- 
vusque gasindius (0 centra hoc nostrum firmitatis preceptum audeat ire quan- 
doque, sed omni in tempore in iam dicto sancto monasterio vestro vel vobis 
successorìbusque vestris stabilis permaneat in perpetuum. si quis autem 
huius nostre inscriptionis temerario ausu W violator extiterit et hanc nostrani 
iussionem per omnia non conservaverit, sciat se compositurum centuni libras 
auri optimi, medietatem palatio nostro et medietatem supradicto monaste- 
sterio («) vestro, concedimus insuper omnia vobis vestrisque successoribus 
in perpetuum, ut si, quod absit, quicumque rex vel imperator seu quilibet 
temerator sacre legis canonicis aut preceptoruni (f) predecessorum nostroruni 
reguni vel futurorum imperatorum contra hoc nostrum preceptum donationis 
ire tentaverit aut cenobium predictum vestrum sive res eius in fratrum sti- 
pendiis collatas et pauperum Christi diminorare presumpserit aut in aliquo 
alicui per beneficium vel prò quocumque ingenio dederit, liceat vobis vestris- 
que posteris cum omnia que suprascripta sunt cuilibet sancte Sedis aposto- 
lice pape, sive imperatoribus atque regibus seu principibus de quibuscumque 
regnis catholicis subdere potestati, et veluti secularium hominum secundum 
ritum antique legis per regum precepta sua firmata tenentium, securiter te- 
nere, possidere atque tradere cui vobis placuerit ». 

Cum vero predictum preceptum christianissimi regis corani nostrani 

(a) L Fustolonem (b) L vastaldius (e) L vasindius (d) B casu (?) B 
cenobio (f) B ac preceptum 



i66 A. GAUDENZI 



regalem clemciitiam lectum fuisset, consideravimus tantam eiiis industriam et 
helemosinam, ob Dei amorem sanctorumque omnium apostolorum ac beati 
Silvestri in alinioniam servorum Dei pauperumque Christi dclegatam, in cun- 
ctis petitionibus sive concessionibus sereno animo confirmando per hoc no- 
strum preceptum et [adj ipsum prenominatum et alias regum sanctiones atque 
iam dieta imperatorum prccepta adsensum tribuimus. scriptiones quoque (») 
quas abbates predicti cenobii sive monachi de curtis atque massariis seu casis 
hactenus iniuste fecerunt, omnes corrumpi censuimus('). et ut certius creda- 
tur diligentiusque ab omnibus observeretur, manu propria roboratum annuii 
nostri impressione subter iussimus sigillar! 

Signura (M) domni Berengarii gloriosissimi regis (0. 

Datum .xiiii°. kal. sept. anno incarnationis dominice .dcccxcviiii., domini 
autem Berengarii gloriosissimi regis .xii., indictione ai. Actum curi's no- 
stre Wilzacharam, in Dei nomine amen. 

Ego lohannes Damiani de Bononia, imperiali auctoritate notarius, dictum 
privilegium vidi, legi, auscultavi, exemplavi et in publicam formam redegi, 
precepto et auctoritate domini» Alberti de Cazagatis de Parma, iudicis et as- 
sessoris (b) domini Tomasii de Inzola potestatis Ferrarie, prout in eo inveni, 
nil addens vel minuens quod sensum eius minuat preter litteram ve! sillabam, 
nisi forte per ignorantiam, sub anno Domini .mccxciii., indictione .vi., die 

(a) L scriptionesque (b) Copia assertorum, come anche sotto. 

(i) Questa disposizione, nella forma sconnessa e sgrammaticata in cui 
ci sta innanzi, fu creata dall'autore della grande falsificazione Astolfina: ma 
è probabile che egli trovasse nella precedente falsificazione Berengariana e 
Ludoviciana del sec. xi le parole « scriptiones quoque - corrumpi censui- 
« mus », le quali mostrano la conoscenza del linguaggio dei documenti. 

(2) L ha qui, piij completamente e alquanto diversamente che la copia 
sopra riprodotta, le parole istesse del precetto Berengariano: « Cum vero pre- 
« dictum et cet. » fino a « corrumpi censuimus ». E poi, dopo le altre stam- 
pate tra parentesi quadre a p. loi, « Signum domni (M) Ludovici dignissimi 
« imperatoris augusti. 

« Larnulfus notarius ad vicem Liutvardi episcopi et archicancelarii reco- 
« gnovit et ss. 

« Dada .111. idus febr., anno incarnationis Domini .dcccci., indictione .v., 
« anno vero imperante domino Ludowico glorioso imperatore in Italia p". 
«Actum Papia kal. iu.». 

La copia avuta dal Tiraboschi. che molto facilmente era un estratto al- 
quanto piij ampio di quello stampato da noi, mancava come questa delle 
ndicazioni del giorno e del mese. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 167 

mercurii .xxvii. madii; presentibus Bonifacio de Ratone de Ferraria, Petro 
Conte de Porto notarlo, Alvernotio notarlo, Ledoisio suo fratre, domino Ve- 
rardino notario et aliis. qui iudex suam qua fungitur prò communi Ferra- 
ne auctoritatcm interposuit et decretum. 

Ego Donusdeus notarius, filius domini Benasuti notarii de centrala San- 
cti Gregorii, imperiali auctoritate notarius, dictum privilegium vidi, legi, et 
auscultavi cum autentico sumpto per suprascriptum lohannem de sacristia 
Nonantulani monasterii, exemplato per eumdem lohannem una cum ipso in- 
frascripto Nascimbene de Amadino notario. et ita sicut in autentico contine- 
tur, ita verum et scriptum esse in hoc exemplo per dictum lohannem man- ■ 
dato, precepto et auctoritate domini Alberti de Cazagatis de Parma iudicis 
et assessoris domini Tomasii de Inzola potestatis Ferrarle sub anno Domini 
.Mccxciii., iiidictione .vi., Ferrarle, in palatio comraunis, die mercurii .xxvii. 
madii, presentibus testibus vocatis et acquisitis Bonifacio de Ratone de Fer- 
raria, Petro Conte de Porto notario, Alvernatio notario, Leodoisio suo fratre, 
domino Verardino notario et aliis. qui iudex suam qua fungitur prò com- 
muni Ferrarle auctoritatem interposuit et decretum. 

Ego Nasimbene de Amadino de Ferraria de contrata Sancte Marie Nove, 
imperiali auctoritate notarius, dictum privilegium vidi, legi, et auscultavi cum 
autentico sumpto per suprasciptum lohannem de sacristia monasterii Nonan- 
tulani, exemplato per eundem lohannem una cum ipso et suprascripto Do- 
nodeo notario, filio domini Benasuti notarii, et ita sicut in autentico conti- 
netur, ita verum et scriptum est in hoc exemplo scripto per dictum lohan- 
nem mandato, precepto, et auctoritate domini Alberti de Cazagatis de Parma 
iudicis et assessoris domini Tomasii de Inzola potestatis Ferrarle sub anno 
Domini millesimo .ccxc°iii., indictione .vi., Ferrarle, in palatio communis, 
die mercurii .xxvii. madii, presentibus testibus vocatis et rogatis Bonifacio 
de Ratone de Ferraria, Petro Conte de Porto notario, Alvernatio notario, 
Leodoisio suo fratre, domino Verardino notario et aliis. qui iudex suam 
qua fungitur prò communi Ferrarle auctoritatem interposuit et decretum. 



XXXVII. XXXVIII. 

Anno 753. Anno 758. 

Falso diploma del re Astolfo Falso diploma del re Desiderio 

a favore del monastero di No- fabbricato su quello di Astolfo, 
nantola, fabbricato tra gli anni 
1279 ^ 1295. 

Da copia contemporanea alla falsificazione, Da copia dell'antico esemplare posseduto dalle 

conservata nell' archivio dell'abbazia. monache di S. Silvestro di Verona, eseguita dal 



i68 



A. GAUDENZI 



UoiihLLi, op. cit. II, S6, da un ras. ora perduto 
della Vita di sant'Anselmo; Muratori, Rer. It. 
Script. I, a, p. 191, dalla stessa fonte; Ani. Ital. 
II, 155, dal diploma di Berengario; Mabillon, 
Aela sanctorum ord. s. Bened. IV, i, p. 7; De An- 
CELis, Synodus Nonantulana, app. V, p. 21 e Ti- 
RABOSCHi, Cod. diplom. Nonant. p. 7, dall'apo- 
grafo di Nonantola. 

Flavius Aystulphus, vir excellentis- 
simus, rex, monasterio beatissimo- 
rum principum apostolorum Petri et 
Pauli sito territorio Mutinense loco 
qui dicitur Nonantulae et venerabili 
viro Anselmo abbati seu cuncte con- 
ereKationi ibidem consistentibus. cum 
apostolus Domini et doctor gentium 
nos non solum coram Deo, sed co- 
rara hominibus providere monuit bona, 
quid aliud docuit quam nos om.nes 
diligere homines, maxime venerabili- 
bus locis et servientibus Deo nostris 
opibus subvenire ? manifesta causa 
est, quoniam ante hos dies concessi- 
mus venerationi tue silvam ex curte 
nostra Gena coherente per loca desi- 
gnata: ex una parte fluvio Panario, et 
ab alia parte cesa que est Inter Perse- 
citanos et suprascripta silva usque in 
Rivo Mortuo, a tertia parte strata pu- 
blica, a quarta vero predicta silva et 
paludes; una cuni basilica Beati Mar- 
tini confessoris Christi ; 



Querini, e conservata nella biblioteca Comunale 
di Verona, busta 27. 

BiANCOLiNi, Chiese di Verona, IV, 723. 



quatenus ibi iam 
fatum cenobium construeretis, sicut et 
factum est. nunc autem postulavit 



Flavius Desiderius, vir excellentis- 
simus, rex, monasterio beatissimorum 
principum apostolorum Petri et Pauli 
sito territorio Mutinensi loco qui di- 
citur Nonantula et venerabili viro 
Anselmo abbati seu cunct? congre- 
gationi ibidem consistentium. cum 
apostolus Domini et doctor gentium 
nos non solum coram Deo, sed etiam 
et coram hominibus providere mo- 
nuit bona, quid aliud docuit quam nos 
oranes diligere homines, maxime ve- 
nerabilibus locis et servientibus Deo 
de nostris opibus subvenire? manife- 
sta causa est, quod ante hos dies con- 
cessit vir venerabilis Aistulphus (») 
rex excellentissimus venerationi tu? 
sylvam unam ex corte Gena per desi- 
gnata loca: coherente ab una parte 
fluvio Pannano, et ab alia parte caesa 
quae est Inter Persecitanos et supra- 
scripta Sylva usque in Rivo Mortuo, 
a tertia parte strata publica, a quarta 
vero parte sylva et paludes; una cum 
basilica Beati Martini confessoris Chri- 
sti in inlegrum, sicut a venerabili viro 
Aistulpl]0 possessd est, idest cum omnibus 
legalibus et decimationibus et pertinen- 
tiis et redibitionibus que e.xigi possunt aut 
poterunt de omnibus rebus que videntur 
esse infra suprascriptas coherentias; qua- 
tenus ibi iam fatum monasterium con- 
strueretis, sicut et factum est. nunc 



(2) C"». come sempre più sotto, la copia ha Arstulphus 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



169 



veneratio tua nostrani precelsam po- 
testatem per dilectam coniugem no- 
strani Gisaltruda, quatinus [iam di- 
ete] monasterio vel tue venerationi iam 
dictam silvani, sicuti coherentia dieta 
est, cum omnibus que supra leguntur 
per nostrum preceptuni reconfìrniare 
deberemus; aqua de fluvio GeBz,iit ad 
cuiuspiam hominis potestakm suhtracta 
non fiat, adque subtus strata publica nul- 
lus molendinum edifficare presumeret 
usque fines illorum fluminuni, preter 
duo molendina in curte Panciano 
edifficanda, sine ipsorum licentia nio- 
nachorum. nos vero Dei omnipo- 
tentis confidentes raisericordiam et ve- 
stram congruam obaudientes petitio- 
nem, confirmamus in ipsura sanctuni 
monasterium vel venerationi vestre iam 
dictam silvam iuxta ut coherentia dieta 
est. confirmamus etiam in eodem san- 
cto monasterio insulam unam que 
esse videtur inter Panarium et fossam 
que dicitur Munda per designata loca: 
ab oriente predictus fluvius Panarius, a 
meridie villa Saliceto, ab occidente 
predicta fossa Munda et Militaria 
usque silva communis, et desubtus 
fossa Mortua exiente in Panario; ut 
nemo in predietis fossis vel flumine 
audeat molendinum edificare absque 
consensu abbatis aut monachorum. 
necnon et confirmamus tibi omnes res 
illas quas ante hos dies tue largivimus 
venerationi. 



curteni quoque Cane- 
tulo in territorio Motinensi cum om- 
nibus pertinentiis suis: sive duas por- 
ciones de silva Lupuleto, seu silvam 



autem postulavit veneratio tua nostrani 
prfcelsam potestatem per dilectum fi- 
delem nostrum Giselprando, quatenus 
iam fato sancto monasterio et tu? ve- 
nerationi iam dictam sylvam, sicut 
coherentia dieta est. per nostrum pr?- 
ceptum reconfirmare videremus, cum 
omnibus que supra hguntur; et aqua de 
fluvio Gena ad cuiuspiam hominis 
potestatem subtracta non fiat, atque 
subtus strata publica nullus molendi- 
num edificare pr^sumat usque fines 
illorum fiumiauiD, pr?ter duo mo- 
lendina in corte Panciano ?dificanda, 
sine ipsorum licentia monachorum. 
nos vero Dei omnipotentis conside- 
rantes misericordiam et vestram con- 
gruam obaudientes petitionem, confir- 
mamus in ipso sancto monasterio vel 
venerationi vestr? iam dictam sylvam 
iuxta ut coherentia dieta est, cum om- 
ìiibus que supra hguntur. confirma- 
mus etiam in eodem sancto monasterio 
vestro insulam unam qu? esse vide- 
tur inter Pannarium et fossam qu? di- 
citur Munda per designata loca : ab 
oriente predictus fluvius Pannarius, a 
meridie villa Saliceto, ab occidente 
predicta fossa Munda et Militaria 
usque Sylva communis, et desubtus 
fossa Mortua exiente in Lupoleto cuw 
onini mtegrìtaié qiq supra legitur. et 
ut in pr?dietis fossis vel flumine nemo 
audeat molendinum edificare absque 
concessione abbatis aut monachorum. 
nec non et confirmamus tibi omnes res 
illas quas ante hos dies veuerabilis 
rex Aistulfus tu? largitus est venera- 
tioni. cortem quoque Canetulum in 
territorio Mutinense cum omnibus per- 
tinentiis suis, atque sylvam de Lupo- 
leto cum omni interritale, seu sylva 



lyo 



A. GAUDENZI 



Mucianensem, Madegaticum, Capria- 
nam, Pontenariam et paludes Gru- 
niulonses usque in Limitem Decima- 
mini qui percurrit Inter Gautianum 
et villani Ulianam, et de ipso Limitem 
in Panarium venientem. et de via De- 
cimanense habeatis communiter usque 
in fossatum Finale cum Decimanense 
et Ulianense secundum eorum cohe- 
rentias, atque ex ea parte fines de 
Lamense in casale Modenulam et se- 
cundum vadit argine Salise cum pa- 
ludibus suis; 



seu vico Siculo 
cum omnibus pertinentiis suis in inte- 
grum, et porto cum ecclesia Beati 
Petri apostoli, que ab ipsis edificata 
est massariis nostris, 

uno capite te- 
nente in vico Guarcinense veniente 
in Panarium, ex alio vero latere in fine 
Lamense. 

et fluvium Scultennara, qui 
et Panarius, deducendi habeant licen- 
tiam ubicumque illis raelius visum 
fuerit; et ut nulius inferioris magneve 
potestatis homo molendina vel portum 
cum sandonibus aut naves in ipso 
fluvio vel in Lavaturiam edifficare au- 
deat, aut piscationem facere, aut cum 
navigio pergere sine vestra licentia. 
igitur secundum hoc nostrum prece- 
ptum silvas et paludes sive predictam 
fossam Lavaturiam cum omnibus fos- 
sis et campis per legitimas fines per- 
currentibus, item ex alia parte flu- 
vium Genam coniungcntem se in 



Muciarese, Madegaticum, Campanam, 
Pontenarium et paludes Grumulenses 
usque in Limitem Decimanum qui per- 
currit inter Gauzianum et vilam Ulia- 
nam, et de ipso Limite in Pannarium 
veniente, et de via Decimanense ha- 
beatis usque in fossatum Finalem quc 
ad ipsa corte Candnlum pertinent, atque 
ex alia parte finis de Lamese quae 
est Modena, et ex alia parte sicut va- 
dit arginem Salese in super et sicut 
vadit fossa Quintana qu? devenit 
iuxta Gauzianum et dividit inter cor- 
tem Salesem et pr?dictam cortem 
Canetulum, et ex alia parte fossa 
Quintana cum paludibus suis; seu 
vicum Siculum cum omnibus perti- 
nentiis suis in integrum, sicut supra 
coniprehensum est, cum ecclesia Beati 
Petri apostoli, qu§ ibi a massariis vene- 
rahilis Aistulfi regis inihi residentibus 
edificata est, unum caput tenenteni 
in vico Warcinense quc currit iuxta 
ecclesiam Sancti Georgii veniente in Pa- 
nario, ex alio vero latere in fine La- 
mense, et fluvium Scultennam, qui et 
Pannarius, deducendi habeant pote- 
statem ubicumque illis melius visum 
fuerit, et ut nulius inferioris magneve 
potestatis homo molendina vel portus 
cum sandonibus aut naves in ipso flu- 
vio vel Lavaturiam edificare audeat, 
aut piscationes facere, aut cum na- 
vigio pergere sine vestra licentia. 
item secundum hoc nostrum pr?- 
ceptum confirmamus in vobis syl- 
vam et paludes sive praedictam fos- 
sam Lavaturiam cum omnibus fos- 
siset campis per legitimos fines percur- 
rentibus, item W ex alia parte fluvium 



(a) Copia idem 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



171 



Rosalese, et utrasque ripas fluvii Pa- 
narli usque ad duodecira pedes in la- 
titudine, sicud ad publicum perti- 
nent. stabilimus autem vobis vestris- 
que successoribus qui in seculum se- 
culi in iam dicto Beati Silvestri No- 
nantulensi monasterio prò tempore (») 
Christo servierint silvani unam in 
Gaium Lamese, veluti ad curtem 
nostrani pertinuit, per designata loca : 
ex uno latere fluvius Lama, de alio 
latere fluvius Muclena, tenente uno 
capite in Limite Polito et alio capite 
in loco Cornio et Fraxeno usque in 
casale Modenula ac Luduria intrante 
Muclena 



et a strata pnblica usque in 
Padum. et ut in ipsis fluviis Mu- 
clena, Lama seu Luduria nullus au- 
deat Tacere molendinuni nec portum 
edifficare preter abbatis et monacho- 
runi molendina, quantum fines il- 
lorum continent ; et per Padum de 
subtus usque in fossam que vocatur 
Carraria, atque ex alia parte per Mu- 
clenam in iosum usque in caput de 
predicta fossa, et medietatem ex pi- 
scariis nostris in territorio Mantuano 
in loco Sarmata et Bondeno, atque 
alias piscarias in fmibus nostris Regi- 
sianis et Flexisianis, sicuti usque 
modo habuimus ad curtem regis in 
integrum: ex una parte currente fluvio 
Muclena, de alia parte fluvio Bondeno 
unum in fossa caput tenente que 
dicitur Firmana seu Villula et laco 
per Floriana sive fossa Scavariorum 



Gena coniungentem se in Rosalese, et 
utrasque ripas fluvii Pannarli usque 
duodecim pedes in latitudine, sicut ad 
publicum pertinent. stabilimus auteni 
vobis vestrisque successoribus qui in 
seculum seculi in iam dicto beati Syl- 
vestri Nonantulanensis monasteri! prò 
tempore W Christo servierint sylvam 
unam in Gaium Lamese (0, veluti ad 
cortem Fkxianam pertinuit, in inte- 
grum, ut supradictum est, per designata 
loca : ex uno 'atere fluvium Lamma, de 
alio latere fluvio Modena ('i), tenente 
uno capite in Limite Polito et alio ca- 
pite in loco Cornio et Fraxeno intrante 
Luduriam, et Luduria intrante Mocle- 
nam, siibtus casale de Modenula qui in- 
fra ipsis lateribus volumus ut permaneat, 
et a strata publica usque in Padum. 
et ut in ipsis fluviis Modena^ Lamma 
seu Luduria nullus audeat facere mo- 
lendina nec portuni edificare preter 
abbatis et monachorum molendina, 
quantum fines illorum continent; et 
per Padum de subtus usque in fossa 
qu? vocatur Cararia, atque ex alia 
parte per Moclenam in iosum usque in 
capite de predicta fossa, et medie- 
tatem ex piscariis pr?dicti venerabilis 
Aistulfi regis in territorio Mantuano 
in loco Sarmecha et Bundeno, atque 
alias piscarias in finibus Regisianis et 
Flexianis, sicut venerabilis Aistulfus 
in vestro contulit monasterio: ex una 
parte currente fluvio Modena, de alia 
parte fluvio Bundeno, unum caput in 
fossa qu? dicitur Firmana seu Villula 
et lacu per Floriana sive per Albare- 
tuni seu fossa Scavariorum usque in 



(a) Copia per timore 
Modena, come sotto. 



(b) Copia tempro (e) Copia Lomese (d) Co[>ia 



172 



A. GAUDENZI 



scu Albaretum usque in Spinum, alio 
item capite in Pado tenente; una cum 
arboribus et limitìbus qui infra pre- 
scriptas coherentias esse videntur, om- 
nia vobis et posteris vestris in perpe- 
tuum confirmamus, tam silvas quam 
pascua seu liniites et paludes omnes- 
que alias fossas et canipos seu paludes 
unde qualescumque piscationes fiunt, 
exeuntes ve! intrantes a Trepontio in 
iosuni usque (^) in fossam Latam et 
Gambarionem; cunctas fossas et pal- 
ludes que fiunt de fluvio Bondeno, 
idest Secliam cum campis suis et cam- 
pum Formigosum inter Ponticlum et 
lacum Fatuum cum ipso Ponticlo, et 
oranes lacoras usque ad Grumum seu 
silvam et Lacorianum atque TerramCb), 
et ipsas lacoras per Treponctium que de 
Bondeno exeunt, et Spino atque Tre- 
ponctium in Bondenum, et lacum de 
Vulpino simulque Tubum qui exit de 
Bondeno in Porcariam et Sayclam, 
atque ex alio latere Saicla exiente de 
Vulpino intrante in lacum de Tura- 
tino, Buceneto qui exit de Tubo Mor- 
tuo intrante in Canarese, tenente unum 
caput in Canalido et aliud in Du- 
racino, simul etiam et ca[m]pum de 
Duracino atque Bonosula que ponit 
caput in Arculas, similique modo 
duas Arculas contra Cuonis lacos, et 
lacum de Fulginio ponente caput in 
Bondeno, nec non et Verginiana cum 
omnibus lacis ac fossis quibuscumque 
piscariis, sicuti nos usque nunc ad no- 
stras manus tenuimus; 

ut nullus ma- 
gnus aut parvus homo in omnibus 



Spino, alio item capite in Pado te- 
nente ; una cum arboribus et limitibus 
qui infra pr?scriptas coherentias esse 
videntur, omnia vobis et posteris ve- 
stris in perpetuum confirmamus, tam 
sylvas quam pascuas seu limites et 
paludes omnesque alias fossas et cam- 
pos seu paludes in qualescumque pi- 
scationes fiunt, exeuntes ve! intrantes 
a Spino in iosum usque in fossam 
Latam et Cambanonem; cunctas fossas 
et paludes qu? fiunt de fluvio Bun- 
deno ; item Tresedaria cum campis 
suis, et campum Formicosum inter 
Ponticlum vel lacum Fatuum cum 
ipso Ponticlum, et omnes lacoras usque 
ad Grumum, seu sylvam et Lacoria- 
num atque Ferrariam, et ipsas laco- 
ras per Trepontium qu? de Bundeno 
exeunt, et Spino atque Trepontio in 
Bundeno, et lacu de Vulpino simul- 
que Tumbura qui exit de Bundeno in 
Porcariam et Saiclam, atque ex alio 
latere Saicla exeunte de Vulpino in- 
trante in lacu de Duratino, Buceneto 
qui exit de Tumbo Mortuo intrat in 
Canarise, tenente unum caput in Ca- 
nalido (<=) et aliud in Duracino, simul 
etiam et campum de Duracino at- 
que Bonosola qui ponit caput in Ar- 
culas, simulque modum duas Arcu- 
las contractionis lacoras, et lacum 
de Fulginio ponentem caput in Bun- 
deno, nec non et Virginiana cum om- 
nibus lacis ac fossis quibuscumque pi- 
scariis in integrum, sicut venerabilis 
Aistulfus in prfdicto confirmavit mo- 
monasterio. 



(a) Copia que usque (b) Così la copia, (e) Copia Csnelido 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. - 173 



suprascriptis piscariis absque vestra 
licentia successorumque vestrorum 
aliquo modo piscare presumat. 



insuper prgdicto sancte 
Nonantulensis ecclesie monasterio et vohis 
donino Anselmo abbati vestrisque poste- 
ris qui prò tempore, Deo volente, in prg- 
fato monasterio ordinati fuerint, per hanc 
nostri precepti pa^inam concedimus ca- 
pellam super ripam fluvii Boriane sitani, 
in honorem sanct^ Dei genitricis Mari§ 
consecratam, cum universis edificiis suis 
et omnium hominum ibi aspicientium, 
cum colonis et massariciis atque omni- 
bus appenditiis suis, servis et ancillis, 
aldionibus et aldianis cunctisque ad se 
pertinenlibus cum paludibus, pascuis, 
sylvis, ripis, ripaticis, teloneis, tnolen- 
dinis aquarumque ductibus, cum pisca- 
riis W et deciinationibus et fossis seu 
campis vel rivolis unde qualescumque 
piscationes fiunt, cum limitibus et ar-^i- 
nibus et terminibus supra se in integrum 
per legitimos fines et coherentias desi- 

gnatas : idest ex una parte 

fossa Carraria per Modena ('') in iosum 

usque 

et Rabiosolam et Curvula usque Pero- 
lum, alia vero parte per Paduni in iosuin 
a Gatnbarione et Carraria usque iam 
dictam Soriana et usque ad Armene Ca- 
salese, que ab alia parte vadit ad lacum 
Merlum et Anttculum et Pirltim, et ab 
ipsa parte intrante in Modena: omnia 
in integrum, sicut predictus venerabilis 
Aistulfus in ve-tro confìrmavit mona- 
sterio. ita tamen ut nullus homo ali- 
ciiius orditiis vel dignitatis, magng par- 
veve persone, prenominatum abbatem aut 
suos monachos vel illorum successores 



(ù) Copìj piscaii's (b) Copia Modena , covic sotto. 



'74 



A. GAUDENZI 



[IV.] insuper propter 
vestram insignem ratam predictam 
petitionem iuste concedimus vobis et 
successorlbus vestris confirmamus mo- 
nasterium Sancti Salvatoris situm in 
Fananum cum un'versis legalibus eius 
pertinentiis et adiacentiis, terminis ei 
accessionibus, casalibus, alpibus, ripis, 
rupinis, planiciebus, cultis et incultis, 
aquis aquarumque decursibus, finibus 
monte et flumine; seu silva de Sco- 
plano cum castro Sextula, Monte 
Calvo, Cervariolo et alpe corrente 
rivo Cerciliense et Lardamela fluvio 
percurrente, necnon massa Lizano et 
Gabba cum viculis suis, idest Aqua- 
viva, Rivo Frigido, Viliciatico, Saxo, 
Ciliciano, Grida, Variana et Porcile, 
cum montibus, vallibus, alpibus, sil- 
vis, servos prò servis, liberos prò li- 
beris, cultum et incultum, cum casis 
omnibus que modo ibidem edifficate 
sunt vel futuris temporibus ediffica- 
buntur, percurrentibus ipsius masse 
finibus: ab uno latere fine Capuanense 
et fluvio Ceila, ex alio latere Darda- 
niola iugale, desuper ponente capite in 
monte Moscheto, veniente usque in 
Gaium Regine, desuptus autem ve- 
niente uno capite in fluvium Lio. 
sancimus ergo ut nullam potestatem 
habeant homines ibidem residentes de 
ipsa massa vel eius finibus prenomi- 
natis vendere per quemlibet titulum, 



utijue fumìlidtn prò allqua occasione 
jnolestare presumat uul de rebus ipsis 
aìiquam andcat facere controversi ani, 
atque in pr^dictis piscariis seu paludi- 
bus, fossis ac sylvis cucuJìarias vel qua- 
lescùmque piscatioiies seu venationes fa- 
cere presumat, nisi per licentiam ahbatts 
vel inoìiacìjorum qui prò tempore inibì 
ordinati fuerint. insuper etiam pro- 
pter vestram insignem ratam predi- 
ctam petitionem iuste concedimus 
vobis et successoribus vestris confir- 
mamus monasterium domini Salvato- 
ris situm Fainanum cum universis le- 
galibus et pertinentiis et adiacentiis, 
finibus, terminis, accessionibus, casa- 
libus, alpibus, ripis, rupinis, planici[e]- 
bus, cultis et incultis, aquis aquarumque 
decursibus, finibus monte et flumine; 
seu silva de Sclopana cum castro 
Sextula, Monte Calvo, Cervariolo et 
alpe currente rivo Cersiliense et Lar- 
daniola fluvio percurrente, necnon 
massa Lazano et Gaba cum viculis 
suis, idest Aquaviva, Rivo Frigido, 
Viliciatico, Saxo Ciliciano, Grida, 
Variana et Porcile, cum montibus, val- 
libus, alpibus, sylvis, servo[s] prò ser- 
vis, libero[s] prò liberis, cultum et 
incultum, cum casis omnibus que 
modo ibidem edificai? sunt vel futuris 
temporibus edificabuntur, percurren- 
tibus ipsum masse finibus: ab uno et 
latere fine Capuanense et fluvio Ceila, 
ex alio latere Lardanola iugale, de- 
super ponente capite in monte Musceto, 
usque in Gaium Regin?, de suptus au- 
[teni] veniente uno capite in fluviolo, 
in integrum, ut supra dictum est. 
sancimus ergo ut nullam potestatem 
habeant homines ibidem residentes 
de ipsa massa ve! eius finibus pr^no- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



tys 



ncque extraneos homines [illuc vocare 
aut injtroducere, nec placituni quis te- 
nere presuma! nisi rectores et prepo- 
siti monasterii. et si per licentiam 
rectorura ipsius monasterii inter se 
vendiderint, censum solitum ad partem 
monasterii emptor persolvat. quod si 
in ipsis silvis aliquis roncare fecerit,aut 
si peculia pabulaverit, redditum esca- 
ticum seu caseum ad fratres Nonan- 
tule famulantes [perveniat totum. si- 
mul] eciam plebem Sancti xVlamme in 
Lizano constructam concedimus vobis 
vestrisque successoribus, eo ordine, 
ut nullus episcopus Bononiensis vel 
aliunde in ea aliquid agere aut ordi- 
nare presumat, nisi tantum consecra- 
tionem confirmationemque, predicatio- 
nemque faciat, et presbyterum quem 
vos vel vestri successores ydoneum 
ibidem constitueritis de potestate ve- 
stra nullatenus submovere [presumat, 
ncque] aliquam dominationem in con- 
dicta plebe facere aut exinde quic- 
quam toUere tentet. et ut in omni- 
bus silvis iani fati cenobii nullus comes 
sive gastaldus seu quilibet nobilis vel 
ignobilis cum canibus aut quocumque 
ingenio venationem exercere presumat 
propter inquietudinem^animalium mo- 
nasterii. necnon concedimus ut in qui- 
buscumque comitatibus vel locis cellas 
acquìsiveritis aut villas ubi silve com- 
munes sunt, vestram semper [por- 
tionem habere debeatis. precipimus 
etiam] ut nullus in regno nostro Ita- 
lico vel Romano cuiuslibet ordi- 
nis prefati monasterii servos aut an- 
cillas, qui fuga lapsi fuerint, contra ab- 
batem aut prepositum vel advocatum, 
cum inventi fuerint, quoquo modo 
audeat retinerc. [III.] [simulque do- 



minatis vendere per quodlibet titu- 
lum, neque extraneos homines illuc 
vocare aut introducere, nec placitum 
quis tenere presumat nisi rectores et 
propositi monasterii. et si per licen- 
tiam rectorum ipsius monasterii inter 
se vendiderint, censum solitum emptor 
persolvat a parte monasterii. quod si 
in ipsis sylvis aliquis roncare fecerit, 
aut si peculia pabulaverint, redditum 
escaticum seu caseum ad fratres No- 
nantul^ famulantes totum perveniat. 
simul etiam plebem Sancti Mamm? 
in Lezano constructam concedimus 
vobis vestrisque successoribus, eo or- 
dine, ut nullus episcopus Bononiense 
aut aliunde in ea aliquid agere aut 
ordinare presumat, nisi tantum con- 
secrationem, confirmationem pr^dica- 
tionemque faciat, et presbyterum quem 
vos vel vestri successores idoneum 
ibidem constitueretis de potestate ve- 
stra nullatenus submovere presumat, 
neque aliquam dominationem in con- 
dictam plebem facere aut exinde 
quicquam tollera temptet et ut in 
omnibus sylvis iam fati c?nobii nullus 
comes sive castaldius seu quislibet 
nobilis aut ignobilis cum canibus aut 
quolibet ingenio venationes exercere 
presumat propter inquietudinem ani- 
malium monasterii. nec non conce- 
dimus ut in quibuslibet comitatibus 
vel locis cellas adquisieritis aut villas 
ubi sylvas communes sunt, vestram 
semper portionem habere. precipi- 
mus etiam ut nullus in regno nostro 
Italico vel Romano cuiuslibet ordinis 
pr^fati monasterii servos aut ancillas, 
qui fuga lapsi fuerint, contra abbatem 
aut prepositum vel advocatum, cum 
inventi fuerint, audeat retinere. si- 



176 



A. GAUDENZl 



namus ctiam preceptales Fersicita- 
nos, vi.ielicet .xi.viii., qui nunc sunt 
vcl luturis temporibus ex ipsis aut ex 
aliis esse voluerint, ut liberam ad mo- 
nachorum utilitatem peragendam ha- 
beant potestatem, remota totius pote- 
statis inquietudine, igitur perdonamus 
vobis et eidem sanctoj cenobio vestro, 
ut notarli in omni [-dictione regni no- 
stri] chartas iudicati, enphyteosis et 
libellos scribant [absque uUius persone 
impedimento, confirmamus etiam vo- 
bis et predicto raonasterio vestro ut 
de ripatico vel teloneo singularum ci- 
vitatum, sive de Ferrarla vel Coma- 
chlo, ut quamlibet publicam functio- 
nem nec teloneuni in quibuslibet locis 
et civitatibus seu clusls regni nostri 
atque negotiis, slve] de instrumentls 
cartarum dirumpendis, seu de advoca- 
tis, quales et undecumque eligere vo- 
luerltis, liberam habeatls [potestatem, 
necnoa et de inquisitionibus faciendis 
per Idoneos] homlnes de possessionlbus 
[et rebus monasteril per vigintl annos 
seu de placltis et de pignoratlonlbus 
vestrorum homlnum, slve de immu- 
nitate, que est triginta llbras argenti; 
et de via per] Wilzacharam seu de 
aqua fluvii Gene ad molendina. [sl- 
millter confirmamus vobis et in pre- 
fato cenobio vestro chartulas illas do- 
nationis, quas] vobis Anscausus eplsco- 
pus et Guidoaldus [medicus emiserunt 
cum omnibus rebus illis quibus in eis 
liberi homlnes] per chartulas [pre- 
scriptas contulerunt, ut firmlter vos et] 
prefatum cenoblum possideatls. nier- 
cata etiara in propriis eiusdem ecclesie 
agrls et terris construendi licentiam 



mulque etiam donamus preceptales 
Persecitanos, videllcet .xl". octo, qui 
nunc sunt vel futurls temporibus ex 
ipsis aut ex aliis esse voluerint, ut li- 
beram ad monachorum utilitatem per- 
agendam habeant potestatem, remota 
totius potestatis Inquietudine, igitur 
perdonamus (a) vobis et eidem sancto 
cenobio vestro ut notarli in omni di- 
ctione regni vestrl cartas iudicatas 
inphiteosis et libellos scribant absque 
ullius persone impedimento, confir- 
mamus etiam vobis et predicto mo- 
nasterio vestro ut de ripatico vel te- 
loneo singularum civitatum, sive de 
Feraria vel Cumiaclum, ut quamlibet 
publicam fuctionem nequeteloneum in 
quibuslibet locis et civitatibus seu clusis 
regni vestri atque negotiis, sive de 
instrumentls cartarum disrumpendis, 
seu de advocatis, quales et undecumque 
eligere volueritls, liberam habeatls po- 
testatem, necnon et de inquisitionibus 
faciendis per idoneos homlnes de pos- 
sessionlbus et rebus monasteril vestrl 
per vigintl annos, seu de placltis et 
pignorationibus vestrorum hominum, 
de immunitate, que est triginta libras 
argenti; et de via per Wllzachara seu 
de aqua fluvii Gen? ad molendina. 
similiter et confirmamus vobis et in 
pr^scripto cenobio vestro cartulas illas 
donationis, quas vobis Anscausus epi- 
scopus et Guidoaldus medicus emi- 
serunt cum omnibus rebus illis, qui- 
bus in eis liberi homlnes per cartas 
pr?scriptas contulerunt, ut firmlter vos 
et prefatum c?nobium possideatis. 
mercata etiam in propriis eiusdem ec- 
clesie agris et terris construendi 11- 



(a) Copia prodonamus 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



177 



habeatis [et conducendi ibidem diversa 
mercimonia et negotiatores ; cunctum- 
que teloneum et] quicquid de ipsis 
mercatis exigi potest, fratribus ibidem 
[Deo famulantibus pertineat sine] ullius 
contradictione, iubemus igitur, ut 
[qulcumque ex libcris hominibus vo- 
luerit] advocatus [eorum hominum] 
fieri qui causas suas peragere nesciunt, 
absque [alicuius potestatisiniuria libera 
potestate persistat. et si quis] wadiam 
eorum recipere voluerit. et abbas vel 
prepositus seu advocatus aut missus 
eorum reddere voluerit, nullus [impe- 
dire presumat]. addimus quippe vob'S 
vestrisque posteris in prefato mona- 
sterto vestro, ut quecumque persona 
nobilis vel ignobilis in omni regno 
de sacro vel seculari ordine ad pre- 
dictum sanctum cenobium [refugerc] 
voluerit, aut res suas ibi conferre que- 
sierit, non comes aut minister publi- 
cus nec missus noster ei contradicere 
audeat, [sed liceat ei libera potestate] 
de se suisque rebus quicquid volue- 
rit in eodem monasterio conferre. 

volumus quoque et concedimus, ut, 
quandocumque divina vocatione abbas 
ipsius monasterii eiusque [succcssores 
de hac luce migraverint], ipsi monachi 
de ipsa congregatione qualem inter 
se digniorem invenerint licentiam ha- 
beant eligendi abbatem. 

iterumque 
concedimus vobis vestrisque [succes- 
soribus, ut de singulis navibus] por- 
taticum libera vestra exigatis pote- 
state. statuimus et modis omnibus 
iubemus, prout supra dictum [est, qua- 



centiam habeatis et conducendi di- 
versa mercimonia et negotiatores ; 
cunctumque teloneum et quicquid de 
ipsis mercatis exigi potest, fratribus 
ibidem Deo famulantibus pertineat 
sine ullius contradictione. iubemus 
itaque, ut quicumque ex liberis ho- 
minibus voluerit advocatus eorum 
fieri qui causas suas peragere nesciunt, 
absque alicuius potestatis iniuria li- 
bera potestate persistat. et si quis 
w-adiam eorum recipere voluerit, et 
abbas vel prepositus seu advocatus 
aut missus eorum reddere voluerit, 
nullus impedire presumat. addidinius 
quippe vobis vestrisque posteris et 
in pr^fato monasterio vestro ut que- 
cumque persona nobilis aut ignobilis 
in omni regno nostro de sacro vel 
s?culari ordine ad pr^dictum san- 
ctum cfnobium refugium facere vo- 
luerint, aut res suas ibidem conferre 
qufsierint, non comes aut minister 
publicus neque missus noster ei con- 
tradicere audeat, sed liceat ei libera 
potestate de se suisque omnibus rebus 
quicquid voluerit in eodem monaste- 
rio conferre. volumus quoque et con- 
cedimus, ut W, quandoquidem divina 
vocatione abbas ipsius monasterii eius- 
que successores de hac luce migra- 
verint, ipsi monachi de ipsa congre- 
gatione qualem inter se digniorem 
invenerint licentiam habeant eligendi 
abbatem. iterumque concedimus vo- 
bis, ut de singulis navibus portaticum 
libera vestra exigatis potestate. sta- 
tuimus et modis omnibus iubemus, ut 
supra dictum est, quatenus in pr^fati 
monasterii res nullus superioris aut 



(a) Copia et 



178 



A. GAUDENZI 



tcnus] in prefati monasterii res nuUus 
supcrioris ve! infcrioris ordinis, vel 
episcopus aut 

Comes aut [gastaldius] vel 
reipublice procurator nec quelibet per- 
sona invasionem facere audeat ullo 
in loco, non ad causas iudiciario more 
audiendas vel freda exigenda aut man- 
siones vel paratas faciendas vel para- 
fredos aut lìdeiussores tollendos, aut 
homines tam ingenuos seu libellarios 
quamque et servos super terram ipsius 
ecclesie manentes, sive emphyteoti- 
carios et suprascriptos [preceptales] 
Persicitanos ullo modo distringendos, 
nec ullas publicas functiones aut re- 
dhibiciones vel illicitas occasiones re- 
quirendas consurgere audeat vel exi- 
gerc presumat. sed liceat vobis et 
vestris posteris cum omnibus rebus 
vobis subiectis atque hominibus sub 
[immunitatis nostre defensione] quieto 
ordine consistere ac prò nobis no- 
straque coniuge totiusque regni nostri 
stabilitate Dei misericordiam delecta- 
bilius exorare. precipimus insuper ut 
nec vos nec futuri abbates audeant 
aliquorum hominum potestatem con- 
ferre scriptiones sine nostra vel fìlio- 
rum nostrorum concessione, aut Consi- 
lio vel consensuomnìum monachorum, 
aut iniuste dispon[endarum rerum mi- 
noratione] delegare, seu ullus mona- 
chus aliquarn presumat confirmare 
scriptionem, que sue probatur non 
esse potestatis: quod si fecerit, robo- 
rem nullum obtineat. conferimus 
etiam vobis et in ipsum nostrum sa- 
crum cenobium olivetum unum in 
luminaribus ecclesie posito prope ca- 
stellum Aginulfi, quod pertìnuit de 



inferioris ordinis homo, ncque episcopus 
Mutitiensis, in cuius paroechia videtur 
esse constructiim praefatum monasieriiim, 
neque ullus alias episcopus aut clericus, 
non Comes aut gastaldius vel reipu- 
blice procurator nec quelibet persona 
invasionem facere audeat ullo in loco, 
non ad causas iudiciario more au- 
diendas vel freda exigenda aut mansio- 
nes vel paratas faciendas vel parafre- 
do[s] et fideiussores tollendos, aut ho- 
mines tam ingenuos, libelarios quam- 
que servos super terram ipsius ecclesi? 
manentes, sive emphitheoticarios et 
superscriptos preceptales Persecitanos 
ullo modo distringendos, nec ullas pu- 
blicas functiones, decimas aut redhibi- 
tiones vel inlicitas occasiones requi- 
rendas consurgere audeat, vel exigere 
presumat. sed liceat vobis et vestris 
posteris cum omnibus rebus vobis su- 
biectis atque hominibus sub immuni- 
tate nostre defensionis quieto ordine 
consistere ac prò nobis nostrisque suc- 
cessoribus regibus totiusque regni no- 
stri stabilitate Domini misericordiam 
exorare. precipimus insuper ut nec 
vos neque futuri abbates audeant ali- 
corum hominum potestatem conferre 
scriptiones sine Consilio vel consensu 
fratrum monachorum, aut iniuste di- 
sponendarum rerum minoratione de- 
legare, sed ullus monachus aliquam 
non pr?sumat confirmare scriptionem 
quae su? probatur non esse potestatis: 
quod si fecerit, roborem nullum obti- 
neat. conferimus etiam vobis et in 
ipsum sacrum vestrum cenobium oli- 
vetum unum in luminaribus ecclesie 
posito prope castello Aginulfi, qui 
pertinuit de corte nostra Lucense, et 
duas casas massaricias ex ipsa corte. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 179 

cune nostra Lucense, et duas casàs qu? regebantur per Manifrit et Ful- 

massaricias ex ipsa curte, que rege- conem germanis et nepotes eoruni 

hantur per Mainfrit et Fulculonem ger- Crispolo et Luciolo et Bertulo. quin 

manos et nepotes eorum Crespalo, etiam perdonamus sanctitati vestr? 

Luciolo et Bertulo . quin etiam et vestrisque posteris in perpetuuni, ut 

perdonamus sanctitati vestrevestrisque ex ipso sancto cenobio et rebus quas 

posteris in perpetuum, ut ex ipso san- vobis et ibi contulimus vel futuris 

cto cenobio et rebus quas vobis et ibi temporibus adquirere, Deo propitio, 

contulimus vel futuris temporibus ac- potueritis tam vos quam posteri vestri 

quirere, Deo propitio, potueritis tam nullum servitium a nobis vel futuris 

vos quam posteri vestri nullum ser- regibus exinde exigatur, nisi prò be- 

vitium vel donatlones a nobis vel fu- nedictione in quadragesima maiore 

turis regibus exinde exigatur, nisi prò quadraginta luceor.,et in quadragesima 

benedictione in quadragesima maiore sancii Martini similiter, per m.issum 

quadraginta lucios, et in quadragesima ipsius raonasterìi consignatos in Pa- 

sancti Martini similiter, per missum piam aut in Mantuam, sive si fueri- 

ipsius monasteri! consignatos in Pa- mus Ravennam. concedimus etiam 

piam aut in Mantuam, sive si fuerimus vestr? reverenti? successorumque ve- 

Ravennam. [IL] concedimus etiam strorum in sempiternum, ut habeatis 

vestre reverentie successorumque ve- licentiam retia trahendi per Padum ad 

strorum in sempiternum, ut habeatis pisces maiores minoresve capiendos 

licentiam retia trahendi per Padum a loco qui dicitur Fossatum usque 

ad pisses maiores minoresve capiendos in mare; et ubicumque monasterium 

a loco qui dicitur Fossatum usque in in regno nostro habetis nunc vel ha- 

mare; et ubicumque in omni regno bueritis in futurum, sylvas commu- 

nostro habeatis nunc vel habueritis nes habeatis et piscarias, si ibi sunt, 

in futuro silvas communes, habeatis sicut caeteri homines ; una cum me- 

et piscarias, si ibi sunt, sicut ceteri dietate de porto in Aqualonga, qu? 

homines; una cum medietate de porto est iuxta strata publica et pertinuit 

in Aqua longa, que est iuxta strata de corte nostra Civitatis Nov?; unde 

publica et pertinuit de curte nostra reliqua medietate ecclesia Sancti Ge- 

Civitati Nove; unde reliqua medietate miniani probatur habere; atque gra- 

ecclesia Sancti Geminiani habere prò- num illud quod annue colligitur de 

batur ; atque granum illum quod an- portatico in corte nostra qu? sita est 

nue colligitur de portatico in curte in Civitate Nova de quantum prò ipso 

nostra que est sita in Civitate Nova colligitur portatico. quatenus haben- 

de quantum prò ipso colligitur porta- tes ab hodierna die nostrum serenis- 

tico. quatenus ab odierna die nostrum simum pr?ceptum, ipsum sanctum 

habentesserenissimumpreceptum,ipse monasterium vestrum vel vos succes- 

sanctus monasterius vester vel vos soresque vestri firmiter superius com- 

successoresque vestri firmiter superius prehensa valeatis possidere; ut neque 

comprehensa valeatis possidere; ut nul- episcopus Mutinensis neque iillns alitis 



i8o 



A. GAUDENZI 



lus episcopiis voi clcriciis, diix, Comes, 
gastaldiiis vel actionarius noster aut 
quispiam magnus parvusque gasindius 
centra hoc nostrum firmitatis prece- 
ptum audeat ire quaiuioque, sed omni 
in tempore in iam fato (a) monasterio 
vostro vel vobis successoribusque ve- 
stris stabilis permaneat in perpetuum. 
si quis autem huius nostre inscriptio- 
nis temerario ausu(b) violator exti- 
terit et hanc nostram iussionem per 
omnia non observaverit, sciat se com- 
positurum centum libras auri optimi, 
medietatera palatio nostro et medie- 
tatem supradicto monasterio vestro, 
concedimus insuper omnia vobis ve- 
strisque successoribus in perpetuuni, 
ut si, quod absit, quicumque rex vel 
imperator seu quislibet temerator sa- 
cre legis canonicis aut preceptorum 
predecessorum nostrorum [regum vel 
futurorum contra hoc nostrum pre- 
ceptum donationis ire] tentaverit aut 
cenobium predictum vestrum sive res 
eius in fratrum stipendis collatas et 
pauperum Christi diminorare presum- 
pserit aut in aliquo alicui per bene- 
ficium vel prò quocumque ingenio 
dederit, liceat vobis vestrisque po- 
steris cum omnia que supra scripta 
sunt cuiuslibet sancte Sedis apostolice 
pape sive imperatoribus atque regibus 
seu aliis quìbuscumque regibus catho- 
licis subdere potestati, et veluti secu • 
lariura hominum secundum ritum an- 
tique legis per regum precepta sua 
firmata tenentium, securiter tenere, 
possidere atque tradere que vobis pla- 
cuerit. et ut certius ab omnibus cre- 
datur inviolabiliterque a cunctis fide- 



episcopiis, clericus, dux, comes, castal- 
dius vel actionarius noster, aut quis- 
piam magnus parvusque gasindius 
contra hoc firmitatis praeceptum ire 
quandoque, sed omni tempore in iam 
dicto sancto monasterio vestro vel 
vobis successoribusque vestris stabilis 
permaneat in perpetuum. si quis 
autem huius nostr? inscriptionis teme- 
rario ausu vioiator extiterit et hanc 
nostram iussionem per omnia non 
observaverit, sciat se compositurum 
.e. libras auri optimi, medietatem pala- 
tio nostro et medietatem suprascripto 
monasterio vestro. concedimus in- 
super h$c omnia vobis vestrisque suc- 
cessoribus in perpetuum, ut si, quod 
absit, quicumque rex vel imperator seu 
quislibet temerator sacr? legis canoni- 
cis (0 aut preceptorum predecessorum 
nostrorum regum vel futurorum con- 
tra hoc nostrum pr^ceptum donationis 
ire temptaveril aut cenobium vestrum 
prfdictum sive res eius in fratrum 
stipendiis conlatas et pauperum Christi 
diminorare prfsumpserit aut in aliquo 
alicui per beneficium vel prò quo- 
cumque ingenio dederit, liceat vobis 
vestrisque posteris cum omnia qu? 
supra scripta sunt cuilibet sancì? Se- 
dis apostolica pape sive imperatoribus 
atque regibus seu principibus de qui- 
buscumque regnis cathoHcis subdere 
potestati, et veluti sfcularium homi- 
num secundum ritum antiqu? legis 
per regum precepta sua firmata tenen- 
tium, securiter tenere, possidere atque 
tradere cui vobis placuerit. et ut cer- 
tum ab omnibus credatur inviolabili- 
terque a cunctis fidelibus pr^sentibus 



(a) Copia sancto (b) Copia casu (e) Coiì le copie. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



libus prcsentibus futurisque observc- futuiisque observetur, sigilli nostri im - 

tur, annuii nostri impressio subtus pressione subter iussimus sigillari. 
iussimus sigillari. 

Ex dicto domini regis Pertheut per 
preceptum illius regis scripsi ego pro- 
thonotarius. 

Data in palatlo otaba decima die Data in palatio Ticinensi .xvi. die 
raensis februarii anno felicissimi re- mensis februarii, anni felicissimi re- 
gni nostri ... per indictionem ...W. gni nostri .11. et indictione .v., feli- 
anno dominice incarnationis .dccliii. citer. anno dominici incarnationis 
actura Papia, in Christi nomine feli- .Dcc.mo .lviiii. actum Papi?, in 
citer. Christi nomine feliciter, 

(a) Cosi il numero degli anni di reJiio, come quello dell' indizione senbrano can- 
cellati a bella posta. 



OSSERVAZIONI 

I. Sulla età delle due falsificazioni. 

Nessuno tentò di determinare Petà di queste falsificazioni: ed io, domi- 
nato ancora dall'idea del Tiraboschi, che dei quattro minori diplomi di 
Astolfo, fabbricati, secondo me, verso l'anno 1046, fa tutta una cosa colla 
prima di queste, la ritenni di poco posteriore a quelli. Ma, esaminando 
attentamente il diploma sopra riprodotto di Ottone IV, sorto nell'anno 1262, 
si vede che esso è ancora ricalcato su tre dei minori di Astolfo: e per 
di più, come mai questa specie di « magna charta » del monastero man- 
cherebbe nell'elenco del 1279? Anzi, perchè mai questo elenco cominciava 
coi quattro diplomi in papiro, la esistenza dei quah stranamente contrasta 
con questo, se non perchè esso non era ancora nato quando fu composto 
l'elenco? E nel fatto il magnifico esemplare di esso a noi pervenuto, che 
si vede essere stato lungamente adoperato nel monastero, fu scritto certa- 
mente sulla fine del secolo xiii con inchiostro e caratteri assai simili a 
quelli deU'elenco citato. Ma mentre ciò dimostra che si volle fin da prin- 
cipio farlo passare per una copia, sorprende il fatto che questa, a diff"erenza 
delle altre del tempo anche di atti meno importanti, non sia stata eseguita 
ed autenticata da notaio. Secondo me, per la difficoltà di imitare i carat- 
teri corsivi e la impossibilità di procurarsi il papiro, con cui erano scritti i 
supposti diplomi dei re longobardi, si rinunziò alla idea di crv^are un origi- 
nale dì Astolfo e quindi anche copie notarili del medesimo, per inserirne il 
testo nei due di Berengario e di Lodovico, i quali essendo scritti in perga- 
mena e con caratteri cancellereschi più facili ad imitare, poterono essere con- 



,82 A. GAUDENZI 



trartatti, e di cui le contraffazioni poterono passare per originali: per cui di 
essi allegaronsi copie notarili ai processi per l'acqua di Zena, ma unica- 
mente per accreditare il diploma di Astolfo in essi contenuto, e di questo 
si fece una copia semplice per uso interno del monastero. Ma quando era 
esso stato creato? Io osservai già che l'elenco o transunto del 1279 rimase 
bruscamente interrotto, e questo, aggiungo ora, proprio là dove trovava luogo 
il diploma genuino di Carlomanno e altri dopo di esso, che al monastero con- 
cedevano assai meno che i precedenti falsi, È dunque possibile che il monaco 
ad un tratto s'avvedesse che meglio serviva al suo scopo fabbricare diplomi 
nuovi che compendiare i vecchi: e che, tornando sui suoi passi, componesse 
lo zibaldone di Astolfo. Certo è che in questo e nel transunto si vedono: la 
stessa sicura conoscenza dei vecchi diritti del monastero ignorati, come dice 
il proemio del transunto, dai piij dei monaci; la stessa non comune perizia 
nel decifrare la scrittura longobarda corsiva; e la stessa pure non comune 
ignoranza della grammatica latina: ma, sopra tutto poi, e il transunto e il 
diploma sono informati allo stesso ordine d' idee. Da molto tempo, per so- 
stenere le ragioni del monastero, si credeva di dover ricorrere a bolle pon- 
tificie: nel 1261 si era cominciato, ma non esclusivamente, a fondarsi su di- 
plomi imperiali. L'autore del transunto, invece, a base di questo pone l'affer- 
mazione che il monastero derivò tutti i suoi diritti dall' impero romano, che per 
lui, come per Giovanni Filagato, si confonde ancora col regno longobardo 
e col posteriore d' Italia. Quindi, egli dice, per la maggiore antichità, ma 
nel fatto pel maggior valore loro attribuito, comincia coli' enumerare i pri- 
vilegi imperiali, cioè regi, avanti ai papali. Dallo stesso concetto muove il 
compilatore dei falsi diplomi di Astolfo, Berengario I, Lodovico III e Fe- 
derico I: nei quali si ripetono dalla autorità laica persino le decime, che 
nel diploma di Ottone IV non erano state comprese, e per le quali si era 
da Innocenzo III impetrata la conferma delle antiche bolle in papiro. Ora 
si capisce che minor deferenza avesse il monastero nel 1279 per la curia 
pontificia, la quale gli faceva spendere tanto per la conferma di Guido in 
abbate, senza concedergliela: ma più di ogni altra cosa che esso sentisse, 
dopo il 1261, la soggezione al comune ghibellino di Modena, nella curia del 
quale, per inveterata tradizione, gli atti dei re longobardi e italici e degli 
imperatori germanici avevano maggior valore che le bolle dei pontefici: e 
certamente sul diritto regio od imperiale, e non sul pontificio, si era fondato il 
lodo medesimo, che aveva privato il monastero di ogni dominazione tem- 
porale: nel fatto, poi, lo stesso ricordo triste di quanto esso aveva perduto, 
lo stesso desiderio di salvare quanto ancora gli restava ispirarono e il tran- 
sunto il diploma. Ma quale lo scopo immediato della falsificazione? Prima 
la utilità di trovare unite in un solo documento, e questo di facile lettura, 
le ragioni del monastero: il quale per fare esemplare con stento da un igno- 
rante notaio i quattro papiri d'Astolfo avrebbe per ogni lite dovuto spender 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 183 

troppo. Poi, e sopra ogni cosa, la necessità di difendere l'uso esclusivo delle 
acque di Zena e di Panaro, che anche allora avevano un altissimo valore 
economico. Il lodo del 1261 aveva, come ora si direbbe, conservati i diritti 
del monastero sulle medesime «se ed in quanto esistevano»; giacché in fine 
di esso (Kegistrum antiquum communis Mutinae, e. 124 a) si contiene la clau- 
sola «salvo ipsi monasterio .... iure, si quod habet, ducendi aquam et 
« aqueductum ad molendina ipsius raonasterii Nonantule, et extrahendi aquam 
«de flumine Panarli et de flumine Cene». Ora che il nostro diploma 
mirasse proprio a sciogliere questa riserva, è dimostrato dall'inciso relativo 
all'acqua di Zena, che non si trova nel supposto diploma del 1210 e che 
inceppa malamente l'andamento del discorso: e la frase caratteristica e sgram- 
maticata di esso « ne ad cuiuspiam potestatem subtracta non fieret » si trova 
anche nel diploma alterato di Federico J, allegato al solito processo. Per 
le acque del Panaro si ripeterono le espressioni dei vecchi diplomi: ma è 
notevole che nell'anno 1356, probabilmente però anche prima, il monastero 
affittò il « tondo del Panaro»: e che per una supposta investitura del mede- 
simo concessa ad Obizzo d' Este nel 1356 si litigò nel foro modenese fino ai 
tempi del Tiraboschi. Dal diploma di Desiderio, poi, io credei già, che fosse 
dedotto l'altro di Astolfo, e soppresso quel brano che si riferisce a S. Maria 
di Burana: ma questo dovrebbe allora trovarsi in uno dei quattro diplomi mi- 
nori, che formano la base del maggiore di Astolfo, il che non è. Per ciò ora 
parmi che la necessità di aggiungere questa nuova parte al vecchio diploma 
di Astolfo abbia determinato la formazione del nuovo di Desiderio : dove e 
la qualifica di « uomo venerabile » attribuita ad Astolfo ed altre simili scioc- 
chezze segnano la irreparabile decadenza dell'arte di falsificare a Nonantola. 
Vero è che 1' antico esemplare del diploma di Desiderio, dal quale il Q.ue- 
rini trasse la copia ora conservata e che servi alla edizione del Biancolini, 
trovavasi nell'archivio delle monache di S. Silvestro a Verona, e che nessun 
esemplare e nessuna memoria del diploma rimase a Nonantola. Ma poiché 
niente dimostra che vi fosse interesse a supporlo fuori del monastero, e poiché 
la supposizione fu occasionata da una lite particolare, è naturale che, ces- 
sata questa, la falsificazione cadesse in dimenticanza o fosse soppressa. Disgra- 
ziatamente la mancanza di ogni notizia sulla storia della chiesa di Burana e 
la perdita del vecchio esemplare non ci permette neanche di esprimere una 
congettura sulla età di essa. 

II. Sulla formazione del grande diploma di Astolfo. 

i. Ingredienti di questo. 

Esso ci conservò, orribilmente deformate, le disposizioni di circa dieci 
precetti di Astolfo, nel seguente ordine, diverso dal cronologico dei 'precetti 
stessi e determinato unicamente dallo sviluppo successivo della falsificazione: 



i84 



A. GAUDENZI 



1° Precetto del terzo anno di regno per Nonantola, trasformata nella selva 
di Zena; 2" di anno incerto per l'isola del Panaro; 3" del sesto anno per 
la corte di Canetolo ; 4° di anno incerto pel bosco della Lama; 5^" di anno 
incerto per le valli del Mantovano e per quelle del Reggiano e del Fles- 
siano ; 6" del primo anno per Panano ; 7"* di anno incerto per Lizzano, e 
forse di altro anno per Gabba ; 8" di anno incerto pei quarantotto Persice- 
tani; 9'^' di anno incerto per la conferma delle donazioni di Anscauso e Gui- 
doaldo ; io" di anno incerto pel castello di Aginulfo ; 11° di anno incerto, 
probabilmente del «sesto o settimo, pel porto di Cittanova; ma può darsi 
che qualcuno contenesse non una sola, ma due o più delle disposizioni suc- 
citate. Di questi r ultimo al più, e neanche completo, esisteva quando si 
crearono i quattro diplomi in papiro di Astolfo : e veramente il sunto con- 
servatoci dal placito d.'l conte Guido (v. p. 42) del precetto relativo alla 
corte ài Canetolo ci mostra che delle circostanze di fatto, le quali precederono 
o accompagnarono le donazioni di Astolfo e che con queste erano riferite, 
non diciam la memoria, ma neanche la più lontana reminiscenza qui so- 
pravvisse; e perciò l'affermazione, ripetuta anche dal Chroust, che questo 
zibaldone sia stato composto con atti genuini di Astolfo, è lontanissima dal vero. 
La notizia di questi atti passò nei diplomi in papiro forse da vecchi regesti, 
simili a quello già ricordato delle bolle pontificie, e da altri atti, che ci stu- 
dieremo di determinare. Ma colle disposizioni di Astolfo furono conglo- 
bate anche quelle di Carlomagno, di Lodovico il Pio, di Berengario e so- 
pratutto quelle di Ugo e di Arduino. Per altro neanche dei quattro diplomi 
in papiro ora perduti il nostro ci riproduce, come suppone il Tiraboschi, 
integralmente le disposizioni: giacché oltre ai protocolli iniziali e finali di 
tutti, qui naturalmente sostituiti da un protocollo unico, nel testo furono ri- 
dotte ad una le disposizioni, che, in forma diversa, erano comuni a più : e 
tutte e quattro le parti, poi, hanno le traccie di modificazioni od aggiunte. 
Se dunque ci si domanda, che cosa rappresenti questo supposto diploma di 
Astolfo, noi dobbiamo rispondere così. Sulla fine del secolo x e nella 
prima metà dell' xi furono fabbricati a Nonantola, in base a vecchi elenchi 
di diplomi di Astolfo, che più non esistono, ed anche a falsi diplomi di 
Astolfo o di Carlomagno costruiti sugli elenchi stessi, come anche in base a 
vecchi regesti di diplomi di Carlomagno e di Lodovico il Pio, ad un diploma 
genuino di Carlomanno e ad un altro di Ugo e di Lotario e poi ad un nuovo 
di Arduino, in tempi diversi, quattro diplomi in papiro di Astolfo, di cui la 
forma ultima risale, secondo noi, all'anno 1046: e questi quattro alla fine del 
secolo XIII furono rifusi nel grande polpettone a noi conservato. I quattro 
diplomi falsi di Astolfo sono da noi qui indicati, secondo 1' ordine con cui 
furono compendiati nel transunto del 1179, con A', A2, A3, A4, ma nell'at- 
tuale raffazzonamento si seguono nell' ordine A^, Aa, A3, A^. Sui rapporti 
tra essi e il nostro è da osservare quanto segue. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 185 



2. Parte corrispondente ad A', A4, A'. 

L' arenga, propria di A', sorse probabilmente nel 1046, come anche la 
narrazione. Le prime parole di essa « manifesta causa est », cioè « manifesta 
« cosa è », non si incontrano, per quanto io so, in precetti regii, ma in carte 
private della regione modenese dopo il principio del secolo xi, come appare 
da quella del io 16 stampata del Tiraboschi {Cod. dipi. Mod. n. CLix). Ma 
dopo le parole « per nostrum preceptura confirmare deberemus » si ha una 
aggiunta al testo di A^, il quale dovea presso a poco dir questo: «Noi ti 
« donammo già la selva di Zena perchè tu ci costruissi un monastero, come 
«hai fatto. Tu ci chiedesti che ti confermassimo la donazione nostra, e 
« vi aggiungessimo quella del fiume Zena. Noi, considerando la niiseri- 
« cordia divina, esaudimmo la tua domanda, e ti confermammo anche le altre 
« donazioni fin qui a te fatte ». Invece qui alla narrazione si inframmette 
una disposizione (« utrasque ripas fluminis perdonamus »), tolta dalla prece- 
dente falsificazione del diploma di Ottone quarto, che noi chiameremo O'^', 
dalla quale appare che con questo il nostro ha fuso A'. Per questo forse 
egli ha inserito qui anche la donazione dell' isola del Panaro e del bosco 
della Lama, che dal transunto del 1279 sembrerebbe tolta da A3. Vice- 
versa Ai conteneva anche, siccome mostra il suo transunto (v. p. 92), tre 
disposizioni in questo collocate fra le altre del terzo e di cui una nel diploma 
di Ottone IV restò invece qui, ma clie il nostro conservò nella loro primi- 
tiva sede. E veramente se nella originaria redazione dei falsi diplomi di 
Berengario e di Lodovico III con « primum omnium preceptorum Flavii 
« Astulphi » s' intese il terzo dei quattro minori, esso doveva comprendere, 
oltre a quasi tutte le donazioni di terre al monastero, anche i suoi più im- 
portanti privilegi: e gli altri tre diplomi dovevano essere stati o essere diven- 
tati semplici conferme od ampliazioni di quello, mentre nel transunto i rapporti 
si invertirono. Pel transunto, poi, nel terzo diploma incominciava ad attri- 
buirsi ad Anselmo, già abbate di Nonantola, il monastero « domini Salvatoris 
« de Panano » : e nel fatto questa negazione della storia e della tradizione 
locale doveva essere opera di chi, come il calabrese Giovanni, la ignorava. 
Per questo forse nella storia narrata ad Arduino, tacquesi la prima fondazione 
del monastero avvenuta in Panano, perchè non apparisse la contraddizione 
coi diplomi presentatigli: e per questo anche, ristabilita la verità nella Vita 
di sant'Anselmo, si credè opportuno di non inserire questa donazione nel 
primo diploma, ma di fabbricarne uno apposito, che dovesse apparire con- 
ferma di un atto precedente, cioè del precetto che, secondo la Vita stessa, 
Astolfo concesse ad Anselmo nel primo anno di regno. E questo fu A4, 
di cui gli estratti tengono dietro a quelli di A^. E perche A4 conteneva 
la donazione in forma più ampia, e corredata di maggiori diritti, da esso la 
tolse naturalmente il nostro. Q.uesti diritti poi formarono il punto di pas- 



12* 



,86 A. GAUDENZI 



saggio a quelli più generali del monastero, che furono tolti da A3: mentre 
da A^ si trasse soltanto la donazione del porto di Secchia, dopo la quale 
comincia la chiusa del diploma. 

3. La parte corrispondente ad A^. 

Il principio della sanzione risente forse l'influenza del diploma di 
Ottone III, dove la parola « inscriptio » si trova nel senso, poco frequente 
in Italia, di concessione o privilegio: e da questo o da altro degli Ottoni è 
anche presa la ammenda di cento soldi, che nei diplomi Berengariani, ad 
esempio, è ancora di trenta. La disposizione che segue, di cui non ho mai 
trovata l'uguale o simile in alcuna carta né vera né falsa, è contradditoria 
anche nella forma. Perchè se il monastero è concesso in beneficio o i suoi 
diritti sono altrimenti violati da un imperatore, non è possibile che esso 
possa sottoporsi ad un altro, a meno che questi non debba essere, cosa 
assurda, il lontano imperatore di Bizanzio. Ma poi, dopo aver discorso in 
genere di imperatori ere, come si ammette l'esistenza di altri qualsivoglia 
re cattolici? E come si osa parlare di un qualunque papa della Sede apo- 
stolica ? Parrebbe, a tutta prima, che quando il monastero, dato da Enrico II 
in benefìcio al vescovo di Parma, si gettò nelle braccia di Arduino, l'autore 
di questa strana sanzione, perchè essa non apparisse fabbricata in vista di 
quella specialissima evenienza, le desse una forma così generale da riuscire 
assurda, dirigendola contro qualunque re o imperatore o altro trasgressore 
dei canoni o dei precetti, sia dei predecessori sia dei successori di Astolfo, 
e a profitto di tutti gli imperatori che potessero esistere, di tutti i re di 
qualsivoglia specie, di tutti i papi immaginabili. Questa ultima inclusione, 
per altro, dimostra codesta aggiunta anteriore alla Vita di sant' Anselmo: 
difatti quale efficacia poteva avere il diritto del monastero di sottoporsi, 
in onta dei successori di Astolfo, al papa, se al papa già Astolfo lo aveva 
donato, secondo la finta bolla Adrianea inserita nella vita del santo? Ma 
tra il 997 e il 1019 difficilmente vi fu altra occasione di rimaneggiare i 
diplomi di Astolfo, da quella in cui si presentarono i medesimi, insieme 
colla storia della fondazione del monastero e la bolla anch'essa nuovamente 
elaborata di Giovanni IX, ad Arduino. Caduta la fortuna di lui, il mona- 
stero tornò sotto la obbedienza dell'imperatore, e tentò di cancellare la me- 
moria dell'accaduto. Quindi nel catalogo degli abbati, anche per questo forse 
rifatto, non troviamo notizia né della concessione a Sigefredo, che pur do- 
veva esservi registrata come nel nuovo l'altra ad Eriberto, né dei rapporti 
con Arduino, rapporti che ignoreremmo, se, imbrattata a tergo da altre scrit- 
ture, non ci fosse pervenuta la più volte ricordata storia. Così niente sap- 
piamo della riconciliazione con Enrico II: e solo possiamo supporre che il 
marchese Bonifacio che, a differenza del padre Tedaldo, fu gran protettore 
del monastero, dal quale ricevè in enfiteusi terre e castelli, quali Spilamberto 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 187 

e Castelvetro, lo rimettesse in grazia del sovrano ed ottenesse dal vescovo 
di Parma la rinunzia al beneficio avuto. Alla morte di Enrico II, il monastero 
si trovò presso a poco nella stessa condizione che al suo avvento al trono. 
I signori di Italia andarono a cercare in Francia un sovrano: alla energia 
ed alla fermezza di Eriberto dovè Corrado il regno del nostro paese, e da 
lui l'arcivescovo di Milano ebbe in premio dell'opera sua l'abbazia di Nonan- 
tola. Morto poi Eriberto nel 1044, si capisce che 1' abbate Rodolfo rimet- 
tesse a nuovo il diploma colla sanzione di Astolfo, forse allora trasportata 
da A2 in A', e di qui passata nel nostro. Quindi, se non temessi di abu- 
sare delle congetture, io supporrei che al tempo di Arduino essa fosse stata 
formulata cosi: « Si quicumque rex centra hoc nostrum preceptum donationis 
« ire temptaverit, liceat vobis . . . sancte Sedis apostolice pape, sive impera- 
« toribus atque regibus, seu aliis quibuscumque regibus catholicis subdere 
« potestati » : e supporrei che il monastero minacciasse cosi Arduino, se mai 
egli volea concederlo ad altri in beneficio, di sottoporsi agli imperatori 
e re, cioè ad Enrico II insignito delle due dignità, o ad altri re cattolici, 
cioè al sovrano di Provenza, e che quando invece la disposizione si adattò 
ad Enrico III, a quel « quicumque rex » si aggiungesse « sive imperator » : 
e magari in vista dei tre papi che disputavansi la sede apostolica, al pape 
si premettesse un « cuilibet ». Secondo la stessa sanzione, poi, se un sovrano 
viola i privilegi e i diritti del monastero, l'abbate e i monaci possono appro- 
priarsene i beni e darli a cui vogliono, non altrimenti dei laici che ebbero 
i loro possedimenti confermati da precetti regi « secundum ritum antique 
« legis ». Ma né la legge longobarda né la romana, alle quali solo può pen- 
sarsi, hanno una disposizione specifica in proposito. Io credo dunque che 
il raffazzonatore avesse tra le mani un vecchio formulario franco, dove alle 
donazioni o conferme regie fossero apposte le solite clausole « quidquid 
« exinde facere volueris, vel cui tradere volueris, liberam in omnibus habeas 
« potestatem » : e che questo egli chiamasse « rito dell'antica legge ». È poi 
impossibile il dire se tutti e quattro i falsi privilegi di Astolfo avessero 
una sottoscrizione e quale. Le bolle pontificie fabbricate dal Filagato ne 
erano prive: ma si cercò più tardi di apporvene una, quanto era possi- 
bile autentica (v, sopra a p. 86, nota) : e lo stesso deve essersi fatto col 
secondo o col terzo diploma, presentati ad Arduino. La medesima fu tratta 
forse dal lacero papiro di Astolfo relativo al porto di Cittanova, e nei suc- 
cessivi passaggi fatti si corruppe sempre di più. La attuale è una erro- 
nea trascrizione di quest'altra: «Ex dicto domini regis per Theutper[to] 
« preceptum illius regis scripsi ego Perto notarius ». Le parole « illius regis » 
dovevano trovarsi nel sunnominato formulario franco in calce a una dona- 
zione conferma regia. È possibile che le traccie di lettere, a cui furono 
sostituite, nascondessero un « Io. » e un « ref. » : ma più probabile è che il 
raffazzonatore volesse con esse ribadire il concetto che Astolfo era proprio 



i88 A. GAUDENZI 



re, e non imperatore come Giovanni lo aveva chiamato. « Perto » è forse 
la seconda parte di « Theutperto », scritto sotto la linea, per integrare il 
«Theutper»: ma potrebbe anch'essere, che il papiro avesse semplicemente 
«Io», e che l'influenza del diploma di Ottone IV abbia determinato il 
<f Protonotarius » del nostro. E la forma genuina dovrebbe esser questa: « Ex 
« dicto domni regis per Theutperto ref [erendarium dictatum] preceptum 
« scripsi ego Io[hannes] notarius»; giacché Teutperto come referendario e 
Giovanni come notaio figurano veramente nei diplomi di Astolfo degli anni 75 5 
e 756. Anche la prima parte della datazione poi, come dimostra la sua 
forma, dev'essere genuina. Disgraziatamente nell'apografo Nonantolano non 
si legge più l'anno di regno, che nella edizione del De Angelis è il nono: 
ma perchè le note cronologiche possano stare, bisogna correggere od « anno .vi, 
« indictione .viii. » od «anno .va, indictione .vini. », secondochè si sceglie 
il 755 il 756. Nel primo caso il precetto sarebbe stato dato a Ravenna 
qualche mese prima dell' altro relativo alla corte di Canetolo (v. sopra 
p. 42, nota 3); nel secondo a Pavia, e si avrebbe qui un semplice scambio 
tra il numero degli anni di regno e quello dell' indizione, e la memoria 
del luogo sarebbe conservata da quell' « actum Papia ». Ad ogni modo e 
r « actum Papia » e il numero degli anni della incarnazione furono aggiunti 
per conformarsi, in parte, all'uso delle cancellerie dei re d'Italia e degli 
imperatori di Germania, e imprimere così alla sottoscrizione maggiore auten- 
ticità. S'intende poi che l'indicazione dell'anno 753 risale sempre all'errore 
della Traslazione di san Silvestro (v. sopra p. 66, nota 2). 

III. Sui privilegi del monastero. 

Le disposizioni sulla nomina dell'abbate e sulla immunità del mona- 
stero, appartenenti al terzo diploma, sono tolte dal privilegio di Carlomanno 
stampato di sopra col. n. vii fino alle parole « iugiter exorare », seppure 
non derivarono dal privilegio di Ugo, il quale le avea tolte dall'altro di Car- 
lomanno, Solo tra esse s' inserì, male a proposito, l' altra sul portatico delle 
navi, la quale non so se interessasse all'abbate Giovanni per Cittanova, e 
vi si aggiunse quella relativa alla nullità delle alienazioni sia degli abbati, 
sia dei monaci, necessaria alla ricostituzione del patrimonio del monastero, 
e che forse risale al diploma di Arduino. La donazione del castello di Agi- 
nulfo, tolta da un precetto genuino di Astolfo, fu poi richiamata dal solito 
studio di intrecciare la falsità colla verità, per avvalorar quella. Noi met- 
tiamo qui a confronto le redazioni di Carlomanno e dello pseudo Astolfo, per- 
chè si abbia una idea del modo con cui questi attinse dalle sue fonti: 

Carlomanno, Astolfo. 

Volumus atque concedimus ... ut quando- Volumus atque concedimus ut quandocumque 

quidem divina vocatione predictus abbas Theo- divina vocatione abbas ipsius monasterii eiusque 

tricus vel eius successores de hac luce migra- successores de hac luce migraverint, ipsi mona- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



verini, ipsi monachi de ipsa congregatione qua- chi de ipsa congregatione qualem inter se dignìo- 

lem inter se digniorem invenerint licentiam rem invenerint licentiam habeant eligendi abba- 

eligendi abbatem habeant. tem. 

Idcirco decemimus ... ut nullus index pu- Statuimus et modis omnibus iubemus, ut su- 
blicus vel quelibet persona in monasterio aut pra dictum est, quatenus in prefati monasterii 
cellulis, curtibus aut locis, agris seu in reliquis ras nullus superioris vel inferioris ordinis vel 
possessionibus . . . nullus, sicut diximus, superio- episcopus, aut comes aut gastaldius 
ris vel inferioris ordinis rei puplice procurator vel reipublice procurator nec quelibet persona in- 
veì quelibet persona ad causas iudiciario more vasionem facere audeat ullo in loco non ad cau- 
audiendas vel freda exigenda aut mansiones vel sas iudiciario more audiendas vel freda exigenda 
paratas faciendas, parafredos aut fideiussores tol- aut mansiones vel paratas faciendas vel parafre- 
lendos, aut homines tam ingenuos, libellarios dos aut fideiussores toUendos aut homines tam 
quamque et servos super terram ipsius ecclesie ingenuos seu libellarios quamque et servos super 
commanentes ullo modo distringendos, nec ul terram ipsius ecclesie manentes sive emphv- 
las publlcas functiones aut redibiciones vel inli- teoticarios et sup rascr i ptos precepta- 
citas occasiones requirendas consurgere audeat les Persicetanos ullo modo distringendos, 
vel exigere presumat; sed liceat predicto abbati nec uUas publicas functiones aut redhibitiones 
Euisque successoribus cum omnibus subiectis sibi vel in'icitas occasiones requirendas consurgere 
rebus vel hominibus . . . sub immunitatis nostre audeat vel exigere presumat : sed liceat vobis et 
defensione quieto ordine consistere vel possidere vestris posteris cum omnibus rebus vobis subie- 
et noitro fideliter parere imperio atque prò in- ctis atque hominibus sub immunitatis nostre de- 
colomitate nostra ac coniugis nostre necnon etiam fensione quieto ordine consistere ac prò nobis 
prò stabilitale regni a Dee nobis collati una cum nostraque coniuge totiusque regni nostri stabili- 
cuntis in predicto cpnobio famulantibus monaahis late Dei misericordiam delectabilius exorare. 
immensam Dei misericordiam iugiter exorare. 

Nessun cambiamento, adunque, del testo originano senza ragione: ma 
le più ardite interpolazioni, appena tornavano opportune. Quindi la per- 
sonificazione degli ordini superiori od inferiori nel vescovo o conte di Mo- 
dena e nel gastaldo, e !a introduzione degli enfiteuti e dei quarantotto Persi- 
cetani, alla donazione dei quali, fatta da Astolfo al monastero, voleasi collegare 
la giurisdizione del medesimo sopra i sudditi di esso: e tutto questo fatto con 
abilità. La fonte degli altri privilegi deve essere stata sopratutto il diploma 
di Ugo, che è menzionato da Ottone II. Il catalogo degli abbati dice che 
Gerlone « a multis inimicis liberavit abbatiam et salvavit eam ab omnibus 
«per circuitum inimicis», e il Tiraboschi pensa con ragione sopratutto 
a quel vescovo Guido, che prese le parti di Berengario II per la promessa 
dell' abbazia, la quale poi ottenne da Ottone I. Gerlone dee avere ottenuto 
allora da Ugo un' ampia conferma dei privilegi di quella, e la disposizione 
che nessuno debba impedire a chicchessia di entrarvi e di lasciarvi i suoi 
beni, probabilmente diretta contro il vescovo di Modena, lascia proprio pen- 
sare alle ingiurie dalle quali Gerlone la liberò. 11 diploma di Ugo, che 
dovea energicamente proteggerne la libertà, non fu confermato dagli Ottoni, 
che questa libertà calpestarono, ma da Arduino, del quale parecchie dispo- 
sizioni, o già prese da Ugo o di nuovo sancite, debbono trovarsi qui dentro. 
Tale è probabilmente quella, per la quale nessuno nel regno italico deve 
trattenere i servi o le ancelle fuggiasche del monastero, se richiesto dall'ab- 
bate odal preposto o dall'avvocato del monastero: giacché i preposti, 
come avverte il Catalogo, cominciarono al tempo dell'abbazia di Guido 
a tenere il luogo degli abbati. Ed Arduino, del resto (v. p. 149), dichiarò 



j^o A. GAUDENZI 



nulli tutti f'Ii atti degli abbati posteriori a Gerlone, cioè degli abbati eletti 
dai re d' Italia o dagli imperatori sassoni. Altre disposizioni debbono essere 
state inventate dall' abbate Rodolfo : cosicché difficilissimo è orizzontarsi in 
questo caos, anche perchè dalla fusione in questa parte del nostro diploma 
di A' con A3 è derivato un testo mal composto ed orribilmente guasto. 
Così, dopo la enumerazione dei diritti del monastero sulle terre della mon- 
tagna, la menzione dei servi e liberti fuggiaschi del medesimo richiamò 
quella dei quarantotto precettali Persicetani, contenuta nel terzo dei falsi di- 
plomi di Astolfo : nel quale il fatto che i precettali stessi potevano andar 
per tutto a disbrigare gli affari del monastero, richiamò alla sua volta il pri- 
vilegio dei notai di quello, di rogare gli atti che lo interessavano in qua- 
lunque luogo del regno. Ma subito dopo la strana mescolanza tra le di- 
sposizioni del primo e del terzo diploma, si rivela nella mancanza di sintassi 
del periodo che comincia: « confirmamus etiam vobis », dove troppo manca 
a compiere il senso, perchè si possa pensare ad omissioni di copisti. Secondo 
me il testo di A3, più conforme a quello di Ugo, dovea suonare presso a 
poco così : « Igitur vobis perdonamus ut notarii vestri in omni ditione regni 
« nostri chartas iudicati et emphyteosi, et libellos scribant absque ullius 
« persone impedimento : et ut advocati vestri possint causas monasteri pe- 
« ragere secundum precepta et indicata ; et liberam habeant potestatera de 
ft negotiis sive de instrumentis chartarum disrumpendis, necnon de inquisi- 
« tionibus faciendis per idoneos homines de rebus raonasterii, seu de placitis 
« et de pignorationibus vestrorum hominum, sive de immunitate que est tri- 
« ginta libras argenti ». In complesso esso dovea riprodurre, sia pure in 
forma diversa, la disposizione dello stesso Ugo a favore della chiesa di Reg- 
gio (Tiraboschi, Cod. dipi. Mod. I, io8): « Coucedimus denique eidera advo- 
« catos sive notarios, quantos aut quales pontifices vel ministri ecclesiae 
« elegerint, tam de suis quam de alienis liberis hominibus, qui eiusdem epi- 
« scopii vel canonicae seu omnium clericorum suorum rerum utilitates exer- 
«cere noscuntur absque ullius hominis contradictione vel molestia, ita ut ab 
« omni reipublicae functioni sint absoluti, [et] nil ab eis publicus exactor 
« exigere presumat, ut securius ac diligentius causas ipsius episcopii perfi- 
« cere valeant. Stabilimus etiam de omnibus rebus seu familiis quae hac- 
«tenus qualibet occasione vel quocumque modo ex ditione ipsius episcopii 
« vel canonicae seu clericorum potestate subtracte noscuntur et [corr. per] 
« circummanentes homines inquisitio fiat, ut omnes res ipsius sedis et 
a clericorum ad eorum redeant potestatem ». Come si vede, agli avvo- 
cati della Chiesa era qui attribuita la esenzione dai carichi pubblici : 
questa esenzione fu confusa nella falsificazione nonantolana con quella del 
monastero stesso, e così nella enumerazione degli uffici degli avvocati stessi 
fini coir entrare il periodo : « Confirmamus etiam vobis ... ut de ripatico vel 
«teloneo... aut quamlibet publicam functionem [nihil solvatis] 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 191 



« in quibuslibet locis et civitatibus seu clusis regni nostri ». Certo alla di- 
sposizione non più intesa, dove si parlava della esenzione degli avvocati da 
ogni pubblica funzione, si era creduto di sostituirne una più ampia, 
e comprendente anche 1' esenzione dai dazi, specialmente in Ferrara e in 
Comacchio: tanto più che il diploma di Ottone IV avea vicina l'altra «ut 

« nuUus episcopus ab omni terra monasterii exigat donationem aut 

« quamlibet publicam functionem ». La stessa confusione tra una siffatta 
esenzione e la giurisdizione si trova di nuovo quando, dopo la conferma 
delle donazioni di Guidoaldo e di Anseauso, inframmezzata qui come la 
menzione dei quarantotto Persicetani alia disposizione di Carlomanno, si 
concede al monastero il diritto di tener mercati senza pagar gabelle. Poi, 
dopo un « iubemus itaque », vengono due disposizioni, che parrebbero una 
conseguenza del diritto di tenere i mercati, ma che probabilmente non hanno 
niente a che fare con esso, e si riferiscono piuttosto all'amministrazione delia 
giustizia. Sulla quale il diploma di Ottone IV (Cod. dipi. Nonaiit. p. 345 a) 
COSI si esprime: « omniumque suprascriptorum causas per se, vel per alium 
« cui commiserit, dictus abbas possit cognoscere et terminare, et super eis 
« plenissimam habere iurisdictìonem », certamente in maniera più generale, 
che i quattro falsi di Astolfo. Ma forse questa concessione della giurisdizione 
all'abbate fu qui omessa in conseguenza del lodo del 1261, che la soppri- 
meva a favore del comune di Modena, col quale non volevasi per questo di 
nuovo litigare. Ora la disposizione relativa alla vadia deve intendersi nel 
senso, che se alcuno si era colla medesima obbligato a comparire in giudizio, 
l'abbate o chi lo rappresentava poteva, restituendogliela, assolverlo dall'os- 
servanza del giudizio; essa si riferisce perciò alle liti clie si agitavano tra i 
sudditi dell'abbazia, e deve risalire ad Ugo. L'altra, relativa alla rappresen- 
tanza giudiziale, dal diritto longobardo in genere non ammessa, potrebbe 
essere un privilegio concesso ai medesimi, forse nell' interesse degli uomini 
di legge di Nonantola : nel qual caso presupporrebbe una scuola di diritto o 
in Nonantola stessa, come credè il Ficker, o secondo me in Mantova, e po- 
trebbe essere stata trovata nel 1046. Ma più probabile è che questi uomini 
liberi, i quali agli ignoranti si offrivano come avvocati, sian quegli stessi 
che, secondo il citato diploma di Ugo per Reggio, «episcopi! vel canonicae 
« seu omnium clericorum suorum utilitates exercere noscuntur », e tra i 
quali la Chiesa anche allora sceglieva i suoi avvocati. Le due disposizioni, 
adunque, avrebbero la stessa origine. Ad Ugo dovrebbe anche risalire il 
privilegio di tener mercati senza pagare alcuna gabella: privilegio, del quale 
né Carlomanno né Berengario nei diplomi a noi pervenuti parlano. 

Ma poi v' è una serie di altre concessioni, innestate alla donazione delle 
terre delle montagne o più veramente a quella di Lizzano e Gaoba, che por- 
tano una impronta schiettamente feudale e debbono essere di Arduino, dal 
quale forse si ottenne per le terre stesse uno speciale diploma. Per quelle 



,g2 A. GAUDENZI 



il monastero era sempre in lite col vescovo di Bologna, alla diocesi del 
quale esse appartenevano, e che pretendeva di esercitare su di esse anche 
la podestà temporale, mentre il monastero tentava di usurpare anche la spi- 
rituale : come appare dal divieto fatto al suddetto vescovo rispetto alla pieve 
di S. Mamma « ne aliquam dominationem in condicta plebe facere aut exinde 
« quicquid tollere tentet », e dal fatto che il monastero si arrogava sulla 
chiesa stessa il diritto di patronato. Le concessioni in questione si riferi- 
scono dunque all'esercizio pieno della proprietà e della giurisdizione feudale 
del monastero sulle terre spettantegli nel Bolognese. Quindi gli abitanti di 
esse non possono vendere i loro diritti ad estranei, né chiamare questi nelle 
terre istesse, forse perchè, derivandosi la giurisdizione del monastero dal 
fatto che Astolfo avea donato ad Anselmo « vicum Licianum una cum homi- 
« nibus ibi pertinentibus, liberos prò liberis, servos prò servis », era dubbio 
se quella si estendesse ai nuovi venuti. Il diritto poi di tener placiti appar- 
tiene unicamente ai rettori e preposti del monastero : e i preposti, come osser- 
vammo, ci riconducono al tempo di Arduino. Delle selve del luogo il mo- 
nastero si attribuisce la proprietà piena, secondo i principìi del diritto feudale: 
e quindi se alcuno dibosca o pasce in esse i suoi armenti, il monastero riven- 
dica intero il provento dell'opera sua. Una disposizione più generale, poi, 
stabilisce che dovunque il monastero abbia chiese o ville, debba avere la 
sua porzione delle selve comuni : il transunto del primo diploma aggiunge 
anche delle peschiere. E questa non è già della età longobarda, come si è 
creduto fin qui, ma della feudale; e deve risalire ad Arduino come l'altra 
immediatamente seguente relativa ai servi fuggiaschi, a cui sopra accen- 
nammo. II divieto di caccia nelle selve del monastero, più che ad assicu- 
rare la quiete dei suoi animali, sembra diretta a rivendicare all' abbate il 
diritto esclusivo di quella, e ricorda i costumi dei grandi ecclesiastici del 
secolo X descritti da Raterio: esso potrebbe essere di Ugo. Comunque poi 
sia di questo, abbiamo qui una indigesta congerie di disposizioni di almeno 
quattro secoli diversi, forse arbitrariamente ampliate nel 1046, e sulla quale 
soltanto la pubblicazione completa dei diplomi di Ugo e Lotario, che atten- 
diamo dallo Schiaparelli, e qualche nuovo atto di Arduino getteranno forse un 
po' di luce. 

IV. Sulle indica:(ioni dei possessi del monastero 

e sulla collocaiione dei medesimi. 

Che io sappia, nessuno ha ancora esaminato le diverse maniere, con 
cui nelle carte medioevali s' indicano i confini dei fondi. In attesa di uno 
studio speciale, che sarebbe fecondo di utili risultati, io faccio qualche os- 
servazione necessaria all' intelligenza del testo presente. Afferma il Rudorff 
nelle sue Istiiu:(ioni aromatiche {Ròm. Feldm. II, 235, Berlino, 1852) che in ogni 
trapasso di possesso avveniva una « demonstratio finium » : la quale io credo, 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 193 

che dal tempo di Costantino in poi consistesse nel riconoscimento dei confini 
stessi, fatto insieme coi vicini al momento della solenne tradizione dell' im- 
mobile, secondo la legge i de empto et véndilo del Codice Teodosiano (lib. Ili, 
tit. Il) ; e a me pare che le maniere posteriori di designazione rappresen- 
tino una specie di processo verbale di questa operazione. La piii semplice 
e primitiva, usata sopratutto nell' Italia inferiore, è una descrizione minuta di 
tutta la linea dì confine e di quanto s' incontra lungo la medesima, che 
risale all' antichità romana ; dove, sempre secondo Aggeno Urbico (ed. 
cit. p. 19) « significanter {corr. significantur] inscripta territoria, ut ex col- 
« legio qui {corr. quod] appeliatur ille [corr. illud] ad flumen illud, et super 
« flumen illud ad rivum illum aut viam illam, et per viam illam ad infima 
« mentis illìus, qui locus appeliatur ille, et inde per iugum mentis illius in 
« summo, et per summum montis per divergia aquae ad locum qui appel- 
« lalur ille, et inde deorsum versus ad locum illum, et inde ad compitum 
« illius, et inde per monumentum illius ad locum unde cepit scriptura esse ». 
Descrizioni del tutto simili s' incontrano in carte medioevali cosi della pro- 
vincia romana, come delle meridionali. Ma nell' Italia superiore, e sopra- 
tutto nei terreni limitati che hanno forme rettangolari, proprio per mezzo 
dei limiti, che sono strade o fosse, ovvero dei fiumi o dei monti, od, in 
mancanza di quelli, dei luoghi contigui o dei loro possessori, generalmente 
s'indicano i confini: e questi cominciando da oriente, poi venendo succes- 
sivamente a mezzogiorno, a occidente e a settentrione. Anche questa de- 
signazione suppone che si sia effettivamente percorsa la linea dei confini 
partendo dalla estremità settentrionale ed orientale nella direzione del mez- 
zodì, per tornare al punto di partenza: e in questo modo, ad esempio, è qui 
circoscritta l'isola del Panaro. Ma vi è un'altra specie di confinazione, 
usata sopratutto nel basso Modenese, nel Ferrarese, nel Mantovano, ed in 
genere nei luoghi paludosi, ma qualche volta anche nei montani, per cui si 
chiamano Iati o parti i limiti orientale e occidentale, e capi il meridionale 
e il settentrionale, mentre altre volte i quattro confini nell'ordine ora enun- 
ciato si appellano primo, secondo, terzo e quarto lato: e questa suppone che 
r indicatore non abbia percorso la linea dei confini, ma postosi nel centro 
del terreno descritto lo abbia abbracciato tutto coli' occhio. In questo caso 
è più facile spiegarsi la denominazione di lati pei confini orientale e occi- 
dentale, supponendo che 1' osservatore si sia vòlto a mezzogiorno, che quella 
di capi per gli altri due. Capo potrebbe qui esser preso nel senso di estre- 
mità: ma si potrebbe anche pensare agli antichi capi della centuria spesso 
ricordati dai gromatici e che il Rudorff (op. cit. p. 352) crede essere stati 
gli angoH della medesima, od ai capi della corda o della pertica con cui 
dagli angoli stessi cominciavano a misurarsi le linee di confine, ciò che 
spiegherebbe le espressioni : « uno capite tenente », « per unum caput te- 
« nente ». Comunque sia di questo, il fatto che l' indicatore si poneva 



13 



ip^ A. GAUDENZI 



allora nel centro del territorio confinato ci lascia intendere perchè egli in 
questo caso descriva spesso non solo il circuito esterno, ma anche l'area 
interna del medesimo. In questo modo sono qui circoscritti per lati e per 
cali la corte di Canetolo, il Gaio Lamese, le paludi Reggiane e Flessiane 
ed anche la massa di Lizzano : ma alla indicazione dei capi e dei lati si 
unisce per lo più la enumerazione dei luoghi contenuti nel territorio in que- 
stione. Della selva di Zena, invece, si nominano solo i quattro Iati, ma 
r occidentale prima che 1' orientale : e questo è, per me, un indizio che la 
confinazione di essa fu supposta o alterata. 

Che se ora consideriamo le terre, che diconsi e che nel fatto furono, 
almeno in gran parte, donate da Astolfo al monastero, le troviamo poste 
c^eneralmente a settentrione e ad oriente di Nonantola, e questo per due 
rao'ionl. Prima di tutto esse appartenevano al dominio sottratto da Liut- 
prando all' imperatore Leone l' Isaurico, e che comprendeva, oltre ai noti 
castelli scaglionati sulla collina modenese e bolognese, i territori di Persi- 
ceta e di Busso. Del primo si conosce la situazione, del secondo no ; ed 
alla ipotesi, alla quale vagamente e lontanamente accennammo, che Busso 
si trasformasse nella città di Ansa la regina, si oppone la sua vicinanza a 
Persiceta : giacché difficilmente due città relativamente importanti, e che 
doveano essere capiluoghi di due diverse circoscrizioni amministrative, tro- 
vavansi a cosi breve distanza. Io suppongo col Muratori che Busso sia una 
denominazione storpiata: tanto più che essa si trova solo nel Libro pontifi- 
cale, donde Paolo Diacono la tolse per cambiarla in Busseto, e che a Roma, 
dove il luogo era ignoto, essa potè, passando da una epistola negli appunti 
del biografo pontificio, alterarsi. Ed a me pare che il nome di « Flexo » 
scritto « Flixo », per la degenerazione grafica di F in B e di 1 ed i in u, 
debba avere prodotta questa forma. Flesso s' incontra colla appellazione di 
« C'vitas » nei documenti Nonantolani, e forse solo in questi. La sua si- 
tuazione è determinata dalla circostanza che gli abitanti di essa contra- 
starono al monastero il bosco della Lama (Cod. Nonant. p. 39), che dovea 
quindi esser contiguo al loro territorio. Un diploma, poi, dell' imperatore 
Lotario, che il Muratori (Ant. It. Ili, 197) stampò come vero, ma che è 
smaccatamente falso, suppone donata al monastero una « cives (= civitas) Ge- 
« miniana que vocatur Flexiana ». Lo riproduco qui dall' apografo Nonan- 
tolano più fedelmente e più completamente che il Muratori non abbia fatto. 

« f Donmo Lothario augusto, pacifico imperatore augusto, serenissimo Ro- 
« manorum patricio,a Deo coronato, sedem pacificam beatitudinem [-is.?] tenens 
«Romanam Loiigobardorum omnibus [imperii.?] sui. est [si.?] venerabilibus 
« locis debere [de rebus.?] cautum est venerabiliter expositas in omnibus le 
« gibus [invenitur], preceptum in veneravili monasterio noi. protivo expositum 
« est. de aliquantis itaque rebus a nobis concessis et tributis in ipso veneravili 
« monasterio, vel da quibuscumque hominibus vel personis tributas sint, alii 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 195 

« quas res %'el concessas in ipsam religionem vel eius patrimonio atque pos- 
« sessiones lucrari videtur. ideoque per omnia in nostro territorio Emilianensi, 
« vel ad partem Motinensem infra confìnes cives Geminiana, rebus nostris 
« domnicatis vel colonicatis, sive de publico sive de privato ad nostram rega- 
« lem domura pertinentibus vel adiacentibus, ut quod ad nostram domum debe- 
« tur id in eodem suprascripto venerabili monasterio tribuitur: da confines 
« fossa Sclarola seu fossa Pavignana ad confìnes Riparia ripa Scloltenna et fluvio 
«Modena perusque fluvio Lamma, usque in Sulcole perusque in Bagnone: 
« idest Tumba Rodiliana, casale Restani et casale Grummolo, silva Legu- 
« riano, silva Agolaria, casa Lauto, campo Rovirito, campo de Rusco, Campo 
« longo, Bruniana, cives Geminiana que vocatur cives Flexiana, Quarantole, 
« Ureniana, Verminitica, Niratica, Calendatica, Pilliciana, Corniola ad per- 
« tinencias suprascriptas res iusta fluvio Modena confines cives Geminiana ; 
« casale Monterioni atque casale Firmani, et casale Alperti et casale Tassi- 
« naria seo casale Cembrixili atque casale Bruxili seu Curio et Tumbole 
« atque fossa Bruxola et corrigio Brancudo et Valle alba et casale Fonta- 
« nellae et corrigio Boni, seu casale Acus et casale Tallolo. et insuper alia 
« fundora vel casalia cum omnibus ad easdera rebus generaliter vel specialiter 
« pertinentibus vel adiacentibus, sive tributarias vel censuarias, sive domni- 
« catas vel colonicatas actoribus ad easdem rebus generaliter vel specialiter 
« pertinentibus vel adiacentibus in ipsius confines et latera atque ad supra- 
« scripta fundora et casalia pertinentes vel adiacentes, vel da ipso monasterio 
« domnicatas vel colonicatas, in ipso venerabili monasterio sint privilegio po- 
« sitas sine aliquo obstaculo vel opposicionera alicuius contrari etatis nostra 
« pienissima largicione. unde ut quodcumque persona que nostro precepto 
« statutum est conare [^corr. contraire] inviolare aut infringerit sciat se com- 
« positurum cognoscat muleta auro obrizo mancosos centum. nostra itaque 
« statuta inviolabiliter observare precipimus. Datum sub die et mense augusto, 
«indicione quinta. Lotharius augustus imperator. Legimus. legimus». 

La scorrettissima copia del sec. xi a noi pervenuta di questa falsificazione, 
non so se voglia essere, come crede il Mùhlbacher {Reg. Kar. n. 1059), un ori- 
ginale, giacche solo il doppio «legimus», omesso nella stampa del Muratori, 
e che la mostra affine all'altra di Sergio (vedi p. 66), si studia di imitare 
una scrittura più antica. I possedimenti attribuiti qui al monastero da 
Lotario, al quale si pensò certo a causa della donazione dell' isola Viciana 
{Cod. Nonant. n. xxxiv), sono posti, come il Gaio L arnese, tra la Modena 
e la Lama, ed hanno per confine settentrionale la fossa Sclarola, proba- 
bilmente un errore di scrittura per Sclavariola, che deve essere quella 
stessa appellata da Ottone IV Sclavariora, e qui « Sclavariorum », cioè a 
dire « Sclavanorum » forma usata anche altrove. Essa limitava a mezzodì 
le piscarie poste in finibus Regensianis et Flexicianis. Al 
nord di questa fossa sorgeva Flesso, secondo me là, dove presso Miran- 



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A. GAUDENZI 



dola il « Civitatis castrum » o « Civitate » del medio evo (cf. Tìraboschi, 
Dii- tojìOi^rafco, I, 212) e il posteriore «Cividale», ci tramandarono il nome 
della cittù : e la stessa confusione della « civitas Flexiana » colla « Gemi- 
« uiana », nacque da ciò che 1' una e 1' altra eransi chiamate per antonomasia 
la città: e questo è tanto vero che le peschiere poste in « fìnibus Flexicianis 
« et Regensianis » si trasportarono si estesero fino a Casumaro, perchè 
anche 1:\, come dice la falsa donazione di Rotari e Mechi, « civitas magna 
«fuit», cioè Ansa la regina. E veramente Flesso fu certamente quella 
« civitas » « commune », che fino dall' età romana esistè, secondo il Bormann 
(C. I. L. XI, 170), tra Modena e il Po, e che l' insigne epigrafista non riuscì a 
identificare; e il ricordo dell'antichissimo capoluogo della regione si collocò 
quindi dovunque e' era la memoria di una città scomparsa : ma il nome di città 
si conservò unicamente presso Mirandola, che di Flesso prese il luogo e di 
cui quindi il territorio corrisponderebbe a quello della misteriosa Busso. 
Aggiungasi a questo che nel posteriore comitato di Modena non e' è assoluta- 
mente posto per un territorio diverso dal Modenese e dal Persicetano ; quello 
di Busso adunque, se rimase, come il Persicetano, longobardo, dovè essere 
incorporato al reggiano. Ora sta di fatto da un lato che nel placito dell' 824 
gli uomini di Flesso diconsi appartenere al comitato di Reggio ; dall' altro 
che la sola parte di questo, la quale può essere stata distaccata dal dominio 
bizantino al tempo di Liutprando, è proprio il Mirandolese, che confinava 
col Ferrarese, appartenente all' Esarcato. Di più il Mirandolese, ai Reggiani 
lungamente conteso dai Modenesi, che lo pretendevano al pari del Persice- 
tano, finì poi col rimanere a questi anche nella odierna divisione ammini- 
strativa. Né air ipotesi nostra contrasta il fatto, che avanti Liutprando il 
Panaro segnava il confine tra Longobardi e Bizantini : giacché a quel tempo 
il Panaro poco dopo Nonantola si perdeva nelle valli, e più avanti il con- 
fine tra i due territorii deve essere stato diverso. Ricordo a questo propo- 
sito che il Prisciano nei suoi Annali di Ferrara, che mss. si conservano nel- 
l'Archivio di Stato di Modena, scriveva (I, 38B) che la Valle di Arcole era 
limitata da un fossato, « quod est finis inter Longobardiam et Romaniam » : 
e che, coincidenza notevole, il diritto di pesca del monastero nel Po si estese 
in origine, come tra poco vedremo, « a Fossato usque ad mare ». In con- 
clusione i possessi Nonantolani furono essenzialmente costituiti dalle selve 
e dalle paludi bizantine, divenute longobarde al tempo di Liutprando ; e per- 
chè queste erano più numerose nel Flessiano, più basso che il Persicetano, 
si estesero sopratutto in quello. Ma anche la stessa Nonantola sorse nel 
Persicetano vero e proprio sull'antico confine bizantino: giacché sembra es- 
sere stata usanza comune dei due popoli di lasciare deserte le terre di con- 
fipe, per rendere più difficili le incursioni nemiche. Quindi alle selve e 
paludi bizantine stavano di fronte anche selve e paludi longobarde, che fu- 
rono anch' esse donate al monastero, perchè le trasformasse in terre colti- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 197 

vate. Ma anche per un altro motivo i possessi del monastero si estesero verso 
settentrione ed oriente più che verso mezzodì ed occidente. I grandi mo- 
nasteri longobardi, come già .osservammo, signoreggiavano le grandi strade, 
ed il Nonantolano possedè quindi a mezzodì Panano e Lizzano, che domina- 
vano il passaggio da Modena alla Toscana. Nella valle del Po, per altro, 
le grandi comunicazioni avvenivano per mezzo dei maggiori corsi di acqua: 
e lungo di essi ebbe quindi il monastero la maggior parte dei suoi beni. 
Ora i due fiumi del Modenese, cioè il Panaro e la Secchia, si vennero for- 
mando, almeno nella pianura, durante 1' età di mezzo, come mostrano i loro 
nomi, ignoti alla antichità. Questi nomi significarono, a mio avviso, che 
il primo di essi non sapeva contenere le sue acque più che un paniere, 
mentre il secondo le custodiva al pari di una secchia. Diffatti il Panaro 
straripava sempre, perchè finiva nelle valli, la Secchia invece, che sboccava 
nel Po, correva nel suo letto. Ora i monaci riuscirono ad ottenere da 
Lodovico il Pio le due rive del Panaro e la via che per Vilzagara lungo il 
fiume stesso conduceva alla montagna. Ma assai prima essi aveano otte- 
nuto da Astolfo almeno una gran parte della riva destra, se non della si- 
nistra del Secchia, allora designato, come tra poco mostreremo, col nome 
di Modena. Diffatti la Modena è indicata come confine del Gaio Lamese e 
delle paludi poste nei territorii di Flesso e di Reggio : ma essa traversava 
la corte di Canelolo, e in essa era il porto vicino alla chiesa di S. Pietro in 
Siculo, come mostra il placito del conte Guido dove ha (v. p. 42) « porto 
« qui esse videtur in fluvio Modena et vico qui dicitur Siculo ». Dirò di 
più: è probabile che « Siculus » anziché un aggettivo, che denoti una rela- 
zione, difficile a concepire, tra il nostro villaggio e la Sicilia, sia quello 
stesso secchio, che in forma femminile diede poi il nome al fiume: e 
ad ogni modo è certo che pel passaggio di Secchia e presso la ricordata 
chiesa di S. Pietro e presso Mirandola sorse una fiera contesa tra il mo- 
nastero di Nonantola e la chiesa di Modena: giacché la Vita di san Gemi- 
niano fu proprio creata per far donare a quel vescovo dall' imperatore 
Gioviano le corti di Solara e di Gavello. Ora colla prima, come provano 
i due dociMiienti falsi pubblicati nel Codice diplomatico Modenese coi nn. viii 
e XVIII, si voleva la chiesa di S. Pietro in Siculo, che per questo nel nostro 
diploma si finge costruita dai massari di Astolfo : colla seconda Mirandola, 
pioè a dire FlessiO, che il monastero avea rivendicato colla falsa donazione di 
Lotario. Il nome di Modena, poi, formato collo stesso suffisso di quello dello 
«Scoltena» o «Scoltenna», anche oggi proprio del Panaro superiore, non 
so se indicasse nell' antichità il corso più alto del Secchia, necessaria- 
mente uguale al medioevale e moderno. Nella pianura, e questo fu dimo- 
strato dal Tiraboschi (Cod. Nonant. $ 21), la Secchia per un certo tratto e 
per un certo tempo si chiamò Acqualunga : ma che « Aqua longa » e « Mo- 
P cleaa » indicassero lo stesso corso d' acqua fu già rilevato dal Prisciano, 



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A. GAUDENZI 



il quale, cosa strana, non affermò la identità dell'uno o dell'altro colla Sec- 
chia posteriore, benché dal tratto dei suoi Annali, che si riferisce alla 
Modena, essa chiaramente risulti. Il Tiraboschi poi (Cod. Nonant. § 21), 
cosa anche più strana, fu tratto in inganno da una parola spostata nell' esem- 
plare del Prisciano, per la quale sembrava che la Modena sorgesse nei colli 
di Modena a quattro miglia di distanza dalla città: mentre invece lo scrit- 
tore volle dire che a questa distanza dalla medesima la Modena, presso Cit- 
tanova, tagliava la via Emilia, donde sorgeva necessariamente l' identità di 
essa colla Secchia. Il corso ulteriore della Modena non è descritto con 
precisione dal Prisciano fino a che egli non ci dice che a Camposanto essa 
entrava nel letto occupato al tempo suo, come nel nostro, dal Panaro: ciò 
che è naturale, giacché tutti i nostri fiumi hanno come il Po deviato i loro 
corsi verso nord-est; ed a questa legge hanno obbedito così la Secchia, che 
assai prima di Camposanto si è diretta a sinistra verso il Po, come il Pa- 
naro che è andato a finire nel letto da quella abbandonato. Dopo di che 
crediamo necessario riprodurre il luogo degli Annali del Prisciano (I, 35 sgg.), 
che parla della Modena, non senza avvertire che esso ci conservò un passo 
di un diploma genuino di Carlomagno a favore della chiesa di Reggio, di- 
ploma ora perduto e sostituito da una posteriore falsificazione {Moti. Gemi. 
Dipi. Catol. I, n. 235). 

«De fluvio Muclena quam et Muclenellam et Aquam longam 
« etiam dixerunt. 

« Sicuti studio et labore in veram tandem cognìtionem devenimus, flu- 
« vius Muclenae quod et Muclenellam nonnulli et Aquam longam dixerunt 
« alii, ita et breviori sermone illud describemus quo et dulcioris etiam pomerii 
« huius nostri fructus adsit. Fluvius hic igitur [exoriens] in coUibus Mutine, 
« super Civitatem, tamen ad passuum fere .1111. m. (exoriens) descendebat, et 
« viam Claudiam scindens prope Civitatis nove locum, deferebatur inter castri 
« Sancti Felicis agros et Mirandule oppidum, in Buranam antequam defere- 
« batur rarausculo quoddam emisso, ut faciliter credere potuimus inspectis 
« locis ipsis in Solarle ulterioris campis flumicelli navilii veteris nomine nunc 
« apellato. Et circumdans Campi Sancti fundum et ascendens in alveura 
« suum, quem nunc navigamus et Panarium vocant, et accepta fossati Finalis 
« aqua ab sinistra et Finalis arcis muros preteriens deferebatur in eum locum, 
«quem nunc Arbores Cativeriarum nuncupant: arboribus ipsis, ubi in dextram 
« flexus non longe tamen ab canale ipsa Scortegini ad Sancte Marie Bianche 
« ecclesiam descendebat. Q.ua preterita, et bastita malori in dexteram de- 
« missa per passus forte quingentos et Casalis, agrum etenim sic dicunt, 
« campis preteritis, in Padum super Vici Variani villam, idest Vigarani, sese 
« exonerabat, infra tamen locum Hospitii publici, scilicet ecclesie Sanctorum 
« Gervasii et Protasii. Et sic que diximus breviter comprobantur, Nam in 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 199 



« eo Ottonis imperatoris privilegio, interventu ut maiestas sua inquit Adelaide 
« imperatricis dilecte coniugis sue et Adalberti incliti comitis Regiensis Muti- 
« nensisque sancte ecclesie Regiensi concesso et scripto manu Liuterii cancel- 
« larii .XII. kal. mai anno dominice incarnationis .dcccclxvi. ind'Ctione .v. in 
« civitate Papié [ed. Sickel, n. 242] verba hec annotantur: '' Et inde per Monti- 
« culum, indeque per Campum Miliacium ad septentrionalem plagara, per palu- 
« dem Civitatis nove usque Stratam, ac deinde in Aquam longam usque dum 
a venit in Buranam ". Et verba ipsa singula etiara repetiit Fridericus se- 
« cundus in privilegio suo eidem ecclesie Regiensi dato in .mccxxiiii. Et 
K dare rera prius demonstraverat Carolus Francorum et Romanorum rex in 
« ea concessione sua ApoUinari Regiensi presuli, in qua sic inquit: "Et 
«deinde deorsum per Siclam usque quaque per fines inter Her- 
«beriam et Campum Galianum: indeque in Camplum; et sicut 
«decernitur inter Camplum et plebem Sancti Tomacli qui vo- 
ce catur a Lama; et inde in Aquam longam usque in viUam que 
« Ortum regis nominatur ". Et hec sunt satis prò prima fluminis huius 
« nostri decursus parte. Pro secunda autem adducimus instrumentum et 
«autenticam scripturam inquisitionis confìnium episcopatus Mutine manu Pauli 
« Augustini a Sassacollo scriptam anno salutis nostre 1222, inditione .x., in qua 
«sic annotarunt: Per curtem Masse predicti invenerunt tales fines 
«inter episcopatum Mutine et episcopatum Bononie: a fovea 
«marza usque ad flumen Luce: a flumine Luce usque ad Lo- 
«drosam: a Lodrosa usque ad roverem Sancti Henrighi; ultra 
«Muclena a latere Bononiensium usque ad voltam Guarinam. 
« Q,uod autem preterita Finalis arce viam iam descriptam fluvius hic per- 
« curreret, haud neccssariam sibi petit probationem. Nam et alveus et 
« resonans adhuc nomen illius satis sunt: et Bondeni incole omnes fere 
« et circumstantium locorum coloni piscatoresque et pastores ac diverso- 
« rum contractuum scripture publice multe manifestum eum reddunt in 
« Padum usque. Et ob hoc, omissa probatione ipsa, ad illud tantum 
«devenimus, quod huiusce rei partem non minimim iudicavimus, ad edo- 
« cendum scilicet Muclenam Muclenellamque et Aquam longam unum et 
« eundem fuisse fluvium, ut supra diximus, et hoc breviter etiam ostendemus, 
« si hoc unum tantum adduxerimus prò fine et exitu ipsius Muclene, cum 
«in designationibus nostris, vocatis hominibus regionis iUius et dubitantibus 
« se affirmare in Padum tandem fluvium hunc descendisse, et nos non po- 
«suerimus: et hoc erit instrumentum concessionis facte ab Petro sancte Ra- 
«vennatis ecclesie archiepiscopo Guarinoque inclyto comite Ferrariensi de 
« Massa Vicariana tempore lohannis surami pontificis anno illius quinto et 
« Berengari Adalbertique eius filii piissimorum regum anno .xi°. die 25 mail 
«inditione .iiii^. manu Georgii; in quo sic ponit: Necnon ultra Pado 
«omnia quae de ipsa Massa pertiiiet, padule vel silva, piscaria 



A. GAUDENZI 



«vel niissionibus et cu ni omnibus suis pertinentibus sicut super 
«legitur, et inter affines suos: ab uno latere loco qui vocatur 
«Fruntibuti et medio Lavino percurrente, ab alio latere Cervaria 
«media percurrente usque in Lusuria tota, usque in Lubiola, 
«seu a tertio latere Lubia media percurrente, atque a quarto 
«latere media Muclena usque in Pado: qui quidem fines omnes re- 
« petuntur in nova concessione de eadem Vicariani Massa per Philippum eius- 
« dem Ravennatis ecclesie presulem ili"" quondam Azoni marchioni ili. glo- 
« riosissimedomiis ... Estensis fa età anno millesimo ducentesimo quinquagesimo 
« quarto, indictione .xii'. manu Petri. Et magis dare etiam prò nobìs mi- 
« litat in hac parte instrumentum et scriptura publica absolutionis a censibus 
«... prò dicto loco per ecclesiam Nonantulanam ill.mo q. d. Aldrovandino 
ti Estensi stipulata de anno 13 14 inditione .xii. die 6 aprilis manu Bartho- 
« iomei de Grimaldellis in quo sic scribitur: et desuptus Aqua que di- 
«citur Muclena que currit et exteuditur per medium Vicaranum 
« scilicet per rectam lineam in Pado veniente per mediam ecclesiam 
«Sanctorum Gervasii et Protasii. Sed quod, ut preposuimus, nos 
« edocet eundem fluvium dupliciter sic denominatum fuisse est precaria et 
« cmphiteosis ili. q. maiorum tuorum Aldovrandini, Nicolai et Fulconis ab 
« ecclesia Nonantulana et Bernardo abbate manu Bartolomei de Castro Novo 
« scripta in millesimo trecentesimo quinquagesimo octavo inditione .xi. die 
«6 iunii, in qua sic dicitur: videlicet de medietate prò indiviso to- 
«tius curtis Trecentulae et Pontis Ducis posita in episcopatu 
«Mutinae prò parte et prò parte Ferraria infra hos fines: a mane 
«Val de Raveda et Casale, a meridie Barbesello, a sero Finale, 
«de subtus Aqua longa quae appellatur Muclena seu Mucle- 
«nella». 

V. Sui singoli possessi del monastero. 

I. La selva di Zena. 

La determinazione della selva dì Zena risale, più probabilmente che al 
tempo di Astolfo, a quello in cui fu fabbricato il primo dei quattro diplorai, 
onde fu composta la presente falsificazione. Che il Panaro fosse il limite 
occidentale di essa è più che probabile: ma è dubbio che essa avesse per 
limite orientale quella stessa « cesa », che figura anche nella concessione 
di Gottescalco del 1058, e che questa «cesa» la separasse dai Persicetani. 
Al tempo di Astolfo i Persicetani dovevano essere gli abitatori del pago di 
Persiceta, del quale anche Nonantola facea parte: mentre qui, invece, essi 
sono, secondo ogni probabilità, quelli di S. Giovanni in Persicelo. E per di 
più questa « cesa», cioè «tagliata», piuttosto che la siepe la quale avrebbe, 
secondo il Tiraboschi, recinto il dominio dei duchi di Persiceta, fu una fossa. 
E nel fatto sembra che più tardi le possessioni di Nonantola fossero sepa- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



rate da quelle di S. Giovanni in Persicelo da un « du^olus », che in una 
prova testimoniale assunta verso il 1250, di cui gli atti sono nell'archivio di 
S. Giovanni in Persiceto, è chiamato ora « via stirpata » ed ora « fovea ». 
E poi impossibile che il confine meridionale di questa selva andasse, come 
vuole il Tiraboschi (Codice Nonantclano, p, 8, n. 2), dall' osteria della Sa- 
moggia a Piumazzo e a S. Cesario; giacché esso non poteva sorpassare 
la linea, che anche più tardi segnò il confine della giurisdizione di Nonan- 
tola, e che si può anche rilevare dalla carta topografica unita al primo vo- 
lume del Tiraboschi. Quindi se qui la « via publica », forse la « Claudia » 
indicata nella falsa bolla di Sergio III come limite meridionale della pieve 
di Nonantola, fosse veramente 1' Emilia, al più si dovrebbe intendere quel 
tratto di essa, che nella citata carta del Tiraboschi è segnato in rosso. Ma 
allora tra i possessi di Nonantola sarebbe compresa, oltre Reddù, la corte 
di Panzano, che anche il falsario del 1046 ne voleva esclusa, perchè in essa, 
secondo lui, dovevano essere edificati due molini senza il consenso dell'ab- 
bate e dei monaci. Sarebbe dunque probabile, come congetturava l'ing. Reg- 
giani, che qui si accennasse alla posteriore « via imperiale ». Per quello 
poi che riguarda il quarto confine, il testo del diploma di Ottone, certamente 
migliore, che ha « a quarta vero parte silvae et paludes », deve interpretarsi 
nel senso che la selva avesse da questa parte altre selve e paludi, essendo 
assurdo che essa, come porta il testo attuale, confinasse con sé stessa. In- 
dicato invece nell'altra maniera, questo confine sarebbe conforme alla dot- 
trina degli agrimensori romani. Giacché Aggeno Urbico nel suo commen- 
tario a Frontino (Die Schriften der rom. Feldmesser, Berlino, (848, p. 6) scrive: 
« Extremitas finitima linea est, quae intervenit aut per iter publicum . , . aut 
« per limites sive terminos aul ubi insoluta loca remanserunt. Haec autem 
« sunt loca quae insoluta dicuntur, quae aut in saxuosis et sterilibus locìs sunt 
«aut in paludibus, ubi nulla potuit exerceri cultura, quia dum non esset quod 
« excoH potuisset, nuUis necesse fuit liraitum regulis obligari». E questo 
farebbe allora supporre che l'autore della falsificazione avesse conosciuti 1 
confini indicati nel precetto di Astolf:), che donava ad Anselmo « il luogo 
«di Nonantola». L'ccuna cum basilica Beati Martini», poi, dipende proba- 
bilmente da concessimus, e vuol dire che Astolfo concedette ad Anselmo 
anche la basilica di S. Martino. Secondo il diploma di Carlomagno del- 
l'anno 780 (Cod. Nonant. p. 26), Anselmo chiese a questo re che gli confer- 
masse « ecclesias duas in onore sancti Martini sitas in ipso fine Motinense 
« una cura earum apendiciis, etiam et vualdore, terris, silvis, pratis, pascuis, 
« sahora confinibus, piscariis», certo perché il vescovo di Modena le preten- 
deva; e la nostra era certamente fra le due. Ma dove poteva essa trovarsi? 
Nel Sinodo Nonantolano del De Angelis trovasi un elenco, composto forse 
in occasione del monitorio, rivolto nel 1562 dal cardinale Carlo Borromeo 
a coloro che occupavano chiese ed altri luoghi pii di spettanza del raona- 



13' 



202 A. GAUDENZI 



stero: il quale dopo l'enumerazione delle chiese ed ospedali per diocesi, 
contiene anche quella delle chiese poste « aliis in locis quorum territoria 
« nominibus carent », e che nel fatto erano le nominate in antichi documenti 
dell'abbazia, le quali s'ignorava dove fossero. Sono le seguenti: «S. Sal- 
« vatoris de Corte Veda, S. Sylvestri de Corte Veda, S. Martini de Corte 
« Veda, S. Galli de Corte Vocia, S. lohannis de Massa Cenosula, S. Greg. 
« [corr. Georgii] de Corte Siconia, S. Nicolai de Corte Sabi[ni]ana, S. Petri 
« de Insula, S. Martini de Cotiaco [corr. Cotiano], S. Mariae de villa Le[o]- 
« voHni, S. Stephani martvris de Corte Caulatina, omnes ecclesias Nogarie 
« cum cappcllis, S. Crucis extra castrum Poiocalvulì, Plebis Tribii ». È 
notevole che Pieve di Trebbio, l'ultima nominata, per antica tradizione (cf. 
Tiraboschi, Nonaiit. p. 310; Diiion. star, topogr. II, 379) sarebbe stata sog- 
getta a Nonantola. Ma poi anche delle altre chiese menzionate solo nelle 
vecchie falsificazioni da noi stampate, una ha la denominazione di « S. Ste- 
« phani martvris» più corretta dell'altra di «Stephani ma'oris » (cf. sopra 
p. 55) che trovasi nella redazione di quelle a noi pervenute: ciò che dà una 
certa autorità a questo elenco. Ora da esso innanzi tutto si apprende, che 
S. Silvestro di Nonantola si chiamava della Corte Vecchia, e che S. Sal- 
vatore, che nel citato falso diploma di Astolfo si chiamava di Zena, dicevasi 
anch'esso della Corte Vecchia; e quindi resta anche una volta provato che 
la Corte di Nonantola dicevasi prima Vecchia per uno sdoppiamento avve- 
nuto della primitiva Corte di Zena, per altra ragione. Ora, il S. Martino 
della Corte Vecchia qui nominato è certamente il nostro, identico proba- 
bilmente al S. Martino in Cozzano, dove il falsario del 976 (v. sopra a p. 60) 
pose un monastero, di cui era abbate Anselmo, forse perchè durava ivi la 
memoria di un piccolo monastero cassinese preesistente. Comunque poi sia 
di tutto questo, non è vero, come il Tiraboschi credè, che questa donazione 
della selva di Zena contrastasse con quella fatta da Astolfo a Lupicino, vescovo 
di Modena, e che comprendeva « curtem nostram, quae dicitur Zena, territorio 
« Motinensis, silva iugis numero quingentis, coherentes ibi a tribus partibus 
« gaio nostro, qui pertinere videtur de ipsa curte Zena, de quarta v^ro parte 
« percurrente flumine qui vocatur Scultenna ». Perchè sia che facciasi 
qui donare dal re la parte coltivata della corte e per di più cinquecento iu- 
geri di bosco, come se il testo avesse « curtem et silvani », sia, come è più 
verosimile, che intendasi donato soltanto il bosco, come se il testo avesse 
« ex curte nostra Zene silvae iugera numero quingenta », è certo che un vasto 
tratto di bosco, « gaium», della stessa corte rimaneva nelle mani del re, e limi- 
tava da tre parti i cinquecento iugeri donati a Lupicino, bosco dal quale prese 
facilmente il nome Gaggio e di cui il re potè disporre a favore del mona- 
stero, il quale, come già osservammo, nel falso privilegio di Sergio dicesi 
appunto fabbricato nelle selve di Zena. Ma di Zena non si parlò nella storia 
della fondazione del monastero e nella Vita di sani' Anselmo, probabilmente per 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 203 

non venire in conflitto col vescovo di Modena, che di Zena aveva una dona- 
zione, qualunque fosse il suo significato, mentre il monastero aveva perduta 
la propria. 

2, L'isola del Panaro. 

Quest'isola sembrerebbe presupporre l'esistenza di due rami del Pa- 
naro, uno, r attuale, e l' altro corrispondente forse al corso dell' odierno 
canale navile. Colla attribuzione della medesima, o più veramente di parte 
della medesima al monastero, doveva cominciare, siccome appare dal tran- 
sunto del 1279, il terzo diploma che dicemmo fondato, almeno in parte, su 
documenti genuini, e che anche in questo deve essere stato attinto da un 
precetto di Astolfo. Diffatti, lo stesso transunto al n. XII registra : « aliud 
« privilegium prefati Caroli in prelibato Anselmo confirmans aliam quan- 
te Jam sententiara que lata fuit inter ipsum abbatcm et inter Raynalduni 
« castaldium Civitatis Nove et populum eiusdera civitatis, et populum Sor- 
« bariensem, Albaretum et Colegariam de insula et silva que esse videtur 
« inter Panario et fossa que dicitur Munda ». Il fatto che gli abitanti di Cit- 
tanova, cioè di Modena, con quelli dei vici di Sorbara, di Albareto e di Col- 
legara litigavano tutti col monastero per quell'isola, si spiega certo colla 
esistenza ai confini di essa di quella che doveva essere veramente la selva 
comune del pago Modenese, alla conservazione della quale tutti i vici del 
medesimo erano ugualmente interessati: preziosa testimonianza questa del- 
l' esistenza in quel tempo dei paghi e vici romani, e del mantenimento della 
loro costituzione. 

3. La corte di Canetolo. 

Di questa corte di Canetolo, donata veramente da Astolfo al mona- 
stero nell'anno 755 (v. sopra a p. 42), è sventura che non si possano 
identificare le denominazioni topografiche, che contengono preziose reliquie 
della centuriazione romana, quale il «Limite decumano», la « Via decima- 
« nense », la « Fossa quintana » da paragonarsi ai « limites quintarii » degli 
agrimensori romani (ed. cit. pp. 191, 207 &c.) e cosi via. La descrizione 
dei confini della corte è certo alterata per effetto della lite che il mona- 
stero ebbe per la medesima. E veramente il precetto originario di Astolfo, 
accennato a p. 42, non sembra aver contenuto l'enumerazione completa dei 
luoghi in essa compresi; e quindi gli uomini di Solara, insieme col vescovo 
di Modena, litigarono col monastero per Capriana, Pontonaria, la selva di 
Lovoleto, le paludi Grummulesi, Decimanesi e Ulianesi Ora il vescovo 
di Modena ottenne così un terzo della selva di Lovoleto, e per questo certa- 
mente alla originaria descrizione di essa fu aggiunto « sive duas portio- 
«nes de silva Lupuleto » ; ma forse anche gli uomini di Solara ebbero la 
comproprietà di altre di queste terre, e per questo il diploma dice « habeatis 
« communiter usque in Fossatum Finale cum Decimanese et UHanese». 
I quattro confini della corte sembrano essere: a settentrione il limite e 



204 ^- GAUDENZI 



la via Decimanense, ad oriente un limite che risaliva fino al Panaro, a mez- 
zodì la via Guercinesca, a occidente il Gaio Lamese e l'argine Salcse; ma 
anche il termine di nord-ovest, cioè quel Casale presso al quale la Luduria 
entrava nella Modena, era comune al Gaio Lamese. Il « Decimanese » 
e r« Ulianese », e quindi anche la villa Uliana, sembrano essere siati, come 
li mette il Tiraboschi, vicino al corso attuale del Panaro. Per quanto ri- 
guarda il confine meridionale, è possibile che il testo originario, da cui 
derivò cosi questo come l'altro del diploma d'Ottone IV, sia « vico Siculo, 
« uno capite tenente in via Guercinense, de vico Cuentio (?) atque Tosteto 
«veniente in Panario, ex alio vero latere in fine de Lamense »; e che signi- 
fichi che la via Guercinesca, prendendosi da vico Cuenzio e da Tosteto 
nel Persicetano, giungeva al Panaro, e varcato questo arrivava al confine di 
Gaio Lamese. Per altro in questo caso parrebbe che Bomporto, il quale 
non appartenne mai al monastero, entrasse nella donazione di Astolfo. 
La verità è che è difiìcile raccapezzarsi in questo guazzabuglio : e che tutto 
porta a credere che anche qui ci sia stato di mezzo il solito falsario il quale 
dal giudicato, ora perduto, con cui Adelardo terminò la controversia surri- 
cordata, abbia preso parole e frasi staccate per accozzarle in modo da non 
oflfrire senso di sorta, o da offrirne uno sbagliato. Egli avrebbe potuto in 
quel caso comporre un falso diploma di Astolfo, che sarebbe poi stato la 
fonte di A^ 

4. La Zena, i due molini e il Panaro. 

Il transunto del 1279 ricorda w aliud privilegium eiusdem Ludovici [I] 
«in ipso Petro, reconfirmans viam per Guilzacaram et fluvium Gena venien- 
te tem per ea ». Fu questa la prima origine delle pretese del monastero 
sulle acque di Zena al di sopra della via Emilia, e sulla proprietà della corte 
di Vilzagara. Ma è curioso che nel diploma di Ottone IV non se ne 
parli, forse a causa delle Hti disgraziate dal monastero sostenute per quella 
corte nel secolo xii, e invece qui non solo si attribuiscano al medesimo e la 
corte e il fiume, ma, quasi ad accreditare la donazione, il diploma di Be- 
rengario la intrecci con quella del porto e del ponte dell'Acqualunga, men- 
zionata poi di nuovo. Diffatti prima esso ha (cf. p. 163) « et de via per 
« Wilzacharam seu de aqua fluvii Gene ad molendina et de portu sive ponte 
«in Aqua lunga», e poi (cf. p. 165) «una cum medietate de portolo Aqua 
« lunga » ; e il primo luogo si trova anche nel nostro diploma, là dove 
(cf. p. 176) si dice : « et de via per Wilzacharam seu de aqua fluvii Gene ad 
« molendina ». In origine, dunque, Lodovico il Pio avea semphcemente con- 
cessa all' abbate Pietro la via di Vilzagara e l'acqua del fiume Zena per fare 
andare i due molini, che esistono ancora. Ottone II poi, nel diploma già 
citato, vietò che sulla Zena fossero costruiti altri molini « praeter ipsa duo 
a quae ibi sunt constructa eidem monasteri! pertinentia ». Invece, secondo 
il nostro diploma (cf. p. 169), Astolfo avrebbe vietato di costruire sulla Zena 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 205 

altri molini « praeter duo molendina in curte Panciano aedificanda sine 
« ipsorum licentia monachorum ». Di qui dunque parrebbe che i due mo- 
lini avessero nel 1046 da poco mutato padrone, e che si volesse garantire 
la nuova proprietà all'acquirente: ma invece è probabile che, per un'astuzia 
comune ai falsari d' allora, si volesse introdurre nei documenti fabbricali a 
favore del monastero una restrizione che, accreditando i documenti stessi, 
non ne pregiudicasse gl'interessi attuali. Nel fatto i monaci di Panzano 
certo non pensavano di contrastare ai Nonantolani i due molini, che questi 
possedevano da secoli : tant' era dunque il fingere che questi molini non 
avessero in origine appartenuto al monastero. La connessione poi tra le di- 
sposizioni relative al Panaro e alla Zena, insieme riunite, benché da un altro 
punto di vista, nel principio del primo diploma papiraceo e del grande mem- 
branaceo di Astolfo, deve essere stata suggerita da questo. Il tratto che vi 
si riferisce del placito del conte Guido (v. sopra a p. 44) ha: « Item ostensit 
« preceptum domni Hlodovici imperatoris, qualiter concesserat in suprascri- 
« pto monasterio Nonantulano ^t Petto abbati et suis posteris fluvio Scultenna, 
«qui et Pannarius nuncupatur, ut haberet licenciam deducendi ubicumque eis 
« melius visum fuerit, et concesserat eis secundura preceptas et iudicatum 
« silvas et paludes [fine] fossa Lavatura currentes, et ex alia parte fluvio Gena 
« a strada publica in subtus usque Rosalise, et utrasque ripas fluminis, sicut 
« ad publicum pertinèt ». Anzi, secondo ogni probabilità, fu proprio il pla- 
cito dei conte Guido, dove questa disposizione relativa al Panaro, alla fossa 
Lavatoria e alla Zena era stata collegata alla donazione della corte di Ca- 
netolo, quello, che indusse 1' autore del primo diploma a far seguire questa 
seconda donazione alla prima. E nell'SgS si doveva aver paura che per 
difendere il passaggio del Panaro contro gli Ungari si occupassero le pos- 
sessioni del monastero poste di qua e di là dal fiume. 

5. Il Bosco della Lama. 

Anche la donazione della selva in Gaio Lamense, cioè a dire del 
Bosco della Lama, ricorre nel transunto del terzo diploma dopo l' altra 
dell'isola di Panaro, e deve fondarsi su un precetto genuino d'Astolfo. Il 
nono dei diplomi compendiati nello stesso transunto era « aliud privilegium 
« predicti Karoli confirmans quamdam sententiam que lata fuit inter ipsum 
« A:selmum abbatem et Past[orem] advocatum suum ex altera parte, et homi- 
« nes de vico Salecta et de vico Flexo de comitatu Regiensi ex alia, de silva 
« et palude de Gaio Lamese ». Anche questa donazione fu dunque conte- 
stata al monastero dagli abitanti dei luoghi vicini, cioè a dire di Saliceta e 
di Flesso, che avevano i soliti diritti d'uso sulla selva e sulla palude donate. 
La lite fu rinnovata nell'anno 872, ma questa volta, pare, da un gastaldo regio 
{Cod. Nouant. p. 57), e dopo che già quelle terre erano in parte state ridotte 
a coltivazione. I confini del bosco, in questo placito indicati meglio che 



2o6 A. GAUDENZI 



nel nostro diploma, sono: da oriente il fiume Modena, da occidente il fiume 
Lama, da mezzogiorno il Limite Polito, da settentrione, come qui, una linea 
che passa per due luoghi detti Cornio e Frassino, e arriva allo sbocco della 
Luduria nella Modena. È naturalmente da avvertire, che il testo del placito 
dell' 872 ha, come questo del diploma d'Astolfo, Cornio, e non Carpio 
come legge il Tiraboschi. Ed è probabile die codesto cornio e codesto 
frassino fossero alberi segnati con lettere secondo l'uso longobardo, attestato 
anche dal diploma di Desiderio dell' anno 772 (Cod. dipi. Lon^. p. 86), che 
descrive il confine di terre vicine alle nostre in questo modo: « de oplo te- 
« dato (cf. Ed, Roth. 238: « teclatura Inter fines decernendas ») Inter terra 
« monasterii de Leonis et monasterio suprascripto de Brixia exiente per 
« longo per Seda, deinde per runcoras usque in canale {corr. cornio?) 
« signato, et exinde in carpeno grosso vel oplo per rovere habentes litteras w » 
(questa come l'ultima dell'alfabeto indicava naturalmente il termine). Il 
Gaio Lamense era vicino alla corte di Canetolo: ma fra l'uno e l'altra 
doveva essere la corte S alese, forse quella stessa S alic età, di cui gli abi- 
tanti contrastarono al monastero il bosco, che doveva avere l'argine Sa- 
lese da un lato e il fiume Modena dall'altro. Il mistero di questo fiume 
deve spiegarsi, come dissi, ammettendo che esso altro non fosse che la 
Secchia, la quale doveva allora avere presso a poco la direzione, che 
nella carta del Tiraboschi ha il diversivo della Modena. Le chiese, poi, 
poste sulla sinistra dell' attuale corso di Secchia, che il Tiraboschi dice 
aver dipeso già da Nonantola, dovevano sorgere nel Gaio Lamese. Dif- 
fatti il falso privilegio dell'arcivescovo Sergio ricorda gli oratori!, ivi co- 
struiti, di S. Martino e S. Maria (v. sopra a p. 65); e il privilegio di Cor- 
rado II a favore del vescovo di Modena (Codice dipìomatico Modenese, II, 22) 
attribuisce al medesimo « deciraam de Lamise cum capella S. Mariae et 
« S. Martini »: onde questo « Lamise », che il Tiraboschi (Z^J^ top. II, 398) non 
sa dove sia, si vede altro non essere che il Gaio Lamese. Ma la contesa 
tra il monastero e il vescovo per il possesso di queste chiese era molto vecchia: 
giacché anche il diploma di Carlomagno del 780, che confermava ad Anselmo 
il possesso di due chiese in onore di san Martino, di cui una doveva esser questa, 
fu probabilmente occasionato dalla contesa medesima. La chiesa di S. Mar- 
tino in Gaio Lamese fu, secondo me, qu^la di S. Martino di Secchia (cf. Tira- 
boschi, Nonant. p. 274 e Dq. top. II, 24), e l'altra di S. Maria quella di S. Maria 
del Bosco, detta anche «de Brusadiciis » (Tiraboschi, Nonant. p. 232). 

6. La metà delle peschiere mantovane, e le peschiere 
di Rag gio e Flesso. 

Qui si conglobano in una due diverse donazioni : della metà delle pe- 
schiere di Sermide e del Bondeno, e delle peschiere dei territori di Reggio 
e Flesso, che vengono a essere tra la Modena e il Bondeno. La prima. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 207 



fino nell'anno 818 (Cod. Nonant. p. 39), diede origine a una lite tra il mo- 
nastero e la corte regia, la quale gli riconosceva ivi il diritto alla metà 
della pescagione, ma non della caccia, che invece il giudicato del conte Od- 
done ammise in seguito alla produzione di un diploma di Astolfo, confer- 
mato da Desiderio, da Carlomagno e da Ludovico: per cui, cosa singolare, 
questa falsificazione attribuisce al monastero >meno di quanto effettivamente 
da Astolfo gli fu concesso. La seconda donazione diede origine a un'altra 
lite fra gli abitanti di Flesso e il monastero nell'anno 824 (Cod. Nonant. 
p. 41), nella quale fu prodotto un diploma di Astolfo « in quo legebatur in 
« predicto concessisset monasterio piscarias in finibus Regisianis et Flexisianis 

« qualiter usque ilio tempore illius pertinuerant potestati et 

« fuerant nominative per coherentias designatas de una parte fluvius Modena, 
cf de alia parte fluvio Bondeno; uno capite tenente in fossa que dicitur Fir- 
« mana vel Vidola, et locus qui nominatur Floriana vel fossa Scava[no]rum 
« seu Albareto usque in Spino; et alio capite tenente in Pado»: dal rela- 
tivo placito è tolta la presente confinazione. Ma probabilmente il seguito 
« omnesque alias fossas et carapos seu paludes . . . exeuntes vel intrantes a 
« Trepuntio » &c., fu tolto dal diploma di Carlomagno, così compendiato 
nel 1279: «qualiter ipse donatur huic monasterio plebem de Bondeno cum 
« hominibus et colonis ... et omnibus rebus et pertinentiis que pertinent ipsi 
« Bondeno, tam paludibus quani piscariis usque in Spino» : giacché nello stesso 
transunto del 1279 anche questo tratto del primo diploma di Astolfo è così 
compendiato: « item silvis, fossis omnibus, campis, lacis, piscariis, fluminibus 
« et cuncta que nobis pertinent in Bondeno ». Alla identificazione dei luoghi 
qui ricordati rinunziamo, come il Tiraboschi, osservando solo che una Fossa 
lata esiste ancora e corre da Felonica verso l'attuale scolo Bondiolo, che 
mette capo al Po a sud-est della Stellata; che la fossa Gambariona è quella, 
che corre parallela al Panaro attuale sulla sinistra, nell'ultimo tratto del 
medesimo da Bondeno al Po Di piìi il vedere ricordata la Secchia (« Sycla 
« exiente de Vulpino ») nella descrizione di un territorio, che altrimenti dicesi 
limitato dalla Modena, rende più probabile la identificazione da noi fatta dei 
due fiumi e del loro corso coli' inferiore del Panaro attuale. E cosi si 
spiega come la Modena sia nei documenti centesi indicata come confine 
settentrionale delle corti di Trecentola e Ponte Duce (cf, i documenti da noi 
pubblicati in occasione della causa sulla decima di Cento, Bologna, 1899, a 
p. 91). Per accordare per altro questi documenti con quelli citati dal Frizzi 
e dal Tiraboschi {Dìiion. topogr. II, 116), che danno la Modena come confine 
settentrionale di Vigarano, bisogna ammettere che anche questa, prima di 
Bondeno, piegasse a destra. Sulla valle Floriana ci danno preziose indica- 
zioni alcune deposizioni testimoniali in una causa agitatasi nel 1381 tra 
il marchese d' Este e il comune di Bologna (Arch. di Stato di Bologna, 
Fase. 7 Divasorum), riportate dal Breventani {Deduiioni storiche sulla de- 



2o8 A. GAUDENZI 



cima di Cento, Bologna, 1897, p. 37 sgg.), che ce la mostrano a mezzodì 
delle corti stesse. Ora poiché la valle Floriana limita qui a mezzodì 
anche le pescliiere Reggiane e Flessiane, e poiché le valli si spostano pii!i 
difficilmente che i fiumi, io sarei inclinato a credere che entro i confini di 
quelle peschiere entrassero le corti posteriori di Trecentola e Ponte Duce, 
Ma tutta questa questione è oscurissima, anche perchè molto presto deve 
essere avvenuta la confusione che qui riscontriamo tra le due donazioni di 
Astolfo. E veramente nel diploma di Berengario spedito tra gli anni 917 
e 919 (Schiaparelli, ed. cit. n. lxxxi) si confermano al monastero le « pa- 
« ludes et piscariae a fluvio Bondeno usque ad loco qui dicitur Spino » ; e 
nel diploma, probabilmente falso, di Carlomagno sopra ricordato si faceva 
arrivare a Spino la pieve di Bondeno colle sue pertinenze, cioè colle sue 
valli e le sue paludi : e allora questa donazione potè sembrare una cosa 
sola coir altra delle «piscariae in loco Sarmata et Bondeno «. Per altro se 
Berengario, certo per causa della donazione di Astolfo « in finibus Regen- 
« sianis et Flexicianis », confermava al monastero le paludi tra il Bondeno e 
Spino, non sappiamo da chi contrastategli, mentre secondo Astolfo quelle 
erano poste tra la Modena e il Bondeno, in quest' ultima plaga bisognava in- 
vece trasportare la « medietas ex piscariis in loco Sarmata et Bondeno ». 
In questo caso però di Trecentola e Ponte Duce il monastero avrebbe pos- 
seduto solo la metà e questa potrebbe essere la ragione, ignota al Tiraboschi 
{Stor. di Nonantola, p. 285), per cui il monastero, avendo ricevuto in dono 
l'altra metà da Richilda nel 1017, le possedè 'poi tutte. 

7. I territori! della montagna. 

Le donazioni di essi riducevansi a due, corrispondenti veramente a 
due precetti di Astolfo, uno probabilmente dell' anno 749 ricordato nella 
Vita di sant' Anselmo e relativo a Panano, l'altro di poco posteriore. E la 
strada, che prendendosi da Panano passava per Lizzano, e di cui si pos- 
sono anche ora seguire le traccie, era forse la stessa, che nel secolo xiii 
andava da Modena a Pistoia, non essendo vero che questa passasse per 
Lizzano toscano. Il territorio di Panano è presso a poco quello, che, ve- 
nuto sotto la dipendenza anche spirituale di Nonantola, trovasi nella carta 
del Tiraboschi segnato con una linea rossa, avente per confine da un lato 
la Dardagna, più anticamente forse la Dardagnola, dall'altro il Vesale (rivo 
Versiliense?), e che comprende ancora la selva di Scopiano, il monte Cal- 
vanello (« mons Calvus »), e quello di Cervarolo. Il territorio di Lizzano 
invece, sopra cui i vescovi di Bologna difesero pertinacemente la loro auto- 
rità spirituale, e che quindi trovasi ancora nella loro diocesi, dicesi limitato 
da quello di Capugnano (presso Porretta), dalla Sella (Cella), dal dorso 
del monte Moscheta che arriva sino a Gaggio (il Tiraboschi male lesse 
e stampò « Musceno » invece di « Muschita »), e dal Leo. I luoghi chia- 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 209 



mati Gabba, Viticiatico, Crecchia esistono ancora: e l'odierno Sasso cor- 
risponde forse a « Sasso Ciciliano », invece del quale deve scriversi « Saxo 
« de Liciano ». Per quanto si attiene a « Variano » è da osservare che un 
« Varano » si trova nelle vicinanze di Porretta, e specialmente che un bor- 
ghetto detto «Vaie» (cf, Calindri, Montagna lolognese, III, 138) rappresenta 
anche oggi una frazione di Lizzano, come « Porchia », che potrebbe esservi 
per errore cambiato in « Porcile », il quale starebbe quindi per « Porcla ». 
Acquavìva poi potrebbe essere un corso d' acqua, che il nostro falsario tra- 
sformò come Riofreddo in una villa. Il tratto relativo, poi, ai diritti del 
vescovo di Bologna sulla pieve di Lizzano è tolto dalla sentenza di Car- 
lomagno, confermata poi da Lodovico il Pio, la quale prescrive che nella 
pieve di Lizzano « episcopus debeat facere consecrationem, confirmationem 
«et predicationem » {Cod. diplom. Nonant. pp. 34 e 55). 

8. Il porto o passaggio di Secchia. 

Questa attribuzione della metà del porto di Acqualunga, cioè di Sec- 
chia, presso Cittanova, e del grano del portatico, sempre della corte di Cit- 
tanova, resta ancora oscura. Io supposi, a p. 93, che « porto » e « portatico » 
fossero la stessa cosa e che in origine si leggesse « atque granum illud quod 
« annue coiligitur de portatico . . . medietatem de quantum coUigitur prò ipso 
« portatico &c. ». Né a questa supposizione osta il diploma di Carlomagno 
dell'anno 780 (Cod. diplom. Nonant. p. 26) contenente la conferma « de por- 
« tatico ilio de Civitate Nova quod annue coUegitur ». Giacché se la metà 
di quello era già stata assegnata alla chiesa di Modena, la corte regia rac- 
coglieva solo l'altra metà. Non altrimenti nella redazione di questo stesso 
diploma, che supponesi confermata da Berengario, nominasi il « portu sive 
« ponte » suir Acqualunga, certo intendendosi parlare della metà del provento 
di esso. Sarebbe tuttavia possibile che « porto » fosse quello che riscuotevasi 
pel passaggio in barca, onde, ricostruito il ponte e convertita questa prestazione 
in pedaggio, si sarebbe detto «portu sive ponte», e portatico fosse il diritto 
per la stazione delle barche, e che il monastero avesse posseduto per metà 
il primo e per intero il secondo : ma Carlomagno avrebbe forse accennato alla 
differenza. Un'ultima ipotesi sarebbe che il monastero, avendo posseduto in 
origine l'intero «porto» o «portatico», più tardi si adattasse a lasciarne la 
metà alla chiesa di Modena, per conservare l'altra senza opposizioni: ma 
anche questo è difficile. Certo ad una forte alterazione della primitiva di- 
sposizione accenna anche la divergenza tra il presente diploma e il transunto 
del 1279, secondo il quale i diritti del monastero sul passaggio di Secchia 
non si arrestano, ma cominciano a Cittanova, e si estendono da li in giù. 
Comunque sia di tutto questo, par certo che questi siano i miseri avanzi di 
un precetto genuino di Astolfo, il solo forse che al tempo dell'abbate Gio- 
vanni esistesse ancora nel monastero, e da cui debbono essere state tolte le 



14 



210 A. GAUDENZI 



espressioni « nostrum serenissimum preceptum, magnus parvusque gasindius », 
e di più la sottoscrizione. 

9. La pesca nel Po. 

Se ne parla in principio degli estratti del secondo diploma. Poiché 
per altro questa disposizione non sta qui in connessione alcuna colle altre 
che seguono, può darsi che fosse unita, come nel diploma di Ottone II 
dell'anno 982, alla donazione della corte di Canetolo, che sarebbe in tal 
caso passata da questo secondo nel primo. Il luogo detto il Fossato non 
doveva essere molto lontano da Nonantola, forse un po' più in su di Ser- 
raide; diversamente, avendo un nome comune a tanti altri, sarebbe stato 
meglio determinato. Ad ogni modo se il diritto di pesca del monastero 
era qui più ristretto che nel citato diploma di Ottone II, dove si estendeva 
fino a Mantova, questa restrizione non era una astuzia di falsario, ma rap- 
presentava la estensione primitiva del medesimo. Il Prisciano, come ab- 
biamo già osservato, tra ì confini della valle di Arcole pone « ab uno latere 
« Fossato, quod est finis Inter Longobardiam et Romaniam ». 

IO. Il castello di Aginulfo. 

È dato notare come la descrizione di esso si trovi ripetuta in un elenco 
di possessi del monastero, sorto verso il mille (Cod. Nonant. p. 27); giacché 
questo a tutta prima farebbe supporre che di qui derivasse il relativo tratto 
del nostro diploma e che quindi la donazione del castello fatta da Astolfo 
al monastero fosse inventata di sana pianta. Ma la verità é che l'elenco in 
questione deve in questa parte essere derivato da uno dei falsi diplomi di 
Astolfo fabbricati dall'abbate Giovanni; giacché nel fatto il monastero avea 
perduto in quel tempo ogni diritto su quel castello. Q.uesto almeno io induco 
dal placito di Enrico III, che lo Sforza pubblicò dall'archivio Capitolare di 
Sarzana nelle sue Memorie storiche di Montignoso di Lunigiana (Lucca, 1867), 
nel quale si afferma che la terza parte del detto castello apparteneva al ve- 
scovo di Luni. Le altre due parti, si potrebbe pensare che ancora spettassero 
al monastero; ma sembrami che in questo caso la nostra falsificazione accen- 
nerebbe in qualche modo a questa divisione tra esso e il vescovo di Luni, 
come a quella delle selve di Lovoleto del porto di Cittanova. Quindi io 
suppongo che da lungo tempo il monastero avesse perduto il possesso del 
castello. Del resto il castello di Aginulfo, come dimostrò lo Sforza nel 
libro ora citato, fu la rocca della odierna terra di Montignoso; e deve essere 
stato concesso ad Astolfo perchè dominava la strada che allora dall'Emilia 
conduceva a Lucca. Più tardi, quando il passo dell' Apennino, almeno da 
Nonantola e da Modena per andare a Roma, si spostò verso mezzodì in- 
sieme colla «Via Claudia», é probabile che esso perdesse, o almeno dimi- 
nuisse d' importanza. Secondo lo Sforza, fin dal principio del secolo ix, ciò 
che a me par difficile, in questa regione avrebbe cominciato a signoreggiare 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



una famiglia longobarda, da cui usci quella dei figli di Ubaldo, che il Tar- 
gioni-Tozzeiti supponeva imparentata coli' altra degli Estensi. Questa natu- 
ralmente avrebbe spogliato il monastero dei suoi diritti, anche contro il suo 
beneplacito; e potrebbe darsi che un vescovo di Luni, uscito dalla medesima, 
avesse ereditato un terzo del castello. Ma questa è congettura priva di ogni 
base storica. 

XXXVII. 
Concessioni enfiteutiche del vescovo di Bologna ai Centesi. 

[Da pergamene dell' archivio di Cento]. 

I, Anno 1253. 

Exemplum cuiusdam instrumenti cum die et consule sic incipientis. 

In nomine Christi. Anno eiusdem millesimo ducentesimo quinquage- 
simo tercio, die quarto intrante novembri, inditione undecima. Dominus 
frater lacopus, Dei gratia Bononiensis episcopus, per se suosque successores 
dedit et concessit in henphiteosim Paulo qui fuit de Unzola sindico communis 
et hominum Centi recipienti prò ipso communi et hominibus Centi eorumque 
filiis et nepotibus legitimis cuiusque, quibus defìcientibus in filiabus et neptibus 
in tercia persona expleta, in quarta ad renovandum : videlicet mille tornaturas 
terre buscive positas ultra Renum, quarum confines tales sunt, et sic debent 
accipere et habere eas : a presis domini episcopi eundo in iosum ultra Renura 
a latere sero, et eundo iuxta Renum versus partem inferiorem quousque 
habebunt eas, scilicet mille tornaturas : si vero non complerentur diete mille 
tornature ibi, debent ire et accipere versus sero quousque eas complebunt. 
et dictus dominus episcopus debet eis dare unam viam duodecim pedum, 
que vadat de sursum in iosum, que non debet computari in dieta quantitate 
mille tornaturarum : tamen ipsi acceptores nihilhorainus debent habere mille 
tornaturas; vel si qui ahi confines essent, omnia que in ipsis continebunt[ur] in 
integrum ; dans ei licentiam eius possessionem intrandi sua autoritate nomine 
dicti communis et hominum Centi, quam terram sive buscum dicti homines 
extirpare debent nunc in presenti, et de eo quod extirpabitur debent dare de- 
cimas fructuum inde percipiendorum annuatim in campo domino episcopo 
et eius successoribus. et singulis annis nomine pensionis predicte rei in 
mense martii viginti soldos et decem bononinos domino episcopo et eius 
successoribus dare debent. si vero aliquid remaneret de dicto boscho sive 
terra, que nunc in presenti non posset extirpari propter inundationem aque, 
illud quod remaneret debet stare et remanere in boscho et custodiri usque 
ad decem annos; et tunc dominus episcopus debet habere decimam partem 
dicti lignaminis; et si plus staret in bosco, simiU modo debet habere deci- 
mam. cum vero extirpabitur, dominus episcopus debet habere decimas 
fructuum inde percipiendorum annuatim in campo, et dictum commune 



212 A. GAUDENZI 



ipsam tcrram dividet inter homines habitatores Centi, cicius quarti possit 
fieri ; et facient eam extirpari. et nemus debet custoditi bona fide, et non 
habeant potcstatem dictum commune et homines ipsarum terrarum alienandi 
vel trasferendi, nisi coequalibus personis habitantibus in Cento, et non in 
servis vel militibus nec in ecclesiis vel locis religiosis. et si ipsam terram 
vel pattern alienarent allicui in caso sibi concesso, expresse dicatur et conti- 
neatur in instrumento alienationis ipsius rei: «salvo iure domini episcopi et 
« episcopatus Bononie, de cuius proprietate est dieta terra ». si veto non 
contineretur vel alienata erit in proibitas personas, revertatur res ipsa ad 
dominum episcopum et eius successores, et posit dictus dominus episcopus 
eius possessione sua auctoritate intrare. et ptomisit ipse sindicus nomine* 
dicti communis et homines Centi ipsi domino episcopo predicta omnia et 
singula sic attendere et observare, sub pena dupli dicti precii et obligatione 
predicte rey et refficere dapna et litis expensas ; et pena soluta predicta 
observare promisit. et dictus dominus episcopus promisit per se suqsque 
subcessores dìcto sindico stipulanti nomine dicti communis et hominum 
Centi predictara rem eis et eorum heredibus legitime defendere et aucto- 
rizare et contra predicta non venire, sub pena dupli dicti ptecii et reffetione 
in expensis et bonorum episcopatus obligatione: et pena soluta hoc instru- 
mentum, ut supra legitur, incorruptum tenere spopondit : ita tamen quod 
divisio que fiet de bosco dicto et terra computetur prò una persona ad re- 
novandum. quam quidem [concessionem] dominus episcopus ipsi sindico 
recipienti prò dicto communi et hominibus Centi fecit, silicet medietaiem 
ipsarum mille tornaturarum, quia eam extirpare debent et perducere ad ter- 
ram campiam, et aliam medietatem prò mille lib. bon., quas confitetur se 
ab eo recepise et habere, dante prò ipso communi, et confitetur se dictas 
mille libras solvere debere in utilitatem palatii (et) episcopatus Bononiensis, 
tam in edifìiciis que iam fecit et que facturus est circa palatium et ecclesiam 
et domuni ipsius ecclesie facte manu de convertitis, renuntians exceptioni 
non numerati et non recepti pretii et omni alio legum ausilio. 

Hec vero sunt acta Bononie in palatio domini episcopi, presentibus testi- 
bus rogatis, scilicet domino Nicholao de Tignano, domino Rolando condam 
domine Lamandine et Fero Rodolfino, Centono et fratte Uguzone atque 
Rodulfo clerico. 

Et ego Bonaguida Argelensis notarius interfui et, ut supra legitur, ro- 
gatus subscripsi. 

[LS.] Ego Ubaldinus filius Martini Gillii de Cento, imperiali auctoritate 
notarius, sicut inveni in dicto instrumento, nil adens nec minuens, de volun- 
tate communis Centi esemplavi, scripsi, subscripsi, subsignavi. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 213 



2. Anno 1255. 

Exemplum cuiusdam instrumenti cum die et consule sic incìpientis. 
In nomine sancte et individue Trinitatis, amen. Anno eiusdem mille- 
simo duecentesimo quinquagesimo quinto, indictione terciadecima, die septimo 
exeunte iulio. Venerabilis pater frater lacobus Bononiensis episcopus prò se 
suisque successoribus vendidit et in henphiteosim concexit Bianco de Blan- 
chis, Fantinello qui fuit de Policino et Cagalane, consulibus Centi, et la- 
comino Canoni, Bonandree Predarli, Bonolo de Bonetis, lacobino Tenixii, 
lacobino notarlo, Bartolo Yse, Leoni Domandate, Alberto de Rambertis, 
Lambertutio cui dicitur Gaynus et Alberto Yse de Cento, recipientibus prò 
communi et hominlbus Centi et prò eorum fillis et nepotibus legitimis qui- 
buscumque, qulbus deficientibus in fillabus et neptibus legittimis in tertia 
persona expleta, in quarta ad renovandum, mille tornaturas terre buscive 
positas in pertinentiis Centi in contrata que dicitur Bocacanallis infra hos 
confìnes: ab uno latere currit Renum, a duobus lateribus est guardata do- 
mini episcopi et coramunis Centi, ab alio sunt possessiones homlnum Centi, 
vel si qui alil sunt confìnes, cura superioribus et inferioribus finibus, acces- 
sibus et egressibus suis et cum omnibus supra se et infra se et intra se 
habltis, usque in tertlam generationem expletam, in quartam ad renovan- 
dum ; ad habendum, tenendum ac possidendum et quidquid dicto communi 
et hominibus et eorum liberis et nepotibus deinceps placuerit, salvo iure 
dominii, faclendum, prò pretio viginti solidorum bononinorum prò qualibet 
tornatura; de quo pretio dictum commune et homines habere et retlnere 
debent prò qualibet tornatura decem solidos bononinorum prò cavatura seu 
precisione lignaminis, et prò pensione unius denari! bonon. quam predicti 
homines et commune Centi Ipsi domino episcopo et successoribus eius sol- 
vere debent et promiserunt per slngulas quatuor tornaturas singulis annis in 
festo sancte Marie mensis martii. reslduum vero dicti pretil, scllicet decem 
[mille] soldos bononinorum, qui caplunt qulngentas libras bononinorum, de 
voluntate et mandato dicti domini dare debent et promiserunt domino laco- 
bino de Racorgitls civi Bononiensl prò utilitate eplscopatus Bononiensis, scilicet 
prò debito solvendo mille quingentarum librarum bononinorum, quas eidem 
domino lacobino et sociis eius ipse dominus episcopus solvere tenebatur ex 
causa mutui prò suo aparato faclendo et preparatione sui itineris, quod in 
servlcio Romane Ecclesie Ipse dominus episcopus in Angliam faciebat. quam 
rem dictus dominus episcopus nomine dicti comraunis et hominum diete terre 
se constituit possidere, donec eius rei corporalem acceperit possessionem, 
quam acciplendi deinceps, eorum autoritate, potestatem et licentlara orani- 
modam eis contulit atque dedit, promittens eisdem stipulantibus nomine dicti 
coramunis et horainura suprascriptam rem per se et suos successores legi- 
tirae ab omni persona et universitate defendere, autorlzare, atque disbrigare, 



214 ^- GAUDENZI 



et litem seu controversiam non movere aliquo tempore, sub pena dupli pretii 
diete terre, et ea soluta vel non, observare predicta, sub obligatione bonorum 
episcopatus et refectione dapnorum ac expensarum. ita tamen quod dictum 
commune et homines diete terre terram predictam quam citius poterunt 
trahant ad campum, et ea tracta ad campum, decimas ex ea ipsi episcopo 
et episcopatui Bononiensi prestare ac exibere teneantur in campo, et pre- 
dictam terram inter homines Centi habitatores dividere debent, sìcut iustum 
fuerit, quam citius poterunt vel usque ad decem annos ad plus, et non ha- 
beant potestatem dictum commune vel homines ipsam terram vel partem 
alienandi vel transferendi, nisi in quoequalibus personìs habitantibus in Cento, 
et non in servis vel militibus, neque ecclesiis vel locis religiosis. et si ipsam 
terram alienaverint alieni in casu (non> concesso, expresse dicatur et conti- 
neatur in instrumento alienationis ipsius rei: «salvo iure domini episcopi et 
« episcopatus Bononiensis, de cuius proprietate est ìpsa terra ». sì vero non 
contineretur vel alienata esset prohibitis personis, revertatur res ipsa ad domi- 
num episcopum et episcopatum et successores eius, et possit dominus epi- 
scopus eius rey sua autoritate in possessionem intrare. quam predictam 
emphitheosim fecit dominus episcopus prò eo, quod dictam terram estirpare 
debent et trahere ad terram campivam quam citius fieri poterit, et ex ea 
sibi et successoribus eius decimas in campum prestare. 

Actum in terra Centi in domo episcopatus, presentibus domino lacobino 
Racorgiti, domino lacobino Marchixelli, domino Vinciguerra de Vetrana, 
domino Zanibono Symonis Zenzoni et domino Egidio de Acharisiis, testibus 
vocatis. 

Ego lacobinus Boniamici, imperialis aule notarius, huic concessioni et 
omnibus supradictis interfui et rogatus subscripsi. 

Et ego Ubaldinus Martini Gilii de Cento, imperiali auctoritate notarius, 
sicut inveni in dicto instrumento, nil adens nec minuens, de voluntate com- 
munis Centi esemplavi et scripsi et subscripsi. 

3. Anno 1263. 

Hoc est exemplum cuiusdam instrumenti cum die et consule sic inci- 
pientis. 

In Christi nomine, amen. Anno millesimo ducentesimo sexagesimo 
tertio, indictione sesta, die dominico nono intrante februario. Venerabilis 
pater dominus Octavianus, Dei gratia Bononiensis episcopus, per se et suos 
successores concessit et dedit in emphitheosim domino Boniacobo Balbonis 
massario communis et hominum Centi domini episcopi et Plebis, et domino 
Gor^o qui fuit de Massimacio nunc habitatori Centi, domino Aspetato de 
Caxotis de Plebe consulibus Centi et Plebis, Lazaro de Plebe, Petro Villano 
de Plebe, Lambertutio Martineti de Cento, domino Adamino de Gerardinis, 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 215 

Dominico Danielis de Arte recipientibus prò communi et singularibus per- 
sonis Centi et Plcbis domini episcopi totum buscum et terrenum de Rame- 
tello situm in curia Centi infra hos confines, scilìcet: iuxta Renum vetus 
sive mortuum quod est iuxta Guardatam novam a sero, iuxta Galleranos 
de sutus et prò parte a mane, et iuxta horaines de Podio Maximatici a mane 
prò parte, et iuxta possessiones hominum de Cento et Plebe quas habent in 
hemphitheosim ab episcopatu Bononie de super, vel si qui alii sunt confines 
vel aliter positi, in emphitheosim recipientibus prò dictis communi et homi- 
nibus Centi usque in tertiam personam expletani, in quartam ad renovandum 
quomodocumque ad quartam personam deveniat, in hunc modum et hoc 
pacto et condictione: videlicet quod predicti commune et homines Centi 
teneantur dictum nemus et terrenum extirpare et extraere ad terram cam- 
pivam nunc in presenti et continue, scilicet que trahi poterit usque ad tres 
annos proximos, et de ea que ad terram campivam traetur et perducetur 
dominus episcopus predictus et successores eius in episcopatu Bononie in 
perpetuum debent habere decimas fructuum inde percipiendorum in campo 
singulis annis. et debet dominus episcopus antedictus eis facete dare et 
concedere in emphitheosim secundum morem et consuetudinem, que ser- 
vatur in aliis precariis, videlicet medietatem ipsius terre gratis et ratione 
manarie, aliam medietatem eis concedei dicto modo, et hoc totum prò 
pretio et nomine pretii duorum millium lib. bon.; quod pretium dare et sol- 
vere promixerunt voluntate et mandato dicti domini episcopi, silicet domino 
Dominico Poete cansori Bononie mille ducentas lib. bon. hinc ad medium 
mensem madii proxime venturi, et alias octingentas lib. bon. eidem Domi- 
nico in festo sancii Michaelis post antedictum terminum proxime accessuro; 
et hoc prò utilitate episcopatus Bononie, scilicet prò srtisfactione debitorum 
in quibus dictus dominus episcopus est obligatus Dominico supradicto et 
dictus Dominicus, prò eo, nomine episcopatus, pluribus aliis creditoribus, 
occasione refectionis et hentionum domorum episcopatus in civitate Bononie 
et diocesi, et aliarum diversarum expensarum factarum per eum occasione 
interdicti facti prò ossidibus Romanorum voluntate et mandato legatorum 
domini pape, et prò uno denario bon. ipsi domino episcopo et eius suc- 
cessoribus solvendo a predictis communi et singularibus personis prò singulis 
quatuor tornaturis dicti terreni singulis annis in festo sancte Marie mensis 
martiì cuiuslibet anni, si vero allia pars remaneret post dictum terminum 
trium annorum que non posset extirpari et trahi ad terram campiam, debeat 
remanere in busco et custodiri et salvari usque ad quindecim annos, si ante 
stirpari et trahi non posset ad terram campiam, et ab inde in aniea si plus 
remaneret in busco quousque posset extirpari et trahi: et tunc quando trahetur 
et extirpabitur dominus episcopus habere debeat decimam partom lignorum, 
et tunc cum extirpabitur dominus episcopus debeat supradicto modo in 
hemphitheosim concedere, et predicti accetores terram illam, que extirpari 



2i6 A. GAUDENZI 



nunc petitur, dividere inter homines Centi et Plebis, ita tamen quod traditio 
et divisio computetur prò una persona tantum, lignamen quod tunc extirpa- 
bitur dtbcat esse totum hominum Centi et quod extirpari poterit usque ad 
dictum terminum trium annorum. quam rem eis recipientibus nomine dicto- 
rum communis et singularium personarum dedit concessitque, ut dictum est, 
ad habendum, tenendum, possidendum et quidquid eis vel suis heredibus 
deinceps placuerit perpetuo facicndum : ita tamen quod non habeant potesta- 
tem illam vendendi vel transferendi nisi in minoribus vel quoequalibus per- 
sonis habitantibus in Cento vel Plebi predictis vel in eius distrìctu et non 
in servis [et] militibus vel ancillis aut potentioribus vel extraneis personis 
vel ecclesiis vel locis aut personis ecclesiasticis vel religiosis seu clericis. 
et si venderetur vel allienaretur in casibus concessis vel personis, tunc ex- 
presse dicat et faciat contineri in ipsa venditione vel allienationis instrumento: 
« salvo iure domini episcopi et episcopatus Bononiensis, de cuius proprietate 
«est res ipsa». et si alliter vel in personis et casibus vetitis venderetur vel 
allienaretur, revertatur res ipsa sic vendita et allienata ad ipsum dominum epi- 
scopum vel episcopatum Bononiensem libere, ita quod ipse suique successores 
possint eam ingredi et accipere et retinere et quidquid voluerint de ea facete 
prò episcopatu Bononiensi. promìttens ipse dominus episcopus prenominatis 
accipientibus prò ipso communi et singularibus personis dictam rem ab omni 
persona, collegio et universitate legitime defendere, auctorizare et disbrigare, 
si iniuste pecierit. que omnia et singula promixerunt altera partium alteri,. 
silicei dominus episcopus prenominatus per se suosque successores dictis 
recipientibus nomine dicti communis et singularium personarum et dicti pe- 
titores et quilibet in solidum suo proprio nomine et dictorum communis 
et singularium personarum per se eorumque heredes et successores dicto 
domino episcopo per se suosque successores nomine episcopatus stipulanti, 
scilicet altera partium alteri, attendere, observare, adimplere, non contra 
predicta vel alliquod predictorum per se vel allium alliquo temporum ratione 
alliqua sive causa facere vel venire aut lix vel controverxiam movere, sub 
pena dupli extimationìs diete rei tradite ut prò tempore plus valuerit in sin- 
gulis capitulis, in pena a qualibet predictarum partium alteri stipulatione 
promisa : et omnia dampna et expensas et interesse litis et extra altera par- 
tium alteri integre reficere, sub dieta pena. qua solluta vel non, predicta 
omnia et singula rata perdurent, obligantes predicte partes [sua bona], scilicet 
dictus dominus episcopus bona episcopatus predictis receptoribus nomine dicti 
communis et singularium personarum Centi, renuntiantes ambe partes bene- 
fitio novarum constitutionum de pluribus reis debendi et de fideiussoribus, 
auxilio epistole divi Adriani, doli mali, condictioni indebiti, sine causa, et in 
factum actionibus et omni alii legum et iuris auxilio et exceptioni, 

Actum Bononie in cappella superiori palatii maioris episcopatus Bononie, 
presentibus dominis Andrea de Menavia familiari et clerico domini Octavianì, 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 2Ì7 

Card, de Foligno canonico Bon., Rogerio canonico Bon., Petro de Sancto 
Anxano familiari domini episcopi predicti, Benedicto Guizardini notarlo et 
aliis testibus ad hec vocatis et rogatis, Andrea condam domini Leonardi 
Fortissonalii de Strata Maioris. 

Ego Nicolaus condam Ugolini Gualcherii, notarius imperiali auctoritate, 
ex comixione michi facta a communi Bononie, ut in rogationibus condam 
dicti patris mei inveni, fideliter scripsi et in plubicam formam redegi. 

[LS,] Ego Nicolaus domini Pelegrini de Falchetis, imperiali auctoritate 
notarius, ut in dicto instrumento inveni ita fideliter exemplavi, nichil addens 
vel minuens quod sensum mutet vel intelectum, scripsi. 

4. Anno 1287. 

Exemplum cuiusdam instrumenti cum die et consule sic incipientis. 

Anno Domini millesimo ducentesimo octogesimo septimo, indictìone 
quintadecima, die vigesimo tertio martil. Venerabilis pater Octavianus Bo- 
noniensis episcopus per se suosque successores [dedit] et in emphiteosira 
concexit Guandino condam Alberti Ramberti et Hugolino condam lohannis 
Michaelis cousulibus et Boncambio condam Venture de Blanchis massario 
communis Centi, Aldrovandino condam Bartoleti, Vitali condam Suverii, 
Martino condam lohannis Guaraldi, Martino condam Dominici Guexani, 
lohanni condam Geraldini, Stephano condam Zansavii, Reghito condam 
Gerardotii, Guidoni condam lacobini Cantoni, Aldrovandino condam Gillii, 
Spinelo condam Gulferii, Belondo condam Pregolani, Bonaventure condam 
Cambii de Caraxiis, Benvenuto condam Stephani, lohanni condam Alberti 
Panze, Martino condam Andree, Stephano condam Guarini, Petro condam 
Ricardini, Vitobono condam luUiani, lacomelo condam Petriboni, Govotiis, 
Martino condam libertini, Bombolonglo condam Benincase, Bernardo condam 
Rayneriì Stimaveno et Bonamico condam Uspineli recipientibus prò com- 
muni et hominibus Centi et Plebi» et prò eorum filiis et nepotibus legiti- 
mis, quibus deficientibus in filiabus et neptibus legitimis in tertiam personam 
expletam, in quartam ad renovandum, mille sexcentas quinquaginta tres tor- 
naturas terre buxive scitas in curia Centi in loco qui dicitur Guardata vie de 
Marinis, iuxta possessiones hominum Centi et Plebis a duobus lateribus, et 
iuxta flumen Reni curentis ab alilo, et iuxta neraus et buscum episcopatus 
ab allio, vel siqui alii sunt confines, cum superioribus et inferioribus finibus, 
accessibus et egressibus suis et cum omnibus supra se et infra se habitis in 
integrum usque in tertiam personam expletam, in quartam ad renovandum 
quomodocumque ad quartam personam devenerit, et ad habendum, tenen- 
dum ac possidendum et quidquid dicto communi et hominibus et eorum 
filiis et nepotibus, salvo iure episcopatus Bononiensis, placuerit faciendum. 
et hoc prò precio et nomine precii viginti soldorum bon. qualibet tornatura, 



H* 



2i8 A. GAUDENZI 



qiiod capit mille sexcentas quinquaginta tres libras bon. quod quidem pre- 
tiiim totiim predicti massarius, consulcs et alii supradicti omnes acceperunt 
mutuo, una cum Laurentio condam Raymondini, sindico dicti communis, 
ex instrumento mei notarli infrascripti, a domino Dominico condam Poete, ex 
instrumento ipsius debiti scripto manu Bonaventure Viviani notarli, quod 
quidem pretium totum dictus episcopus dixit esse convertendum in utilitate 
episcopatus, silicet in reno[va]tione et conplere palatium episcopatus a latere 
mane curie episcopatus. quam rem dictus dominus episcopus se nomine 
dicti communis et hominum diete terre se constituit possidere, donec eius 
rey possessionem acceperint corporalem, quam accipiendi eorum autoritate 
potestatem et licentiam omnimodam eis contulit atque dedit, promittens 
elsdem stipulantibus nomine dicti communis et hominum suprascriptam rem 
per se et successores suos ab omni persona et universitate legitime defen- 
dere et autorizare atque disbrigare, et litem seu controversiam non movere 
aliqua occasione, sub pena dupli precii diete rey; et ea soluta vel non, ser- 
vare predicta, sub obligatione bonorum episcopatus et refectione dapnorura 
et expensarum ac interesse, ita tamen quod dictum commune et homines 
diete terre trahere ad campum et munire debent et stirpare bine ad unum 
annum proximum, sub pena mille lib. bon. stipulatione promissa, et ea soluta, 
predicta servare, et ea tracta ad campum, decimas ex ea ipsi domino episcopo 
et episcopatui prestare ac exhibere teneantur in campo: et predictam terram 
inter homines Centi habitatores dividere debeant, sicut iustum fuerit, usque 
ad unum mensem proximum. et non habeant potestatem dictum commune 
vel homines ipsam terram vel partem alienandi vel transferendi, nisi in quo- 
equalibus personis habitantibus in Cento, Plebe vel eorum curia, et non in 
servis, militibus, non ecclesiis vel locis religiosis. et si dictam terram alle- 
naverint in casu sibi concesso, expresse dicatur et contineatur in instrumento 
allienationis ipsius rei: «salvo iure domini episcopi et episcopatus Bononie, 
«de cuius proprietate est ipsa res ». si vero non contineretur vel alienata 
esset in prohibitis personis, revertatur res ipsa ad dominum episcopum et ad 
successores eius et possit dictus dominus episcopus eius rey sua autoritate 
in posesionem intrare. quam quidem concessionem eis fecit dictus dominus 
episcopus prò eo, quod dictam terram extirpare debent et trahere ad terram 
campiam. 

Hoc actum fuit Maximatici in palatio episcopatus, presentibus discreto 
viro domino Bonifacio de Longlano canonico Bononiensi, domino Alberto 
archipresbitero plebis Montis Sancti lohannis Bononiensis dioce=:is, discreto 
viro domino Martino de Sancto Georgio, fratre lohanne penitentiario dicti 
patris, Francisco de Scoveto et Thomaxino de Formigine domicello dicti 
patris, vocatis testibus et rogatis. 

Et ego Raynerius condam Cose de Plebe Centi, imperiali auctoritate 
notarius, hiis omnibus interfui et rogatus publice scripsi et subscripsi. 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 219 



[LS.] Et ego Ubaldinus filius Martini Gilii de Cento, imperiali autoritate 
notarius, sicut inveni in dicto instrumento, nil adens vel minuens, de volun- 
tate dicti communis Centi exemplavi, scripsi, subscrìpsi, subsignavi. 

5, Anno 1294. 

Hoc est exemplum cuiusdam instrumenti cum die et consule, cuius tenor 
talis est. 

In nomine Domini, amen. Anno a nativitate eiusdem millesimo ducen- 
tesimo nonagesimo quarto, indictione septima, die tertlo mensis decembrìs. 
Venerabilis pater dominus Octavianus, Dei gratia Bononiensis episcopus, per 
se suosque successores et episcopatum Bononiensem dedit et concessit in 
emphiteosim, in fìliis videlicet et nepotibus legitimis masculis, quibus defi- 
tientibus in filiabus et neptibus legitimis usque in terciam personam exp!e- 
tam, et in quartam ad renovandum, secundum cursum et consuetudinem 
aliarum terrarura positarum in curia et pertinentiis Centi, Bertolomeo domini 
Bonamici de Cento domini episcopi, sindico communis et hominum diete 
terre Centi, ut de ipso sindicatu constat publico instruraento scripto manu 
Sovrani Aldrovandini Bertolicti notarli de dieta terra Centi, sindicario nomine 
predictorum communis et hominum recipienti et stipulianti, totum terrenum 
sive territorium et omne id et quidquid ipse dominus episcopus et episco- 
patus Bononiensis habet et habere debet in curia et pertinentiis diete terre 
Centi in loco qui dicitur la Guardata infra hos confines: ab una parte de- 
super la compara que dicitur della Stellata et la compara de Cocellis eundo 
iusta flumen Reni currentis usque ad flumen Canoli, ab alia parte Beldone 
et la guardata de Galleria et la compara quam fecit dictum commune a 
Monte de Cazanimicis, a tereia parte ponendo terminum al Pilastro et eundo 
versus sero iuxta flumen predictum Canuli usque ad predictum flumen Reni, 
cum omnibus et singulis que infra predictos confines continentur, accessibus 
et egressibus suis et cum omnibus que habet supra vel infra se aut intra se 
in integrum, sive sit terra eulta sive inculta, sive nemus aut vallis sive stir- 
petum vel bedustum aut cuiuscumque condictionis existat; ad habendum, 
tenendum, fruendum, nomine emphiteotico possidendum et Inter se, prout 
eis videbitur, dividendum. et hoc prò preeio et nomine precii quadraginta 
soldorum bonon. prò qualibet tornatura ipsius terreni sive terretorii, secundum 
quod repertum fuerit quando mensurabitur; quam mensurationem voluerunt 
partes predicte quod fìat et fieri debeat et compleri per totum mensem martii 
proxime venientis in totum. de quo preeio sive de qua somma pecunie, 
quam aseendet sive capiet ipsum terrenum quando fuerit mensuratum, pro- 
missit dictus sindicus sindicario nomine predictorum communis et hominum 
dare et solvere ipsi domino episcopo vel cui mandaverit medietatem per 
totum mensem mail proxime venientis, et aliam medietatem a festo omnium 



220 A. GAUDENZI 



sanctorum proxirae venturo usque ad unum annum completum: salvo semper 
iure ipsius domini episcopi et episcopatus Bononiensis in renovationibus 
fatiendis per possessores dicti terretorii vel partis ipsius quomodocumque 
devenerit in quartam personam seu in quartam manura et in pensione unius 
denarii bon. annuatim prò singulis quatuor tornaturis ipsius terreni persol- 
vendi ipsi domino episcopo et episcopatui, ratione proprietatis diete rei, se- 
cundum cursum et consuetudinem aliarum terrarum positarum in curia et 
pertinentiis diete terre, quam siquidem concessionem fecit predictus dominus 
episcopus prò solvendis debitis, ad que ipse dominus episcopus et episcopatus 
Bononie tenebantur et obligati erant diversis personis per hedificationera, 
constructionem et reparationem palaciorum et hedificiorum, que ipse dominus 
episcopus construi et fieri fecit in civitate Bononie et in curia Unzole et alibi 
in diversis locis episcopatus; cum in veritate ipse dominus episcopus et epi- 
scopatus Bononie non habeant mobilia ex quibus posset satisfieri creditoribus, 
nec ctiam superessent imraobilia que cum minori dampno episcopatus possent 
alienari et alteri concedi prò satìsfatione creditoribus raemoratis; et etiam 
si debita non essent, nichilorainus ex dieta datione et concessione pervenit 
utilitas ipsi domino episcopo et episcopatui, cum ipsum terretorium quasi 
totum vel prò malori parte sit sterile et infructuosum ad presens et nullius 
vel modice utilitatis ipsi domino episcopo et episcopatui Bononie, et ex pre- 
senti datione et concessione fiet fructuosum et utile, reducendo ipsum ad 
culturam et terram laboratoriam ; ex cuius terretorii et terre fructibus et pro- 
ventibus ipse dominus episcopus et episcopatus Bononie percipiet et habebit 
decimas, pensiones, renovationes et alia utilia prò episcopatu Bononie absque 
sumptibus et expensis aliquibus ipsius domini episcopi et episcopatus Bononie. 
quam rem ipse dominus episcopus se iure precario constituit possidere, donec 
dictus syndicus, sindicario nomine predictorum communis et hominura, ipsius 
rei possessionem acceperit corporalem, quam accipiendi sua auctoritate et 
retinendi deinceps eidem licentiam omnimodam dedit. promitens idem do- 
minus episcopus per se et suos successores domino sindico, syndicario nomine 
predictorum communis et hominum stipulanti et recipienti, ipsum terretorium 
totum ab omni homine et universitate legitime defendere, auctorizare et disbri- 
gare, nec ei vel ipsi communi aut hominibus litem aut questionem movere 
vel moventi consentire; set ipsam dationem et concessionem firmam et ratam 
habere et tenere, et non contra facere vel venire per se vel alios aliqua ratione 
vel causa de iure vel de facto, et versa vice dictus sindicus, sindicario nomine 
predictorum communis et hominum, solempni stipulatione promissit et con- 
venit ipsi domino episcopo stipulanti et recipienti prò se et suis successoribus 
et episcopatu Bononie ipsum terrenum stirpare et trahere ad terram labora- 
toriam et cultivam vel pratum, totum id quod poterit stirpari et trahi, usque 
ad terminum integre et finite solutionis dicti preti! ; et ab inde in antea con- 
tinue totum quod trahi poterit et stirpari, prout videbitur posse fieri nuntiis 



IL iMONASTERO DI NONANTOLA ECC. 



domini episcopi et communis predicte terre Centi, et de ipsa tota terra stir- 
panda vel stirpata, colenda vel eulta seu tracta et eius fructibus et proven- 
tibus singulis promissit dictus sindicus, sindicario nomine predictorum, ipsi 
dom.ino episcopo, recipienti et stipulanti ut premissum est, dare decimam 
ipsi domino episcopo et episcopatui Bononie omni anno secundum antiquam 
consuetudinera diete terre Centi, et secundum quod solvunt et dant deciraas 
de aliis terris positis in terretorio eiusdem terre Centi ipsi domino episcopo 
et episcopatui Bononie. de eo vero quod non stirparetur vel traheretur ad 
terram laboratorlam, nec trahi vel stirpari poterit ncque ad pratum reduci, 
non teneantur dictum commune et homines solvere vel dare aliquid ipsi 
domino episcopo nec episcopatui Bononie usque ad terminum decem anno- 
rum proxime venientium, ab inde vero in antea teneantur et debeant dare 
ipsi domino episcopo et episcopatui Bononie decimam tocius lignaminis et 
lignorum ac fructuum ipsius terre non stirpate neque eulte, et idem fiat de 
terra stirpata et eulta, si casu aliquo non posset eoli vel eulta teneri, dum- 
modo non fiat in fraudem. nec liceat ipsi communi et hominibus diete terre 
Centi in generali vel speciali vendere, alienare, concedere vel obligare dictum 
terrenum vel partem ipsius, aut ius quod habet vel habere debet in ipso ter- 
reno vel parte ipsius, nisi hominibus et habitatoribus continuis terre Centi, 
et non alieni nobili vel servo, civi seu eeclesiastice persone, et si ipsam 
rem vel partem ipsius alienarent in casu concesso, expresse contineatur in 
instrumento alienationis: « salvo iure domini episcopi et episcopatus Bononie, 
« de cuius proprietate est ipsa terra ». si vero hoc non contineretur in instru- 
mcnto alienationis ipsius, vel alienata esset in personis prohibitis, res ipsa sic 
vendicta et alienata ipso facto deveniat ad ipsum dominum episcopum et 
episcopatum Bononie; et liceat ipsi domino episcopo et suis nuntiis appre- 
hendere et intrare possessionem ipsius rei vendite et ahenate, et eam alteri 
dare et concedere prò sue libito voluntatis. insuper voluit dictus dominus 
episcopus et concessit ipsi sindieo, recipienti et stipulanti ut premissum est, 
quod in ipso terreno sive terretorio fiant et fieri debeant et esse tres vie; 
una quarura sit et fiat ab una parte dieti terreni insta flumen Reni, lata quin- 
que perticis, alia in medio lata duabus perticis, tercia ex alia parte lata tribus 
perticis, que revertatur de suptus usque ad dictum flumen Reni eurentis; que 
vie vadant et eurrant ab uno capite usque ad aliud dicti territorii sive ter- 
reni; nec computentur diete vie in mensuratione, nec prò ipsis viis precium 
aliquod domino episcopo persolvatur. que omnia et singula promiserunt &;e. 

Aetum in palacio domini episcopi predicti Unzole, presentibus fratre 
lohanne priore &c. 

Ego Henricus dictus Rigucius, imperiali auctoritate et tunc predicti do- 
mini episcopi notarius, predictis interfui et de speciali mandato eiusdem domini 
episcopi et de voluntate et consensu ac precibus dicti sindici predicta omnia 
scripsi et publicavi. 



222 A. GAUDENZI 



Eo-o Sovranus Aldrovandini, imperiali auctoritate notarius, hoc instru- 
mentum ad autenticum manu supradicti notarli fideliter mandato communis 
Centi exemplavi et scripsi, ei nichil addens vel minuens quod sensum mutet 
vel intellectum. 



OSSERVAZIONI. 

I. Sulla più antica storia di Cento. 

Questa storia, più interessante e più caratteristica di quella degli altri 
comuni rurali, riassume le ultime vicende del territorio Persicetano: e sopra 
tutto della istituzione più persistente del medesimo, cioè a dire delle decime 
vescovili, rimaste invece, nella parte di esso soggetta a Nonantola, sotto la 
forma di decime abbaziali. Queste decime, che durarono anche in Sicilia e 
nelle vallate alpine, dovunque insomma la conformazione dei luoghi favori 
il mantenimento delle usanze antiquate, costituiscono una anomalia, fin qui 
inesplicata, nella Valle del Po. Esse non sono altro che quella « decimatio 
« Longobardorum », di cui è parola nel placito lucchese del 1113 (Muratori, 
Ant. Il II, 205), fondata sui Capitolari franchi, i quali ebbero valore nell'alta 
Italia, perchè incorporati alle leggi di quel popolo. Ora il diritto longo- 
bardo, nel senso posteriore della parola, cacciato a poco a poco dal terri- 
torio bolognese, che avea appartenuto al nostro ducato, lasciò questo strascico 
unicamente in quell' estremo lembo di esso, che era rimasto soggetto al 
vescovo : come lo lasciò solo in quella parte del Modenese, che aveva appar- 
tenuto all'abbate di Nonantola. Nel fatto il ducato di Persiceta, incorpo- 
rato tardi al regno dei Longobardi, non accolse le istituzioni proprie di questo 
popolo, e quindi solo per eccezione nel Codice diplomatico Nonaniolano com- 
paiono la vadia o il launegildo, la morgengabe o il faderfio: ma 
fu profondamente penetrato da quelle dei Franchi, succeduti ai Longobardi nel 
dominio di esso. Ora le decime, strettamente connesse nei loro primordii e 
nel loro sviluppo al feudalesimo, anch'esso di origine franca, furono una 
delle istituzioni fondamentali della monarchia Carolingia: ed esercitarono anche 
nella storia civile una influenza fin qui non avvertita, anzi neppur sospettata. 
Perchè il concetto al quale s' ispirano, quello cioè che ogni prestazione fon- 
diaria sia un riconoscimento del dominio di chi la riceve, della soggezione 
di chi la somministra, fece si che alla esazione delle medesime venisse spesso 
ad unirsi l'esercizio della autorità politica. Quindi nelle città lombarde, 
dove i vescovi rimasero in possesso delle decime, essi acquistarono gene- 
ralmente i diritti del conte, il quale si ridusse nella campagna, denominata 
perciò contado. Per converso nella campagna il conte o altro signore non 
tollerò che le decime fossero pagate al vescovo, e riuscì a farsele concedere 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 223 



in feudo. Di qui nacquero le decime infeudate, che nella bassa Italia furono 
caratterizzate come domenicali, perchè connesse all'esercizio del dominio 
feudale. Le decime, per altro, furono direttamente introdotte nell' Italia set- 
tentrionale dai Capitolari franchi; e nella meridionale le importarono dalla 
Francia i Normanni, il diritto dei quali si fondava sui Capitolari stessi, 
come mostrò il Brunner per un altro rispetto. Roma, quindi, cosa notevole, 
fu il luogo, dove esse allignarono meno : perchè i Capitolari non ebbero ivi 
valore di legge. Neil' Esarcato si cominciò a parlar di decime nel concilio 
di Ravenna dell' 898, perchè poco prima l'imperatore Guido e suo figlio Lam- 
berto, cioè i Franchi di Spoleto, aveano in esso promulgato il Capitolare 
italico: ma la immatura morte di Lamberto fece si che quello rimanesse 
lettera morta, finché Ottone I non lo pubblicò di nuovo come legge sua, 
ossia come Capitulare domini imperatoris, quale esso si appella in qualche 
documento. Allora le decime penetrarono anche in Bologna, ma troppo 
tardi per mettervi radici cosi profonde, come nel territorio Persicetano. 
Quindi il vescovo di Bologna non ebbe mai diritti comitaH, e solo verso la 
fine del secolo xii, quando cioè le decime per opera di Alessandro III aveano 
preso un largo sviluppo, tentò d'impadronirsi della città: ma il tentativo che 
ivi andò a vuoto, gli riusci nei piccoli comuni del territorio Persicetano, i 
quali, costretti per non essere assorbiti dal potentissimo di Bologna a cer- 
carsi un signore, lo trovarono naturalmente nel vescovo, al quale ab anti- 
quo pagavano le decime. La signoria del vescovo fu riconosciuta da 
Federico II tre giorni dopo quello, in cui per suggestione del papa avea 
promulgato contro gli eretici le leggi, che illuminarono poi della luce dei 
roghi il resto del medio evo, e altre ispirate agli stessi concetti. Quando, 
per altro, egli si fu inimicato colla Chiesa, i comuni dell'alta Italia, sopra- 
tutto guelfi, si accinsero a demolire quegli istituti, a favore dei quali egli 
avea adoperata la autorità imperiale: e i Bolognesi, in ispecie, impugnarono 
il dominio, che il vescovo si era fatto riconoscere su ben dieci castelli: e 
in gran parte vi riuscirono nell'anno 1233, per mezzo del lodo di fra' Gio- 
vanni da Vicenza. Ma essi erano venuti poco prima ad un accordo, pel 
quale, rinunziando il vescovo al diritto di percepire le decime per mezzo 
del comune, questo riconosceva la signoria di esso su Cento. In Cento, 
quindi, più che in ogni altro luogo il vescovo conservò le sue decime: e 
questo anche dopo che per l'incapacità sua di governarla e difenderla, la 
terra, in seguito a lunghe vicende, fu data da Alessandro VI in dote a Lucrezia 
Borgia, e fu quindi incorporata al territorio di Ferrara, nel quale anche ora 
si trova. Per altro noi vedemmo già nel medio evo più antico la questione 
sulle decime tra il monastero di Nonantola e il vescovo di Bologna e poi 
quello di Modena generare le prime falsificazioni Nonantolane, Bolognesi e 
Modenesi: e questo fatto si ripetè, in Italia e fuori, dovunque per le decime 
si trovarono a conflitto monasteri e vescovi. 



224 A. GAUDENZI 



Non altrimenti nella età odierna le controversie sulle decime furono il 
punto di partenza, se non di falsi, di numerose adulterazioni storiche. E vera- 
mente fino dal secolo xiil cominciò da parte dei nostri comuni contro le de- 
cime, come contro le altre istituzioni feudali, quella guerra, che poi condusse 
alla abolizione di esse: e allora cominciò anche da parte della Chiesa il ten- 
tativo di snaturarle, facendole passare, almeno nelle terre ad essa soggette, 
come una semplice conseguenza del diritto di signoria e di proprietà: motivo 
pel quale essa se le fece in genere promettere dai suoi enfiteuti od affittuari 
per patto espresso, come una prestazione qualunque, senza enunciarne la causa. 
Venne poi il Concilio di Trento, il quale, sotto pena di scomunica, sanciva 
l'obbligo di pagarle: e poiché i principi, poco curanti degli interessi materiali 
dei loro sudditi, ne accettarono le disposizioni, la Chiesa cominciò a metter 
fuori ogni anno degli editti, nei quali ricordava l'obbligo stesso, nato dalla 
legge divina e confermato dal Concilio, e simili editti per lungo tempo la 
chiesa bolognese promulgò per le decime di Cento. Nel secolo xvin, per 
altro, cominciò una nuova agitazione contro le decime, le quali nelle provincie 
napoletane furono abolite, quando non fossero conseguenza del dominio: ed 
allora cominciarono nuovi sforzi della Chiesa per dimostrare che le decime 
da essa percepite avevano appunto questo fondamento. E specialmente dopo 
che in Francia furono abolite le decime ecclesiastiche ed infeudate « a meno 
« che non fosse giustificato col titolo esser esse dovute come prezzo della 
« concessione del feudo », si formò sulle Centesi questa teorica : 

« Voce e opinione comune è che Cento e Pieve fosse dato (sic) dai 
« Bolognesi al vescovo in vece di decime, ma secondo il gius canonico, i 
« vescovi non decimavano, ma solo i curati, e se i vescovi fossero stati poveri 
«tiravano poi dai parochi quartam decimarum. Ma questo equivoco 
« resta levato da un atto del cardinale Cossa. Il vescovo aveva prima fatto 
« locazione ad tempus col comune di Bologna per una annua corrisposta. 
« Bonifacio IX rese questo contratto perpetuo, sicché Cento e Pieve divennero 
« membri del territorio di Bologna, Nella guerra del duca di Milano contro 
« Gio. Bentivoglio, il duca mandò Nanne Gozzadini suo fazionario che occupò 
« Cento e Pieve come feudo. Fatto il duca padrone di Bologna concesse 
« Cento e Pieve come feudo a Nanni. Il cardinale Cossa tentò di cacciare 
« Nanni, che per un pezzo vi si mantenne ma finalmente dovette cedere. Al- 
« lora il cardinale Cossa decretò, che Cento e Pieve fosse come un appan- 
« naggio dei legati prò tempore di Bologna, usando il termine " come sua 
«Camera". Si trova quest'atto in un libro nell'archivio pieno di decreti del 
« cardinale Cossa. E dice, che i Centesi prestino al legato, quello che anti- 
« camente solevamo prestare " causa o occasione decimarum " al vescovo e la 
« città pagava il fitto al vescovo, onde restava tale benefizio ed emolumento 
«alla legazione; ed ecco l'equivoco nel credere che la primitiva concessione 
« fatta dal comune fosse per le decime, le quali decime erano laicali. Quando 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 225 



«i vescovi cominciarono a dominare erano valli. I vescovi bonificarono, 
« diedero in enfiteusi col canone delle decime ». 

Questa sciancata prosa di sacrestia, che riportiamo nella forma genuina 
dal ms. Guidicini ora esistente nell' arch. Arcivescovile di Bologna (Mise. A. 
Cart. Ili), nel 1883 vide, un po' alterata, la luce nelle Notizie diverse relative ai 
vescovi di Bologna da san Zama ad Opinoni, compilate da Giuseppe Guidicini. Ma 
perchè avea poco credito, più tardi il can. Luigi Breventani, soprintendente del- 
l' arch. Arcivescovile di Bologna, credè bene di attribuirla a Gaetano Monti: il 
quale avrebbe composta una serie di note latine al libro De episcopis Bononien- 
sibus del Sigonio, le quali il Guidicini nel 1821 avrebbe tradotte in italiano e si 
sarebbe appropriate. Ma il Guidicini, e questo è certo, copiava e non traduceva 
questa roba: della quale non è indizio né traccia nelle carte del Monti, consi- 
stenti in numerosi appunti e spogli di documenti o di scrittori, carte che si 
conservano nella bibl. Universitaria di Bologna. D'altra parte le parole surri- 
portate sono precedute da queste aUre: «Ma giova ancora dire alcune cose 
«sopra Pieve e Cento prima di chiudere quest'articolo»; non già «queste 
note » . Queste parole mancano nella stampa, e il Breventani, che possedeva 
il ms. del Guidicini, si guardò bene dal riprodurle. Anche senza di questo, 
tuttavia, appariva che la surriportata chiusa dell'articolo non poteva essere 
una nota al Sigonio, il quale non si era mai specialmente occupato di Cento e 
Pieve, e meno che mai delle loro decime. Esse erano invece una aggiunta 
fatta ad anonime note al Sigonio, per riaprire una questione nelle medesime 
già chiusa: aggiunta che potrebbe anche stare in rapporto colla scomparsa 
dall'archivio Arcivescovile di certi documenti riguardanti Cento, che erano 
indicati nel grande inventario del ijoS. 

Per brevità noi chiameremo Monti primo l'autore delle Note, e Monti se- 
condo quello delle aggiunte. Lasciando ora da parte ogni ipotesi sulla origine 
delle une e delle altre, osserviamo che per non essere nello Stato pontificio 
state abolite le decime, le ricerche storiche su Cento in questa direzione si 
arrestarono, fino alla legge del 1887, la quale conservava soltanto le dome- 
nicali. Naturalmente tutte le decime si trasformarono allora per incanto in 
domenicali, anche quando erano rimaste fino allora sacramentali: ed in Sicilia 
si derivarono persino dalla antichità romana quelle, che i Normanni vi aveano 
importate. Nell'alta Italia, invece, si cercò di provare che la Chiesa avea 
già possedute in proprietà le terre, sulle quaU le esigeva: ma se questa pro- 
prietà essa avea perduta, pur ritenendo le decime, queste dovevano avere 
una causa diversa dalla medesima: e ciò non ostante su quel ragionamento 
si fondò una giurisprudenza la quale sarebbe inesplicabile, se alla effettiva 
conservazione delle decime non avesse avuto interesse quanto la Chiesa, e 
in certi casi più di questa, il Governo italiano. In questo stato di cose, avendo 
i Centesi reclamata la cessazione delle loro, il can. Breventani cominciò col 
celebrare il centenario del Monti, e poi col pubblicare in occasione del mede- 

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226 A. GAUDENZI 



Simo trecentundici pagine intitolate Deàui^om sloriche sull'origine vera delle 
decime di Genio contro l' origine giuridica: perchè avendo il prof. Cassaci, in 
un libro intitolato V Origine delle decime centesi, sostenuta la sacramentalità 
delle medesime, egli credeva che origine giuridica ed origine sacramen- 
tale fossero la stessa cosa. La origine vera poi delle decime stesse era 
questa: che essendo il territorio di Cento un dono fatto dalle acque al vescovo 
di Bologna, questi lo avea concesso in enfiteusi ai suoi primi abitatori in 
corrispettivo dell'obbligo di pagar le decime. Il Brevenlani finiva cosi: «Al 
« vescovo di Bologna rendono i Centesi le decime, perchè dal vescovo 
« di Bologna essi ebbero Cento », La terra non era quindi esistita prima 
della concessione che il vescovo ne avea fatta ai Centesi: e la menzione 
di essa, che si trova nella donazione di Orso, si riferiva ad un luogo del ple- 
banato di S. Giovanni in Persiceto, luogo menzionato ancora in un docu- 
mento del 1071, ma subito dopo scomparso per sempre. Q.ueste erano le 
conclusioni assurde, a cui l' interesse della Mensa arcivescovile e la passione 
conducevano il Breventani : ma il suo libro, parto di una mente vivissima e 
di molta, benché incompleta e saltuaria, erudizione locale, metteva in luce 
qualche dato topografico e qualche fatto storico nuovo, e sottoponeva i 
vecchi ad una critica acuta, benché generalmente sbagliata. Quindi esso 
merita sempre di esser consultato: ciò che non si può dire delle Discussioni 
suir origine vera delle decime di Cento in seguito alle Dedu:{ioni storiche contro 
all'origine giuridica ed alle quattro appendici. Noi pubblicammo allora 1 citati 
Documenti relativi alla causa tra il comune di Cento e la Mensa arcivescovile di 
Bologna, che d'ora in poi citeremo coli' abbreviazione Doc, e che genera- 
rono da parte del Breventani la_ Raccolta delle (loi) Distrazioni (di Augusto 
Gaudenti) sulle decime dì Cento. Nostra intenzione non è qui di riassumere 
la disputa, ma di descrivere le più antiche vicende di Cento per quanto dipen- 
dono dalla costituzione del ducato di Persiceta. 

Il Breventani ammise come postulato matematico che il territorio di 
Cento, essendo stato per un certo tempo in parte sommerso, dovesse avanti 
questo tempo essere stato sempre e interamente deserto. Ma, ad esempio, 
nella Descripiio urbis Mutinensis, nata verso la fine del secolo ix ed aggiunta 
due secoli dopo alla Vita di san Geminiano, si legge che « supradictae urbis 
(( solum, nimia aquarum insolentia enormiter occupatum, rivis circumfluen- 
« tibus, stagnis et paludibus excrescentibus, incolis quoque aufugientibus no- 
te scitur esse desertum». Ma nessuno per questo negò che Modena e nella 
età romana e nel medio evo più antico fosse abitata. Del resto il dislivello 
tra il suolo romano di questa città e l'attuale, che è di sei metri circa, solo 
dalle acque poteva esser stato colmato: e lo stesso dovea essere avvenuto in 
Cento, di cui l'orientazione e il nome, tratto dalla antica centuriazione, mo- 
strano, al pari delle iscrizioni ivi trovate, le origini romane. Del resto, e 
ciò è ben noto, di mano in mano che le foci dei fiumi si allontanano dalle 



IL MONASTERO DI NONANTOLA ECC. 227 

loro sorgenti, il loro corso diventa piij lento, e se essi non sono artificial- 
mente contenuti nei loro letti, impaludano le pianure, finché i detriti da essi 
portati non le abbiano colmate. Ora nella seconda metà del secolo xii e 
per tutto il XIII almeno il Reno occupò la parte più bassa del Centese; e 
di mano in mano che questa emergeva dalle acque, il vescovo di Bologna 
la concedeva in enfiteusi ai Centesi stessi perchè la dissodassero, come nel 
fatto la dissodarono. Un atto del 4 settembre 1305 comincia cosi: 

« Venerabilis pater dominus Ubertus, Dei gratia Bononien